Domenica 11 Gennaio 2026 – Battesimo del Signore

Gen 11, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO

Battezzato il Signore, si aprirono i cieli
e come una colomba lo Spirito discese su di lui,
e la voce del Padre disse:
«Questi è il mio Figlio, l’amato:
in lui ho posto il mio compiacimento». (Cf. Mt 3,16-17)

 

PRIMA LETTURA: Dal libro del profeta Isaia (Is 42,1-4.6-7)
Così dice il Signore:
«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.
Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre»
Parola di Dio
Salmo Responsoriale: Sal 28

 

Il Signore benedirà il suo popolo con la pace.

Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo.

La voce del Signore è sopra le acque,
il Signore sulle grandi acque.
La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza.

Tuona il Dio della gloria,
nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre.

SECONDA LETTURA: Dagli Atti degli Apostoli  (At 10,34-38)

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.
Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.
Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

Parola di Dio

ALLELUJA, ALLELUJA, ALLELUJA

Si aprirono i cieli e la voce del Padre disse:
«Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!».

ALLELUJA, ALLELUJA, ALLELUJA

VANGELO: Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento»

Parola del Signore

 

La Sapienza custodì il padre del mondo, lo risollevò dalla sua caduta

Gen 10, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Sapienza 10,1-9

Ella (Sapienza) protesse il padre del mondo, plasmato per primo, che era stato creato solo, lo sollevò dalla sua caduta e gli diede la forza per dominare tutte le cose. Ma un ingiusto, allontanatosi da lei nella sua collera, si rovinò con il suo furore fratricida.
La sapienza salvò di nuovo la terra sommersa per propria colpa, pilotando il giusto su un semplice legno. Quando i popoli furono confusi, unanimi nella loro malvagità, ella riconobbe il giusto, lo conservò davanti a Dio senza macchia e lo mantenne forte nonostante la sua tenerezza per il figlio.
Mentre perivano gli empi, ella liberò un giusto che fuggiva il fuoco caduto sulle cinque città. A testimonianza di quella malvagità esiste ancora una terra desolata, fumante, alberi che producono frutti immaturi e, a memoria di un’anima incredula, s’innalza una colonna di sale. Essi infatti, incuranti della sapienza, non solo subirono il danno di non conoscere il bene, ma lasciarono anche ai viventi un ricordo di insipienza, perché nelle cose in cui sbagliarono non potessero rimanere nascosti. La sapienza invece liberò dalle sofferenze coloro che la servivano.

 

Inizia ora il genere letterario della “amplificazione”, ossia la “prova storica” del valore e della forza della Sapienza (fin qui l’autore ha soltanto fatto un “elogio” della Sapienza). La natura eccellente della Sapienza è narrata attraverso il procedimento letterario del midrash, cioè un libero commento degli episodi legati all’uscita del popolo eletto dall’Egitto. I capitoli 10-19 evocano, in sette distici che ripropongono e amplificano l’antitesi madre del libro (giusti-empi), la storia della liberazione dalla schiavitù, da Adamo a Mosè (fino al passaggio del Mar Rosso).

In Adamo, detto “padre del mondo, plasmato per primo (in greco, protoplasma)”, l’autore riconosce l’umanità intera, e vi legge il principio della storia di salvezza. La lettura/commento (midrash) è già, subito … “storia d’amore” per l’umanità. Il primo atto della Sapienza, infatti, è il perdono che dà forza: “(Ella/Sapienza) lo risollevò dalla sua caduta” e “gli diede forza per dominare tutto”. Notiamo questa “novità” rispetto al racconto di Genesi: il potere di dominare è dato a una umanità “caduta e perdonata”. [È singolare e tanto significativo questo modo di leggere da parte dell’autore quello che noi chiamiamo “peccato originale”].

Caino, fratricida, è annoverato tra gli “ingiusti” di cui tanto l’autore ha parlato. Il testo ci mostra che “morire/perire” riferito solo a Caino non è un mero dato biologico, ma equivale a “allontanarsi dalla Sapienza”.

Il diluvio sembra provocato dal fratricidio di Caino. Ma interviene ancora la misericordia: “La Sapienza salvò di nuovo l’umanità guidando un giusto [Noè] su un semplice legno (o legno da poco)”. [Questo legno da poco che salva il mondo, può richiamare per noi cristiani … il legno della croce]

“Ella riconobbe il giusto [si tratta di Abramo] quando i popoli furono confusi, concordi nella loro malvagità (torre di Babele)”. Secondo questa lettura Abramo esce da un mondo pagano e idolatra. Ma la Sapienza “lo conservò davanti a Dio senza macchia”. Abramo fu esposto a una grande prova (uccidere il figlio), ma la Sapienza “lo preservò integro nonostante l’affetto per il figlio”.

