Che cos’è questo? Un insegnamento nuovo, con autorità

Set 26, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 1,21-28

 21Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. 22Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 23Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». 25E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». 26E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 28La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

 

È interessante – non solo grammaticalmente ma ecclesialmente parlando – notare che il soggetto della narrazione passa dal singolare al plurale: “E giunsero a Gafarnao”. [Cafarnao è un villaggio di pescatori sulla riva occidentale del lago di Genezaret] In un qualche modo, con quelli che “vanno dietro a Gesù”, si costituisce un gruppo, una comunità itinerante: già un “principio” di chiesa. Ma … “subito, in giorno di sabato, entrato in sinagoga, insegnava”. Dal plurale, di nuovo al singolare: è Gesù (solo lui) che conduce, parla, lotta, guarisce.

Il primo incontro di Gesù col “pubblico” avviene nel luogo comunitario per eccellenza che è la sinagoga (sinagoghè = raduno). Marco non si dilunga, come altri, a indicare i tempi, i modi e i contenuti di preghiera che avvenivano nella sinagoga. Salta tutti i passaggi e ci riferisce dello stupore della gente al suo insegnamento: “Ed erano stupiti del suo insegnamento”. E dice anche il perché: “insegnava loro con autorità e non come gli scribi”.

L’insegnamento di Gesù non si riduceva a una disquisizione sui comandi e significati della Legge di Mose o delle parole di alcuni maestri, ma, al di là del contenuto che vedremo poi, l’insegnamento di Gesù era qualcosa di “operativo”, aveva “efficacia” sui mali, a patire dai mali che opprimevano le creature di Dio, mali che provenivano da “spiriti impuri”, altrove detti “demoni”. Questi spiriti impuri tentano di rovesciare le cose: infliggere il male a Gesù … sbeffeggiando la sua vera identità con provocazioni: “Che cosa c’è tra noi e te, Gesù Nazareno? Sei venuto a sopprimerci? So chi tu sei: il santo di Dio!”. È vero che Gesù è il santo di Dio, è vero che è venuto per vincere il male, ma questo non si realizzerà “in pienezza” con frasi o comandi soltanto, ma (“in quel giorno”) con la morte amorosa e obbediente di Gesù. Solo la santa croce realizzerà per sempre la soppressione del male nel mondo, solo allora si dirà “Tu sei il santo di Dio”. Quindi Gesù dice: “Sta zitto ed esci da lui”.

“Un insegnamento nuovo”. Nuovo non nei contenuti, ma quanto agli “effetti” del suo esercizio. È un insegnamento che “opera” e “cambia” le cose. “Perfino gli spiriti impuri gli obbediscono”. Coloro che si credevano onnipotenti e abusivamente esercitavano il loro potere per il male dell’uomo (spiriti impuri) “obbediscono a Gesù”, e così perdono di potenza: sono soppressi e rovinati.

“Tutti (nella sinagoga) furono sorpresi” e si domandano: “Chi è questo?”. Con sapienza e tatto catechetico l’evangelista Marco ha mosso il primo passo: mostra Gesù come colui che, dopo aver lottato nel deserto e aver vinto, affronta il male nel profondo e libera l’uomo. “Chi è questo?”. Marco vuole che ce lo chiediamo anche noi. “La notizia di lui (infatti) si propagò dappertutto, nell’intera regione circostante della Galilea” … fino a noi, oggi e qui! Stupore, ringraziamento, lotta al male fuori e dentro di noi, ci debbono invadere nuovamente.

E subito li chiamò

Set 25, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 1,16-20

16Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». 18E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 19Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. 20E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

La parola/accadimento che guida tutto il seguito del Vangelo di Marco è quella che abbiamo appena udita (ieri): “Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». La conversione non consiste più o non soltanto nel confessare i peccati e riprendere il cammino dell’obbedienza alla Legge (è quello che ha chiesto Giovanni il Battista), ma (e di più) consiste nel “credere al vangelo”. Vuol dire: fidatevi di quello che vi dico (vangelo/predicazione) e affidatevi a me (ascoltatemi/seguitemi).

Il brano di oggi ci mostra Gesù “itinerante lungo il mare di Galilea”. Non siamo in Giudea e non siamo nemmeno in una sinagoga, ma in luogo molto aperto: luogo di lavoro e vita (mare).

Gesù, dunque, cammina, passa, attraversa, abita un luogo di vita ordinaria: una vita complessa, faticosa, reale, veramente … umana. In questo luogo egli “vede” tutto quello che gli altri vedono: gente che vive lavorando. Il suo “vedere”, però, si fa “chiamata”. Giovanni Battista chiamava alla fedeltà alla Legge, chiamava a confessare i peccati, a convertirsi. Gesù non nega queste cose, ma pone prima una condizione: “Su, dietro a me, e vi farò diventare pescatori di uomini”. La frase suggerisce non soltanto cambiamento di lavoro, ma “trasformazione interiore”. Io – dice Gesù – farò sì che voi diventiate pescatori di uomini. Che è … un’altra cosa rispetto al continuare a pescare pesci! Il Vangelo di Marco racconterà questo “nuovo faticoso lavoro” che Gesù attua per trasformare i discepoli.

“Subito, lasciate le reti, lo seguirono”. Nel linguaggio del Vangelo, in particolare quello di Marco, la parola “subito” (usata infinite volte, … questa è già la terza: vedi vv. 10.12.20) non significa “all’istante”. Indica, invece, una consequenzialità, cioè, una scelta di vita legata alla parola udita. Da quel momento, per i discepoli Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni tutto ha riferimento e prende senso dall’essere con e seguire Gesù, letteralmente, dal “camminare dietro a me”. Il punto di riferimento e di senso non sono più “le reti e il padre”, tutte cose buone. Si può stare e vivere … con le “reti e il padre”, ma non si deve … camminare dietro a loro. Il camminare dietro a Gesù vale per tutti. Infatti, tutti siamo discepoli.

Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano

Set 24, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Marco 1,9-15

9Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. 11E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
12E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto 13e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

 14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

L’espressione (“come sta scritto” e poi “avvenne che”, vale a dire, la Scrittura) ha indicato e poi guidato la venuta di Giovanni, il Battista. Lo stesso stile letterario portatore di una visione teologica, cioè, la Scrittura stessa si ripropone anche oggi: “(Come sta scritto) avvenne che Gesù venne da Nazaret di Galilea”. Il “come sta scritto” ci dice la “responsabilità” o l’impegno di Dio verso la storia umana, ma anche la “responsabilità” e l’impegno della storia, di noi verso Dio. La Scrittura (come è scritto) si fa storia (avvenne) in un personaggio del tutto ordinario, per giunta nato in Galilea, terra di confine … molto inquinata dai pagani. [Attenzione! Per una lettura catecheticamente feconda che cerca di “scoprire di nuovo” chi è Gesù nostro salvatore, mettiamo tra parentesi (per il momento) i titoli del primo versetto. In altre parole: noi “non sappiamo” che Gesù è Cristo, è Messia, è Figlio di Dio]

Il testo afferma due cose. a) Gesù “fu battezzato nel Giordano”. Il ché significa: Gesù che scende nel Giordano, anche lui confessa i peccati. Ma c’è un’altra cosa. b) “Subito, risalendo dall’acqua, egli vide il cielo squarciato e lo Spirito che, come una colomba, discendeva su di lui”. Il ché significa: Gesù “risalendo dall’acqua (purificato) vide (fece esperienza) il cielo squarciato (in un certo senso Dio che si squarcia, si china) e lo Spirito che discendeva su di lui come una colomba (creando comunione dolce e piena)”.

Una terza cosa, la più importante e nuova: “E avvenne (fu) una voce dal cielo (voce da Dio): tu sei il Figlio mio, l’amato, in te mi sono compiaciuto”. Il ché significa: Gesù, riconosciuto da voi uomo ordinario, è mio figlio, mi appartiene ed è re (vedi Salmo 2,7), è amato (come Isacco, Genesi 22,2), è servo obbediente alla mia parola (come il Servo in Isaia 42,1) e quindi lo scelgo e gli affido una missione. Alla luce di tutte queste cose, il testo vuol dirci la “cosa importante” che è: la chiamata di Gesù da parte di Dio Padre, la sua consacrazione e la sua missione. A mio parere, tutta questa scena l’evangelista Marco la riferisce come percepita e vissuta solo da Gesù: è la “sua” chiamata, la chiamata “di lui”, da parte di Dio Padre.

“Subito lo Spirito lo sospinse verso il deserto”. Gesù deve e vuole, in unione allo Spirito venuto su di lui, ricuperare tutta l’esperienza del deserto, cioè, il rapporto aspro e forte tra Dio e il suo popolo Israele. Marco “non racconta” i particolari delle tentazioni. Dice semplicemente: “Nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”. A Marco interessa dire che Gesù “fu tentato da Satana”. Indubbiamente, tentato a rifiutare la missione, il compito dato da Dio Padre, in una parola, tentato a disobbedire a Dio. Marco non dice nemmeno che Gesù fu vittorioso, dice soltanto che fu obbediente, e che la sua obbedienza ha creato armonia e pace in tutto l’ordine del creato. [Non così Adamo; non così il popolo nel deserto]

“Gesù andò in Galilea proclamando il vangelo di Dio, cioè, la buona notizia che viene da Dio. La buona notizia è questa: Dio si è avvicinato all’uomo, facendosi pastore e guida dell’umanità, tramite Gesù, incominciando dai “lontani”: la Galilea, zona di confine. “Convertitevi (non andate più per strade sbagliate, cambiate strada) e credete al vangelo (affidatevi a me, alla mia parola … seguitemi)”.

Abbiamo appena incominciato a leggere il Vangelo di Marco. Stiamo facendo i primi passi. Che siano passi non tanto per capire, ma passi per … affidarsi, camminare giorno dopo giorno, con Gesù e dietro a lui. Che il regno di Dio si avvicini anche a noi, e ci trasformi.

Inizio del vangelo che è Gesù, il Messia, il Figlio di Dio

Set 23, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Vangelo di Marco

È una grande grazia leggere quotidianamente la Scrittura, ogni libro della Scrittura. Lo è ancor di più leggere i Vangeli. Di fatto, il Vangelo è il compimento di “tutta e ogni Scrittura”.  Attenti, però, dobbiamo disfarci di due atteggiamenti. Il primo è dire: “Finalmente voltiamo pagina, perché il Vangelo è tutt’altra cosa rispetto a quanto si legge nell’Antico Testamento”. Il secondo è pensare: “Il Vangelo lo conosciamo, perché lo sentiamo leggere, a volte lo spieghiamo, è più facile …”. Mio consiglio (sono sicuro che è anche quello della chiesa): facciamo tesoro di tutto quello che abbiamo letto (Ezechiele, Amos, ecc.), leghiamo quello che abbiamo letto al Vangelo (ora abbiamo Marco, ma la cosa vale per tutti i libri). Cerchiamo di “legare” e non “dissociare”. Legare, paradossalmente o “provvidenzialmente”, va d’accordo col riconoscere che ci sono anche contrapposizioni tra Nuovo e Antico: esse non vengono “cancellate”, ma armonizzate e “compiute”. In che senso? Nel senso che prendono una nuova prospettiva, e così sono “accolte”. Tutto questo discorso complesso non chiude i problemi. Apre, piuttosto, alla novità. È vero che c’è un compimento, ma esso non va inteso in modo formale, piatto e funzionale. Nel vero “evangelico compimento” c’è la novità, quindi, lo stupore dell’uditore e, oggi, del lettore. Stupiamoci della novità e della pienezza che ci sono date in Gesù Cristo.

L’evangelo di Marco, però, ci mette in attenzione: novità e pienezza di Gesù Cristo non sono una facile “risoluzione” o una luccicante “magia”, a portata di mano o di lettura. Bisogna essere umili, piccoli, sentirsi bisognosi per scoprire Gesù “di nuovo”, che vuol dire, un Gesù “nuovo”. Spesso ci capita di sentire o anche di dire che Gesù lo conosciamo già! L’evangelista Marco non è d’accordo!  Qualcuno afferma che egli ci ha lasciato il Vangelo perché noi … “impariamo” Gesù. Cerchiamo, allora, umilmente e gioiosamente di “imparare Gesù”, giorno dopo giorno, brano dopo brano. Non ci meraviglieremo se proveremo qualche fatica o avremo qualche sorpresa, anche qualche “correzione”.

I brani prescritti dal calendario quotidiano saranno molto più brevi di … Ezechiele! Importante sarà soffermaci in preghiera/riflessione per capire cosa vuol dire Marco alla chiesa, ma soprattutto cosa vuole che entri, cambi e sostenga la nostra vita. Ricordate sempre questo: un testo scritturistico, se accolto bene e in pace, non vuole mai “dire/comunicare” una cosa sola. Vuole semplicemente che “edifichi” e, se a volte “distrugge”, è sempre per “edificare” qualcosa di più bello. Quindi, andate avanti con coraggio, impegno, e tanta speranza.

