Salutatevi con una bacio d’amore

Mag 19, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Pietro 5,6-14

Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno, 7riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. 8Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. 9Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo.
10E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. 11A lui la potenza nei secoli. Amen!
12Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, che io ritengo fratello fedele, per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio. In essa state saldi! 13Vi saluta la comunità che vive in Babilonia e anche Marco, figlio mio. 14Salutatevi l’un l’altro con un bacio d’amore fraterno. Pace a voi tutti che siete in Cristo!

 

Dopo aver parlato dell’ordine (sottomissione) che deve realizzarsi nei servizi/compiti particolari, Pietro si rivolge a tutti così: “Piegatevi sotto la potente mano di Dio … affidando a lui tutte le vostre preoccupazioni”. E aggiunge: “perché egli ha cura di voi”. E l’invito alla vera sottomissione, quella che non può essere strumentalizzata da uno o da un altro, da un gruppo o da un altro … La sottomissione vera in definitiva è la sottomissione alla volontà di Dio, di un Dio che “si prende cura di voi”. Quindi … fidatevi, affidatevi!

Attenzione, però. Questo processo di sottomissione non è facile e spedito. C’è un nemico, il diavolo, che vi gira attorno. Sue armi sono l’inganno, la superbia, l’odio. Voi avete un’arma sola: la fede, che è fiducia o affidamento a Dio. La vostra lotta/sofferenza è subita da tanti nel mondo: non siete gli unici e non sentitevi eroi!

Verrà il tempo pieno della pace. Ora voi vivete il tempo precario della sofferenza. Ma è soltanto … “un po’ (in greco: òligo)”. Questo un po’ si riferisce a tutta la vita terrena, e non a un momento particolare che … passa. Passa soltanto quando Dio “vi chiamerà a partecipare alla sua gloria eterna in Cristo Gesù”.

La lettera ha come “autore” Pietro, ma come “scrittore” Silvano, chiamato “fratello fedele/fidato”.

“La comunità cristiana che abita in questa Babilonia vi saluta” [Babilonia: nome simbolico di Roma?] Comunque … è l’Occidente che saluta l’Oriente!

“Vi saluta anche Marco”, chiamato “mio figlio” [autore del secondo vangelo scritto?]

L’ultima parte invita a salutarci a vicenda … noi lettori! “Salutatevi a vicenda con un bacio fraterno (lett: bacio d’amore/agape = amore vero).

Infine. “Pace a voi tutti che appartenete a Cristo”. E’ la pace che viene da Cristo morto e risorto e che ci fa appartenere a lui nel percorso, nel “poco” che è tutta l’esperienza della nostra vita.

Testimone delle sofferenze di Cristo

Mag 18, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Pietro 5,1-5

Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: 2pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, 3non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. 4E quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.
5Anche voi, giovani, siate sottomessi agli anziani. Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili.

 

Pietro, che si era definito semplicemente ma solennemente “apostolo di Gesù Cristo” (1,1) ora così si presenta: “Anziano (presbitero) come loro, testimone (martire) delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che si manifesterà”.

Dunque. Pietro (o l’autore della lettera) è l’anziano che testimonia il vangelo e guida la comunità portando in sé le sofferenze di Cristo. L’anziano, il presbitero è un perseguitato come tutta la sua comunità!

Le prime comunità erano custodite da un consiglio di anziani o presbiteri (preti). A questi anziani, che sono stati eletti dal popolo, Pietro raccomanda alcuni punti

  1. a) Siete pastori, e allora dovete “pascere il gregge di Dio che vi è affidato”. Il gregge (comunità) vi è affidato, non è vostro!
  2. b) Come nutrire e crescere questo popolo? Occorrono disposizioni, come: avere voglia di farlo; avere un animo generoso che si dona e non cercare interessi; non sentirsi padroni del gregge (in greco è clero=sorteggiati da Dio!); farsi modelli del gregge, che vuol dire essere una … vera e buona pecora! Da ultimo. Ora siete partecipi delle sofferenze di Cristo, la gloria la riceverete quando apparirà il pastore supremo (in greco arcipastore).

