Passai vicino a te e ti vidi e dissi: Vivi!

Ago 5, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 16,1-14

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, fa’ conoscere a Gerusalemme tutti i suoi abomini. 3Dirai loro: Così dice il Signore Dio a Gerusalemme: Tu sei, per origine e nascita, del paese dei Cananei; tuo padre era un Amorreo e tua madre un’Ittita. 4Alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti fu tagliato il cordone ombelicale e non fosti lavata con l’acqua per purificarti; non ti fecero le frizioni di sale né fosti avvolta in fasce. 5Occhio pietoso non si volse verso di te per farti una sola di queste cose e non ebbe compassione nei tuoi confronti, ma come oggetto ripugnante, il giorno della tua nascita, fosti gettata via in piena campagna.
6Passai vicino a te, ti vidi mentre ti dibattevi nel sangue e ti dissi: Vivi nel tuo sangue 7e cresci come l’erba del campo. Crescesti, ti facesti grande e giungesti al fiore della giovinezza. Il tuo petto divenne fiorente ed eri giunta ormai alla pubertà, ma eri nuda e scoperta.
8Passai vicino a te e ti vidi. Ecco: la tua età era l’età dell’amore. Io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità. Ti feci un giuramento e strinsi alleanza con te – oracolo del Signore Dio – e divenisti mia. 9Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue e ti unsi con olio. 10Ti vestii di ricami, ti calzai di pelle di tasso, ti cinsi il capo di bisso e ti ricoprii di stoffa preziosa. 11Ti adornai di gioielli. Ti misi braccialetti ai polsi e una collana al collo; 12misi al tuo naso un anello, orecchini agli orecchi e una splendida corona sul tuo capo. 13Così fosti adorna d’oro e d’argento. Le tue vesti erano di bisso, di stoffa preziosa e ricami. Fior di farina e miele e olio furono il tuo cibo. Divenisti sempre più bella e giungesti fino ad essere regina. 14La tua fama si diffuse fra le genti. La tua bellezza era perfetta. Ti avevo reso uno splendore. Oracolo del Signore Dio.

 

Ezechiele ha già fatto conoscere a Gerusalemme (e anche a noi lettori!) i tanti abomini di Gerusalemme, peccati di idolatria. Eppure, il Signore insiste: “Fa conoscere a Gerusalemme tutti i suoi abomini”. In realtà, Ezechiele ha descritto, quasi elencato numericamente e quantitativamente dei peccati, ma Gerusalemme non li ha ancora conosciuti, nel senso di “riconosciuti”. Quale è la via per “riconoscere” i peccati? Leggere e ascoltare nel profondo del proprio essere una “storia”, la “propria storia”: chi sono io e da dove vengo, cosa mi è stato dato, da chi e come ho ricevuto doni (vita, amore, bene, alleanza …), che ho fatto dei doni ricevuti, con chi li ho vissuti e gustati … È proprio questo che Ezechiele ci narra con una fantastica storia, descritta e consegnata in metafora.

Il giorno della nascita viene descritto nel dettaglio. Si mostra che i genitori naturali (padre Amorreo e madre Hittita, popoli nemici e poi sconfitti) negano ogni cura alla neonata (v. 4), sono privi di pietà (v. 5) e decidono di disfarsi della bambina abbandonata alla morte. “Passai vicino a te e ti vidi mentre ti dibattevi nel tuo sangue e ti dissi: Vivi nel tuo sangue”. Il primo passo che fa il Signore è quello di “far vivere”, quasi una sorta di “affido”. La bambina cresce, diventa grande e bella. “Passai vicino a te e ti vidi. Ecco, la tua età era l’età dell’amore, così stesi il mio mantello su di te, coprii la tua nudità, ti feci un giuramento, entrai in alleanza con te e divenisti mia”. Bimba, fanciulla, donna … sposa! Gerusalemme (tutto il popolo) è sposa: sposa “arredata” dal suo Signore/Sposo, in modo splendido e … divino, sposa regale. “Si diffuse il tuo nome tra le genti a causa della tua bellezza, perché essa era perfetta a causa del mio splendore e che avevo posto in te”. Questa metafora richiama tutta la storia della salvezza, a partire da Genesi: “bellezza” del creato e della coppia umana, “chiamata” di Abramo, “uscita” dall’Egitto e “alleanza sponsale” al Sinai con i comandamenti e, infine, il “dono della terra” con la “bellezza/bontà” di tutti i suoi frutti.

[Non è male passare un po’ di tempo a “conoscere” i nostri abomini, che non vuol dire tanto conoscere i nostri peccati, quanto riconoscere i tanti doni ricevuti da uno che ci ha amato fino a morire per noi]

 

Potrà essere utile quel legno per fare qualcosa?

Ago 4, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 15

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 

2«Figlio dell’uomo,
che pregi ha il legno della vite
di fronte a tutti gli altri legni della foresta?
3Si adopera forse quel legno per farne un oggetto?
Si può forse ricavarne un piolo per attaccarvi qualcosa?
4Ecco, lo si getta nel fuoco a bruciare,
il fuoco ne divora i due capi
e anche il centro è bruciacchiato.
Potrà essere utile per farne un oggetto?
5Anche quand’era intatto,
non serviva a niente:
ora, dopo che il fuoco l’ha divorato,
l’ha bruciato,
si potrà forse ricavarne qualcosa?
6Perciò così dice il Signore Dio:
Come io metto nel fuoco a bruciare il legno della vite
al posto del legno della foresta,
così io tratterò gli abitanti di Gerusalemme.
7Mi volterò contro di loro.
Da un fuoco sono scampati,
ma un fuoco li divorerà!
Allora saprete che io sono il Signore,
quando mi volterò contro di loro
8e renderò il paese deserto,
poiché sono stati infedeli».
Oracolo del Signore Dio.

A questo punto il libro ha sufficientemente aiutato il suo lettore a familiarizzare con la vicenda storica che Israele vive e con la visione teologica che il profeta propone. Un brevissimo testo, in forma di parabola, riassume i fatti e il loro senso. Si comincia con una serie di cinque domande rivolte al profeta. Domanda generale: “Che pregio ha il legno della vite … potrà essere utile, si potrà ricavare qualcosa?”

