Ne costituì Dodici che chiamò apostoli

Ott 8, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 3,13-19

 13Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

 

Dicevamo che Gesù aveva e viveva in comunità coi suoi discepoli. Ma la comunità non è un blocco, un monolite. È una famiglia: ci sono padre e madre, ci sono figli, ci sono lavori, ci sono doni diversi, ci sono distanze … Marco è molto sintetico nel narrare la chiamata. È scritto: “Salì sul monte e chiamò a sé quelli che voleva; e andarono da lui”. Nella grande famiglia, ad alcuni (i Dodici, chiamati Apostoli) Gesù offre un … nuovo andare da lui, che è compito o missione: “e andarono da lui”. [Così è anche per noi]

Il monte è ritenuto il luogo degli dèi, il luogo santo dell’incontro. [L’espressione “salire sul monte” richiama molto la vita di Mosè e di tanti profeti]. a) “Chiamò a sé”: comporta prima di tutto uno stare con lui. Vale a dire: continuare ad essere discepoli, continuare a seguirlo, in una comunione più amicale e profonda. b) Chiamò “quelli che voleva”: rimanda a un disegno che ancora noi non conosciamo. Gesù non sta creando un “suo gruppo”, ma una famiglia, una assemblea, una chiesa. Perciò vuole che nasca una “comunione” e non una semplice “funzione”. c) “Ne costituì Dodici”: Gesù ha in mente Israele e le sue dodici tribù. d) “Mandarli a predicare e per avere potestà di scacciare i demoni”. Predicare, qui, significa annunciare Cristo, il vangelo, il regno. Regno che inizia con la sconfitta dei “nemici” che sono i demoni.

Elenco degli Apostoli. Solo quattro hanno un allargamento o qualcosa di specifico, oltre il puro nome. Simone: Pietro; Giacomo di Zebedeo e Giovanni il fratello di Giacomo: Boanerghès = figli di tuono; Giuda Iscariota: “proprio quello che lo tradì”. In questi “Dodici” c’è tutta la chiesa coi suoi doni e coi suoi tradimenti, c’è il disegno di un mistero che ha come culmine la comunione di Dio con gli uomini.

Gesù con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea

Ott 7, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 3,7-12

 7Gesù, intanto, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea 8e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. 9Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. 10Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. 11Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». 12Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

 

C’è un legame e una consequenzialità tra il brano di oggi e di ieri. Era scritto: “E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per eliminarlo”. Oggi, leggiamo che: “Gesù con i suoi discepoli si ritirò presso il mare”. Gesù, dunque, con la sua piccola comunità, si allontana … verso il mare.  Non va verso un luogo deserto ma … “verso il mare”, che è il luogo del lavoro, della vita, delle moltitudini: luogo pubblico, la gente.

Da Giovanni il Battista “accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme”. Da Gesù, invece, “una grande moltitudine dalla Galilea lo seguì. E anche dalla Giudea, da Gerusalemme, dall’Idumea, dall’altra riva del Giordano e dai dintorni di Tiro e di Sidone, una moltitudine grande, sentendo quali cose faceva … andò da lui”. Vanno a Gesù persone e popoli tradizionalmente “nemici” di Israele (lo abbiamo incontrato spesso nella lettura dei profeti: quanti oracoli contro Idumei, Filistei, Tiro e Sidone!). Vanno da Gesù “sentendo quali cose faceva”. Vanno da Gesù perché … guariva, dava vita. E’ chiaro che la sua prima fama era quella di un “grande e benefico guaritore”.

Gesù accoglie tutti, e poi, “per non essere schiacciato” non entra in una casa o in una sinagoga o in un castello, ma … in una barchetta, tra l’altro non sua! Tutta la “potenza di Dio” (sia come insegnamento sia come cura dei malati) proviene da un uomo su una “barchetta”, sicura ma anche tanto fragile. Il testo dice uno dei tanti modi coi quali Gesù guarisce o è costretto a guarire: la gente “gli si gettava addosso per toccarlo”. Di fronte a Gesù stanno quelli che vogliono essere guariti, ma stanno anche quelli che vogliono abbattere il suo potere di attrazione, e lo fanno “gettandosi davanti (a lui) e gridando” provocatoriamente la sua identità: sono “gli spiriti impuri”. Essi sentono che, con la presenza di Gesù, il loro potere vacilla, e allora si oppongono, si gettano davanti per impedire, anzi, “rovinare” il cammino di Gesù. Lo rovinano (anche oggi) se facessero passare che Gesù è (solo) un “guaritore”, e negassero che ha salvato tutti con la sua morte, morte di servo obbediente al Padre. La guarigione vera e definitiva viene dalla sua morte.  E noi siamo guariti davvero quando, come Gesù, siamo obbedienti a Dio Padre. Per questo, Gesù: “li sgridava con insistenza perché non lo rendessero manifesto”.

