E’ lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla

Ott 6, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 3,1-6

 1 Entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, 2e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. 3Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». 4Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. 5E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. 6E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

 

Abbiamo già letto di quattro “perché” provocatori. In questo brano è Gesù che prende l’iniziativa con la domanda: “E’ lecito …?”. Siamo in giorno di sabato (giorno di non lavoro), siamo in una sinagoga (luogo non riservato alle guarigioni) … le persone (penso i farisei) “stavano a vedere” se Gesù guariva un malato con “mano paralizzata”: lo osservavano “allo scopo di accusarlo”. C’è dunque un’attenzione accusatoria, per nulla serena! Ed ecco l’iniziativa/domanda di Gesù: “E’ lecito in giorno di sabato fare del bene o del male, salvare una vita o ucciderla?”. Ci interessa l’impostazione della domanda, per la sua radicalità che è verità, a due livelli. In ordine al comando di Dio (in questo caso, il sabato): a) se uno non fa il bene che può fare, automaticamente fa il male (non c’è neutralità). b) Se uno non salva una vita che può salvare, automaticamente la uccide (anche qui non c’è neutralità). [Attenzione. Gesù parla a livello teologico e spirituale, e non a livello giuridico legale. A livello teologico spirituale le omissioni sono peccato, sono far male, tanto da … uccidere]

“Gesù guarda tutt’intorno con rabbia, rattristato per la durezza del loro cuore …”. È la prima volta che Gesù viene mostrato come “arrabbiato e rattristato”. La rabbia di Gesù (potremmo anche usare l’espressione: “ira” di Gesù) è indignazione o reazione di fronte al male, particolarmente, a un male nascosto, qui, chiamato “durezza del cuore”. Cioè, una volontà intelligente che non mette nel conto Dio, anzi, si pone al posto di Dio. Di fronte a queste situazioni Gesù non è neutrale o indifferente, ma giustamente “si indigna”: indignazione che si manifesta … dando vita a chi non ce l’ha (senza mani non si lavora, sì è come morti).

Ai quattro “perché” dei suoi avversari, dopo la risposta di Gesù, segue … un silenzio minaccioso: “I farisei, usciti, subito tenevano consiglio con gli erodiani contro di lui per eliminarlo”. È complesso e difficile dire in una sola affermazione perché Gesù è stato ucciso. Marco sembra affermare, già all’inizio del terzo capitolo, che Gesù è stato rifiutato e ucciso (anche) perché si opponeva a un sistema legale religioso chiuso, bloccato non dalla Legge che è santa, non dalle tradizioni che portano avanti la Legge e la introducono nella vita quotidiana, ma bloccato e vanificato dalla “durezza di cuore” (cioè, da radicata ribellione) nei confronti di Dio che ha donato la Legge o Insegnamento di vita. Dio vuole obbedienza, ma obbedienza che porti … vita ai bisognosi.

Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato

Ott 5, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 2,23-28

 23Avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. 24I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». 25Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? 26Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». 27E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! 28Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Il brano di oggi si collega al brano precedente, ma si assiste a un crescendo: ora Gesù viene interpellato su un principio chiave dell’identità ebraica, quello dell’osservanza sabbatica. E abbiamo … il quarto perché. “Perché fanno quello che di sabato non è permesso?”. I discepoli “colgono le spighe”, e i farisei trovano che questo fatto va contro la legge di Mosè che vieta il lavoro di sabato.

Gesù riporta gli avversari (farisei) alla Scrittura e precisamente a Davide: a quello che “ha fatto” Davide. Davide mangiando le offerte della casa di Dio ha infranto un comandamento, poiché era un “uomo comune” e non un sacerdote. Ma è proprio un “uomo comune” che si mostra più grande delle “cose sante” riservate ai sacerdoti. È quello che dice Gesù con queste parole: “Il Figlio dell’uomo (l’uomo comune … che è lui!) è signore anche del sabato”. Il sabato è “cosa santissima”, ma (dice Gesù) “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”. Dio ha dato il sabato all’uomo e non l’uomo al sabato: lo ha dato perché l’uomo trovi il vero riposo, cioè, la comunione con Dio. Se uno ha fame e mangia il frutto del suo lavoro, fosse anche in giorno di sabato, non rompe la comunione con Dio. Dio, infatti, vuole che l’uomo viva.