Ai giovani è chiesto di essere sottomessi. Per giovani non si intende l’anagrafe, ma il servizio: coloro che hanno ricevuto un compito da svolgere (principianti? collaboratori nuovi?).

Come si vede dall’insieme dei testi letti, Pietro insiste sul dono e sulla forza che rappresenta la persecuzione/sofferenza in ordine alla testimonianza di Cristo. E’ il distintivo, assieme all’amore fraterno, che ci qualifica come discepoli di Cristo.

Non meravigliatevi della persecuzione

Mag 17, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Pietro 4,12-19

Carissimi, non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi per mettervi alla prova, come se vi accadesse qualcosa di strano. 13Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. 14Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria, che è Spirito di Dioriposa su di voi. 15Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore o delatore. 16Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; per questo nome, anzi, dia gloria a Dio.
17È questo il momento in cui ha inizio il giudizio a partire dalla casa di Dio; e se incomincia da noi, quale sarà la fine di quelli che non obbediscono al vangelo di Dio? 18se il giusto a stento si salverà, che ne sarà dell’empio e del peccatore? 19Perciò anche quelli che soffrono secondo il volere di Dio, consegnino la loro vita al Creatore fedele, compiendo il bene.

Ritorna il dato storico di fondo: le comunità dei discepoli della diaspora/disseminazione non avevano vita facile nel mondo dei pagani o di altre fedi. Dice infatti Pietro: “Carissimi (sarebbe sempre meglio tradurre “amati”) non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi, come se vi accadesse qualcosa di strano”.

Dunque, c’è la persecuzione, ma è … “per mettervi alla prova”. Non è destino, non è puntigliosità di un Dio magistrato, ma reale anche se misteriosa “comunione/partecipazione alle sofferenze di Cristo”. “Rallegratevi” … fin d’ora! Gioia che sarà piena quando il Cristo si rivelerà nella sua gloria e non più nella sua croce/morte.

Il “nome di Cristo” (il suo essere, la sua identità un tempo non riconosciute, anzi insultati) questo “nome” deve trovare incarnazione nella vostra vita. Lo Spirito santo, Spirito della gloria e di Dio, lo Spirito che abita in voi vi darà la forza. E allora sarete “beati”: beati/felici perché sperimentate la comunione vera col Cristo crocifisso che ora è nella gloria, ma vi sta accanto.

C’è anche un risvolto concreto e una raccomandazione pertinente: “Nessuno di voi si metta in condizione di subire castighi perché è assassino o ladro o delinquente o spione. Ma se uno soffre perché è cristiano, allora non abbia vergogna. Anzi ringrazi Dio di portare questo nome”. [E’ usato il nome/titolo “christianos=cristiano. I primi discepoli venivano chiamati: fratelli, santi, amati … Cristiano, dal punto di vista dei pagani, poteva avere anche un segno negativo]

Pietro vede nella prova che è la persecuzione un giudizio di Dio. Giudizio inteso come test di fedeltà a Dio. Al ritorno del Signore, i discepoli che avranno sofferto per Cristo non avranno a temere, perché saranno riconosciuti come “quelli che hanno sofferto secondo il volere di Dio” e sono … testati!

Conservate tra voi un amore forte

Mag 16, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Pietro 4,7-11

La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. 8Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati. 9Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. 10Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. 11Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!

 

Il richiamo al “giudizio di Dio” (vedi testo precedente) porta ad una affermazione radicale e audace: “La fine di tutte le cose è giunta”. “Fine” va intesa come “compimento” e non come distruzione.

Il compimento è dato dalla presenza nel mondo del Figlio di Dio, Gesù. In lui, tutto è arrivato al compimento e quindi tutto acquista il suo senso vero e ultimo. Non è più il tempo o i tempi, il regno o i regni transitori che segnano la fine/compimento, ma il mistero pasquale di Cristo. Il tempo è segnato dalla “sua ora”: morte, risurrezione, dono dello Spirito. E da questa “ora” prende avvio il tempo ultimo, il compimento di ogni cosa.

Perciò, dice Pietro, “siate giudiziosi/sapienti” … cosa che solo la preghiera vi donerà. Ma soprattutto: “Conservate tra voi un amore forte”. Sarà proprio questo amore forte che vi preparerà al giudizio di Dio, nel senso che sarà questo amore che “cancellerà una moltitudine di (vostri) peccati”.