“Ella liberò un giusto che fuggiva (Lot, nipote di Abramo) dal fuoco che cadeva sulla Pentapoli (cinque città della pianura)”. Esiste ancora un segno della malvagità degli uomini di Sodoma e Gomorra: una terra desolata, alberi che non danno frutto e anche … “una stele di sale a memoria di un’anima infedele”, la moglie di Lot. L’autore indugia sui mali di quel tempo: “Essi, trascurando la Sapienza, non solo ebbero il danno di non conoscere il bene, ma lasciarono ai viventi anche un ricordo di stoltezza, così che i loro errori non potessero essere dimenticati. La Sapienza invece liberò dalle prove coloro che la servono”.

Manda la tua sapienza perché mi stia accanto nella fatica

Gen 9, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Sapienza 9,7-18

Tu mi hai prescelto come re del tuo popolo e giudice dei tuoi figli e delle tue figlie; mi hai detto di costruirti un tempio sul tuo santo monte, un altare nella città della tua dimora, immagine della tenda santa che ti eri preparata fin da principio. Con te è la sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo; lei sa quel che piace ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti.
Inviala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito. Ella infatti tutto conosce e tutto comprende: mi guiderà con prudenza nelle mie azioni e mi proteggerà con la sua gloria. Così le mie opere ti saranno gradite; io giudicherò con giustizia il tuo popolo e sarò degno del trono di mio padre.
Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni. A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito? Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza».

 

Perché Salomone chiede la sapienza? Egli riconosce questo fatto: ”Tu mi hai prescelto come re del tuo popolo e giudice dei tuoi figli e delle tue figlie; mi hai detto di costruirti un tempio sul tuo santo monte, un altare nella città della tua dimora, immagine della tenda santa che ti eri preparata fin da principio”. Dunque, sarò re del tuo popolo e giudice dei tuoi figli e delle tue figlie, dovrò costruire un tempio sul tuo santo monte, un altare nella città della tua dimora …, insomma, dovrò fare qualcosa che … Tu “ti eri preparato fin da principio”.

Per questo – dice Salomone – chiedo la sapienza: “quella sapienza che è con te, che conosce le tue opere, che era presente quando tu facevi il mondo”. La sapienza “sa quel che piace ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti”. E allora: “Inviala, mandala perché mi stia accanto nella fatica (cioè “fatichi con me”). Così “le mie opere ti saranno gradite e/cioè io giudicherò con giustizia il tuo popolo”.

L’uomo è fragile e complesso: la mente (nous) e l’esistenza (psiche) sono avvolte e oppresse da un corpo che è tenda d’argilla. È una concezione, quella della Sapienza, che non condanna il corpo come qualcosa di malvagio e peccaminoso, ma lo riconosce fragile, debole, a volte pesante. Tuttavia, non bisogna “sbarazzarsi” del corpo, come dicono alcuni filosofi o certe cultura, ma lasciare che sia trasformato: anche il nostro corpo risorgerà.

“Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?”. La conoscenza del volere di Dio, cioè Dio stesso nel farsi conoscere, dona “raddrizzamento dei sentieri di chi è sulla terra”, “istruzione in ciò che è gradito a lui”, e quindi “salvezza (sophia) per mezzo della sapienza”. Quest’ultima parola (“salvezza”) apre a una storia di … salvezza per Israele e per l’umanità.

[La seconda parte del libro, già da domani, sarà impegnata in questa “storia di salvezza”]

Dio dei padri e Signore di misericordia

Gen 8, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Sapienza 8,17-9,6

Riflettendo su queste cose dentro di me e pensando in cuor mio che nella parentela con la sapienza c’è l’immortalità e grande godimento vi è nella sua amicizia e nel lavoro delle sue mani sta una ricchezza inesauribile e nell’assidua compagnia di lei c’è la prudenza e fama nel conversare con lei, andavo cercando il modo di prenderla con me.
Ero un ragazzo di nobile indole, ebbi in sorte un’anima buona o piuttosto, essendo buono, ero entrato in un corpo senza macchia. Sapendo che non avrei ottenuto la sapienza in altro modo, se Dio non me l’avesse concessa – ed è già segno di saggezza sapere da chi viene tale dono -, mi rivolsi al Signore e lo pregai, dicendo con tutto il mio cuore: «Dio dei padri e Signore della misericordia, che tutto hai creato con la tua parola, e con la tua sapienza hai formato l’uomo perché dominasse sulle creature che tu hai fatto,  e governasse il mondo con santità e giustizia ed esercitasse il giudizio con animo retto, dammi la sapienza, che siede accanto a te in trono, e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, perché io sono tuo schiavo e figlio della tua schiava, uomo debole e dalla vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi. Se qualcuno fra gli uomini fosse perfetto, privo della sapienza che viene da te, sarebbe stimato un nulla.

