Domenica 14 Giugno 2026 – XI Tempo Ordinario – Anno A

Giu 14, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

Ascolta, o Signore, la mia voce: a te io grido.
Sei tu il mio aiuto: non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. (Sal 26,7-9)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro dell’Esodo (Es 19,2-6)
In quei giorni, gli Israeliti, levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte.
Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 99

Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

Buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 5,6-11)
Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Il regno di Dio è vicino:
convertitevi e credete nel Vangelo..

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,36-10.8)

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Parola del Signore

Conservatevi nell’amore di Dio

Giu 13, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Giuda 17-25

17Ma voi, miei amati, ricordatevi le parole predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo. 18Essi vi dicevano: «Alla fine dei tempi vi saranno impostori, che si comporteranno secondo le loro empie passioni». 19Tali sono quelli che provocano divisioni: gente materiale, senza spirito.
20Voi invece, miei amati, costruendo voi stessi sopra la vostra santissima fede, pregando  nello Spirito Santo, 21dovete custodire voi stessi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. 22Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi 23e salvateli strappandoli dal fuoco; di altri infine abbiate compassione con timore, stando lontani perfino dai vestiti, contaminati dal loro corpo.

24A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e colmi di gioia, 25all’unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e per sempre. Amen.

 

C’è un duro attacco contro coloro che “provocano divisioni”. L’autore parla nella convinzione di vivere “alla fine dei tempi”, ed è appunto in questo tempo che compaiono “impostori/schernitori”. Il nostro autore li definisce come persone deviate nei loro comportamenti, cioè “vivono secondo le loro empie passioni, gente materiale (lett. “psichica”) senza spirito”. Tutto questo era stato predetto dalle “parole degli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo”, cioè, dai Vangeli già circolanti nelle comunità cristiane. “Miei amati, ricordate queste parole”.

“Ma voi, miei amati, dovete custodire voi stessi nell’amore di Dio”. Lo potete fare e lo farete: a) se “edificate voi stessi nella santissima fede”, cioè, nella vostra vita accogliete Gesù Cristo come guida; b) se “pregate nello Spirito santo”, nella comunione con lo Spirito dato da Gesù sulla croce; c) se “aspettate la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna”, cioè, vivete fin d’ora nella misericordia del Signore; d) se estendete l’amore ad “alcuni che dubitano (indecisi che non si sono ancora lasciati scegliere da Cristo) e rischiano di cadere nel fuoco del giudizio; e) se avete misericordia verso tanti altri che vivono nell’errore, ma “con timore”, cioè, stando lontani anche dai loro abiti, perché sono sporcati dal loro modo di vivere”.

In questa lettera, l’orizzonte è sempre il giudizio di Dio. Potremo comparire e stare “davanti alla sua gloria, senza difetto, in esultanza”? Occorre fiducia e speranza: è Dio stesso che può “preservarci dagli inciampi”, è Dio stesso che “ci salverà per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore”. E, allora, gratitudine e onore: “A lui (solo) sia gloria, maestà, forza e potenza da sempre, ora e per sempre. Amen”.

Vi scrivo per esortarvi a combattere per la fede

Giu 11, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Lettera di Giuda

L’autore si dichiara fratello di Giacomo (vedi v. 1), probabilmente quello più noto ai primi cristiani, cioè uno dei maggiori responsabili della comunità cristiana di Gerusalemme. Giuda sarebbe quindi uno di quei parenti di Gesù che sono ricordati anche nei vangeli (Mc 6,3). Tuttavia vari problemi di contenuto fanno pensare che la lettera sia stata scritta nell’ultima parte del primo secolo. In questo caso l’autore non potrebbe essere contemporaneo degli apostoli. Lo scritto contiene frequenti riferimenti alla tradizione ebraica, biblica e non biblica. Per alcuni accenni a leggende non contenute nella Bibbia, già in antico non sempre questa lettera fu accolta nel canone del Nuovo Testamento.

 

Giuda 1-16

1 Giuda, servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo, ai chiamati, amati in Dio Padre e custoditi per Gesù Cristo: 2a voi siano date in abbondanza misericordia, pace e amore.
3Miei amati, avendo un gran desiderio di scrivervi riguardo alla nostra comune salvezza, sono stato costretto a farlo per esortarvi a combattere per la fede, che fu trasmessa ai santi una volta per sempre. 4Si sono infiltrati infatti in mezzo a voi alcuni individui, per i quali già da tempo sta scritta questa condanna, perché empi, che stravolgono la grazia del nostro Dio in dissolutezze e rinnegano il nostro unico padrone e signore Gesù Cristo.

