Salvami da mio fratello

Dic 3, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Genesi 32,2-22

Mentre Giacobbe andava per la sua strada, gli si fecero incontro gli angeli di Dio. 3Giacobbe al vederli disse: «Questo è l’accampamento di Dio», e chiamò quel luogo Macanàim.
4Poi Giacobbe mandò avanti a sé alcuni messaggeri al fratello Esaù, nella regione di Seir, la campagna di Edom. 5Diede loro questo comando: «Direte al mio signore Esaù: “Dice il tuo servo Giacobbe: Sono restato come forestiero presso Làbano e vi sono rimasto fino ad ora. 6Sono venuto in possesso di buoi, asini e greggi, di schiavi e schiave. Ho mandato a informarne il mio signore, per trovare grazia ai suoi occhi”». 7I messaggeri tornarono da Giacobbe, dicendo: «Siamo stati da tuo fratello Esaù; ora egli stesso sta venendoti incontro e ha con sé quattrocento uomini». 8Giacobbe si spaventò molto e si sentì angustiato; allora divise in due accampamenti la gente che era con lui, il gregge, gli armenti e i cammelli. 9Pensava infatti: «Se Esaù raggiunge un accampamento e lo sconfigge, l’altro si salverà». 10Giacobbe disse: «Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco, Signore, che mi hai detto: “Ritorna nella tua terra e tra la tua parentela, e io ti farò del bene”, 11io sono indegno di tutta la bontà e di tutta la fedeltà che hai usato verso il tuo servo. Con il mio solo bastone avevo passato questo Giordano e ora sono arrivato al punto di formare due accampamenti. 12Salvami dalla mano di mio fratello, dalla mano di Esaù, perché io ho paura di lui: che egli non arrivi e colpisca me e, senza riguardi, madri e bambini! 13Eppure tu hai detto: “Ti farò del bene e renderò la tua discendenza tanto numerosa come la sabbia del mare, che non si può contare”». 14Giacobbe rimase in quel luogo a passare la notte. Poi prese, da ciò che gli capitava tra mano, un dono per il fratello Esaù: 15duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni, 16trenta cammelle, che allattavano, con i loro piccoli, quaranta giovenche e dieci torelli, venti asine e dieci asinelli. 17Egli affidò ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse loro: «Passate davanti a me e lasciate una certa distanza tra un branco e l’altro». 18Diede quest’ordine al primo: «Quando ti incontrerà Esaù, mio fratello, e ti domanderà: “A chi appartieni? Dove vai? Di chi sono questi animali che ti camminano davanti?”, 19tu risponderai: “Di tuo fratello Giacobbe; è un dono inviato al mio signore Esaù; ecco, egli stesso ci segue”». 20Lo stesso ordine diede anche al secondo e anche al terzo e a quanti seguivano i branchi: «Queste parole voi rivolgerete ad Esaù quando lo incontrerete; 21gli direte: “Anche il tuo servo Giacobbe ci segue”». Pensava infatti: «Lo placherò con il dono che mi precede e in seguito mi presenterò a lui; forse mi accoglierà con benevolenza». 22Così il dono passò prima di lui, mentre egli trascorse quella notte nell’accampamento.

 

“Giacobbe andava per la sua strada, e gli si fecero incontro gli angeli di Dio”.

Giacobbe avverte che Dio protegge il suo viaggio. Comuni messaggeri che si trovano su ogni cammino vengono accolti e percepiti da Giacobbe come angeli/messaggeri di Dio. Dunque il suo viaggio è voluto, guidato, protetto da Dio stesso. A sua volta Giacobbe manda angeli/messaggeri (sono i suoi stessi uomini) al fratello Esaù, che vive nella regione di Edom.

Giacobbe si considera servo di Esaù (e dov’è la benedizione carpita?) e cerca solo di “trovare grazia ai suoi occhi”. Cioè che lo lasci passare per andare nella terra di Canaan … ottenuta dalla benedizione di Isacco!

La risposta dei servi di Esaù è ambigua nella formulazione. Si dice: “Esaù ti sta venendo incontro con 400 uomini”. Cosa significa? Agli occhi del lettore, del buon senso, ma anche di Esaù stesso significa che Esaù è una persona che desidera incontrare il proprio fratello che non vede da più di 20 anni. Agli occhi di Giacobbe significa che Esaù vuole far del male (senso di colpa in Giacobbe!). Infatti: “Giacobbe si spaventò molto e si sentì angustiato”.

La prima strategia di Giacobbe: dividere in gruppi la sua gente. Se al primo va male, c’è l’altro! La seconda strategia (si noti: dopo la preghiera fatta al Signore): dare tutto a Esaù pur di aver salva la vita. E’ come se Giacobbe intendesse ridare la benedizione a Esaù!

Ascoltiamo la preghiera disperata di Giacobbe. “Salvami, Signore, dalla mano di mio fratello”. Preghiera che trova forza sulla parola del Signore: “Tu, Signore, hai detto: Ti farò del bene e renderò la tua discendenza tanto numerosa come la sabbia del mare, che non si può contare.”

Ritroviamo o troviamo un Giacobbe che sta alla presenza di Dio, che chiede il suo aiuto, e non invece un Giacobbe che fa tanti progetti e attua tante astuzie!