Aggiunge: “Praticate l’ospitalità, senza mormorare”. Si tratta dell’ospitalità (mettere a disposizione un luogo) in ordine al servizio del culto ecclesiale, e in ordine al passaggio di discepoli che annunciavano il vangelo.

Conclude col richiamo ai servizi. Il servizio è un “carisma/dono”. Cioè, non va assimilato al semplice e più che lodevole volontariato, ma a una vera “amministrazione/dispensazione della grazia di Dio” [letteralmente “buoni economi della grazia di Dio”]. La grazia, il bene è di Dio: noi siamo soltanto amministratori. Dio ti dona e per questo ti … assume al suo servizio!

Il servizio poi scorre in varie direzioni: diffondere la parola di Dio, curare i bisognosi … In tutto e sempre “sia data gloria a Dio, per mezzo di Gesù Cristo”

Domenica 15 Maggio 2022 – V Tempo Pasqua – Anno C – Prime Comunioni (secondo turno)

Mag 15, 2022 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

“Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie;
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia. Alleluia. (Sal 97,1-2).”

CANTO DI INGRESSO:

CHI INVOCHERA’ IL MIO NOME SARA’ SALVATO
1. Ed avverrà che Io effonderò
Sopra ogni carne il Mio Spirito d’amore.
E diverran profeti i figli tuoi, i vecchi
avranno sogni e i giovani visioni.
Rit. E chi invocherà il mio nome
sarà salvo, perché in Sion
ed in Gerusalemme salvezza ci sarà.
2. E ci saran prodigi in terra e in cielo:
manderò dei segni in sangue, fuoco e fumo,
in tenebra il sole cambierò
e la luna in sangue io trasformerò. Rit.
3. Ed in quei giorni anche sugli schiavi
E sulle tue schiave il mio spirito porrò;
ed avverranno tutte queste cose
prima che venga il mio giorno grande e spaventoso. Rit.

GLORIA NELL’ALTO DEI CIELI
(GEN VERDE)
Gloria, gloria a Dio
Gloria, gloria nell’alto dei cieli
Pace in terra agli uomini di buona
volontà.
Gloria!
Noi ti lodiamo, ti benediciamo,
ti adoriamo, glorifichiamo te,
ti rendiamo grazie per la tua immensa gloria.
Signore Dio, gloria!
Re del cielo, gloria!
Dio Padre, Dio Onnipotente, gloria!
Gloria, gloria a Dio…
Signore Figlio Unigenito, Gesù Cristo,
Signore, Agnello di Dio, Figlio del Padre,
Tu che togli i peccati del mondo
abbi pietà di noi.
Tu che togli i peccati del mondo
accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre
abbi pietà di noi.
Gloria, gloria a Dio…
Perché Tu solo il Santo, il Signore,
Tu solo l’Altissimo Cristo Gesù
con lo Spirito Santo nella gloria del Padre.
Gloria, gloria a Dio…

PRIMA LETTURA: Dagli Atti degli Apostoli (At 14,21-27)

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».
Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto.
Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE: Sal 144

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.

SECONDA LETTURA: Dall’Apocalisse di San Giovanni Apostolo (Ap 21,1-5)

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più.
E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

Parola di Dio

Alleluja, Alleluja, Lodate il Signore! (2v)

Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Alleluja, Alleluja, Lodate il Signore! (2v)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,31-35)

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Parola del Signore

CANTO DI OFFERTORIO:

FRUTTO DELLA NOSTRA TERRA
Frutto della nostra terra,
del lavoro di ogni uomo:
pane della nostra vita,
cibo della quotidianità.
Tu che lo prendevi un giorno,
lo spezzavi per i tuoi,
oggi vieni in questo pane,
cibo vero dell’umanità.
E sarò pane, e sarò vino
nella mia vita,
nelle tue mani.
Ti accoglierò dentro di
me,
farò di me un’offerta viva, 

un sacrificio gradito a Te.
Frutto della nostra terra,
del lavoro di ogni uomo:
vino delle nostre vigne,
sulla mensa dei fratelli tuoi
Tu che lo prendevi un giorno,
lo bevevi con i tuoi,
oggi vieni in questo vino
e ti doni per la vita mia. RIT

“PADRE NOSTRO che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.”

