Il peccato non regni più …

Gen 25, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Romani 6,1-14

Che diremo dunque? Rimaniamo nel peccato perché abbondi la grazia? 2È assurdo! Noi, che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere in esso? 3O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. 5Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. 6Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. 7Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.
8Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. 11Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.
12Il peccato dunque non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. 13Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. 14Il peccato infatti non dominerà su di voi, perché non siete sotto la Legge, ma sotto la grazia.

 

Paolo sviluppa in senso esistenziale ecclesiale quanto aveva precedentemente detto. Aveva scritto: “come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.”

Di fatto, c’è una provocazione (di ieri e di oggi!), provocazione che suona così: “Rimaniamo nel peccato perché abbondi la grazia?”. Fate vera attenzione, dice Paolo, a quanto è successo: Gesù è stato crocifisso, è morto ed è risuscitato; quindi “la morte non ha più potere su di lui”. Ma, la morte ha ancora potere su di noi, si potrebbe dire. No, anche su di noi la morte(nel senso ultimo di peccato) non ha più potere.

Questo è avvenuto nel battesimo. Dire “siamo stati battezzati in Cristo” è lo stesso che dire “siamo stati crocifissi e morti con Cristo”. Nel battesimo abbiamo avuto la grazia/dono della comunione con Cristo (è la vera … prima comunione!). Comunione con la sua morte e con ciò che la sua morte ha significato/donato. Cioè, morte al “uomo vecchio” al modo vecchio di vivere, morte al peccato.

Quindi, siamo morti al peccato, al sistema mondano imperante/regnante … Questo peccato, questo sistema non ha più potere su di noi, a meno che siamo noi a ridargli potere …  peccando! Da dove si vede o si deve vedere che non ha più potere? Se lasciamo che la vita di Cristo trionfi in noi. E’ scritto: “Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.”

Conclusione più chiara ancora, che suona risposta alla provocazione iniziale “rimaniamo nel peccato perché abbondi la grazia?”. Vale la pena leggere/rileggere tutto questo testo finale: “Il peccato dunque non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. Il peccato infatti non dominerà su di voi, perché non siete sotto la Legge, ma sotto la grazia.”

Siamo in una nuova economia: economia della grazia. Grazia sì, ma grazia che impegna, crea investimenti, lavoro. “Siete di Cristo”, e allora “rivestitevi di Cristo”. E’ la vera, nuovamoda! Il peccato coi suoi desideri è una modasuperata! [Chiediamo che sia davvero così!]

Per l’obbedienza di uno solo uomo …

Gen 24, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Romani 5,12-21

Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato… 13Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, 14la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
15Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti. 16E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. 17Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
18Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. 19Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
20La Legge poi sopravvenne perché abbondasse la caduta; ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia. 21Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.

 

La lettura di sabato ci diceva “quando eravamo nemici … “. Il testo di oggi ci dice che questa situazione di “inimicizia” ha una storia lunga alle spalle, ci dice che è … “originale”.

E’ a causa di uno “uomo solo (Adamo)” che noi eravamo e siamo nemici. Con l’inimicizia, poi, si è prodotta la lontananza da Dio e quindi … la morte. [morte da non intendere soltanto in senso fisiologico]. Morte cheha regnato da Adamo a Mosè”: tempo in cui non c’era ancora la legge di Mosè a dire in modo esplicito ciò che è peccato e ciò che non lo è; ma c’era soltanto la coscienza di ogni uomo.

Poi, all’improvviso, Paolo dice che Adamo non va visto in modo individualistico. Dice infatti che “Adamo è figura di colui che doveva venire”. Dunque, quell’Adamo peccatore e nemico richiama e si lega (“è figura”) di un altro uomo: “il solo uomo Gesù Cristo”.

Per e con Adamo si trasmette la morte, fatta di “molte cadute” nel susseguirsi della storia. Ma queste “molte cadute” fanno giungere alla “giustificazione”. Infatti, nel confronto Adamo-Cristo, è Cristo che vince. E vince “alla grande”, perché è la vittoria di Dio ricco di grazia/dono. Adamo, disobbedendo ha causato la condanna di tutti. Cristo, obbedendo, ha aperto la porta per l’avvicinamento a Dio. Ora, in Cristo, tutti noi siamo riconciliati e accolti da Dio (“giustificati”).