Concludiamo un’alleanza, io e te

Dic 2, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Genesi 31,43-32,1

Làbano allora rispose e disse a Giacobbe: «Queste figlie sono le mie figlie e questi figli sono i miei figli; questo bestiame è il mio bestiame e quanto tu vedi è mio. E che cosa potrei fare oggi a queste mie figlie o ai figli che hanno messo al mondo? 44Ebbene, vieni, concludiamo un’alleanza, io e te, e ci sia un testimone tra me e te». 45Giacobbe prese una pietra e la eresse come stele. 46Poi disse ai suoi parenti: «Raccogliete pietre», e quelli presero pietre e ne fecero un mucchio; e su quel mucchio mangiarono. 47Làbano lo chiamò Iegar‑Saadutà, mentre Giacobbe lo chiamò Gal‑Ed. 48Làbano disse: «Questo mucchio è oggi un testimone tra me e te»; per questo lo chiamò Gal‑Ed 49e anche Mispa, perché disse: «Il Signore starà di vedetta tra me e te, quando noi non ci vedremo più l’un l’altro. 50Se tu maltratterai le mie figlie e se prenderai altre mogli oltre le mie figlie, sappi che non un uomo è con noi, ma Dio è testimone tra me e te». 51Soggiunse Làbano a Giacobbe: «Ecco questo mucchio ed ecco questa stele, che io ho eretto tra me e te. 52Questo mucchio è testimone e questa stele è testimone che io giuro di non oltrepassare questo mucchio dalla tua parte e che tu giuri di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte, per fare il male. 53Il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano giudici tra di noi». Giacobbe giurò per il Terrore di Isacco suo padre. 54Poi offrì un sacrificio sulle montagne e invitò i suoi parenti a prender cibo. Essi mangiarono e passarono la notte sulle montagne.
Làbano si alzò di buon mattino, baciò i figli e le figlie e li benedisse. Poi partì e ritornò a casa.

 

L’animo irritato di Labano si placa e giunge a chiedere/concludere un’alleanza: “Vieni, concludiamo un’alleanza, io e te, e ci sia un testimone tra me e te.” E’ un’alleanza che separa ma anche protegge i due clan, attraverso un impegno di … non belligeranza, di “non superare confini”.

Come spesso avviene, l’alleanza ha come “luogo sacro” il banchetto che si vive su un mucchio di pietre per indicare solidità, e la stele eretta a ricordo reciproco. Il banchetto gustato sul mucchio di pietre e la stele eretta divengono “testimoni tra me e te”. In quel banchetto e in quella stele c’è Dio stesso che “starà di vedetta tra me e te e sarà testimone tra me e te.”

“Il Dio di Abramo (invocato da Giacobbe) e il Dio di Nacor (invocato da Labano) siano giudici tra di noi”. In un certo senso si tratta di un “patto tra Dèi”. “Giacobbe offrì un sacrificio sulle montagne e invitò i suoi parenti (si intende Labano e il suo clan) a prender cibo. Essi mangiarono e passarono la notte sulle montagne”.

I due si lasciano in pace: “Làbano si alzò di buon mattino, baciò i figli e le figlie e li benedisse. Poi partì e ritornò a casa. Giacobbe invece andò per la sua strada”.

Se Dio non fosse stato con me

Dic 1, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Genesi 31,24-42

Ma Dio venne da Làbano, l’Arameo, in un sogno notturno e gli disse: «Bada di non dir niente a Giacobbe, né in bene né in male!». 25Làbano andò dunque a raggiungere Giacobbe. Ora Giacobbe aveva piantato la tenda sulle montagne e Làbano si era accampato con i parenti sulle montagne di Gàlaad. 26Disse allora Làbano a Giacobbe: «Che cosa hai fatto? Hai eluso la mia attenzione e hai condotto via le mie figlie come prigioniere di guerra! 27Perché sei fuggito di nascosto, mi hai ingannato e non mi hai avvertito? Io ti avrei congedato con festa e con canti, a suon di tamburelli e di cetre! 28E non mi hai permesso di baciare i miei figli e le mie figlie! Certo, hai agito in modo insensato. 29Sarebbe in mio potere farti del male, ma il Dio di tuo padre mi ha parlato la notte scorsa: “Bada di non dir niente a Giacobbe, né in bene né in male!”. 30Certo, sei partito perché soffrivi di nostalgia per la casa di tuo padre; ma perché hai rubato i miei dèi?». 31Giacobbe rispose a Làbano e disse: «Perché avevo paura e pensavo che mi avresti tolto con la forza le tue figlie. 32Ma quanto a colui presso il quale tu troverai i tuoi dèi, non resterà in vita! Alla presenza dei nostri parenti verifica quanto vi può essere di tuo presso di me e riprendilo». Giacobbe non sapeva che li aveva rubati Rachele. 33Allora Làbano entrò nella tenda di Giacobbe e poi nella tenda di Lia e nella tenda delle due schiave, ma non trovò nulla. Poi uscì dalla tenda di Lia ed entrò nella tenda di Rachele. 34Rachele aveva preso gli idoli e li aveva messi nella sella del cammello, poi vi si era seduta sopra, così Làbano frugò in tutta la tenda, ma non li trovò. 35Ella parlò al padre: «Non si offenda il mio signore se io non posso alzarmi davanti a te, perché ho quello che avviene di regola alle donne». Làbano cercò, ma non trovò gli idoli.
36Giacobbe allora si adirò e apostrofò Làbano, al quale disse: «Qual è il mio delitto, qual è il mio peccato, perché ti accanisca contro di me? 37Ora che hai frugato tra tutti i miei oggetti, che cosa hai trovato di tutte le cose di casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi parenti, e siano essi giudici tra noi due. 38Vent’anni ho passato con te: le tue pecore e le tue capre non hanno abortito e non ho mai mangiato i montoni del tuo gregge. 39Nessuna bestia sbranata ti ho portato a mio discarico: io stesso ne compensavo il danno e tu reclamavi da me il risarcimento sia di quanto veniva rubato di giorno sia di quanto veniva rubato di notte. 40Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo, e il sonno fuggiva dai miei occhi. 41Vent’anni sono stato in casa tua: ho servito quattordici anni per le tue due figlie e sei anni per il tuo gregge e tu hai cambiato il mio salario dieci volte. 42Se il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il Terrore di Isacco non fosse stato con me, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote; ma Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte egli ha fatto da arbitro».