Si tratta di un legno scadente rispetto a tutti gli altri che si trovano nella foresta; un legno che non può essere impiegato per fare qualcosa di utile e che, quindi, non viene normalmente scelto. Già la Scrittura parla di Israele in quanto tale come di un popolo piccolo (Deuteronomio 7,7) che, di per sé, non avrebbe motivo per essere preferito ad altri, ma che è oggetto di una libera e gratuita scelta d’amore da parte del Signore (il tema della piccolezza e della scelta immeritata sarà ripreso all’inizio di Ez 16).

“Perciò così dice il Signore Dio”. Si ha lo scioglimento della piccola parabola, attraverso la costruzione di un paragone tra quanto accade al legno della vite bruciato dal fuoco e quanto accadrà agli abitanti di Gerusalemme: una prima bruciatura l’hanno già subita e un’altra li attende. L’immagine è associata all’azione di Dio che volge il suo volto contro coloro che abitano a Gerusalemme. La conclusione esplicita ancora che tutto è dipeso dall’infedeltà d’Israele, con un’espressione che alla lettera suona così: “Sono stati infedeli con infedeltà” … un’infedeltà perfetta!

Dunque, l’unico modo per “rivalutare/salvare” Israele (che è scadente quanto il legno della vite) è “bruciarlo” attraverso l’esilio, visto come operazione dolorosa di Dio per riportare Israele alla “terra” sulla via della conversione. Solo allora Israele potrà essere “utile a qualcosa”.

Convertitevi dai vostri idoli e allontanatevi da tutti vostri abomini

Ago 3, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 14

1 Vennero a trovarmi alcuni anziani d’Israele e sedettero dinanzi a me. 2Mi fu rivolta allora questa parola del Signore: 3«Figlio dell’uomo, questi uomini hanno posto i loro idoli nel proprio cuore e approfittano di ogni occasione per peccare. Mi lascerò consultare da loro? 4Parla quindi e di’ loro: Dice il Signore Dio: A chiunque della casa d’Israele avrà posto i suoi idoli nel proprio cuore e avrà approfittato di ogni occasione per peccare e verrà dal profeta, io, il Signore, risponderò in base alla moltitudine dei suoi idoli; 5così raggiungerò il cuore della casa d’Israele che si è allontanata da me a causa di tutti i suoi idoli. 6Riferisci pertanto alla casa d’Israele: Dice il Signore Dio: Convertitevi, abbandonate i vostri idoli e distogliete la faccia da tutti i vostri abomini, 7poiché a chiunque della casa d’Israele e a ogni straniero abitante in Israele che si allontana da me e pone nel proprio cuore i suoi idoli e approfitta di ogni occasione per peccare e viene dal profeta a consultarmi, io stesso, il Signore, risponderò. 8Distoglierò la faccia da costui e ne farò un esempio proverbiale, e lo sterminerò dal mio popolo: così saprete che io sono il Signore.
9Se un profeta si inganna e fa una profezia, io, il Signore, lascio nell’inganno quel profeta: stenderò la mano contro di lui e lo cancellerò dal mio popolo Israele. 10Popolo e profeta porteranno la pena della loro iniquità. La pena di chi consulta sarà uguale a quella del profeta, 11perché la casa d’Israele non vada più errando lontano da me né più si contamini con tutte le sue prevaricazioni: essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio». Oracolo del Signore Dio.

12Mi fu rivolta questa parola del Signore: 13«Figlio dell’uomo, se una terra pecca contro di me e si rende infedele, io stendo la mano sopra di essa, le tolgo la riserva del pane, le mando contro la fame e stermino uomini e bestie; 14anche se in quella terra vivessero questi tre uomini: Noè, Daniele e Giobbe, essi con la loro giustizia salverebbero solo se stessi, oracolo del Signore Dio.
15Oppure, se io facessi invadere quella terra da bestie feroci, tali che la privassero dei suoi figli e ne facessero un deserto impercorribile a causa delle bestie feroci, 16anche se in quella terra ci fossero questi tre uomini, giuro com’è vero ch’io vivo, oracolo del Signore Dio: non salverebbero figli né figlie. Essi soltanto si salverebbero, ma la terra sarebbe un deserto.
17Oppure, se io mandassi la spada contro quella terra e dicessi: «Spada, percorri quella terra», e così sterminassi uomini e bestie, 18anche se in quella terra ci fossero questi tre uomini, giuro com’è vero che io vivo, oracolo del Signore Dio: non salverebbero figli né figlie. Essi soltanto si salverebbero.
19Oppure, se io mandassi la peste contro quella terra e sfogassi nel sangue il mio sdegno e sterminassi uomini e bestie, 20anche se in quella terra ci fossero Noè, Daniele e Giobbe, giuro com’è vero che io vivo, oracolo del Signore Dio: non salverebbero figli né figlie. Essi soltanto si salverebbero per la loro giustizia.
21Dice infatti il Signore Dio: Quando manderò contro Gerusalemme i miei quattro tremendi castighi: la spada, la fame, le bestie feroci e la peste, per estirpare da essa uomini e bestie, 22ecco, vi sarà un resto che si metterà in salvo con i figli e le figlie. Essi verranno da voi, perché vediate la loro condotta e le loro opere e vi consoliate del male che ho mandato contro Gerusalemme, di quanto ho mandato contro di essa. 23Essi vi consoleranno quando vedrete la loro condotta e le loro opere e saprete che non ho fatto senza ragione quello che ho fatto contro di essa». Oracolo del Signore Dio.

 

Degli “anziani” (capi in esilio?) vanno a consultare Ezechiele profeta, profeta autentico, non falso come i tanti e le tante che abbiamo visto ieri. Questi anziani “hanno posto i loro idoli nel proprio cuore e approfittano di ogni occasione per peccare”. Ezechiele aveva condannato i sacerdoti che avevano posto gli idoli nel tempio (capitolo 8), ma qui c’è di peggio: gli idoli sono nel cuore, cioè, dentro ai pensieri e alle decisioni quotidiane, tanto che ci si muove sempre verso il peccato. Come si può peccare (idolatria che allontana dal Signore) e poi consultare il Signore (per sapere cosa fare … da colui che non è più accanto a te)? L’unica cosa che si può e si deve dire (e che i falsi profeti non dicevano mai!) è questa: “Convertitevi dai vostri idoli e allontanatevi da tutti i vostri abomini”. Il passo fondamentale da fare è staccarsi dagli idoli: atto che trascinerà anche un vero cambiamento di vita. A quel punto, il Signore può dire: “Essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio”.