 

Salomone riflette ancora sui suoi “propositi nuziali” che aprono al dono dell’immortalità. [L’immortalità ha una duplice valenza e può indicare: fama imperitura, ma anche sopravvivenza personale al di là della morte a motivo della comunione con Dio]

C’è “convenienza” sposare la Sapienza, e questi sono i motivi. 1) “Nella parentela con la sapienza c’è immortalità (nel senso di comunione con Dio). 2) C’è “godimento nella sua amicizia (filìa). 3) C’è “una ricchezza inesauribile nelle sue mani”. 4) “Nel comune esercizio dello stare insieme e conversare (è questo il senso della parola omilìa) ci sono saggezza e fama. Per tutto questo (conclude Salomone ed è qui la vera convenienza): “Andavo cercando il modo di prenderla con me”. La ricerca di Salomone, quando ancora era un ragazzo, è fatta bene, perché lui stesso era “fatto bene”. Questo “ragazzo” sapeva la cosa più importante, e cioè che l’esercizio stesso o disciplina (gr. gymnasium) che si doveva mettere in atto per avere la sapienza, proveniva da un dono di Dio… “allora mi rivolsi al Signore e lo pregai con tutto il mio cuore”.

Il Dio dei padri (ebrei) è “Signore di misericordia”. Hai creato tutto l’universo “con la tua parola”, e “con la tua sapienza” hai formato l’uomo. La parola viene a identificarsi, almeno qui, con la sapienza, e l’uomo appare come il vertice dell’universo: chiamato a “dominare sulle creature che tu hai fatto e (cioè) governare il mondo con santità e giustizia.

“Dammi la Sapienza, che siede accanto a te in trono, e non mi escludere dal numero dei tuoi figli”. La Sapienza è generata da Dio, gli sta accanto ed esce … per stare accanto all’uomo (simbiosi). Idealmente, la Sapienza è “figlia”: se io l’accolgo, con lei divento “figlio”, pur essendo … “tuo servo, e figlio della tua serva, uomo debole e di vita breve, troppo piccolo per comprendere i giudizi e le leggi” [Parla Salomone che deve giudicare il popolo di Israele]. Uno può essere “perfetto tra i figli degli uomini, ma privo della sapienza che viene da te, sarebbe considerato un nulla”.

Rientrato a casa, riposerò nell’intimo con lei

Gen 7, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Sapienza 8,1-16

La sapienza si estende vigorosa da un’estremità all’altra e governa a meraviglia l’universo.
È lei che ho amato e corteggiato fin dalla mia giovinezza, ho bramato di farla mia sposa, mi sono innamorato della sua bellezza.
Ella manifesta la sua nobile origine vivendo in comunione con Dio, poiché il Signore dell’universo l’ha amata; infatti è iniziata alla scienza di Dio e discerne le sue opere. Se la ricchezza è un bene desiderabile in vita, che cosa c’è di più ricco della sapienza, che opera tutto? Se è la prudenza ad agire, chi più di lei è artefice di quanto esiste? Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Ella infatti insegna la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza, delle quali nulla è più utile agli uomini durante la vita. Se uno desidera anche un’esperienza molteplice, ella conosce le cose passate e intravede quelle future, conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi, comprende in anticipo segni e prodigi e anche le vicende dei tempi e delle epoche.

Ho dunque deciso di dividere con lei la mia vita, certo che mi sarebbe stata consigliera di buone azioni e conforto nelle preoccupazioni e nel dolore. Per lei avrò gloria tra le folle e, anche se giovane, onore presso gli anziani. Sarò trovato perspicace nel giudicare, sarò ammirato di fronte ai potenti. Se tacerò, resteranno in attesa, se parlerò, mi presteranno attenzione, e se mi dilungo nel parlare, si tapperanno la bocca.
Grazie a lei avrò l’immortalità e lascerò un ricordo eterno a quelli che verranno dopo di me. Governerò popoli, e nazioni mi saranno soggette.
Sentendo parlare di me, crudeli tiranni si spaventeranno; mi mostrerò buono con il popolo e coraggioso in guerra. Ritornato a casa, riposerò vicino a lei, perché la sua compagnia non dà amarezza, né dolore il vivere con lei, ma contentezza e gioia.

