Passiamo a ciò che è perfetto: discorso lungo e difficile

Giu 25, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 5,11-6,3

11Su questo argomento abbiamo molte cose da dire, difficili da spiegare perché siete diventati lenti a capire. 12Infatti voi, che a motivo del tempo trascorso dovreste essere maestri, avete ancora bisogno che qualcuno v’insegni i primi elementi delle parole di Dio e siete diventati bisognosi di latte e non di cibo solido. 13Ora, chi si nutre ancora di latte non ha l’esperienza della dottrina della giustizia, perché è ancora un bambino. 14Il nutrimento solido è invece per gli adulti, per quelli che, mediante l’esperienza, hanno le facoltà esercitate a distinguere il bene dal male.

1 Perciò, lasciando da parte il discorso iniziale su Cristo, passiamo a ciò che è completo, senza gettare di nuovo le fondamenta: la rinuncia alle opere morte e la fede in Dio, 2la dottrina dei battesimi, l’imposizione delle mani, la risurrezione dei morti e il giudizio eterno. 3Questo noi lo faremo, se Dio lo permette.

 

Abbiamo tre “affermazioni su Gesù” (già incontrate), che esigono un chiarimento e un approfondimento. Le affermazioni sono: a. “(Gesù) reso perfetto”, b. “(Gesù) causa di salvezza eterna”, c. “(Gesù) “proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek”. Chiarimento riconosciuto necessario … dall’autore stesso quando scrive: “A proposito di questo, il discorso è per noi lungo e difficile da esporre, perché siete diventati pigri nell’ascoltare”. È un benevolo, diplomatico rimprovero fatto agli ascoltatori, che si “conclude” con queste altre parole: “Sebbene per il tempo trascorso (si vede che erano cristiani da tempo) avreste dovuto essere maestri, avete bisogno di nuovo che qualcuno vi insegni gli elementi essenziali delle parole di Dio e siete diventati bisognosi di latte [e] non di cibo solido”. E aggiunge: “Infatti, chi prende latte non è esperto della parola di giustizia, perché è un bambino; il cibo solido invece è per i perfetti, i quali, per l’esperienza, hanno le facoltà allenate a discernere il bene e il male”.

Gli elementi iniziali delle parole di Dio (altrimenti: “il discorso iniziale su Cristo” o “le fondamenta”), secondo il predicatore (che tiene conto dell’esperienza della sua comunità, da tempo divenuta cristiana) sono questi: a) “la conversione dalle opere morte e la fede in Dio”: primato della Parola e dell’Ascolto che fanno nascere la fede e cambiano la vita con la conversione a Dio; b) “la dottrina dei battesimi”: identità e forza salvifica del battesimo cristiano rispetto ad altri battesimi o purificazioni; c) “l’imposizione delle mani”: comunione con la chiesa apostolica e compiti o missioni per la vita della chiesa; d) “la risurrezione dai morti e il giudizio eterno”: tutti risorgeranno in Cristo e avranno il giudizio. Questi “elementi iniziali” o “fondamenta” permettevano l’ingresso nella chiesa, ed erano come “il latte” che fa crescere, ma … dal latte si deve poi passare al “cibo solido”.

Cibo solido, dunque: “Questo faremo, a Dio piacendo”. Traduzione della metafora. Ciò che adesso è giusto e opportuno è che gli ascoltatori (anche noi lettori) si sforzino di comprendere un “discorso lungo e difficile”, cibo solido per persone mature, per credenti giunti alla maturità della fede e che, grazie all’esperienza, hanno le facoltà dello spirito allenate a “discernere il bene dal male”. Dunque, il processo per crescere e giungere alla maturità richiede uno sforzo: lo sforzo di ascoltare un “discorso lungo e difficile”. Di ciò è bene che gli ascoltatori si rendano conto, perché, anche se si comportano da bambini, sono di fatto degli adulti. [In questo testo la parola “perfezione” significa “completezza o pienezza” e può equivalere a “maturità” o anche “armonia”]

Abbiamo un sommo sacerdote grande

Giu 23, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 4,14-5,10

14Dunque, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. 15Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. 16Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.

1 Ogni sommo sacerdote, infatti, è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. 2Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. 3A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo.
4Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. 5Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato, gliela conferì 6come è detto in un altro passo:

Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek.

7Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. 8Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì 9e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, 10essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek.

 

L’orizzonte nel quale si sta muovendo il nostro predicatore è tutto dentro a questa calda esortazione: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno”. Il punto è: come ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al tempo opportuno? Tutti di fatto abbiamo di essere aiutati.

