… secondo la parola del Signore detta da Elia

Ott 21, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Re 22,1-40
Trascorsero tre anni senza guerra fra Aram e Israele. 
2Nel terzo anno Giòsafat, re di Giuda, scese dal re d’Israele. 3Ora il re d’Israele aveva detto ai suoi ufficiali: «Non sapete che Ramot di Gàlaad è nostra? Eppure noi ce ne stiamo inerti, senza riprenderla dalla mano del re di Aram». 4Disse a Giòsafat: «Verresti con me a combattere per Ramot di Gàlaad?». Giòsafat rispose al re d’Israele: «Conta su di me come su te stesso, sul mio popolo come sul tuo, sui miei cavalli come sui tuoi».
5Giòsafat disse al re d’Israele: «Consulta, per favore, oggi stesso la parola del Signore». 6Il re d’Israele radunò i profeti, quattrocento persone, e domandò loro: «Devo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o devo rinunciare?». Risposero: «Attacca; il Signore la metterà in mano al re». 7Giòsafat disse: «Non c’è qui ancora un profeta del Signore da consultare?». 8Il re d’Israele rispose a Giòsafat: «C’è ancora un uomo, per consultare tramite lui il Signore, ma io lo detesto perché non mi profetizza il bene, ma il male: è Michea, figlio di Imla». Giòsafat disse: «Il re non parli così!». 9Il re d’Israele, chiamato un cortigiano, gli ordinò: «Convoca subito Michea, figlio di Imla».
10Il re d’Israele e Giòsafat, re di Giuda, sedevano ognuno sul suo trono, vestiti dei loro mantelli, nello spiazzo all’ingresso della porta di Samaria; tutti i profeti profetizzavano davanti a loro. 11Sedecìa, figlio di Chenaanà, che si era fatto corna di ferro, affermava: «Così dice il Signore: “Con queste cozzerai contro gli Aramei sino a finirli”». 12Tutti i profeti profetizzavano allo stesso modo: «Assali Ramot di Gàlaad, avrai successo. Il Signore la metterà in mano al re».
13Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse: «Ecco, le parole dei profeti concordano sul successo del re; ora la tua parola sia come quella degli altri: preannuncia il successo!». 14Michea rispose: «Per la vita del Signore, annuncerò quanto il Signore mi dirà». 15Si presentò al re, che gli domandò: «Michea, dobbiamo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o rinunciare?». Gli rispose: «Attaccala e avrai successo; il Signore la metterà nella mano del re». 16Il re gli disse: «Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi se non la verità nel nome del Signore?». 17Egli disse:
«Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti
come pecore che non hanno pastore.
Il Signore dice: “Questi non hanno padrone;
ognuno torni a casa sua in pace!”».
18Il re d’Israele disse a Giòsafat: «Non te l’avevo detto che costui non mi profetizza il bene, ma solo il male?». 19Michea disse: «Perciò, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l’esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra. 20Il Signore domandò: “Chi ingannerà Acab perché salga contro Ramot di Gàlaad e vi perisca?”. Chi rispose in un modo e chi in un altro. 21Si fece avanti uno spirito che, presentatosi al Signore, disse: “Lo ingannerò io”. “Come?”, gli domandò il Signore. 22Rispose: “Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti”. Gli disse: “Lo ingannerai; certo riuscirai: va’ e fa’ così”. 23Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna sulla bocca di tutti questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo parla di sciagura».
24Allora Sedecìa, figlio di Chenaanà, si avvicinò e percosse Michea sulla guancia dicendo: «In che modo lo spirito del Signore è passato da me per parlare a te?». 25Michea rispose: «Ecco, lo vedrai nel giorno in cui passerai di stanza in stanza per nasconderti». 26Il re d’Israele disse: «Prendi Michea e conducilo da Amon, governatore della città, e da Ioas, figlio del re. 27Dirai loro: “Così dice il re: Mettete costui in prigione e nutritelo con il minimo di pane e di acqua finché tornerò in pace”». 28Michea disse: «Se davvero tornerai in pace, il Signore non ha parlato per mezzo mio». E aggiunse: «Popoli tutti, ascoltate!».
29Il re d’Israele marciò, insieme con Giòsafat, re di Giuda, contro Ramot di Gàlaad. 30Il re d’Israele disse a Giòsafat: «Io per combattere mi travestirò. Tu resta con i tuoi abiti». Il re d’Israele si travestì ed entrò in battaglia. 31Il re di Aram aveva ordinato ai comandanti dei suoi carri, che erano trentadue: «Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, ma unicamente contro il re d’Israele». 32Appena videro Giòsafat, i comandanti dei carri dissero: «Certo, quello è il re d’Israele». Si avvicinarono a lui per combattere. Giòsafat lanciò un grido. 33I comandanti dei carri si accorsero che non era il re d’Israele e si allontanarono da lui.
34Ma un uomo tese a caso l’arco e colpì il re d’Israele fra le maglie dell’armatura e la corazza. Il re disse al suo cocchiere: «Gira, portami fuori della mischia, perché sono ferito». 35La battaglia infuriò in quel giorno; il re stette sul suo carro di fronte agli Aramei. Alla sera morì; il sangue della sua ferita era colato sul fondo del carro. 36Al tramonto questo grido si diffuse per l’accampamento: «Ognuno alla sua città e ognuno alla sua terra!». 37Il re dunque morì. Giunsero a Samaria e seppellirono il re a Samaria. 38Il carro fu lavato nella piscina di Samaria; i cani leccarono il suo sangue e le prostitute vi si bagnarono, secondo la parola pronunciata dal Signore.
39Le altre gesta di Acab, tutte le sue azioni, la costruzione della casa d’avorio e delle città da lui erette, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d’Israele? 40Acab si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Acazia.

