I cieli narrano la gloria di Dio, il suo insegnamento è perfetto

Apr 22, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Salmo 19

1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

2 I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.

3 Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

4 Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,

5 per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio.

Là pose una tenda per il sole
6 che esce come sposo dalla stanza nuziale:
esulta come un prode che percorre la via.

7 Sorge da un estremo del cielo
e la sua orbita raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

8 La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile, rende saggio il semplice.

9 I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi.

10 Il timore del Signore è puro, rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti,

11 più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

12Anche il tuo servo ne è illuminato, per chi li osserva è grande il profitto.

13 Le inavvertenze, chi le discerne? Assolvimi dai peccati nascosti.

Anche dall’orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile, sarò puro da grave peccato.

Ti siano gradite le parole della mia bocca;

davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.

 

Potremmo titolare così questo salmo “Il creato è parola di Dio”, oppure “Dio parla nel creato”. È un “parlare senza parole, senza che si oda la loro voce”. Eppure: “per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio”. Tutto il creato è “opera delle sue mani”: l’ha fatto lui!

L’autore è particolarmente affascinato dal “sole”, visto come “sposo che esce dal talamo nuziale” per donare vita; come “prode che percorre la via” per sconfiggere l’oscurità; come “atleta” che compie la sua corsa fino alla fine. Tutti traggono calore, luce e vita dal suo “cammino”.

“La legge (toràh) del Signore è perfetta”. Dov’è che Dio parla in modo del tutto chiaro? Dov’è che io lo posso capire meglio? Dov’è che posso entrare in dialogo con lui per ricevere vita? È nella sua parola (toràh=insegnamento, legge, testimonianza). Mentre il creato parla … di Dio, nella torà è … Dio che parla, anche se con parole umane. La parola/toràh, dice il salmo, è parola che fa, è parola capace di … Vediamo questi suoi “processi”: essa “converte, fa tornare l’anima, dà saggezza ai semplici, fa gioire il cuore, illumina gli occhi. L’autore vuole penetrare un po’ la “natura” della parola/rivelazione (qui chiamata timore del Signore) e dice che è “pura, fedele, giusta, preziosissima, dolcissima”.

È parola didattica, che insegna le vie di Dio. Ma, tante volte, l’uomo non la segue. Cade nell’errore/inavvertenza e in colpe occulte; da queste colpe “lievi” chiede di essere “purificato”. Purtroppo, cade in una colpa più “pesante”, che è l’orgoglio, per questo ha bisogno di essere “salvato” per non diventare schiavo di sé stesso. Così ritornerà a una vita “irreprensibile”, quanto al parlare e al pensare: vita fondata su Dio stesso “mia roccia e mio redentore”. [“Roccia e Redentore” richiamano l’inizio del salmo 18, a mostrare che il Salterio non è tanto libro di preghiere, ma di una rivelazione che insegna a vivere nel cammino disegnato dalla parola]

Vive il Signore!

Apr 21, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Salmo 18,28-51

28 Perché tu salvi il popolo dei poveri,
ma abbassi gli occhi dei superbi.

29 Signore, tu dai luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie tenebre.

30 Con te mi getterò nella mischia,
con il mio Dio scavalcherò le mura.

31 La via di Dio è perfetta,
la parola del Signore è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia.

32 Infatti, chi è Dio, se non il Signore?
O chi è roccia, se non il nostro Dio?

33 Il Dio che mi ha cinto di vigore
e ha reso integro il mio cammino,

34 mi ha dato agilità come di cerve
e sulle alture mi ha fatto stare saldo,

35 ha addestrato le mie mani alla battaglia,
le mie braccia a tendere l’arco di bronzo.

36 Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
mi hai esaudito e mi hai fatto crescere.

37 Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato.

38 Ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti,
non sono tornato senza averli annientati.