[Quanto all’introduzione generale, potete vedere qualcosa nelle vostre Bibbie: c’è tanta, forse troppa roba. Non mettetevi dei pensieri … qualcosa diremo a mano a mano che si legge]

Marco 1,1-8

1 Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. 

2Come sta scritto nel profeta Isaia:

Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
3Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri

4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico.  7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

“Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”. Scorporiamo il testo nelle singole parole. a) “Inizio” (gr. archè) significa principio/origine di una cosa o evento, ma anche fondamento/elemento essenziale. b) “Vangelo” (gr. evangelion) significa buona bella notizia, ma anche annuncio o predicazione. c) “Gesù” significa Dio salva. d) “Cristo” è un titolo e significa Unto, Consacrato, Messia (verrà poi spiegato in tutto il Vangelo che “tipo” di Messia è Gesù). e) “Figlio di Dio” significa Divino, appartenente a Dio (verrà poi spiegato in che senso Gesù è Figlio di Dio). Precisati i termini, potrei dare questa traduzione molto libera (che metto in bocca a Marco!). Vi do una buona/bella notizia, che è questa: Gesù è il Messia, è il Figlio di Dio. Se volete capire chi è veramente Gesù dovete andare alle Scritture (“come sta scritto”).

Anche noi, dunque, andiamo alle Scritture (di fatto ci siamo andati tante volte, ma ora è Marco che ci conduce). Era stato scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero” (Isaia 40,3). Ebbene: “come sta scritto … vi fu Giovanni a battezzare nel deserto e a predicare un battesimo di conversione per il perdono dei peccati”. Le Scritture ci portano a un certo Giovanni che battezza e predica per la conversione.

Chi è questo Giovanni? Figlio di un sacerdote (Zaccaria) Giovanni non vive al modo sacerdotale nell’area del tempio, ma nel deserto al di là del Giordano al modo dei profeti (vedi il suo abito). Al modo di Elia profeta egli vuole riportare Israele all’alleanza col suo Dio: battezza, nel senso che purifica. Purifica da impurità cultuali/rituali (cosa che era fatta da tanti, e si faceva nel tempio), ma purifica soprattutto in senso morale, cioè dai peccati, per una vita convertita all’alleanza. Ma c’è di più. Proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me … Io vi battezzo con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. [Capiremo meglio domani queste parole]

In sintesi. La predicazione (evangelizzazione) è dare questa bella/buona notizia: Dio ci salva attraverso Gesù, e in Gesù che è Messia, Figlio di Dio. Il modo della predicazione (che è … dire Gesù) è un “ricamo” che si rifà al tessuto della Scrittura (“come sta scritto”). La nostra accoglienza avviene a partire da … Giovanni che battezza, avviene quando riconosciamo i nostri peccati e ci apriamo al dono dello Spirito.

Là è il Signore

Set 21, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 48

1 Questi sono i nomi delle tribù: dal confine settentrionale, lungo la via di Chetlon, all’ingresso di Camat, fino a Casar-Enàn, con a settentrione il confine di Damasco e lungo il territorio di Camat, dal lato d’oriente fino al mare, sarà assegnata a Dan una parte.
2Sul confine di Dan, dal lato orientale al lato occidentale: Aser, una parte.
3Sul confine di Aser, dal lato orientale fino al lato occidentale: Nèftali, una parte.
4Sul confine di Nèftali, dal lato orientale fino al lato occidentale: Manasse, una parte.
5Sul confine di Manasse, dal lato orientale fino al lato occidentale: Èfraim, una parte.
6Sul confine di Èfraim, dal lato orientale fino al lato occidentale: Ruben, una parte.
7Sul confine di Ruben, dal lato orientale fino al lato occidentale: Giuda, una parte.
8Sul confine di Giuda, dal lato orientale fino al lato occidentale, starà la porzione che preleverete come tributo, larga venticinquemila cubiti e lunga come una delle parti dal lato orientale fino al lato occidentale: in mezzo sorgerà il santuario.
9La parte che voi preleverete come tributo per il Signore avrà venticinquemila cubiti di lunghezza per ventimila di larghezza. 10Ai sacerdoti apparterrà la parte sacra del territorio, prelevata come tributo: venticinquemila cubiti a settentrione e diecimila di larghezza a occidente, diecimila cubiti di larghezza a oriente e venticinquemila cubiti di lunghezza a mezzogiorno. In mezzo sorgerà il santuario del Signore. 11Essa apparterrà ai sacerdoti consacrati, ai figli di Sadoc, che furono fedeli alla mia osservanza e non si traviarono nel traviamento dei figli d’Israele, come si traviarono i leviti. 12Sarà per loro come una parte sacra prelevata sulla parte consacrata del paese, cosa santissima, a fianco del territorio assegnato ai leviti.
13I leviti, lungo il territorio dei sacerdoti, avranno una parte di venticinquemila cubiti di lunghezza per diecimila di larghezza: tutta la lunghezza sarà di venticinquemila cubiti e tutta la larghezza di diecimila.
14Essi non ne potranno vendere né permutare, né potrà essere alienata questa parte migliore del paese, perché è sacra al Signore.
15I cinquemila cubiti di lunghezza che restano sui venticinquemila, saranno terreno profano per la città, per abitazioni e dintorni; in mezzo sorgerà la città. 16Le sue misure saranno le seguenti: il lato settentrionale avrà quattromilacinquecento cubiti, il lato meridionale quattromilacinquecento cubiti, il lato orientale quattromilacinquecento cubiti e il lato occidentale quattromilacinquecento cubiti. 17I dintorni della città saranno duecentocinquanta cubiti a settentrione, duecentocinquanta a mezzogiorno, duecentocinquanta a oriente e duecentocinquanta a occidente. 18Rimarrà accanto alla parte sacra un terreno lungo diecimila cubiti a oriente e diecimila a occidente, i cui prodotti saranno il cibo per coloro che prestano servizio nella città, 19i quali saranno presi da tutte le tribù d’Israele. 20Tutta la parte prelevata come tributo sarà di venticinquemila cubiti per venticinquemila. Preleverete, come possesso della città, un quarto della zona sacra.
21Il resto sarà per il principe: da una parte e dall’altra della zona sacra e del possesso della città, su un fronte di venticinquemila cubiti della zona sacra a oriente, verso il confine orientale, e a occidente, su un fronte di venticinquemila cubiti verso il confine occidentale, parallelamente alle parti, sarà per il principe. La zona sacra e il santuario del tempio rimarranno in mezzo, 22fra il possesso dei leviti e il possesso della città, e in mezzo a ciò che spetta al principe; quel che si trova tra la frontiera di Giuda e quella di Beniamino sarà del principe.
23Per le altre tribù, dal lato orientale a quello occidentale: Beniamino, una parte.
24Al confine di Beniamino, dal lato orientale a quello occidentale: Simeone, una parte.
25Al confine di Simeone, dal lato orientale a quello occidentale: Ìssacar, una parte.
26Al confine di Ìssacar, dal lato orientale a quello occidentale: Zàbulon, una parte.
27Al confine di Zàbulon, dal lato orientale a quello occidentale: Gad, una parte.
28Al confine di Gad, dal lato meridionale verso mezzogiorno, il confine andrà da Tamar alle acque di Merìba di Kades e al torrente che va al Mare Grande.
29Questo è il territorio che voi dividerete a sorte in eredità alle tribù d’Israele e queste le loro parti. Oracolo del Signore Dio.