 

L’autore vuol creare un confronto tra i due re, Giosafat re di Giuda e Acab re di Israele: almeno in quel momento non sono in guerra tra di loro. Si sono imparentati a motivo di matrimoni combinati.

Vuole soprattutto mostrare la differenza tra i profeti del Signore (in Giuda) e i profeti di Baal (in Samaria). Questi ultimi sono asserviti al re e dicono tutto quello che lui vuole sentirsi dire. Mentre il profeta del Signore dice sempre la verità, cioè quello che il Signore gli fa dire, e che spesso non piace all’uomo!

Si tratta di andare in guerra per riconquistare la terra di Ramot di Galaad. Giosafat accetta di aiutare Acab. Il nemico da battere è Aram, Aramei di Damasco.

Prima della battaglia c’è la riunione/festa con la … consulenza dei profeti di mestiere. Essi dicono a Acab: Vai pure, vincerai! Acab non vuol consultare il profeta del Signore (ma è costretto a farlo da Giosafat) perché Michea “profeta del Signore” annuncia soltanto il male per lui.

Ecco la differenza. Il profeta del Signore (da solo!) annuncia la verità, che in questo caso è … male per Acab. I profeti di Baal (sono tanti!) “ingannati da uno spirito” a loro volte ingannano la gente. Michea, profeta del Signore, paga la consulenza non gradita col carcere!

Viene la battaglia. Acab è un re forte e coraggioso. Per partecipare meglio alla battaglia si traveste, mentre Giosafat (più santo, ma anche più furbo!) tiene le vesti regali e non sta in prima linea, ma dà solo il grido d’attacco.

Acab fu colpito … a caso. Ferito a morte, fu caricato sul carro, ma rimase tutto il giorno “di fronte agli Aramei”. “Alla sera morì … “

I particolari della sua morte (vedi versetto 38) riconducono alla parola del Signore “secondo quanto aveva detto Elia” al tempo dell’assassinio di Nabot (vigna non ceduta).

Il filo rosso è sempre questo: la parola del Signore si realizza … prima o poi. Quindi è sempre bene fidarsi di lei!

Hai assassinato e ora usurpi!

Ott 20, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Re 21,1-29

In seguito avvenne questo episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samaria. 2Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». 3Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri».
4Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri!». Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. 5Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: «Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». 6Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cedimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un’altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”». 7Allora sua moglie Gezabele gli disse: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!».
8Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. 9Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. 10Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l’accusino: “Hai maledetto Dio e il re!”. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia». 11Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabele, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. 12Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. 13Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. 14Quindi mandarono a dire a Gezabele: «Nabot è stato lapidato ed è morto». 15Appena Gezabele sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: «Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto». 16Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.
17Allora la parola del Signore fu rivolta a Elia il Tisbita: 18«Su, scendi incontro ad Acab, re d’Israele, che abita a Samaria; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso. 19Poi parlerai a lui dicendo: “Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!”. Gli dirai anche: “Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue”». 20Acab disse a Elia: «Mi hai dunque trovato, o mio nemico?». Quello soggiunse: «Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. 21Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. 22Renderò la tua casa come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achia, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele. 23Anche riguardo a Gezabele parla il Signore, dicendo: “I cani divoreranno Gezabele nel campo di Izreèl”. 24Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo».
25In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore come Acab, perché sua moglie Gezabele l’aveva istigato. 26Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei, che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.
27Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa. 28La parola del Signore fu rivolta a Elia, il Tisbita: 29«Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio».

 

Ieri abbiamo visto in Acab l’orgoglio che si appropria della vittoria sui nemici Aramei e ne dispone per i suoi interessi.

Oggi vediamo l’orgoglio che giunge alla eliminazione fisica dell’altro, quando non si riesce a ottenere quello che si vuole. Vediamo anche quanto Acab sia “contrastato interiormente” succube alla moglie straniera Gezabele.

Con questo tristissimo episodio l’autore ci vuol dire dove porta l’adesione ad altri dèi (idolatria). L’idolatri porta, non solo a culti che non piacciono all’unico Dio, ma anche a “deliri di onnipotenza”, quasi tu fossi Dio! Ti senti padrone della vita e della morte altrui.

Di fronte al fatto che Nabot nega di vendere al re Acab la sua vigna ereditata dai padri, Gezabele (che è di un’altra cultura e di un’altra fede religiosa) dice: “Sei o non sei re d’Israele?”. Nella cultura e nella fede pagana il re è “onnipotente”, è la “divinità sulla terra”. Non è, e non deve essere così in Israele.

Seguiamo le manovre criminali di Gezabele per “eliminare legalmente” Nabot (possiamo leggere i versetti 8-16). Ma è più importante seguire la parola del Signore in bocca a Elia (versetti 17-18).

