Domenica 5 Luglio 2026 – XIV Tempo Ordinario – Anno A

Lug 5, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

O Dio, accogliamo il tuo amore nel tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende sino ai confini della terra;
è piena di giustizia la tua destra. (Cf. Sal 47,10-11)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del Profeta Zaccaria (Zac 9,9-10)
Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 144

R. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. R.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 8,9.11-13)
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore

L’unico sacrificio: offrì se stesso

Lug 4, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 10,1-18

1 La Legge infatti, poiché possiede soltanto un’ombra dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose, non ha mai il potere di condurre alla perfezione per mezzo di sacrifici – sempre uguali, che si continuano a offrire di anno in anno – coloro che si accostano a Dio. 2Altrimenti, non si sarebbe forse cessato di offrirli, dal momento che gli offerenti, purificati una volta per tutte, non avrebbero più alcuna coscienza dei peccati? 3Invece in quei sacrifici si rinnova di anno in anno il ricordo dei peccati. 4È impossibile infatti che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. 5Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice:

Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.
6 Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
7Allora ho detto: «Ecco, io vengo
– poiché di me sta scritto nel rotolo del libro –
per fare, o Dio, la tua volontà».

8Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, 9soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. 10Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.
11Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati. 12Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, 13aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. 14Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati. 15A noi lo testimonia anche lo Spirito Santo. Infatti, dopo aver detto:

16Questa è l’alleanza che io stipulerò con loro
dopo quei giorni, dice il Signore:
io porrò le mie leggi nei loro cuori
e le imprimerò nella loro mente,
dice:
17e non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità.

18Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.

 

La Legge di Mosè “non può mai rendere perfetti coloro che si avvicinano (a Dio, nel culto)”, in altre parole, “non può donare i beni futuri (della salvezza: comunione co Dio)”. L’ordinamento del culto non lo può, perché è soltanto “ombra” dei beni futuri, o “figura”. Non è, dunque, “la realtà stessa delle cose”. Dicendo ombra o figura si intende stabilire e sostenere un rapporto e non una rottura tra ombra e realtà: la realtà è sempre unita all’ombra e l’ombra è sempre unita alla realtà. Comunque è la realtà che crea, dà senso e porta a … compimento la figura, senza annullarla, piuttosto, includendola.

Questo processo (da ombra a realtà, da figura a immagine) processo che esige un “compimento”, lo si può rilevare a partire dal “sistema” di culto operante in Israele. a) i sacrifici si offrono ogni anno; b) gli offerenti, una volta purificati, debbono nuovamente essere purificati; c) coi sacrifici ogni anno “c’è il ricordo dei peccati”; d) “è impossibile che il sangue di tori e di capri cancelli i peccati”. Cosa si vuol dire con questo? Non che non ci sia il perdono dei peccati, ma che bisogna sempre “ripetere” i sacrifici per il perdono dei peccati che sono sempre … “ripetuti”. [Non c’è il perdono “una volta per tutte”]