30Queste saranno le uscite della città.
Sul lato settentrionale: quattromilacinquecento cubiti. 
31Le porte della città porteranno i nomi delle tribù d’Israele. Tre porte a settentrione: la porta di Ruben, una; la porta di Giuda, una; la porta di Levi, una.
32Sul lato orientale: quattromilacinquecento cubiti e tre porte: la porta di Giuseppe, una; la porta di Beniamino, una; la porta di Dan, una.
33Sul lato meridionale: quattromilacinquecento cubiti e tre porte: la porta di Simeone, una; la porta di Ìssacar, una; la porta di Zàbulon, una.
34Sul lato occidentale: quattromilacinquecento cubiti e tre porte: la porta di Gad, una; la porta di Aser, una; la porta di Nèftali, una.
35Perimetro totale: diciottomila cubiti. La città si chiamerà da quel giorno in poi: «Là è il Signore»».

 

La suddivisione interna della terra (in ebraico: “aretz”, normalmente tradotto “paese”). Il testo mostra in modo molto particolareggiato come il territorio viene assegnato alle singole tribù: una dopo l’altra, una attaccata all’altra.

La descrizione incomincia così: “Questi sono i nomi delle tribù … “. Parole che richiamano l’inizio del libro dell’Esodo: “questi sono i nomi” (Esodo 1,1). Per progettare il futuro, si riannodano i fili con il passato a partire dai nomi dei figli di Giacobbe, quelli scesi in Egitto e, poi, risaliti a prendere possesso della terra, al ritorno dal secondo esilio, Babilonia.

Vengono trattate dettagliatamente le questioni dell’organizzazione delle varie porzioni. Come e a chi spettano? Principalmente al Signore, rappresentato dalla terra sacra che è il santuario, e poi ai sacerdoti, ai leviti, al principe e alla città …

L’ultima parola è per la città di Gerusalemme. La città sarà un quadrato (a Ezechiele piace molto il quadrato, anche perché aveva imparato il sistema a Babilonia). Ogni lato avrà tre porte. Quindi la città avrà dodici porte, come dodici sono le tribù. [Apocalisse 21 riecheggia e rielabora questo testo con molta apertura. Sarebbe bene leggerlo, … se mai nel riposo di domani]

Ezechiele, come abbiamo visto, è molto interessato al tempio e alle sue strutture. Tuttavia, nella forma finale del libro, non è solo il tempio, separato dalla città, a costituire il luogo della presenza divina dopo il “ritorno (dall’esilio)” della gloria, della presenza di Dio. La città tutta, infatti, seppur dichiarata territorio profano, acquista un nome nuovo: “Il Signore è là”. Queste sono le ultime due parole del libro con cui si dichiara senza dubbio che …  il Signore c’è, è ben presente in essa e opera. Si ha così una duplice presenza del Signore: quella legata al santuario e quella legata ai luoghi della vita ordinaria/profana. Non c’è contraddizione né conflitto tra queste due modalità, entrambe essenziali alla vita di Israele. Culto e lavoro (ora et labora!), preghiera e vita in tutte le sue espressioni, tutto è abitato dalla presenza feconda del Signore. Questa città dice ordine alla relazione, alla fraternità, all’amore, alla pace. Dove ci sono questi abiti/costumi il Signore c’è e opera, è “in mezzo” : appunto, … è là! Il nome nuovo (“Il Signore è là”) può essere avvicinato per il suo significato a quello di “Emmanuele” = “Con noi Dio”, oppure, “Là (con noi) c’è Dio”. Il Vangelo di Matteo termina così: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (28,20). Mi piace terminare con due frasi forti e “rivelative” della Scrittura: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, … là ci sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20), e anche quella del Salmo 133: “Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme, perché … là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre”.

Ezechiele (o chi per lui) ha scritto tanto: 48 capitoli, lunghi, complicati, apparentemente disarticolati, un tantino furenti e impietosi riguardo ai peccati, eppure spiranti tanto amore di Dio. E noi, penso, abbiamo fatto un bel po’ di fatica a tener duro, ma valeva la pena! Anche solo per sentirci dire questa ultima parola: “Da quel giorno, il nome della città (sarà): il Signore, là”. Cioè, il Signore c’è, è presente, opera, corregge, soffre, ama e salva. “Quel giorno” è arrivato a noi: è il giorno del mistero pasquale di Cristo. “Quel giorno” ha dato un nome nuovo alla città, a ognuno che crede in lui: “Io sono, là”. Vuol dire: “Io sono, per voi”, “Io sono, con voi”. Ma, voi … con chi siete?

Domenica 20 Settembre 2026 – XXV Tempo Ordinario – Anno A

Set 20, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

«Io sono la salvezza del popolo», dice il Signore.
«In qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò,
e sarò loro Signore per sempre».

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del Profeta Isaia (Is 55,6-9)

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 144

Il Signore è vicino a chi lo invoca.

Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (Fil 1,20-24.27)
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Apri, Signore, il nostro cuore
e accoglieremo le parole del Figlio tuo.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore

Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio: risanava e guariva

Set 19, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 47

1 Mi condusse poi all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. 2Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro. 3Quell’uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cubiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva alla caviglia. 4Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare l’acqua: mi giungeva ai fianchi. 5Ne misurò altri mille: era un torrente che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute; erano acque navigabili, un torrente che non si poteva passare a guado. 6Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo?».
Poi mi fece ritornare sulla sponda del torrente; 
7voltandomi, vidi che sulla sponda del torrente vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall’altra. 8Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Araba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. 9Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. 10Sulle sue rive vi saranno pescatori: da Engàddi a En-Eglàim vi sarà una distesa di reti. I pesci, secondo le loro specie, saranno abbondanti come i pesci del Mare Grande. 11Però le sue paludi e le sue lagune non saranno risanate: saranno abbandonate al sale. 12Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina.