Qui, abbiamo una svolta che è la rivelazione di un dono mirabile: “Abbiamo un sommo sacerdote grande che ha attraversato i cieli”. L’affermazione è accompagnata subito da una dolce e forte esortazione: “Manteniamo ferma la nostra confessione di fede”. La voglia o tentazione o fragilità o debolezza tanto da deviare dalla vera fede c’è sempre. Importante, dunque, è mantenere ferma la nostra fede. Per aiutarci in questa fondamentale operazione, il nostro predicatore ci parlerà di un “sommo sacerdote”: chi è, cosa ha fatto, da dove viene e dove va, ma soprattutto dov’è, dove sta ora, con chi sta?  Il predicatore non sa trattenersi e … ci dice subito che il sommo sacerdote è Gesù, il Figlio di Dio. E poi … ci dice tante cose su di lui.  Seguiamolo.

Questo sommo sacerdote (Gesù Cristo) “è in grado di provare compassione per le nostre debolezze”. La sua compassione non ha niente di paternalistico, perché “(lui stesso) è stato messo alla prova in tutto a somiglianza di noi e non peccò”. Se egli ha voluto essere in tutto come noi, se è stato debole e ha sofferto, se è stato veramente solidale … allora noi possiamo “avvicinarsi con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia per un aiuto opportuno”. L’autore vuole dirci che, nonostante i nostri peccati, non siamo condannati dal Signore; per questo dobbiamo avere coraggio e fiducia.

A questo punto (sono i primi 4 versetti del capitolo 5), l’autore presenta il sommo sacerdote nel culto ebraico [gli uditori del tempo conoscevano bene questo culto e forse anche … lo rimpiangevano] Caratteristiche: a) è uno uomo come tutti gli altri; b) è costituito in favore degli uomini quanto alle cose di Dio, dunque, è mediatore: c) la mediazione si esprime nell’offrire “doni e sacrifici per i peccati”; d) ha comprensione per coloro che peccano perché anche lui pecca [si parla di peccato come “errore”, noi diremmo, per “inavvertenza”]; e) per questo il sacerdote deve offrire sacrifici di espiazione prima di tutto per sé; f) infine: “nessuno attribuisce a se stesso questo onore, ma (solo) chi è nominato da Dio come lo fu anche Aronne.

Nel paragone scelto e avviato, l’autore passa a Cristo: “Così anche il Cristo … “. Caratteristiche: a) anche Cristo non si attribuì il titolo di sacerdote [tra l’altro non se lo poteva attribuire perché non era della tribù di Levi, ma di Giuda]; b) Gesù infatti non si è innalzato a sacerdote, ma si è abbassato fino a morire; c) il titolo dunque glielo attribuì Dio stesso, come affermano i due salmi citati (2 e 110); d) i sacerdoti offrono sacrifici, ma Gesù cosa ha offerto quando era nella condizione umana? e) “Offrì preghiere e suppliche con grido potente e lacrime a colui che poteva salvarlo dalla morte”, espressione forte che significa: la sua morte (e non cose o animali) fu “offerta e sacrificio”; f) “fu esaudito per la sua pietà (pietà=fiducioso abbandono a Dio); g) Gesù era Figlio e si mostrò figlio vero (= obbedì) nelle cose che patì; h) avendo “imparato” a obbedire nella sofferenza/morte … divenne “perfetto” come figlio e come sacerdote; i) e così per questa perfezione di obbedienza “divenne causa eterna di salvezza per tutti quelli che gli obbediscono” (qui, il credere in lui è assimilato all’obbedire a lui); l) tutta questa perfezione in abbassamento obbediente … ha fatto sì che Dio Padre abbia proclamato, abbia dato a Gesù il titolo o l’onore di “sommo sacerdote” non però al modo di Aronne (vedi sacerdozio ebraico di cui sopra), ma “al modo di Melchisedek” (un sacerdozio antico e nuovo … come verrà spiegato più avanti).

Si può ancora entrare nel luogo del riposo di Dio

Giu 22, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 4,1-13

1 Dovremmo dunque avere il timore che, mentre rimane ancora in vigore la promessa di entrare nel suo riposo, qualcuno di voi ne sia giudicato escluso. 2Poiché anche noi, come quelli, abbiamo ricevuto l’evangelo: ma a loro la parola udita non giovò affatto, perché non sono rimasti uniti a quelli che avevano ascoltato con fede. 3Infatti noi, che abbiamo creduto, entriamo in quel riposo, come egli ha detto:

Così ho giurato nella mia ira: non entreranno nel mio riposo!