“Figlio dell’uomo, se una terra pecca contro di me e si rende infedele, stenderò la mano contro di essa …”. Qui, il peccato non è qualcosa di banale, semplicemente un errore, ma è “andare contro Dio, violando una alleanza (è questa la in-fedeltà, non-fedeltà)”. Cadendo l’alleanza, cadono anche i doni ad essa collegati: pane, pace, gioia, vittoria, terra, vita … in altre parole, vengono quelli che noi (e anche la Scrittura) chiamiamo i “castighi” di Dio. Ma castighi non sono, sono invece “spogliazione di doni” di cui noi stessi siamo responsabili. Nessuno ci può far niente, nemmeno i tre grandi intercessori: Noè, Daniele e Giobbe. Questi tre “salverebbero soltanto se stessi per la loro giustizia”. Si salverebbero in quanto “giusti”.

Abbiamo, però, un singolare pronunciamento al termine di questo provocatorio capitolo: “Se inviassi i miei quattro castighi contro Gerusalemme, ecco, (ci sarebbe) un resto di superstiti in essa, quelli che sono fatti partire, figli e figlie. Ecco, essi verranno da voi e vedrete la loro condotta e le loro azioni (che sono cattive!). Vi addolorerete del male che avrò fatto giungere su Gerusalemme. Ma essi vi consoleranno perché vedrete la loro condotta e le loro azioni (che sono cattive!) e … (qui viene la frase che forse ci farà capire questo complicatissimo testo) saprete che non ho fatto senza motivo ciò che ho fatto contro di essa”. In sostanza, sembra dire il Signore, “Io sono giusto, perché mi sono comportato secondo le condizioni dell’alleanza che avevo stabilito e che voi avete accettato, ma … che avete violato. Dunque, gli esiliati che vedono come si sono comportati (evidentemente male!) gli “scampati” o il “resto” strappato alla distruzione di Gerusalemme, proverà due sentimenti opposti: rattristarsi per il male capitato a Gerusalemme (il castigo compiuto) e, insieme, sentire in sé la “consolazione” per il fatto che l’azione di Dio non è affatto arbitraria. Dio è giusto, Dio è fedele … proprio perché castiga! [Il Nuovo Testamento ci parlerà del solo giusto, l’uomo Gesù che salverà il peccatore che crede in lui … Ma non lo salverà in modo magico. Ascoltiamo questa parola di Isaia: “Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe siamo stati guariti” (53,5). E anche quest’altra di Paolo: “Quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi” (Romani 5,6). Il morire di Gesù per noi o al posto nostro resta sempre un mistero o uno scandalo per le logiche umane, ma per chi umilmente crede in lui è “abisso di misericordia”, non più castigo di Dio]

Domenica 2 Agosto 2026 – XVIII Tempo Ordinario – Anno A

Ago 2, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Per accedere alla diretta streaming della Messa delle 10.00 clicca qui

ANTIFONA DI INGRESSO:

O Dio, vieni a salvarmi,
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
Signore, non tardare. (Sal 69,2.6)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del Profeta Isaia (Is 55,1-3)

Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 144

R. Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente. R.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 8, 35.37-39)
Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,13-21)

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Parola del Signore

Ahi, ai profeti stolti che vanno dietro a quello che passa nei loro cuori!

Ago 1, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 13

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, profetizza contro i profeti d’Israele, profetizza e di’ a coloro che profetizzano secondo i propri desideri: Udite la parola del Signore: 3Così dice il Signore Dio: Guai ai profeti stolti, che seguono il loro spirito senza avere avuto visioni. 4Come volpi fra le macerie, tali sono i tuoi profeti, Israele. 5Voi non siete saliti sulle brecce e non avete costruito alcun baluardo in difesa della casa d’Israele, perché potessero resistere al combattimento nel giorno del Signore. 6Hanno avuto visioni false, vaticini menzogneri coloro che dicono: «Oracolo del Signore», mentre il Signore non li ha inviati. Eppure confidano che si avveri la loro parola! 7Non avete forse avuto una falsa visione e preannunciato vaticini bugiardi, quando dite: «Oracolo del Signore», mentre io non vi ho parlato?
8Pertanto dice il Signore Dio: Poiché voi avete detto il falso e avuto visioni bugiarde, eccomi dunque contro di voi, oracolo del Signore Dio. 9La mia mano sarà sopra i profeti dalle false visioni e dai vaticini bugiardi; non faranno parte dell’assemblea del mio popolo, non saranno scritti nel libro della casa d’Israele e non entreranno nella terra d’Israele, e saprete che io sono il Signore Dio. 10Ingannano infatti il mio popolo dicendo: «Pace!», e la pace non c’è; mentre il popolo costruisce un muro, ecco, essi lo intonacano di fango. 11Di’ a quelli che lo intonacano di fango: Cadrà! Scenderà una pioggia torrenziale, cadrà una grandine come pietre, si scatenerà un uragano 12ed ecco, il muro viene abbattuto. Allora non vi si chiederà forse: «Dov’è l’intonaco che avete adoperato?». 13Perciò dice il Signore Dio: Con ira scatenerò un uragano, per la mia collera cadrà una pioggia torrenziale, nel mio furore per la distruzione cadrà grandine come pietre; 14demolirò il muro che avete intonacato di fango, lo atterrerò e le sue fondamenta rimarranno scoperte; esso crollerà e voi perirete insieme con esso, e saprete che io sono il Signore.
15Quando avrò sfogato l’ira contro il muro e contro coloro che lo intonacarono di fango, io vi dirò: Il muro non c’è più e neppure chi l’ha intonacato, 16i profeti d’Israele che profetavano su Gerusalemme e vedevano per essa una visione di pace, mentre non vi era pace. Oracolo del Signore Dio.