E’ lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla

Ott 6, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 3,1-6

 1 Entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, 2e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. 3Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». 4Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. 5E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. 6E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

 

Abbiamo già letto di quattro “perché” provocatori. In questo brano è Gesù che prende l’iniziativa con la domanda: “E’ lecito …?”. Siamo in giorno di sabato (giorno di non lavoro), siamo in una sinagoga (luogo non riservato alle guarigioni) … le persone (penso i farisei) “stavano a vedere” se Gesù guariva un malato con “mano paralizzata”: lo osservavano “allo scopo di accusarlo”. C’è dunque un’attenzione accusatoria, per nulla serena! Ed ecco l’iniziativa/domanda di Gesù: “E’ lecito in giorno di sabato fare del bene o del male, salvare una vita o ucciderla?”. Ci interessa l’impostazione della domanda, per la sua radicalità che è verità, a due livelli. In ordine al comando di Dio (in questo caso, il sabato): a) se uno non fa il bene che può fare, automaticamente fa il male (non c’è neutralità). b) Se uno non salva una vita che può salvare, automaticamente la uccide (anche qui non c’è neutralità). [Attenzione. Gesù parla a livello teologico e spirituale, e non a livello giuridico legale. A livello teologico spirituale le omissioni sono peccato, sono far male, tanto da … uccidere]

“Gesù guarda tutt’intorno con rabbia, rattristato per la durezza del loro cuore …”. È la prima volta che Gesù viene mostrato come “arrabbiato e rattristato”. La rabbia di Gesù (potremmo anche usare l’espressione: “ira” di Gesù) è indignazione o reazione di fronte al male, particolarmente, a un male nascosto, qui, chiamato “durezza del cuore”. Cioè, una volontà intelligente che non mette nel conto Dio, anzi, si pone al posto di Dio. Di fronte a queste situazioni Gesù non è neutrale o indifferente, ma giustamente “si indigna”: indignazione che si manifesta … dando vita a chi non ce l’ha (senza mani non si lavora, sì è come morti).

Ai quattro “perché” dei suoi avversari, dopo la risposta di Gesù, segue … un silenzio minaccioso: “I farisei, usciti, subito tenevano consiglio con gli erodiani contro di lui per eliminarlo”. È complesso e difficile dire in una sola affermazione perché Gesù è stato ucciso. Marco sembra affermare, già all’inizio del terzo capitolo, che Gesù è stato rifiutato e ucciso (anche) perché si opponeva a un sistema legale religioso chiuso, bloccato non dalla Legge che è santa, non dalle tradizioni che portano avanti la Legge e la introducono nella vita quotidiana, ma bloccato e vanificato dalla “durezza di cuore” (cioè, da radicata ribellione) nei confronti di Dio che ha donato la Legge o Insegnamento di vita. Dio vuole obbedienza, ma obbedienza che porti … vita ai bisognosi.

Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato

Ott 5, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 2,23-28

 23Avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. 24I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». 25Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? 26Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». 27E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! 28Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Il brano di oggi si collega al brano precedente, ma si assiste a un crescendo: ora Gesù viene interpellato su un principio chiave dell’identità ebraica, quello dell’osservanza sabbatica. E abbiamo … il quarto perché. “Perché fanno quello che di sabato non è permesso?”. I discepoli “colgono le spighe”, e i farisei trovano che questo fatto va contro la legge di Mosè che vieta il lavoro di sabato.

Gesù riporta gli avversari (farisei) alla Scrittura e precisamente a Davide: a quello che “ha fatto” Davide. Davide mangiando le offerte della casa di Dio ha infranto un comandamento, poiché era un “uomo comune” e non un sacerdote. Ma è proprio un “uomo comune” che si mostra più grande delle “cose sante” riservate ai sacerdoti. È quello che dice Gesù con queste parole: “Il Figlio dell’uomo (l’uomo comune … che è lui!) è signore anche del sabato”. Il sabato è “cosa santissima”, ma (dice Gesù) “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”. Dio ha dato il sabato all’uomo e non l’uomo al sabato: lo ha dato perché l’uomo trovi il vero riposo, cioè, la comunione con Dio. Se uno ha fame e mangia il frutto del suo lavoro, fosse anche in giorno di sabato, non rompe la comunione con Dio. Dio, infatti, vuole che l’uomo viva.