Quello che Acab ha fatto si chiama a tutti gli effetti: assassinio e usurpazione! Per questo ci sarà sanzione certa da parte di Dio: morte di Acab (in guerra) e morte di Gezabele (tradita e uccisa nel luogo in cui era morto Nabot).

Forte è stato il potere di Gezabele su Acab: lo ha istigato a compiere ogni male (nel culto e nella vita). Ma c’è una grande differenza tra i due. Gezabele morirà calpestata e mangiata dai cani, rinchiusa nel suo orgoglio e nella sua solitudine; Acab invece darà segni di pentimento: “Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa”.

Sì, Acab è una figura avvolta da un lacerante “contrasto interiore”.

Acab vittorioso e … amareggiato!

Ott 19, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Re 20,23-43

Ma i servi del re di Aram gli dissero: «Il loro Dio è un Dio dei monti; per questo ci sono stati superiori; se combatteremo contro di loro in pianura, certamente saremo superiori a loro. 24Fa’ così: ritira i re, ognuno dal suo luogo, e sostituiscili con governatori. 25Tu prepara un esercito come quello che ti è venuto meno: cavalli come quei cavalli e carri come quei carri; quindi combatteremo contro di loro in pianura. Certamente saremo superiori a loro». Egli ascoltò la loro voce e agì in tal modo.
26L’anno dopo, Ben-Adàd ispezionò gli Aramei, quindi andò ad Afek per attaccare gli Israeliti. 27Gli Israeliti, ispezionati e approvvigionati, mossero loro incontro, accampandosi di fronte; sembravano due piccoli greggi di capre, mentre gli Aramei riempivano la regione.
28Un uomo di Dio si avvicinò al re d’Israele e gli disse: «Così dice il Signore: “Poiché gli Aramei hanno affermato: Il Signore è Dio dei monti e non Dio delle valli, io metterò in mano tua tutta questa moltitudine immensa; così saprete che io sono il Signore”». 29Per sette giorni stettero accampati gli uni di fronte agli altri. Al settimo giorno si arrivò alla battaglia. Gli Israeliti in un giorno uccisero centomila fanti aramei. 30I superstiti fuggirono ad Afek, nella città, le cui mura caddero sui ventisettemila superstiti.
Ben-Adàd fuggì e, entrato nella città, cercava rifugio da una stanza all’altra. 
31I suoi servi gli dissero: «Ecco, abbiamo sentito che i re della casa d’Israele sono re clementi. Indossiamo sacchi ai fianchi e mettiamoci corde sulla testa e usciamo incontro al re d’Israele. Forse ti lascerà in vita». 32Si legarono sacchi ai fianchi e corde sulla testa, quindi si presentarono al re d’Israele e dissero: «Il tuo servo Ben-Adàd dice: “Possa io vivere!”». Quello domandò: «È ancora vivo? Egli è mio fratello!». 33Gli uomini vi scorsero un buon auspicio, si affrettarono a strappargli una decisione. Dissero: «Ben-Adàd è tuo fratello!». Quello soggiunse: «Andate a prenderlo». Ben-Adàd si recò da lui, che lo fece salire sul carro. 34Ben-Adàd gli disse: «Restituirò le città che mio padre ha preso a tuo padre; tu potrai disporre di mercati in Damasco come mio padre ne aveva in Samaria». Ed egli: «Io ti lascerò andare con questo patto». E concluse con lui il patto e lo lasciò andare.
35Allora uno dei figli dei profeti disse al compagno per ordine del Signore: «Colpiscimi!». L’uomo si rifiutò di colpirlo. 36Quello disse: «Poiché non hai obbedito alla voce del Signore, appena sarai andato via da me, ti colpirà il leone». Se ne andò via da lui, il leone lo trovò e lo colpì. 37Quello, trovato un altro uomo, gli disse: «Colpiscimi!». E quello lo colpì e lo ferì. 38Il profeta andò ad attendere il re sulla strada, dopo essersi reso irriconoscibile con una benda agli occhi. 39Quando passò il re, gli gridò: «Il tuo servo era nel cuore della battaglia, ed ecco un uomo fuggì; qualcuno lo condusse da me, dicendomi: “Fa’ la guardia a quest’uomo: se per disgrazia verrà a mancare, la tua vita sostituirà la sua oppure dovrai pagare un talento d’argento”. 40Mentre il tuo servo era occupato qua e là, quello scomparve». Il re d’Israele disse a lui: «La tua condanna è giusta; hai deciso tu stesso!». 41Ma egli immediatamente si tolse la benda dagli occhi e il re d’Israele riconobbe che era uno dei profeti. 42Costui gli disse: «Così dice il Signore: “Poiché hai lasciato andare libero quell’uomo da me votato allo sterminio, la tua vita sostituirà la sua, il tuo popolo sostituirà il suo popolo”». 43Il re d’Israele rientrò a casa amareggiato e irritato ed entrò in Samaria.

 

Ogni anno a primavera i re erano soliti andare in guerra!

Ben-Adad sconfitto sulle montagne tenta lo scontro in pianura dove si sente più forte coi suoi carri e cavalli. Le forze in campo? E’ veramente tenera questa immagine delle forze di Israele: “Gli Israeliti, ispezionati e approvvigionati, mossero loro incontro, accampandosi di fronte; sembravano due piccoli greggi di capre, mentre gli Aramei riempivano la terra”.