13Così dice il Signore Dio: Questi saranno i confini della terra che spartirete in eredità fra le dodici tribù d’Israele, dando a Giuseppe due parti. 14Ognuno di voi possederà come l’altro la parte di territorio che io alzando la mano ho giurato di dare ai vostri padri: questa terra spetterà a voi in eredità.
15Ecco dunque quali saranno i confini della terra. Dal lato settentrionale, dal Mare Grande lungo la via di Chetlon fino a Sedad, 16il territorio di Camat, Berotà, Sibràim, che è fra il territorio di Damasco e quello di Camat, Caser-Ticòn, che è sulla frontiera dell’Hauràn. 17Quindi la frontiera si estenderà dal mare fino a Casar-Enàn, con il territorio di Damasco e quello di Camat a settentrione. Questo il lato settentrionale. 18Dal lato orientale, fra l’Hauràn e Damasco, fra il Gàlaad e il paese d’Israele, sarà di confine il Giordano, fino al mare orientale, e verso Tamar. Questo il lato orientale. 19Dal lato meridionale, verso Tamar fino alle acque di Merìba di Kades, fino al torrente verso il Mare Grande. Questo il lato meridionale verso il mezzogiorno. 20Dal lato occidentale, il Mare Grande, dal confine sino di fronte all’ingresso di Camat. Questo il lato occidentale.
21Vi dividerete questo territorio secondo le tribù d’Israele. 22Lo distribuirete in eredità fra voi e i forestieri che abitano con voi, i quali hanno generato figli in mezzo a voi; questi saranno per voi come indigeni tra i figli d’Israele e riceveranno in sorte con voi la loro parte di eredità in mezzo alle tribù d’Israele. 23Nella tribù in cui lo straniero è stabilito, là gli darete la sua parte di eredità. Oracolo del Signore Dio.

 

Il tempio è il luogo santo che accoglie e “apre” la presenza di Dio per il suo popolo. Ma può diventare ed essere un luogo che “chiude” la presenza di Dio. Lo è quando esaurisce il rapporto con Dio soltanto in un culto formale e funzionale. Non deve essere così. Nel disegno di Dio e nelle indicazioni che sono state date, il tempio è fonte di vita: lo mostra questo capitolo bellissimo.

“Mi condusse poi all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare”. È acqua tanto abbondante che non si può attraversare. Dove giunge quest’acqua (Mar Morto!) guarisce e dà vita. E poi mi condusse sulla riva del fiume: “ecco, una grande quantità di alberi, da una parte e dall’altra … i loro frutti ogni mese matureranno”.

L’uomo che guida Ezechiele dà anche una spiegazione. Le acque che sgorgano dal tempio sono acque che risanano, guariscono, danno salute. Gli alberi che nascono sulle rive danno frutto ogni mese. Frutti, poi, che sono “come cibo”, e foglie “come medicina”. [I simboli di questo testo troveranno grande eco nel Nuovo Testamento, soprattutto nella letteratura giovannea. Ricordiamo come, secondo Giovanni 5,1-9, accanto al tempio, vi fossero piscine con acqua che provocava guarigione, o come Gesù ridefinisse il proprio corpo come nuovo tempio (Gv 2,21) da cui usciranno sangue e acqua (Gv 19,34). In Apocalisse si precisa che queste acque servono a guarire le nazioni, con un evidente ampliamento di prospettiva verso gli stranieri]

Dal tempio, dunque, fuoriesce un’acqua viva, vivificante che costruisce un vero paradiso: Dio realizza il bene per il suo popolo, un bene che ha come sorgente e fulcro la relazione cultuale rinnovata e cioè il tempio; ma è un bene che si irradia là dove gli uomini vivono, nella vita e nelle scelte di ogni giorno.

È esattamente al popolo e alla terra che guardano le ultime pagine del libro. Infatti: “Questo il confine in base al quale spartirete la terra tra le dodici tribù di Israele”. Si tratta di una eredità, di un dono che dever essere gestito in base alla volontà del donatore: la terra resta del Signore e gli Israeliti vi abitano per una benevola concessione.

Riporto (quanto alle spartizioni della terra) questo testo molto bello e inclusivo: “Vi dividerete questo territorio secondo le tribù d’Israele. Lo distribuirete in eredità fra voi e i forestieri che abitano con voi, i quali hanno generato figli in mezzo a voi; questi saranno per voi come indigeni tra i figli d’Israele e riceveranno in sorte con voi la loro parte di eredità in mezzo alle tribù d’Israele. Nella tribù in cui lo straniero è stabilito, là gli darete la sua parte di eredità. Oracolo del Signore Dio”.

[Richiamo anche Efesini 1,18: “(Il Signore) illumini gli occhi del vostro cuore, cosicché sappiate in che cosa consistano la speranza della sua chiamata, la ricchezza della sua gloriosa eredità tra i santi (è quello che è scritto in Ezechiele 47,22-23 … lettura di oggi!) e l’immensa grandezza della sua potenza verso di noi, i credenti (gli stranieri/noi sono diventati i credenti in Cristo) secondo l’efficacia  del potere della sua forza”]

