Ezechiele 40,1-4
1 Nell’anno venticinquesimo della nostra deportazione, al principio dell’anno, il dieci del mese, quattordici anni da quando era stata presa la città, in quel medesimo giorno, la mano del Signore fu sopra di me ed egli mi condusse là. 2In visione divina mi condusse nella terra d’Israele e mi pose sopra un monte altissimo, sul quale sembrava costruita una città, dal lato di mezzogiorno. 3Egli mi condusse là: ed ecco un uomo, il cui aspetto era come di bronzo, in piedi sulla porta, con una cordicella di lino in mano e una canna per misurare. 4Quell’uomo mi disse: «Figlio dell’uomo: osserva e ascolta attentamente e fa’ attenzione a quanto io sto per mostrarti. Tu sei stato condotto qui perché io te lo mostri e tu poi manifesti alla casa d’Israele quello che avrai visto».
“Figlio dell’uomo: osserva e ascolta attentamente e fa’ attenzione a quanto io sto per mostrarti. Tu sei stato condotto qui perché io te lo mostri e tu poi manifesti alla casa d’Israele quello che avrai visto”. Esattamente quattordici anni dopo la caduta di Gerusalemme (quindi nell’anno 573 a.C.) Ezechiele ha una visione: “la mano del Signore fu sopra di me ed egli mi condusse là (a Gerusalemme)”. L’avverbio di luogo, “là”, indica la presenza del Signore. Essa (presenza) avviene: sul monte molto alto, nella città di Gerusalemme, e nel tempio. [Ma soprattutto … dove due o tre sono riuniti nel mio nome, come dirà Matteo 18,20]. La stessa parola (“là”) compare alla fine di tutto il libro di Ezechiele: “Il nome della città da quel giorno (sarà): “il Signore è là” (48,35), cioè, il Signore è presente, c’è e opera … sempre. [L’espressione “Là” è diventata, nella Scrittura, un messaggio teologico e spirituale, più che avverbio di luogo]
Il profeta (il lettore) è chiamato dal Signore: … “guarda con i tuoi occhi, ascolta con le tue orecchie e fa attenzione a tutto ciò che ti farò vedere … annuncia (poi) tutto ciò che tu vedrai alla casa di Israele”. Notiamo che al profeta non è chiesto di osservare per “costruire”, ma di osservare per … “annunciare”. In altre parole, il Signore non vuole che sia “costruita” una nuova città e un nuovo tempio e infine un nuovo popolo. Vuole (solo!) che tu “guardi con i tuoi occhi e ascolti con i tuoi orecchi”. Il Signore non ti chiede di operare come un buon geometra o un abile architetto, ma come un buon osservatore, abile ascoltatore e fedele annunciatore. In altre parole: non sforzarti a disegnare una planimetria per una costruzione. Piuttosto: osserva, ascolta, rifletti e contempla una cosa bella e perfetta, dove tutto è al proprio posto, dove c’è una “armonia superiore celeste”; contempla relazioni che creano vita, servizi che edificano un popolo; contempla non quello che riuscirai a fare tu, ma quello che il Signore vuol fare in te e nella comunità. Sappi che “Il Signore è là”: il Signore c’è e opera … anche oggi!
La lettura di questi otto capitoli finali è veramente asfissiante: leggili di corsa, ma leggili. Non volerli capire, perché non c’è niente da capire! Meno che meno, … niente da mettere in pratica, finalmente!!
Come introduzione sintetica si può dire questo. La struttura complessiva del testo (cc. 40-48) può essere così delineata: i capitoli 40-42 si concentrano sul progetto del nuovo tempio; il c. 43 descrive il ritorno della gloria del Signore nella sua casa (tempio) ormai completamente rinnovata, e si sofferma sull’altare e i sacrifici; i cc. 44-46 stabiliscono una serie di nuove norme a cui Israele dovrà attenersi all’interno del tempio; infine, i cc. 47-48 si preoccupano della divisione della terra.
Non è difficile intravvedere in questa disposizione del materiale una ripresa di tematiche tipiche del Pentateuco. Il libro del Pentateuco, infatti, è presente come riferimento non solo con le sue parti legislative, ma anche con il suo schema narrativo. Ezechiele riprende e sviluppa a modo suo questi temi presenti nel Pentateuco. a) Il Signore che abita in mezzo al suo popolo alla fine del libro dell’Esodo; b) la legislazione come modalità concreta di vivere la relazione con Dio; c) la suddivisione della terra tra le tribù d’Israele prevista in Numeri 34-35 e realizzato solo nel libro di Giosuè, cioè fuori dal Pentateuco. E’ innegabile l’ampio utilizzo di questi capitoli di Ezechiele nel Nuovo Testamento da parte dell’autore di Apocalisse [Consiglio di leggere Apocalisse 21,1-22,5]