 

C’è una “via” da percorrere. a) Il “principio” della via e quindi dell’incontro con la Sapienza è l’amicizia (in greco: filìa), dunque, occorre una fondamentale decisione.). b) l’amicizia si traduce in corteggiamento o ricerca. c) la ricerca porta all’innamoramento. d) l’innamoramento alla decisione finale di sposarla.

Che “tipo” è la Sapienza? … questa mia amica, fidanzata, sposa! Intanto, “manifesta una nobile origine”: infatti “è in comunione con Dio”. Poiché il Signore l’ha amata (qui si usa la parola forte: agape) essa è “iniziata alla conoscenza di Dio e discerne le sue opere, cioè, è veramente “addentro” alla vita di Dio e poi anche, nel profondo spirituale, alle cose del mondo.

Dunque. 1) Il primo attributo della Sapienza è la “nobiltà di origine che deriva dalla comunione con Dio (è … simbiosi)”. 2) Quanto al “desiderio”, cosa si desidera più della ricchezza? Ebbene la Sapienza è la “ricchezza che opera tutto”. 3) Se si pensa alle “opere”, essa è una brava “artigiana”. 4) Se si pensa alla “giustizia (che è il fare la volontà di Dio), essa è “virtù”, fatica che porta risultati. 4) Quanto alle “molteplici esperienze”, essa è maestra del passato e del futuro, ma conosce anche, nel profondo, le problematiche del presente, la soluzione degli enigmi del cammino e della storia.

Un “dunque” ultimo e definitivo! “Ho deciso di prenderla come compagna di vita (ancora … simbiosi)”. Cosa deriva da questa decisione? 1) Essa con-vive, ma anche con-vuole, cioè è “consigliera di buone azioni e conforto nelle preoccupazioni e nel dolore”. 2) “Avrò onore tra gli anziani, anche se giovane”. 3) Diranno che giudico bene. 4) Diranno che saprò farmi ascoltare quando indico vie di vita. 5) “Grazie a lei avrò l’immortalità”, che qui vuol dire, “lascerò un ricordo eterno a quelli che verranno dopo di me”. 6) “Governerò popoli e nazioni”. 7) “Sarò buono con il popolo e coraggioso in guerra”… Quante cose! Quante esperienze! Quanti paradossi! E forse anche … quanta comprensibile devota retorica letteraria! L’autore termina con questa bella, dolce, pacificante nota che segna l’esito del cammino sapienziale: “Ritornato a casa, riposerò vicino a lei: perché la sua compagnia non dà amarezza, né dolore il vivere con lei (sempre … simbiosi), ma contentezza e gioia”.

6 Gennaio 2026 – Epifania del Signore

Gen 6, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO

Ecco, viene il Signore, il nostro re:
nella sua mano è il regno, la forza e la potenza.
(Cf. Ml 3,1; 1Cr 29,12)

 

PRIMA LETTURA: Dal libro del profeta Isaia (Is 60,1-6)
Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,
nebbia fitta avvolge i popoli;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
Cammineranno le genti alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.
Allora guarderai e sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,
verrà a te la ricchezza delle genti.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Màdian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.
Parola di Dio
Salmo Responsoriale: Sal 71

 

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

.

SECONDA LETTURA: Dalla Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini  (Ef 3,2-3.5-6)

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio

ALLELUJA, ALLELUJA, ALLELUJA

Abbiamo visto la sua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore.

ALLELUJA, ALLELUJA, ALLELUJA

VANGELO: Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,1-12)

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore

 

Emanazione genuina della gloria dell’Onnipotente

Gen 5, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Sapienza 7,22-8,1

In lei c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile,
agile, penetrante, senza macchia, schietto, inoffensivo, amante del bene, pronto,
libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, tranquillo, che può tutto e tutto controlla, che penetra attraverso tutti gli spiriti intelligenti, puri, anche i più sottili. La sapienza è più veloce di qualsiasi movimento, per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa.
È effluvio della potenza di Dio, emanazione genuina della gloria dell’Onnipotente; per questo nulla di contaminato penetra in essa.
È riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e immagine della sua bontà. Sebbene unica, può tutto; pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova e attraverso i secoli, passando nelle anime sante, prepara amici di Dio e profeti.
Dio infatti non ama se non chi vive con la sapienza. Ella in realtà è più radiosa del sole e supera ogni costellazione, paragonata alla luce risulta più luminosa; a questa, infatti, succede la notte, ma la malvagità non prevale sulla sapienza. La sapienza si estende vigorosa da un’estremità all’altra e governa a meraviglia l’universo.

