Ascoltino o non ascoltino, dirai: “Così dice il Signore”

Lug 21, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 3

 Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele». 2Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, 3dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele. 4Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’, rècati alla casa d’Israele e riferisci loro le mie parole, 5poiché io non ti mando a un popolo dal linguaggio astruso e di lingua oscura, ma alla casa d’Israele: 6non a grandi popoli dal linguaggio astruso e di lingua oscura, dei quali tu non comprendi le parole; se ti avessi inviato a popoli simili, ti avrebbero ascoltato, 7ma la casa d’Israele non vuole ascoltare te, perché non vuole ascoltare me: tutta la casa d’Israele è di fronte dura e di cuore ostinato. 8Ecco, io ti do una faccia indurita quanto la loro faccia e una fronte dura quanto la loro fronte. 9Ho reso la tua fronte come diamante, più dura della selce. Non li temere, non impressionarti davanti a loro; sono una genìa di ribelli».
10Mi disse ancora: «Figlio dell’uomo, tutte le parole che ti dico ascoltale con gli orecchi e accoglile nel cuore: 11poi va’, rècati dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro. Ascoltino o non ascoltino, dirai: «Così dice il Signore»».
12Allora uno spirito mi sollevò e dietro a me udii un grande fragore: «Benedetta la gloria del Signore là dove ha la sua dimora!». 13Era il rumore delle ali degli esseri viventi, i quali le battevano l’una contro l’altra, e contemporaneamente era il rumore delle ruote e il rumore di un grande frastuono. 14Uno spirito mi sollevò e mi portò via; io me ne andai triste e con l’animo sconvolto, mentre la mano del Signore pesava su di me. 15Giunsi dai deportati di Tel-Abìb, che abitano lungo il fiume Chebar, dove hanno preso dimora, e rimasi in mezzo a loro sette giorni come stordito.

16Al termine di quei sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore: 17«Figlio dell’uomo, ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. 18Se io dico al malvagio: «Tu morirai!», e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. 19Ma se tu avverti il malvagio ed egli non si converte dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato.
20Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette il male, io porrò un inciampo davanti a lui ed egli morirà. Se tu non l’avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate, ma della morte di lui domanderò conto a te. 21Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato».

22Anche là venne sopra di me la mano del Signore ed egli mi disse: «Àlzati e va’ nella valle; là ti voglio parlare». 23Mi alzai e andai nella valle; ed ecco, la gloria del Signore era là, simile alla gloria che avevo visto al fiume Chebar, e caddi con la faccia a terra. 24Allora uno spirito entrò in me e mi fece alzare in piedi. Egli mi disse: «Va’ e chiuditi in casa. 25E subito ti saranno messe addosso delle funi, figlio dell’uomo, sarai legato e non potrai più uscire in mezzo a loro. 26Farò aderire la tua lingua al palato e resterai muto; così non sarai più per loro uno che li rimprovera, perché sono una genìa di ribelli. 27Ma quando poi ti parlerò, ti aprirò la bocca e tu riferirai loro: «Dice il Signore Dio». Chi vuole ascoltare ascolti e chi non vuole non ascolti; perché sono una genìa di ribelli».

[Nella fretta di elaborare un calendario di lettura, semplificando troppo, ho disposto quasi sempre un capitolo per giorno. Ma … il capitolo terzo meritava una lettura molto più calma. Non me n’ero accorto, e chiedo scusa. Cercate voi un rimedio, portando più attenzione al testo che si potrebbe dividere in quattro sezioni]

3,1-11. “Mi disse il Signore: mangia questo rotolo, poi va e parla alla casa di Israele”. Si tratta di “immagine” e non di realtà. Immagine per dire che prima di proclamare la parola bisogna nutrirsene e viverla. “Fu per la mia bocca dolce come il miele”. Se uno si abbandona totalmente alla parola (questo è il significato di “mangiarla”) prova grande dolcezza interiore, non necessariamente visibile ed esportabile. Ma poi la parola va proclamata al popolo Israele: gente che “non vuole ascoltare”. Non ti devi abbattere – dice il Signore – io ho reso la tua fronte come diamante, più dura della selce. [Questi particolari indicano, forse, un tempo di predicazione di Ezechiele a Gerusalemme: fatto reale storico? immaginato solo in visione?] “Va, recati dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro”.

3,12-15. “Sollevato da uno spirito (in visione?) dietro a me udii un grande fragore”. [È l’esperienza del capitolo primo]. Ezechiele avverte la presenza (gloria) del Signore, ma senza udire una parola. “Giunsi dai deportati di Tel-Abib (significa: collina della spiga). Qui, il Signore muove il profeta, ma non ci sono ancora parole. “Uno spirito mi sollevò e mi portò via (da casa sua tra i deportati?); io me ne andai triste e con l’animo sconvolto, mentre la mano del Signore pesava su di me (= facevo tutto sostenuto dalla forza del Signore)”. “Rimasi in mezzo a loro sette giorni come stordito (= paralizzato psichicamente)”.