39 Li ho colpiti e non si sono rialzati,
sono caduti sotto i miei piedi.

40 Tu mi hai cinto di forza per la guerra,
hai piegato sotto di me gli avversari.

41 Dei nemici mi hai mostrato le spalle:
quelli che mi odiavano, li ho distrutti.

42 Hanno gridato e nessuno li ha salvati,
hanno gridato al Signore, ma non ha risposto.

43 Come polvere al vento li ho dispersi,
calpestati come fango delle strade.

44 Mi hai scampato dal popolo in rivolta,
mi hai posto a capo di nazioni.
Un popolo che non conoscevo mi ha servito;

45 all’udirmi, subito mi obbedivano,
stranieri cercavano il mio favore,

46 impallidivano uomini stranieri
e uscivano tremanti dai loro nascondigli.

47 Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.

48 Dio, tu mi accordi la rivincita
e sottometti i popoli al mio giogo,

49 mi salvi dai nemici furenti,
dei miei avversari mi fai trionfare
e mi liberi dall’uomo violento.

50 Per questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo nome.

51 Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre.

 

“Tu salvi il popolo dei poveri”. Il Davide che ha prodotto questo salmo è la personificazione del “popolo dei poveri” e quindi del “povero” o, come è scritto nel versetto finale, del “consacrato/messia”. Il Messia è e sta “povero” col “popolo dei poveri”. C’è un paradosso in questa seconda parte del salmo: un “povero” risulta “vincitore”, a mostrare che è sempre il Signore che vince e che vive!

Davide (figura che ingloba il “povero”), deve lottare, combattere, ma non ha le forze. È una “lampada che si sta spegnendo”, ma il Signore gli dà luce. Davide, il povero non ha sue armi, ma ha la parola di Dio che disegna la via della vittoria. Questa parola dà vigore, trasforma e rende capace di opere impossibili! [Leggiamo “in agilità” (senza troppi problemi militari e anche morali) tutto quello che combina questo combattente o Dio che combatte attraverso di lui]. Se è il Signore in persona che va in guerra … dovrà pure farsi rispettare!!! Solo così, tutti i suoi “nemici” saranno distrutti; di più: “saranno calpestati come fango delle strade” …. [Il salmista rispetta perfettamente il genere letterario della guerra. Quando riconosciamo questo stile letterario, non perdiamo più tempo a fare domande fuori luogo al testo]

” Mi hai scampato dal popolo in rivolta, mi hai posto a capo di nazioni”. Il salmo prende una direzione precisa: ora si rapporta meglio a Davide e al Messia/Consacrato/Cristo da lui rappresentato e annunciato. Superate le “contese del popolo” (le contese interne al suo regno), il Consacrato (Messia) riceve da Dio le nazioni (mondo intero): “Mi hai messo a capo delle nazioni: un popolo che non conoscevo mi serviva”. Per questo “ti loderò tra le genti”. Può anche significare: Ti loderò assieme alle genti, assieme agli stranieri che hanno accolto (volenti o meno!) “il mio giogo”. Conclusione: “Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato, a Davide e alla sua discendenza per sempre”. [Parole che trovano la loro realizzazione piena in Cristo, figlio di Davide, … al suo ritorno con la fine di questo mondo: eskaton/escatologia]

Col versetto 47 si canta: “Vive il Signore” che dà vita a tutto il mondo. È questa la “rivincita (lett. vendetta) accordata dal Signore” (v. 48), è questa la “grande salvezza” (v. 51).

 

 

 

Ti amo, Signore, mia forza

Apr 20, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Salmo 18,1-27

Al maestro del coro. Di Davide, servo del Signore, che rivolse al Signore le parole di questo canto quando il Signore lo liberò dal potere di tutti i suoi nemici e dalla mano di Saul. 2Disse dunque:

Ti amo, Signore, mia forza,

3 Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.

4 Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

5 Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti infernali;

6 già mi avvolgevano i lacci degli inferi,
già mi stringevano agguati mortali.