Domenica 4 Ottobre 2026 – XXVII Tempo Ordinario – Anno A

Ott 4, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

Tutte le cose sono in tuo potere
e nessuno può opporsi alla tua volontà.
Tu hai fatto il cielo e la terra
e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento:
tu sei il Signore di tutte le cose. (Cf. Est 4,17b-c)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del Profeta Isaia (Is 5,1-7)

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 79

R. La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli. R.

Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna. R.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R.

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (Fil 4,6-9)
Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a
quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a
un popolo che ne produca i frutti».

Parola del Signore

Quando lo sposo sarà tolto, allora digiuneranno

Ott 3, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 2,18-22

 18I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 19Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. 21Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. 22E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

 

Tra i gruppi che si confrontano con Gesù ci sono anche “i discepoli di Giovanni”: persone che avevano seguito e restavano fedeli a Giovanni il Battezzatore.

I discepoli di Giovanni e dei farisei digiunano, oltre i tempi e i modi stabiliti dalla Legge di Mosè. Dal punto di vista ecclesiale/spirituale si possono definire persone “impegnate”. Gesù non segue questo stile, e anche i suoi discepoli. Perché? Spesso Gesù risponde con un “detto”, in questo caso, una affermazione di buon senso: come fanno a digiunare gli invitati a nozze, mentre lo sposo è con loro. Tolto lo sposo, allora digiuneranno. Come dire: questo è un tempo sponsale e io sono lo sposo, tempo di festa e di incontro. I miei amici lo hanno riconosciuto, perché voi non l’avete capito? E noi, abbiamo riconosciuto la presenza dello sposo? C’è festa e gioia nella nostra fede?

Altri due detti o affermazioni di buon senso: la stoffa nuova rompe il vestito vecchio, e anche il vino nuovo rompe gli otri vecchi. In questo caso le conclusioni sono lasciate agli uditori e anche ai lettori. Ci è facile la conclusione: Tu, Gesù, sei la “novità” che richiede un vestito “nuovo”. Tu, Gesù, sei il “vino giovane” che abbisogna di “otri nuovi”. Che ne è del “vestito nuovo” ricevuto nel battesimo? Che ne è degli “otri nuovi”, cioè dei nostri comportamenti?

Conclusione. Lo sposo, il vestito e il vino sono le tre immagini attorno alle quali si delinea la radicale novità rappresentata dalla persona e dall’annuncio di Gesù. Continuiamo a chiederci: chi è Gesù e cosa comporta la fede in lui? Quanto alle immagini, ci deve far pensare l’ultima, quella dello sposo che viene “strappato”, e del vino che viene “perso”: sono già annunci della sua passione/morte. Presenza e assenza del Signore Sposo segnano il nostro cammino e ne fanno attendere con gioia il compimento.

Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati

Ott 2, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 2,13-17

 13Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. 14Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. 15Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. 16Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 17Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

 Marco, come gli altri sinottici, ama frasi sintesi (sommari), e lo fa con brevità: “E uscì di nuovo lungo il mare. Tutta la gente andava da lui ed egli insegnava loro”. Dunque, tre gesti abituali: a) “uscire lungo il mare” a significare una attività pubblica inserita nella vita quotidiana di lavoro; b) “tutta la folla veniva a lui” a significare una attrazione forte della sua persona; c) “e insegnava loro” a significare che la prima risposta di Gesù alla ricerca di lui era l’insegnamento.

Nel brano di oggi, la sua attività pubblica si concretizza nel chiamare: “Passando, guardò Levi, che era seduto al banco delle imposte. E gli dice: Seguimi”. Dal mondo del lavoro aveva già chiamato due coppie di fratelli che erano pescatori. Pescare era un lavoro ordinario e vitale. L’attività di Levi (esattore delle imposte) invece (diremmo) era “peccaminosa”. In due sensi: a) Rendeva impuri perché quell’attività metteva a contatto con tutti e tutto, specie i pagani. b) In genere avveniva in forme che erano moralmente peccaminose: abuso d’ufficio, furto, violenza. Ebbene, Gesù chiama uno di questi … “peccatori”.

