Ebrei 2,1-9
1 Per questo bisogna che ci dedichiamo con maggiore impegno alle cose che abbiamo ascoltato, per non andare fuori rotta. 2Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, 3come potremo noi scampare se avremo trascurato una salvezza così grande? Essa cominciò a essere annunciata dal Signore, e fu confermata a noi da coloro che l’avevano ascoltata, 4mentre Dio ne dava testimonianza con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà.
5Non certo a degli angeli Dio ha sottomesso il mondo futuro, del quale parliamo. 6Anzi, in un passo della Scrittura qualcuno ha dichiarato:
Che cos’è l’uomo perché di lui ti ricordi
o il figlio dell’uomo perché te ne curi?
7Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli,
di gloria e di onore l’hai coronato
8e hai messo ogni cosa sotto i suoi piedi.
Avendo sottomesso a lui tutte le cose, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Al momento presente però non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. 9Tuttavia quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
Il richiamo del predicatore ad “essere più attenti alle cose che abbiamo ascoltato” non si riferisce all’andamento del suo discorso, ma direttamente alla parola di Dio con quanto contiene, in particolare, il messaggio di una “salvezza così grande” da loro ascoltato mediante la predicazione degli apostoli, vale a dire, Gesù stesso nelle sue parole e nella sua vita donata per la salvezza. [vedi anche Marco 16,19-20]
L’importanza dell’impegno richiesto a seguire il Vangelo (questa è la predicazione degli apostoli) è rafforzata dalla messa in guardia dalla conseguenza per chi non accoglie con premura e non mette in pratica le cose udite (Vangelo), messa in guardia cioè dall’andare “fuori strada”. L’andare fuori strada significa insieme la colpa e la pena: la colpa di chi non mette in pratica la parola di salvezza del Signore e la pena di chi perde la felicità della comunione con Dio. L’ammonimento, la messa in guardia riguarda, in sostanza, il rischio della apostasia.
L’esortazione a vivere con impegno la predicazione di Gesù, ricevuta attraverso gli apostoli e accolta dai discepoli della seconda generazione (vedi Atti 1,1-2) viene rafforzata dal seguente confronto tra la prima economia (Legge di Mosè) e la economia piena (Vangelo e Cristo). L’argomentazione letteraria che segue è a fortiori: dal leggero al pesante: se, dunque, per la disobbedienza alla Legge Dio interveniva punendo chi lo meritava, a maggior ragione i cristiani a cui si rivolge l’omelia come possono sfuggire al castigo di Dio se trascurano una “così grande salvezza”?
Il testo prosegue richiamando il contenuto del Vangelo: morte e risurrezione di Gesù. Contenuto racchiuso e misteriosamente anticipato nelle parole del Salmo 8: “L’hai abbassato (Gesù) di poco rispetto agli angeli [e poi] di gloria e onore lo hai coronato, ogni cosa hai posto sotto i suoi piedi”. Il Salmo afferma (secondo la lettura del predicatore cristiano) che “il mondo a venire” – ossia il regno eterno che non avrà mai fine – non è sottomesso agli angeli, ma al Figlio di Dio. Figlio che, nella condizione di uomo, è stato prima “abbassato di poco o per poco” con la passione e morte e poi “innalzato e glorificato” nella gloria. [Questo aspetto, appena qui accennato, verrà spiegato domani]