Passai vicino a te e ti vidi e dissi: Vivi!

Ezechiele 16,1-14

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, fa’ conoscere a Gerusalemme tutti i suoi abomini. 3Dirai loro: Così dice il Signore Dio a Gerusalemme: Tu sei, per origine e nascita, del paese dei Cananei; tuo padre era un Amorreo e tua madre un’Ittita. 4Alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti fu tagliato il cordone ombelicale e non fosti lavata con l’acqua per purificarti; non ti fecero le frizioni di sale né fosti avvolta in fasce. 5Occhio pietoso non si volse verso di te per farti una sola di queste cose e non ebbe compassione nei tuoi confronti, ma come oggetto ripugnante, il giorno della tua nascita, fosti gettata via in piena campagna.
6Passai vicino a te, ti vidi mentre ti dibattevi nel sangue e ti dissi: Vivi nel tuo sangue 7e cresci come l’erba del campo. Crescesti, ti facesti grande e giungesti al fiore della giovinezza. Il tuo petto divenne fiorente ed eri giunta ormai alla pubertà, ma eri nuda e scoperta.
8Passai vicino a te e ti vidi. Ecco: la tua età era l’età dell’amore. Io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità. Ti feci un giuramento e strinsi alleanza con te – oracolo del Signore Dio – e divenisti mia. 9Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue e ti unsi con olio. 10Ti vestii di ricami, ti calzai di pelle di tasso, ti cinsi il capo di bisso e ti ricoprii di stoffa preziosa. 11Ti adornai di gioielli. Ti misi braccialetti ai polsi e una collana al collo; 12misi al tuo naso un anello, orecchini agli orecchi e una splendida corona sul tuo capo. 13Così fosti adorna d’oro e d’argento. Le tue vesti erano di bisso, di stoffa preziosa e ricami. Fior di farina e miele e olio furono il tuo cibo. Divenisti sempre più bella e giungesti fino ad essere regina. 14La tua fama si diffuse fra le genti. La tua bellezza era perfetta. Ti avevo reso uno splendore. Oracolo del Signore Dio.

 

Ezechiele ha già fatto conoscere a Gerusalemme (e anche a noi lettori!) i tanti abomini di Gerusalemme, peccati di idolatria. Eppure, il Signore insiste: “Fa conoscere a Gerusalemme tutti i suoi abomini”. In realtà, Ezechiele ha descritto, quasi elencato numericamente e quantitativamente dei peccati, ma Gerusalemme non li ha ancora conosciuti, nel senso di “riconosciuti”. Quale è la via per “riconoscere” i peccati? Leggere e ascoltare nel profondo del proprio essere una “storia”, la “propria storia”: chi sono io e da dove vengo, cosa mi è stato dato, da chi e come ho ricevuto doni (vita, amore, bene, alleanza …), che ho fatto dei doni ricevuti, con chi li ho vissuti e gustati … È proprio questo che Ezechiele ci narra con una fantastica storia, descritta e consegnata in metafora.

Il giorno della nascita viene descritto nel dettaglio. Si mostra che i genitori naturali (padre Amorreo e madre Hittita, popoli nemici e poi sconfitti) negano ogni cura alla neonata (v. 4), sono privi di pietà (v. 5) e decidono di disfarsi della bambina abbandonata alla morte. “Passai vicino a te e ti vidi mentre ti dibattevi nel tuo sangue e ti dissi: Vivi nel tuo sangue”. Il primo passo che fa il Signore è quello di “far vivere”, quasi una sorta di “affido”. La bambina cresce, diventa grande e bella. “Passai vicino a te e ti vidi. Ecco, la tua età era l’età dell’amore, così stesi il mio mantello su di te, coprii la tua nudità, ti feci un giuramento, entrai in alleanza con te e divenisti mia”. Bimba, fanciulla, donna … sposa! Gerusalemme (tutto il popolo) è sposa: sposa “arredata” dal suo Signore/Sposo, in modo splendido e … divino, sposa regale. “Si diffuse il tuo nome tra le genti a causa della tua bellezza, perché essa era perfetta a causa del mio splendore e che avevo posto in te”. Questa metafora richiama tutta la storia della salvezza, a partire da Genesi: “bellezza” del creato e della coppia umana, “chiamata” di Abramo, “uscita” dall’Egitto e “alleanza sponsale” al Sinai con i comandamenti e, infine, il “dono della terra” con la “bellezza/bontà” di tutti i suoi frutti.

[Non è male passare un po’ di tempo a “conoscere” i nostri abomini, che non vuol dire tanto conoscere i nostri peccati, quanto riconoscere i tanti doni ricevuti da uno che ci ha amato fino a morire per noi]