17Ora tu, figlio dell’uomo, rivolgiti alle figlie del tuo popolo che profetizzano secondo i loro desideri e profetizza contro di loro. 18Dirai loro: Dice il Signore Dio: Guai a quelle che cuciono nastri a ogni polso e preparano veli di ogni grandezza per le teste, per dar la caccia alle persone. Pretendete forse di dare la caccia alla gente del mio popolo e salvare voi stesse? 19Voi mi avete disonorato presso il mio popolo per qualche manciata d’orzo e per un tozzo di pane, facendo morire chi non doveva morire e facendo vivere chi non doveva vivere, ingannando il mio popolo che crede alle menzogne.
20Perciò dice il Signore Dio: Eccomi contro i vostri nastri, con i quali voi date la caccia alla gente come a uccelli; li strapperò dalle vostre braccia e libererò la gente che voi avete catturato come uccelli. 21Straccerò i vostri veli e libererò il mio popolo dalle vostre mani e non sarà più una preda nelle vostre mani; saprete così che io sono il Signore. 22Voi infatti avete rattristato con menzogne il cuore del giusto, mentre io non l’avevo rattristato, e avete rafforzato il malvagio perché non desistesse dalla sua vita malvagia e vivesse. 23Per questo non avrete più visioni false né più spaccerete vaticini: libererò il mio popolo dalle vostre mani e saprete che io sono il Signore».

 

Profeti falsi. Perché? “Perché profetizzano secondo i propri desideri”, e non secondo quello che dice loro il Signore. In tutti i popoli, in tutte le corti dei grandi ci sono stati, ci sono e ci saranno profeti: persone che parlano a nome del potente di turno o a nome proprio. In questo modo (non dicendo le parole di Dio) non hanno aiutato il popolo a evitare la sciagura. Essi, allora, “non faranno parte dell’assemblea del mio popolo, non saranno scritti nel libro della casa d’Israele e non entreranno nella terra d’Israele, e saprete che io sono il Signore Dio”. Il giudizio di Dio li allontanerà dai “luoghi” di salvezza, dai segni che indicano “appartenenza”. Li allontanerà da: “il consiglio del mio popolo (allontanati cioè dall’istruzione), dal registro della casa d’Israele (non fanno più parte del popolo), dalla terra d’Israele (non ritorneranno dall’esilio)”. Questi falsi profeti hanno proclamato “pace (cioè benessere, va tutto bene)”, quando “pace non c’è affatto”, hanno “intonacato il muro”, quando già era pericolante: “pietre di ghiaccio (grandine) lo faranno cadere”. [Sono tutte immagini della distruzione di Gerusalemme]

Ezechiele (sempre chiamato “figlio dell’uomo”) deve profetare anche “contro le donne del tuo popolo, che profetizzano secondo le loro idee (lett. cuori)”. Sono donne che si preoccupano solo di se stesse e dei loro guadagni. “Cucire nastri a ogni giuntura della mano e fare copricapi per teste di ogni statura” probabilmente sono riti magici che seducono la gente; in realtà … portano benessere soltanto a queste profetesse/indovine, sono vera e propria “cattura!”. Il Signore, invece, non “cattura” nessuno, anzi, “libera” proprio quella gente che è stata catturata da loro. Infinite volte il testo si conclude con questa o simile espressione: “Saprete che io sono il Signore”. E’ un’espressione “aperta” al lettore: come reagirà nella sua vita a queste parole del Signore? Farà esperienza che il Signore parla … anche oggi?

Io sono un segno per voi

Lug 31, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 12

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli.
3Tu, figlio dell’uomo, fatti un bagaglio da esule e di giorno, davanti ai loro occhi, prepàrati a emigrare; davanti ai loro occhi emigrerai dal luogo dove stai verso un altro luogo. Forse comprenderanno che sono una genìa di ribelli. 4Davanti ai loro occhi prepara di giorno il tuo bagaglio, come fosse il bagaglio di un esule. Davanti a loro uscirai però al tramonto, come partono gli esiliati. 5Fa’ alla loro presenza un’apertura nel muro ed esci di lì. 6Alla loro presenza mettiti il bagaglio sulle spalle ed esci nell’oscurità. Ti coprirai la faccia, in modo da non vedere il paese, perché io ho fatto di te un simbolo per gli Israeliti».
7Io feci come mi era stato comandato: preparai di giorno il mio bagaglio come quello di un esule e, sul tramonto, feci un foro nel muro con le mani. Uscii nell’oscurità e sotto i loro occhi mi misi il bagaglio sulle spalle. 
8Al mattino mi fu rivolta questa parola del Signore: 9«Figlio dell’uomo, non ti ha chiesto la casa d’Israele, quella genìa di ribelli, che cosa stai facendo? 10Rispondi loro: Così dice il Signore Dio: Questo messaggio è per il principe di Gerusalemme e per tutta la casa d’Israele che vi abita.
11Tu dirai: Io sono un simbolo per voi. Quello che ho fatto io, sarà fatto a loro; saranno deportati e andranno in schiavitù. 12Il principe che è in mezzo a loro si caricherà il bagaglio sulle spalle, nell’oscurità, e uscirà per la breccia che verrà fatta nel muro per farlo partire; si coprirà il viso, per non vedere con gli occhi il paese. 13Stenderò su di lui la mia rete e rimarrà preso nel mio laccio: lo condurrò nella terra dei Caldei, a Babilonia, ma non la vedrà e là morirà. 14Disperderò ai quattro venti quanti sono intorno a lui, le sue guardie e tutte le sue truppe; snuderò contro di loro la spada. 15Quando li avrò dispersi fra le nazioni e li avrò disseminati in paesi stranieri, allora sapranno che io sono il Signore. 16Tuttavia ne risparmierò alcuni, scampati alla spada, alla fame e alla peste, perché raccontino tutti i loro abomini alle nazioni fra le quali andranno; allora sapranno che io sono il Signore».

17Mi fu rivolta questa parola del Signore: 18«Figlio dell’uomo, mangia il pane con paura e bevi l’acqua con trepidazione e con angoscia. 19Dirai alla popolazione del paese: Così dice il Signore Dio agli abitanti di Gerusalemme, alla terra d’Israele: Mangeranno il loro pane nell’angoscia e berranno la loro acqua nella desolazione, perché la loro terra sarà spogliata della sua abbondanza, a causa dell’empietà di tutti i suoi abitanti. 20Le città popolose saranno distrutte e la campagna ridotta a un deserto; saprete allora che io sono il Signore»

21Mi fu rivolta questa parola del Signore: 22«Figlio dell’uomo, che cos’è questo proverbio che si va ripetendo nella terra d’Israele: «Passano i giorni e ogni visione svanisce»? 23Ebbene, riferisci loro: Così dice il Signore Dio: Farò cessare questo proverbio e non lo si sentirà più ripetere in Israele. Anzi riferisci loro: Si avvicinano i giorni in cui si avvererà ogni visione. 24Infatti non ci sarà più visione falsa né vaticinio fallace in mezzo alla casa d’Israele, 25perché io, il Signore, parlerò e attuerò la parola che ho detto; non sarà ritardata. Anzi, ai vostri giorni, o genìa di ribelli, pronuncerò una parola e l’attuerò». Oracolo del Signore Dio.
26Mi fu rivolta questa parola del Signore: 27«Figlio dell’uomo, ecco, la casa d’Israele va dicendo: «La visione che costui vede è per i giorni futuri; costui predice per i tempi lontani». 28Ebbene, riferisci loro: Dice il Signore Dio: Non sarà ritardata più a lungo ogni mia parola: la parola che dirò, l’eseguirò». Oracolo del Signore Dio.

