Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

Ott 15, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 4,35-41

 35In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». 36E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. 37Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. 38Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». 39Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 41E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

“Passiamo all’altra riva”. È la riva orientale del Lago: luogo popolato prevalentemente da pagani. In un certo senso è un “altro mondo” rispetto al mondo giudaico. Con Gesù ci sono altre barche. Non è quindi una traversata personale per cercare un luogo di ritiro, ma un cammino che Gesù (non da solo) si è imposto: “Passiamo all’altra riva”. E’ l’urgenza della missione.

“Quand’ecco una grande tempesta di vento. E le onde si rovesciavano sulla barca, al punto che la barca era già piena. E lui a poppa, su un cuscino, dormiva”. Il sonno era vero, tanto che Gesù deve essere “svegliato” … bruscamente e anche poco gentilmente: “Maestro, non t’importa che periamo?”. È interessante notare che Gesù, svegliato violentemente, non sgrida i discepoli (come invece fa Matteo 13,26), ma il vento: “Sgridò il vento e disse al mare: Taci! Sta zitto!”

Marco mette e metterà spesso a fuoco la debolezza di fede dei discepoli: “Perché siete pusillanimi? Ancora non avete fede?” Ma ciò che a Marco interessa comunicare (e comunicarci) è l’altra affermazione, espressa in forma di domanda retorica: “impauriti, moltissimo, si dicevano tra loro: Chi è mai costui a cui obbediscono anche il vento e il mare?”. Marco vuol trasmettere questo: il vento e il mare sono “messaggeri/angeli” che obbediscono solo a Dio (tanti salmi dicono questo). Chi è dunque costui che non invoca la potenza di Dio, ma la trova in sé stesso e può sgridare e imporre il silenzio al cosmo?

Quel “ancora non avete fede?”, più che sgridata, è invito a camminare, a crescere … Come sta avvenendo questo cammino di conoscenza nei discepoli (e anche in noi)? In un certo senso, anche oggi (quante tempeste di vento!) … il Signore “dorme”.

Il regno di Dio è come …

Ott 14, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 4,26-34

 26Diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; 27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

30Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; 32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

33Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. 34Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Quando risuona la parola o l’immagine “regno di Dio” dobbiamo pensare non a una cosa o a un oggetto o a un sistema di governo, ma a un “processo” che marca una presenza reale e feconda di Dio nella storia, in altre parole, dobbiamo intendere: “presenza e modo di agire di Dio nel mondo”.

Pertanto, dovremmo tradurre così il versetto 26: “E diceva: Così è il regno di Dio: come un uomo che getta un seme sulla terra …”. Dunque, il regno di Dio non è “un uomo che …”, o “un seme che …”, ma è “come un uomo che…, o “come un seme che…”. Si vuole indicare un “processo” e non una identificazione.

La prima immagine (“un uomo che … “) non richiama l’attenzione sull’uomo (che tra l’altro, come è detto altrove, deve vegliare …) ma sul “seme gettato sulla terra” e sui seguenti “processi”. Si vuol dire che il seme (parola/insegnamento di Gesù) ha una sua intima forza: è “da sé = spontaneamente (il greco dice: automaticamente)” che porta frutto, secondo un ordine e una crescita che non dipendono dall’uomo. L’uomo può soltanto … “mettere la falce”, cioè mietere e raccogliere. Parola, dunque, che invita alla fiducia, da intendersi come pazienza o perseveranza.

La seconda immagine (“un chicco di senape … “) richiama non tanto la piccolezza, ma la sproporzione tra il chicco e la pianta, richiama soprattutto il processo di crescita. Quel chicco, piccolissimo, ha la forza per diventare grande, di una grandezza che … accoglie (“uccelli del cielo” = uomini).

Conclusione. I termini di paragone del regno vanno tutti nel segno della piccolezza: a) La lampada (v. 21) non è il sole. b) L’uomo che getta il seme (v. 26) non è un generale che va in guerra. c) Il chicco di senape (v. 31) non diventa grande come un cedro del Libano (col suo legname è stato fatto il tempio, la reggia, le navi per il commercio, ecc.), ma come “pianta dell’orto che fa rami grandi” … per accogliere (ombra) e dare casa (nido) alle moltitudini (uccelli del cielo).

