Ecco che la gloria del dio ddi Israele giungeva dalla via orientale

Set 15, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 43

1 Mi condusse allora verso la porta che guarda a oriente 2ed ecco che la gloria del Dio d’Israele giungeva dalla via orientale e il suo rumore era come il rumore delle grandi acque e la terra risplendeva della sua gloria. 3La visione che io vidi era simile a quella che avevo visto quando andai per distruggere la città e simile a quella che avevo visto presso il fiume Chebar. Io caddi con la faccia a terra. 4La gloria del Signore entrò nel tempio per la porta che guarda a oriente.
5Lo spirito mi prese e mi condusse nel cortile interno: ecco, la gloria del Signore riempiva il tempio. 6Mentre quell’uomo stava in piedi accanto a me, sentii che qualcuno entro il tempio mi parlava 7e mi diceva: «Figlio dell’uomo, questo è il luogo del mio trono e il luogo dove posano i miei piedi, dove io abiterò in mezzo ai figli d’Israele, per sempre. E la casa d’Israele, il popolo e i suoi re, non profaneranno più il mio santo nome con le loro prostituzioni e con i cadaveri dei loro re e con le loro stele, 8collocando la loro soglia accanto alla mia soglia e i loro stipiti accanto ai miei stipiti, con un semplice muro fra me e loro; hanno profanato il mio santo nome con tutti gli abomini che hanno commesso, perciò li ho distrutti con ira. 9Ma d’ora in poi essi allontaneranno da me le loro prostituzioni e i cadaveri dei loro re e io abiterò in mezzo a loro per sempre.
10Tu, figlio dell’uomo, descrivi questo tempio alla casa d’Israele, perché arrossiscano delle loro iniquità; ne misurino la pianta 11e, se si vergogneranno di quanto hanno fatto, manifesta loro la forma di questo tempio, la sua disposizione, le sue uscite, i suoi ingressi, tutti i suoi aspetti, tutti i suoi regolamenti, tutte le sue forme e tutte le sue leggi: mettili per iscritto davanti ai loro occhi, perché osservino tutte queste leggi e tutti questi regolamenti e li mettano in pratica. 12Questa è la legge del tempio: alla sommità del monte, tutto il territorio che lo circonda è santissimo; ecco, questa è la legge del tempio».

13Queste sono le misure dell’altare in cubiti, ciascuno di un cubito e un palmo. La base era di un cubito di altezza per un cubito di larghezza: il suo bordo intorno era un palmo. Tale lo zoccolo dell’altare. 14Dalla base che posava a terra fino alla piattaforma inferiore vi erano due cubiti di altezza e un cubito di larghezza: dalla piattaforma piccola alla piattaforma più grande vi erano quattro cubiti di altezza e un cubito di larghezza. 15Il focolare era di quattro cubiti e sul focolare vi erano quattro corni. 16Il focolare era dodici cubiti di lunghezza per dodici di larghezza, cioè quadrato. 17La piattaforma superiore era un quadrato di quattordici cubiti di lunghezza per quattordici cubiti di larghezza, con un orlo intorno di mezzo cubito, e la base, intorno, di un cubito: i suoi gradini guardavano a oriente.
18Egli mi disse: «Figlio dell’uomo, così dice il Signore Dio: Queste sono le leggi dell’altare, quando verrà costruito per offrirvi sopra l’olocausto e aspergervi il sangue. 19Ai sacerdoti leviti della stirpe di Sadoc, che si avvicineranno a me per servirmi, tu darai – oracolo del Signore Dio – un giovenco per il sacrificio per il peccato. 20Prenderai di quel sangue e lo spanderai sui quattro corni dell’altare, sui quattro angoli della piattaforma e intorno all’orlo. Così lo purificherai e ne farai l’espiazione. 21Prenderai poi il giovenco del sacrificio per il peccato e lo brucerai in un luogo appartato del tempio, fuori del santuario. 22Il secondo giorno offrirai, per il peccato, un capro senza difetto e farai la purificazione dell’altare come hai fatto con il giovenco. 23Terminato il rito della purificazione, offrirai un giovenco senza difetti e un montone del gregge senza difetti. 24Tu li offrirai al Signore e i sacerdoti getteranno il sale su di loro, poi li offriranno in olocausto al Signore. 25Per sette giorni sacrificherai per il peccato un capro al giorno e verrà offerto anche un giovenco e un montone del gregge senza difetti. 26Per sette giorni si farà l’espiazione dell’altare e lo si purificherà e consacrerà. 27Finiti questi giorni, dall’ottavo in poi, i sacerdoti immoleranno sopra l’altare i vostri olocausti, i vostri sacrifici di comunione e io vi sarò propizio». Oracolo del Signore Dio.

È la terza volta che Ezeechiele “vede la gloria” (sempre però in immagini, quindi si tratta di “visioni”). Il capitolo 43 rappresenta una svolta all’interno del libro perché si assiste a due fatti che decretano il ristabilimento della relazione tra il Signore e il suo popolo: la gloria ritorna nel tempio di Gerusalemme (vv. 1-12) e si compiono i riti necessari alla consacrazione dell’altare (vv. 13-27). Il tempio ricostruito (mai realizzato così come è stato visto da Ezechiele) sarà nuovamente utilizzato (ancora in “visione”).

La gloria viene da oriente (dove si trovano gli esiliati). “La gloria del Signore entrò nel tempio attraverso la porta che è rivolta a oriente … ecco, la gloria del Signore riempiva il tempio”. Di nuovo il Signore c’è, è operante, e … parla: “Questo è il luogo in cui dimorerò in mezzo ai figli di Israele per sempre”. E … Israele che dovrà fare? “Hanno profanato il mio nome santo con i loro abomini che hanno commesso e li ho divorati con la mia ira (esilio!). Ora allontaneranno le loro prostituzioni (dunque: ci dovrà essere il loro chiaro impegno), così dimorerò in mezzo a loro per sempre”.