Paolo termina dicendo che “la legge sopravvenne perché abbondasse la caduta”. In altre parole: la legge moltiplica i peccati, nel senso che li li fa conoscere uno a uno, dà loro un nome … e così li moltiplica.

Questo procedimento/ragionamento (ancora una volta non facile) genera domande o provocazioni [domani le vedremo]. Ma genera soprattutto speranza: con l’obbedienza del Cristo, di un “solo uomo” (ma possiamo dire anche a ragione di un uomo … solo) tutti hanno la possibilità, entrando nella sua obbedienza, di “essere costituiti giusti”, cioè (come spesso traduco) “essere accolti da Dio come suoi”.

Domenica 23 Gennaio 2022 – III Tempo Ordinario – Anno C

Gen 23, 2022 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. (Sal 95,1.6)

CANTO DI INGRESSO:

OGNI MIA PAROLA

Come la pioggia e la neve
scendono giù dal cielo
e non vi ritornano senza irrigare
e far germogliare la terra,
così ogni mia parola non ritornerà a me
senza operare quanto desidero,
senza aver compiuto ciò per cui
l’avevo mandata.
Ogni mia parola,
ogni mia parola.
Ogni mia parola (2 volte)

Prima Lettura: Dal Libro del profeta Neemia (Ne 8,2-4.5-6.8-10)
In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza.
Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura.
Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.
Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».
Parola di Dio
Salmo Responsoriale: Sal 18

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.

Seconda lettura: Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (1Cor 12,12-30)

Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?
Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

Parola di Dio

Alleluja, Alleluja, Alleluja!
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Alleluja, Alleluja, Alleluja!

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,1-4;4,14-21)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Parola del Signore

CANTO D’ OFFERTORIO: 

BENEDICI IL SIGNORE ANIMA MIA
Rit. Benedici il Signore, anima mia,
quant’è in me benedica il suo nome;
non dimenticherò tutti i suoi benefici:
benedici il Signore, anima mia.
Lui perdona tutte le tue colpe
e ti salva dalla morte;
ti corona di grazia e ti sazia di beni
nella tua giovinezza. Rit.
Il Signore agisce con giustizia,
con amore verso i poveri.
Rivelò a Mosè le sue vie, ad Israele
le sue grandi opere. Rit.
Il Signore è buono e pietoso,
lento all’ira e grande nell’amor.
Non conserva in eterno il suo sdegno
e la sua ira verso i nostri peccati. Rit.

PADRE NOSTRO che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,  venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.  Dacci oggi il nostro pane quotidiano,  e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,  e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.”

CANTI DI COMUNIONE:

SU ALI D’AQUILA
Tu che abiti al riparo del Signore
e che dimori alla sua ombra
dì al Signore: “Mio rifugio,
mia roccia in cui confido”.
Rit. E ti rialzerà, ti solleverà,
su ali d’aquila ti reggerà
sulla brezza dell’alba
ti farà brillar come il sole,
così nelle sue mani vivrai.
Dal laccio del cacciatore ti libererà
e dalla carestia che distrugge.
Poi ti coprirà con le sue ali
e rifugio troverai. Rit.
Non devi temere i terrori della notte
né freccia che vola di giorno,
mille cadranno al tuo fianco,
ma nulla ti colpirà. Rit.
Perché ai suoi angeli ha dato un comando
di preservarti in tutte le tue vie.
Ti porteranno sulle loro mani,
contro la pietra non inciamperai. Rit.
Rit. 2 E ti rialzerò, ti solleverò,
su ali d’aquila ti reggerò
sulla brezza dell’alba
ti farò brillar come il sole,
così nelle mie mani vivrai.