7 Nell’angoscia invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.

8 La terra tremò e si scosse;
vacillarono le fondamenta dei monti,
si scossero perché egli era adirato.

9 Dalle sue narici saliva fumo,
dalla sua bocca un fuoco divorante;
da lui sprizzavano carboni ardenti.

10 Abbassò i cieli e discese,
una nube oscura sotto i suoi piedi.

11 Cavalcava un cherubino e volava,
si librava sulle ali del vento.

12 Si avvolgeva di tenebre come di un velo,
di acque oscure e di nubi come di una tenda.

13 Davanti al suo fulgore passarono le nubi,
con grandine e carboni ardenti.

14 Il Signore tuonò dal cielo,
l’Altissimo fece udire la sua voce:
grandine e carboni ardenti.

15 Scagliò saette e li disperse,
fulminò con folgori e li sconfisse.

16 Allora apparve il fondo del mare,
si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore,
per lo spirare del tuo furore.

17 Stese la mano dall’alto e mi prese,
mi sollevò dalle grandi acque,

18 mi liberò da nemici potenti,
da coloro che mi odiavano
ed erano più forti di me.

19 Mi assalirono nel giorno della mia sventura,
ma il Signore fu il mio sostegno;

20 mi portò al largo,
mi liberò perché mi vuol bene.

21 Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia,
mi ripaga secondo l’innocenza delle mie mani,

22 perché ho custodito le vie del Signore,
non ho abbandonato come un empio il mio Dio.

23 I suoi giudizi mi stanno tutti davanti,
non ho respinto da me la sua legge;

24 ma integro sono stato con lui
e mi sono guardato dalla colpa.

25 Il Signore mi ha ripagato secondo la mia giustizia,
secondo l’innocenza delle mie mani davanti ai suoi occhi.

26 Con l’uomo buono tu sei buono,
con l’uomo integro tu sei integro,

27 con l’uomo puro tu sei puro
e dal perverso non ti fai ingannare.

 

Tutta l’impostazione del salmo (vedi la dicitura introduttiva) dice riferimento a Davide. Una persona che sperimenta la serie completa delle emozioni e delle strettezze umane, dalla paura e dalla disperazione al coraggio e all’amore, dal lamento e dalla invocazione alla lode e al ringraziamento. Tutti i salmi, non soltanto questo, testimoniano le sofferenze e le gioie della vita ordinaria ma tanto dura di ogni uomo.

Dio è tutto per colui (“me” = “ogni persona” e non solo “io”) che lo ama. Notiamo le parole riferite a Dio, chiamato prima YHWH (Signore) e poi, più genericamente EL (Divinità).“Signore (YHWH): mia forza, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio Dio (EL): mia rupe, mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo”. Ebbene, quel “EL/Dio che salva e libera” è “Yhwh/Signore che io amo”.

Il salmo racconta la “liberazione” … a modo di storia personale. È bene che ogni uomo, ognuno di noi senta quanto questa storia lo solleciti. L’intervento del Signore è raccontato col genere letterario apocalittico della guerra, del terremoto, del caos. Bisogna che l’uomo (il lettore) capisca che il Signore è … “adirato”, cioè, non gli va bene e non gli piace che il mondo cammini per vie sbagliate, capisca quindi che il Signore diventa per il mondo quel “nemico” che produce “morte”. Per questo, il Signore interviene con tutte le “sue schiere”: “terremoto che scuote le fondamenta della terra … fuoco che divora … cieli che lasciano cadere pioggia … nubi oscure … vento impetuoso … grandine e carboni ardenti … tuoni e lampi … “.

In tutta questa “catastrofe”, il salmista vede all’opera “la potenza di Dio”. Ma una “potenza che salva”. Infatti: “Dall’alto stese la mano e mi afferrò, mi tirò fuori dalle acque profonde; ma salvò dal tremendo nemico, da avversari più forti di me”. Tutto questo … “perché mi vuol bene”. La potenza smisurata del Signore è “scesa in campo” perché il male, il “nemico”, è più forte di me: solo il Signore mi può salvare.