Che altro ancora viene detto? L’esilio non è da mettere tra parentesi, come uno dei tanti brutti momenti di un popolo. Piuttosto va ricordato: “Tu, figlio dell’uomo, descrivi questo tempio … manifesta loro la forma di questo tempio, la sua disposizione, le sue uscite …”. Perché una descrizione così precisa? a) Perché provino vergogna per quello che hanno fatto (idolatria e peccati); b) Perché ascoltino e mettano in pratica le parole del Signore: (intanto) osservando, eseguendo, facendo la “forma” del tempio mostrata dal profeta. Sarà una prima, puntuale obbedienza, per un popolo che ha sempre disobbedito. [In realtà: né il tempio fu ricostruito in questo modo né il popolo attuò queste piccole obbedienze. Ezechiele guardava “oltre”: escatologia. Lo si capisce dal fatto che egli deve “scrivere”: lo scrivere vale non per i presenti, ma per il futro]

L’altare e la sua consacrazione. Si tratta dell’altare dei sacrifici che si trova al centro del cortile interno, di fronte al tempio. La parte superiore dell’altare era un braciere che permetteva la consumazione delle vittime tramite il fuoco. Ai piedi dell’altare c’era un solco che convogliava il sangue: sangue che aveva toccato i quattro corni dell’altare in alto. La consacrazione avviene come è scritto nella Legge/Insegnamento (Torà) di Mosè. [Alcuni chiamano queste istruzioni: Torà di Ezechiele]. In realtà, anche per l’altare avverrà come per il tempio: non si realizzerà così. [Ezechiele guardava “oltre”: escatologia]

Domenica 13 Settembre 2026 – XXIV Tempo Ordinario – Anno A

Set 13, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

Dona pace, o Signore, a quanti in te confidano;
i tuoi profeti siano trovati degni di fede.
Ascolta la preghiera dei tuoi servi
e del tuo popolo, Israele. (Cf. Sir 36,18)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del Siracide (Sir 27,33-28,9)

Rancore e ira sono cose orribili,
e il peccatore le porta dentro.
Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,
il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.
Perdona l’offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?
Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?
Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
come può ottenere il perdono di Dio?
Chi espierà per i suoi peccati?
Ricòrdati della fine e smetti di odiare,
della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.
Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 102

Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 14,7-9)
Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore

Stanze dei sacerdoti: sacro e profano

Set 12, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 42

1 Allora mi fece uscire nel cortile esterno dal lato settentrionale e mi condusse all’appartamento che sta di fronte allo spazio libero prospiciente l’edificio verso settentrione. 2Nella facciata aveva una lunghezza di cento cubiti, verso settentrione, e cinquanta cubiti di larghezza. 3Di fronte ai venti cubiti del cortile interno e di fronte al lastricato esterno, vi era un porticato davanti a un altro porticato a tre piani; 4davanti alle stanze c’era un corridoio di dieci cubiti di larghezza per cento di lunghezza: gli ingressi delle stanze guardavano a settentrione. 5Le stanze superiori erano più strette delle inferiori e intermedie, perché i porticati occupavano parte dello spazio. 6Erano a tre piani, ma non avevano colonne come quelle degli altri, e perciò le stanze superiori erano più strette rispetto a quelle intermedie e a quelle inferiori. 7Il muro esterno parallelo alle stanze, dal lato del cortile esterno, aveva, davanti alle stanze, una lunghezza di cinquanta cubiti. 8Infatti la lunghezza delle stanze del cortile esterno era di cinquanta cubiti, mentre dal lato dell’aula era di cento cubiti. 9In basso le stanze avevano l’ingresso rivolto verso oriente, entrando dal cortile esterno, 10sulla larghezza del muro del cortile.
A mezzogiorno, di fronte allo spazio libero e all’edificio, c’erano stanze 
11e, davanti ad esse, un passaggio simile a quello delle stanze poste a settentrione: la lunghezza e la larghezza erano uguali a quelle, come anche le varie uscite e le loro disposizioni. Come gli ingressi di quelle, 12così erano gli ingressi delle stanze che davano a mezzogiorno; un ingresso era al principio dell’ambulacro, lungo il muro corrispondente a oriente di chi entra. 13Egli mi disse: «Le stanze a settentrione e quelle a mezzogiorno, di fronte allo spazio libero, sono le stanze sacre, dove i sacerdoti che si accostano al Signore mangeranno le cose santissime: ivi riporranno le cose santissime, le oblazioni e le vittime di espiazione e di riparazione, perché santo è questo luogo. 14Quando i sacerdoti vi saranno entrati, non usciranno dal luogo santo verso il cortile esterno, ma deporranno là le loro vesti con le quali hanno prestato servizio, perché esse sono sante: indosseranno altre vesti e così si avvicineranno al luogo destinato al popolo».
15Quando ebbe terminato di misurare l’interno del tempio, egli mi condusse fuori per la porta che guarda a oriente, e misurò la cinta intorno. 16Misurò il lato orientale con la canna da misura: era cinquecento canne, in canne da misura, all’intorno. 17Misurò il lato settentrionale: era cinquecento canne, in canne da misura, all’intorno. 18Misurò il lato meridionale: era cinquecento canne, in canne da misura. 19Si volse al lato occidentale: misurò cinquecento canne, in canne da misura. 20Da quattro lati egli misurò il tempio; aveva intorno un muro lungo cinquecento canne e largo cinquecento, per separare il sacro dal profano.

 

Una descrizione del lato Nord. Il profeta viene ricondotto fuori, nel cortile esterno (aperto a tutti), per poter osservare ulteriori edifici. Stanze dedicate ai sacerdoti per il loro servizio: in cui mangiare la parte dei sacrifici che loro spetta, dispensa per gli alimenti, cambio vesti (specie di “sacrestia”?). Sono tutte “cose santissime” che rispecchiano il concetto di “sacro e profano”: ciò che è dei sacerdoti e ciò che è di tutti. [Nel Nuovo Testamento il “sacro” (o santità) è esteso a tutti i credenti in Cristo]

“L’uomo cominciò a misurare l’area esterna del tempio”. Alla fine, abbiamo anche le misure: un quadrato con lati di 250 metri [Curiosità: oggi la spianata del tempio è molto più ampia e non è quadrata]