 

L’autore narra di un intervento diretto di Dio nella vicenda di Labano. “In sogno” Dio gli dice di non litigare con Giacobbe.

Labano non litiga, ma contesta tutta la strategia di Giacobbe giudicandola inganno. E così è stato, nei fatti! Nell’agire di Giacobbe non troviamo violenza, ma inganno sì (tradotto) tornaconto personale.

Tra gli inganni che Giocobbe avrebbe operato (secondo Labano) ce n’è uno particolarmente odioso e poco rispettoso: Giacobbe o qualcuno del suo clan avrebbe “rubato i miei dèi”. [Ogni clan/famiglia ha dèi particolari]. E’ un gesto bruttissimo, perché toglie protezione divina al clan derubato.

Giacobbe giura  che dovrà morire  colui “presso il quale Labano troverà idoli”. “Giacobbe non sapeva che li aveva rubati Rachele”. [Quanti inganni! Quanti ingannatori ingannati!]. “Labano cercò (ovunque) ma non trovò gli idoli”.

E’ interessante e spiritualmente fecondo ascoltare la replica stizzita di Giacobbe. Replica che “legge” tutta la vicenda … a modo suo! Ma, una volta tanto, l’autore mostra che in definitiva è Dio che guida le cose. Mostra la nascosta ma operante presenza di Dio: noi diciamo il suo disegno.

Comincia così Giacobbe: “Vent’anni ho passato con te … “. Continua, presentandosi come una persona continuamente ingannata e perseguitata. Conclude (ed ecco la lettura teologica e spirituale che il lettore deve accogliere): “Se il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il Terrore di Isacco non fosse stato con me, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote”.

Infine dice questa frase riassuntiva che canta la misericordia di Dio e la sua attenzione agli afflitti e poveri: “Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte egli ha fatto da arbitro.” Cioè è intervenuto … facendo conoscere il suo giudizio (disegno). Vale a dire, prendendo posizione per me che sono povero e afflitto.

Alzati, torna nella terra della tua famiglia

Nov 30, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Genesi 31,1-23

1Giacobbe venne a sapere che i figli di Làbano dicevano: «Giacobbe si è preso tutto quello che aveva nostro padre e con quanto era di nostro padre si è fatto questa grande fortuna». 2Giacobbe osservò anche la faccia di Làbano e si accorse che verso di lui non era più come prima. 3Il Signore disse a Giacobbe: «Torna alla terra dei tuoi padri, nella tua famiglia e io sarò con te». 4Allora Giacobbe mandò a chiamare Rachele e Lia, in campagna presso il suo gregge, 5e disse loro: «Io mi accorgo dal volto di vostro padre che egli verso di me non è più come prima; ma il Dio di mio padre è stato con me. 6Sapete voi stesse che ho servito vostro padre con tutte le mie forze, 7mentre vostro padre si è beffato di me e ha cambiato dieci volte il mio salario; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male. 8Se egli diceva: “Le bestie punteggiate saranno il tuo salario”, tutto il gregge figliava bestie punteggiate; se diceva: “Le bestie striate saranno il tuo salario”, allora tutto il gregge figliava bestie striate. 9Così Dio ha sottratto il bestiame a vostro padre e l’ha dato a me. 10Una volta, nel tempo in cui il piccolo bestiame va in calore, io in sogno alzai gli occhi e vidi che i capri in procinto di montare le bestie erano striati, punteggiati e chiazzati. 11L’angelo di Dio mi disse in sogno: “Giacobbe!”. Risposi: “Eccomi”. 12Riprese: “Alza gli occhi e guarda: tutti i capri che montano le bestie sono striati, punteggiati e chiazzati, perché ho visto come ti tratta Làbano. 13Io sono il Dio di Betel, dove tu hai unto una stele e dove mi hai fatto un voto. Ora àlzati, parti da questa terra e torna nella terra della tua famiglia!”». 14Rachele e Lia gli risposero: «Abbiamo forse ancora una parte o una eredità nella casa di nostro padre? 15Non siamo forse tenute in conto di straniere da parte sua, dal momento che ci ha vendute e si è anche mangiato il nostro denaro? 16Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto a nostro padre è nostra e dei nostri figli. Ora fa’ pure quello che Dio ti ha detto».
17Allora Giacobbe si alzò, caricò i figli e le mogli sui cammelli 18e condusse via tutto il bestiame e tutti gli averi che si era acquistato, il bestiame che si era acquistato in Paddan‑Aram, per ritornare da Isacco, suo padre, nella terra di Canaan. 19Làbano era andato a tosare il gregge e Rachele rubò gli idoli che appartenevano al padre. 20Giacobbe eluse l’attenzione di Làbano, l’Arameo, non lasciando trapelare che stava per fuggire; 21così poté andarsene con tutti i suoi averi. Si mosse dunque, passò il Fiume e si diresse verso le montagne di Gàlaad.
22Il terzo giorno fu riferito a Làbano che Giacobbe era fuggito. 23Allora egli prese con sé i suoi parenti, lo inseguì per sette giorni di cammino e lo raggiunse sulle montagne di Gàlaad. 