CANTO FINALE:

DIO HA FATTO MERAVIGLIE PER NOI
Rit. Alleluia, alleluia!
Alleluia, alleluia!
Dio ha visitato il suo popolo,
ha fatto meraviglie per noi.
Alleluia!
Gli occhi dei ciechi vedono la luce,
gli orecchi sordi odono la voce:
Dio ha fatto meraviglie per noi,
Dio ha fatto meraviglie per noi. Rit.
I cuori spenti vibrano d’amore,
i volti tristi splendono di gioia:
Dio ha fatto meraviglie per noi,
Dio ha fatto meraviglie per noi. Rit.
Le bocche mute cantano in coro
e mani stanche ritmano la lode:
Dio ha fatto meraviglie per noi,
Dio ha fatto meraviglie per noi. Rit.
Il lieto annuncio ai poveri è portato,
la vera pace ai popoli è donata:
Dio ha fatto meraviglie per noi,
Dio ha fatto meraviglie per noi. Rit.
I corpi infermi trovano salute,
i piedi zoppi danzano a festa:
Dio ha fatto meraviglie per noi,
Dio ha fatto meraviglie per noi. Rit.
Oggi i bambini entrano nel regno,
i peccatori tornano al Signore:
Dio ha fatto meraviglie per noi,
Dio ha fatto meraviglie per noi. Rit.

Scarica il libretto dei canti. Ti sarà molto utile in questo periodo in cui non si possono usare i libretti cartacei!

Giustificati dunque per fede

Gen 22, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Romani 5,1-11

Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. 2Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. 3E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, 4la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. 5La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
6Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. 7Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. 8Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. 10Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

 

“Giustificati dunque per fede … “

Era stato scritto (primi capitoli) con molta lucidità e durezza che l’umanità era tutta quanta nel peccato, lontana da Dio: sia ebrei che pagani. Era stato scritto anche che questa umanità era stata giustificata, messa nella relazione buona con Dio non per le opere ma per la fede. Ora capiamo che questa umanità … eravamo noi, senza Cristo! Oggi è detto quello che siamo: noi siamo giustificati, resi giusti per la via della fede.

Il testo stupendo di oggi vuole mostrarci la nuova situazione che crea in noi l’amore di Dio l’amore che Dio ha per noi e la fede/fiducia che noi poniamo in lui.

In modo sintetico (ma voi leggete bene e pregate su questo testo!). a) Ora abbiamo pace. b) Non per merito nostro, ma per mezzo di Gesù Cristo. c) Viviamo ormai dentro a un dono. d) E’ il dono della … tribolazione, cioè una vita di fatica/testimonianza. e) Tribolazione/dono che crea processi: perseveranza/pazienza; la perseveranza ci rende forti nella prova; questa ci apre alla speranza; la speranza non è una illusione o evasione; infatti la speranza poggia, sta sicura, si fa certezza perché … “l’amore di Dio (che Dio ha per noi) è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.”

Siamo stati amati quando eravamo peccatori [è il caso di rileggere i primi capitoli per … riassaporare amaramente quello che eravamo e cioè nemici?] Mentre eravamo peccatori (il testo è più tenero e dice mentre eravamo deboli, malati, quindi  più … incapaci che cattivi) … “Mentre eravamo peccatori, Cristo morì per gli empi”. E così “ci ha resi giusti col suo sangue”. La morte di Cristo per gli empi è il segno più grande (non tanto della cattiveria umana, anche!) quanto dell’amore di Dio verso di noi!

Che mistero grande! La morte di Gesù rende giusti i malvagi, avvicina a Dio … tutti gli uomini, avvicina a Dio … noi! Per la morte di Gesù siamo stati riconciliati … quando eravamo peccatori. Per mezzo della sua vita, col dono dello Spirito … ora siamo salvati. Salvati, se … lasciamo che la sua vita di risorto abiti in noi, ci faccia crescere, ci faccia vivere della sua vita. [La salvezza definitiva non è magia e non ha niente di automatico]

Abramo credette saldo nella speranza

Gen 21, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Romani 4,13-25

Infatti non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede. 14Se dunque diventassero eredi coloro che provengono dalla Legge, sarebbe resa vana la fede e inefficace la promessa. 15La Legge infatti provoca l’ira; al contrario, dove non c’è Legge, non c’è nemmeno trasgressione. 16Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi  17come sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.
18Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza19Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo – aveva circa cento anni – e morto il seno di Sara. 20Di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, 21pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. 22Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.
23E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato24ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, 25il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

 

“Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi  come sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.” E’ questa la promessa fatta da Dio ad Abramo: diventare “padre” ed “erede del mondo”.