3,16-21. “Al termine di quei sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore”. Finalmente il Signore parla e dice: “Ti ho posto come sentinella per la casa di Israele”. Sarai una buona sentinella se parlerai con le mie parole; tu sarai un “portavoce”, qualunque cosa io dica. Tu sarai sollevato da colpa o responsabilità, solo se riferirai correttamente le mie parole: dolci o dure che siano.

3,22-27. Ezechiele, nella valle, sta di fronte alla gloria del Signore, cioè, sta alla sua presenza. Il Signore vuole mandare un messaggio attraverso un segno: il profeta sarà ridotto in prigionia (“legato da funi”), non solo, ma sarà anche “muto”. Muto quanto alla parola di Dio, cioè, non farà più il profeta e loro non avranno più “uno che li rimprovera: sono una genia di ribelli”. Ma il mutismo terminerà un giorno, quando “ti aprirò la bocca e dirai: “Dice il Signore Dio”. Nel profeta “muto” è muto anche il Signore; quando il profeta apre bocca anche il Signore parla. Cosa dice? “Chi vuole ascoltare ascolti e chi non vuole ascoltare non ascolti; perché sono una genia di ribelli”. Vale a dire: è sempre meglio che il Signore parli, anche se il suo parlare è rimprovero, perché … “sono una genìa di ribelli” e hanno bisogno della parola. Cioè, cosa dovrebbe dire il Signore a chi è ribelle, se non rimproverarlo? Questo gli farà bene! [Altri traducono queste ultime parole così: “Si ascolti finalmente, e si smetta di essere ribelli”. Poiché siete ribelli … ascoltate finalmente! La denuncia apre a una esortazione forte e calda alla conversione]

Uno spirito venne su di me e io ascoltai colui che mi parlava

Lug 20, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 2

1 Mi disse: «Figlio dell’uomo, àlzati, ti voglio parlare». 2A queste parole, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.
3Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. 4Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: «Dice il Signore Dio». 5Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli -, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro.
6Ma tu, figlio dell’uomo, non li temere, non avere paura delle loro parole. Essi saranno per te come cardi e spine e tra loro ti troverai in mezzo a scorpioni; ma tu non temere le loro parole, non t’impressionino le loro facce: sono una genìa di ribelli. 7Ascoltino o no – dal momento che sono una genìa di ribelli -, tu riferirai loro le mie parole.
8Figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non essere ribelle come questa genìa di ribelli: apri la bocca e mangia ciò che io ti do». 9Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. 10Lo spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall’altra e conteneva lamenti, pianti e guai.

 

L’espressione “figlio dell’uomo” significa semplicemente “uomo”. In Ezechiele, oltre a indicare uomo, spesso sostituisce il “tu”, persona, e quindi indica Ezechiele come uomo appartenente alla umanità.

La chiamata di Ezechiele, che è un sacerdote, ha un tono solenne: “Figlio dell’uomo alzati in piedi che ti voglio parlare”. È un parlare del Signore “faccia a faccia”, vero dialogo o confronto, dopo che Ezechiele era caduto “faccia a terra”. È un parlare animato da un dono: una energia/spirito che “mi fece alzare in piedi”. È una energia forte che “mi rese capace di ascoltare colui che mi parlava”.

Sì, perché “colui che mi parlava” aveva cose dure da dire! “Ti mando alla casa d’Israele, a una gente ribelle che si è riballata a me … con faccia insolente e cuore duro …  L’unica cosa che capiranno è che ci fu un profeta in mezzo a loro”. Questo fatto … testimonierà contro di loro! “Ma tu, figlio dell’uomo, non li temere, non aver paura delle loro parole … non abbatterti (per il loro rifiuto), di fatto, sono una casa ribelle … Tu, uomo, ascolta ciò che ti dirò; non essere ribelle come quella casa ribelle: apri la bocca e mangia ciò che ti do”. Ezechiele non vede Dio ma la sua manifestazione, in questo caso, “la mano di Dio” che significa la sua forza: “una mano tesa verso di me e in essa un rotolo scritto … scritto davanti e di dietro e vi erano scritti lamentazioni, gemiti e guai”. Il profeta e’ colui che ascolta, “mangia”, annuncia le parole di Dio: e’ il primo ascoltatore/testimone.