Celle laterali, edificio ovest, decorazioni interne e arredi

Set 11, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 41,5-26


5Misurò poi il muro del tempio, sei cubiti; poi la larghezza dell’edificio laterale, quattro cubiti, intorno al tempio. 6Le celle laterali erano una sull’altra, trenta per tre piani. Per le celle all’intorno, c’erano, nel muro del tempio, delle rientranze in modo che fossero collegate fra loro, ma non collegate al muro del tempio. 7Salendo da un piano all’altro l’ampiezza delle celle aumentava, perciò la costruzione era più larga verso l’alto. Dal piano inferiore si poteva salire al piano di mezzo e da questo a quello più alto.
8Io vidi intorno al tempio un’elevazione. I basamenti dell’edificio laterale erano di una canna intera di sei cubiti. 9La larghezza del muro esterno dell’edificio laterale era di cinque cubiti, come quella dello spazio rimanente. Fra l’edificio laterale del tempio 10e le stanze c’era una larghezza di venti cubiti intorno al tempio. 11Gli ingressi dell’edificio laterale rimanevano sullo spazio libero; un ingresso dava a settentrione e uno a mezzogiorno. Lo spazio libero era di cinque cubiti tutt’intorno.
12La costruzione che era di fronte allo spazio libero sul lato occidentale, aveva settanta cubiti di larghezza; il muro della costruzione era tutt’intorno dello spessore di cinque cubiti, la sua lunghezza di novanta cubiti.
13Poi misurò il tempio: lunghezza cento cubiti; lo spazio libero, l’edificio e le sue mura, anch’essi cento cubiti. 14La larghezza della facciata del tempio con lo spazio libero a oriente, cento cubiti. 15Misurò ancora la larghezza dell’edificio di fronte allo spazio libero nella parte retrostante, con le gallerie di qua e di là: era cento cubiti.
L’interno dell’aula, il suo vestibolo, 
16gli stipiti, le finestre a grate e le gallerie attorno a tutti e tre, a cominciare dalla soglia, erano rivestiti di tavole di legno, tutt’intorno, dal pavimento fino alle finestre, che erano velate. 17Dall’ingresso, dentro e fuori del tempio e su tutte le pareti interne ed esterne erano dipinti 18cherubini e palme. Fra cherubino e cherubino c’era una palma; ogni cherubino aveva due aspetti: 19aspetto d’uomo verso una palma e aspetto di leone verso l’altra palma, effigiati intorno a tutto il tempio. 20Da terra fin sopra l’ingresso erano disposti cherubini e palme sulle pareti del santuario. 21Gli stipiti dell’aula erano quadrangolari.
Davanti al santuario c’era come 
22un altare di legno, alto tre cubiti, due cubiti di lunghezza e due di larghezza. Gli angoli, la base e i lati erano di legno. Mi disse: «Questa è la tavola che sta davanti al Signore». 23L’aula e il santuario avevano due porte ciascuno. 24Ogni porta aveva due battenti girevoli: due per una porta e due per l’altra. 25Sulle porte erano dipinti cherubini e palme come sulle pareti: una cancellata di legno era sulla facciata del vestibolo all’esterno. 26Finestre e grate e palme erano da tutt’e due le parti, ai lati del vestibolo, alle celle annesse al tempio e alle ali laterali.

 

Questa sezione presenta molte difficoltà dal punto di vista testuale [i traduttori e commentatori parlano di “testo ebraico oscuro”] e, di conseguenza, non è chiaro come pensare che fosse la costruzione … [vi avevo già detto di non provare nemmeno a … immaginarla!] Si parla di celle laterali, novanta circa, esterne al tempio, per abitazione dei sacerdoti in servizio e di tutto il personale necessario. C’è poi un edificio che chiude la parte occidentale del cortile esterno [curiosamente corrisponde all’attuale “muro del pianto”, che gli ebrei chiamano “il muro occidentale” o semplicemente “il muro”] Al di là delle difficoltà relative ai dettagli, appare chiaro che, in senso longitudinale, si susseguono tre spazi dalle misure identiche: prima il cortile interno, quindi il santuario/tempio e, infine, l’edificio occidentale. Il tempio era tutto rivestito in legno. C’erano anche raffigurazioni (cherubini, palme, volti …) e decorazioni. [Il comando: “Non farete immagine alcuna” può contemplare e permette figure varie, simboli, decorazioni …]

I testi che stiamo leggendo mostrano come avrebbe dovuto essere il futuro tempio. D’altra parte conosciamo come era il primo tempio descritto a Mosè e poi realizzato, e poi … distrutto.  In ogni caso, quando pensiamo al tempio, non ci aiuta confrontarlo con le nostre attuali chiese! Il tempio era un luogo molto complesso e radunava molte costruzioni (come stiamo vedendo). La preghiera per un ebreo era offrire sacrifici di animali o di cose o lodi cantate e accompagnate da tanti strumenti: questo comportava una meticolosa organizzazione, e creava anche … confusione! Non ci meraviglia che Gesù abbia detto: “La mia casa sarà casa di preghiera per tutti i popoli, mentre voi ne avete fatto un mercato”.

 

Aula centrale o santuario

Set 10, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 41,1-4

1 M’introdusse poi nell’aula e misurò i pilastri: erano larghi sei cubiti da una parte e sei cubiti dall’altra. 2L’ingresso era largo dieci cubiti e i lati dell’ingresso cinque cubiti da una parte e cinque cubiti dall’altra. Misurò quindi l’aula: era lunga quaranta cubiti e larga venti.
3Andò poi nell’interno e misurò i pilastri dell’ingresso, due cubiti, e l’ingresso, sei cubiti; la larghezza dell’ingresso era di sette cubiti. 4Ne misurò ancora la lunghezza, venti cubiti e la larghezza, davanti all’aula, venti cubiti; poi mi disse: «Questo è il Santo dei Santi».