5A voi, che conoscete tutte queste cose, voglio ricordare che il Signore, dopo aver liberato il popolo dalla terra d’Egitto, fece poi morire quelli che non vollero credere 6e tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del grande giorno, gli angeli che non conservarono il loro grado ma abbandonarono la propria dimora. 7Così Sòdoma e Gomorra e le città vicine, che alla stessa maniera si abbandonarono all’immoralità e seguirono passioni contro natura, stanno subendo esemplarmente le pene di un fuoco eterno.
8Ugualmente anche costoro, indotti dai loro sogni, si contaminano, disprezzano il Signore e insultano gli angeli. 9Quando l’arcangelo Michele, in contrasto con il diavolo, discuteva per avere il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore! 10Costoro invece, mentre bestemmiano tutto ciò che ignorano, si corrompono poi in quelle cose che, come esseri privi di ragione, conoscono per natura. 11Guai a loro! Perché si sono messi sulla strada di Caino e, per guadagno, si sono lasciati andare alle seduzioni di Balaam e si sono perduti nella ribellione di Core. 12Essi sono la vergogna dei vostri banchetti, perché mangiano con voi senza ritegno, pensando solo a nutrire se stessi. Sono nuvole senza pioggia, portate via dai venti, o alberi di fine stagione senza frutto, morti due volte, sradicati; 13sono onde selvagge del mare, che schiumano la loro sporcizia; sono astri erranti, ai quali è riservata l’oscurità delle tenebre eterne. 14Profetò anche per loro Enoc, settimo dopo Adamo, dicendo: «Ecco, il Signore è venuto con migliaia e migliaia dei suoi angeli 15per sottoporre tutti a giudizio, e per dimostrare la colpa di tutti riguardo a tutte le opere malvagie che hanno commesso e a tutti gli insulti che, da empi peccatori, hanno lanciato contro di lui». 16Sono sobillatori pieni di acredine, che agiscono secondo le loro passioni; la loro bocca proferisce parole orgogliose e, per interesse, circondano le persone di adulazione.

 

L’autore comincia con l’indicazione del suo nome e i saluti abituali; la comunità cristiana alla quale è indirizzata la lettera non viene precisata. Potrebbe trattarsi di ebrei credenti in Cristo, la cui natura più profonda è data dall’essere “chiamati, amati in Dio Padre e custoditi per Gesù Cristo”. A loro è augurato il saluto: “misericordia, pace e amore in abbondanza”.

L’autore dice che è stato “costretto a scrivere”. Innanzitutto, per “esortarli a lottare per la fede consegnata ai santi (cristiani) una volta per sempre”. Secondo, perché “sono penetrati tra voi alcuni uomini … empi che mutano la grazia del Dio nostro in dissolutezza e rinnegano il solo padrone e Signore nostro Gesù Cristo”. Gli empi qui denunciati si permettono una pratica alimentare e sessuale licenziosa, come induce a pensare il seguito della lettera? Oppure, abbiamo un linguaggio mirante a indicare più in profondità la perdita della libertà autentica, quella che ha la sua fonte in Cristo?

Sia come sia, la gravità della situazione esige un giudizio ineluttabile. Coloro che sconvolgono la fede sono stati (letteralmente) “pro-grammati”, “iscritti in anticipo” per il giudizio. L’autore trae dalle Scritture tre esempi, stereotipi di un disprezzo del giusto posto da occupare davanti a Dio: il popolo salvato dall’Egitto che non era stato fedele a Dio, gli angeli ribelli, Sodoma e Gomorra. Anche gli empi, di cui si sta parlando, “si contaminano, disprezzano il Signore e insultano gli angeli”. L’autore si esprime così: “Si sono messi sulla strada di Caino e, per guadagno, si sono lasciati andare alle seduzioni di Balaam, e si sono perduti nella ribellione di Core. Sono, dunque, il fallimento della fraternità, per gelosia, cupidigia, seduzione, ribellione, fino all’assassinio.