 

In tutte le storie che abbiamo seguito fino ad ora notiamo: a) I patriarchi, pur dentro a grandi prove, diventano molto ricchi. Questo è visto come benedizione del Signore che realizza le sue promesse. b) D’altra parte, la ricchezza genera problemi, nuove situazioni, incomprensioni e conflitti. E’ il caso nostro di Giacobbe che, come gli altri, è diventato ricco con tanta fatica, ma anche con tanti inganni e … dovrà ancora soffrire!

La famiglia di Labano capisce bene che più Giacobbe si arricchisce, più essi sono spogliati dei loro beni. Il furbo Giacobbe nota benissimo il cambiamento e ne fa “il vero” motivo per tornare a casa. Anzi, è proprio il Signore (dice lui) che si inserisce in questa trama contorta dicendo: “Torna alla terra dei tuoi padri, nella tua famiglia e io sarò con te.”

Il ritorno a casa è nella sostanza una nuova fuga; come fu in sostanza una fuga la sua partenza. Tutto però dentro ad un disegno più grande, al quale il lettore viene ogni tanto richiamato.

Leggiamo con attenzione (e curiosità?) come è “organizzata” la partenza. Giacobbe, prima convince le sue due spose (sono tranquille, in pace?). Lo fa con una “lettura teologica” (un tantino rigida e di parte). Suona così: Dio è sempre stato con me, mentre gli uomini mi si sono sempre messi contro. E’ Dio, non io, (ecco la lettura teologica), è Dio che “ha sottratto il bestiame a vostro padre e lo ha dato a me … e mi dice di partire. Lo afferma con convinzione. richiamandosi a una rivelazione avuta in sogno. Le due spose ascoltano e dicono: “Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto a nostro padre è nostra e dei nostri figli. Ora fa’ pure quello che Dio ti ha detto.”

Il racconto prosegue e si conclude in questi termini: “Giacobbe condusse via tutto … per tornare da Isacco nella terra di Canaan … eluse l’attenzione di Labano, l’Arameo, non lasciando trapelare che stava per fuggire; così poté andarsene con tutti i suoi averi. Si mosse dunque, passò il Fiume e si diresse verso le montagne di Gàlaad.”

C’è furbizia, coraggio e audacia ma anche … tanto rischio!

Lasciami tornare a casa mia

Nov 29, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Genesi 30,25-43

Dopo che Rachele ebbe partorito Giuseppe, Giacobbe disse a Làbano: «Lasciami andare e tornare a casa mia, nella mia terra. 26Dammi le mogli, per le quali ti ho servito, e i miei bambini, perché possa partire: tu conosci il servizio che ti ho prestato». 27Gli disse Làbano: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi… Per divinazione ho saputo che il Signore mi ha benedetto per causa tua». 28E aggiunse: «Fissami il tuo salario e te lo darò». 29Gli rispose: «Tu stesso sai come ti ho servito e quanto sono cresciuti i tuoi averi per opera mia. 30Perché il poco che avevi prima della mia venuta è aumentato oltre misura, e il Signore ti ha benedetto sui miei passi. Ma ora, quando lavorerò anch’io per la mia casa?». 31Riprese Làbano: «Che cosa ti devo dare?». Giacobbe rispose: «Non mi devi nulla; se tu farai per me quanto ti dico, ritornerò a pascolare il tuo gregge e a custodirlo. 32Oggi passerò fra tutto il tuo bestiame; tu metti da parte ogni capo di colore scuro tra le pecore e ogni capo chiazzato e punteggiato tra le capre: sarà il mio salario. 33In futuro la mia stessa onestà risponderà per me; quando verrai a verificare il mio salario, ogni capo che non sarà punteggiato o chiazzato tra le capre e di colore scuro tra le pecore, se si troverà presso di me sarà come rubato». 34Làbano disse: «Bene, sia come tu hai detto!». 35In quel giorno mise da parte i capri striati e chiazzati e tutte le capre punteggiate e chiazzate, ogni capo che aveva del bianco, e ogni capo di colore scuro tra le pecore. Li affidò ai suoi figli 36e stabilì una distanza di tre giorni di cammino tra sé e Giacobbe, mentre Giacobbe pascolava l’altro bestiame di Làbano.
37Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di mandorlo e di platano, ne intagliò la corteccia a strisce bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami. 38Mise i rami così scortecciati nei canaletti agli abbeveratoi dell’acqua, dove veniva a bere il bestiame, bene in vista per le bestie che andavano in calore quando venivano a bere. 39Così le bestie andarono in calore di fronte ai rami e le capre figliarono capretti striati, punteggiati e chiazzati. 40Quanto alle pecore, Giacobbe le separò e fece sì che le bestie avessero davanti a loro gli animali striati e tutti quelli di colore scuro del gregge di Làbano. E i branchi che si era così formato per sé, non li mise insieme al gregge di Làbano.
41Ogni qualvolta andavano in calore bestie robuste, Giacobbe metteva i rami nei canaletti in vista delle bestie, per farle concepire davanti ai rami. 42Quando invece le bestie erano deboli, non li metteva. Così i capi di bestiame deboli erano per Làbano e quelli robusti per Giacobbe. 43Egli si arricchì oltre misura e possedette greggi in grande quantità, schiave e schiavi, cammelli e asini.