Abbiamo considerato (ieri) il cortile interno del tempio. È quadrato e ha nel suo centro il grande altare dei sacrifici. In questo spazio possono stare tutti gli ebrei e solo gli ebrei. Ora il cammino del profeta procede (ricordiamoci che tutto avviene “in visione”)

“L’uomo mi condusse nell’aula del tempio” [Ezechiele è sacerdote, e per questo può entrare nell’aula] Una precisazione. Il tempio vero e proprio, nei costumi di ogni popolo di quel tempo, risultava diviso in tre parti. [Il cortile interno dove si celebravano i sacrifici, propriamente, non era ancora tempio]. Le tre parti del tempio sono: a) Vestibolo o Atrio o Ingresso dalle mura mastodontiche. b) La grande sala centrale o santuario (potrebbe corrispondere al nostro presbiterio, quando – una volta – era separato dalla navata centrale da una balaustra). Qui entrano soltanto i sacerdoti per i loro servizi di turno. Vi si trovano: un piccolo altare per gli incensi, le tavole per i pani e i candelieri. c) Luogo santissimo o “Santo dei Santi” (“santi” non indica persone, ma oggetti o cose). Qui entra, col sangue delle vittime, solo il sommo sacerdote: una volta all’anno, nel giorno del Perdono (Yom Kippur). In questo luogo santissimo (un cubo: metri 10×10) era conservata l’arca dell’alleanza (con tavole della Legge) sormontata dalle figure dei cherubini. I passaggi da una parte all’altra erano segnati da molti gradini , pertanto chi entrava doveva … “salire”. 

Poi mi condusse …

Set 9, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 40,5-49

5Ed ecco, il tempio era tutto recinto da un muro. La canna per misurare che l’uomo teneva in mano era di sei cubiti, ciascuno di un cubito e un palmo. Egli misurò lo spessore del muro: era una canna, e l’altezza una canna.
6Poi andò alla porta che guarda a oriente, salì i gradini e misurò la soglia della porta; era una canna di larghezza. 7Ogni stanza misurava una canna di lunghezza e una di larghezza, da una stanza all’altra vi erano cinque cubiti: anche la soglia della porta dal lato del vestibolo della porta stessa, verso l’interno, era di una canna. 8Misurò il vestibolo della porta: 9era di otto cubiti; i pilastri di due cubiti. Il vestibolo della porta era verso l’interno.
10Le stanze della porta a oriente erano tre da una parte e tre dall’altra, tutt’e tre della stessa grandezza, come di una stessa misura erano i pilastri da una parte e dall’altra. 11Misurò la larghezza dell’apertura della porta: era di dieci cubiti; l’ampiezza della porta era di tredici cubiti. 12Davanti alle stanze vi era un parapetto di un cubito, da un lato e dall’altro; ogni stanza misurava sei cubiti per lato. 13Misurò poi la porta dal tetto di una stanza al suo opposto: la larghezza era di venticinque cubiti, da un’apertura all’altra. 14I pilastri li calcolò alti sessanta cubiti; dai pilastri cominciava il cortile che circondava la porta. 15Dalla facciata della porta d’ingresso alla facciata del vestibolo della porta interna vi era uno spazio di cinquanta cubiti. 16Le stanze e i pilastri avevano finestre con grate verso l’interno intorno alla porta, come anche vi erano finestre intorno che davano sull’interno del vestibolo. Sui pilastri erano disegnate delle palme.
17Poi mi condusse nel cortile esterno e vidi delle stanze e un lastricato costruito intorno al cortile; trenta erano le stanze lungo il lastricato. 18Il lastricato si estendeva ai lati delle porte per una estensione uguale alla larghezza delle porte stesse: era il lastricato inferiore. 19Misurò lo spazio dalla facciata della porta inferiore alla facciata della porta interna, erano cento cubiti a oriente e a settentrione.
20Poi misurò la lunghezza e la larghezza della porta che guarda a settentrione e conduce al cortile esterno. 21Le sue stanze, tre da una parte e tre dall’altra, i pilastri, il vestibolo avevano le stesse dimensioni della prima porta: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 22Le finestre, il vestibolo e le palme avevano le stesse dimensioni di quelle della porta che guarda a oriente. Vi si accedeva per sette scalini: il vestibolo era davanti. 23Vi era una porta verso il cortile interno, di fronte alla porta settentrionale, come quella orientale; misurò la distanza fra porta e porta: erano cento cubiti.
24Mi condusse poi verso mezzogiorno: ecco una porta rivolta a mezzogiorno. Ne misurò i pilastri e il vestibolo: avevano le stesse dimensioni. 25Intorno alla porta, come intorno al vestibolo, vi erano finestre uguali alle altre finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 26Vi si accedeva per sette gradini: il vestibolo stava verso l’interno. Sui pilastri, da una parte e dall’altra, vi erano ornamenti di palme. 27Il cortile interno aveva una porta verso mezzogiorno; egli misurò la distanza fra porta e porta in direzione del mezzogiorno: erano cento cubiti.
28Allora mi introdusse nel cortile interno, per la porta meridionale, e misurò questa porta: aveva le stesse dimensioni. 29Le stanze, i pilastri e il vestibolo avevano le medesime misure. Intorno alla porta, come intorno al vestibolo, vi erano finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 30Intorno vi erano vestiboli di venticinque cubiti di lunghezza per cinque di larghezza. 31Il suo vestibolo era rivolto verso il cortile esterno; sui pilastri c’erano ornamenti di palme, e i gradini per i quali vi si accedeva erano otto.
32Poi mi condusse nel cortile interno che guarda a oriente e misurò la porta: aveva le solite dimensioni. 33Le stanze, i pilastri e il vestibolo avevano le stesse dimensioni. Intorno alla porta, come intorno al vestibolo, vi erano finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 34Il suo vestibolo dava sul cortile esterno: sui pilastri, da una parte e dall’altra, vi erano ornamenti di palme, e i gradini per i quali vi si accedeva erano otto.
35Poi mi condusse alla porta settentrionale e la misurò: aveva le solite dimensioni, 36come le stanze, i pilastri e il vestibolo. Intorno vi erano finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 37Il suo vestibolo dava sul cortile esterno; sui pilastri, da una parte e dall’altra, c’erano ornamenti di palme, e i gradini per cui vi si accedeva erano otto.
38C’era anche una stanza con un’entrata propria vicino ai pilastri delle porte; là venivano lavati gli olocausti. 39Nel vestibolo della porta vi erano due tavole da una parte e due dall’altra, sulle quali venivano sgozzati gli olocausti e i sacrifici per il peccato e i sacrifici di riparazione. 40Altre due tavole erano sul lato esterno, a settentrione di chi entra per la porta, e due tavole all’altro lato, presso il vestibolo della porta. 41Così a ciascun lato della porta c’erano quattro tavole da una parte e quattro tavole dall’altra: otto tavole in tutto. Su di esse si sgozzavano le vittime. 42C’erano poi altre quattro tavole di pietre squadrate, per gli olocausti, lunghe un cubito e mezzo, larghe un cubito e mezzo e alte un cubito: su di esse venivano deposti gli strumenti con i quali si immolavano gli olocausti e gli altri sacrifici. 43Uncini d’un palmo erano attaccati all’interno tutt’intorno; sulle tavole si mettevano le carni delle offerte.
44Fuori della porta interna, nel cortile interno, vi erano due stanze: quella accanto alla porta settentrionale guardava a mezzogiorno, l’altra accanto alla porta meridionale guardava a settentrione. 45Egli mi disse: «La stanza che guarda a mezzogiorno è per i sacerdoti che hanno cura del tempio, 46mentre la stanza che guarda a settentrione è per i sacerdoti che hanno cura dell’altare: sono essi i figli di Sadoc, che, tra i figli di Levi, si avvicinano al Signore per il suo servizio».
47Misurò quindi il cortile: era un quadrato di cento cubiti di larghezza per cento di lunghezza. L’altare era di fronte al tempio.
48Mi condusse poi nel vestibolo del tempio e ne misurò i pilastri: erano ognuno cinque cubiti da una parte e cinque cubiti dall’altra; la larghezza della porta era di tre cubiti da una parte e tre cubiti dall’altra. 49La lunghezza del vestibolo era di venti cubiti e la larghezza di dodici cubiti. Vi si accedeva per mezzo di dieci gradini; accanto ai pilastri c’erano due colonne, una da una parte e una dall’altra.