 

Gesto simbolico: la deportazione. Ezechiele si trova già in esilio. Là compie un gesto che deve far riflettere sia gli esiliati sia quelli che, abitando ancora a Gerusalemme, lo saranno presto. Il gesto: deve preparare il bagaglio (da deportato) di giorno e inscenare la partenza di sera facendo un foro nel muro. Si sottolinea (per sette volte) che deve agire “davanti ai loro occhi” perché devono accorgersi di quello che il profeta sta facendo: egli è/sarà un “segno”. Si sottolinea inoltre che egli è “in mezzo a una genìa di ribelli”: gente che ha occhi ma non vede, ha orecchi ma non ascolta, quindi … gente disinteressata anche solo a domandare. Sarà, allora, il profeta a dare la spiegazione: “Se ne andranno in esilio, in prigionia … Il principe (re) uscirà di notte da una breccia (foro nel muro), ma sarà fatto prigioniero (“preso al laccio”) e portato a Babilonia, che non vedrà perché sarà accecato. Tutto finito? No. “Risparmierò tra loro alcuni (sfuggiti) alla spada, alla fame e alla peste, affinché raccontino tutti i loro abomini alle genti in mezzo a cui saranno giunti. Si tratta degli esiliati a Babilonia. Allora (anche gli stranieri) sapranno che io sono il Signore”. [Gli esiliati diventano un mezzo di annuncio: singolari questi missionari!]

Altro gesto simbolico: la fame. La situazione supposta non è più quella dell’assedio, bensì la vita che continua in città ridotte in rovina, dopo che la distruzione è avvenuta. Appare la necessità di motivare quanto accade e, anche qui, la ragione della sventura del paese dev’essere individuata nella violenza dei suoi abitanti. Di nuovo si chiude dichiarando che anche questo sarà motivo per conoscere il Signore: “Sapranno che io sono il Signore”. [Anche qui, gli esiliati diventano mezzo di annuncio]

“Mi fu rivolta la parola del Signore”. Andava di moda questo proverbio, in fondo, di derisione della parola profetica: “Passano i giorni e non si avvera alcuna visione” e l’altro proverbio, più personalizzato: “Tu, Ezechiele, profetizzi per tempi lontani (quindi non per noi, e noi non ti ascoltiamo)”. Il Signore stesso risponde: “Non sarà più ritardata nessuna mia parola; ciò che dirò, quello si realizzerà”. [Quando i discepoli di Ezechiele o Ezechiele stesso scrive questa parola, tutto era già accaduto. Dunque, è una parola scritta per l’uditore o lettore, scritta per noi, per tutti … perché crediamo che le parole del Signore si realizzano; e quindi perché le accogliamo quando vengono proclamate o lette. La Scrittura vuole insegnare a noi “oggi”, e non semplicemente narrare fatti di “ieri”]

Si sollevò la gloria del Signore dal mezzo alla città

Lug 30, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 11

1 Uno spirito mi sollevò e mi trasportò alla porta orientale del tempio del Signore, che guarda a oriente. Ed ecco, davanti alla porta vi erano venticinque uomini; in mezzo a loro vidi Iaazania, figlio di Azzur, e Pelatia, figlio di Benaià, capi del popolo. 2Il Signore mi disse: «Figlio dell’uomo, questi sono gli uomini che tramano il male e danno consigli cattivi in questa città. 3Sono coloro che dicono: «Non in breve tempo si costruiscono le case. Questa città è la pentola e noi siamo la carne». 4Per questo profetizza contro di loro, profetizza, figlio dell’uomo».
5Lo spirito del Signore venne su di me e mi disse: «Parla: Così dice il Signore: Avete parlato a questo modo, o casa d’Israele, e io conosco ciò che vi passa per la mente. 6Voi avete moltiplicato i morti in questa città, avete riempito di cadaveri le sue strade. 7Per questo così dice il Signore Dio: I cadaveri che avete gettato in mezzo ad essa sono la carne, e la città è la pentola. Ma io vi caccerò fuori. 8Avete paura della spada e io manderò la spada contro di voi, oracolo del Signore Dio! 9Vi caccerò fuori dalla città e vi metterò in mano agli stranieri e farò giustizia su di voi. 10Cadrete di spada: alla frontiera d’Israele io vi giudicherò e saprete che io sono il Signore. 11La città non sarà per voi la pentola e voi non ne sarete la carne! Alla frontiera d’Israele vi giudicherò: 12allora saprete che io sono il Signore, di cui non avete seguito le leggi né osservato le norme, mentre avete agito secondo le norme delle nazioni vicine».
13Non avevo finito di profetizzare quando Pelatia, figlio di Benaià, cadde morto. Io mi gettai con la faccia a terra e gridai ad alta voce: «Ohimé! Signore Dio, vuoi proprio distruggere quanto resta d’Israele?».

14Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: 15«Figlio dell’uomo, gli abitanti di Gerusalemme vanno dicendo ai tuoi fratelli, ai deportati con te, a tutta la casa d’Israele: «Voi andate pure lontano dal Signore: a noi è stata data in possesso questa terra». 16Di’ loro dunque: Dice il Signore Dio: Se li ho mandati lontano fra le nazioni, se li ho dispersi in terre straniere, nelle terre dove sono andati sarò per loro per poco tempo un santuario. 17Riferisci: Così dice il Signore Dio: Vi raccoglierò in mezzo alle genti e vi radunerò dalle terre in cui siete stati dispersi e vi darò la terra d’Israele. 18Essi vi entreranno e vi elimineranno tutti i suoi idoli e tutti i suoi abomini.
19Darò loro un cuore nuovo, uno spirito nuovo metterò dentro di loro. Toglierò dal loro petto il cuore di pietra, darò loro un cuore di carne, 20perché seguano le mie leggi, osservino le mie norme e le mettano in pratica: saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. 21Ma su coloro che seguono con il cuore i loro idoli e i loro abomini farò ricadere la loro condotta». Oracolo del Signore Dio.