Il “luogo” nel quale l’autore misura la perversione di questi empi è l’agape/amore (v. 12). L’uso del termine, qui usato per il pasto fraterno, nel quale forse era celebrata la cena, è unico nel Nuovo Testamento. La mancanza di ritegno nel modo di approfittare dei pasti comunitari per il proprio godimento è uno scoglio, forma una macchia come la schiuma del mare quando le onde colpiscono la roccia (v. 13). Allora si cita la profezia di Enoc, che riguarda la venuta del Signore, Giudice universale scortato dai suoi angeli. La sua attualizzazione sottolinea ancora l’arroganza che sarà confusa: astio e rabbia. Conclude: i loro desideri li prendono in giro, la loro bocca proferisce enormità, adulano le persone in base al loro interesse (v. 16). Un ritratto capovolto del “pastore buono”!

Muterò le sorti del mio popolo Israele

Giu 10, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Amos 9,7-15

7«Non siete voi per me come gli Etiopi, figli d’Israele? Oracolo del Signore. Non sono io che ho fatto uscire Israele dal paese d’Egitto,
i Filistei da Caftor e gli Aramei da Kir?
8Ecco, lo sguardo del Signore Dio è rivolto contro il regno peccatore: io lo sterminerò dalla terra, ma non sterminerò del tutto la casa di Giacobbe. Oracolo del Signore.
9Ecco, infatti, io darò ordini e scuoterò, fra tutti i popoli, la casa d’Israele come si scuote il setaccio e non cade un sassolino per terra. 10Di spada periranno tutti i peccatori del mio popolo, essi che dicevano: «Non si avvicinerà, non giungerà fino a noi la sventura».

11In quel giorno rialzerò la capanna di Davide, che è cadente; ne riparerò le brecce, ne rialzerò le rovine, la ricostruirò come ai tempi antichi, 12perché conquistino il resto di Edom e tutte le nazioni sulle quali è stato invocato il mio nome. Oracolo del Signore, che farà tutto questo.
13Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – in cui chi ara s’incontrerà con chi miete e chi pigia l’uva con chi getta il seme; i monti stilleranno il vino nuovo e le colline si scioglieranno. 14Muterò le sorti del mio popolo Israele, ricostruiranno le città devastate e vi abiteranno, pianteranno vigne e ne berranno il vino, coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto. 15Li pianterò nella loro terra e non saranno mai divelti da quel suolo che io ho dato loro», dice il Signore, tuo Dio. 

Tutti i popoli sono debitori al Signore, anche i Filistei e gli Aramei: da lui, in diversi modi, sono stati liberati e guidati. Ora, il profeta parla a Israele “che io ho fatto uscire dall’Egitto”. È un popolo peccatore Israele? Sì, è un “regno peccatore” e ne pagherà le conseguenze … andando in esilio.

“Ma non sterminerò del tutto la casa di Giacobbe”. Giacobbe sarà meticolosamente “setacciato”: periranno i peccatori arroganti e superbi. Mentre “rialzerò la capanna di Davide (discendenza) che è cadente”, ma resterà una “capanna” e non diventerà un “palazzo”. Sarà “piccolo”, non superbo.

Il libro di Amos si conclude con una visione che ha la sua realizzazione nel tempo futuro, quello del ritorno del Messia (escatologia). L’espressione nota che richiama il futuro è questa: “Ecco, verranno giorni in cui … “. Per dire che si starà bene, c’è la nota metafora agricola: grano e vino in abbondanza, si godrà del frutto del proprio lavoro. Ma le fondamenta di tutto questo bene (escatologico) sta in Dio: è il Signore che … “li pianterò nella loro terra e non saranno mai divelti da quella terra che io ho dato loro”. Terra data/donata … che non dovrà conquistare altre terre, ma solo “prenderne possesso … eredità”. Quasi a commento (compimento?) di queste parole, Gesù dirà: “Beati i miti, avranno la terra in eredità”. Giacomo dirà che la capanna ricostruita da Dio attraverso Cristo Gesù dovrà vivere assieme e in comunione con “quelli che dalle nazioni si convertono a Dio” (Atti 15,19).