Ma su cosa poggia questa parola/promessa? Sulla Legge, cioè sulle opere che Abramo ha fatto? No, ma sulla fede/fiducia in Dio che compie meraviglie.

E’ una fede “facile” e “senza contraddizioni”? No, è una fede che si coniuga con la fiducia, meglio, con la speranza. La speranza/fede è “certezza che Dio opera dentro alla nostra debolezza o incapacità o povertà: incapacità che è bene espressa dalla situazione di Sara e Abramo. Il senso di Sara è “morto” (Sara è sterile), ed è “morto” anche “il corpo” di Abramo (Abramo aveva circa 100 anni).

In conclusione. Per Abramo (e quindi per noi) la fede è questo: “Abramo non dubitò minimamente della promessa di Dio, anzi, rimase forte nella fede e rese gloria a Dio: pienamente convinto che Dio era in grado di mantenere ciò che aveva promesso”.

E tu, ci credi che Dio è in grado di mantenere le sue promesse? Se ci credi, vuol dire che ti abbandoni alle sue parole/promesse e ti lasci guidare da esse.
“E non soltanto per lui è stato scritto che Dio lo considerò giusto, ma anche per noi”.

Noi, chi? “Noi che crediamo, non tanto a un … qualche Dio, ma “al Dio che ha risuscitato Gesù nostro Signore”. E chi è Gesù nostro Signore? Non tanto un … qualche Signore, ma Gesù “il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione”.

Quest’ultima frase sintetizza un cammino. a) Noi siamo peccatori. b) Per questo c’è l’ira di Dio = Dio ci giudica. c) Dio consegna il suo figlio per noi (croce, morte, risurrezione). d) Se crediamo in Gesù morto per noi e risorto non cadiamo sotto la ira di Dio o sotto il suo giudizio. e) Anzi, aderendo a Gesù, viene ristabilita la buona relazione con Dio e tra di noi (siamo giustificati, resi giusti): siamo salvati. f) Dunque, siamo salvati non per le nostre opere, ma perché Dio ci ama tanto da darci continuamente l’amore/perdono attraverso la morte di Gesù. g) Non dobbiamo proprio fare niente? Dobbiamo lasciare che lo Spirito del Risorto ci guidi nella via dell’amore: dono di sé a Lui e agli altri.

La posizione di Abramo davanti a Dio

Gen 20, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Romani 4,1-12

Che diremo dunque di Abramo, nostro progenitore secondo la carne? Che cosa ha ottenuto? 2Se infatti Abramo è stato giustificato per le opere, ha di che gloriarsi, ma non davanti a Dio. 3Ora, che cosa dice la Scrittura? Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia4A chi lavora, il salario non viene calcolato come dono, ma come debito; 5a chi invece non lavora, ma crede in Colui che giustifica l’empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. 6Così anche Davide proclama beato l’uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere:
7Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate
e i peccati sono stati ricoperti;
8beato l’uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato!
9Ora, questa beatitudine riguarda chi è circonciso o anche chi non è circonciso? Noi diciamo infatti che la fede fu accreditata ad Abramo come giustizia. 10Come dunque gli fu accreditata? Quando era circonciso o quando non lo era? Non dopo la circoncisione, ma prima. 11Infatti egli ricevette il segno della circoncisione come sigillo della giustizia, derivante dalla fede, già ottenuta quando non era ancora circonciso. In tal modo egli divenne padre di tutti i non circoncisi che credono, cosicché anche a loro venisse accreditata la giustizia 12ed egli fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo provengono dalla circoncisione ma camminano anche sulle orme della fede del nostro padre Abramo prima della sua circoncisione.