Domenica 4 Ottobre 2026 – XXVII Tempo Ordinario – Anno A

Ott 4, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

Tutte le cose sono in tuo potere
e nessuno può opporsi alla tua volontà.
Tu hai fatto il cielo e la terra
e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento:
tu sei il Signore di tutte le cose. (Cf. Est 4,17b-c)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del Profeta Isaia (Is 5,1-7)

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 79

R. La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli. R.

Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna. R.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R.

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (Fil 4,6-9)
Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a
quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a
un popolo che ne produca i frutti».

Parola del Signore

Quando lo sposo sarà tolto, allora digiuneranno

Ott 3, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 2,18-22

 18I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 19Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. 21Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. 22E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

 

Tra i gruppi che si confrontano con Gesù ci sono anche “i discepoli di Giovanni”: persone che avevano seguito e restavano fedeli a Giovanni il Battezzatore.

I discepoli di Giovanni e dei farisei digiunano, oltre i tempi e i modi stabiliti dalla Legge di Mosè. Dal punto di vista ecclesiale/spirituale si possono definire persone “impegnate”. Gesù non segue questo stile, e anche i suoi discepoli. Perché? Spesso Gesù risponde con un “detto”, in questo caso, una affermazione di buon senso: come fanno a digiunare gli invitati a nozze, mentre lo sposo è con loro. Tolto lo sposo, allora digiuneranno. Come dire: questo è un tempo sponsale e io sono lo sposo, tempo di festa e di incontro. I miei amici lo hanno riconosciuto, perché voi non l’avete capito? E noi, abbiamo riconosciuto la presenza dello sposo? C’è festa e gioia nella nostra fede?

Altri due detti o affermazioni di buon senso: la stoffa nuova rompe il vestito vecchio, e anche il vino nuovo rompe gli otri vecchi. In questo caso le conclusioni sono lasciate agli uditori e anche ai lettori. Ci è facile la conclusione: Tu, Gesù, sei la “novità” che richiede un vestito “nuovo”. Tu, Gesù, sei il “vino giovane” che abbisogna di “otri nuovi”. Che ne è del “vestito nuovo” ricevuto nel battesimo? Che ne è degli “otri nuovi”, cioè dei nostri comportamenti?

Conclusione. Lo sposo, il vestito e il vino sono le tre immagini attorno alle quali si delinea la radicale novità rappresentata dalla persona e dall’annuncio di Gesù. Continuiamo a chiederci: chi è Gesù e cosa comporta la fede in lui? Quanto alle immagini, ci deve far pensare l’ultima, quella dello sposo che viene “strappato”, e del vino che viene “perso”: sono già annunci della sua passione/morte. Presenza e assenza del Signore Sposo segnano il nostro cammino e ne fanno attendere con gioia il compimento.

Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati

Ott 2, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 2,13-17

 13Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. 14Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. 15Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. 16Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 17Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

 Marco, come gli altri sinottici, ama frasi sintesi (sommari), e lo fa con brevità: “E uscì di nuovo lungo il mare. Tutta la gente andava da lui ed egli insegnava loro”. Dunque, tre gesti abituali: a) “uscire lungo il mare” a significare una attività pubblica inserita nella vita quotidiana di lavoro; b) “tutta la folla veniva a lui” a significare una attrazione forte della sua persona; c) “e insegnava loro” a significare che la prima risposta di Gesù alla ricerca di lui era l’insegnamento.

Nel brano di oggi, la sua attività pubblica si concretizza nel chiamare: “Passando, guardò Levi, che era seduto al banco delle imposte. E gli dice: Seguimi”. Dal mondo del lavoro aveva già chiamato due coppie di fratelli che erano pescatori. Pescare era un lavoro ordinario e vitale. L’attività di Levi (esattore delle imposte) invece (diremmo) era “peccaminosa”. In due sensi: a) Rendeva impuri perché quell’attività metteva a contatto con tutti e tutto, specie i pagani. b) In genere avveniva in forme che erano moralmente peccaminose: abuso d’ufficio, furto, violenza. Ebbene, Gesù chiama uno di questi … “peccatori”.