[I libri dell’antichità erano fatti con fogli di papiro o di pelle incollati gli uni a fianco degli altri fino a formare una lunga striscia. Si arrotolava questa striscia intorno a uno o due cilindri. Su tutta la lunghezza di questo rotolo, il testo era diviso in colonne che apparivano successivamente con la semplice rotazione dei cilindri. Il fatto che, nel nostro caso, sia scritto davanti e di dietro vuole richiamare l’abbondanza degli oracoli di sventura che devono essere proclamati, ma anche che … non se ne può aggiungere di più, e un giorno … finiranno!

Domenica 19 Luglio 2026 – XVI Tempo Ordinario – Anno A

Lug 19, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

Ecco, Dio é il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
A te con gioia offrirò sacrifici
e loderò il tuo nome, o Signore, perché tu sei buono. (Cf. Sal 53,6.8)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro della Sapienza (Sap 12,13.16-19)

Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia,
e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti.
Mostri la tua forza
quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono.

Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.

Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 85

R. Tu sei buono, Signore, e perdoni.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche. R.

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio. R.

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pietà. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 8, 26-27)
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,24-43)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, per- ché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e di- venta un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore

Così appariva la forma della gloria del Signore

Lug 18, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Introduzione al libro di Ezechiele

Autore e ambiente storico     Nel 597 a.C. Nabucodonosor, re di Babilonia, conquistò Gerusalemme, capitale del regno di Giuda, che aveva tentato di ribellarsi al suo dominio. Non distrusse la città, ma la saccheggiò e condusse in esilio a Babilonia il re Ioiachin insieme alla parte più qualificata della popolazione. Fu deportato anche Ezechiele, che apparteneva alla classe dei sacerdoti. Durante il suo esilio a Babilonia, nel 593 a.C. Ezechiele iniziò la sua attività di profeta rivolta agli Israeliti deportati sia a quelli rimasti nel regno di Giuda. Nel 587 a.C., in seguito al tentativo di rivolta di Sedecia, re di Giuda, Gerusalemme fu di nuovo assediata e questa volta distrutta dal re Nabucodonosor. Ezechiele continuò la sua missione di profeta almeno fino al 571 a.C.

Caratteristiche principali del libro       Dopo la sconfitta del 597 a.C., mentre i deportati vivono nella speranza di un prossimo ritorno, quelli rimasti in patria si considerano favoriti da Dio ed eredi delle antiche promesse sul possesso della terra. Ezechiele si oppone a queste convinzioni: la tragedia del 597 è un segno del giudizio di Dio, per di più non ancora portato a termine (capitoli 1-24). La distruzione completa di Gerusalemme del 587 segna la fine di ogni illusione: è il compimento del giudizio di Dio. Ezechiele, allora, annunzia che l’esilio è la conseguenza del peccato del popolo. D’ora innanzi ognuno dovrà riconoscere la propria responsabilità personale (capitolo 18) e Dio, Signore della storia, ricostruirà il suo popolo sulla base di un totale rinnovamento d’animo e di vita (capitoli 33-39). Il Signore castigherà le nazioni che hanno umiliato Israele e anch’esse riconosceranno la sua sovranità sulla storia (capitoli 25-32). Il popolo rinovato potrà vivere con sicurezza nella sua terra e celebrerà il culto del Signore nel tempio ricostruito. Ezechiele dà anche un’ampia descrizione del tempio ideale, annunziando che il Signore ritornerà a prenderne possesso e dal tempio sgorgherà, come un fiume, la salvezza (capitoli 40-48). Egli tuttavia, pur mostrandosi legato al culto e alle norme sulla purità rituale, dà una nuova interpretazione spirituale a queste istituzioni tradizionali. Il tempio diventerà il centro ideale di un popolo rinnovato nel suo cuore (18,31), trasformato da Dio con un’alleanza eterna (16,60) e riconosciuto come tale dalle altre nazioni (37,26-28). È questa l’eredità che Ezechiele trasmetterà alla religione ebraica che si svilupperà dopo l’esilio.

Stile letterario                 Lo stile di Ezechiele affascina da sempre per la ricchezza e la complessità delle sue descrizioni. Sono caratteristiche di questo libro le narrazioni di visioni e i resoconti di azioni e gesti simbolici. La prosa è ampia e ridondante, affine a quella del Pentateuco che la critica moderna attribuisce alla tradizione sacerdotale. La lingua presenta una serie di espressioni e formule tipiche: “figlio dell’uomo” (che equivale semplicemente a “uomo” o a “tu”) come vocativo con cui Dio si rivolge al profeta; “mi metto contro di voi” e anche “lo dichiaro io, Dio, il Signore”, per esprimere il giudizio sul popolo; “conoscerai/conoscerete che il sono il Signore”. Le ripetizioni frequenti e i cambiamenti di stile fanno pensare, secondo alcuni studiosi, che il messaggio di Ezechiele sia stato raccolto e poi riunito insieme da fedeli discepoli.