 

Paolo aveva affermato: “Noi riteniamo infatti che l’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge.” [La parola giustificato/giustificare per il significato che ha preso nella cultura odierna è meglio renderla con rendere giusti, o anche mettere in buona relazione, accogliere; spesso, come in questo caso, si può tradurre con perdonare]

E la Scrittura cosa afferma? Partiamo da Abramo, dice Paolo. “Se la posizione di Abramo davanti a Dio dipendesse dalle sue opere, egli potrebbe vantarsene. Ma non con Dio”. Aggiunge, sempre Scrittura alla mano: “Abramo ebbe fiducia in Dio e per questo Dio lo considerò giusto”.

Dopo aver citato la Scrittura (Genesi 15,6) Paolo fa un ragionamento umano generale. Se uno lavora, il salario non va considerato un dono; se invece uno non compie un lavoro [Paolo pensa già al credente] ma crede soltanto che Dio accoglie favorevolmente il peccatore (letteralmente: giustifica l’empio) è per questa sua fede che Dio lo considera giusto (lo giustifica).

Stessa cosa afferma la Scrittura che parla per bocca di Davide: “La gioia del perdono (= la beatitudine) è data soltanto a chi è circonciso, oppure anche a chi non lo è?”. La risposta è contorta e lunga. Paolo vuole mostrarci che la beatitudine (gioia di essere stati accolti) è stata data ad Abramo prima della circoncisione, quando era ancora … pagano (non circonciso). E così Abramo è padre di tutti quelli che credono (in Dio) senza essere circoncisi: Dio considera giusti anche loro (pagani), li accoglie, li mette in relazione con sé amichevolmente.

Conclusione. La salvezza/giustizia, cioè la salutare relazione con Dio e tra di noi viene dalla fede e non dalle opere, cioè da noi soltanto, dai nostri sforzi. Occorre precisare: certo che i nostri sforzi ci debbono essere, ma sono fatti nella fede, vale a dire con la forza dell’amore donato a noi dal Cristo risorto. La forza dell’amore è il suo Spirito. [Si dovrà parlare di “fede che opera nell’amore”]

Si è manifestata la giustizia di Dio

Gen 19, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Romani 3,21-31

Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: 22giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c’è differenza, 23perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. 25È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati 26mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, così da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesù.
27Dove dunque sta il vanto? È stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. 28Noi riteniamo infatti che l’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge. 29Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche delle genti? Certo, anche delle genti! 30Poiché unico è il Dio che giustificherà i circoncisi in virtù della fede e gli incirconcisi per mezzo della fede. 31Togliamo dunque ogni valore alla Legge mediante la fede? Nient’affatto, anzi confermiamo la Legge.

 

Il brano di oggi si pone come “risoluzione” delle domande/provocazioni fino ad ora pervenute. In una parola: se siamo tutti peccatori (Giudei e Greci) che ne è della salvezza, che qui Paolo indica come giustizia di Dio? In altre parole ancora: siamo salvati o siamo perduti? La risposta viene da un brano bellissimo e importantissimo che io semplicemente ripropongo, ma con un linguaggio più diretto e comprensibile. Si tratta di una traduzione aperta o parafrasi.

“Ora [è la pienezza dei tempi, è il tempo del Messia/Cristo] viene rivelato quel che la legge di Mosè e i profeti hanno affermato: Dio riabilita davanti a sé [è questo il senso di giustificare] tutti quelli che credono in Gesù Cristo, e lo fa indipendentemente dalla Legge e senza alcuna distinzione tra gli uomini: perché tutti hanno peccato e sono privi della presenza di Dio che salva [senso di gloria di Dio]

Ma ora siamo nella giusta relazione con Dio [senso di siamo giustificati] perché egli, nella sua bontà, ci ha liberati gratuitamente per mezzo di Gesù Cristo. Dio infatti ha presentato Gesù che muore in croce  come mezzo di perdono [è il senso di strumento di espiazione o propiziatorio (che si trovava nel tempio)] per quelli che credono in lui. Dio così dimostra che è sempre giusto: sia nel passato quando, in vista del perdono, tollerava pazientemente i peccati commessi, sia nel tempo presente, perché egli accoglie come suoi [è il senso di rendere giusti] coloro che credono in Gesù.