Il Signore colpisce la terra ed essa vacilla

Giu 9, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Amos 9,1-6

1 Vidi il Signore che stava sopra l’altare e diceva: «Colpisci con forza i capitelli e siano scossi gli architravi, falli cadere sulla testa di tutti e io ucciderò il resto con la spada; nessuno di loro riuscirà a fuggire, nessuno di loro scamperà. 2Anche se si rifugiassero negli inferi, di là li prenderà la mia mano; se salissero al cielo, di là li tirerò giù; 3se si nascondessero in cima al Carmelo, là li scoverò e li prenderò; se si occultassero al mio sguardo in fondo al mare, là comanderò al serpente di morderli; 4se andassero in schiavitù davanti ai loro nemici, là comanderò alla spada di ucciderli. Io volgerò il mio sguardo su di loro in male e non in bene».
5Il Signore, Dio degli eserciti, colpisce la terra ed essa vacilla e sono in lutto tutti i suoi abitanti; essa si solleva tutta come il Nilo e si abbassa come il Nilo d’Egitto. 6Egli costruisce nei cieli il suo palazzo e fonda la sua volta sulla terra; egli chiama a raccolta le acque del mare e le riversa sulla terra. Signore è il suo nome.

 

Quinta visione. Oggi, leggiamo il testo forse più duro di tutta la Scrittura. Duro quanto alle parole, cioè a quanto “dice”, ma non quanto ai “contenuti”, cioè a quanto “insegna”.

Cosa “dice”? Dio comanda al profeta di colpire il palazzo, farlo cadere sulla testa di tutti, mentre … “Io (il Signore!) ucciderò il resto con la spada; nessuno di loro riuscirà a fuggire, nessuno di loro scamperà”. Se il mio Dio comanda di distruggere e poi lui ammazza tutti, … io entro in crisi e mi viene da rifiutarlo. Questo testo si presta molto a una lettura “fondamentalista”: se identifichi quel “tutti” coi tuoi nemici o con chi pare a te, e dici che Dio ti ha comandato di farlo … puoi fare quello che ti pare in nome di Dio. È una lettura sbagliata: nel passato, nel presente, nel futuro. Bisogna allora buttare via questo testo? O raccomandare di non leggerlo mai? …

Certamente, no! Allora, cosa “insegna”? Notiamo, intanto, che non è detto in nessun punto chi sono questi “loro” o questi “tutti”. Non ci è consentito, dunque, applicarlo a persone o popoli o creature. Il “palazzo” rappresenta il sistema mondano, la struttura idolatrica di male (allora e oggi e domani) su cui si erge ogni potenza che si fa Dio e lotta contro Dio. Questa potenza deve essere del tutto annientata. Nel suo “fare il male” può nascondersi, può camuffarsi, può fuggire …, ma non sfuggirà mai a Dio! Si vuol dire: nessuna potenza sfuggirà al “giudizio di Dio”, un giudizio che sarà “senza appello”. Non ci sarà alcun luogo in cui ci si potrà nascondere a Dio. È chiaro che questo non è un discorso intramondano, cioè non lo vediamo realizzato nella storia, ora. [Però qualche “segno” una lettura di fede della storia lo può vedere] È un discorso fondato sul “suo palazzo costruito nei cieli”, su Dio stesso quando “ri-fonderà” il mondo. Solo allora (escatologia) il male sarà definitavene e completamente sconfitto! Provarlo a fare noi oggi, con tutte le migliori intenzioni (fondamentalismo … appunto!) sarebbe un disastro!

 

Cercheranno la parola del Signore ma non la troveranno

Giu 8, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Amos 8,1-14

1 Ecco ciò che mi fece vedere il Signore Dio: era un canestro di frutta matura. 2Egli domandò: «Che cosa vedi, Amos?». Io risposi: «Un canestro di frutta matura». Il Signore mi disse: «È maturata la fine per il mio popolo, Israele; non gli perdonerò più. 3In quel giorno i canti del tempio diventeranno lamenti. Oracolo del Signore Dio. Numerosi i cadaveri, gettati dovunque. Silenzio!

4Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, 5voi che dite: «Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo l’efa e aumentando il siclo e usando bilance false, 6per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto del grano»». 7Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: «Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere. 8Non trema forse per questo la terra, sono in lutto tutti i suoi abitanti, si solleva tutta come il Nilo, si agita e si abbassa come il Nilo d’Egitto?

9In quel giorno – oracolo del Signore Dio – farò tramontare il sole a mezzogiorno e oscurerò la terra in pieno giorno! 10Cambierò le vostre feste in lutto e tutti i vostri canti in lamento: farò vestire ad ogni fianco il sacco, farò radere tutte le teste: ne farò come un lutto per un figlio unico e la sua fine sarà come un giorno d’amarezza.
11Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore Dio – in cui manderò la fame nel paese; non fame di pane né sete di acqua, ma di ascoltare le parole del Signore». 12Allora andranno errando da un mare all’altro e vagheranno da settentrione a oriente, per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno. 13In quel giorno verranno meno per la sete le belle fanciulle e i giovani. 14Quelli che giurano per il peccato di Samaria e dicono: «Viva il tuo Dio, Dan!», oppure: «Viva la via sacra per Bersabea!», cadranno senza più rialzarsi!