Questo, benché le sue opere fossero compiute fin dalla fondazione del mondo. 4Si dice infatti in un passo della Scrittura a proposito del settimo giorno: E nel settimo giorno Dio si riposò da tutte le sue opere. 5E ancora in questo passo: Non entreranno nel mio riposo! 6Poiché dunque risulta che alcuni entrano in quel riposo e quelli che per primi ricevettero l’evangelo non vi entrarono a causa della loro disobbedienza, 7Dio fissa di nuovo un giorno, oggi, dicendo mediante Davide, dopo tanto tempo:

Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori!

8Se Giosuè infatti li avesse introdotti in quel riposo, Dio non avrebbe parlato, in seguito, di un altro giorno. 9Dunque, per il popolo di Dio è riservato un riposo sabbatico. 10Chi infatti è entrato nel riposo di lui, riposa anch’egli dalle sue opere, come Dio dalle proprie. 11Affrettiamoci dunque a entrare in quel riposo, perché nessuno cada nello stesso tipo di disobbedienza.
12Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. 13Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.

 

L’ammonimento si fa più forte: “Abbiamo timore che …”. Il rischio è che, mentre permane ed è in attesa di compimento la “promessa” di entrare nel riposo pieno e definitivo del regno di Dio, qualcuno purtroppo ne sia giudicato escluso. È necessario respingere la tentazione – simile a quella dei padri (Israeliti) giunti in prossimità della terra promessa – di restare indietro e di non entrarvi. Gli attuali credenti (cristiani), come gli Israeliti di un tempo, hanno ricevuto il “lieto annuncio, l’evangelo”: quello di entrare “oggi” nel “riposo di Dio”.

Il predicatore vuole mostrare la ricchezza del dono del “riposo” e il suo “compiersi definitivo”. È scritto in Genesi che “Dio nel settimo giorno si riposò da tutte le sue opere”. Nello stesso tempo è scritto nel Salmo: “Non entreranno nel mio riposo”. Parola, quest’ultima, che si riferisce a “quelli (Israeliti) che non entrarono a causa della loro disobbedienza”. Per questo “Dio stabilisce di nuovo un giorno, oggi”. Dio non avrebbe stabilito “di nuovo un giorno”, se Giosuè avesse realizzato la promessa. “Dunque è riservato (di nuovo) un riposo sabbatico al popolo di Dio”, simile al “riposo” di Dio che (vedi Genesi) “si è riposato dalle sue opere”. Il credente in Cristo ha la possibilità … “oggi” di entrare in questo tipo di “riposo”.

“Affrettiamoci dunque a entrare il quel riposo; facciamo in modo che nessuno di noi cada nella disobbedienza, come i nostri padri”. Notiamo che gli Israeliti disobbedienti sono detti “nostri padri”: il rischio di cadere è grande! Perché anche a noi è chiesto conto dalla parola detta: di fronte a Dio siamo “nudi e scoperti”. E’ la parola che presiede a questa operazione. “La parola di Dio, infatti, è viva ed efficace. È più tagliente di qualunque spada a doppio tagli. Penetra a fondo, fino al punto dove si incontrano l’anima e lo spirito, fin là dove si toccano le giunture e le midolla. Conosce e giudica anche i sentimenti e i pensieri del cuore. Non c’è nulla che possa restare nascosto a Dio. Davanti ai suoi occhi tutte le cose son nude e scoperte”. La conclusione è che “noi dobbiamo rendere conto a lui”. Quando parla, Dio comunica una parola “viva”, non una parola morta o del passato. Comunica una parola che opera ed è capace di trasformare in modo efficace il cuore dell’uomo.

[Il predicatore, domani, svolge la parte costruttiva della sua omelia]

Domenica 21 Giugno 2026 – XII Tempo Ordinario – Anno A

Giu 21, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Per accedere alla diretta streaming della Messa delle 10.30 clicca qui

ANTIFONA DI INGRESSO:

Il Signore è la forza del suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
Salva il tuo popolo, o Signore,
e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre. (Cf. Sal 27,8-9)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del profeta Geremia  (Ger 20,10-13)
Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 68

Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.

Per te io sopporto l’insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli,
uno straniero per i figli di mia madre.
Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.

Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brùlica in essi.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 5,12-15)
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me,
dice il Signore,
e anche voi date testimonianza.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,26-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:21
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore

Non indurite il vostro cuore come al tempo della ribellione

Giu 20, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 3,7-19

7Per questo, come dice lo Spirito Santo:
Oggi, se udite la sua voce,
8non indurite i vostri cuori
come nel giorno della ribellione,
il giorno della tentazione nel deserto,
9dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova,
pur avendo visto per quarant’anni le mie opere.
10Perciò mi disgustai di quella generazione
e dissi: hanno sempre il cuore sviato.
Non hanno conosciuto le mie vie.
11Così ho giurato nella mia ira:
non entreranno nel mio riposo
.

12Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. 13Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura questo oggi, perché nessuno di voi si ostini, sedotto dal peccato. 14Siamo infatti diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda fino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall’inizio. 15Quando si dice:

Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, 16chi furono quelli che, dopo aver udito la sua voce, si ribellarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto sotto la guida di Mosè? 17E chi furono coloro di cui si è disgustato per quarant’anni? Non furono quelli che avevano peccato e poi caddero cadaveri nel deserto? 18E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che non avevano creduto? 19E noi vediamo che non poterono entrarvi a causa della loro mancanza di fede.

 

L’invito esplicito a “conservare la franchezza e la fierezza della speranza” per essere “costruiti casa del Signore” viene dalla Scrittura, precisamente dal Salmo 95, che dice: “Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come al tempo della ribellione […] Perciò mi sono sdegnato di quella generazione e ho detto […]: non entreranno nel mio riposo”.

Salmo che viene così commentato e attualizzato: “State attenti, fratelli, che non ci sia in qualcuno di voi un cuore malvagio e senza fede che abbandoni il Dio vivente”. Continua il predicatore: “Piuttosto esortatevi l’un l’altro ogni giorno, finché viene proclamato l’oggi, perché nessuno tra di voi si indurisca per l’inganno del peccato”. Insiste: “Siamo divenuti partecipi di Cristo” e quindi “sua casa”, ma alla condizione di “osservare salda fino alla fine la fede iniziale”. Il rischio della comunità dei credenti (allora e oggi) non è tanto il ritorno al giudaismo o al paganesimo, quanto quello di allontanarsi dalla scelta cristiana del proprio battesimo per mancanza di fede/fedeltà, che è il peccato radicale.

Il Salmo 95 continuava ed esortava con queste parole: “Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come al tempo della ribellione”. “Chi sono coloro che, dopo aver udito, si ribellarono”? Sono le persone uscite dall’Egitto, graziate da Dio per mezzo di Mosè! “A chi ha giurato che non sarebbero entrati nel suo riposo”? Sono le stesse persone, che hanno disobbedito alla voce del Signore, persone che hanno peccato e poi sono morte nel deserto. All’autore preme dire questo: “Non sono potuti entrare a causa dell’incredulità”. Per questo aveva detto, all’inizio: “State attenti, fratelli, che non ci sia in qualcuno di voi un cuore malvagio e senza fede che abbandoni il Dio vivente”. La fede vera si misura sull’obbedienza alle parole del Signore; allo stesso modo, la non-fede vera o incredulità si misura sulla dis-obbedienza alle parole di Dio … già udite. Quindi, l’incredulità è rifiuto delle parole di Dio, già dette a te: l’incredulità è ribellione al Dio che ha parlato a te. [La fede ebraica e cristiana va certo collegata a Dio, ma a … Dio che parla! Per cui la mancanza di fede o incredulità non è il non credere generico o l’avere perso la fede, ma semplicemente è … non obbedire alle parole di Dio! Incredulità = disobbedienza alla parola]

Conserviamo la franchezza e la fierezza della speranza

Giu 19, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 3,1-6

1 Perciò, fratelli santi, voi che siete partecipi di una vocazione celeste, prestate attenzione a Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo, 2il quale è degno di fede per colui che l’ha costituito tale, come lo fu anche Mosè in tutta la sua casa. 3Ma, in confronto a Mosè, egli è stato giudicato degno di una gloria tanto maggiore quanto l’onore del costruttore della casa supera quello della casa stessa. 4Ogni casa infatti viene costruita da qualcuno; ma colui che ha costruito tutto è Dio. 5In verità Mosè fu degno di fede in tutta la sua casa come servitore, per dare testimonianza di ciò che doveva essere annunciato più tardi. 6Cristo, invece, lo fu come figlio, posto sopra la sua casa. E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo.