Il Signore vede in me la debolezza, la povertà, l’inadeguatezza, ma vede anche il mio impegno dimostrato dal fatto che “non ho abbandonato come un empio il mio Dio … non ho respinto da me la sua legge … mi sono guardato dalla colpa … (in altre parole e in definitiva) mi ha ripagato secondo la mia giustizia”.

A conclusione di questa prima parte, Davide (il salmista) afferma il bilanciamento di rapporti che sostiene ogni vera alleanza. Si esprime così: “Con il fedele (quanto all’alleanza) tu sei fedele e con l’uomo integro (quanto alla legge) tu sei integro. Con chi è puro (quanto a fatti che contaminano) tu sei puro, ma (importante questo “ma”) con chi è perverso (diremmo: tortuoso, pervertito, ambiguo) tu sei astuto (diremmo: sei più furbo di lui; non poteva dire tortuoso, pervertito come lui).

 

Domenica 19 Aprile 2026 – III Domenica di Pasqua

Apr 19, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Per accedere alla diretta streaming della Messa delle 10.30 clicca qui

ANTIFONA DI INGRESSO:

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode. Alleluia. (Sal 65,1-2

 

PRIMA LETTURA

Dagli Atti degli Apostoli (At 2,14.22-33)
[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso.
Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».
Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 15

Mostraci, Signore, il sentiero della vita.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

SECONDA LETTURA: Dalla prima lettera di San Pietro Apostolo  (1Pt 1,17-21)
Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Parola del Signore

Risvegliato, mi sazierò della tua immagine

Apr 18, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Salmo 17

1 Preghiera. Di Davide.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

2 Dal tuo volto venga per me il giudizio,
i tuoi occhi vedano la giustizia.

3 Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte,
provami al fuoco: non troverai malizia.

La mia bocca non si è resa colpevole,
4 secondo l’agire degli uomini;
seguendo la parola delle tue labbra,
ho evitato i sentieri del violento.

5 Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.

6 Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole,

7 mostrami i prodigi della tua misericordia,
tu che salvi dai nemici chi si affida alla tua destra.

8 Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,

9 di fronte ai malvagi che mi opprimono,
ai nemici mortali che mi accerchiano.

10 Il loro animo è insensibile,
le loro bocche parlano con arroganza.

11 Eccoli: avanzano, mi circondano,
puntano gli occhi per gettarmi a terra,

12 simili a un leone che brama la preda,
a un leoncello che si apposta in agguato. 

13 Àlzati, Signore, affrontalo, abbattilo;
con la tua spada liberami dal malvagio,

14 con la tua mano, Signore, dai mortali,
dai mortali del mondo, la cui sorte è in questa vita.
Sazia pure dei tuoi beni il loro ventre,
se ne sazino anche i figli e ne avanzi per i loro bambini.

15 Ma io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.

 

L’orante vede sé stesso di fronte a Dio, in un certo senso come che sia chiamato a giudizio. Di fatto, dice: “Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte, provami al fuoco”. Quello che può meravigliare è che, da subito, esce anche la sentenza: “non troverai malizia”. In realtà, l’orante “implora” che Dio non trovi malizia nel suo cuore!

Chi è questo orante? È uno che è osteggiato da avversari furbi che lo attaccano in ogni modo. Invece di rispondere agli avversari, l’orante presenta la “sua causa” al Signore, nella certezza che sarà il Signore a difenderlo. Ecco, allora, che la presentazione della causa si fa “grido, preghiera, implorazione”.