(da LA BIBBIA in lingua corrente. Abu Elledici)

 

Ezechiele 1

1 Nell’anno trentesimo, nel quarto mese, il cinque del mese, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del fiume Chebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine.
2Era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn, il cinque del mese: 3la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzì, nel paese dei Caldei, lungo il fiume Chebar. Qui fu sopra di lui la mano del Signore.

4Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. 5Al centro, una figura composta di quattro esseri animati, di sembianza umana 6con quattro volti e quattro ali ciascuno. 7Le loro gambe erano diritte e i loro piedi come gli zoccoli d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. 8Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’uomo; tutti e quattro avevano le proprie sembianze e le proprie ali, 9e queste ali erano unite l’una all’altra. Quando avanzavano, ciascuno andava diritto davanti a sé, senza voltarsi indietro.
10Quanto alle loro fattezze, avevano facce d’uomo; poi tutti e quattro facce di leone a destra, tutti e quattro facce di toro a sinistra e tutti e quattro facce d’aquila. 11Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. 12Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano là dove lo spirito li sospingeva e, avanzando, non si voltavano indietro.
13Tra quegli esseri si vedevano come dei carboni ardenti simili a torce, che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. 14Gli esseri andavano e venivano come una saetta.
15Io guardavo quegli esseri, ed ecco sul terreno una ruota al fianco di tutti e quattro. 16Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutte e quattro la medesima forma; il loro aspetto e la loro struttura erano come di ruota in mezzo a un’altra ruota. 17Potevano muoversi in quattro direzioni; procedendo non si voltavano. 18Avevano dei cerchioni molto grandi e i cerchioni di tutt’e quattro erano pieni di occhi. 19Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. 20Dovunque lo spirito le avesse sospinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. 21Quando essi si muovevano, anch’esse si muovevano; quando essi si fermavano, si fermavano anch’esse e, quando essi si alzavano da terra, anch’esse ugualmente si alzavano, perché nelle ruote vi era lo spirito degli esseri viventi.
22Al di sopra delle teste degli esseri viventi era disteso una specie di firmamento, simile a un cristallo splendente, 23e sotto il firmamento erano le loro ali distese, l’una verso l’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. 24Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali.
25Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. 26Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve qualcosa come una pietra di zaffìro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. 27Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore 28simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia. Così percepii in visione la gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava.

 

 

” Era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn”. Corrisponde all’anno 593-592 a.C. “Mi trovavo tra i deportati a Babilonia”. Il soggetto narrante è il sacerdote Ezechiele, deportato quattro anni prima con il giovane re di Giuda, Ioiachin, altri sacerdoti e capi. “Qui fu sopra di lui la mano del Signore”, che significa: “Il Signore mi afferrò con la sua potenza (“mano”) e mi parlò”. “Io guardavo ed ecco …” Con linguaggio devoto possiamo tradurre: “caddi in estasi”

 

Cosa vede Ezechiele? Vede un fenomeno così descritto: “Un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinio di fuoco … in mezzo ad esse risplendeva qualcosa simile a un metallo incandescente”. Vento, nube, fuoco appartengono a un genere letterario biblico che indica la Gloria di Dio, cioè, il suo Presentarsi. In linguaggio appropriato si dice teo-fania = manifestazione di Dio. Dio, nessuno lo può vedere: quelli che appaiono sono soltanto “segni”.

Ezechiele, con ardore e fantasia descrive poi quello che sta “al centro (lett. in mezzo) alla nube”. I termini si fanno vaghi e sfuggenti. Non vogliono indicare un oggetto o un essere preciso, ma “qualcosa come” o “simile a”. Ezechiele non si è affaticato tanto a cogliere questo “fenomeno”, anche perché tutta la cultura pagana e popolare di quel tempo li possedeva tranquillamente [ricordiamo che il profeta si trovava nella città più splendente e potente di quel mondo: c’era tanto da … osservare e imparare!] Ezechiele non si è affaticato nel descrivere, ma … noi, sì, nel leggere! Quindi (mio consiglio) non tentiamo di comporre una figura con una identità precisa e reale. Lasciamoci trasportare dentro a splendore e grandezza, a profondità e mistero: realtà che svelano e nascondono il Dio che non si può cogliere con le nostre parole, coi nostri concetti e vedere coi nostri occhi. Il Dio “indescrivibile” che l’uomo può soltanto evocare con simboli e figure.