Non solo, ma “sta a pranzo con loro”. “Perché mangi con loro” è il minimo che un fedele giudeo possa chiedere. [Gli “scribi dei farisei” sono persone preposte all’insegnamento, legate al gruppo dei farisei, persone che vivono in modo impegnato la Legge e le Tradizioni] Risponde Gesù: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». Levi è un malato che ha bisogno di un medico … che è Gesù. Gesù conosce bene e riconosce la distinzione tra giusti e peccatori, come un medico conosce e riconosce la distinzione tra sani e malati. Tuttavia, dove va il medico? Dal malato. E dove va Gesù? Dal peccatore. Il testo di oggi vuole dirci che la chiamata non dipende da particolari (pre)condizioni, ma è per tutti. All’uomo, chiunque sia e ovunque si trovi,  spetta solo la risposta, che è … “alzarsi e seguirlo”.

Non abbiamo mai visto nulla di simile

Ott 1, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 2,1-12

 1 Entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa 2e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la parola.
3Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. 4Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. 5Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
6Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: 7«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». 8E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? 9Che cosa è più facile: dire al paralitico «Ti sono perdonati i peccati», oppure dire «Àlzati, prendi la tua barella e cammina»? 10Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, 11dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». 12Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Gesù non “sta (più) fuori, in luoghi deserti”, ma ritorna a Cafarnao e si trova “in casa”. [L’espressione “in casa” può riferirsi alla casa di Pietro (vedi 1,29)] Molta gente si raduna, ed è scritto che egli “annunciava loro la parola (letteralmente: parlava la parola)”. Annunciare la parola è attività diversa dal “insegnare nelle sinagoghe”. “Parlare la parola” (così nel greco) è un’attività singolare, tipica di Gesù, che qualifica il suo insegnamento come un “parlare popolare”, anche un “parlare libero, fuori da eloquenza”.

Quattro persone portano a Gesù un paralitico. La barella su cui è portato il paralitico viene calata dal tetto per una “apertura” operata nel tetto. Questa ingegnosità e questa determinazione trovano in Gesù un riconoscimento: è fede. Fede che stimola Gesù ad affermare provocatoriamente: “Figlio mio, ti sono rimessi i peccati”. [Come mai Gesù faccia riferimento ai peccati, non è detto nel Vangelo, e noi dobbiamo astenerci dal ritenere che sia il peccato il portatore della malattia. Io penso, appunto, che sia una provocazione come appare dai versetti seguenti]

Con ragione, “alcuni scribi pensavano in cuor loro” a una bestemmia. Quale mai identità può avere uno che si mette “al posto di Dio”. Dicono, infatti: “Chi può rimettere i peccati, se non Dio solo?”. La provocazione di Gesù si esprime in una domanda retorica, quasi banale: “E’ più facile dire: sei perdonato, o dire (a un paralitico): alzati e cammina?” Il centro di tutto il brano è la seguente affermazione: “Perché vediate che il Figlio dell’uomo ha potestà di rimettere peccati sulla terra … dico a te – dice al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va a casa tua” (v. 11). Gli scribi, per il momento, tacciono! La gente, invece, glorifica Dio dicendo: Una cosa così non l’abbiamo vista mai!”.

Cosa vuole passarci Marco come messaggio … nel cammino educativo della scoperta dell’identità di Gesù? In Gesù (“Figlio dell’uomo”) che guarisce il paralitico (cosa che tutti vedono!) è presente e si manifesta Dio che perdona e riporta l’uomo alla comunione con lui (cosa che nessuno può vedere!). Il Dio che perdona perché ama “si vede” e si esperimenta in Gesù. “Abbiamo visto mai una cosa simile?”.

A questo punto della lettura possiamo già notare come si pongono i primi interventi (miracoli) di Gesù. Sono un “radunare”, un “portare dentro alla comunione con Dio” persone che per vario motivo erano fuori: persone con spiriti impuri, con malattie, con lebbra. Infine, il suo intervento più grande è perdonare i peccati, eliminare ciò che tiene il mondo più lontano da Dio: il peccato, appunto (brano di oggi).

Venne da lui un lebbroso

Set 30, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 1,40-45


40Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Il lebbroso è il primo che personalmente, in solitudine “va verso Gesù”: figura di tutti i bisognosi e i soli. Era “impuro (non puro)” a motivo della lebbra. Per questo, era fuori dalla comunità: solo, non-popolo, un “morto che cammina”. Proprio questo “non uomo”, questo “non vivente” … da solo, va verso Gesù! Tra l’altro, infrangendo le regole stabilite dalla legge di Mosè.