 

Nel mio accompagnamento quotidiano non mi inoltro a considerare le misure, i pesi, le distanze, i materiali del tempio (tra l’altro, le misure sono incerte, diversamente trasmesse, tante volte non corrispondenti nella traduzione greca, detta, dei Settanta). Nemmeno faccio confronti con quanto Dio aveva detto a Mosè riguardo al primo tempio (in realtà, molte disposizioni sono diverse). In una lettura spirituale la cosa importante sarebbe trovare la “chiave” o il “senso” di quanto è narrato, e che il Signore (attraverso Ezechiele) viene a trasmetterci “oggi”. Una strada molto buona sarebbe riportare alla mente la lettera agli Ebrei. Allora contemplammo il mistero pasquale di Gesù Cristo, fonte e realizzazione del vero culto: Cristo Gesù vero tempio, vera vittima, vero pastore e vero sacerdote. Per tranquillizzarci va detto che Ezechiele, in questo finale del libro, non vuole mostrarci un nuovo culto e un nuovo esercizio di esso: un culto che avrebbe dovuto, poi, impiantarsi ed espandersi nei secoli futuri. Ezechiele vuole, a mio parere, mostrarci una “nuova era”. Essa nasce da un “nuovo rapporto” con Dio e tra di noi. Vuole mostrarci quel … “là (avverbio)”, quel “luogo, tempo, fatto, presenza”, quel “mistero” che rende possibile non tanto un culto rinnovato, ma un vero “incontro”. Incontro che si tradurrà in alleanza, comunione, amore, pace con Dio e tra di noi. In conclusione, Ezechiele lascia le vesti del profeta (profeta che richiama ossessivamente i peccati e sprona alla conversione) lascia quelle vesti per assumere l’abito del visionario. Il visionario non è un sognatore o un indovino, ma un testimone della fedeltà di Dio. Dice le cose che Dio gli ha “mostrato”: sonno le “cose ultime” che noi non vediamo, ma che sospiriamo vivendo dentro a un lungo esilio (la nostra vita terrena). Giovanni dell’Apocalisse dirà: “In essa (Ezechiele direbbe: “là”, in Gerusalemme) non vidi alcun tempio: il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio … la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello … Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte … E non vi sarà più maledizione … Vedranno il suo volto” (Ap 21,22ss). Giovanni, nell’Apocalisse, esplicita quello che Ezechiele vede come promessa o segno, e che narra in linguaggio … complicatissimo!! Ezechiele vede le “cose ultime” come … futuro; Giovanni le vede … già compiute, realizzate, semplificate in Cristo Gesù.

 Il brano di oggi descrive il “muro all’esterno del tempio”, la “porta orientale” (che guarda il monte degli Ulivi), i “locali di guardia”, le porte (larghe cinque metri) che erano tre. Il cortile esterno era circondato da trenta sale (per i fedeli laici). Alla sala della porta Nord era unito un locale (venivano lavati gli animali per olocausti/sacrifici completi). Otto tavoli su cui venivano sgozzati gli animali. C’erano sale riservate ai sacerdoti e leviti. Nel recinto interno si trova l’altare per i sacrifici, posto davanti al tempio (interdetto ai laici). L’altare era grande e vi si accedeva attraverso gradini. Tutti lo potevano vedere. Quanto narrato finora è spazio di fronte al tempio, ma non è il tempio. Il cortile esterno era aperto anche ai non ebrei, mentre quello interno, al centro del quale stava l’altare grande, era riservato solo agli ebrei.

Fà attenzione a quanto io sto per mostrarti

Set 8, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 40,1-4

1 Nell’anno venticinquesimo della nostra deportazione, al principio dell’anno, il dieci del mese, quattordici anni da quando era stata presa la città, in quel medesimo giorno, la mano del Signore fu sopra di me ed egli mi condusse là. 2In visione divina mi condusse nella terra d’Israele e mi pose sopra un monte altissimo, sul quale sembrava costruita una città, dal lato di mezzogiorno. 3Egli mi condusse là: ed ecco un uomo, il cui aspetto era come di bronzo, in piedi sulla porta, con una cordicella di lino in mano e una canna per misurare. 4Quell’uomo mi disse: «Figlio dell’uomo: osserva e ascolta attentamente e fa’ attenzione a quanto io sto per mostrarti. Tu sei stato condotto qui perché io te lo mostri e tu poi manifesti alla casa d’Israele quello che avrai visto».