Il profeta insiste: “Io (Dio) metterò in mano tua tutta questa moltitudine immensa; così saprete che io sono il Signore.” Di fatto la vittoria degli Israeliti è … a sorpresa e completa! Ma … è la vittoria di Dio e non di Acab. Se è Dio che ha vinto, allora non devi appropriarti di nulla, perché tutto è diventato suo, quindi tu devi distruggere cose e uomini, a partire dal re (è lo statuto legale dello “sterminio”).

In questo momento Acab ritorna ad essere quello che è: uno che dimentica volutamente tutto quello che il profeta gli ha detto, uno che si comporta come tutti i re traendo vantaggi personali dalla vittoria.

Dunque, Ben-Adad si arrende, ma non è ucciso, anzi trova grazia presso Acab: lo onora facendolo salire sul suo carro, stabilisce con lui un’alleanza a suo favore, recupera alcune città. E così lo lascia andare … come “fratello”.

Il profeta, che lo aveva esortato alla lotta e gli aveva assicurato la vittoria (di Dio!), fa comprendere al re, con alcuni strattagemmi o mimi, che il Signore non ha per niente gradito questa soluzione che suona come … un furto nei suoi confronti.

Di fatto il profeta sentenzia: “Così dice il Signore: Poiché hai lasciato andare libero quell’uomo da me votato allo sterminio, la tua vita sostituirà la sua, il tuo popolo sostituirà il suo popolo.” La liberazione di Adad sarà pagata dalla morte di Acab: “La tua vita sostituirà la sua.”

Acab ha gestito una vittoria, umanamente parlando impossibile, volgendola ai propri interessi e ha messo da parte Dio. Vedendo la vittoria … del “piccolo gregge di capre”, doveva capire: cambiare modo di pensare, cambiare vita. Riconoscere cioè che solo il Signore di Israele è da onorare e servire. E non altri.

Comprendiamo meglio ora la nota finale … non da re vittorioso: “Il re d’Israele rientrò a casa amareggiato e irritato ed entrò in Samaria”.

Acab è sempre contrastato interiormente. E’ una figura moderna, vicina a noi!

Gli Aramei fuggirono inseguiti da Israele

Ott 18, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Re 20,1-22

Ben-Adàd, re di Aram, radunò tutto il suo esercito; con lui c’erano trentadue re con cavalli e carri. Egli salì contro Samaria per cingerla d’assedio ed espugnarla. 2Inviò messaggeri in città ad Acab, re d’Israele, 3per dirgli: «Così dice Ben-Adàd: Il tuo argento e il tuo oro appartengono a me e le tue donne e i tuoi figli migliori sono per me». 4Il re d’Israele rispose: «Avvenga secondo la tua parola, o re, mio signore; io e quanto possiedo siamo tuoi». 5Ma i messaggeri tornarono di nuovo e dissero: «Così dice Ben-Adàd, che ci manda a te: “Mi consegnerai il tuo argento, il tuo oro, le tue donne e i tuoi figli. 6Domani, a quest’ora, manderò da te i miei servi che perquisiranno la tua casa e le case dei tuoi servi; essi prenderanno tutto ciò che è prezioso agli occhi tuoi e lo porteranno via”». 7Il re d’Israele convocò tutti gli anziani del paese, ai quali disse: «Sappiate e vedete come costui ci voglia fare del male. Difatti mi ha mandato a chiedere le mie donne e i miei figli, il mio argento e il mio oro e io non gli ho opposto rifiuto». 8Tutti gli anziani e tutto il popolo gli dissero: «Non ascoltarlo e non consentire!». 9Egli disse ai messaggeri di Ben-Adàd: «Dite al re, mio signore: “Quanto hai imposto prima al tuo servo lo farò, ma la nuova richiesta non posso soddisfarla”». I messaggeri andarono a riferire la risposta. 10Ben-Adàd allora gli mandò a dire: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se la polvere di Samaria basterà per riempire il pugno di coloro che mi seguono». 11Il re d’Israele rispose: «Riferitegli: “Chi cinge le armi non si vanti come chi le depone”». 12Nell’udire questa risposta – egli stava insieme con i re a bere sotto le tende – disse ai suoi ufficiali: «Circondate la città!». Ed essi la circondarono.
13Ed ecco un profeta si avvicinò ad Acab, re d’Israele, per dirgli: «Così dice il Signore: “Vedi tutta questa moltitudine immensa? Ebbene oggi la metto nella tua mano; saprai che io sono il Signore”». 14Acab disse: «Per mezzo di chi?». Quegli rispose: «Così dice il Signore: “Per mezzo dei giovani dei capi delle province”». Domandò: «Chi attaccherà la battaglia?». Rispose: «Tu!». 15Acab ispezionò i giovani dei capi delle province: erano duecentotrentadue. Dopo di loro ispezionò tutto il popolo, tutti gli Israeliti: erano settemila. 16A mezzogiorno fecero una sortita. Ben-Adàd stava bevendo e ubriacandosi sotto le tende, insieme con i trentadue re che lo aiutavano. 17Per primi uscirono i giovani dei capi delle province. Ben-Adàd mandò a vedere e gli fu riferito: «Alcuni uomini sono usciti da Samaria!». 18Quegli disse: «Se sono usciti per la pace, catturateli vivi; se sono usciti per la guerra, catturateli ugualmente vivi». 19Quelli usciti dalla città erano i giovani dei capi delle province seguiti dall’esercito; 20ognuno di loro uccise chi gli si fece davanti. Gli Aramei fuggirono, inseguiti da Israele. Ben-Adàd, re di Aram, si mise in salvo a cavallo insieme con alcuni cavalieri. 21Uscì quindi il re d’Israele, che colpì i cavalli e i carri e inflisse ad Aram una grande sconfitta.
22Allora il profeta si avvicinò al re d’Israele e gli disse: «Su, sii forte; sappi e vedi quanto dovrai fare, perché l’anno prossimo il re di Aram salirà contro di te».