 

La nascita di Giuseppe da Rachele segna un una nuova svolta.

Giacobbe dice a Labano: “Lasciami andare e tornare a casa mia, nella mia terra. Dammi le mogli, per le quali ti ho servito, e i miei bambini, perché possa partire: tu conosci il servizio che ti ho prestato.” Come dire: io ho già pagato il prezzo di quello che ho ricevuto da te (mogli, figli, bestiami, beni … ); ora voglio “tornare a casa, nella mia terra (ma non come sono venuto)”. Terminerebbe così il tempo della fuga (secondo una tradizione) o del farsi una famiglia (secondo un’altra tradizione).

Labano ha capito che il Signore lo sta benedicendo per/con la presenza di Giacobbe, e fa di tutto perché Giacobbe resti … disposto ad accettare quanto Giocobbe fisserà (paga) per rimanere. Ma Giacobbe è disposto a rimanere, a non tornare nella sua terra … pur di stare bene?

E qui incomincia o riprende il cammino di “lotte”: lotta di Giacobbe in se stesso, lotta di Giacobbe con Labano, furbo e attaccato ai beni come Giacobbe. Lotta che si risolverà (ecco il disegno di Dio … dentro ai disegni pericolosi degli uomini!) nella fuga e nel ritorno di Giacobbe alla sua terra.

In che consiste la furbata di Giacobbe? Nell’appropriarsi piano piano di tutto il bestiame di Labano. Il modo col quale Giacobbe procede è macchinoso e rischioso (leggete i versetti 37-42 … vi auguro di capire!). Ma alla fine questo metodo porta frutto. L’autore/testo così conclude: “Giacobbe si arricchì oltre misura e possedette greggi in grande quantità, schiave e schiavi, cammelli e asini.”

Dio si ricordò di Rachele

Nov 28, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Genesi 30,1-24

Rachele, vedendo che non le era concesso di dare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!». 2Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?». 3Allora ella rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, partorisca sulle mie ginocchia cosicché, per mezzo di lei, abbia anch’io una mia prole». 4Così ella gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei. 5Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio. 6Rachele disse: «Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio». Per questo ella lo chiamò Dan. 7Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora e partorì a Giacobbe un secondo figlio. 8Rachele disse: «Ho sostenuto contro mia sorella lotte tremende e ho vinto!». E lo chiamò Nèftali.
9Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria schiava Zilpa e la diede in moglie a Giacobbe. 10Zilpa, la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio. 11Lia esclamò: «Per fortuna!» e lo chiamò Gad. 12Zilpa, la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a Giacobbe. 13Lia disse: «Per mia felicità! Certamente le donne mi chiameranno beata». E lo chiamò Aser.
14Al tempo della mietitura del grano, Ruben uscì e trovò delle mandragore, che portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia: «Dammi un po’ delle mandragore di tuo figlio». 15Ma Lia rispose: «Ti sembra poco avermi portato via il marito, perché ora tu voglia portare via anche le mandragore di mio figlio?». Riprese Rachele: «Ebbene, Giacobbe si corichi pure con te questa notte, ma dammi in cambio le mandragore di tuo figlio». 16La sera, quando Giacobbe arrivò dalla campagna, Lia gli uscì incontro e gli disse: «Da me devi venire, perché io ho pagato il diritto di averti con le mandragore di mio figlio». Così egli si coricò con lei quella notte. 17Il Signore esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto figlio. 18Lia disse: «Dio mi ha dato il mio salario, perché ho dato la mia schiava a mio marito». E lo chiamò Ìssacar. 19Lia concepì e partorì ancora un sesto figlio a Giacobbe. 20Lia disse: «Dio mi ha fatto un bel regalo: questa volta mio marito mi preferirà, perché gli ho partorito sei figli». E lo chiamò Zàbulon. 21In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina.
22Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda. 23Ella concepì e partorì un figlio e disse: «Dio ha tolto il mio disonore». 24E lo chiamò Giuseppe, dicendo: «Il Signore mi aggiunga un altro figlio!».

 

Sono molte le “lotte” che si avvicendano nella vita di Giacobbe: lotte sue personali, lotte di/da parenti … Oggi vediamo le “lotte delle due spose”, fatto drammatico come in ogni famiglia.