 

“Figlio dell’uomo: osserva e ascolta attentamente e fa’ attenzione a quanto io sto per mostrarti. Tu sei stato condotto qui perché io te lo mostri e tu poi manifesti alla casa d’Israele quello che avrai visto”. Esattamente quattordici anni dopo la caduta di Gerusalemme (quindi nell’anno 573 a.C.) Ezechiele ha una visione: “la mano del Signore fu sopra di me ed egli mi condusse là (a Gerusalemme)”. L’avverbio di luogo, “là”, indica la presenza del Signore. Essa (presenza) avviene: sul monte molto alto, nella città di Gerusalemme, e nel tempio. [Ma soprattutto … dove due o tre sono riuniti nel mio nome, come dirà Matteo 18,20]. La stessa parola (“là”) compare alla fine di tutto il libro di Ezechiele: “Il nome della città da quel giorno (sarà): “il Signore è là” (48,35), cioè, il Signore è presente, c’è e opera … sempre. [L’espressione “Là” è diventata, nella Scrittura, un messaggio teologico e spirituale, più che avverbio di luogo]

Il profeta (il lettore) è chiamato dal Signore: … “guarda con i tuoi occhi, ascolta con le tue orecchie e fa attenzione a tutto ciò che ti farò vedere … annuncia (poi) tutto ciò che tu vedrai alla casa di Israele”. Notiamo che al profeta non è chiesto di osservare per “costruire”, ma di osservare per … “annunciare”. In altre parole, il Signore non vuole che sia “costruita” una nuova città e un nuovo tempio e infine un nuovo popolo. Vuole (solo!) che tu “guardi con i tuoi occhi e ascolti con i tuoi orecchi”. Il Signore non ti chiede di operare come un buon geometra o un abile architetto, ma come un buon osservatore, abile ascoltatore e fedele annunciatore. In altre parole: non sforzarti a disegnare una planimetria per una costruzione. Piuttosto: osserva, ascolta, rifletti e contempla una cosa bella e perfetta, dove tutto è al proprio posto, dove c’è una “armonia superiore celeste”; contempla relazioni che creano vita, servizi che edificano un popolo; contempla non quello che riuscirai a fare tu, ma quello che il Signore vuol fare in te e nella comunità. Sappi che “Il Signore è là”: il Signore c’è e opera … anche oggi!

La lettura di questi otto capitoli finali è veramente asfissiante: leggili di corsa, ma leggili. Non volerli capire, perché non c’è niente da capire! Meno che meno, … niente da mettere in pratica, finalmente!!

Come introduzione sintetica si può dire questo. La struttura complessiva del testo (cc. 40-48) può essere così delineata: i capitoli 40-42 si concentrano sul progetto del nuovo tempio; il c. 43 descrive il ritorno della gloria del Signore nella sua casa (tempio) ormai completamente rinnovata, e si sofferma sull’altare e i sacrifici; i cc. 44-46 stabiliscono una serie di nuove norme a cui Israele dovrà attenersi all’interno del tempio; infine, i cc. 47-48 si preoccupano della divisione della terra.

Non è difficile intravvedere in questa disposizione del materiale una ripresa di tematiche tipiche del Pentateuco. Il libro del Pentateuco, infatti, è presente come riferimento non solo con le sue parti legislative, ma anche con il suo schema narrativo. Ezechiele riprende e sviluppa a modo suo questi temi presenti nel Pentateuco. a) Il Signore che abita in mezzo al suo popolo alla fine del libro dell’Esodo; b) la legislazione come modalità concreta di vivere la relazione con Dio; c) la suddivisione della terra tra le tribù d’Israele prevista in Numeri 34-35 e realizzato solo nel libro di Giosuè, cioè fuori dal Pentateuco. E’ innegabile l’ampio utilizzo di questi capitoli di Ezechiele nel Nuovo Testamento da parte dell’autore di Apocalisse [Consiglio di leggere Apocalisse 21,1-22,5]

Non nasconderò più il mio volto da loro, poiché ho riversato il mio spirito sulla casa di Israele

Set 7, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 39

1 E tu, figlio dell’uomo, profetizza contro Gog e annuncia: Così dice il Signore Dio: Eccomi contro di te, Gog, capo supremo di Mesec e Tubal. 2Io ti sospingerò e ti condurrò e dagli estremi confini del settentrione ti farò salire e ti porterò sui monti d’Israele. 3Spezzerò l’arco nella tua mano sinistra e farò cadere le frecce dalla tua mano destra. 4Tu cadrai sui monti d’Israele con tutte le tue schiere e i popoli che sono con te: ti ho destinato in pasto agli uccelli rapaci d’ogni specie e alle bestie selvatiche. 5Tu sarai abbattuto in aperta campagna, perché io ho parlato. Oracolo del Signore Dio.
6Manderò un fuoco su Magòg e sopra quelli che abitano tranquilli le isole. Sapranno che io sono il Signore. 7Farò conoscere il mio nome santo in mezzo al mio popolo Israele, e non permetterò che il mio santo nome sia profanato. Le nazioni sapranno che io sono il Signore, santo in Israele. 8Ecco, questo avviene e si compie – oracolo del Signore Dio -; è questo il giorno di cui ho parlato. 9Gli abitanti delle città d’Israele usciranno e per accendere il fuoco bruceranno armi, scudi grandi e piccoli, e archi e frecce e mazze e giavellotti, e con quelle alimenteranno il fuoco per sette anni. 10Non andranno a prendere la legna nei campi e neppure a tagliarla nei boschi, perché faranno il fuoco con le armi: spoglieranno coloro che li avevano spogliati e deprederanno coloro che li avevano saccheggiati. Oracolo del Signore Dio. 
11In quel giorno assegnerò a Gog come sepolcro un luogo famoso in Israele, la valle di Abarìm, a oriente del mare: essa chiude il passo ai viandanti. Lì sarà sepolto Gog e tutta la sua moltitudine e quel luogo si chiamerà valle della Moltitudine di Gog. 12La casa d’Israele darà loro sepoltura per sette mesi per purificare il paese. 13Lì seppellirà tutta la popolazione del paese e sarà per loro glorioso il giorno in cui manifesterò la mia gloria. Oracolo del Signore Dio. 14Saranno scelti uomini che percorreranno di continuo il paese per seppellire con l’aiuto dei viandanti quelli che sono rimasti a fior di terra, per renderla pura; cominceranno le ricerche alla fine del settimo mese. 15Quando, percorrendo il paese, vedranno ossa umane, vi porranno un segnale, finché i seppellitori non le sotterrino nella valle della Moltitudine di Gog: 16Amonà sarà chiamata la città. Così purificheranno il paese. 17A te, figlio dell’uomo, così dice il Signore Dio: Annuncia agli uccelli d’ogni specie e a tutte le bestie selvatiche: Radunatevi, venite; raccoglietevi da ogni parte sul sacrificio che offro a voi, sacrificio grande, sui monti d’Israele. Mangerete carne e berrete sangue; 18mangerete carne d’eroi, berrete sangue di prìncipi del paese: sono tutti montoni, agnelli, capri e tori grassi di Basan. 19Mangerete grasso a sazietà e berrete fino all’ebbrezza il sangue del sacrificio che preparo per voi. 20Alla mia tavola vi sazierete di cavalli e cavalieri, di eroi e di guerrieri di ogni razza. Oracolo del Signore Dio. 
21Fra le nazioni manifesterò la mia gloria e tutte le nazioni vedranno la giustizia che avrò fatto e la mano che avrò posto su di voi. 22La casa d’Israele da quel giorno in poi saprà che io sono il Signore, loro Dio. 23Le nazioni sapranno che la casa d’Israele per la sua iniquità era stata condotta in schiavitù, perché si era ribellata a me e io avevo nascosto loro il mio volto e li avevo dati in mano ai loro nemici, perché tutti cadessero di spada. 24Secondo le loro impurità e le loro trasgressioni io li trattai e nascosi loro la faccia.
25Perciò così dice il Signore Dio: Ora io ristabilirò la sorte di Giacobbe, avrò compassione di tutta la casa d’Israele e sarò geloso del mio santo nome. 26Quando essi abiteranno nella loro terra tranquilli, senza che alcuno li spaventi, si vergogneranno della loro ignominia e di tutte le ribellioni che hanno commesso contro di me.
27Quando io li avrò ricondotti dai popoli e li avrò radunati dalle terre dei loro nemici e avrò mostrato in loro la mia santità, davanti a numerose nazioni, 28allora sapranno che io sono il Signore, loro Dio, poiché, dopo averli condotti in schiavitù fra le nazioni, li avrò radunati nella loro terra e non ne avrò lasciato fuori neppure uno. 29Allora non nasconderò più loro il mio volto, perché diffonderò il mio spirito sulla casa d’Israele». Oracolo del Signore Dio.