Non solo, ma “sta a pranzo con loro”. “Perché mangi con loro” è il minimo che un fedele giudeo possa chiedere. [Gli “scribi dei farisei” sono persone preposte all’insegnamento, legate al gruppo dei farisei, persone che vivono in modo impegnato la Legge e le Tradizioni] Risponde Gesù: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». Levi è un malato che ha bisogno di un medico … che è Gesù. Gesù conosce bene e riconosce la distinzione tra giusti e peccatori, come un medico conosce e riconosce la distinzione tra sani e malati. Tuttavia, dove va il medico? Dal malato. E dove va Gesù? Dal peccatore. Il testo di oggi vuole dirci che la chiamata non dipende da particolari (pre)condizioni, ma è per tutti. All’uomo, chiunque sia e ovunque si trovi,  spetta solo la risposta, che è … “alzarsi e seguirlo”.

Non abbiamo mai visto nulla di simile

Ott 1, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 2,1-12

 1 Entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa 2e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la parola.
3Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. 4Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. 5Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
6Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: 7«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». 8E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? 9Che cosa è più facile: dire al paralitico «Ti sono perdonati i peccati», oppure dire «Àlzati, prendi la tua barella e cammina»? 10Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, 11dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». 12Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Gesù non “sta (più) fuori, in luoghi deserti”, ma ritorna a Cafarnao e si trova “in casa”. [L’espressione “in casa” può riferirsi alla casa di Pietro (vedi 1,29)] Molta gente si raduna, ed è scritto che egli “annunciava loro la parola (letteralmente: parlava la parola)”. Annunciare la parola è attività diversa dal “insegnare nelle sinagoghe”. “Parlare la parola” (così nel greco) è un’attività singolare, tipica di Gesù, che qualifica il suo insegnamento come un “parlare popolare”, anche un “parlare libero, fuori da eloquenza”.

Quattro persone portano a Gesù un paralitico. La barella su cui è portato il paralitico viene calata dal tetto per una “apertura” operata nel tetto. Questa ingegnosità e questa determinazione trovano in Gesù un riconoscimento: è fede. Fede che stimola Gesù ad affermare provocatoriamente: “Figlio mio, ti sono rimessi i peccati”. [Come mai Gesù faccia riferimento ai peccati, non è detto nel Vangelo, e noi dobbiamo astenerci dal ritenere che sia il peccato il portatore della malattia. Io penso, appunto, che sia una provocazione come appare dai versetti seguenti]

Con ragione, “alcuni scribi pensavano in cuor loro” a una bestemmia. Quale mai identità può avere uno che si mette “al posto di Dio”. Dicono, infatti: “Chi può rimettere i peccati, se non Dio solo?”. La provocazione di Gesù si esprime in una domanda retorica, quasi banale: “E’ più facile dire: sei perdonato, o dire (a un paralitico): alzati e cammina?” Il centro di tutto il brano è la seguente affermazione: “Perché vediate che il Figlio dell’uomo ha potestà di rimettere peccati sulla terra … dico a te – dice al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va a casa tua” (v. 11). Gli scribi, per il momento, tacciono! La gente, invece, glorifica Dio dicendo: Una cosa così non l’abbiamo vista mai!”.

Cosa vuole passarci Marco come messaggio … nel cammino educativo della scoperta dell’identità di Gesù? In Gesù (“Figlio dell’uomo”) che guarisce il paralitico (cosa che tutti vedono!) è presente e si manifesta Dio che perdona e riporta l’uomo alla comunione con lui (cosa che nessuno può vedere!). Il Dio che perdona perché ama “si vede” e si esperimenta in Gesù. “Abbiamo visto mai una cosa simile?”.

A questo punto della lettura possiamo già notare come si pongono i primi interventi (miracoli) di Gesù. Sono un “radunare”, un “portare dentro alla comunione con Dio” persone che per vario motivo erano fuori: persone con spiriti impuri, con malattie, con lebbra. Infine, il suo intervento più grande è perdonare i peccati, eliminare ciò che tiene il mondo più lontano da Dio: il peccato, appunto (brano di oggi).