22I cherubini allora alzarono le ali e le ruote si mossero insieme con loro, mentre la gloria del Dio d’Israele era in alto su di loro. 23Quindi dal centro della città la gloria del Signore si alzò e andò a fermarsi sul monte che è a oriente della città. 24E uno spirito mi sollevò e mi portò in Caldea fra i deportati, in visione, per opera dello spirito di Dio. E la visione che avevo visto disparve davanti a me. 25E io raccontai ai deportati quanto il Signore mi aveva mostrato.

Di nuovo: i peccati nel tempio. La gloria del Signore (lui, la sua presenza) si è fermata “all’ingresso del tempio”. I capi (venticinque uomini) “meditano iniquità e danno consigli malvagi”. Il loro peccato non è tanto l’idolatria, quanto una lettura distorta della storia, un’incapacità di comprendere Dio e il suo agire nel mondo, in particolare il suo agire verso Gerusalemme: essi sanno e avvertono che Gerusalemme sarà distrutta, ma si sentono come “carne dentro la pentola”. [Essere dentro la pentola, per loro è segno di sicurezza, per noi … non sembrerebbe!] Comunque, il senso dell’immagine è dato dalla parola di Dio attraverso il profeta: “Vi butterò fuori di qui e vi metterò in mano agli stranieri: eseguirò il giudizio nei vostri confronti”. Purtroppo – continua il Signore – “I vostri morti che avete ammucchiato in mezzo ad essa, essi saranno la carne e questa città la pentola”. Infatti, uno dei venticinque capi “improvvisamente morì”.

“Ah, Signore Dio, tu distruggi completamente il resto di Israele!”. Mentre il profeta e tutti i suoi fratelli deportati a Babilonia sono disprezzati da quelli rimasti a Gerusalemme, che dicono con altezzosità: “E’ stato dato a noi in eredità questo paese”, la risposta del Signore è consolante per i deportati: “Poiché li ho allontanati in mezzo alle genti, io sono diventato per loro un piccolo santuario nei paesi in cui sono andati”. [Parola nuova e stupenda! La presenza del Signore non è più legata a un luogo fisico, ma … alle persone che pregano, che amano, che soffrono …] Continua il Signore: “Vi radunerò dai popoli e vi darò la terra d’Israele”. Dicendo anche l’operazione che sta per compiere e che permetterà di abitare la terra: “Darò loro un cuore unico e uno spirito nuovo porrò nel loro intimo; toglierò il cuore di pietra dalla loro carne e darò loro un cuore di carne”. A che fine, in vista di cosa si ha questa operazione? “Perché si attengano ai miei precetti, custodiscano il mio diritto e lo mettano in pratica. Saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio”.

L’ultimo spostamento della gloria (per ora). “Si sollevò la gloria del Signore dal mezzo della città e si fermò sul monte che è a oriente della città (monte degli Ulivi)”. Dunque, la gloria = la presenza del Signore non è più nel tempio/edificio. “Uno spirito mi sollevò e mi portò in Caldea, presso i deportati, in visione, nello spirito del Signore. Si allontanò da me la visione che avevo visto. Riferii ai deportati tutto quello che il Signore mi aveva fatto vedere”. Sono parole preziose. Ci fanno vedere e capire che, fino ad ora, il profeta non ha voluto riscrivere una storia, ma … leggerla nel profondo, spiritualmente (per il nostro bene), oltre che teologicamente (nel disegno di Dio): Cosa davvero è successo nella distruzione di Gerusalemme? Cosa si è compiuto? Dove abita il Signore? Cosa bisogna attendere?

La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio

Lug 29, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 10

1 Io guardavo, ed ecco, sul firmamento che stava sopra il capo dei cherubini, vidi come una pietra di zaffìro e al di sopra appariva qualcosa che aveva la forma di un trono. 2Disse all’uomo vestito di lino: «Va’ fra le ruote che sono sotto il cherubino e riempi il cavo delle mani di carboni accesi, che sono fra i cherubini, e spargili sulla città». Egli vi andò, mentre io lo seguivo con lo sguardo.
3Ora i cherubini erano fermi alla destra del tempio, quando l’uomo vi andò, e una nube riempiva il cortile interno. 4La gloria del Signore si alzò sopra il cherubino verso la soglia del tempio e il tempio fu riempito dalla nube e il cortile fu pieno dello splendore della gloria del Signore. 5Il fragore delle ali dei cherubini giungeva fino al cortile esterno, come la voce di Dio onnipotente quando parla.
6Appena ebbe dato all’uomo vestito di lino l’ordine di prendere il fuoco fra le ruote in mezzo ai cherubini, questi avanzò e si fermò vicino alla ruota. 7Il cherubino tese la mano per prendere il fuoco che era fra i cherubini; ne prese e lo mise nel cavo delle mani dell’uomo vestito di lino, il quale lo prese e uscì. 8Nei cherubini appariva la forma di una mano d’uomo sotto le loro ali. 9Guardai, ed ecco che al fianco dei cherubini vi erano quattro ruote, una ruota al fianco di ciascun cherubino. Quelle ruote avevano l’aspetto del topazio. 10Sembrava che tutte e quattro fossero di una medesima forma, come se una ruota fosse in mezzo all’altra. 11Muovendosi, potevano andare nelle quattro direzioni senza voltarsi, perché si muovevano verso il lato dove era rivolta la testa, senza voltarsi durante il movimento.
12Tutto il loro corpo, il dorso, le mani, le ali e le ruote erano pieni di occhi tutt’intorno, tutti e quattro con le loro ruote. 13Io sentii che le ruote venivano chiamate Tùrbine. 14Ogni cherubino aveva quattro sembianze: la prima quella di cherubino, la seconda quella di uomo, la terza quella di leone e la quarta quella di aquila. 15I cherubini si alzarono in alto: erano gli stessi esseri viventi che avevo visto al fiume Chebar. 16Quando i cherubini si muovevano, anche le ruote avanzavano al loro fianco: quando i cherubini spiegavano le ali per sollevarsi da terra, le ruote non si allontanavano dal loro fianco; 17quando si fermavano, anche le ruote si fermavano, e quando si alzavano, anche le ruote si alzavano con loro perché lo spirito degli esseri viventi era in esse.