L’orante è stato arricchito di tanti doni. È il Signore che lo ha amato e custodito come “pupilla degli occhi”, è il Signore che combatte con lui e lo “libera dal malvagio”. Per questo l’uomo, arricchito di tanta forza può “produrre” la sua innocenza, la sua giustizia. Con verità e tanta gratitudine, l’uomo può dire: “Ma io nella giustizia contemplerò il tuo volto, al risveglio mi sazierò della tua immagine”. Come dire: coi tuoi doni che mi hanno sostenuto,  che hanno operato nella mia vita e che mi hanno fatto camminare nella giustizia, io, povera tua creatura, “sarò risvegliato” e avrò la gioia di contemplare il tuo volto. Già fin d’ora camminando nella giustizia, facendo cioè quello che a Dio piace … “contemplo il volto del Signore”, ma solo “al risveglio (risurrezione dei corpi) mi sazierò della tua immagine”: allora sarò veramente e per sempre “tua immagine” [Si realizza la parola di Genesi: “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo (ri)creò” Gen 1,27).

Solo in te è il mio bene

Apr 17, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Salmo 16

1 Miktam. Di Davide.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

2 Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene».

3 Agli idoli del paese,
agli dèi potenti andava tutto il mio favore.

4 Moltiplicano le loro pene
quelli che corrono dietro a un dio straniero.
Io non spanderò le loro libagioni di sangue,
né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi.

5 Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

6 Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:
la mia eredità è stupenda.

7 Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.

8 Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

9 Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,

10 perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

11 Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

 

Il salmista dichiara di “appartenere al Signore”. Lo dice con queste parole: “Il mio Signore sei tu, solo in te è il mio bene”. Riconosce di essersi attaccato morbosamente agli “dèi del paese”. Ora, però, vuole obbedire al primo comandamento: non ci sono per lui altri dèi. Le divinità “sante e potenti”, che altri nella terra adorano, sono fonte di sofferenza, non di gioia.

“Il Signore è mia parte di eredità e mio calice” vuol dire: “nelle tue mani è la mia vita”, e non nelle mani di altri dèi. Sono con te, al sicuro e sotto la tua protezione. L’orante avverte tutto questo come “puro dono”, “eredità stupenda”, “parte deliziosa”.

Avverte anche che il dono porta con sé l’impegno. L’impegno di benedire il Signore, di lasciarsi istruire dalla sua parola, di stare con lui in tutte le difficoltà del cammino. Ha come un’intuizione profetica: “anche il mio corpo riposa al sicuro”; e poi “non abbandonerai la mia vita negli inferi”; e poi ancora “non lascerai che il tuo fedele veda la fossa”.

Come arrivare a cogliere questa inaudita possibilità? Ci vuole obbedienza: “Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra”. La presenza del Signore dà “gioia piena” e “dolcezza senza fine”. Già su questa terra “gioisce il mio cuore, esulta la mia anima, anche il mio cuore riposa al sicuro”. E questo perché “ti appartengo”, “sono tuo”, e so che non mi abbandonerai. Ma la “gioia piena”, la “dolcezza senza fine” saranno oltre la morte, nella vittoria sulla morte. [La predicazione apostolica (vedi Atti 2,26s) riconosce nella finale di questo salmo la profezia della risurrezione di Gesù]

Signore, chi abiterà nella tua tenda?

Apr 16, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Salmo 15

1 Salmo. Di Davide.

Signore, chi abiterà nella tua tenda?
Chi dimorerà sulla tua santa montagna?

2 Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore, 

3 non sparge calunnie con la sua lingua,
non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.

4 Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.
Anche se ha giurato a proprio danno,
mantiene la parola;

5 non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.

 

“Signore, chi abiterà nella tua tenda?”. Il salmo può suggerire una liturgia non strettamente sacrificale ma etica delle comunità giudaiche del post esilio. Immagini come “tenda” e “santa montagna” dicono riferimento al Tempio di Gerusalemme, dove Dio stesso “abita”.  Dunque: chi può vivere una vera comunione (abitare/dimorare) con Dio?

Si elencano undici atteggiamenti non rituali ma morali, che però vanno oltre il Decalogo. È il “profilo morale” di coloro “che temono il Signore”, in positivo e in negativo. Il v. 2 è introduttivo e cita i tratti generali di condotta morale conforme all’alleanza: vivere con integrità, fare quello che è giusto e dire fedelmente quello che si pensa nel cuore, luogo del discernimento e della decisione. Poi, si vengono a toccare gli atti specifici che illustrano le tre virtù etiche.