 

Salomone ha riflettuto sui “beni” che vengono dalla sapienza (lo abbiamo visto ieri). Oggi ci dice cos’è la sapienza, precisamente cosa c’è in lei, cos’è lei in rapporto a Dio e quali sono i suoi effetti.

Nel dirci cosa c’è nella sapienza si serve di una raffinata retorica: 21 aggettivi (multiplo di 7, numero che indica la pienezza). Si fa notare quanto allo stile retorico: 1) occorrenza dell’alfa privativo (esempi italiani: a-cefalo, a-bulico … nel libro però abbiamo il greco e non si capiscono i particolari). Questo accorgimento letterario permette di definire una realtà … non definendola, lasciando aperta la questione della natura della Sapienza che sfugge a una determinazione precisa e conclusa. 2) Il prefisso pan = tutto: inculca l’idea di totalità. 3) La ripetizione di alcuni termini (spirito degli spiriti): mira a focalizzare l’attenzione su alcuni attributi ritenuti di particolare importanza nella connotazione della Sapienza. In una lettura veloce, non è che ci capiamo tanto!

Cos’è la sapienza in rapporto a Dio. Per il momento, riflettiamo su queste immagini e parole: effluvio della potenza di Dio, emanazione della gloria di Dio, riflesso della luce perenne, specchio dell’attività di Dio, immagine (icona) della sua bontà. Già questo ci dice tantissimo sulla sapienza e il suo rapporto con Dio.

Cos’è la sapienza in rapporto a noi?  “Da sola può tutto … Non cambia in se stessa, ma tutto rinnova … Prepara amici di Dio e profeti … Chi vive con la Sapienza è amato da Dio … La malvagità non prevale sulla sapienza … La Sapienza governa a meraviglia l’universo”.

In altre parole. a) Nella sapienza c’è una pienezza di bene che non si può circoscrive (21 aggettivi!) e che noi non possiamo raggiungere da soli. b) La Sapienza viene da Dio: è suo effluvio, emanazione, riflesso, immagine. c) La Sapienza dona amore, governa, è priva di male … prepara amici di Dio e profeti. [Per la grazia di Dio, quegli amici e profeti possiamo essere noi!]

Domenica 4 Gennaio 2026 – II Domenica dopo Natale

Gen 4, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO

Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose
e la notte era a metà del suo rapido corso,
la tua parola onnipotente, o Signore,
è scesa dai cieli, dal tuo trono regale. (Sap 18,14-15)

 

PRIMA LETTURA: Dal libro del Siracide (Sir 24,1-4.12-16)
La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda
e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe
e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti” .
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato,
per tutta l’eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell’assemblea dei santi ho preso dimora».
Parola di Dio
Salmo Responsoriale: Sal 147

 

Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi

.

SECONDA LETTURA: Dalla Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini  (Ef 1,3-6.15-18)

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi..

Parola di Dio

ALLELUJA, ALLELUJA, ALLELUJA

Gloria a te, o Cristo, annunciato a tutte le genti;
gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo.

ALLELUJA, ALLELUJA, ALLELUJA

VANGELO: Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore

 

Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni

Gen 3, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Sapienza 7,11-21

Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile. Ho gioito di tutto ciò, perché lo reca la sapienza, ma ignoravo che ella è madre di tutto questo. Ciò che senza astuzia ho imparato, senza invidia lo comunico, non nascondo le sue ricchezze. Ella è infatti un tesoro inesauribile per gli uomini; chi lo possiede ottiene l’amicizia con Dio, è a lui raccomandato dai frutti della sua educazione.
Mi conceda Dio di parlare con intelligenza e di riflettere in modo degno dei doni ricevuti, perché egli stesso è la guida della sapienza e dirige i sapienti.
Nelle sue mani siamo noi e le nostre parole, ogni sorta di conoscenza e ogni capacità operativa. Egli stesso mi ha concesso la conoscenza autentica delle cose, per comprendere la struttura del mondo e la forza dei suoi elementi, il principio, la fine e il mezzo dei tempi, l’alternarsi dei solstizi e il susseguirsi delle stagioni, i cicli dell’anno e la posizione degli astri, la natura degli animali e l’istinto delle bestie selvatiche, la forza dei venti e i ragionamenti degli uomini, la varietà delle piante e le proprietà delle radici. Ho conosciuto tutte le cose nascoste e quelle manifeste, perché mi ha istruito la sapienza, artefice di tutte le cose.