 

Quarta visione. Dopo l’intermezzo della cacciata del profeta dal regno del nord e il richiamo alla sua chiamata, proseguono le visioni nel senso già detto, cioè, “ciò che il Signore fa vedere” per … annunciare o insegnare qualcosa. Il Signore fa vedere un canestro di frutta matura. Il senso, rivelato dal Signore, è questo: “E’ maturata la fine del mio popolo, Israele; non gli perdonerò più”. Questo è l’annuncio.

Poi viene l’ammonimento o insegnamento. Perché calpestate il povero e lo sfruttate per i vostri interessi? Le feste con le loro celebrazioni comunitarie (Novilunio e Sabato) “rallentano” i vostri affari. Voi, non pensate al Signore, non pensate ai poveri, ma pensate solo a voi stessi! “lo giuro – dice il Signore – non dimenticherò tutte le loro opere”. Un segno o una punizione (così lo percepisce un animo credente) si avrà in un evento incontrollabile: “come quando si agita e si abbassa il Nilo d’Egitto”; come quando si produce un’eclisse a mezzogiorno; come quando una festa si cambia in lutto “per la morte di un figlio unico … giorno di amarezza”.

Ma la “punizione” più dura sarà la “fame nel paese”. Sarà una punizione strana, fortemente pedagogica: “non fame di pane né sete di acqua, ma di ascoltare la parola del Signore”. Il popolo, mentre sperimenta fame di pane e sete di acqua, è educato a cogliere una … “grazia”: fame non tanto di pane, ma di parola di Dio. Nella prova reale (fame e sete) il popolo si sta accorgendo che gli manca ciò che lo nutrirebbe davvero e per sempre, cioè, la parola di Dio. Ma questa parola non gli viene data subito, in modo automatico/magico, appena … ha fame di essa. Di fatto: “Andranno errando da un mare all’altro e vagheranno da settentrione a oriente, per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno”. C’è una penitenza da fare, preliminare al ricevimento del dono: penitenza che consiste nel non avere, non trovare ciò che stai desiderando (la parola). È tremendo non trovare la parola, quando hai fame vera di essa! Ma se vuoi trovare la grazia della parola, allora abbandona una vita guidata dai tuoi idoli (vv. 13-14).

Domenica 7 Giugno 2026 – Corpus Domini

Giu 7, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

Il Signore ha nutrito il suo popolo con fiore di frumento
e lo ha saziato con miele dalla roccia. (Cf. Sal 80, 17)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del Deuteronomio (Dt 8,2-3.14-16)
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 147

Loda il Signore, Gerusalemme.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

SECONDA LETTURA: Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (1Cor 10,16-17)
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.
Parola di Dio

SEQUENZA

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.

Alleluja, Alleluja

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore

Non ero profeta né figlio di profeta

Giu 6, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Amos 7,10-17

10Amasia, sacerdote di Betel, mandò a dire a Geroboamo, re d’Israele: «Amos congiura contro di te, in mezzo alla casa d’Israele; il paese non può sopportare le sue parole, 11poiché così dice Amos: «Di spada morirà Geroboamo, e Israele sarà condotto in esilio lontano dalla sua terra»». 12Amasia disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritirati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, 13ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno». 14Amos rispose ad Amasia e disse:

«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
15Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele.

16Ora ascolta la parola del Signore: Tu dici: «Non profetizzare contro Israele, non parlare contro la casa d’Isacco». 17Ebbene, dice il Signore: «Tua moglie diventerà una prostituta nella città, i tuoi figli e le tue figlie cadranno di spada, la tua terra sarà divisa con la corda in più proprietà; tu morirai in terra impura e Israele sarà deportato in esilio lontano dalla sua terra»».

L’episodio qui raccontato fa seguito al giudizio sulla casa di Israele (terza visione). In realtà, segna l’espulsione di Amos (che era della Giudea) dal regno di Geroboamo II (che stava nel regno di Samaria). Nello stesso tempo abbiamo l’unica nota biografica su Amos, e un richiamo alla sua chiamata a fare il profeta, come vuole il Signore (e non i re di questo mondo).