CANTI DI COMUNIONE:

COME FUOCO VIVO
Rit. Come fuoco vivo si accende in noi
un’immensa felicità
che mai più nessuno ci toglierà
perché tu sei ritornato.
Chi potrà tacere da ora in poi
che sei Tu in cammino con noi,
che la morte è vinta per sempre, che
ci hai ridonato la vita?
Spezzi il pane davanti a noi
mentre il sole è al tramonto:
ora gli occhi ti vedono,
sei tu! Resta con noi. Rit.
E per sempre ti mostrerai
in quel gesto d’amore:
mani che ancora spezzano
pane d’eternità. Rit.

SU ALI D’AQUILA
(dal Salmo 90)
Tu che abiti al riparo del Signore
e che dimori alla sua ombra
dì al Signore: “Mio rifugio,
mia roccia in cui confido”.
Rit. E ti rialzerà, ti solleverà,
su ali d’aquila ti reggerà
sulla brezza dell’alba
ti farà brillar come il sole,
così nelle sue mani vivrai.
Dal laccio del cacciatore ti libererà
e dalla carestia che distrugge.
Poi ti coprirà con le sue ali
e rifugio troverai. Rit.
Non devi temere i terrori della notte
né freccia che vola di giorno,
mille cadranno al tuo fianco,
ma nulla ti colpirà. Rit.
Perché ai suoi angeli ha dato un comando
di preservarti in tutte le tue vie.
Ti porteranno sulle loro mani,
contro la pietra non inciamperai. Rit.
Rit. 2 E ti rialzerò, ti solleverò,
su ali d’aquila ti reggerò
sulla brezza dell’alba
ti farò brillar come il sole,
così nelle mie mani vivrai.

CANTO FINALE:
TI RINGRAZIO
Amatevi l’un l’altro come Lui ha amato voi
e siate per sempre suoi amici,
e quello che farete al più piccolo fra voi,
credete: l’avete fatto a Lui.
Rit. Ti ringrazio, mio Signore,
non ho più paura, perché
con la mia mano nella mano
degli amici miei,
cammino fra la gente
della mia città,
e non mi sento più solo,
non sento la stanchezza,
guardo dritto avanti a me
perché sulla mia strada ci sei Tu.
Se amate veramente perdonatevi fra voi,
nel cuore di ognuno ci sia pace;
il Padre che è nei cieli vede tutti i figli suoi:
con gioia a voi perdonerà. Rit.
Sarete suoi amici se vi amate fra di voi,
e questo è tutto il suo vangelo
l’amore non ha prezzo, non misura ciò che dà
l’amore confini non ne ha. Rit.

Scarica il libretto dei canti. Ti sarà molto utile in questo periodo in cui non si possono usare i libretti cartacei!

Chi ha sofferto nel corpo ha rotto col peccato

Mag 14, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Pietro 4,1-6

Avendo Cristo sofferto nel corpo, anche voi dunque armatevi degli stessi sentimenti. Chi ha sofferto nel corpo ha rotto con il peccato, 2per non vivere più il resto della sua vita nelle passioni umane, ma secondo la volontà di Dio. 3È finito il tempo trascorso nel soddisfare le passioni dei pagani, vivendo nei vizi, nelle cupidigie, nei bagordi, nelle orge, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli. 4Per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione, e vi oltraggiano. 5Ma renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti. 6Infatti anche ai morti è stata annunciata la buona novella, affinché siano condannati, come tutti gli uomini, nel corpo, ma vivano secondo Dio nello Spirito.

 

Pietro aveva legato la sofferenza (leggi persecuzione) a Cristo “anche lui morto … giusto per gli ingiusti”. Nel brano di oggi Pietro sviluppa questa affermazione.