All’interno della giovane famiglia di Giacobbe appare subito quel veleno che tutto uccide e che si chiama “gelosia”. “Rachele, vedendo che non le era concesso di dare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!». Una vita senza figli, almeno per Rachele, equivale a “morte”. Per questo diventa ingrata e violenta verso Giacobbe. Giacobbe, poi, “si irritò contro Rachele. [La gelosia avvelena!]

Rachele, allora, agisce come Sara: affretta e conclude il suo progetto non attendendo il compiersi del lento e misterioso compiersi del progetto di Dio. Prima, dà la sua schiava a Giacobbe e così diventerà “madre vicaria”. Poi, con la scelta delle “mandragore” (pianta ritenuta afrodisiaca che essa ottiene ancora una volta con giochetti e scambi interessati) si aspetta risultati … Niente, anzi è proprio Lia che partorisce altri due figli e una figlia Dina.

Questo tortuoso e un po’ magico procedere delle due donne per avere figli, ha il suo esito pieno e pacificante quando … “Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la ascoltò e le aprì il (suo!) grembo”. Frutto del ricordo di Dio (e non delle trovate di Rachele) è il figlio Giuseppe. Il nome Giuseppe si apre a due significati: a) Dio ha tolto il mio disonore; b) Dio aggiunga un altro figlio.

Con la nascita di Giuseppe il racconto prenderà una svolta. Amato da Rachele e da Giacobbe, Giuseppe sarà odiato e invidiato dai fratelli. Dunque, Giuseppe è un grandissimo dono, un dono che imporrà una svolta feconda alla storia di Israele, non senza però passare attraverso la persecuzione del fratello “amato dal padre”.

Domenica 27 Novembre 2022 – I Avvento – Anno A

Nov 27, 2022 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Per accedere alla diretta streaming della S.MESSA delle 10.00 clicca qui

ANTIFONA DI INGRESSO:

A te, Signore, innalzo l’anima mia,
mio Dio, in te confido: che io non resti deluso!
Non trionfino su di me i miei nemici!
Chiunque in te spera non resti deluso. (Sal 24,1-3)

CANTO DI INGRESSO:

QUALE GIOIA

Rit. Quale gioia, mi dissero,
andremo alla casa del Signore,
Ora i piedi oh Gerusalemme
si fermano davanti a te.
Ora Gerusalemme
è ricostruita
come città salda,
forte e unita. Rit.
Salgono insieme
le tribù di Jahvè
per lodare il nome
del Signore d’Israele. Rit.
Là sono posti i seggi
della sua giustizia,
i seggi della casa,
della casa di Davide. Rit.

PRIMA LETTURA: Dal Libro del Profeta Isaia (Is 2,1-5)

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme.
Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE: Sal 121

Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi.

Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.

SECONDA LETTURA: Dalla Lettera ai Romani (Rm 13,11-14)

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Parola di Dio

Alleluja, Alleluja, Alleluja, Alleluja (2v)

Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.

Alleluja, Alleluja, Alleluja, Alleluja

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24, 37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

CANTO DI OFFERTORIO:

COME E’ GRANDE
Come è grande la tua bontà
che conservi per chi ti teme
e fai grandi cose
per chi ha rifugio in Te,
e fai grandi cose
per chi ama solo Te.
Come un vento silenzioso
ci hai raccolto dai monti e dal mare,
come un’alba nuova
sei venuto a me,
la forza del tuo braccio
mi ha voluto qui con sé.
Come è chiara
l’acqua alla tua fonte
per chi ha sete
ed è stanco di cercare,
sicuro ha ritrovato
i segni del tuo amore
che si erano perduti
nell’ora del dolore.
SVEGLIATI O
TU CHE DORMI
Rit. Svegliati, o tu che dormi,
destati dai morti
e Cristo Signore
risplenderà su di te!
Se un tempo eravate tenebra,
ora siete luce nel Signore.
Ed è per questo che è stato scritto:
Rit.
Non partecipate alle opere infruttuose
delle tenebre,
piuttosto cercate ciò
che è gradito al Signore.
Ed è per questo che è stato scritto:
Rit.
Tutte le cose che sono condannate
sono rivelate dalla luce,
perché tutto quello
che si manifesta è luce.
Ed è per questo che è stato scritto:
Rit.
Come è grande la tua bontà
che conservi per chi ti teme
e fai grandi cose
per chi ha rifugio in Te,
e fai grandi cose
per chi ama solo Te.

“PADRE NOSTRO che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.”

CANTO DI COMUNIONE:

SVEGLIATI O TU CHE DORMI
Rit. Svegliati, o tu che dormi,
destati dai morti
e Cristo Signore
risplenderà su di te!
Se un tempo eravate tenebra,
ora siete luce nel Signore.
Ed è per questo che è stato scritto:
Rit.
Non partecipate alle opere infruttuose
delle tenebre,
piuttosto cercate ciò
che è gradito al Signore.
Ed è per questo che è stato scritto:
Rit.
Tutte le cose che sono condannate
sono rivelate dalla luce,
perché tutto quello
che si manifesta è luce.
Ed è per questo che è stato scritto:
Rit.

CANTO FINALE:

MARANATHA
Rit: Maranatha, Maranatha,
vieni, vieni, Signore Gesù.
Il mondo attende la luce del tuo volto,
le sue strade sono solo oscurità,
rischiara i cuori di chi ti cerca,
di chi è in cammino incontro a te.
Rit.
Vieni per l’uomo che cerca la sua strada,
per chi soffre, per chi non ama più,
per chi non spera, per chi è perduto,
e trova il buio attorno a sé.
Rit.
Tu ti sei fatto compagno nel cammino,
ci conduci nel buio insieme a te,
tu pellegrino sei per amore,
mentre cammini accanto a noi.
Rit.