Infine, c’è un sunto su tutte le parabole. “Gesù annunciava la parola”, e lo faceva “con molte parabole simili”. E aggiunge: “… come erano capaci di ascoltare”. La parabola è una parola facile, ma … solo al primo impatto. È capace, cioè, di creare “attenzione” anche di chi è più distratto nella e dalla vita ordinaria. Ma, poi, chiede e vuole riflessione, spiegazione, discernimento perché possa diventare “messaggio e insegnamento”. La riflessione o spiegazione o discernimento Gesù lo fa “in disparte” coi suoi discepoli. Non si tratta di una selezione arbitraria. La parabola è per tutti senza distinzione. Dalla parabola possono nascere tante risposte, e anche rifiuti. Chi risponde, facendosi discepolo di Gesù con umiltà e fiducia, riceve il dono della spiegazione o dello svelamento del “mistero”.

Terreno buono: coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto

Ott 13, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Matteo 4,14-25

14Il seminatore semina la Parola. 15Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. 16Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, 17ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. 18Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, 19ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. 20Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

 21Diceva loro: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? 22Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. 23Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
24Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. 25Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

 

Il “mistero” non è una cosa “difficile da capire”, ma una cosa “nascosta che è da svelare”, e quindi una cosa che ha solo bisogno, una volta “svelata”, di essere “accolta”. La cosa “nascosta” è la parola in quanto seme gettato, è la predicazione che sta facendo Gesù. In un certo senso, la cosa “nascosta” è “Gesù stesso nel suo dirsi e donarsi”, particolarmente “nella sua morte”.

Dunque, ciò che è “nascosto” è la parola, è il seme gettato, è la predicazione. a) “Alcuni sono quelli lungo la strada dove viene seminata la parola (la predicazione). Questi “odono, ma subito viene Satana e porta via la parola seminata in loro”. Questi tali “odono”, ma “non ricevono” la parola. Purtroppo la riceve Satana che è sempre attentissimo! Egli ruba e uccide. b) “Altri sono quelli seminati tra i sassi”. Questi “odono, subito la ricevono con gioia, ma non hanno radice in sé stessi … sopraggiunge una tribolazione o una persecuzione a causa della parola, subito trovano motivo di scandalo”. c) “Altri ancora sono quelli seminati tra le spine: odono la parola, ma le persecuzioni del tempo presente, la seduzione della ricchezza e le passioni per tutto il resto … soffocano la parola, che rimane senza frutto”. Il nemico o accusatore non è più Satana o la persecuzione, ma “le preoccupazioni del tempo presente”: esse penetrano nella vita e danno morte. d) “Quelli seminati in un bel terreno sono quelli che odono la parola e la accettano e portano frutto”. Notiamo i tre verbi: udire, accettare, portare frutto. Non solo udire, non solo ricevere con gioia, ma accettare: accettare è più che ricevere. Vuol dire lasciare che la parola lavori, entri nella vita e, soprattutto, la cambi. Il “frutto”, in sostanza, è la “conversione” a Gesù in una sequela diversificata.

“Diceva loro: Viene forse la lampada … “. La “cosa nascosta” è sempre “la parola e Gesù che la predica”. In questa parte finale, abbiamo la parabola della “lampada” che conferma tutto questo. Ora “la parola e Gesù che la predica” è una realtà piccola e nascosta, ma è destinata a svelarsi e quindi a illuminare.

Un ultimo ammonimento: “Badate a ciò che udite: con la misura con cui misurate …”. Misurare significa partecipare a un dono di Dio e quindi donare ciò che si è ricevuto. Chi dona avrà sempre nuovi doni in abbondanza, chi non dona “gli sarà tolto anche quello che ha (ricevuto)”.