 

Il testo di oggi ci mostra Acab re di Israele molto diverso da quello che conosciamo, soprattutto dal suo rapporto con Elia. [La qual cosa fa capire quanto Acab valesse in campo militare … dove Gezabele non poteva intervenire! E quanto fosse debole invece nella conduzione della vita interna a Israele, specie nel culto e nelle scelte di vita … dove di fatto comandava Gezabele sua moglie straniera!]

Acab è minacciato da Ben-Adad re di Aram (Damasco): un re potente, ma tanto sicuro di sé e supponente: tanto che lo troviamo sempre a … “bere e ubriacarsi sotto le tende (= si sente sicuro e imbattibile)” prima della stessa battaglia.

Ben-Adad “provoca” Acab alla guerra chiedendogli l’impossibile: dare tutto quello che ha di prezioso agli Aramei (di fatto Acab era alleato/suddito di Ben-Adad e forse … non pagava i tributi!).

Ma c’è un profeta in Israele: al profeta, Acab si affida compiendo tutto quello che il profeta gli chiede. In altre parole, Acab … consultò il Signore, cioè si mostrò obbediente al profeta e … non a se stesso coi suoi piani! In virtù di questa obbedienza Acab sconfigge Ben-Adad.

L’autore sottolinea che la vittoria di Acab è soltanto un segno: mostra quello che il Signore fa quando ci si affida del tutto a lui. Sarà Acab sempre disposto a questo? Sarà forte nella sua fede? Il testo lo mette in guardia con questa premonizione: “Sù (lett. ) sii forte; sappi e vedi quanto dovrai fare, perché l’anno prossimo il re di Aram salirà contro di te”. Come dire, hai capito cosa dovrai fare? Hai capito che la tua forza è nell’affidarti al Signore?

 

Domenica 17 Ottobre 2021 – XXIX Tempo Ordinario – Anno B

Ott 17, 2021 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano
Per accedere alla diretta streaming della messa delle 10.30 clicca qui

ANTIFONA

Io t’invoco, o Dio, poiché tu mi rispondi;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi. (Sal 16,6.8).

CANTO DI INGRESSO

ECCOMI
Rit. Eccomi, eccomi,
Signore io vengo.
Eccomi, eccomi,
si compia in me
la Tua volontà.
Nel mio Signore ho sperato
e su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido,
mi ha liberato dalla morte.
Rit.
I miei piedi ha reso saldi,
sicuri ha reso i miei passi,
ha messo sulla mia bocca
un nuovo canto di lode.
Rit.
Il sacrificio non gradisci,
ma mi hai aperto l’orecchio,
non hai voluto olocausti,
allora ho detto: «Io vengo»
Rit.

GLORIA (recitato)

Gloria a Dio nellalto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore …

Prima Lettura: Dal Libro del profeta Isaia (Is 53,10-11)

Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Parola di Dio
Salmo Responsoriale: Sal 32

Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

Seconda lettura: Dalla lettera agli Ebrei  (Eb 4,14-16)
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede.
Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.

Parola di Dio

Alleluja, Alleluja, Alleluja!
Il Figlio dell’uomo è venuto per servire
e dare la propria vita in riscatto per molti.
Alleluja, Alleluja, Alleluja!

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,35-45)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore

CANTO D’ OFFERTORIO: 
CUSTODISCIMI
Ho detto a Dio senza di Te
alcun bene non ho, custodiscimi.
Magnifica è la mia eredità,
benedetto sei Tu,
sempre sei con me.
Rit.
Custodiscimi, mia forza sei Tu,
custodiscimi, mia gioia Gesù. (2 volte)
Ti pongo sempre innanzi a me,
al sicuro sarò mai vacillerò.
Via, verità e vita sei
mio Dio credo che Tu mi guiderai.
Rit.

PADRE NOSTRO che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,  venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.  Dacci oggi il nostro pane quotidiano,  e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,  e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.”

CANTI DI COMUNIONE:

DALL’AURORA AL TRAMONTO
Rit. Dall’aurora io cerco te,
fino al tramonto ti chiamo,
ha sete solo di te l’anima mia
come terra deserta. (2v)
Non mi fermerò un solo istante,
sempre canterò la Tua lode
perché sei il mio Dio, il mio riparo:
mi proteggerai all’ombra delle tue
ali.
Rit. Dall’aurora…
Non mi fermerò un solo istante,
io racconterò le Tue opere
perché sei il mio Dio, unico bene:
nulla mai potrà la notte contro di me.
Rit. Dall’aurora io cerco te,
fino al tramonto ti chiamo,
ha sete solo di te l’anima mia
come terra deserta.
Ha sete solo di te l’anima mia
come terra deserta.