“Se vuoi, puoi purificarmi”. La purificazione non veniva data dai sacerdoti. Essi avevano solo il compito di “dichiarare”. La purificazione veniva da Dio solo. Il lebbroso pensa che Gesù abbia un’autorità/volontà diversa da quella dei sacerdoti, un’autorità/volontà che si esprime in misericordia. È come se dicesse: Tu che sei misericordioso, purificami. Gesù … “Commosso, stesa la mano, lo toccò e gli dice: Voglio! Sii purificato”. Voglio che tu entri nel popolo, voglio che tu mi appartenga. “E subito la lebbra se ne andò via da lui e fu purificato”.

È più laborioso capire il seguito dell’episodio: toccare un lebbroso, un impuro, rendeva impuro. La scena che segue è complessa. Ci fa vedere un Gesù “irritato”, che caccia via il guarito imponendogli di non dire quello che è avvenuto, piuttosto di andare dai sacerdoti per ottenere la “dichiarazione” di avvenuta guarigione. Tutto è fatto, dunque, perché non si divulgasse la fama di avere in casa uno dei tanti “guaritori”. Le cose non andarono così.

Perché Marco racconta questo finale che complica la bellezza del suo gesto? A parere di tanti, Marco tiene una linea educativa. Lascia che giri nel corso del suo Vangelo una domanda: Chi è questo Gesù? Ebbene, arrivare a dire (come si desume da questo testo letto velocemente) dire che Gesù è un guaritore o un “purificatore”, non è cogliere la sua vera identità. E’ … altro e ben di più che si dovrà dire di lui!

Il testo di oggi così conclude, con speranza universale … aperta fino a noi: “E da ogni parte andavano da lui”. Andiamo anche noi da lui, continuiamo a leggere per sapere chi veramente è Gesù. È bello sapere e sperimentare che ci guarisce dalla nostra lebbra. È bello anche comunicarlo con gioia e fierezza. Ma … è tutto lì? Sarebbe già tanto! Ma, attenti a non creare quella situazione (vangelo di oggi) in cui “Gesù non poteva neppure entrare in città facendosi vedere, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti”.  C’è un “divulgare” che non aiuta Gesù a entrare “in città”: storia, mondo, persone …. Pertanto, con fiducia e speranza continuiamo semplicemente a seguire Gesù, a stare con lui, un po’ come hanno fatto i discepoli. Paradossalmente, è questo il primo e sicuro modo per “divulgarlo”.

Uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava

Set 29, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 1,35-39

35Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. 36Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. 37Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 39E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Al mattino presto, mentre era ancora buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto … Più che l’alzata al mattino presto (la cosa comunque ha una sua feconda preziosità), a Marco interessa sottolineare la preghiera di Gesù: “e là pregava”. Credo che Marco voglia consegnare alla comunità uno stile personale di Gesù, che è di pregare … quando ancora è buio. È la preghiera che scaccia le tenebre! Dice il salmo: “Precedo l’aurora e grido aiuto, spero nelle tue parole” (119,147).

Simone, anche nel Vangelo di Marco, è il “portavoce” dei discepoli. Quello che dice e fa non è mai … in solitudine. Tra l’altro, il brano di oggi ci dice che la reazione è plurale: “Gli dicono: tutti ti cercano” (anche se forse parla solo Pietro). Non possiamo pensare di intestare alle persone una ricerca “egoistica”: quando uno sta male e cerca di essere guarito da Gesù, fa una cosa buona e giusta (guarigioni riferite ieri). Per questo, Gesù non rimprovera i discepoli, piuttosto vuole aprire loro gli occhi e incoraggiarli, attraendoli nel suo cammino di “uscita” per un bene che va dato “a tanti, a tutti”. Dice Gesù: “Andiamo altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là: è per questo che sono uscito”.

Due cose: egli è un “inviato” di Dio, e quello che dice e fa (così va intesa la predicazione – in greco: kerigma) lo dice e lo fa non per crearsi un gruppo: lo fa per tutti. “I villaggi vicini” non si contrappongono ai “villaggi lontani”. I vicini sono sempre “lontani”, sono “altri”, ma è verso di loro che bisogna andare. Per Marco, l’universalità (i villaggi vicini) era rappresentata dalla Galilea: “E andò per l’intera Galilea a predicare nelle loro sinagoghe e a scacciare i demoni”. Predicando nelle sinagoghe Gesù affermava, in sostanza, di essere “l’inviato” che realizzava il regno di Dio. Il segno primo e più “spettacolare” della venuta del regno era ed è la cacciata dei demoni e dei loro satelliti.