“Cristo ha sofferto nel corpo” significa che ha sofferto davvero nella sua vita terrena (quando era nel corpo). Anche per noi il soffrire nel corpo significa soffrire davvero nella nostra vita terrena o se si vuole nella storia. [Non credo si debba pensare solo a sofferenze corporali/fisiche. Meglio aprire al tema della persecuzione, rifiuto, solitudine, e-straneità … ]

Ebbene, questo tipo di sofferenza ha permesso o provocato la rottura col peccato. Non significa che non facciamo più dei peccati, ma che possiamo realizzare uno stile di vita totalmente diverso, nuovo (rottura dunque!).

Dice chiaramente Pietro: “È finito il tempo trascorso nel soddisfare le passioni dei pagani, vivendo nei vizi, nelle cupidigie, nei bagordi, nelle orge, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli. Per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione, e vi oltraggiano”. Dice appunto: “per questo vi oltraggiano” … ecco il tema e il perché della persecuzione.

C’è da chiedersi: avviene proprio così nella mia vita o nella vita della chiesa?

 

P.S.

Il versetto 6 è molto difficile e diversamente inteso. Facendo una parafrasi (non è una nuova traduzione) io lo intendo così. Anche a noi che eravamo morti per il peccato è stata annunciata la buona novella. Abbiamo ricevuto il giudizio di Dio (non è bene tradurre … condanna) nella nostra vita terrena (leggi, persecuzione, estraneità … ). E’ per questa via che si mostra che abbiamo rotto col peccato e con questo mondo. Ora viviamo secondo Dio nello Spirito, proprio come Cristo che “morì nella carne, ma fu reso vivo nello Spirito”. Insomma, la buona novella annunciata ai morti … prima di noi, è di fatto annunciata ai morti … che siamo noi oggi. E per questo annuncio, accolto in situazione di persecuzione/estraneità, noi siamo resi vivi nello Spirito.

 

Acqua immagine del battesimo che ora salva voi

Mag 13, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Pietro 3,13-22

E chi potrà farvi del male, se sarete ferventi nel bene? 14Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non sgomentatevi per paura di loro e non turbatevi, 15ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. 16Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. 17Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, 18perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. 19E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, 20che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua. 21Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. 22Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.

 

“Siete stati chiamati da Dio per avere in eredità la sua benedizione”.

Ma – sembra dire la comunità dei discepoli stranieri e per giunta perseguitata – c’è gente che ci fa del male. Risposta di Pietro: “Chi potrà farvi del male, se voi sarete sempre impegnati a fare del bene?”

C’è addirittura – continua la comunità – qualcuno che ci fa soffrire perché facciamo del bene”. Non abbiate paura, dice Pietro, continuate a testimoniare Cristo Signore. Ma non fatelo con arroganza o pretesa, piuttosto con una coscienza buona e con un comportamento mite e rispettoso. Sarà “la vostra buona condotta in Cristo (= da cristiani) la risposta più convincente.

Conclude Pietro: “Se (poiché) questa è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male”. Questo, non per vittimismo o eroismo, ma perché abbiamo avuto l’esempio da Cristo stesso. Cristo, non solo ha sofferto, ma è morto per noi: “lui, giusto per gli ingiusti”.

Così facendo, Cristo vi ha ricondotto a Dio. Non solo voi, ma tutti gli uomini che … lo avevano rifiutato. Pietro si richiama a Noè e altri otto che furono salvati dall’acqua. La salvezza ora ha il suo inizio nel battesimo, prefigurato appunto dall’acqua del diluvio.

Battesimo che Pietro così descrive. “Quest’acqua era una immagine del battesimo che ora salva voi. Il battesimo non è un lavaggio del corpo, per togliere via lo sporco; è invece una invocazione a Dio (noi diremmo un sacramento) fatta con buona coscienza. Il battesimo vi salva perché Cristo è risorto. Egli ora è in cielo, accanto a Dio, e regna sopra tutti gli angeli, le forse e le potenze celesti”.