Sono coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto

Ott 13, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Matteo 4,14-25

14Il seminatore semina la Parola. 15Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. 16Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, 17ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. 18Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, 19ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. 20Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

 21Diceva loro: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? 22Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. 23Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
24Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. 25Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Il “mistero” non è una cosa “difficile” da capire, ma una cosa “nascosta” da scoprire, e quindi una cosa che ha solo bisogno di essere “accolta”, una volta “svelata”. La cosa “nascosta” è la parola, la predicazione che sta facendo Gesù. In un certo senso, è “Gesù stesso nel suo dirsi e donarsi”, particolarmente, un giorno nella sua morte.

Ciò che è “nascosto” è, innanzitutto, la parola: una parola gettata come un seme (predicazione). a) “Alcuni sono quelli lungo la strada dove viene seminata la parola (la predicazione). Questi “odono, ma subito viene Satana e porta via la parola seminata in loro”. Questi tali “odono”, ma “non ricevono” la parola. La riceve Satana che è sempre attentissimo! Egli ruba e uccide. b) “Altri sono quelli seminati tra i sassi”. Questi “odono, subito la ricevono con gioia, ma non hanno radice in sé stessi … sopraggiunge una tribolazione o una persecuzione a causa della parola, subito trovano motivo di scandalo”. c) “Altri ancora sono quelli seminati tra le spine: odono la parola, ma le persecuzioni del tempo presente, la seduzione della ricchezza e le passioni per tutto il resto … soffocano la parola, che rimane senza frutto”. Il nemico o accusatore non è più Satana o la persecuzione, ma “le preoccupazioni del tempo presente”: esse penetrano e danno morte. d) “Quelli seminati in un bel terreno sono quelli che odono la parola e la accettano e portano frutto”. Notiamo i tre verbi: udire, accettare, portare frutto. Non solo udire, non solo ricevere con gioia, ma accettare: accettare è più che ricevere. Vuol dire lasciare che la parola lavori, entri nella vita e, soprattutto, la cambi. Il “frutto”, in sostanza, è la “conversione” a Gesù in una sequela diversificata.

“Diceva loro: Viene forse la lampada … “. La “cosa nascosta” è sempre “la parola e Gesù che la predica”. In questa parte finale, abbiamo la parabola della “lampada” che conferma tutto questo. Ora “la parola e Gesù che la predica” è una realtà piccola e nascosta, ma è destinata a svelarsi e quindi a illuminare.

Un ultimo ammonimento: “Badate a ciò che udite: con la misura con cui misurate …”. Misurare significa partecipare a un dono di Dio e quindi donare ciò che si è ricevuto. Chi dona avrà sempre nuovi doni in abbondanza, chi non dona “gli sarà tolto anche quello che ha (ricevuto)”.

Insegnava loro molte cose in parabole

Ott 12, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 4,1-13

 Cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. 2Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: 3«Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 8Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». 9E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
10Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. 11Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, 12affinché

guardino, sì, ma non vedano,
ascoltino, sì, ma non comprendano,
perché non si convertano e venga loro perdonato».

13E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? 

 

“Cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare”. Gesù persevera in un insegnamento quotidiano, ordinario e pubblico. In questo contesto inusuale (il mare!) Marco annota anche la modalità o tipo di insegnamento: “Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.” L’insegnamento “su e da una barca” è un singolare modo di “pescare”: non dei pesci, ma persone (vedi 1,17). Come una barca, anche la parola di colui che sta sopra di essa è … “ondeggiante”. Il “parlare in parabole” ti mette di fronte a un insegnamento simile al “moto ondoso”: la parola va e viene, s’innalza e s’abbassa, dice e non dice … Per cui, anche il tuo ascoltare è “ondeggiante”: capisci e non capisci, ti apri e ti chiudi, senti e non senti … Eppure, hai bisogno di una parola che venga dalla “terra ferma” non dalla “barca”: un parola che sia “chiara e sicura”. Per avere questo, bisogna che tu sia umile e chieda spiegazioni a Gesù “in casa”.