18La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini. 19I cherubini spiegarono le ali e si sollevarono da terra sotto i miei occhi; anche le ruote si alzarono con loro e si fermarono all’ingresso della porta orientale del tempio del Signore, mentre la gloria del Dio d’Israele era in alto su di loro. 20Erano i medesimi esseri che io avevo visto sotto il Dio d’Israele lungo il fiume Chebar e riconobbi che erano cherubini. 21Ciascuno aveva quattro aspetti e ciascuno quattro ali e qualcosa simile a mani d’uomo sotto le ali. 22Il loro aspetto era il medesimo che avevo visto lungo il fiume Chebar. Ciascuno di loro avanzava diritto davanti a sé.

 

“Io guardavo, ed ecco … “. Dunque, la visione continua. Come già si è detto, Ezechiele vuole mostrare la gloria, la presenza di Dio a contatto con la storia. E lo fa con immagini che già, in parte, conosciamo [Vedi capitolo 1]

L’immagine centrale è quello di un qualcosa che si assomiglia a una “pietra di zaffiro” che ha la forma di un “trono”. Una voce, che è quella di Dio, comanda “all’uomo vestito di lino” di “passare tra le ruote” e di farsi riempire le mani di “carboni ardenti”, in sostanza, di prendere del fuoco per poi “spargerlo nella città”. Compare un’altra immagine per indicare la gloria di Dio: “la nube”. In un primo momento questa “nube”, cioè Dio è presente e “riempie il tempio (cortile interno)”, ma poi: “La gloria del Signore si sollevò verso la soglia del tempio”. Le persone che si trovano all’esterno del tempio odono “il rumore delle ali”, cioè Dio che parla e dice all’uomo vestito di lino di portare fuori il fuoco [evidentemente per bruciare e distruggere la città] Di quest’uomo, al momento, non si parla più. Si dice soltanto: “lo prese (il fuoco) e uscì”.

Mentre il castigo si compie (per adesso in visione), il testo si sposta e si concentra sulla gloria(ruote che erano chiamate “disco” o “turbine”) e sulla sua graduale partenza dal tempio. Cogliamo il centro della visione e anche il suo senso ultimo in queste parole: “La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio”. Dunque, Ezechiele vuole dirci che con la distruzione del tempio non viene meno la presenza del Signore. Uscito, il Signore, il tempio non è più la sua casa. Il Signore continuerà ad abitare in mezzo al popolo che “sospira e piange per gli abomini commessi”.

Si avvicinano i distruttori della città

Lug 28, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 9

1 Allora una voce potente gridò ai miei orecchi: «Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano». 2Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c’era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Appena giunti, si fermarono accanto all’altare di bronzo. 3La gloria del Dio d’Israele, dal cherubino sul quale si posava, si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l’uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. 4Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono». 5Agli altri disse, in modo che io sentissi: «Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non abbia pietà, non abbiate compassione. 6Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: non toccate, però, chi abbia il tau in fronte. Cominciate dal mio santuario!».
Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio. 
7Disse loro: «Profanate pure il tempio, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!». Quelli uscirono e fecero strage nella città. 8Mentre essi facevano strage, io ero rimasto solo. Mi gettai con la faccia a terra e gridai: «Ah! Signore Dio, sterminerai quanto è rimasto d’Israele, rovesciando il tuo furore sopra Gerusalemme?».
9Mi disse: «L’iniquità d’Israele e di Giuda è enorme, la terra è coperta di sangue, la città è piena di violenza. Infatti vanno dicendo: «Il Signore ha abbandonato il paese; il Signore non vede». 10Ebbene, neppure il mio occhio avrà pietà e non avrò compassione: farò ricadere sul loro capo la loro condotta». 11Ed ecco, l’uomo vestito di lino, che aveva la borsa al fianco, venne a rendere conto con queste parole: «Ho fatto come tu mi hai comandato».

 

 Ezechiele ha “visto” cose disgustose e tremende nel tempio di Gerusalemme. La cosa non è finita: ora egli ode una “voce grande” rivolta a “chi deve punire la città”. È una voce, è il Signore stesso che guida “sei uomini” a … realizzare lo sterminio. [Attenzione! Stiamo seguendo una visione e non un fatto nel suo accadere.Quindi dobbiamo badare al significato di tutto questo]. Ecco alcuni elementi della visione. In mezzo a quei sei uomini c’è “un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. “La gloria del Dio di Israele, dal cherubino sul quale si posava, si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l’uomo vestito di lino”. La gloria (cioè Dio) gli dà un ordine: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che si compiono”. Ai sei uomini viene dato un ordine durissimo: “Ammazzate fino allo sterminio: non toccate, però, chi abbia il tau in fronte. Cominciate dal mio santuario!”. “Quelli uscirono e fecero strage della città. Mentre essi facevano strage, io ero rimasto solo. Mi gettai con la faccia a terra e gridai: Ah! Signore Dio, sterminerai quanto è rimasto d’Israele, rovesciando il tuo furore sopra Gerusalemme?” … Questa è la visione! Dobbiamo, allora, cogliere il significato o messaggio. Per quanto è possibile fissiamo questi passaggi: a) Per i peccati di Giuda, la gloria (la presenza di Dio) abbandona il tempio; b) Non tutta Gerusalemme viene distrutta (attenti, quanto alla storia: distrutta dai babilonesi e non da Dio, anche se la fede del narratore “intesta” tutto a Dio!); c) Viene risparmiato un “resto”: quelli che riceveranno un segno a forma di T sulla fronte (Tav è ultima lettera dell’alfabeto ebraico); d) Chi viene segnato? “Quelli che sospirano e piangono per tutti gli abomini che si compiono in Gerusalemme” [Gesù dirà: “beati quelli che piangono” … e io penso avesse in mente questo tipo di persone]; e)” Mentre essi facevano strage, io ero rimasto solo”. Tra coloro che sospirano e piangono (chiamato “il resto”) c’è Ezechiele, cuore o segno del “resto”, e c’è … il libro che stiamo leggendo. f) Ma c’è soprattutto, nella pienezza dei tempi, Gesù Cristo. Egli è il vero “uomo vestito di lino” che non stermina nessuno, ma che muore per tutti e … morendo dice esattamente quello che abbiamo letto: “Ho fatto quello che mi hai comandato”. [In Giovanni 19,30 si legge: “E’ compiuto”, cioè, “ho compiuto quello che mi hai comandato”]