Scarica il libretto dei canti. Ti sarà molto utile in questo periodo in cui non si possono usare i libretti cartacei!

L’ingannatore è ingannato!

Nov 26, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Genesi 29,15-35

Poi Làbano disse a Giacobbe: «Poiché sei mio parente, dovrai forse prestarmi servizio gratuitamente? Indicami quale deve essere il tuo salario». 16Ora Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele. 17Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto, 18perciò Giacobbe s’innamorò di Rachele. Disse dunque: «Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore». 19Rispose Làbano: «Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me». 20Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni, tanto era il suo amore per lei.
21Poi Giacobbe disse a Làbano: «Dammi la mia sposa, perché i giorni sono terminati e voglio unirmi a lei». 22Allora Làbano radunò tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto. 23Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si unì a lei. 24Làbano diede come schiava, alla figlia Lia, la sua schiava Zilpa. 25Quando fu mattina… ecco, era Lia! Allora Giacobbe disse a Làbano: «Che cosa mi hai fatto? Non sono stato al tuo servizio per Rachele? Perché mi hai ingannato?». 26Rispose Làbano: «Non si usa far così dalle nostre parti, non si dà in sposa la figlia più piccola prima della primogenita. 27Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche l’altra per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni». 28E così fece Giacobbe: terminò la settimana nuziale e allora Làbano gli diede in moglie la figlia Rachele. 29Làbano diede come schiava, alla figlia Rachele, la sua schiava Bila. 30Giacobbe si unì anche a Rachele e amò Rachele più di Lia. Fu ancora al servizio di lui per altri sette anni.
31Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile. 32Così Lia concepì e partorì un figlio e lo chiamò Ruben, perché disse: «Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amerà». 33Concepì ancora e partorì un figlio, e disse: «Il Signore ha udito che io ero trascurata e mi ha dato anche questo». E lo chiamò Simeone. 34Concepì ancora e partorì un figlio, e disse: «Questa volta mio marito mi si affezionerà, perché gli ho partorito tre figli». Per questo lo chiamò Levi. 35Concepì ancora e partorì un figlio, e disse: «Questa volta loderò il Signore». Per questo lo chiamò Giuda. E cessò di avere figli.

 

Labano, fratello di Rebecca e quindi zio di Giacobbe, è chiamato “mio osso e mia carne”, cioè “parente/fratello”.

Curiosamente (furbescamente?) Labano imposta il rapporto con Giacobbe in termini di “prestazione”. Il fratello va trattato bene , ma … come salariato! Labano progetta anche il modo di “accasare” le sue due figlie (non era cosa per niente facile).

“Ora Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele. Lia aveva uno sguardo spento, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto.” Giacobbe si era innamorato di Rachele: la chiede come sposa prescrivendosi un prezzo: “sette anni di servizio”. Dopo questi sette anni (un tempo lungo ma che passò velocemente … tanto l’amava!) Giacobbe ottiene Rachele come sposa. La notte della festa di nozze con Rachele, Giacobbe scopre di essere stato “ingannato” da Labano: Rachele era stata scambiata (da Labano) con Lia.

Giacobbe è uno che … rende col suo lavoro di pastore. E così Labano lo vuole trattenere. Gli impone di stare con Lia una settimana (così tutti vedono che è sua vera moglie) e poi gli concede Rachele, a prezzo di altri sette anni di lavoro.

L’autore così fa seguito all’accaduto (che poteva essere – almeno per noi – considerato “matrimonio nullo”) e così commenta (con ovvietà): “Giacobbe si unì anche a Rachele e amò Rachele più di Lia”.

Ma c’è anche il commento di Dio, ed è molto diverso! Dio ama i piccoli e i disprezzati. Nel linguaggio del tempo la moglie non amata o accolta perché si era costretti era detta “odiata” (noi diremmo “trascurata”). Dio che ama i piccoli e i disprezzati … “aprì il grembo di Lia”. Le nascono figli ai quali dà nomi significativi: suonano come un grido, una domanda di amore e considerazione.

I nomi sono: Ruben, così interpretato “Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amerà”; Simone “Il Signore ha udito che io ero trascurata e mi ha dato anche questo”; Levi “Questa volta mio marito mi si affezionerà, perché gli ho partorito tre figli”.

Alla fine (quarto figlio) il nome del figlio non ha nulla di polemico o rivendicativo. E’ Giuda che significa letteralmente:” Questa volta loderò il Signore”. “Poi cessò di avere figli”.

Col quarto figlio e con la lode al Signore, Lia avverte un compimento. E’ pienamente donna, sposa, madre. Per questo … “loderò il Signore (Giuda)”.