Dunque, Gesù insegna in parabole dalla barca alle folle che stanno sulla riva. Apre a quattro scene che gli ascoltatori conoscono bene, ma poi non sanno cosa si vuol dire con esse, nel più profondo (dovranno interrogare “in casa”). Un uomo uscì a seminare: “Una parte cadde lungo la strada; “un’altra cadde tra i sassi; “un’altra parte cadde fra le spine; “un’altra cadde in un bel terreno”. Conclusione o invito o provocazione: “Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti”. Vuol dire: non pensare di aver capito bene, rifletti, pensaci, vai più a fondo, e soprattutto … chiedi, interroga, sii pronto a cogliere il messaggio che normalmente non corrisponde a quello che ti è venuto in mente subito!

Di fatto, c’è chi chiede e interroga. “Quelli che erano intorno a lui con i Dodici lo interrogavano sulle parabole”. Siamo “in casa”, e non più in riva al mare; siamo “in comunità o famiglia o tua coscienza”. A “quelli di fuori – dice Gesù – ogni cosa viene data in parabole”. “Quelli di fuori” non sono quelli che (poco prima) stavano ascoltando sulla riva del mare, ma sono quelli che si fermano a un ascolto formale: vedono, ma non riescono a guardare a fondo; ascoltano, ma non comprendono; non tornano indietro, sì che siano perdonati. Sono parole difficili. Penso che voglia dire così il nostro evangelista Marco. Ci sono persone che ascoltano solo superficialmente, si accontentano di una comprensione solo letteraria … a distanza. Non permettono che la parola sia “per loro” ed entri “in loro” tanto da cambiarli. Sono persone che non si sentono “piccoli e bisognosi”, e così “non interrogano” il testo, non lo sentono rivolto a loro. Avviene, allora, che il “mistero del regno (che vuol dire vie per l’incontro con Dio, comunione con Dio) non è dato a loro. Non perché siano cattivi e ribelli, ma perché sono “sazi”, stanno bene come sono, e per questo “non interrogano”. [Può essere utile leggere Matteo 11,25-30]

Domenica 11 Ottobre 2026 – XXVIII Tempo Ordinario – Anno A

Ott 11, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Per accedere alla diretta streaming della Messa delle 10.00 clicca qui

ANTIFONA DI INGRESSO:

Se consideri le colpe, o Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Con te è il perdono, Dio d’Israele. (Cf. Sal 129,3-4)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del Profeta Isaia (Is 26,6-10a)

Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande,
un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,
poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 22

R. Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. R.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. R.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (Fil 4,12-14.19-20)
Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla
sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.
Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle
fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore

Sua madre e i suoi fratelli, stando fuori, mandarono a chiamarlo.

Ott 10, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 3,31-35 

31Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 32Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 33Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 34Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 35Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Gesù non è un “folle”, fosse pure “folle di Dio” (vedi ieri l’altro). Gesù non è “emissario di Satana” (vedi ieri). Ma chi è, allora, Gesù? E, come lo si può seguire?  Nemmeno “i parenti” sono arrivati a una risposta senza ambiguità  … Il piccolo brano di oggi, ci può aiutare.

Rileggiamo l’avvio: “E sopraggiungono sua madre e i suoi fratelli. Si fermarono fuori, e lo mandarono a chiamare. Una folla stava seduta intorno a lui”. a) Gesù è “dentro, dentro una casa” (v. 20), quindi … ha già una famiglia/casa. b) Gesù è al centro di una folla “che sta seduta intorno a lui”, quindi … persone che ascoltano. c) Come inviato di Dio, manifesta la “volontà di Dio” [altrove è detto che evangelizzava o che manifestava il regno di Dio] d) Ma c’è anche un “fuori”: “si fermarono fuori”. Non solo sono fuori, ma “lo mandarono a chiamare” … evidentemente per “tirarlo fuori” da quello che lui dice e quello che lui fa, anzi, sta facendo.