 

Il capitolo 39 è unito strettamente al 38 quanto al contenuto. Abbiamo come due pannelli: giudizio su Gog (38), Gog sepolto e divorato nella terra di Israele (39).

Nuovo annuncio delle distruzioni di Gog. Il profeta è chiamato ancora a profetizzare “contro” Gog. Era stato invitato a spogliare (Israele), ora invece è spogliato (da Israele) di tutta la sua forza proprio là dove aveva dimostrato la sua potenza. È scritto: “Romperò l’arco nella tua mano sinistra e le frecce farò cadere dalla tua mano destra … Sui monti di Israele e in aperta campagna cadrai”

Appare chiaro che è un giudizio contro le nazioni: “Manderò un fuoco su Magog e sugli abitanti delle isole”, mentre “il mio nome santo farò conoscere in mezzo al mio popolo Israele … sapranno le genti che io sono il Signore”. Sarà Israele a bruciare le armi (non le persone!) delle nazioni: un fuoco che durerà sette anni!

Gog e la sua armata avrà una sepoltura “meticolosa”: non deve rimanere fuori alcun osso! Sarà una vera purificazione della terra Il “bruciare” le ossa si configura come un “sacrificio/banchetto” … a disposizione di “uccelli e bestie della campagna”. Il creato tutto si sazierà!

Le ultime cose … prima di quelle nuove. Gli ultimi versetti (23-29) del capitolo sono di grande importanza, perché riassumono una serie di tematiche che hanno attraversato tutto il libro fino a questo punto e funzionano, pertanto, come sintesi estremamente densa del percorso fatto.  In un certo senso, questi ultimi versetti possono considerarsi come come conclusione letteraria del libro di Ezechiele. Vediamo i passaggi. a) “Porrò la mia gloria tra le genti … “. Gloria = presenza. Ebbene, il Signore è presente tra le genti (nel senso che non le abbandona). Questo lo saprà (o lo dovrà sapere!) la casa di Israele. b) Le genti (i non ebrei) entreranno nel “mistero” di Israele: capiranno che Israele è andato in esilio per sua colpa. c) È per questa colpa che gli stranieri hanno vinto (non perché erano bravi e buoni), ed è per questo che Dio “ha nascosto il suo volto da loro”. d) “Ora ristabilirò la sorte di Giacobbe, avrò compassione di tutta la casa di Israele e sarò geloso del mio nome santo”. e) Dopo aver ribadito l’opportunità del castigo, si afferma che, proprio per questo (“ora”) il Signore compie tre azioni di completo ricupero nei confronti del suo popolo: ristabilisce la sorte, un improvviso e immeritato cambiamento; prova un moto di compassione, di tenero amore; opera il ritorno a una condizione di vero benessere. Benessere che è dono e espressione della gelosia di Dio, ma che deve creare vergogna per Israele di essere stato infedele. La vergogna dice che Israele ha “compreso” e “attesta” la verità del processo avvenuto. Un’ultima parola rende ragione del miracoloso processo avvenuto (il ritorno alla terra): “Non nasconderò più il mio volto da loro, poiché ho riversato il mio spirito sulla casa di Israele”. Tutto proviene da un … “riversare lo spirito”.

L’esperienza che il libro ha raccontato, fino a questo punto, è quella di un popolo gravemente peccatore che viene punito, ma è sempre amato; subisce castigo, ma perché non possa più fare il male; viene disperso ed esiliato, ma è chiamato a ritornare; gode del perdono, perché diventi capace di un vero pentimento. Israele è “tornato a casa” per un dono immeritato: Che cosa farà ancora il Signore per lui?