Quando Giacobbe vide Rachele …

Nov 25, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Genesi 29,1-14

Giacobbe si mise in cammino e andò nel territorio degli orientali. 2Vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame distese vicino, perché a quel pozzo si abbeveravano le greggi. Sulla bocca del pozzo c’era una grande pietra: 3solo quando tutte le greggi si erano radunate là, i pastori facevano rotolare la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al suo posto sulla bocca del pozzo. 4Giacobbe disse loro: «Fratelli miei, di dove siete?». Risposero: «Siamo di Carran». 5Disse loro: «Conoscete Làbano, figlio di Nacor?». Risposero: «Lo conosciamo». 6Poi domandò: «Sta bene?». Risposero: «Sì; ecco sua figlia Rachele che viene con il gregge». 7Riprese: «Eccoci ancora in pieno giorno: non è tempo di radunare il bestiame. Date da bere al bestiame e andate a pascolare!». 8Ed essi risposero: «Non possiamo, finché non si siano radunate tutte le greggi e si rotoli la pietra dalla bocca del pozzo; allora faremo bere il gregge».
9Egli stava ancora parlando con loro, quando arrivò Rachele con il bestiame del padre; era infatti una pastorella. 10Quando Giacobbe vide Rachele, figlia di Làbano, fratello di sua madre, insieme con il bestiame di Làbano, fratello di sua madre, Giacobbe, fattosi avanti, fece rotolare la pietra dalla bocca del pozzo e fece bere le pecore di Làbano, fratello di sua madre. 11Poi Giacobbe baciò Rachele e pianse ad alta voce. 12Giacobbe rivelò a Rachele che egli era parente del padre di lei, perché figlio di Rebecca. Allora ella corse a riferirlo al padre. 13Quando Làbano seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella, gli corse incontro, lo abbracciò, lo baciò e lo condusse nella sua casa. Ed egli raccontò a Làbano tutte queste vicende. 14Allora Làbano gli disse: «Davvero tu sei mio osso e mia carne!». Così restò presso di lui per un mese.

 

Accompagniamo il viaggio/prova di Giacobbe.

Il viaggio va in direzione opposta a quello che fece Abramo, ma in un certo senso è un viaggio che ritorna alle radici antiche: l’Oriente (dove vive l’umanità intera).

Il pozzo che Giacobbe vede (quanti racconti hanno come centro il pozzo!) diventa non solo luogo di ristoro e ripresa, ma di incontro, e di incontro amicale/sponsale.

Attorno a questo pozzo ci sono pastori/mercenari poco impegnati, anzi, un po’ fannulloni. Aspettano che arrivino altri per rotolare la pietra molto grande (ma è soltanto la metà del giorno e non è il tempo di abbeverare, ma di pascolare ancora).

Giunge Rachele. Giacobbe “la vide” … già come sorella sposa! Mentre il servo di Abramo aspettò che Rachele desse da bere a lui e ai cammelli, qui, abbiamo che è Giacobbe a … fare tutto! Fa rotolare la pietra grande del pozzo … da solo, fa bere le pecore, bacia Rachele (è il bacio tra parenti come accoglienza), piange di commozione e … racconta!. E’ scritto a conclusione: “Giacobbe rimase con Laban un mese”.

La vista di Rachele dà a Giacobbe tanta forza, quanta occorre a molti pastori per rotolare la grande pietra. La vista/amore dà forza per superare ogni tribolazione futura. Vedendo e amando si riesce a fare l’impossibile!

Il Signore sarà il mio Dio

Nov 24, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Genesi 28,10-22

Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. 11Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese là una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. 12Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. 13Ecco, il Signore gli stava davanti e disse: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo, tuo padre, e il Dio di Isacco. A te e alla tua discendenza darò la terra sulla quale sei coricato. 14La tua discendenza sarà innumerevole come la polvere della terra; perciò ti espanderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E si diranno benedette, in te e nella tua discendenza, tutte le famiglie della terra. 15Ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questa terra, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che ti ho detto».
16Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo». 17Ebbe timore e disse: «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo». 18La mattina Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità. 19E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz.
20Giacobbe fece questo voto: «Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, 21se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. 22Questa pietra, che io ho eretto come stele, sarà una casa di Dio; di quanto mi darai, io ti offrirò la decima».

“Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran.”. Letteralmente: Giacobbe uscì (partire è sempre un uscire da) e andò (è sempre un andare a, e non un qualsiasi girovagare).

Lo stile peregrino (spirituale) di Giacobbe è quello di un fuggitivo (emigrante?), per giunta povero. Non ha nemmeno un luogo di rifugio sicuro. E, diversamente dal servo di Abramo che va a prendere Rebecca come sposa di Isacco, non ha servi e cammelli e ori … Giacobbe è veramente solo!

Proprio per questo gli si fa compagno lo stesso Dio “in visione. Gli dice: “Io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai. Poi ti farò tornare in questa terra … non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che ti ho detto.”. [Il Signore è in ogni luogo, però capita anche a noi (come Giacobbe) di dire spesso “non lo sapevo”.

Abramo e Isacco hanno eretto altari. Giacobbe invece “prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità. E chiamò quel luogo Betel (casa di el/dio). Crea, cioè, certamente un luogo di sacrificio (si offrirà la decima), ma è soprattutto una “Casa di Dio”.

Di un Dio che è con te, cammina con te, ti protegge … camminando con te! Giacobbe ha fede: è certo cioè che il Signore Dio sarà fedele. Per questo fa un voto: si promette “sposo, amico, alleato” del Dio che cammina con lui. Insomma, si lascerà legare e si legherà al Signore … nella sua fuga, che si manifesterà come una lunga e dura prova.