Erano risuonate le parole “madre e fratelli”. Esse indicano uno status: sono le persone che portano il legame più forte con lui. Ebbene, le persone che hanno un legame più forte, intimo con lui sono le persone che “stanno sedute intorno a lui”: sono i suoi discepoli, sono quelli che fanno strada con lui. Stare seduti attorno a lui (“ascoltare”) è il primo e fondamentale passo per conoscere e poi per fare la volontà di Dio, ed essere così sua nuova, vera famiglia. [Stando ai Vangeli anche Maria, madre di Gesù, deve “convertirsi” a Gesù. Anche lei è una madre in cammino che con fatica e con fede … scopre suo figlio. Deve andare lei da Gesù, e non Gesù da lei! Proprio in questo Maria ci è madre, come vera discepola]

 

Dicevano infatti: è fuori di sé … è posseduto da Beelzebul

Ott 9, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 3,20-30

 20Entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. 21Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
22Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». 23Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? 24Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; 25se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. 26Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. 27Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. 28In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; 29ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». 30Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

 

“E viene in una casa”. Gesù ha sperimentato l’itineranza, il passaggio da un luogo all’altro (questo ce lo dice il ripetuto “di nuovo”). Nello stesso tempo, ha sperimentato l’ospitalità, l’accoglienza (“va in una casa”). Quello che chiederà ai discepoli (in missione) è proprio quello che lui ha sempre fatto. Ma sperimenta anche una pressione soffocante della folla (“non potevano neppure mangiare”). Uno stile di vita simile potrebbe far pensare ad uno sbandamento mentale psicologico (“è fuori di sé”) come anche a un disegno di Dio. “I parenti” pensano a uno sbandamento mentale prodotto da zelo eccessivo , tanto che: “Uscirono per prenderlo con la forza”. [Incomincia ad affiorare … la solitudine di Gesù].

C’è chi vuole riportare a forza Gesù a casa (i parenti), e c’è chi lo contesta sul piano dottrinale tradizionale: tra questi ultimi ci sono “gli scribi che vengono da Gerusalemme” (ufficiali della Legge mosaica, teologi, ma anche amministratori). Poiché l’attività taumaturgica di Gesù, almeno fino a questo momento, è volta principalmente alla “cacciata dei demoni”, gli scribi ne danno una loro interpretazione, che Gesù bollerà come “bestemmia contro lo Spirito santo”. Dicono: “Con il capo dei demoni egli scaccia i demoni”.

Risposta di Gesù, … quasi banale: “Come può Satana scacciare Satana?”. No, Gesù sta lottando contro Satana, ed è “più forte” del “forte”. Dire che Gesù agisce come inviato di Satana non è solo negare che egli viene da Dio, ma è anche umiliarlo, farne un corrotto … appunto un emissario di Satana. Dire questo è “bestemmiare contro lo Spirito santo”: colpa che non può avere perdono non tanto perché è grande, ma perché distrugge colui che ti dona il perdono e quindi la salvezza. [Noi siamo portati a pensare la bestemmia come una parola uscita da rabbia, odio … Qui, invece, si tratta di una “presa di posizione” per la quale l’uomo si “autoesclude” dalla salvezza che gli era stata prospettata e donata in Gesù. Secondo questi “bestemmiatori” il male o il Maligno sarebbe il vero padrone del mondo, e Gesù un interessato … satellite che lo serve! Questa è la vera “bestemmia” che non sarà mai perdonata.

Ne costituì Dodici che chiamò apostoli

Ott 8, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 3,13-19

 13Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

 

Dicevamo che Gesù aveva e viveva in comunità coi suoi discepoli. Ma la comunità non è un blocco, un monolite. È una famiglia: ci sono padre e madre, ci sono figli, ci sono lavori, ci sono doni diversi, ci sono distanze … Marco è molto sintetico nel narrare la chiamata. È scritto: “Salì sul monte e chiamò a sé quelli che voleva; e andarono da lui”. Nella grande famiglia, ad alcuni (i Dodici, chiamati Apostoli) Gesù offre un … nuovo andare da lui, che è compito o missione: “e andarono da lui”. [Così è anche per noi]