Venne da lui un lebbroso

Set 30, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 1,40-45


40Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Il lebbroso è il primo che personalmente, in solitudine “va verso Gesù”: figura di tutti i bisognosi e i soli. Era “impuro (non puro)” a motivo della lebbra. Per questo, era fuori dalla comunità: solo, non-popolo, un “morto che cammina”. Proprio questo “non uomo”, questo “non vivente” … da solo, va verso Gesù! Tra l’altro, infrangendo le regole stabilite dalla legge di Mosè.

“Se vuoi, puoi purificarmi”. La purificazione non veniva data dai sacerdoti. Essi avevano solo il compito di “dichiarare”. La purificazione veniva da Dio solo. Il lebbroso pensa che Gesù abbia un’autorità/volontà diversa da quella dei sacerdoti, un’autorità/volontà che si esprime in misericordia. È come se dicesse: Tu che sei misericordioso, purificami. Gesù … “Commosso, stesa la mano, lo toccò e gli dice: Voglio! Sii purificato”. Voglio che tu entri nel popolo, voglio che tu mi appartenga. “E subito la lebbra se ne andò via da lui e fu purificato”.

È più laborioso capire il seguito dell’episodio: toccare un lebbroso, un impuro, rendeva impuro. La scena che segue è complessa. Ci fa vedere un Gesù “irritato”, che caccia via il guarito imponendogli di non dire quello che è avvenuto, piuttosto di andare dai sacerdoti per ottenere la “dichiarazione” di avvenuta guarigione. Tutto è fatto, dunque, perché non si divulgasse la fama di avere in casa uno dei tanti “guaritori”. Le cose non andarono così.

Perché Marco racconta questo finale che complica la bellezza del suo gesto? A parere di tanti, Marco tiene una linea educativa. Lascia che giri nel corso del suo Vangelo una domanda: Chi è questo Gesù? Ebbene, arrivare a dire (come si desume da questo testo letto velocemente) dire che Gesù è un guaritore o un “purificatore”, non è cogliere la sua vera identità. E’ … altro e ben di più che si dovrà dire di lui!

Il testo di oggi così conclude, con speranza universale … aperta fino a noi: “E da ogni parte andavano da lui”. Andiamo anche noi da lui, continuiamo a leggere per sapere chi veramente è Gesù. È bello sapere e sperimentare che ci guarisce dalla nostra lebbra. È bello anche comunicarlo con gioia e fierezza. Ma … è tutto lì? Sarebbe già tanto! Ma, attenti a non creare quella situazione (vangelo di oggi) in cui “Gesù non poteva neppure entrare in città facendosi vedere, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti”.  C’è un “divulgare” che non aiuta Gesù a entrare “in città”: storia, mondo, persone …. Pertanto, con fiducia e speranza continuiamo semplicemente a seguire Gesù, a stare con lui, un po’ come hanno fatto i discepoli. Paradossalmente, è questo il primo e sicuro modo per “divulgarlo”.

Uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava

Set 29, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 1,35-39

35Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. 36Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. 37Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 39E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Al mattino presto, mentre era ancora buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto … Più che l’alzata al mattino presto (la cosa comunque ha una sua feconda preziosità), a Marco interessa sottolineare la preghiera di Gesù: “e là pregava”. Credo che Marco voglia consegnare alla comunità uno stile personale di Gesù, che è di pregare … quando ancora è buio. È la preghiera che scaccia le tenebre! Dice il salmo: “Precedo l’aurora e grido aiuto, spero nelle tue parole” (119,147).

Simone, anche nel Vangelo di Marco, è il “portavoce” dei discepoli. Quello che dice e fa non è mai … in solitudine. Tra l’altro, il brano di oggi ci dice che la reazione è plurale: “Gli dicono: tutti ti cercano” (anche se forse parla solo Pietro). Non possiamo pensare di intestare alle persone una ricerca “egoistica”: quando uno sta male e cerca di essere guarito da Gesù, fa una cosa buona e giusta (guarigioni riferite ieri). Per questo, Gesù non rimprovera i discepoli, piuttosto vuole aprire loro gli occhi e incoraggiarli, attraendoli nel suo cammino di “uscita” per un bene che va dato “a tanti, a tutti”. Dice Gesù: “Andiamo altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là: è per questo che sono uscito”.