 

Lo sguardo viene progressivamente, sempre più centrato su Gesù: chiamato “apostolo e sommo sacerdote della nostra professione (di fede)”. Comincia, qui, una sezione che arriva fino a 5,10. La si può dividere in due parti: la prima (3,1-4,14) su Gesù sommo sacerdote degno di fede nei rapporti con Dio; la seconda (4,15-5,10) su Gesù sommo sacerdote misericordioso verso gli uomini.

Il predicatore si era rivolto agli uditori in modo impersonale, ora in 3,1 li interpella: “Perciò, fratelli santi”. A loro è detto che “sono partecipi di una vocazione celeste”, vale a dire, associati al rendimento di grazie di Gesù che è nei cieli, alla destra di Dio e partecipi della natura divina (= santi). È detto anche: “Considerate l’apostolo e sommo sacerdote della nostra professione, Gesù”. Riflessione e preghiera, mente e cuore degli uditori vengono impegnati nell’ascolto di un fatto: Gesù. Un “Gesù” da ricordare non in modo biografico ma come evento, precisamente nel suo evento pasquale. Gesù: come “apostolo” parla ai credenti in nome di Dio e con ciò rende possibile la loro fede, come “sommo sacerdote” fa pervenire a Dio la confessione di fede dei cristiani. La fede, infatti, è un dono e un impegno, perché viene da Dio (dono) e ritorna a Dio mediante Gesù (professione di fede in lui).

L’autore si sofferma sul tema riguardante Gesù come colui che è “degno di fede”. È Dio che ha costituito Gesù degno di fede (credibile), e quindi degno di gloria (da lodare, accanto a Dio). Anche Mosè è stato costituito degno di fede, ma ci sono due differenze: Mosè è servitore, mentre Gesù è figlio; la casa di Israele è stata costruita da Mosè, mentre la casa/chiesa (noi) è stata costruita da Dio. Qui, Dio va inteso riferito a Gesù, in quanto possiede la dignità di un Dio.

Tutti questi ragionamenti scritturistici (secondo uno stile tipicamente rabbinico, cui noi non siamo abituati) per dire cosa? Lo dice bene il versetto 6: “La sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo”. La finalità dell’essere “degno di fede” di Gesù e del suo essere “misericordioso” è … a vantaggio nostro. E il “vantaggio” si ha nel lasciarsi costruire da Gesù sommo sacerdote e misericordioso. Cosa che può avvenire solo se “conserviamo la franchezza (parresia) e la fierezza della speranza”. Tradotto: se ci fidiamo e ci affidiamo a Cristo … in santa pazienza! [Speranza e pazienza sono sorelle gemelle che si richiamano in un cammino solidale]

Un sommo sacerdote misericordioso e fedele

Giu 18, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 2,10-18

 10Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. 11Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, 12dicendo:

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi; 13e ancora: Io metterò la mia fiducia in lui; e inoltre: Eccomi, io e i figli che Dio mi ha dato.
14Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, 15e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. 16Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. 17Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. 18Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

 

Il predicatore si riferisce a quanto detto sopra (ieri): “abbassamento” di Gesù, cioè la sua morte. Questo abbassamento è considerato dentro a un disegno di Dio, qui chiamato convenienza. È scritto: “Conveniva infatti che Dio …”. [Viene fuori un discorso complicato e difficile non tanto riguardo all’abbassamento e alla sofferenza/morte di Gesù (già questo è un problema!), complicato piuttosto quanto alla … “convenienza” della sua sofferenza e morte. Intanto, una precisazione sul verbo convenire. Significa: essere d’accordo, trovare utile e opportuno per le due parti, più che trarre un vantaggio personale a scapito di una parte o l’altra. Elaboro il testo linguisticamente come ha fatto La Bibbia in lingua corrente]

Dio, che crea e conserva in vita tutte le cose, voleva portare molti figli (gli uomini) a partecipare della sua gloria. Questi figli erano nella sofferenza, a motivo del peccato. Dio era d’accordo, vedeva bene (lett. conveniva a lui) di creare un anello, un legame con gli uomini, una guida sicura per guidare gli uomini alla salvezza. Una guida solidale perché uniformata, cioè della stessa natura dei figli. Ciò che qualifica inequivocabilmente i figli è la sofferenza e la morte. Ebbene Dio, con l’incarnazione, rese Gesù “perfetto uomo” (poco più avanti dirà: perfetto sacerdote). “Mediante la sofferenza” Gesù è in tutto uguale agli uomini, c’è solidarietà piena con loro. Tutti hanno un unico Padre: sia Gesù che purifica gli uomini dai peccati, sia gli uomini che vengono da lui purificati. Per questo il Figlio Gesù “non si vergogna di chiamare fratelli gli uomini” [Qui abbiamo alcune citazioni delle Scritture: Salmo, Profeti …]

Il predicatore riassume e conclude così, in parte ripetendosi, ma anche approfondendo. Questi “figli” sono uomini, fatti di carne e sangue. Per questo anche Gesù è diventato come loro, ha partecipato alla loro natura umana mortale. Così, mediante la propria morte, ha potuto distruggere il demonio, che ha il potere della morte; e ha potuto liberare quelli che vivevano sempre come schiavi, per paura della morte.