Il monte è ritenuto il luogo degli dèi, il luogo santo dell’incontro. [L’espressione “salire sul monte” richiama molto la vita di Mosè e di tanti profeti]. a) “Chiamò a sé”: comporta prima di tutto uno stare con lui. Vale a dire: continuare ad essere discepoli, continuare a seguirlo, in una comunione più amicale e profonda. b) Chiamò “quelli che voleva”: rimanda a un disegno che ancora noi non conosciamo. Gesù non sta creando un “suo gruppo”, ma una famiglia, una assemblea, una chiesa. Perciò vuole che nasca una “comunione” e non una semplice “funzione”. c) “Ne costituì Dodici”: Gesù ha in mente Israele e le sue dodici tribù. d) “Mandarli a predicare e per avere potestà di scacciare i demoni”. Predicare, qui, significa annunciare Cristo, il vangelo, il regno. Regno che inizia con la sconfitta dei “nemici” che sono i demoni.

Elenco degli Apostoli. Solo quattro hanno un allargamento o qualcosa di specifico, oltre il puro nome. Simone: Pietro; Giacomo di Zebedeo e Giovanni il fratello di Giacomo: Boanerghès = figli di tuono; Giuda Iscariota: “proprio quello che lo tradì”. In questi “Dodici” c’è tutta la chiesa coi suoi doni e coi suoi tradimenti, c’è il disegno di un mistero che ha come culmine la comunione di Dio con gli uomini.

Gesù con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea

Ott 7, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 3,7-12

 7Gesù, intanto, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea 8e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. 9Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. 10Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. 11Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». 12Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

 

C’è un legame e una consequenzialità tra il brano di oggi e di ieri. Era scritto: “E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per eliminarlo”. Oggi, leggiamo che: “Gesù con i suoi discepoli si ritirò presso il mare”. Gesù, dunque, con la sua piccola comunità, si allontana … verso il mare.  Non va verso un luogo deserto ma … “verso il mare”, che è il luogo del lavoro, della vita, delle moltitudini: luogo pubblico, la gente.

Da Giovanni il Battista “accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme”. Da Gesù, invece, “una grande moltitudine dalla Galilea lo seguì. E anche dalla Giudea, da Gerusalemme, dall’Idumea, dall’altra riva del Giordano e dai dintorni di Tiro e di Sidone, una moltitudine grande, sentendo quali cose faceva … andò da lui”. Vanno a Gesù persone e popoli tradizionalmente “nemici” di Israele (lo abbiamo incontrato spesso nella lettura dei profeti: quanti oracoli contro Idumei, Filistei, Tiro e Sidone!). Vanno da Gesù “sentendo quali cose faceva”. Vanno da Gesù perché … guariva, dava vita. E’ chiaro che la sua prima fama era quella di un “grande e benefico guaritore”.

Gesù accoglie tutti, e poi, “per non essere schiacciato” non entra in una casa o in una sinagoga o in un castello, ma … in una barchetta, tra l’altro non sua! Tutta la “potenza di Dio” (sia come insegnamento sia come cura dei malati) proviene da un uomo su una “barchetta”, sicura ma anche tanto fragile. Il testo dice uno dei tanti modi coi quali Gesù guarisce o è costretto a guarire: la gente “gli si gettava addosso per toccarlo”. Di fronte a Gesù stanno quelli che vogliono essere guariti, ma stanno anche quelli che vogliono abbattere il suo potere di attrazione, e lo fanno “gettandosi davanti (a lui) e gridando” provocatoriamente la sua identità: sono “gli spiriti impuri”. Essi sentono che, con la presenza di Gesù, il loro potere vacilla, e allora si oppongono, si gettano davanti per impedire, anzi, “rovinare” il cammino di Gesù. Lo rovinano (anche oggi) se facessero passare che Gesù è (solo) un “guaritore”, e negassero che ha salvato tutti con la sua morte, morte di servo obbediente al Padre. La guarigione vera e definitiva viene dalla sua morte.  E noi siamo guariti davvero quando, come Gesù, siamo obbedienti a Dio Padre. Per questo, Gesù: “li sgridava con insistenza perché non lo rendessero manifesto”.