Poi mi condusse …

Ezechiele 40,5-49

5Ed ecco, il tempio era tutto recinto da un muro. La canna per misurare che l’uomo teneva in mano era di sei cubiti, ciascuno di un cubito e un palmo. Egli misurò lo spessore del muro: era una canna, e l’altezza una canna.
6Poi andò alla porta che guarda a oriente, salì i gradini e misurò la soglia della porta; era una canna di larghezza. 7Ogni stanza misurava una canna di lunghezza e una di larghezza, da una stanza all’altra vi erano cinque cubiti: anche la soglia della porta dal lato del vestibolo della porta stessa, verso l’interno, era di una canna. 8Misurò il vestibolo della porta: 9era di otto cubiti; i pilastri di due cubiti. Il vestibolo della porta era verso l’interno.
10Le stanze della porta a oriente erano tre da una parte e tre dall’altra, tutt’e tre della stessa grandezza, come di una stessa misura erano i pilastri da una parte e dall’altra. 11Misurò la larghezza dell’apertura della porta: era di dieci cubiti; l’ampiezza della porta era di tredici cubiti. 12Davanti alle stanze vi era un parapetto di un cubito, da un lato e dall’altro; ogni stanza misurava sei cubiti per lato. 13Misurò poi la porta dal tetto di una stanza al suo opposto: la larghezza era di venticinque cubiti, da un’apertura all’altra. 14I pilastri li calcolò alti sessanta cubiti; dai pilastri cominciava il cortile che circondava la porta. 15Dalla facciata della porta d’ingresso alla facciata del vestibolo della porta interna vi era uno spazio di cinquanta cubiti. 16Le stanze e i pilastri avevano finestre con grate verso l’interno intorno alla porta, come anche vi erano finestre intorno che davano sull’interno del vestibolo. Sui pilastri erano disegnate delle palme.
17Poi mi condusse nel cortile esterno e vidi delle stanze e un lastricato costruito intorno al cortile; trenta erano le stanze lungo il lastricato. 18Il lastricato si estendeva ai lati delle porte per una estensione uguale alla larghezza delle porte stesse: era il lastricato inferiore. 19Misurò lo spazio dalla facciata della porta inferiore alla facciata della porta interna, erano cento cubiti a oriente e a settentrione.
20Poi misurò la lunghezza e la larghezza della porta che guarda a settentrione e conduce al cortile esterno. 21Le sue stanze, tre da una parte e tre dall’altra, i pilastri, il vestibolo avevano le stesse dimensioni della prima porta: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 22Le finestre, il vestibolo e le palme avevano le stesse dimensioni di quelle della porta che guarda a oriente. Vi si accedeva per sette scalini: il vestibolo era davanti. 23Vi era una porta verso il cortile interno, di fronte alla porta settentrionale, come quella orientale; misurò la distanza fra porta e porta: erano cento cubiti.
24Mi condusse poi verso mezzogiorno: ecco una porta rivolta a mezzogiorno. Ne misurò i pilastri e il vestibolo: avevano le stesse dimensioni. 25Intorno alla porta, come intorno al vestibolo, vi erano finestre uguali alle altre finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 26Vi si accedeva per sette gradini: il vestibolo stava verso l’interno. Sui pilastri, da una parte e dall’altra, vi erano ornamenti di palme. 27Il cortile interno aveva una porta verso mezzogiorno; egli misurò la distanza fra porta e porta in direzione del mezzogiorno: erano cento cubiti.
28Allora mi introdusse nel cortile interno, per la porta meridionale, e misurò questa porta: aveva le stesse dimensioni. 29Le stanze, i pilastri e il vestibolo avevano le medesime misure. Intorno alla porta, come intorno al vestibolo, vi erano finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 30Intorno vi erano vestiboli di venticinque cubiti di lunghezza per cinque di larghezza. 31Il suo vestibolo era rivolto verso il cortile esterno; sui pilastri c’erano ornamenti di palme, e i gradini per i quali vi si accedeva erano otto.
32Poi mi condusse nel cortile interno che guarda a oriente e misurò la porta: aveva le solite dimensioni. 33Le stanze, i pilastri e il vestibolo avevano le stesse dimensioni. Intorno alla porta, come intorno al vestibolo, vi erano finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 34Il suo vestibolo dava sul cortile esterno: sui pilastri, da una parte e dall’altra, vi erano ornamenti di palme, e i gradini per i quali vi si accedeva erano otto.
35Poi mi condusse alla porta settentrionale e la misurò: aveva le solite dimensioni, 36come le stanze, i pilastri e il vestibolo. Intorno vi erano finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 37Il suo vestibolo dava sul cortile esterno; sui pilastri, da una parte e dall’altra, c’erano ornamenti di palme, e i gradini per cui vi si accedeva erano otto.
38C’era anche una stanza con un’entrata propria vicino ai pilastri delle porte; là venivano lavati gli olocausti. 39Nel vestibolo della porta vi erano due tavole da una parte e due dall’altra, sulle quali venivano sgozzati gli olocausti e i sacrifici per il peccato e i sacrifici di riparazione. 40Altre due tavole erano sul lato esterno, a settentrione di chi entra per la porta, e due tavole all’altro lato, presso il vestibolo della porta. 41Così a ciascun lato della porta c’erano quattro tavole da una parte e quattro tavole dall’altra: otto tavole in tutto. Su di esse si sgozzavano le vittime. 42C’erano poi altre quattro tavole di pietre squadrate, per gli olocausti, lunghe un cubito e mezzo, larghe un cubito e mezzo e alte un cubito: su di esse venivano deposti gli strumenti con i quali si immolavano gli olocausti e gli altri sacrifici. 43Uncini d’un palmo erano attaccati all’interno tutt’intorno; sulle tavole si mettevano le carni delle offerte.
44Fuori della porta interna, nel cortile interno, vi erano due stanze: quella accanto alla porta settentrionale guardava a mezzogiorno, l’altra accanto alla porta meridionale guardava a settentrione. 45Egli mi disse: «La stanza che guarda a mezzogiorno è per i sacerdoti che hanno cura del tempio, 46mentre la stanza che guarda a settentrione è per i sacerdoti che hanno cura dell’altare: sono essi i figli di Sadoc, che, tra i figli di Levi, si avvicinano al Signore per il suo servizio».
47Misurò quindi il cortile: era un quadrato di cento cubiti di larghezza per cento di lunghezza. L’altare era di fronte al tempio.
48Mi condusse poi nel vestibolo del tempio e ne misurò i pilastri: erano ognuno cinque cubiti da una parte e cinque cubiti dall’altra; la larghezza della porta era di tre cubiti da una parte e tre cubiti dall’altra. 49La lunghezza del vestibolo era di venti cubiti e la larghezza di dodici cubiti. Vi si accedeva per mezzo di dieci gradini; accanto ai pilastri c’erano due colonne, una da una parte e una dall’altra.