Due cose: egli è un “inviato” di Dio, e quello che dice e fa (così va intesa la predicazione – in greco: kerigma) lo dice e lo fa non per crearsi un gruppo: lo fa per tutti. “I villaggi vicini” non si contrappongono ai “villaggi lontani”. I vicini sono sempre “lontani”, sono “altri”, ma è verso di loro che bisogna andare. Per Marco, l’universalità (i villaggi vicini) era rappresentata dalla Galilea: “E andò per l’intera Galilea a predicare nelle loro sinagoghe e a scacciare i demoni”. Predicando nelle sinagoghe Gesù affermava, in sostanza, di essere “l’inviato” che realizzava il regno di Dio. Il segno primo e più “spettacolare” della venuta del regno era ed è la cacciata dei demoni e dei loro satelliti.

Gli portavano tutti i malati e gli indemoniati

Set 28, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 1,29-34

 29E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 30La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
32Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33Tutta la città era riunita davanti alla porta. 34Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

“E subito, usciti dalla sinagoga, andarono alla casa di Simone e Andrea, con Giacomo e Giovanni “. Abbiamo già notato questa parola (“subito”), tipica di Marco, che denota consequenzialità, unità e anche urgenza: risulta che una cosa è legata all’altra, una parola è legata all’altra, un evento è legato all’altro e, tutte queste cose unite, si illuminano di significato. In questo caso: la “sinagoga” è legata e si rapporta alla “casa”, potremmo dire, alla “famiglia”. Abbiamo notato anche che da … subito si costituisce una piccola comunità con Gesù: due fratelli uniti a Gesù, i quali sono uniti ad altri due fratelli. Di fatto, è scritto: “andarono …  (al plurale) “.

Se nella sinagoga c’è l’insegnamento nuovo e una autorità nuova (cacciata degli spiriti impuri), nella casa dei due fratelli c’è il lavoro, la fatica e … la “febbre”. Ma c’è anche la solidarietà (… “e subito gli dissero di lei”!). Gesù è già stato presentato come uno che cammina, opera, chiama. Ebbene, ora: “Si avvicinò, le tenne forte la mano e la fece alzare”. Marco non dà conto, questa volta, dei commenti o della lode susseguente al miracolo. Dice, invece, la finalità e la fecondità del miracolo, che è questa: “e lei li serviva”. Tre verbi importanti: tenere forte per mano, far alzare, servire. La comunità familiare (ieri, oggi e sempre) riprende a girare correttamente quando Gesù le tiene forte la mano, la fa alzare, sì che essa possa servire.

“Calata la sera, dopo il tramonto del sole … “. Secondo la cultura ebraica siamo già in un altro giorno, il sabato è terminato e … si può camminare e trasportare pesi: “Gli portavano tutti quelli che stavano male e gli indemoniati. E l’intera città era raccolta davanti alla porta”. Controlliamo i “luoghi” del cammino della piccola comunità: sinagoga, casa, intera città. “E curò molti …”. Con “intera città” si intendono le varie categorie della città, come con “molti malati” si intende ogni tipologia di malati. L’importante è affermare una potenza del Signore … superiore e inarrestabile: niente e nessuno la può fermare, meno che meno i “molti demoni che vengono cacciati”. Notiamo che Gesù “tiene forte la mano” della donna malata, mentre … “caccia” con un comando i demoni, e … non apre alcun dialogo con loro, non chiede alcun servizio. È scritto: “Non li lasciava parlare”. Gesù agisce in modi diversi: tiene per mano il bisognoso, e caccia via i demoni!

 

Domenica 27 Settembre 2026 – XXVI Tempo Ordinario – Anno A

Set 27, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi,
l’hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato,
non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti.
Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da’ gloria al tuo nome,
Signore, fa’ con noi secondo la tua clemenza,
secondo la tua grande misericordia. (Dn 3,31.29.43.42)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del Profeta Ezechiele (Ez 18,25-28)

Così dice il Signore:
«Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 24

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
I peccati della mia giovinezza
e le mie ribellioni, non li ricordare:
ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (Fil 2,1-11)
Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,28-32)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Parola del Signore