CANTO FINALE:
VIENI E SEGUIMI
Lascia che
il mondo vada per la sua strada.
Lascia che
l’uomo ritorni alla sua casa.
Lascia che
la gente accumuli la sua fortuna.
Ma tu, tu vieni e seguimi.
Tu, vieni e seguimi.
Lascia che
la barca in mare spieghi la vela.
Lascia che
trovi affetto chi segue il cuore.
Lascia che
dall’albero cadano i frutti maturi.
Ma tu, tu vieni e seguimi.
Tu, vieni e seguimi.
E sarai luce per gli uomini,
e sarai sale della terra,
e nel mondo deserto aprirai
una strada nuova. (2 volte)
E per questa strada, va’, va’ ,
e non voltarti indietro va’,
e non voltarti indietro.

Scarica il libretto dei canti. Ti sarà molto utile in questo periodo in cui non si possono usare i libretti cartacei!

Silenzio assordante!

Ott 16, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Re 19,11b-21

Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elia?». 
14Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita».
15Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. 16Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. 17Se uno scamperà alla spada di Cazaèl, lo farà morire Ieu; se uno scamperà alla spada di Ieu, lo farà morire Eliseo. 18Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l’hanno baciato».
19Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. 20Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elia disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te». 21Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

 

Siamo ancora … nella “caverna”, cioè nel luogo in cui l’uomo “pensa” o “ha deciso” di incontrare Dio.

“Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore.” Dunque qualcosa/qualcuno che spacca o spezza … “ma il Signore non era nel vento!”. Dio non è questo e non fa così!

“Dopo il vento un terremoto … “. Dunque qualcosa/qualcuno che distrugge … “ma il Signore non era nel terremoto.”. Dio non è questo e non fa così!

“Dopo il terremoto, un fuoco … Dunque qualcosa/qualcuno che brucia e annulla …” ma il Signore non era nel fuoco!”. Dio non è questo e non fa così!

“Dopo il fuoco una voce di silenzio … “. Dunque qualcosa/qualcuno che non sappiamo afferrare, che è fuori dalla nostre categorie. E’ … silenzio, ma nello stesso tempo è … voce! Sì, da un lato Dio è “silenzio” nella storia, nella nostra vita (non dà le risposte che vorremmo). Questo esige che tu stia calmo, non ti arrabbi e non ti abbatta. Dall’altro Dio è “voce” nella storia e nella tua vita. Questo esige che tu faccia silenzio e ascolti.

Tutto questo avviene quando tu … esci” dalla caverna, da te stesso, e stai fermo, in piedi alla presenza del Signore … che passa. Sì, il Signore è un … passante (come dice l’ebraico), uno che si muove, che cammina, che ti sta  davanti. Non è evento/fracasso (vento), non è evento/terremoto (distruzione), non è evento/fuoco (consumazione). Il Signore è evento/passante. E’ qualcosa/qualcuno che in silenzio … ti parla, è uno che ti accompagna.

E ti trasforma, quando dice: “Alzati, ritorna suoi tuoi passi”. Il Signore ti riconduce, trasformato, nella grande storia e nella tua piccola storia. Non sei più in fuga e disperato in cerca di morte, ma vivo e desideroso di portare il Signore agli altri.

E’ quello che fa Elia chiamando Eliseo. Vedi – sembra dire Dio – che non sei solo: il mondo va avanti anche senza di te, ma tu trasmetti la tua esperienza (“due terzi del tuo spirito”) ad un altro che come te ascolti il Signore … passante!

 

Non sono migliore dei miei padri

Ott 15, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Re 19,1-11a

Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. 2Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro». 3Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. 4Egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». 5Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». 6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. 7Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». 8Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
9Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Che cosa fai qui, Elia?». 10Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». 11Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore».

 

Elia, il grande profeta, è forte fragile ad un tempo: difende Dio, uccide i profeti di Baal e poi è uno uomo che ha paura, fugge e desidera la morte!

Il Dio del profeta Elia è un Dio forte e vittorioso. Ma lo è a modo suo … Sul Carmelo Dio ha stravinto, ma il suo servo è perseguitato, ricercato a morte da una donna, Gezabele.

Elia ha paura e fugge per salvarsi! In realtà, per andare a morire solo nel deserto. E’ giusto che muoia come i miei padri nel deserto – dice Elia – sono uno di loro, sono un fallito nel mio servizio al Signore!

L’Angelo invece trasforma questo suo stop o voglia di morte, questo suo coricarsi/dormire per farla finita … in un nuovo cammino di vita per lui e per il popolo. Gli dice infatti: “il cammino sarà lungo per te”, come dire: non devi morire, ma camminare/vivere. E gli fa riconoscere pane e acqua … Elia “con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.”

La “caverna” in cui entra e dorme Elia non è un qualsiasi luogo di rifugio, ma il luogo in cui l’uomo di Dio (ogni uomo) si ritira per avere una rivelazione, per avere una luce e riprendere il cammino [Il Vangelo parlerà di “tua camera”, quando preghi]

Entrare nella “caverna” vuol dire chiedere conto a Dio del senso e del frutto del proprio servizio. In altre parole: Com’è che il mio servizio non ha funzionato? Com’è che sono rimasto “solo”? Eppure sono sempre e tutto dalla tua parte, o Dio. Come hanno abbandonato te, ora abbandonano anche me. Dunque … è meglio che muoia!