 

Nel mio accompagnamento quotidiano non mi inoltro a considerare le misure, i pesi, le distanze, i materiali del tempio (tra l’altro, le misure sono incerte, diversamente trasmesse, tante volte non corrispondenti nella traduzione greca, detta, dei Settanta). Nemmeno faccio confronti con quanto Dio aveva detto a Mosè riguardo al primo tempio (in realtà, molte disposizioni sono diverse). In una lettura spirituale la cosa importante sarebbe trovare la “chiave” o il “senso” di quanto è narrato, e che il Signore (attraverso Ezechiele) viene a trasmetterci “oggi”. Una strada molto buona sarebbe riportare alla mente la lettera agli Ebrei. Allora contemplammo il mistero pasquale di Gesù Cristo, fonte e realizzazione del vero culto: Cristo Gesù vero tempio, vera vittima, vero pastore e vero sacerdote. Per tranquillizzarci va detto che Ezechiele, in questo finale del libro, non vuole mostrarci un nuovo culto e un nuovo esercizio di esso: un culto che avrebbe dovuto, poi, impiantarsi ed espandersi nei secoli futuri. Ezechiele vuole, a mio parere, mostrarci una “nuova era”. Essa nasce da un “nuovo rapporto” con Dio e tra di noi. Vuole mostrarci quel … “là (avverbio)”, quel “luogo, tempo, fatto, presenza”, quel “mistero” che rende possibile non tanto un culto rinnovato, ma un vero “incontro”. Incontro che si tradurrà in alleanza, comunione, amore, pace con Dio e tra di noi. In conclusione, Ezechiele lascia le vesti del profeta (profeta che richiama ossessivamente i peccati e sprona alla conversione) lascia quelle vesti per assumere l’abito del visionario. Il visionario non è un sognatore o un indovino, ma un testimone della fedeltà di Dio. Dice le cose che Dio gli ha “mostrato”: sonno le “cose ultime” che noi non vediamo, ma che sospiriamo vivendo dentro a un lungo esilio (la nostra vita terrena). Giovanni dell’Apocalisse dirà: “In essa (Ezechiele direbbe: “là”, in Gerusalemme) non vidi alcun tempio: il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio … la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello … Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte … E non vi sarà più maledizione … Vedranno il suo volto” (Ap 21,22ss). Giovanni, nell’Apocalisse, esplicita quello che Ezechiele vede come promessa o segno, e che narra in linguaggio … complicatissimo!! Ezechiele vede le “cose ultime” come … futuro; Giovanni le vede … già compiute, realizzate, semplificate in Cristo Gesù.

 Il brano di oggi descrive il “muro all’esterno del tempio”, la “porta orientale” (che guarda il monte degli Ulivi), i “locali di guardia”, le porte (larghe cinque metri) che erano tre. Il cortile esterno era circondato da trenta sale (per i fedeli laici). Alla sala della porta Nord era unito un locale (venivano lavati gli animali per olocausti/sacrifici completi). Otto tavoli su cui venivano sgozzati gli animali. C’erano sale riservate ai sacerdoti e leviti. Nel recinto interno si trova l’altare per i sacrifici, posto davanti al tempio (interdetto ai laici). L’altare era grande e vi si accedeva attraverso gradini. Tutti lo potevano vedere. Quanto narrato finora è spazio di fronte al tempio, ma non è il tempio. Il cortile esterno era aperto anche ai non ebrei, mentre quello interno, al centro del quale stava l’altare grande, era riservato solo agli ebrei.