Ci sono ancora motivi per insuperbirsi? No! Sono stati eliminati, perché non vale più la legge delle opere [cose da noi fatte] ma vale quella della fede [fiducia in Gesù Cristo]. Noi riteniamo infatti che Dio accoglie come suoi [senso di giustifica] quelli che credono, indipendentemente dalle opere della Legge.

Dio è forse soltanto il Dio degli Ebrei? No! Egli è anche il Dio di tutti gli altri popoli. E’ chiaro perciò che vi è un solo Dio che mette nella giusta relazione con sé [senso di Dio giustifica] quelli che credono, Ebrei [circoncisi] e non Ebrei [non circoncisi].

Ma allora, mediante la fede [quando uno crede in Cristo Gesù], togliamo ogni valore alla Legge? No di certo! Anzi diamo alla Legge il suo vero valore [confermiamo la Legge, perché il suo valore/senso è portare a Cristo. Chi crede in Cristo adempie, conferma la Legge].

La Legge fa conoscere ciò che è male

Gen 18, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Romani 3,9-20

Che dunque? Siamo forse noi superiori? No! Infatti abbiamo già formulato l’accusa che, Giudei e Greci, tutti sono sotto il dominio del peccato, 10come sta scritto:
Non c’è nessun giusto, nemmeno uno,
11non c’è chi comprenda,
non c’è nessuno che cerchi Dio!
12Tutti hanno smarrito la via, insieme si sono corrotti;
non c’è chi compia il bene, non ce n’è neppure uno.
13La loro gola è un sepolcro spalancato,
tramavano inganni con la loro lingua,
veleno di serpenti è sotto le loro labbra,
14la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza.
15I loro piedi corrono a versare sangue;
16rovina e sciagura è sul loro cammino
17e la via della pace non l’hanno conosciuta.
18Non c’è timore di Dio davanti ai loro occhi.
19Ora, noi sappiamo che quanto la Legge dice, lo dice per quelli che sono sotto la Legge, di modo che ogni bocca sia chiusa e il mondo intero sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio. 20Infatti in base alle opere della Legge nessun vivente sarà giustificato davanti a Dio, perché per mezzo della Legge si ha conoscenza del peccato.

 

I doni fatti da Dio al popolo ebraico sono tanti (visti ieri). Ma questo non permette al Israele di sentirsi superiore quanto alla morale o alle opere. E’ stato dimostrato infatti che “Giudei e Greci, tutti sono sotto il dominio del peccato (sono peccatori)”. Una lunga citazione della Scrittura, tratta dai Salmi, lo afferma. E lo afferma prima di tutto per il popolo giudaico, che qui è chiamato “quelli sotto la Legge”.

Ed ecco l’affermazione ultima e solenne: “In base alle opere della Legge nessun vivente sarà giustificato davanti a Dio, perché per mezzo della Legge si ha conoscenza del peccato”.

Le argomentazioni di Paolo non vogliono portare alla depressione o alla paura o alla indifferenza. Tutt’altro! Vogliono semplicemente togliere “il vanto”, la pretesa cioè di essere giusti davanti a Dio solo per il fatto che si possiede la Legge. Bisogna non solo possedere la Legge, ma compiere le opere della Legge. Per cui, “nessuno (Giudeo o Greco) sarà riconosciuto giusto grazie alle opere della Legge”. Di fatto … non le ha compiute!

Infine un’affermazione che non si riferisce soltanto alla Legge di Mosè, ma ad ogni Legge: quella di Mosè, quella in generale del mondo, quella della coscienza di ogni uomo. “La legge serve a far conoscere ciò che è male”.

