Sapienza 14,1-11
Anche chi si dispone a navigare e a solcare onde selvagge invoca un legno più fragile dell’imbarcazione che lo porta. Questa infatti fu inventata dal desiderio di guadagni e fu costruita da una saggezza artigiana; ma la tua provvidenza, o Padre, la pilota, perché tu tracciasti un cammino anche nel mare e un sentiero sicuro anche fra le onde, mostrando che puoi salvare da tutto, sì che uno possa imbarcarsi anche senza esperienza. Tu non vuoi che le opere della tua sapienza siano inutili; per questo gli uomini affidano la loro vita anche a un minuscolo legno e, avendo attraversato i flutti su una zattera, furono salvati.
Infatti, anche in principio, mentre perivano i superbi giganti, la speranza del mondo, rifugiatasi in una zattera e guidata dalla tua mano, lasciò al mondo un seme di nuove generazioni. Benedetto è il legno per mezzo del quale si compie la giustizia, maledetto invece l’idolo, opera delle mani, e chi lo ha fatto; questi perché lo ha preparato, quello perché, pur essendo corruttibile, è stato chiamato dio.
Perché a Dio sono ugualmente in odio l’empio e la sua empietà; l’opera sarà punita assieme a chi l’ha compiuta. Perciò ci sarà un giudizio anche per gli idoli delle nazioni, perché fra le creature di Dio sono diventati oggetto di ribrezzo, e inciampo per le anime degli uomini, e laccio per i piedi degli stolti.
Dopo l’approccio con “l’artigiano” e la sua preghiera (visto ieri), l’autore viene a parlare dell’attività e della preghiera dell’uomo “navigatore” o “commerciante” o “imprenditore”. Chi si dispone a navigare “invoca un legno più fragile dell’imbarcazione che lo porta (è la statuetta che è posta a prua del battello)”.
La nave “è stata inventata dal desiderio di guadagni e costruita da una saggezza artigiana”, ma è Dio (qui, chiamato “Padre”) a sostenerla, pilotarla e a “salvarla” dalle onde. [Le onde sono una potenza cosmica invincibile!] Con questo (commenta l’autore) si vuol mostrare che “tu, Padre, puoi salvare da tutto, sicché anche un inesperto può imbarcarsi”, percorrendo le “strade” che tu hai predisposto anche nel mare. [Noi siamo i fragili navigatori nel grande e minaccioso mare della storia, ma saremo salvati se percorreremo le “strade” che Dio ha preparato, facendo uso dei mezzi (“legno da poco/zattera”) che Dio ha predisposto, e non fidandoci degli idoli fatti da noi]]
L’autore antico, che ha la consapevolezza della stragrande potenza dell’oceano e ne ha paura o addirittura venerazione, si mostra felicemente sorpreso che un “piccolo legno o legno da poco” possa salvare dal minaccioso mostro che è l’oceano. Dio Padre vuole che “le opere della tua sapienza (le navi) non siano inutili”. “Per questo gli uomini affidano la loro vita anche a un minuscolo legno e, avendo attraversato i flutti su una zattera, furono salvati”.
L’insistenza sul “piccolo legno o legno da poco” rimanda ai fatti di Noè (chiamato “speranza del mondo”). Un tempo quando il mondo stava per scomparire a causa della sua malvagità e per questo fu aggredito dal diluvio (oceano), “la speranza del mondo (Noè), rifugiatasi in una zattera e guidata dalla tua mano, lasciò al mondo un seme di nuove generazioni”. “Benedetto il legno per mezzo del quale si compie la giustizia”, cioè la volontà di Dio. [Oltre che pensare alla nave di Noè, noi cristiani non possiamo non pensare al … legno della croce]
Dunque, c’è un legno che dà salvezza. Ma … “maledetto l’idolo, opera delle mani, e chi lo ha fatto”. C’è una comunione forte (simbiosi) tra l’idolo e colui che l’ha fatto, tanto che la Scrittura arriva a dire: “a Dio sono ugualmente in odio l’empio e la sua empietà”. Noi sappiamo bene che Dio non odia nessuno: qui, odiare significa giudicare. Dio non odia, ma … giudica l’idolo e chi l’ha prodotto. Producendolo, l’uomo ne ha fatto una fonte di guadagno, ma nello stesso tempo ha dovuto farsi schiavo dell’idolo e così … allontanare Dio dal suo cuore. [La Scrittura e anche il Vangelo descrivono spesso questa operazione con la parola “odio” … i sentimenti non c’entrano niente, meno che meno quando ci si riferisce a Dio!]