Il predicatore opera, qui, un passaggio importante dicendo che Gesù, il Figlio diventato uomo come noi, per la via della sofferenza/morte è diventato “sacerdote”, anzi, “sommo sacerdote: misericordioso (verso di noi) e fedele (verso Dio)”. E così egli “ha potuto liberare il popolo (gli uomini tutti) dai peccati”.

Altra conclusione, che dà speranza e sostegno nelle nostre prove quotidiane: “Proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova”. La prova più impegnativa è la sofferenza: in essa e per essa il Maligno ti vuol far credere che Dio è lontano da te, e quindi che ti vuole allontanare da lui. Nella prova, invece, devi affidarti a Gesù che ha patito come te, e ora lotta con te.

[Questo brano, assieme ad altri futuri, è di una importanza estrema per il discorso della salvezza del mondo: salvezza che si opera nella liturgia del Cristo e del suo corpo che è la Chiesa]

Bisogna che ci dedichiamo con maggiore attenzione alle cose udite

Giu 17, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 2,1-9

1 Per questo bisogna che ci dedichiamo con maggiore impegno alle cose che abbiamo ascoltato, per non andare fuori rotta. 2Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, 3come potremo noi scampare se avremo trascurato una salvezza così grande? Essa cominciò a essere annunciata dal Signore, e fu confermata a noi da coloro che l’avevano ascoltata, 4mentre Dio ne dava testimonianza con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà.

5Non certo a degli angeli Dio ha sottomesso il mondo futuro, del quale parliamo. 6Anzi, in un passo della Scrittura qualcuno ha dichiarato:

Che cos’è l’uomo perché di lui ti ricordi
o il figlio dell’uomo perché te ne curi?
7Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli,
di gloria e di onore l’hai coronato
8e hai messo ogni cosa sotto i suoi piedi.

Avendo sottomesso a lui tutte le cose, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Al momento presente però non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. 9Tuttavia quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.

 

Il richiamo del predicatore ad “essere più attenti alle cose che abbiamo ascoltato” non si riferisce all’andamento del suo discorso, ma direttamente alla parola di Dio con quanto contiene, in particolare, il messaggio di una “salvezza così grande” da loro ascoltato mediante la predicazione degli apostoli, vale a dire, Gesù stesso nelle sue parole e nella sua vita donata per la salvezza. [vedi anche Marco 16,19-20]

L’importanza dell’impegno richiesto a seguire il Vangelo (questa è la predicazione degli apostoli) è rafforzata dalla messa in guardia dalla conseguenza per chi non accoglie con premura e non mette in pratica le cose udite (Vangelo), messa in guardia cioè dall’andare “fuori strada”. L’andare fuori strada significa insieme la colpa e la pena: la colpa di chi non mette in pratica la parola di salvezza del Signore e la pena di chi perde la felicità della comunione con Dio. L’ammonimento, la messa in guardia riguarda, in sostanza, il rischio della apostasia.

L’esortazione a vivere con impegno la predicazione di Gesù, ricevuta attraverso gli apostoli e accolta dai discepoli della seconda generazione (vedi Atti 1,1-2) viene rafforzata dal seguente confronto tra la prima economia (Legge di Mosè) e la economia piena (Vangelo e Cristo). L’argomentazione letteraria che segue è a fortiori: dal leggero al pesante: se, dunque, per la disobbedienza alla Legge Dio interveniva punendo chi lo meritava, a maggior ragione i cristiani a cui si rivolge l’omelia come possono sfuggire al castigo di Dio se trascurano una “così grande salvezza”?