Il regno del Nord o di Samaria aveva un importante santuario/tempio a Betel (Bet-el = casa di El/Dio). Il sacerdote Amasia non sopporta la presenza di Amos e lo denuncia al re Geroboamo: “Amos congiura contro di te” dicendo: “Di spada morirà Geroboamo, e Israele sarà condotto in esilio lontano dalla sua terra”. Amasia vuole scacciare Amos e lo attacca con insulti umilianti: Fai il profeta per mestiere, per soldi … torna alla tua terra! Il santuario (Bet-el) appartiene al re (non a Dio, non al popolo!) e quindi non puoi profetizzare qui, parlando male del re. Fai meglio a … scappare!

La risposta di Amos è semplice, umile e forte. “Non sono un profeta e non faccio parte di un gruppo di profeti (è questo il senso di “figlio di profeti”); sono un mandriano e coltivo piante di sicomoro … Il Signore mi prese, mi chiamò, mi disse: Va’, profetizza al mio popolo Israele (regno di Samaria)”. Quindi, Amos è una persona normale che obbedisce a una precisa parola del Signore. [Ricordiamo che il regno del nord era nemico del regno di Giuda, dove stava Amos. Ci viene da pensare a Giona, che disobbedisce al Signore che gli aveva chiesto di andare … all’estero, a Ninive, dai nemici di Israele]

Il rifiuto, imposto da Amasia a Amos di parlare come profeta nel regno e contro il regno del nord, provoca … eventi disastrosi per Amasia e tutto il popolo: “tu (Amasia) morirai in terra impura, Israele sarà portato in esilio lontano dalla sua terra, tua moglie sarà costretta a fare la prostituta, i tuoi figli e figlie moriranno di spada”. [Il disastro dell’esilio “storicamente” è dovuto a strategie e scelte sbagliate del re e dell’oligarchia superba e oppressiva nei riguardi di alleanze non mantenute con altri regni, ma “la fede” di chi scrive vede i disastri come esito dell’alleanza non mantenuta con Dio, vale a dire, come esito dei peccati. Il passo (semplice ma sbagliato e che spesso facciamo!) è rimandare tutte le colpe a Dio, visto come una persona arrabbiata punitrice!]

Non gli perdonerò più

Giu 5, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Amos 7,1-9

1 Ecco ciò che mi fece vedere il Signore Dio: quando cominciava a germogliare la seconda erba, quella che spunta dopo la falciatura per il re, egli formava uno sciame di cavallette. 2Quando quelle stavano per finire di divorare l’erba della regione, io dissi: «Signore Dio, perdona! Come potrà resistere Giacobbe? È tanto piccolo». 3Il Signore allora si ravvide: «Questo non avverrà», disse il Signore.
4Ecco ciò che mi fece vedere il Signore Dio: il Signore Dio chiamava a una lite per mezzo del fuoco che consumava il grande abisso e divorava la campagna. 5Io dissi: «Signore Dio, desisti! Come potrà resistere Giacobbe? È tanto piccolo». 6Il Signore allora si ravvide: «Neanche questo avverrà», disse il Signore Dio.
7Ecco ciò che mi fece vedere il Signore Dio: il Signore stava sopra un muro tirato a piombo e con un filo a piombo in mano. 8Il Signore mi disse: «Che cosa vedi, Amos?». Io risposi: «Un filo a piombo». Il Signore mi disse: «Io pongo un filo a piombo in mezzo al mio popolo, Israele; non gli perdonerò più. 9Saranno demolite le alture d’Isacco e saranno ridotti in rovina i santuari d’Israele, quando io mi leverò con la spada contro la casa di Geroboamo».

 

In 7,1 ha inizio il racconto di cinque “visioni” di cui il profeta Amos fu testimone. “Visione” è da intendersi non tanto e non solo quello che il profeta vede, ma quello che il Signore gli fa vedere … al fine di un insegnamento o di un annuncio. Quindi, noi lettori staremo attenti all’insegnamento, più che al fatto della visione. In altre parole, dobbiamo farci ascoltatori della parola che insegna, più che curiosi visionari, imbambolati da immagini.