Nel prosieguo della “visione” troviamo tante “figure”. Quattro esseri viventi, in parte uomini e in parte animali, sono quadriformi; camminano dritto senza voltarsi; sembrano delle torce in movimento; al loro fianco una specie di ruota, incastrata nelle altre; anche loro camminano senza voltarsi; le ruote erano luminose e si muovevano sempre assieme ai quattro esseri, c’è dunque un movimento armonico; gli esseri sembrano sostenere una “volta splendente come cristallo”; c’è un rombo che risuona come un “fragore di un’enorme massa d’acqua, simile alla voce di Dio” …. “Lassù vidi qualcosa di simile a un trono e su quello sedeva una figura dall’aspetto umano; era come fuoco; era splendore “come arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia” … [La tradizione ebraica chiama questo fenomeno col nome di “Carro” della gloria del Signore]

Dopo tutto questo “vedere”, mettiamo in atto l’ascolto. Il profeta racconta, quasi ansimando: “E vidi … e caddi sulla faccia … e udii una voce che parlava … e disse”. La religione ebraica pone l’accento più sull’ascoltare che sul vedere. Quindi prepariamoci ad ascoltare colui del quale si può vedere solo una … imperfetta e lontana somiglianza.

Vi esorto fratelli: prestate paziente attenzione a questo discorso di esortazione

Lug 16, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 13,16-25


16Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace.
17Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi.
18Pregate per noi; crediamo infatti di avere una buona coscienza, desiderando di comportarci bene in tutto. 19Con maggiore insistenza poi vi esorto a farlo, perché io vi sia restituito al più presto.

20Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, 21vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
22Vi esorto, fratelli, accogliete questa parola di esortazione; proprio per questo vi ho scritto brevemente. 23Sappiate che il nostro fratello Timòteo è stato rilasciato; se arriva abbastanza presto, vi vedrò insieme a lui. 24Salutate tutti i vostri capi e tutti i santi. Vi salutano quelli dell’Italia. 25La grazia sia con tutti voi.

 

In modo più articolato l’autore esprime cosa comporta esistenzialmente il sacrificio di lode: “Non dimenticatevi della beneficenza e della condivisione: di tali sacrifici, infatti, Dio si compiace”. Altra importante esortazione ecclesiale: “Obbedite alle vostre guide e siate sottomessi, perché esse vegliano sulle vostre vite, in quanto devono renderne conto, perché lo facciano con gioia e non lamentandosi: questo non sarebbe vantaggioso per voi”. Chi guida deve rendere conto: che possa fare questo con gioia, frutto di comunione. Domanda di preghiera: “Pregate per noi; siamo convinti, infatti, di avere una buona coscienza, volendo comportarci bene in tutto”. [C’era un … altro che diceva sempre: “E non dimenticate di pregare per me”!!!]

Saluti finali. Viene invocato il “Dio della pace”. Si afferma anche come e da dove viene la pace. Viene da Dio: “Colui che ha fatto risalire dai morti il grande pastore delle pecore, con sangue di alleanza eterna, il Signore nostro Gesù”. Dunque, Dio ha donato pace quando ha tirato fuori dai morti Gesù. E così, per mezzo del sangue del Figlio, ha stabilito una alleanza eterna: questa è la pace vera e definitiva! Il “grande pastore delle pecore” guida le pecore (noi), e le … conduce. È bello, è nuovo questo cammino prospettato: “Vi renda perfetti in ogni bene per fare la sua volontà”. La perfezione non è fare miracoli o essere eroi … ma semplicemente “fare la sua volontà”, cioè, “operare in noi ciò che a lui è gradito”. Operare da soli? No, ma “per mezzo di Gesù Cristo”, il pastore grande che è sempre con noi. [Rileggiamo con calma il salmo 23: Il Signore è il mio pastore]

Raccomandazioni o biglietto di accompagnamento. L’autore stesso definisce il suo scritto, non una lettera, ma un “discorso di esortazione”, e chiede di “prestare paziente attenzione”. In fondo – si scusa così l’autore – ho dovuto dire tante cose, anche difficili, in poche parole. Pensateci su, con calma, sembra dirci. Un richiamo a Timoteo che è stato “rilasciato” e che l’autore si augura di vedere presto. Infine: “Salutate tutte le vostre guide e tutti i santi” … la comunità tutta. “Vi salutano quelli dall’Italia”. Sono i cristiani che insieme all’autore si trovano in Italia, da dove viene spedita la lettera, oppure che provengono dall’Italia, e che, vivendo all’estero, salutano una comunità dell’Italia o di italiani anch’essi residenti all’estero. [Non siamo andati al campionato mondiale calcio, ma almeno l’Italia è presente nella Scrittura!!!]

L’amore fraterno resti saldo

Lug 15, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 13,1-15

1 L’amore fraterno resti saldo. 2Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli. 3Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo. 4Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia. I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio.
5La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: Non ti lascerò e non ti abbandonerò. 6Così possiamo dire con fiducia:

Il Signore è il mio aiuto, non avrò paura.
Che cosa può farmi l’uomo?


7Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio. Considerando attentamente l’esito finale della loro vita, imitatene la fede. 8Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre! 9Non lasciatevi sviare da dottrine varie ed estranee, perché è bene che il cuore venga sostenuto dalla grazia e non da cibi che non hanno mai recato giovamento a coloro che ne fanno uso. 10Noi abbiamo un altare le cui offerte non possono essere mangiate da quelli che prestano servizio nel tempio. 11Infatti i corpi degli animali, il cui sangue viene portato nel santuario dal sommo sacerdote per l’espiazione, vengono bruciati fuori dell’accampamento. 12Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, subì la passione fuori della porta della città. 13Usciamo dunque verso di lui fuori dell’accampamento, portando il suo disonore: 14non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura. 15Per mezzo di lui dunque offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome.

 

Proseguono le esortazioni. Richiamandosi ai “nostri padri” che hanno camminato nella fede e che ci stanno attorno (vedi capitolo 11) l’autore … prosegue, esprimendo la finalità di tutto il cammino: “(Per fede) l’amore fraterno resti saldo”. Come deve restare salda la fede/fedeltà, così deve restare saldo l’amore fraterno, cioè non deve mai venir meno, in qualsiasi situazione e con qualsiasi persona. L’amore è l’unica storia che non tramonta.

L’amore fraterno (in greco: filadelfìa) si coniuga e si esprime concretamente nella ospitalità: “Non dimenticate l’ospitalità”. Noi non lo percepiamo fisicamente, ma in realtà chi offre ospitalità accoglie degli angeli. [Forse, qui, abbiamo un riferimento storico concreto anche a cristiani evangelizzatori itineranti]

“Ricordatevi dei carcerati e di quelli che sono maltrattati”. Riflettete sul fatto che siete un “corpo solo”, e quindi … soffrite con loro. “Il matrimonio sia onorato in tutto”. Ai figli è chiesto di “onorare il padre e la madre”, ma anche gli sposi debbono onorarsi, e lo faranno se il loro letto sarà “incontaminato”. Attenzione, perché: “Dio giudica le persone sessualmente immorali e gli adulteri”. Invita poi a tenere una “condotta che non sia attaccata al denaro: soddisfatti (invece) di quello che avete”. Solo così si sperimenta concretamente che il tuo aiuto è il Signore (e non … il denaro).

“Ricordatevi delle vostre guide”. Chi sono?  Sono “quelli che vi hanno annunciato la parola di Dio”. In un certo senso vero, con l’annuncio essi sono diventati dei “padri”. Ebbene, seguiteli … “imitando la loro fede/fedeltà”. Tuttavia … principio e fondamento della fede/fedeltà è Gesù Cristo: fedele lo è stato “ieri, oggi e in eterno”. In precedenza, avevamo sentito questa frase: “Gesù è guida e perfezionatore della fede” (12,2). Se Gesù Cristo è guida della fede, dobbiamo stare attenti a “non farsi trasportare da dottrine diverse ed estranee”. Dottrine che confluiscono in tradizioni umane, come … “religiose osservanze alimentari” che non giovano alla vita spirituale.

Non giovano a noi, perché … “noi abbiamo un altare dal quale non hanno potere di mangiare coloro che prestano servizio alla tenda” [Si intende il sacerdozio ebraico, che ha osservanze tutte sue. Il sacerdozio di Cristo non chiede più di essere legati a queste osservanze e a questo sistema.] Sistema o ordine tradizionale che prevedeva, quanto al rito di espiazione per il peccato, che il sangue degli animali venisse portato dal sommo sacerdote nel luogo santo, mentre i corpi degli animali venivano bruciati fuori dell’accampamento. L’autore fissa l’attenzione sul fatto che Gesù “per santificare il popolo mediante il proprio sangue, soffrì fuori della porta”. [Il Calvario, allora, era fuori dalla città] Così facendo, Gesù è “uscito” dall’ordine ebraico antico e ha realizzato o “compiuto” un nuovo ordine.

L’autore scrive: “Usciamo dunque verso di lui, fuori dell’accampamento, portando il suo obbrobrio … Per mezzo di lui [dunque] eleviamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè un frutto di labbra che confessano il suo nome”. Non più il sacrificio di corpi di animali, ma sacrificio di lode, cioè, ringraziamento (eucaristia) per la salvezza ottenuta.