Questo è un grande fatto positivo, ma … non è tutto a riguardo della giustizia/salvezza. Il potere della legge è quello e soltanto quello di indicare/far conoscere. E’ un grande potere, ma … non è tutto a riguardo della giustizia/salvezza. [Lo vedremo domani]

Cosa ha in più il Giudeo?

Gen 17, 2022 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Romani 3,1-8

Che cosa dunque ha in più il Giudeo? E qual è l’utilità della circoncisione? 2Grande, sotto ogni aspetto. Anzitutto perché a loro sono state affidate le parole di Dio. 3Che dunque? Se alcuni furono infedeli, la loro infedeltà annullerà forse la fedeltà di Dio? 4Impossibile! Sia chiaro invece che Dio è veritiero, mentre ogni uomo è mentitore, come sta scritto:
Affinché tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole
e vinca quando sei giudicato.
5Se però la nostra ingiustizia mette in risalto la giustizia di Dio, che diremo? Dio è forse ingiusto quando riversa su di noi la sua ira? Sto parlando alla maniera umana. 6Impossibile! Altrimenti, come potrà Dio giudicare il mondo? 7Ma se la verità di Dio abbondò nella mia menzogna, risplende di più per la sua gloria, perché anch’io sono giudicato ancora come peccatore? 8E non è come alcuni ci fanno dire: «Facciamo il male perché ne venga il bene»; essi ci calunniano ed è giusto che siano condannati.

 

Soprattutto a partire da questo capitolo sottolineo le affermazioni in positivo, o meglio, il contenuto/messaggio che Paolo vuole trasmettere, prima di tutto ai Romani, ma anche oggi a noi.

Ci sono tante domande passionali o esistenziali all’interno del mondo giudaico (allora e oggi). Paolo le riprende con questa espressione e simili: “Che cosa dunque ha in più il Giudeo?” Come dire: il Giudeo ha dei vantaggi in confronto agli altri popoli? Deve ritenersi un privilegiato e … riposarsi su questo?

La risposta è molto articolata. Più che di vantaggi o privilegi, si deve parlare di doni. Eccoli questi doni. Dio ha affidato le sue parole/promesse al popolo ebraico. E’ vero che alcuni sono stati infedeli, ma la loro infedeltà può forse impedire che Dio sia fedele? Dunque, il dono conseguente le sue parole è riconoscere che Dio è giusto e fedele.

Ma non si può approfittare di questo dono, dicendo che io coi miei peccati …. permetto a Dio di esprimere la sua bontà (quindi di … fargli un piacere se pecco). Oppure: perché Dio mi giudica “se la mia ingiustizia mette in risalto la sua giustizia?” (quindi, Dio non mi deve giudicare/condannare).

Dove vuole arrivare Paolo con queste domande retoriche, complesse ma vere? [Lo vedremo domani] Oggi sottolineo soltanto – ed è importante farlo – queste cose: il primato/privilegio consiste nell’avere la Parola di Dio; sperimentare la fedeltà di Dio nonostante le nostre infedeltà; infine non sfruttare la bontà di Dio per … poter peccare ancora e di più!

Domenica 16 Gennaio 2022 – II Tempo Ordinario – Anno C

Gen 16, 2022 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA

A te si prostri tutta la terra, o Dio.
A te canti inni, canti al tuo nome, o Altissimo. (Cf. Sal 65,4)

CANTO DI INGRESSO:

QUALE GIOIA

Rit. Quale gioia, mi dissero,
andremo alla casa del Signore,
Ora i piedi oh Gerusalemme
si fermano davanti a te.
Ora Gerusalemme
è ricostruita
come città salda,
forte e unita. Rit.
Salgono insieme
le tribù di Jahvè
per lodare il nome
del Signore d’Israele. Rit.
Là sono posti i seggi
della sua giustizia,
i seggi della casa,
della casa di Davide. Rit.

Prima Lettura: Dal Libro del profeta Isaia (Is 62,1-5)
Per amore di Sion non tacerò,
per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo,
finché non sorga come aurora la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada.
Allora le genti vedranno la tua giustizia,
tutti i re la tua gloria;
sarai chiamata con un nome nuovo,
che la bocca del Signore indicherà.
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,
un diadema regale nella palma del tuo Dio.
Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata,
perché il Signore troverà in te la sua delizia
e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te.
Parola di Dio
Salmo Responsoriale: Sal 95

Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine.