Prima visione. Ecco quello che il Signore fa vedere: cavallette che distruggono tutto. Ed ecco quello che il Signore “dice”, cioè, insegna: la preghiera di intercessione del profeta, la domanda di perdono a Dio viene esaudita, e Dio non manda a esecuzione la propria sentenza (il testo dice che “Dio si pentì: questo non avverrà”). [Il pentimento, soprattutto se si dice di Dio, non va inteso in senso morale, ma come cambiamento a livello di decisione]

Seconda visione. Ecco quello che il Signore fa vedere: un fuoco che consuma il grande Oceano e sta per consumare i campi. Ed ecco quello che il Signore “dice”, cioè, insegna: “Dio si pentì: neanche questo avverrà”. Nei due casi, la preghiera del profeta insiste sulla “piccolezza/debolezza” di Israele: solo Dio “lo alzerà”, lo può alzare/rimettere in piedi.

Terza visione. Le prime due visioni preparano la terza, che diventa la più importante. Ecco quello che il Signore fa vedere: un filo a piombo, che prepara la distruzione/giudizio della casa/dinastia. Ed ecco quello che il Signore “dice”, cioè, insegna: “non perdonerò più (alla casa/dinastia del re Geroboamo II)”. Notiamo che in questa terza visione non appare la preghiera del profeta. Ciò significa che … la decisione del Signore è irrevocabile: ci sarà il giudizio!. [Questo sarà mostrato nelle visioni seguenti]

Mangiano gli agnelli del gregge

Giu 4, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Amos 6,1-14

1 Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Questi notabili della prima tra le nazioni,
ai quali si rivolge la casa d’Israele!
2Andate a vedere la città di Calne,
da lì andate a Camat, la grande,
e scendete a Gat dei Filistei:
siete voi forse migliori di quei regni
o il loro territorio è più grande del vostro?
3Voi credete di ritardare il giorno fatale
e invece affrettate il regno della violenza.
4Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
5Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
6bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
7Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti.
8Ha giurato il Signore Dio, per se stesso!
Oracolo del Signore, Dio degli eserciti.
«Detesto l’orgoglio di Giacobbe,
odio i suoi palazzi,
consegnerò al nemico la città e quanto contiene».
9Se sopravvivranno in una sola casa dieci uomini,
anch’essi moriranno.
10Lo prenderà il suo parente e chi prepara il rogo,
per portare via le ossa dalla casa;
dirà a chi è in fondo alla casa:
«C’è ancora qualcuno con te?».
L’altro risponderà: «No».
Ed egli dirà: «Silenzio!»,
perché non si pronunci il nome del Signore.
11Poiché ecco: il Signore comanda
di fare a pezzi la casa grande,
e quella piccola di ridurla in frantumi.
12Corrono forse i cavalli sulla roccia
e si ara il mare con i buoi?
Poiché voi cambiate il diritto in veleno
e il frutto della giustizia in assenzio.
13Voi vi compiacete di Lodebàr dicendo:
«Non abbiamo forse conquistato Karnàim con la nostra forza?».
14«Ora, ecco, io susciterò contro di voi, casa d’Israele
– oracolo del Signore, Dio degli eserciti -,
un popolo che vi opprimerà dall’ingresso di Camat
fino al torrente dell’Araba».

È un attacco forte a uno stile di vita “dissoluto”, cioè, “sciolto-da” ogni vincolo e ogni regola: trionfa il piacere, la bella vita, nella più colpevole indifferenza verso il male che ne viene al popolo. Il “guai” riporta a disastri avvenuti nelle città straniere (Calne, Camat la grande, Gat dei Filistei), città ridotte a nulla. Ebbene, “voi volete allontanare il giorno cattivo (al presente, per voi), ma con le vostre azioni fate avvicinare il regno della violenza (in futuro, contro di voi)”. Questo “regno della violenza” è identificato nell’esilio che avverrà di lì a poco, per il regno di Samaria: “Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei dissoluti”.

È stata denunciata la “dissolutezza” dei potenti, ora viene condannato il loro “orgoglio”. La “casa grande” sarà distrutta, abbandonata: tra i cadaveri regnerà il “silenzio”, come a dire, “lì non ci sarà Dio”. Perché avverrà tutto questo? Perché c’è una grande corruzione, particolarmente effettuata nel comportamento insensato dei giudici: la giustizia nelle loro mani si trasforma in strumento di morte. Si tratta di un impazzimento o stravolgimento delle cose, come quando uno volesse “arare il mare con i buoi” o “far galoppare i cavalli sulle rocce”.