Il primo esempio riguarda il prossimo e le persone più vicine: il giusto non li danneggia con la lingua. Il secondo riguarda la comunità religiosa: bisogna onorare chi teme il Signore. Il terzo, invece, riguarda la società più larga: mantenere il giuramento e prestare senza interesse, tenersi lontano dalla corruzione.

La domanda era: “Chi abiterà nella tua tenda?”. Chi avrà comunione stabile (abitare) con te, Signore? Sarà il comportamento morale a definirlo, e non la mera prassi cultuale.

 

Posta scriptum. Sto leggendo Le Confessioni di Agostino. Mi è capitato questo brano che trascrivo, perché è utile, come preghiera, per quanti leggono la Scrittura.

O Verità che illumini il mio cuore, fa che non siano le mie tenebre a parlarmi! Mi sono gettato in mezzo ad esse e mi sono trovato al buio, ma anche da quaggiù ti ho amato tanto. Mi sono smarrito, ma mi sono ricordato di te. Ho sentito la tua voce alle mie spalle che mi diceva di tornare indietro: l’ho sentita a mala pena, a causa del tumulto interiore dell’inquietudine, ma ecco che ora torno assetato e desideroso della tua fonte. Nessuno mi impedisca di avvicinarmi a lei: ne berrò e vivrò. Non devo essere io la mia vita: da me sono vissuto male, sono stato morte per me stesso; in te ritorno a vivere. Parlami tu, istruiscimi. Credo nelle Scritture, ma le tue parole sono misteriose.

Lo stolto pensa “Dio non c’è”

Apr 15, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Salmo 14

1 Al maestro del coro. Di Davide.

Lo stolto pensa: «Dio non c’è».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
non c’è chi agisca bene.

2 Il Signore dal cielo si china sui figli dell’uomo
per vedere se c’è un uomo saggio,
uno che cerchi Dio.

3 Sono tutti traviati, tutti corrotti;
non c’è chi agisca bene, neppure uno.

4 Non impareranno dunque tutti i malfattori,
che divorano il mio popolo come il pane
e non invocano il Signore?

5 Ecco, hanno tremato di spavento,
perché Dio è con la stirpe del giusto.

6 Voi volete umiliare le speranze del povero,
ma il Signore è il suo rifugio.

7 Chi manderà da Sion la salvezza d’Israele?
Quando il Signore ristabilirà la sorte del suo popolo,
esulterà Giacobbe e gioirà Israele.

 

Lo stolto o insensato pensa (lett. dice nel suo cuore): “Dio non esiste”. Non è la dichiarazione di un ateo, ma di “uno che non ragiona, uno che butta fuori Dio dalla storia” per poterla dominare lui con le sue ricchezze, le sue furbizie, le sue malvagità. Lo stolto o insensato è uno che fa ciò che vuole, è un corrotto, uno che “divora il mio popolo come il pane”. Questa stoltezza, che è malvagità, mostra che lo stolto “non invoca Dio”, non sta di fronte a Dio. Invoca sé stesso e si fida solo di sé stesso!

No, Dio si interessa della storia! Dio “dal cielo si china sui figli dell’uomo per vedere se c’è un uomo saggio, uno che cerchi Dio”. “Vede” molto bene, e … si schiera: “Il Signore è con la stirpe del giusto”, “il Signore è rifugio del povero”. Un giorno: “Il Signore ristabilirà la sorte del suo popolo”, e allora “esulterà Giacobbe e gioirà Israele”.

Conclude ironicamente e amaramente il salmista: “Non hanno proprio capito niente questi malfattori? “.  “Al vedere che il Signore sta coi giusti, li assale il terrore”. Il terrore non li salverà. Invece dovrebbero convertirsi, e smettere di “umiliare il povero”.