Seconda lettura: Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (1Cor 12,4-11)

Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.
A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue.
Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

Parola di Dio

Alleluja, Alleluja, Alleluja!
Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo,
per entrare in possesso della gloria
del Signore nostro Gesù Cristo.
Alleluja, Alleluja, Alleluja!

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,1-11)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Parola del Signore

CANTO D’ OFFERTORIO: 

ECCO QUEL CHE ABBIAMO
Ecco quel che abbiamo
nulla ci appartiene ormai,
ecco i frutti della terra
che Tu moltiplicherai.
Ecco queste mani
puoi usarle, se lo vuoi,
per dividere nel mondo
il pane che Tu hai dato a noi.
Solo una goccia
hai messo fra le mani mie,
solo una goccia
che tu ora chiedi a me…
Una goccia che, in mano a te,
una pioggia diventerà
e la terra feconderà.
Ecco quel che abbiamo
nulla ci appartiene ormai,
ecco i frutti della terra
che Tu moltiplicherai.
Ecco queste mani
puoi usarle, se lo vuoi,
per dividere nel mondo
il pane che Tu hai dato a noi.
Le nostre gocce,
pioggia tra le mani tue,
saranno linfa di una nuova civiltà.
E la terra preparerà
la festa del pane che
ogni uomo condividerà.
Ecco quel che abbiamo
nulla ci appartiene ormai,
ecco i frutti della terra
che Tu moltiplicherai.
Ecco queste mani
puoi usarle, se lo vuoi,
per dividere nel mondo
il pane che Tu hai dato a noi.
Sulle strade, il vento
da lontano porterà
il profumo del frumento,
che tutti avvolgerà.
E sarà l’amore
che il raccolto spartirà
e il miracolo del pane
in terra si ripeterà.

PADRE NOSTRO che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,  venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.  Dacci oggi il nostro pane quotidiano,  e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,  e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.”

CANTI DI COMUNIONE:

ISAIA 62
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
mi ha rivestito delle vesti di salvezza,
mi ha avvolto con il manto della giustizia.
Come uno sposo che si cinge il diadema,
come una sposa che si adorna di gioielli,
come la terra fa germogliare i semi,
così il Signore farà germogliare la giustizia.
Rit. Nessuno ti chiamerà più “Abbandonata”
né la tua terra sarà più detta “Devastata”
ma tu sarai chiamata
“Mio Compiacimento”
e la tua terra “Sposata”,
perché di te si compiacerà il Signore
e la tua terra avrà uno sposo.
Per amore di Sion
non mi terrò in silenzio,
per amore di Gerusalemme
non mi darò pace,
finché non sorga come stella
la sua giustizia,
la sua salvezza
non risplenda come lampada.
Allora i popoli vedranno la tua giustizia,
tutti i re la tua gloria,
ti si chiamerà con un nome nuovo
che la bocca del Signore avrà indicato.
Rit.
Sarai una magnifica corona
nella mano del Signore,
un diadema regale
nella palma del tuo Dio.
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposerà il tuo creatore,
come gioisce lo sposo per la sposa,
così per te gioirà il tuo Dio.
Rit.

CANTO FINALE:

LODATE IL SIGNORE
Rit. Lodate il Signore
ed invocate il suo Nome.
Proclamate fra i popoli le sue opere.
Cantate a Lui con gioia,
contemplate tutti i suoi prodigi.
Gloriatevi del suo santo Nome,
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Rit.
Cercate la sua potenza,
ricordate le sue meraviglie,
i suoi giudizi sopra tutta la terra,
esultino i giusti inneggiando al Signore.
Rit. (2 volte)
… le sue opere (2 volte)

Scarica il libretto dei canti. Ti sarà molto utile in questo periodo in cui non si possono usare i libretti cartacei!