Il testo prosegue richiamando il contenuto del Vangelo: morte e risurrezione di Gesù. Contenuto racchiuso e misteriosamente anticipato nelle parole del Salmo 8: “L’hai abbassato (Gesù) di poco rispetto agli angeli [e poi] di gloria e onore lo hai coronato, ogni cosa hai posto sotto i suoi piedi”. Il Salmo afferma (secondo la lettura del predicatore cristiano) che “il mondo a venire” – ossia il regno eterno che non avrà mai fine – non è sottomesso agli angeli, ma al Figlio di Dio. Figlio che, nella condizione di uomo, è stato prima “abbassato di poco o per poco” con la passione e morte e poi “innalzato e glorificato” nella gloria. [Questo aspetto, appena qui accennato, verrà spiegato domani]

A quali degli angeli ha mai detto: Siedi alla mia destra?

Giu 16, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 1,5-14

5Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio?

6Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. 7Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli simili al vento, e i suoi ministri come fiamma di fuoco, 8al Figlio invece dice: Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli; e: Lo scettro del tuo regno è scettro di equità; 9hai amato la giustizia e odiato l’iniquità, perciò Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di esultanza, a preferenza dei tuoi compagni.
10E ancora: In principio tu, Signore, hai fondato la terra e i cieli sono opera delle tue mani. 11Essi periranno, ma tu rimani; tutti si logoreranno come un vestito. 12Come un mantello li avvolgerai, come un vestito anch’essi saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso e i tuoi anni non avranno fine. 13E a quale degli angeli poi ha mai detto: Siedi alla mia destra, finché io non abbia messo i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi?14Non sono forse tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati a servire coloro che erediteranno la salvezza?

 

Attraverso un paragone in tre momenti, il predicatore spiega in questo brano la superiorità di Cristo nei confronti degli angeli. Il motivo di tale confronto sta nel fatto che gli angeli venivano venerati come mediatori importanti, perché Dio aveva donato la Legge a Mosè attraverso loro (vedi Atti 7,38.53); inoltre, erano considerati più vicini a Dio e capaci di influenzare la storia degli uomini, perché regolavano gli astri. Tuttavia c’era il pericolo, nella mentalità culturale e religiosa del I secolo d.C., di un culto errato degli angeli, secondo il quale Cristo, in quanto uomo, non aveva la stessa capacità di mediazione.

Dinanzi a queste idee false il predicatore reagisce per affermare la supremazia di Cristo, Figlio di Dio fatto uomo e glorificato e quindi con una capacità di mediazione più grande di quella degli angeli, perché più vicino a Dio e più unito agli uomini. Il paragone tra Cristo e gli angeli avviene attraverso il ricorso a una catena di sette citazioni di testi dell’Antico Testamento, che, illuminati dalla luce della fede cristiana, svelano tutta la portata profetica delle promesse di Dio adempiute in Cristo. [Insegnamento pratico e concreto di una lettura cristiana della Bibbia]

Alcune parole portanti che qualificano la supremazia [Va detto che sono parole diversamente intese e spiegate, specie in una lettura ebraica. Il predicatore le riprende alla luce della sua fede in Cristo]: “Mio Figlio sei tu, io oggi ti ho generato” (Sal 2,7); “Lo adorino tutti gli angeli di Dio” (Deut 32,43); mentre gli angeli sono considerati “ministri”, Cristo è chiamato “Dio” in una lunga ripresa del Salmo 45,7 che parla del re Davide; mentre gli astri sono destinati a scomparire, di Cristo si dice: “Tu sei lo stesso, i tuoi anni non avranno fine” (Sal 102,28); e infine: “Siedi alla mia destra” (Sal 110,1). È forte il contrasto tra Cristo intronizzato alla destra di Dio e gli angeli inviati per servire (dunque: ministri e non signori). Servire chi? Servire gli uomini, qui chiamati “coloro che devono ereditare la salvezza”. [Secondo la tradizione ebraica gli angeli sono stati creati da Dio per adorare Adamo]

Ha parlato a noi per mezzo del Figlio

Giu 15, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Lettera agli Ebrei        [Dovremmo titolarla “Lettera ai cristiani di origine ebraica”]

Caratteristiche principali       Molto frequenti in questa lettera sono le allusioni e i confronti con testi e temi biblici della tradizione ebraica. L’autore vuol far comprendere che Gesù è la perfetta rivelazione di Dio, la piena rivelazione di ciò che nei tempi passati Dio aveva promesso e parzialmente anticipato. Superiore a Mosè, ai profeti e agli stessi angeli, Gesù è il figlio unico di Dio. Superiore a tutti i sacerdoti dell’antica alleanza, egli è sommo sacerdote per eccellenza. Parole e idee ben note [come alleanza, mediazione, sacrificio, riconciliazione] dopo Gesù Cristo sono ancora valide, ma in lui assumono un significato nuovo e definitivo. L’insegnamento in questa “lettera” è accompagnato da varie esortazioni, anche ampie (ad esempio capitoli 11-13). È probabile che originariamente il testo fosse un discorso o un sermone, spedito poi, con alcune frasi finali tipiche delle lettere.