Tutti concordi, misericordiosi, umili

Mag 12, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Pietro 3,1-12

Allo stesso modo voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti, perché, anche se alcuni non credono alla Parola, vengano riguadagnati dal comportamento delle mogli senza bisogno di discorsi, 2avendo davanti agli occhi la vostra condotta casta e rispettosa. 3Il vostro ornamento non sia quello esteriore – capelli intrecciati, collane d’oro, sfoggio di vestiti – 4ma piuttosto, nel profondo del vostro cuore, un’anima incorruttibile, piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio. 5Così un tempo si ornavano le sante donne che speravano in Dio; esse stavano sottomesse ai loro mariti, 6come Sara che obbediva ad Abramo, chiamandolo signore. Di lei siete diventate figlie, se operate il bene e non vi lasciate sgomentare da alcuna minaccia.
7Così pure voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: così le vostre preghiere non troveranno ostacolo.
8E infine siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili. 9Non rendete male per male né ingiuria per ingiuria, ma rispondete augurando il bene. A questo infatti siete stati chiamati da Dio per avere in eredità la sua benedizione.
10Chi infatti vuole amare la vita
e vedere giorni felici
trattenga la lingua dal male
e le labbra da parole d’inganno,
11eviti il male e faccia il bene,
cerchi la pace e la segua,
12perché gli occhi del Signore sono sopra i giusti
e le sue orecchie sono attente alle loro preghiere;
ma il volto del Signore è contro coloro che fanno il male.

 

“Allo stesso modo … ”. L’espressione vuole porre il rapporto marito/moglie nella prospettiva di quanto è stato detto precedentemente. E cioè, c’è una struttura storico-culturale nella quale il cristiano vive, struttura che va “rispettata” … sempre che non pretenda di essere adorata come Dio! La struttura coniugale di allora (e anche oggi, tante volte) poneva la donna in stato di oggettiva dipendenza/sottomissione. [Non sempre era così]

Dunque il rapporto giusto all’interno del matrimonio cristiano va giocato sulla “condotta/comportamento” e non su princìpi assoluti. Condotta che può addirittura portare a … “guadagnare” il marito non credente.

Al riguardo, Pietro insiste non tanto sulla esibizione quanto all’abbigliamento, piuttosto su un abbigliamento o “uomo interiore” fatto di “mitezza e tranquillità”.

C’è poi un … “allo stesso modo” anche per i mariti. L’espressione va intesa però all’incontrario di come era inteso e vissuto (spesso) il rapporto  marito/moglie nell’epoca romano ellenistica.

Ai mariti (cristiani) è chiesto di “abitare insieme alla moglie con intelligenza”, di “dare loro onore in quanto partecipano con voi della grazia della vita”. Facciano attenzione i mariti, perché questo è il modo giusto per poter … pregare assieme. Lo stile comportamentale pratico degli sposi aiuta davvero e molto per la … preghiera assieme.

Osservazione conclusiva valida per tutti. Semplicemente riscrivo i versetti 8 e 9: non hanno bisogno di “accompagnamento”, se non di essere “letti e meditati … assieme”. “E infine siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili. Non rendete male per male né ingiuria per ingiuria, ma rispondete augurando il bene. A questo infatti siete stati chiamati da Dio per avere in eredità la sua benedizione.”

E’ una grazia soffrire per Cristo

Mag 11, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Pietro 2,18-25

Domestici, state sottomessi con profondo rispetto ai vostri padroni, non solo a quelli buoni e miti, ma anche a quelli prepotenti. 19Questa è grazia: subire afflizioni, soffrendo ingiustamente a causa della conoscenza di Dio; 20che gloria sarebbe, infatti, sopportare di essere percossi quando si è colpevoli? Ma se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. 21A questo infatti siete stati chiamati, perché
anche Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio,
perché ne seguiate le orme:
22egli non commise peccato
e non si trovò inganno sulla sua bocca;
23insultato, non rispondeva con insulti,
maltrattato, non minacciava vendetta,
ma si affidava a colui
che giudica con giustizia.
24Egli portò i nostri peccati nel suo corpo
sul legno della croce,
perché, non vivendo più per il peccato,
vivessimo per la giustizia;
dalle sue piaghe siete stati guariti.
25Eravate erranti come pecore,
ma ora siete stati ricondotti
al pastore e custode delle vostre anime.