Singolare e del tutto nuova è la risposta del Signore che dice: “Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore.” Come dire: Non è più la caverna il luogo della rivelazione e dell’incontro, ma il monte! C’è un modo nuovo col quale il Signore si fa presente. “Ed ecco il Signore … passante”. Il Signore si fa presente … passando e non in modo statico. Il Signore si fa presente come … movimento, sorpresa, cambiamento. Non è un monolite o un blocco statico (è anche questo, perché è roccia!), ma è qualcosa/qualcuno che cammina, che passa, che attraversa.

Allora (ieri e oggi) bisogna prepararsi ad ascoltare un Dio così fatto, diverso … un Dio vivo!

Si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo

Ott 14, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Re 18,20-46

Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. 21Elia si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla. 22Elia disse ancora al popolo: «Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l’altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. 24Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».
25Elia disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco». 26Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all’altra intorno all’altare che avevano eretto. 27Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà». 28Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. 29Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell’offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d’attenzione.
30Elia disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi a me!». Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l’altare del Signore che era stato demolito. 31Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: «Israele sarà il tuo nome». 32Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all’altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. 33Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. 34Quindi disse: «Riempite quattro anfore d’acqua e versatele sull’olocausto e sulla legna!». Ed essi lo fecero. Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Fatelo per la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. 35L’acqua scorreva intorno all’altare; anche il canaletto si riempì d’acqua. 36Al momento dell’offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. 37Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!». 38Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. 39A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!». 40Elia disse loro: «Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!». Li afferrarono. Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò.
41Elia disse ad Acab: «Va’ a mangiare e a bere, perché c’è già il rumore della pioggia torrenziale». 42Acab andò a mangiare e a bere. Elia salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. 43Quindi disse al suo servo: «Sali, presto, guarda in direzione del mare». Quegli salì, guardò e disse: «Non c’è nulla!». Elia disse: «Tornaci ancora per sette volte». 44La settima volta riferì: «Ecco, una nuvola, piccola come una mano d’uomo, sale dal mare». Elia gli disse: «Va’ a dire ad Acab: “Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!”». 45D’un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. 46La mano del Signore fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl.

 

Siamo sul monte Carmelo, piccolo promontorio che guarda il Mediterraneo. Siamo nella fase culminante ma finale della carestia.

Elia è profeta, cioè uno che sta dalla parte di Dio e parla a nome di Dio. Deve dunque chiedere la conversione. Affronta così il popolo: “Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!”.

Il popolo tace: brutto segno! Elia comprende di essere “solo”, e che non può competere in alcun modo con i 450 profeti di Baal. Allora chiama in campo Dio stesso. Si preparerà un sacrificio/olocausto. Noi e voi – dice Elia – non dovremo far niente, ma solo invocare ognuno il proprio Dio. Vedremo chi farà scendere fuoco dal cielo per bruciare la vittima.

I profeti di Baal preparano il sacrificio, invocano con tutte le loro forze (fino a spargere il loro sangue!) il loro dio. “Ma non vi fu né voce né risposta né un segno d’attenzione.”
Interviene Elia. Restaura l’altare demolito dagli Israeliti che erano passati al culto di Baal. Lo fa secondo le regole stabilite dalla Legge del Signore. Fa bagnare abbondantemente l’altare e il legno per il fuoco. Poi invoca così il Signore: “Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!”. Risposta del Signore: “Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto.”

Dunque, il dio Baal è sconfitto e sono sconfitti i suoi profeti. [Era consuetudine che nel caso di sfida religiosa (qualcuno parla di “ordalìa”) il dio sconfitto trascinava nella sua sconfitta tutti i suoi seguaci, che …venivano uccisi] Elia si comportò esattamente così!

Questo singolare forzato “ritorno del Signore e ritorno al Signore” porta alla fine della carestia. Arriva la pioggia: “Ecco, una nuvola, piccola come una mano d’uomo, sale dal mare … D’un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia.” Ma arriva anche … la persecuzione per Elia (lo vedremo domani).