Primi lettori      Il costante riferimento a realtà proprie della religione ebraica ha fatto pensare che i destinatari fossero, almeno in prevalenza, cristiani di origine ebraica. Sicuramente essi dovevano possedere una notevole familiarità con l’Antico Testamento e in particolare con le istituzioni del Tempio e del sacerdozio ebraico. Forse questi credenti si trovavano in Italia (13,24). Non erano cristiani convertiti da poco tempo, perché già avevano ricevuto gli insegnamenti più semplici (6,1-3). Tuttavia la loro comunità, dopo avere sopportato un periodo di persecuzione (10,32-34) si trovava esposta al rischio dello scoraggiamento, dell’indolenza, di un certo abbandono della fede e delle sue manifestazioni esteriori.

Autore      Già nei primi secoli del cristianesimo, più volte si fece notare che questa lettera era molto diversa dalle altre, anche se poi venne inserita nella raccolta dei libri di Paolo. Purtroppo, gli antichi non ci hanno tramandato indicazioni sicure circa l’autore: in ogni caso egli doveva essere un cristiano colto, ebreo di origine, impegnato a offrire il suo contributo di maestro o di predicatore alle comunità del suo tempo. Anche la data del testo è un po’ incerta: si pensa al periodo compreso tra gli anni 80 e 90 d.C.        (da La Bibbia in lingua corrente)

 

Ebrei 1,1-4

1 Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, 2ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.
3Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, 4divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.

L’esordio non si presenta come l’inizio di una lettera con l’indicazione del mittente, del destinatario e con un saluto seguito da un augurio. Ebrei non è una lettera, ma un “discorso di esortazione” (13,22), probabilmente un’omelia. L’autore, infatti, si rivolge a uditori che ha dinanzi a sé e fa riferimento a quanto va esponendo in un contesto assembleare di cristiani riuniti per ascoltare la parola di Dio e celebrare l’Eucaristia.

Con un esordio maestoso l’autore richiama l’intervento di Dio nella storia della salvezza. Intervento che è qualificato e indentificato come un “parlare”, vale a dire, come un “intervento comunicativo” capace di creare relazione, comunione e vita. Noi, dunque, abbiamo un Dio che si rivela, si comunica e fa vivere. I passaggi fondamentali di questo rivelarsi/comunicarsi si hanno in due tempi: a) “In passato ha parlato ai padri nei profeti” (ci si riferisce al popolo di Israele). A questo popolo Dio ha parlato “a più riprese e in molti modi”. Si vuol sottolineare che è un Dio condiscendente, misericordioso, in una parola, un Dio fedele; b) “In questi tempi che sono gli ultimi (lett. in questi escaton giorni) ha parlato a noi nel Figlio” [“Noi” intende tutti gli uomini, “figlio” intende Gesù Cristo nella incarnazione, passione, morte] Con/nella risurrezione di Gesù, Dio “ha costituito (il Figlio) erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto i secoli (l’universo)”. Dio ha creato il mondo con la “sua parola”: la sua parola (Verbo) è il Figlio Gesù Cristo. Con/nel mistero pasquale (morte, risurrezione alla destra di Dio) il Figlio “eredita”: trova comunione con quell’universo che si era allontanato da lui.

Si parla ora dell’incarnazione e glorificazione del Figlio. Colui che è uguale a Dio (si dice infatti che è “riflesso della sua gloria e impronta della sua sostanza”) e ha compiuto “la purificazione dei peccati” (attraverso la sua morte), ora “si è seduto alla destra della Maestà nelle altezze”. La morte e risurrezione del Figlio ha ottenuto da Dio un “accreditamento” o “titolo”. Il titolo ottenuto è già annunciato nella Scrittura con questa parola: “Mio figlio sei tu, io oggi ti ho generato (e ancora) Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio”. Il mistero pasquale di Gesù compie perfettamente questa parola. Dunque, Gesù è “Figlio” e non … “angelo”. Pertanto, la posizione, lo status di “Figlio” lo rende “tanto superiore agli angeli, quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato”.

[Questo esordio è molto difficile, anche perché teologicamente molto denso. Verrà spiegato, a mano a mano, nel corso di tutto la lettera. Ci vuole attenzione, pazienza, umiltà e fede; anche un pò di … curiosità e voglia di re-imparare tante cose!]