 

Pietro ci sta esortando (paraclesi) ad uno stile di vita abbandonato al disegno di Dio. Questo significa, storicamente e nel tempo presente: riconoscersi e vivere in questo mondo come “stranieri ed emigranti”. Pertanto significa …

  1. a) stare lontani dai “desideri della carne”, cioè da desideri egoistici “che portano alla rovina”.
  2. b) vivere il rapporto con le autorità di questo mondo con rispetto e lealtà (qui detta sottomissione).
  3. c) oggi ci è detto: “Domestici (lett: voi che vivete in casa) ubbidite con grande rispetto (lett: state sottomessi) ai vostri padroni (lett: quelli che guidano la casa).

Tutte queste cose, a volte, sono veramente dure e difficili a compiersi: fanno soffrire! Pietro così si esprime nella sua esortazione: “Se voi fate il bene e sopportate con pazienza le sofferenze, allora è una grazia di Dio”. In altre parole: Dio vi dà di comportarvi come Cristo!

Di fatto Cristo vi ha lasciato un grande esempio da seguire. Avviene che, mano a mano e accogliendo queste situazioni dure e difficili … “la finiamo di vivere per il peccato e viviamo invece per una vita giusta”, cioè ci convertiamo davvero! E’ la morte di Cristo (le sue ferite) che continuamente “vi guarisce” da … una vita egoistica.

“Eravate dispersi come pecore (= vivevate come pareva a voi), ora siete tornati al vostro pastore e custode (lett: episcopo/vescovo). E’ veramente bello pensare e riconoscere che il nostro vero pastore vescovo è Cristo che ha dato la vita per noi!

Vi esorto come stranieri e emigranti

Mag 10, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Pietro 2,11-17

Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai cattivi desideri della carne, che fanno guerra all’anima. 12Tenete una condotta esemplare fra i pagani perché, mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere diano gloria a Dio nel giorno della sua visita. 13Vivete sottomessi ad ogni umana autorità per amore del Signore: sia al re come sovrano, 14sia ai governatori come inviati da lui per punire i malfattori e premiare quelli che fanno il bene. 15Perché questa è la volontà di Dio: che, operando il bene, voi chiudiate la bocca all’ignoranza degli stolti, 16come uomini liberi, servendovi della libertà non come di un velo per coprire la malizia, ma come servi di Dio. 17Onorate tutti, amate i vostri fratelli, temete Dio, onorate il re.

 

[Il brano deve essere inserito nel contesto vitale di persecuzione dei primi cristiani; pertanto sono loro date indicazioni per prevenire eventuali discriminazioni inerenti al nuovo stile di vita richiesto dalla fede che, in discontinuità con il mondo pagano, esigeva la piena adesione al Cristo risorto. Infatti i primi cristiani erano continuamente sospettati e quindi bersaglio di molteplici accuse, anche in ambito socio-politico.]

Incomincia una esortazione (paraclesi) più forte e più concreta, incarnata nella storia del tempo, rivolata a fratelli nella fede che qui prendono il nome di “amati (agapeti)”.

L’esortazione tiene in grande conto lo “status” del discepoli di Gesù: noi siamo “stranieri (in greco … parochi) e emigranti”. Pertanto non dobbiamo assimilare lo stile di vita di questo mondo. Tradotto: “astenetevi dai cattivi desideri della carne (ai vostri desideri), che fanno guerra all’anima (a voi stessi)”. Nello stesso tempo dobbiamo rispetto, correttezza, lealtà (qui detta sottomissione) ad ogni autorità di questo mondo.

Questo mondo deve vedere nel discepolo “opere buone” e così dare gloria a Dio (non ora) ma quando il Signore ritornerà. Le “opere buone” non sono atti solitari e saltuari di devozione o di buona volontà, ma un “operare il bene, del bene” sempre e in ogni circostanza, specie nella persecuzione. Questo vostro stile “chiuderà la bocca a chi vi perseguita” … non ora, ma nell’ultimo giorno, quello del giudizio [in quel giorno non potranno accusarvi, anzi … daranno gloria a Dio]

Il discepolo è un uomo “libero”, o meglio, liberato da Cristo. Deve però usare la libertà ottenuta “come servitori di Dio e non per coprire azioni malvagie”. Come dire: alla fine, voi intendete sottomettervi a Dio e alla sua volontà e non all’uomo di turno del potere mondano.