Quando il principe entrerà …

Set 18, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 46

1 Così dice il Signore Dio: La porta del cortile interno rivolta a oriente rimarrà chiusa nei sei giorni di lavoro; sarà aperta il sabato e nei giorni del novilunio. 2Il principe entrerà dal di fuori passando dal vestibolo della porta esterna e si fermerà presso lo stipite della porta, mentre i sacerdoti offriranno il suo olocausto e il suo sacrificio di comunione. Egli si prostrerà sulla soglia della porta, poi uscirà e la porta non sarà chiusa fino al tramonto. 3La popolazione del paese si prostrerà nei sabati e nei giorni del novilunio all’ingresso della porta, davanti al Signore.
4L’olocausto che il principe offrirà al Signore nel giorno di sabato sarà di sei agnelli e un montone senza difetti. 5Come oblazione offrirà un’efa per il montone, per gli agnelli quell’offerta che potrà dare; di olio un hin per ogni efa. 6Nel giorno del novilunio offrirà un giovenco senza difetti, sei agnelli e un montone senza difetti; 7in oblazione, un’efa per il giovenco e un’efa per il montone e per gli agnelli quanto potrà dare; d’olio, un hin per ogni efa. 8Quando il principe entrerà, dovrà entrare passando per il vestibolo della porta e da esso uscirà. 9Quando verrà la popolazione del paese davanti al Signore nelle solennità, coloro che saranno entrati dalla porta di settentrione per adorare, usciranno dalla porta di mezzogiorno; quelli che saranno entrati dalla porta di mezzogiorno usciranno dalla porta di settentrione. Nessuno uscirà dalla porta da cui è entrato, ma uscirà da quella opposta. 10Il principe sarà in mezzo a loro; entrerà come entrano loro e uscirà come escono loro. 11Nelle feste e nelle solennità l’oblazione sarà di un’efa per il giovenco e di un’efa per il montone; per gli agnelli quello che potrà dare; l’olio sarà di un hin per ogni efa.
12Quando il principe vorrà offrire spontaneamente al Signore un olocausto o sacrifici di comunione, gli sarà aperta la porta rivolta a oriente e offrirà l’olocausto e il sacrificio di comunione come li offre nei giorni di sabato; poi uscirà e la porta verrà chiusa appena sarà uscito.
13Ogni giorno tu offrirai in olocausto al Signore un agnello di un anno, senza difetti; l’offrirai ogni mattina. 14Su di esso farai ogni mattina un’oblazione di un sesto di efa; di olio offrirai un terzo di hin per intridere il fior di farina: è un’oblazione al Signore, la legge dell’olocausto perenne. 15Si offrirà dunque l’agnello, l’oblazione e l’olio, ogni mattina: è l’olocausto perenne.
16Così dice il Signore Dio: Se il principe darà in dono a uno dei suoi figli qualcosa della sua eredità, il dono rimarrà ai suoi figli come eredità. 17Se invece egli farà sulla sua eredità un dono a uno dei suoi servi, il dono apparterrà al servo fino all’anno della liberazione, poi ritornerà al principe: ma la sua eredità resterà ai suoi figli. 18Il principe non prenderà niente dell’eredità del popolo, privandolo, con esazioni, del suo possesso; egli lascerà in eredità ai suoi figli parte di quanto possiede, perché nessuno del mio popolo sia scacciato dal suo possesso».

19Poi egli mi condusse, per il corridoio che sta sul fianco della porta, alle stanze del santuario destinate ai sacerdoti, le quali guardavano a settentrione: ed ecco, all’estremità occidentale un posto riservato. 20Mi disse: «Questo è il luogo dove i sacerdoti cuoceranno le carni dei sacrifici di riparazione e dei sacrifici per il peccato e dove cuoceranno le oblazioni, senza portarle fuori nel cortile esterno e correre il rischio di comunicare la consacrazione al popolo». 21Mi condusse nel cortile esterno e mi fece passare presso i quattro angoli del cortile e a ciascun angolo del cortile vi era un cortile; 22quindi ai quattro angoli del cortile vi erano quattro piccoli cortili lunghi quaranta cubiti e larghi trenta, tutti di una stessa misura. 23Un muro girava intorno a tutt’e quattro e dei fornelli erano costruiti in basso intorno al muro. 24Egli mi disse: «Queste sono le cucine dove i servi del tempio cuoceranno i sacrifici del popolo».

 

L’interesse si concentra sulla “porta orientale”, quella che deve rimanere chiusa perché vi è passato il Signore (al ritorno dall’esilio). “Sarà chiusa nei giorni lavorativi, ma nel giorno di sabato sarà aperta; anche nel giorno di novilunio sarà aperta. Interessanti anche gli spostamenti: chi entra da meridione esce dalla parte opposta, e così pure chi entra da settentrione esce dalla parte opposta. Insomma, la zona sacra va “attraversata” e non posseduta. E il principe? “Il principe sarà in mezzo a loro: quando entreranno, entrerà, e quando usciranno, uscirà”. Non sarà sopra, prima o contro il popolo santo: “sarà con”! Il testo (un pò contorto) fa comprendere che “il principe” ha un suo modo, certamente prescritto, di adorare il Signore. Ma suggerisce anche che nelle solennità “il principe” è col suo popolo: “sarà in mezzo a loro”. Diversità e comunione staranno assieme. Quanto all’eredità, “il principe non prenderà dall’eredità del popolo opprimendolo nei suoi possedimenti: dai propri possedimenti darà l’eredità ai suoi figli, perché nessuno scacci il mio popolo, ciascuno dai suoi possedimenti”.

[In una lettura cristiana, occorrerà fare attenzione a questo “principe”, e alle sue “entrate/uscite”. Cristo “esce dal Padre e ritorna al Padre” da dove è uscito. Cristo è il sommo sacerdote che offre se stesso volontariamente e … solo lui entra dalla porta orientale. Ma nelle feste (leggi Pasqua) “sta in mezzo a loro” e tutti (Nord, Sud, Est, Ovest) “entrano con lui” e così incontrano davvero assieme il Signore …]

 

Voi spartirete a sorte la terra

Set 17, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 45

 1 Quando voi spartirete a sorte la terra, in eredità, preleverete dal territorio, in offerta al Signore, una porzione sacra, lunga venticinquemila cubiti e larga ventimila: essa sarà santa per tutta la sua estensione. 2Di essa sarà per il santuario un quadrato di cinquecento cubiti per cinquecento, con una zona libera all’intorno di cinquanta cubiti. 3In quella superficie misurerai un tratto di venticinquemila cubiti di lunghezza per diecimila di larghezza, dove sarà il santuario, il Santo dei Santi. 4Esso sarà la parte sacra del paese, sarà per i sacerdoti ministri del santuario, che si avvicinano per servire il Signore: questo luogo servirà per le loro case e come luogo sacro per il santuario. 5Uno spazio di venticinquemila cubiti di lunghezza per diecimila di larghezza sarà il possesso dei leviti che servono nel tempio, con città dove abitare. 6Come possesso poi della città assegnerete un tratto di cinquemila cubiti di larghezza per venticinquemila di lunghezza, parallelo alla parte assegnata al santuario: apparterrà a tutta la casa d’Israele.
7Al principe sarà assegnato un possesso di qua e di là della parte sacra e del territorio della città, al fianco della parte sacra offerta e al fianco del territorio della città, a occidente fino all’estremità occidentale e a oriente fino al confine orientale, per una lunghezza uguale a ognuna delle parti, dal confine occidentale fino a quello orientale. 8Questa sarà la sua terra, il suo possesso in Israele e così i miei prìncipi non opprimeranno il mio popolo, ma lasceranno la terra alla casa d’Israele, alle sue tribù.