 

 

Domenica 6 Settembre 2026 – XXIII Tempo Ordinario – Anno A

Set 6, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Per accedere alla diretta streaming della Messa delle 10.00 clicca qui

ANTIFONA DI INGRESSO:

Tu sei giusto, o Signore, e retto nei tuoi giudizi:
agisci con il tuo servo secondo il tuo amore. (Sal 118,137.124)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del profeta Ezechiele (Ez 33,1.7-9)

Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 94

Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 13,8-10)
Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge.
Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore

Eccomi contro di te Gog

Set 5, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 38

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, volgiti verso Gog nel paese di Magòg, capo supremo di Mesec e Tubal, e profetizza contro di lui.
Annuncerai: 
3Così dice il Signore Dio: Eccomi contro di te Gog, capo supremo di Mesec e Tubal; 4io ti aggirerò, ti metterò ganci alle mascelle e ti farò uscire con tutto il tuo esercito, cavalli e cavalieri, tutti ben equipaggiati, tutti muniti di spada, truppa immensa con scudi grandi e piccoli. 5La Persia, l’Etiopia e Put sono con loro, tutti con scudi ed elmi. 6Gomer e tutte le sue schiere, la casa di Togarmà, le estreme regioni del settentrione e tutte le loro schiere. Popoli numerosi sono con te.
7Sta’ pronto, fa’ i preparativi insieme con tutta la moltitudine che si è radunata intorno a te: sii a mia disposizione. 8Dopo molto tempo ti sarà dato l’ordine: alla fine degli anni tu andrai contro una nazione che è sfuggita alla spada, che in mezzo a molti popoli si è radunata sui monti d’Israele, rimasti lungamente deserti. Essa è uscita dai popoli e tutti abitano tranquilli. 9Tu vi salirai, vi giungerai come un uragano: sarai come un nembo che avvolge la terra, tu con tutte le tue schiere e con i popoli numerosi che sono con te. 10Così dice il Signore Dio: In quel giorno ti sorgeranno in mente dei pensieri e concepirai progetti malvagi. 11Tu dirai: «Andrò contro una terra indifesa, assalirò quelli che abitano tranquilli e se ne stanno sicuri, che abitano tutti in luoghi senza mura, che non hanno né sbarre né porte», 12per depredare, saccheggiare, mettere la mano su rovine ora ripopolate e sopra un popolo che si è riunito dalle nazioni, dedito agli armenti e ai propri affari, che abita al centro della terra.
13Saba, Dedan, i commercianti di Tarsis e tutti i suoi leoncelli ti domanderanno: «Vieni per saccheggiare? Hai radunato la tua gente per venire a depredare e portare via argento e oro, per rapire armenti e averi e per fare grosso bottino?». 14Perciò profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia a Gog: Così dice il Signore Dio: In quel giorno, quando il mio popolo Israele dimorerà del tutto sicuro, tu ti leverai, 15verrai dalla tua dimora, dagli estremi confini del settentrione, tu e i popoli numerosi che sono con te, tutti su cavalli, una turba grande, un esercito potente. 16Verrai contro il mio popolo Israele, come un nembo per coprire la terra. Alla fine dei giorni io ti manderò sulla mia terra perché le nazioni mi conoscano quando per mezzo tuo, o Gog, manifesterò la mia santità davanti ai loro occhi. 17Così dice il Signore Dio: Non sei tu quegli di cui parlai nei tempi antichi per mezzo dei miei servi, i profeti d’Israele, i quali, in quei tempi e per molti anni, profetizzarono che io ti avrei mandato contro di loro? 18Ma quando Gog giungerà nella terra d’Israele – oracolo del Signore Dio – divamperà la mia collera. 19Nella mia gelosia e nel mio furore ardente io vi dichiaro: In quel giorno ci sarà un grande terremoto nella terra d’Israele: 20davanti a me tremeranno i pesci del mare, gli uccelli del cielo, gli animali selvatici, tutti i rettili che strisciano sul terreno e ogni uomo che è sulla terra: i monti franeranno, le rocce cadranno e ogni muro rovinerà al suolo.
21Contro di lui, su tutti i monti d’Israele, chiamerò la spada. Oracolo del Signore Dio. La spada di ognuno di loro sarà contro il proprio fratello. 22Farò giustizia di lui con la peste e con il sangue: riverserò su di lui e le sue schiere, sopra i popoli numerosi che sono con lui, una pioggia torrenziale, grandine come pietre, fuoco e zolfo. 23Io mostrerò la mia potenza e la mia santità e mi rivelerò davanti a nazioni numerose e sapranno che io sono il Signore.

 

Il “racconto” del giudizio “contro Gog” è veramente singolare! Intanto, bisogna dire che personaggi come “Gog, Magog, Mesec ecc” non sono mai esistiti: inutile fare ricerche e domande. Ezechiele vuole parlarci di un “giudizio grande”: prima contro Israele servendosi di Gog, poi contro God stesso figura delle potenze mondane. “La nazione sfuggita alla spada” è la terra di Israele che sarà giudicato per primo (fino al versetto 17). Ma poi viene il giudizio “contro Gog”, giudizio che si prolungherà per tutto il capitolo 39.

Il testo è complicatissimo: provo a semplificare! a) Israele abita la propria terra, in pace, ma non deve pensare a una vita tranquilla, senza problemi … b) Subirà un attacco dal capo delle “potenze mondane”, che non sopportano questa presenza bella e pacifica di un popolo in mezzo al quale sta il Signore. c) Domanda: perché questo attacco? come mai è Dio stesso a guidare l’attacco? d) La risposta è ondivaga:” Perché le nazioni mi conoscano quando per mezzo tuo, o Gog, manifesterò la mia santità davanti ai loro occhi”. Di fatto, Dio mostrerà la sua santità agli occhi delle nazioni quando annienterà Gog … senza che Israele, suo popolo, muova un dito. e) “Farò giustizia di lui (Gog) con la peste e con il sangue”. Succederà che le nazioni si combatteranno: “la spada di ognuno di loro sarà contro il fratello” e Israele sarà salvo. f) Così “Io mostrerò la mia potenza e la mia santità e mi rivelerò davanti a nazioni numerose e sapranno che io sono il Signore”. Dunque: tutti dovranno riconoscere che io sono il Signore. Questo avverrà “compiutamente” solo negli ultimi tempi (il testo letto è un testo di teologia: escatologico e non storico). A noi la grazia di riconoscere i tanti “segni” che lo precedono. lo prima!