 

Salomone … tarda a dirci che cos’è la sapienza, ma riflette sui “beni” che da lei vengono. In una parola, da lei vengono “tutti i beni, i tesori incalcolabili che sono nelle mani di Dio”. Per esempio e concretamente: 1) “la gioia”, non egoistica, non virtuale, non grossolana, ma quella che è contenuta e data dai beni stessi; la sapienza, infatti, è come una “madre di tutto questo”; 2) “l’amicizia con Dio” che nasce dal frutto di una buona “educazione (paideia)”.

“Mi conceda Dio di parlare con intelligenza e di riflettere in modo degno dei doni ricevuti”. Infatti: “egli stesso è la guida della sapienza e dirige i sapienti”.  Non solo, ma “nelle sue mani siamo noi e le nostre parole, ogni sorte di conoscenza e ogni capacità operativa”. Dalle sue mani viene a noi la “scienza” e la “abilità pratica”: tutto viene da Lui.

“Egli stesso – continua Salomone –  mi ha concesso la conoscenza (gnosi) delle cose che sono (la creazione) per giungere a comprendere la struttura del mondo e la forza dei suoi elementi (stoicheion da cui viene la filosofia e la pratica dello stoicismo). Dentro a questo dono della “conoscenza delle cose” ci sta tutto: l’astronomia, la zoologia (animali), la pneumatologia (i venti), il pensiero degli uomini (ragionamenti), la botanica, la potenza terapeutica delle radici … Conclude così: “Ho conosciuto tutte le cose nascoste e quelle manifeste”. Come hai fatto? verrebbe da dire. “Mi ha istruito la sapienza, artefice di tutte le cose”. [In tutti questi testi è in atto la retorica come un circolo virtuoso, in confronto serrato con la filosofia e la prassi greca. Si vuol dire e dimostrare che la sapienza che viene da Dio (e che poi si incarna nella Scrittura o Torah) non conosce orizzonti che siano imperscrutabili. La figura che sta dietro a tutto questo “vortice” è Salomone, il re più sapiente di tutto il cosmo, secondo la tradizione biblica]

L’ho amata più della salute e della bellezza

Gen 2, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Sapienza 7,1-10

Anch’io sono un uomo mortale uguale a tutti, discendente del primo uomo plasmato con la terra. La mia carne fu modellata nel grembo di mia madre, nello spazio di dieci mesi ho preso consistenza nel sangue, dal seme d’un uomo e dal piacere compagno del sonno. Anch’io alla nascita ho respirato l’aria comune e sono caduto sulla terra dove tutti soffrono allo stesso modo; come per tutti, il pianto fu la mia prima voce. Fui allevato in fasce e circondato di cure; nessun re ebbe un inizio di vita diverso. Una sola è l’entrata di tutti nella vita e uguale ne è l’uscita.
Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento. L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta.

 

Salomone parla di se stesso: “Anch’io …”. Salomone non prende distanze dall’uomo così com’è, a differenza di altri re o potenti che si fanno discendenza di divinità o apparizione di superuomini. Dice con semplicità e verità: sono mortale, uguale a tutti, protoplasma, modellato nel grembo di mia madre, soffro come tutti, allevato e nutrito … e conclude: “Per tutti c’è una sola maniera di entrare nella vita (i-sodo) e di lasciarla (e-sodo).

Come può avvenire il cambiamento e, quindi, l’ottenimento dei doni di Dio? Per la via e la pratica della preghiera: “Per questo pregai e mi fu elargita la saggezza e lo spirito di sapienza”. Non meno necessario è … la decisione di impegnarsi! Decisione che è descritta con alcuni verbi forti e altrettante immagini o paragoni, come vediamo subito.

“Ho preferito la sapienza alla conquista del potere e la ricchezza mi è parsa un niente a confronto al suo confronto …. È (la Sapienza) meglio dell’oro e dell’argento … meglio della bellezza e della salute”. Tutte cose (potere, ricchezza, benessere) che vengono meno. La sapienza è un dono più grande ancora della luce: la luce splende, viene e va …, ma “la sapienza non tramonta mai”. [Il Signore ci conceda l’amore e l’impegno per ottenere la Sapienza. Intanto … preghiamo!]