Fate attenzione a non rifiutare colui che parla dai cieli

Lug 14, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 12,18-29


18Voi infatti non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, 19né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola. 20Non potevano infatti sopportare quest’ordine: Se anche una bestia toccherà il monte, sarà lapidata. 21Lo spettacolo, in realtà, era così terrificante che Mosè disse: Ho paura e tremo. 22Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa 23e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, 24a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova, e al sangue purificatore, che è più eloquente di quello di Abele.
25Perciò guardatevi bene dal rifiutare Colui che parla, perché, se quelli non trovarono scampo per aver rifiutato colui che proferiva oracoli sulla terra, a maggior ragione non troveremo scampo noi, se volteremo le spalle a Colui che parla dai cieli. 26La sua voce un giorno scosse la terra; adesso invece ha fatto questa promessa: Ancora una volta io scuoterò non solo la terra, ma anche il cielo. 27Quando dice ancora una volta, vuole indicare che le cose scosse, in quanto create, sono destinate a passare, mentre rimarranno intatte quelle che non subiscono scosse. 28Perciò noi, che possediamo un regno incrollabile, conserviamo questa grazia, mediante la quale rendiamo culto in maniera gradita a Dio con riverenza e timore; 29perché il nostro Dio è un fuoco divorante.

 

Che sia pressoché impossibile tornare indietro dopo aver “venduto la primogenitura” con la benedizione connessa (qui sta l’apostasia di cui parlavamo ieri) lo dimostra bene l’inizio del brano di oggi. Brano che richiama un evento fondante del popolo di Israele: l’accostarsi al “fuoco”, immagine del Dio vivente, al Sinai. Per aver rifiutato il Dio che si era rivelato nel “fuoco” (fulmini, terremoto … ) gli Israeliti “non trovarono scampo”.

Fate grande attenzione, dice l’autore ai cristiani: “Voi non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile, fuoco, tempesta, spettacolo folgorante … Voi, invece, vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste … all’assemblea di primogeniti … a Dio giudice di tutti … a un mediatore di una alleanza nuova, Gesù, e al sangue di aspersione che parla in modo migliore di quello di Abele”. In una parola, semplificando questo magnifico e solenne testo, tutte le immagini o espressioni udite annunciano profeticamente il mistero pasquale di Gesù Cristo. Nel battesimo, il cristiano ha aderito a Cristo in una alleanza nuova creata dal mistero pasquale.

Dunque: “State attenti, non rifiutate colui che parla (non più sulla terra come avvenne con Mosè) ma che parla dai cieli”. Cristo mediatore e sacerdote è “alla destra di Dio nei cieli” e … parla. “Non voltiamo le spalle a colui che parla dai cieli”. L’autore fa un passaggio improvviso richiamandoci una “promessa” che suona così: “Ancora una volta io scuoterò non solo la terra, ma anche il cielo”. E poi spiega: “Ora, l’espressione ancora una volta indica la rimozione delle cose che sono scosse in quanto create, perché rimangano le cose che non sono scosse”. [Modo di commentare tipico rabbinico, che noi capiamo poco]. Il predicatore spiega che ci sarà una rimozione delle realtà che vengono scosse e che riguardano la prima creazione. Alla fine, rimarranno quelle definitive e incrollabili della nuova creazione. Dinanzi a un regno incrollabile che già ora ricevono nella fede, i cristiani sono esortati al dovere della gratitudine mediante la quale possono rendere un culto davvero gradito a Dio.

 

Cercate la pace con tutti e la santificazione

Lug 13, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 12,12-17

12Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche 13e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.

14Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore; 15vigilate perché nessuno si privi della grazia di Dio. Non spunti né cresca in mezzo a voi alcuna radice velenosa, che provochi danni e molti ne siano contagiati. 16Non vi sia nessun fornicatore, o profanatore, come Esaù che, in cambio di una sola pietanza, vendette la sua primogenitura. 17E voi ben sapete che in seguito, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto: non trovò, infatti, spazio per un cambiamento, sebbene glielo richiedesse con lacrime.

 

Quali conclusioni tirare dal discorso sulla “correzione” operata dal Signore? La correzione del Signore è in vista di un “raddrizzamento”. E, allora … “raddrizzate le mani inerti e le ginocchia vacillanti, preparate piste diritte per i vostri piedi, perché colui che zoppica non vada fuori strada, ma piuttosto guarisca”. Si tratta di una metafora: “mani” indicano l’agire, “piedi” il camminare. Agire (mani) e camminare bene (piedi) è via di guarigione e di salute. “Perseguite la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore”. Come si entra in “rapporto col Signore” o, che è lo stesso, come si diventa “santi”? Cercando e perseguendo “la pace con tutti”. Senza questo non vediamo (ora) e non vedremo (in cielo) il Signore. Bisogna fare in modo che nessuno sia privo di questo dono, “privo della grazia di Dio”.