Entra e osserva gli abomini malvagi che commettono costoro

Lug 27, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 8

1 Nell’anno sesto, nel sesto mese, il cinque del mese, mentre mi trovavo in casa e dinanzi a me sedevano gli anziani di Giuda, la mano del Signore Dio si posò su di me 2e vidi qualcosa dall’aspetto d’uomo: da ciò che sembravano i suoi fianchi in giù, appariva come di fuoco e dai fianchi in su appariva come uno splendore simile al metallo incandescente. 3Stese come una mano e mi afferrò per una ciocca di capelli: uno spirito mi sollevò fra terra e cielo e in visioni divine mi portò a Gerusalemme, all’ingresso della porta interna, che guarda a settentrione, dove era collocato l’idolo della gelosia, che provoca gelosia. 4Ed ecco, là era la gloria del Dio d’Israele, simile a quella che avevo visto nella valle. 5Mi disse: «Figlio dell’uomo, alza gli occhi verso settentrione!». Ed ecco, a settentrione della porta dell’altare l’idolo della gelosia, proprio all’ingresso. 6Mi disse: «Figlio dell’uomo, vedi che cosa fanno costoro? Guarda i grandi abomini che la casa d’Israele commette qui per allontanarmi dal mio santuario! Ne vedrai altri ancora peggiori». 7Mi condusse allora all’ingresso del cortile e vidi un foro nella parete. 8Mi disse: «Figlio dell’uomo, sfonda la parete». Sfondai la parete, ed ecco apparve una porta. 9Mi disse: «Entra e osserva gli abomini malvagi che commettono costoro». 10Io entrai e vidi ogni sorta di rettili e di animali obbrobriosi e tutti gli idoli della casa d’Israele raffigurati intorno alle pareti. 11Settanta anziani della casa d’Israele, fra i quali vi era Iaazania, figlio di Safan, ritto in mezzo a loro, stavano davanti ad essi, ciascuno con il turibolo in mano, mentre il profumo saliva in nubi d’incenso. 12Mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo, quello che fanno gli anziani della casa d’Israele nelle tenebre, ciascuno nella stanza recondita del proprio idolo? Vanno dicendo: «Il Signore non ci vede, il Signore ha abbandonato il paese»».
13Poi mi disse: «Vedrai che si commettono abomini peggiori di questi». 14Mi condusse all’ingresso della porta del tempio del Signore che guarda a settentrione e vidi donne sedute che piangevano Tammuz. 15Mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo? Vedrai abomini peggiori di questi». 16Mi condusse nel cortile interno del tempio del Signore; ed ecco, all’ingresso dell’aula del tempio, fra il vestibolo e l’altare, circa venticinque uomini, con le spalle voltate al tempio e la faccia a oriente che, prostrati, adoravano il sole. 17Mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo? Come se non bastasse per quelli della casa di Giuda commettere simili abomini in questo luogo, hanno anche riempito il paese di violenze, per provocare la mia collera. Eccoli, vedi, che si portano il ramoscello sacro alle narici. 18Ebbene, anch’io agirò con furore. Il mio occhio non avrà pietà e non avrò compassione: manderanno alte grida ai miei orecchi, ma non li ascolterò».

 

“Era il sesto anno dalla deportazione” che corrisponde al 592 a.C. Ezechiele è in esilio a Babilonia: “in casa e davanti a me sedevano gli anziani di Giuda”. Qui, egli ha una visione. Visione di cosa? [Facciamo attenzione al linguaggio, ripensando al capitolo 1, quando Ezechiele vede “la gloria del Signore”. Egli non vede un uomo preciso, ma vede “una specie di uomo” (in ebraico si tratta di “fuoco” e non di uomo); non vede una mano precisa, ma vede “una specie di mano” . Vede cioè la sostanza e non una persona o un oggetto. Quindi, lo sforzo del lettore è cogliere il significato, cosa per niente facile, anche perché il significato non è mai uno solo. Ci sarà pure anche una buona “ispirazione” per il lettore onesto e umile!]

Ebbene, nella sostanza Ezechiele vuole dire che egli è trasportato (spiritualmente) a Gerusalemme. Cosa “vide”? Vide un culto del “tutto inquinato” dalla presenza di idoli: “ed ecco, a settentrione della porta dell’altare l’idolo della gelosia, proprio all’ingresso (del tempio)”. La voce del Signore commenta: “Guarda i grandi abomini che la casa d’Israele commette qui per allontanarmi dal mio santuario”. Una volta entrato nel tempio, Ezechiele vede (sempre in visione) come e quale culto veniva esercitato nel tempio.

Un primo abominio è questo. “Settanta anziani”, che non hanno alcun potere sacerdotale, celebrano un culto alle … immagini, cosa proibita dalla legge. In concreto stanno copiando dall’Egitto e meditano un’alleanza con un popolo idolatra, poiché – dicono – “il Signore non ci vede, il Signore ha abbandonato il paese”. C’è, poi, un altro abominio, così espresso. a) “Circa venticinque uomini” … hanno voltato le spalle a Dio (al tempio) e guardano a oriente per “adorare il sole”. b) “Donne sedute che piangono Tammuz (per i Greci, il dio Adone)”. Si piangeva, secondo culti babilonesi, l’inaridirsi della vegetazione in luglio/agosto. c) “Eccoli, vedi, che si portano il ramoscello sacro alle narici”. Questo rito (che non si conosce all’interno di Israele) evoca “collera e fastidio” di Dio (forse, fa pensare alla “mosca al naso” … di Dio!): collera dovuta al fatto che “oltre agli abomini compiuti in questo luogo (tempio) hanno anche riempito il paese di violenze, per provocare la mia collera”. L’insegnamento è che dall’idolatria celebrata nel culto discende una vita disordinata e violenta nel paese, tra le persone. Purtroppo, Israele non ha esercitato una idolatria soltanto virtuale, come farebbe pensare una … visione. L’idolatria era diventata una prassi (realtà): a volte esibita manifestamente, a volte vissuta nascostamente, a volte praticata in compromessi (sincretismo). L’idolatria camuffata è una insidia che interroga anche noi, oggi, come singoli e come chiesa.