Oggi stesso mi presenterò a lui

Ott 13, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Re 18,1-19

Dopo molti giorni la parola del Signore fu rivolta a Elia, nell’anno terzo: «Va’ a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra». 2Elia andò a presentarsi ad Acab.
A Samaria c’era una grande carestia. 
3Acab convocò Abdia, che era il maggiordomo. Abdia temeva molto il Signore; 4quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, Abdia aveva preso cento profeti e ne aveva nascosti cinquanta alla volta in una caverna e aveva procurato loro pane e acqua. 5Acab disse ad Abdia: «Va’ nella regione verso tutte le sorgenti e tutti i torrenti; forse troveremo erba per tenere in vita cavalli e muli, e non dovremo uccidere una parte del bestiame». 6Si divisero la zona da percorrere; Acab andò per una strada da solo e Abdia per un’altra da solo.
7Mentre Abdia era in cammino, ecco farglisi incontro Elia. Quello lo riconobbe e cadde con la faccia a terra dicendo: «Sei proprio tu il mio signore Elia?». 8Gli rispose: «Lo sono; va’ a dire al tuo signore: “C’è qui Elia”». 9Quello disse: «Che male ho fatto perché tu consegni il tuo servo in mano ad Acab per farmi morire? 10Per la vita del Signore, tuo Dio, non esiste nazione o regno in cui il mio signore non abbia mandato a cercarti. Se gli rispondevano: “Non c’è!”, egli faceva giurare la nazione o il regno di non averti trovato. 11Ora tu dici: “Va’ a dire al tuo signore: C’è qui Elia!”. 12Appena sarò partito da te, lo spirito del Signore ti porterà in un luogo a me ignoto. Se io vado a riferirlo ad Acab, egli, non trovandoti, mi ucciderà; ora il tuo servo teme il Signore fin dalla sua giovinezza. 13Non fu riferito forse al mio signore ciò che ho fatto quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, come io nascosi cento profeti, cinquanta alla volta, in una caverna e procurai loro pane e acqua? 14E ora tu comandi: “Va’ a dire al tuo signore: C’è qui Elia”? Egli mi ucciderà». 15Elia rispose: «Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi presenterò a lui».
16Abdia andò incontro ad Acab e gli riferì la cosa. Acab si diresse verso Elia. 17Appena lo vide, Acab disse a Elia: «Sei tu colui che manda in rovina Israele?». 18Egli rispose: «Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal. 19Perciò fa’ radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele».

 

[Ci rendiamo conto che dal capitolo 17 lo stile è cambiato. Nella cronistoria dei re di Israele e Giuda si introduce uno stile e un andamento diversi. E’ il ciclo di Elia]

Il capitolo 18 presenta un confronto/scontro in prima battuta tra Elia e Acab re d’Israele, ma in realtà il confronto/scontro è tra il Dio di Israele e Baal (divinità di Sidone, introdotta e seguita dalla regina Gezabele). Per questo non ci dobbiamo sorprendere dei toni drammatici, duri, decisivi (si combatte … a livello divino!). Come genere letterario epico, il racconto è “lotta all’ultimo sangue”. Come genere religioso è lo scontro finale e decisivo, detto escatologico. In tempi medioevali si sarebbe parlato di “ordalìa”: chi perde è distrutto!

Siamo ancora nella carestia, ma è giunto … l’anno terzo, tempo finale e decisivo già annunciato come fine della carestia: “Va’ a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra”.

Il confronto/scontro è ancora a livello verbale tra Elia e Acab, scontro che introduce al grande sacrificio (lo vedremo domani). Chi è che manda la rovina in Israele? E’ Elia che annuncia la necessità della conversione o Acab che ha abbandonato i comandi del Signore?

La vera rovina è la non conversione al Signore. E’ quella “tiepidezza” che ti fa stare col Signore a … intermittenza: un po’ con lui e un po’ con gli dèi. Ma in definitiva … sempre e solo con te stesso!

La parola del Signore nella tua bocca è verità

Ott 12, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Re 17,17-24

In seguito accadde che il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. 18Allora lei disse a Elia: «Che cosa c’è tra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?». 19Elia le disse: «Dammi tuo figlio». Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. 20Quindi invocò il Signore: «Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?». 21Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo». 22Il Signore ascoltò la voce di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. 23Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: «Guarda! Tuo figlio vive». 24La donna disse a Elia: «Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità».

 

La donna, che si era abbandonata alla parola del profeta in modo sorprendente con immediata fiducia, entra ora in una prova ben più grande che la carestia.

Le muore il figlio (dopo che le era morto anche il marito). Essa “legge” queste due morti come castigo di Dio e quindi del profeta che parla in nome di Dio: “Che cosa c’è tra me e te, o uomo di Dio?”.

La donna ragiona presso a poco così, secondo una cultura che serpeggia anche oggi. Se ti muore il marito e poi ti muore anche l’unico figlio, qualcosa di male contro Dio devi aver fatto … e l’uomo di Dio è lì a ricordartelo! Non è così! E’ bello e illuminante allora seguire il modo col quale il figlio viene salvato.

Elia prende il figlio dal seno della madre: è come se lo rendesse un suo figlio. Quindi lo fa salire nella stanza superiore dove lui abita, cioè lo accoglie. Lo stende sul suo letto, cioè si ammala lui stesso con questo suo figlio. Elia fa di questo figlio una cosa sola con lui.

Poi invoca il Signore con forza e violenza: “Signore, vuoi far del male anche a questa vedova che mi ospita?”. Si distende sul suo corpo tre volte, cioè … muore con lui. Infine invoca il Signore con umiltà e fiducia: “Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo.”

Esito. “Il Signore ascoltò la voce di Elia”. E’ il Signore stesso che (prima di noi!) dà credito alla parola del suo profeta. Come dire: vedi, io stesso (il Signore!) ascolto la voce del profeta, e allora ascoltala anche tu.

Ma anche il profeta, in tutto questo singolare processo fa un grande passo (a immagine e anticipo di quello che farà il Padre Dio con Gesù suo figlio). Dopo aver accolto questo bimbo nella sua vita, dopo averlo fatto una cosa con lui, porta giù il bambino e … lo consegna alla madre.

Conclusione. L’autore vuole che noi poniamo attenzione alla parola della donna: “Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità.” Se la parola del Signore in bocca al profeta è verità/fedeltà, se è Amen, allora è bene fidarsi e accogliere con tutto il cuore questa parola.