Nell’esortazione che fa l’autore c’è anche il rovescio della medaglia. “Che nessuna radice amara, crescendo, provochi danno e a causa sua molti siano contagiati”. La “radice amara” è l’apostasia: volontario rifiuto del Signore e della comunità. L’apostasia è qui chiamata “fornicazione” o “profanazione”: abbandono di un rapporto, di una alleanza per aprirsi ad altro o ad altri (idoli). L’immagine plastica è quella di Esaù che “vendette la sua primogenitura, in cambio di una sola pietanza”. Da certi cambiamenti (vedi apostasia) è pressoché impossibile tornare indietro!

Domenica 12 Luglio 2026 – XV Tempo Ordinario – Anno A

Lug 12, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Per accedere alla diretta streaming della Messa delle 10.00 clicca qui

ANTIFONA DI INGRESSO:

Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al mio risveglio mi sazierò della tua presenza. (Cf. Sal 16,15)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del Profeta Isaia (Is 55,10-11)

Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 64

R. Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

Tu visiti la terra e la disseti,
la ricolmi di ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu prepari il frumento per gli uomini. R.

Così prepari la terra:
ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli. R.

Coroni l’anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza. R.

I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di messi:
gridano e cantano di gioia! R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 8,18-23)
Fatelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Il seme è la parola di Dio,
il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,11-23)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Parola del Signore

Per la correzione voi state sopportando

Lug 11, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 12,1-11

1 Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, 2tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. 3Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. 4Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato 5e avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli:

Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore
e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui;
6perché il Signore corregge colui che egli ama
e percuote chiunque riconosce come figlio.

7È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? 8Se invece non subite correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete illegittimi, non figli! 9Del resto noi abbiamo avuto come educatori i nostri padri terreni e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo perciò molto di più al Padre celeste, per avere la vita? 10Costoro infatti ci correggevano per pochi giorni, come sembrava loro; Dio invece lo fa per il nostro bene, allo scopo di farci partecipi della sua santità. 11Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.

 

“Anche noi, dunque, avendo un così gran numero di testimoni che ci circonda …”. L’autore dice che i cristiani (uditori del suo discorso) non sono in competizione coi personaggi biblici appena incontrati e a lungo ritratti, anzi, quei personaggi sono persone “attorno a noi”: sono vivi e abbiamo da imparare tanto da loro.

La prima cosa da imparare è che bisogna partecipare a una corsa [il testo parla di vera e propria “gara”, in greco: agòna]. Una gara richiede “perseveranza e pazienza”, non tanto scatti improvvisi e continui. Per “gareggiare” occorre essere leggeri: “deporre ogni peso e il peccato che ci intralcia”. Occorre, poi, un’altra cosa molto importante: “tenere fisso lo sguardo su Gesù, guida e perfezionatore della fede”. Fede che, qui, significa fedeltà. Gesù è stato fedele al Padre “fino al sangue”, fino alla morte, mettendo al primo posto il Padre e non se stesso con gioie e successi connessi che, pure, poteva rivendicare in quanto “figlio”. Ha accettato la “vergogna” della croce: essere cioè considerato un malfattore, un ribelle, un bestemmiatore. E non ha ritenuto un privilegio “la gioia posta dinnanzi”, cioè, l’essere “alla destra del Padre”. Se egli ha “pazientato” tanto, fino a morire, noi (peccatori!) siamo chiamati a seguirlo. Egli ha aperto una strada in quanto “guida”, ma dà anche la forza/pazienza di percorrerla in quanto “autore”.

Che questa strada o “gara” sia molto dura trova gli uditori d’accordo. Loro e noi facciamo fatica, però, ad accogliere la “correzione” qualora sbagliamo strada. “Tenere gli occhi vissi su Gesù” ci sostiene nella lotta e non ci fa perdere coraggio. Ma bisogna accogliere la “correzione” che proviene dal “amore di Dio”, di un Padre che corregge “perché ama”. Solo un “padre (vero)” può correggere un “figlio (vero)”. Se non si è corretti (l’immagine è riferita a Dio e non all’ordine umano) vuol dire che non siamo figli “veri”, ma “illegittimi”. E se accogliamo che i nostri padri terreni ci abbiano corretti “come sembrava loro giusto e per pochi giorni” (l’autore parla della sua esperienza passata),  egli (Dio) invece “lo fa per ciò che è utile, al fine di renderci partecipi della sua santità”.

L’autore parla della correzione come di un “allenamento” o “addestramento” e non come irata punizione. L’addestramento è in vista di qualcos’altro, qualcosa di veramente “utile”, cioè, non tanto di una vittoria mondana, ma di “un frutto di pace … un frutto di giustizia”: pace e giustizia. “Per la vostra correzione state sopportando”, come dire che la correzione è un’operazione dura con la quale Dio ci rialza, ci lavora e ci trasforma in veri, autentici figli suoi. È tutta qui la … “utilità” di questa operazione divina.