Nota. L’unità di composizione dei Salmi 3-14 ha il suo centro nel Salmo 8: la chiave per capire la teologia del redattore finale. Il Salmo 8 mette in evidenza che il Signore non lascia in asso “i bimbi e i lattanti” . Bimbi e lattanti sono il singolo sofferente e perseguitato (cfr. Sal 3-7) e i poveri (Sal 9-14). Nei Sal 3-7, infatti, c’è la coscienza certa che il Signore ascolta il lamento e la preghiera di chi è nel bisogno e non tarderà a dargli soccorso. L’orante di questi salmi risponde a una domanda: Che cosa è l’uomo che si riconosce creatura di Dio? Anche sfigurato dalla malattia, disonorato da una falsa accusa, costretto a fuggire davanti al persecutore, egli può rivolgersi a Dio come “Signore, signore nostro” (Sal 8,2.10), e sperimentare la propria dignità regale (cfr. “Di gloria e splendore lo hai coronato” in Salmo 8,6). Che cosa è, invece, un uomo quando si stacca da Dio? A questa domanda rispondono nei Salmi 9-14 tre tipi di persone: l’empio, lo stolto e i figli dell’uomo. Costoro si caratterizzano per quello che dicono: “Chi sarà nostro signore/padrone?” (Sal 12,5) e “Dio non c’è” (Sal 10,4; 14,1) In tale situazione l’unica cosa che il fedele può fare è gridare quattro volte: “Fino a quando?” (Sal 13,2-3). Un motivo ricorrente nei Sal 11-14 mostra che la riposta divina non si fa attendere: Dio, come Signore del mondo e Giudice, dal cielo guarda verso gli umani per restaurare l’ordine mondiale in favore dei poveri.

Se leggiamo l’unità di composizione assieme al portale del Salterio (Sal 1-2) possiamo notare un movimento in tre fasi: a) orientamento iniziale (i giusti e il messia avranno successo); b) disorientamento (le sofferenze invece del perseguitato, del povero, dell’accusato ingiustamente); c) nuovo orientamento (i nemici retrocedono davanti alla forza della preghiera dei piccoli).

(Tiziano Lorenzin)

Fino a quando su di me prevarrà il nemico?

Apr 14, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Salmo 13

1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

2 Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi?
Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?

3 Fino a quando nell’anima mia addenserò pensieri,
tristezza nel mio cuore tutto il giorno?
Fino a quando su di me prevarrà il mio nemico?

4 Guarda, rispondimi, Signore, mio Dio,
conserva la luce ai miei occhi,
perché non mi sorprenda il sonno della morte,

5 perché il mio nemico non dica: «L’ho vinto!»
e non esultino i miei avversari se io vacillo.

6 Ma io nella tua fedeltà ho confidato;
esulterà il mio cuore nella tua salvezza,
canterò al Signore, che mi ha beneficato.

 

Altra espressione che incontreremo spesso: “Fino a quando?” (ripetuto quattro volte in questo salmo). Parola che rivela un rapporto molto aperto col Signore, spesso chiamato dall’uomo a … rendere conto!

È la parola di un credente e non di un bestemmiatore. Un credente che si chiede: “Fino a quando continuerai a dimenticarmi … mi nasconderai il tuo volto … si tormenterà l’anima mia … su di me trionferà il nemico?”. Si tratta di un “grido esistenziale” e non di un dibattito teologico scolastico. Il fatto è che io – dice il credente – sono tormentato e il male sta prevalendo su di me. In Genesi risuonava la domanda di Dio: “Adamo, dove sei?”. Potremmo rovesciare la domanda che Dio ha fatto all’uomo e dire: “Signore, dove sei? Perché ti nascondi? Sono caduto nel sonno della morte.” Con audacia da credente, il salmista dice: “Guarda, rispondimi, Signore mio Dio … ho perso la strada, perché mi manca la luce degli occhi”.

Come spesso avviene nei salmi, è il salmista che “deve” trova la risposta. E la trova nella fede/fiducia o confidenza nel Signore: un Signore che ama la persona che grida e sta per cadere. Infatti è scritto “Ma io nella tua misericordia ho confidato”.