9Così dice il Signore Dio: Basta, prìncipi d’Israele, basta con le violenze e le rapine! Agite secondo il diritto e la giustizia; eliminate le vostre estorsioni dal mio popolo. Oracolo del Signore Dio. 10Abbiate bilance giuste, efa giusta, bat giusto. 11L’efa e il bat saranno della medesima misura, in modo che il bate l’efa contengano un decimo di homer; la loro misura sarà in relazione all’homer. 12Il siclo sarà di venti ghera: venti sicli, venticinque sicli e quindici sicli saranno la vostra mina.
13Questa sarà l’offerta che voi preleverete: un sesto di efa per ogni homer di frumento e un sesto di efaper ogni homer di orzo. 14Norma per l’olio – che si misura con il bat – è un decimo di bat per ogni kor. Dieci bat corrispondono a un homer, perché dieci bat formano un homer. 15Dal gregge, dai prati fertili d’Israele, una pecora ogni duecento. Questa sarà data per le oblazioni, per gli olocausti, per i sacrifici di comunione, in espiazione per loro. Oracolo del Signore Dio. 16Tutta la popolazione del paese dovrà prelevare quest’offerta per il principe d’Israele. 17A carico del principe saranno gli olocausti, le oblazioni e le libagioni nelle solennità, nei noviluni e nei sabati, in tutte le feste della casa d’Israele. Egli provvederà per il sacrificio per il peccato, l’oblazione, l’olocausto e il sacrificio di comunione per l’espiazione della casa d’Israele.

18Così dice il Signore Dio: Il primo giorno del primo mese, prenderai un giovenco senza difetti e purificherai il santuario. 19Il sacerdote prenderà il sangue della vittima del sacrificio per il peccato e lo metterà sugli stipiti del tempio e sui quattro angoli dello zoccolo dell’altare e sugli stipiti delle porte del cortile interno. 20Lo stesso farà il sette del mese per chi abbia peccato per errore o per ignoranza: così purificherete il tempio. 21Il quattordici del primo mese sarà per voi la Pasqua, festa d’una settimana di giorni: si mangerà pane azzimo. 22In quel giorno il principe offrirà, per sé e per tutta la popolazione del paese, un giovenco in sacrificio per il peccato; 23nei sette giorni della festa offrirà in olocausto al Signore sette giovenchi e sette montoni, senza difetti, in ognuno dei sette giorni, e un capro in sacrificio per il peccato, ogni giorno. 24In oblazione offrirà un’efa per giovenco e un’efa per montone, con un hin di olio per ogni efa.
25Il quindici del settimo mese, alla festa, farà altrettanto per sette giorni, per i sacrifici per il peccato, per gli olocausti, le oblazioni e l’olio.

La terra: prime suddivisioni. I primi versetti anticipano, in maniera sintetica, ciò che verrà esposto più diffusamente nel capitolo 48 e che costituisce il punto di arrivo di tutto il libro: una nuova, perfetta, armonica distribuzione del popolo su una terra che gli appartiene perché donata da Dio; distribuzione fatta in modo pacifico e ordinato, tutta pensata a partire dal tempio del Signore che ne costituisce il centro geografico e ideale. Ancora una volta Ezechiele si trova a essere in una posizione molto simile a quella di Mosè e, pensando a un prossimo ritorno dall’esilio, il parallelo ci sta.

In una visione “dall’alto”, dal punto di vista di Dio, e quindi in una visione del tutto “teologica/spirituale” (non storica e realistica) la planimetria è questa. C’è un territorio “tutto sacro”, vale a dire, “riservato in tutto al Signore”, e che sta al centro di tutta la terra. All’interno di questo territorio vi sarà un’area quadrata che corrisponde al tempio. Legata al tempio vi sarà un’area coperta dai sacerdoti e leviti che servono il tempio. Al principe è riservata una porzione di terra (e solo quella: così i principi finiscono di rubare e arricchire!). Il popolo si impegna a dare un contributo al principe, che servirà per i sacrifici: così popolo e principe, assieme, tengono un “rapporto buono con Dio” (almeno nel culto). Il “buon rapporto con Dio” è alimentato dalle date e dai tempi delle feste prescritte, cui principe e popolo si sottometteranno. [Ribadiamo che è una visione teologica e non geometrica e che, inoltre, non è mai stata realizzata così come descritta. Sacra è la terra, sacro è il popolo che l’abita. Vale a dire: tutto è, e tutto appartiene al Signore]

Questa porta rimarrà chiusa perché c’è passato il Signore, ma il principe …

Set 16, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 44

1 Mi condusse poi alla porta esterna del santuario rivolta a oriente; essa era chiusa. 2Il Signore mi disse: «Questa porta rimarrà chiusa: non verrà aperta, nessuno vi passerà, perché c’è passato il Signore, Dio d’Israele. Perciò resterà chiusa. 3Ma il principe, in quanto principe, siederà in essa per cibarsi davanti al Signore; entrerà dal vestibolo della porta e di lì uscirà».
4Poi mi condusse per la porta settentrionale, davanti al tempio. Guardai, ed ecco, la gloria del Signore riempiva il tempio. Caddi con la faccia a terra 5e il Signore mi disse: «Figlio dell’uomo, sta’ attento, osserva bene e ascolta quanto io ti dirò sui regolamenti riguardo al tempio e su tutte le sue leggi; sta’ attento a come si entra nel tempio da tutti gli accessi del santuario. 6Riferirai a quei ribelli, alla casa d’Israele: Così dice il Signore Dio: Troppi sono stati per voi gli abomini, o casa d’Israele! 7Avete introdotto figli stranieri, non circoncisi di cuore e non circoncisi di carne, perché stessero nel mio santuario e profanassero il mio tempio, mentre mi offrivate il mio cibo, il grasso e il sangue, infrangendo così la mia alleanza con tutti i vostri abomini. 8Non vi siete presi voi la cura delle mie cose sante ma, al vostro posto, avete affidato loro la custodia del mio santuario. 9Così dice il Signore Dio: Nessuno straniero, non circonciso di cuore, non circonciso di carne, entrerà nel mio santuario, nessuno di tutti gli stranieri che sono in mezzo ai figli d’Israele.
10Anche i leviti, che si sono allontanati da me nel traviamento d’Israele e hanno seguito i loro idoli, sconteranno la propria iniquità; 11serviranno nel mio santuario come guardie delle porte del tempio e come servi del tempio; sgozzeranno gli olocausti e le vittime per il popolo e staranno davanti ad esso pronti al suo servizio. 12Poiché l’hanno servito davanti ai suoi idoli e sono stati per la casa d’Israele occasione di peccato; perciò, io ho alzato la mano su di loro – oracolo del Signore Dio – ed essi sconteranno la loro iniquità. 13Non si avvicineranno più a me per esercitare il sacerdozio e per accostarsi a tutte le mie cose sante e santissime, ma sconteranno la vergogna e gli abomini che hanno compiuto. 14Affido loro la custodia del tempio e ogni suo servizio e qualunque cosa da compiere in esso.