Allora, finisce tutto bene? Notiamo la singolare posizione dei tempi verbali, in un intreccio paradossale, eppure armonico, tra futuro e passato: “Esulterà il mio cuore nella tua salvezza, (cioè) canterò (futuro) al Signore che mi ha beneficato (passato)”. In genere, è scritto che si è salvati e … poi si canta; qui, invece, si canterà (futuro) per il fatto che … si è stati salvati (passato).

Il lamento/protesta (“fino a quando?”) si mescola col canto (“esulterò”) per una salvezza già data, ma ancora non compiuta. Nel cuore del credente, lamento e canto stanno “insieme”. Non ha importanza chi viene prima: importante è che non venga meno … la confidenza nell’amore del Signore.

 

Cresce la corruzione in mezzo agli uomini

Apr 13, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Salmo 12

1 Al maestro del coro. Sull’ottava. Salmo. Di Davide.

Salvami, Signore! Non c’è più un uomo giusto;
sono scomparsi i fedeli tra i figli dell’uomo.

Si dicono menzogne l’uno all’altro,
labbra adulatrici parlano con cuore doppio.

Recida il Signore le labbra adulatrici,
la lingua che vanta imprese grandiose,

quanti dicono: «Con la nostra lingua siamo forti,

le nostre labbra sono con noi:
chi sarà il nostro padrone?».

»Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri,
ecco, mi alzerò – dice il Signore -;
metterò in salvo chi è disprezzato».

Le parole del Signore sono parole pure,
argento separato dalle scorie nel crogiuolo,
raffinato sette volte.

Tu, o Signore, le manterrai,
ci proteggerai da questa gente, per sempre,

anche se attorno si aggirano i malvagi
e cresce la corruzione in mezzo agli uomini.

 

Il salmo 11 ci parlava di “giusti che contempleranno il tuo volto”. Questo salmo dice: “Salvami, Signore! Non c’è più un uomo giusto; sono scomparsi i fedeli tra i figli dell’uomo.” Il salmista non sta esprimendo un dogma di fede (vale a dire: non c’è più un giusto in assoluto), ma esprime, angosciato, un “suo sentire”. Di fatto, egli è avvolto e accerchiato da una moltitudine di malvagi e “si sente” incapace a resistere.

Il salmo esprime la “potenza delle parole” nel campo della “comunicazione”. La comunicazione, la notizia urlata dai malvagi è impastata di “adulazione … falsità e doppiezza … superbia e arroganza … libertà offensiva … accusa … forza … disprezzo … Tutto questo fa un gran male “ai miseri e ai poveri”.

La parola del Signore, invece, è tutt’altra cosa. “Le parole del Signore sono pure, argento raffinato in un crogiuolo di terra, purificate sette volte”. Per questo, fanno solo del bene a chi le propone e a chi le accoglie. Tuttavia, l’umanità è dentro a una continua guerra, proprio nel mondo della parola/comunicazione. Da che parte sta il Signore? Sta dalla parte dei “miseri e poveri”. Dice il nostro salmo: “Tu, Signore, ci custodirai, ci proteggerai da questa gente per sempre”. È un’acclamazione di fede, di speranza, di vittoria annunciata, perché: “Il Signore è con noi”. Per contro, abbiamo quello che dicono gli empi:” Con la nostra lingua prevarremo; le nostre labbra sono con noi, chi sarà nostro signore?”. Siamo all’idolatria della parola/comunicazione: la parola/comunicazione fatta “idolo”, cui si vendono i “briganti” della parola/comunicazione.

È giusto concludere con la preghiera che richiama una dichiarazione del Signore: “Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri, ecco sorgerò, dice il Signore”. Il Signore sta coi “miseri e poveri”. Mi piace chiudere questo versetto 6 con la versione greca: “Darò un salvatore, parlerò apertamente in lui”. [Cristo è la parola/comunicazione che salva l’umanità]