15I sacerdoti leviti figli di Sadoc, che hanno osservato le prescrizioni del mio santuario quando i figli d’Israele si erano allontanati da me, si avvicineranno a me per servirmi e staranno davanti a me per offrirmi il grasso e il sangue. Oracolo del Signore Dio. 16Essi entreranno nel mio santuario e si avvicineranno alla mia tavola per servirmi e custodiranno le mie prescrizioni.
17Quando entreranno dalle porte del cortile interno, indosseranno vesti di lino; non porteranno alcun indumento di lana, durante il loro servizio alle porte del cortile interno e nel tempio. 18Porteranno in capo turbanti di lino e avranno calzoni di lino sui fianchi: non si cingeranno con indumenti che fanno sudare. 19Quando usciranno nel cortile esterno verso il popolo, si toglieranno le vesti con le quali hanno officiato e le deporranno nelle stanze del santuario: indosseranno altre vesti per non comunicare con esse la consacrazione al popolo. 20Non si raderanno il capo né si lasceranno crescere la chioma, ma avranno i capelli normalmente tagliati. 21Nessun sacerdote berrà vino quando dovrà entrare nel cortile interno. 22Non prenderanno in sposa una vedova né una ripudiata, ma solo una vergine della stirpe d’Israele: potranno sposare però una vedova, se è la vedova di un sacerdote. 23Indicheranno al mio popolo ciò che è sacro e ciò che è profano, e gli insegneranno ciò che è impuro e ciò che è puro. 24Nelle liti essi saranno i giudici e decideranno secondo le mie norme. In tutte le mie feste osserveranno le mie leggi e i miei regolamenti e santificheranno i miei sabati. 25Nessuno di essi si avvicinerà a un cadavere per non rendersi impuro, ma potrà rendersi impuro per il padre, la madre, un figlio, una figlia, un fratello o una sorella non maritata: 26dopo essersi purificato, gli si conteranno sette giorni 27e quando egli rientrerà nel luogo santo, nel cortile interno per servire nel santuario, offrirà il suo sacrificio per il peccato. Oracolo del Signore Dio.
28Essi non avranno alcuna eredità: io sarò la loro eredità. Non sarà dato loro alcun possesso in Israele: io sono il loro possesso. 29Saranno loro cibo le oblazioni, i sacrifici per il peccato, i sacrifici di riparazione; apparterrà loro quanto è stato votato allo sterminio in Israele. 30La parte migliore di tutte le vostre primizie e ogni specie di tributo da voi offerto apparterranno ai sacerdoti: così darete al sacerdote le primizie dei vostri macinati, per far scendere la benedizione sulla vostra casa. 31I sacerdoti non mangeranno la carne di alcun animale morto di morte naturale o sbranato, di uccelli o di altri animali.

” Il Signore mi disse: «Questa porta rimarrà chiusa: non verrà aperta, nessuno vi passerà, perché c’è passato il Signore, Dio d’Israele. Perciò resterà chiusa”. La motivazione della chiusura della porta orientale è il punto chiave della questione: la porta è e rimarrà sbarrata perché nessuno sarà capace di  percorrere la medesima strada che ha fatto il Signore per ritornare nel suo tempio (cfr. 43,4), nessuno, per così dire, è capace di accostarsi davvero al Signore. Tuttavia, il santuario è il luogo della comunione con Dio, quindi la chiusura di questa porta non ha niente di punitivo, ma piuttosto deve essere interpretata come un segno che intende attivare la memoria di un … futuro. Ogni volta che gli Israeliti, per accedere al tempio, dovranno aggirare la porta orientale o che la vedranno, dovranno parimenti ricordare che il Signore è rientrato da lì per rimanere con loro: solo lui, e solo “a motivo del suo nome”, ha fatto questo passo. Tuttavia, questa porta così significativa deve servire a qualcosa. Si stabilisce che essa possa essere utilizzata, nel suo lato interno, nell’atrio, ma solo dal principe che potrà consumarvi del cibo (probabilmente dei sacrifici) senza tuttavia mai attraversarla.

Viene aggiunta questa parola: “Porrai attenzione a tutti gli ingressi del tempio, a tutte le uscite del santuario”. “Entrare e uscire” vuol dire “vivere bene”. Il tempio darà agli Israeliti di “vivere bene”, di riuscire se saranno rispettosi delle regole. Spesso non è andata così: stranieri sono entrati, hanno officiato come sacerdoti tanto che a loro era stata affidata la cura del tempio. Non sarà più così. Quanti hanno servito bene (i sacerdoti discendenti di Sadoc: da cui … Saducei) dovranno comportarsi secondo regole stabilite (che si trovano nei versetti 21-31).

Il tempio (in tutto il periodo dei re) era diventato il luogo dove si esercitavano tanti culti, “infrangendo l’alleanza” con l’unico Dio! Per questo viene detto al profeta: “Fa attenzione, guarda con i tuoi occhi e ascolta con le tue orecchie tutto ciò che io ti dico: Sono abbastanza i vostri abomini compiuti nella casa del Signore (tempio), avete infranto la mia alleanza con i vostri abomini”. E, allora, vengono date tramite il profeta norme per il buon funzionamento del culto e il servizio dei sacerdoti e leviti: vedi i versetti dal 9 in poi. In particolare, si afferma che i sacerdoti hanno due compiti extra culto: dichiarare ciò che è puro o impuro e dare giudizi sul popolo: è il compito dell’insegnamento.

[Una mia considerazione. Per quanto riguarda tutte le regole (stiamo parlando del tempio) per “entrare/uscire”, per servire e “vivere con Dio”, richiamo la grande “libertà/parresìa” che il cristiano ha ricevuto da Gesù, vero sommo sacerdote. È scritto: “Poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli (Ezechiele direbbe: “porta orientale”), Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la nostra confessione di fede … Accostiamoci dunque con fiducia (parresia) al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia, per un aiuto al momento opportuno” (Ebrei 4,14ss). Dovremmo continuamente rendere grazie per le tante “porte aperte”: aperte perché “passate/attraversate” da Gesù vero “principe” nel suo mistero pasquale: in lui abbiamo accesso al trono della grazia, non più del giudizio che si fa condanna]