Vediamo le cose, invece, nel loro compiersi in Cristo. a) citazione del salmo 40: “ (è l’orante che parla, ed è Cristo stesso) olocausti e sacrifici per il peccato non hai gradito”; b) Sono “tutte cose si soffrono secondo la Legge” di Mosè; c) “allora dissi: Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”; d) “abolisce il primo per stabilire il secondo”; e) “Mediante quella volontà (volontà di Cristo) siamo stati santificati” (santificazione = appartenenza e unione); f) Santificati “attraverso l’offerta del corpo di Gesù Cristo”; g) “offerta una volta per tutte” … si muore una sola volta!; h) “Dopo aver offerto un solo sacrificio per i peccati, si è seduto (Cristo) per sempre alla destra di Dio”; i) Con una sola offerta ha reso perfetti per sempre coloro che vengono santificati”. Essere perfetti = appartenere ed essere uniti a lui: operazione che fa Cristo e che resta, operazione (sua obbedienza e morte che sono il suo sacrificio) che non può essere ripetuta; l) Santificazione che è Alleanza che dura: dura certamente in Cristo che “non ricorderà più le iniquità = perdonerà e rifarà la persona che crede in lui, ma dura anche in noi poiché avrà posto “le mie leggi sul loro cuore, le imprimerò sulla loro mente”, e così “dei loro peccati non mi ricorderò più”, perché … li ho già perdonati nella mia morte; m) Può essere come una momentanea conclusione di questo grande processo. È scritto: “Dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato”. Attenzione: non dice che non ci saranno più peccati, ma che non c’è più offerta per i peccati … nel senso che nella sua morte sono già stati perdonati. Il peccato esige una “offerta/sacrificio per il peccato”, ma questa offerta è già sta fatta una volta per tutte con la morte di Gesù, quindi … i nostri peccati sono già stati perdonati: basta solo che li riconosciamo e li confessiamo davanti a Lui.

Entrato nel cielo stesso Cristo intercede a nostro favore

Lug 3, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 9,24-28


24Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. 25E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: 26in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. 27E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, 28così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.

 

Ritorna ancora la parola “figura”. Il “santuario fatto da mani d’uomo (tempio di Gerusalemme)” è figura o anticipazione/immagine del santuario “vero”, che è … “il cielo stesso”. Nella sua vita terrena Gesù è andato tante volte al tempio, ma non è mai “entrato” nel luogo santo: vi poteva entrare solo il sommo sacerdote, come abbiamo visto. Cristo, invece, è entrato nel “cielo stesso”.

Con la sua morte e risurrezione, Cristo è entrato “nel cielo per presentarsi al cospetto di Dio in nostro favore”. In questo modo Cristo ha realizzato una mediazione salvifica unica e definitiva, a differenza del sommo sacerdote che nella liturgia del Kippur entrava ogni anno nel Santissimo e non con il proprio sangue, ma con quello delle vittime animali che non aveva alcuna efficacia salvifica.

Ora, Cristo è il Risorto dai morti che non muore più; alla fine dei secoli, apparirà una seconda volta nel mondo senza alcuna relazione con il peccato, cioè con una umanità glorificata e non più rivestita della debolezza di chi si era fatto carico delle conseguenze disastrose dei peccati degli uomini. Cristo non deve più vivere e morire per espiare (questo è avvenuto la prima volta nella sua incarnazione), ma vivere e rendere partecipi della sua gloria coloro che nella speranza lo attendono per la salvezza piena (v. 28).

 

 

Era necessario la morte del testatore

Lug 2, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 9, 16-23

16Ora, dove c’è un testamento, è necessario che la morte del testatore sia dichiarata, 17perché un testamento ha valore solo dopo la morte e rimane senza effetto finché il testatore vive. 18Per questo neanche la prima alleanza fu inaugurata senza sangue. 19Infatti, dopo che tutti i comandamenti furono promulgati a tutto il popolo da Mosè, secondo la Legge, questi, preso il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issòpo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, 20dicendo: Questo è il sangue dell’alleanza che Dio ha stabilito per voi. 21Alla stessa maniera con il sangue asperse anche la tenda e tutti gli arredi del culto. 22Secondo la Legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue, e senza spargimento di sangue non esiste perdono. 23Era dunque necessario che le cose raffiguranti le realtà celesti fossero purificate con tali mezzi; ma le stesse realtà celesti, poi, dovevano esserlo con sacrifici superiori a questi. 

 

Con la sua offerta (morte) Gesù ha compiuto la purificazione dei peccati e ha anche inaugurato la nuova alleanza. Ogni alleanza, infatti, richiede una morte espiatrice, perché nessun testamento [alleanza e testamento, in greco, hanno la stessa parola] è effettivo finché il testatore non muore. Questo principio fondamentale viene poi avvalorato dal predicatore con il dato che non si stabilisce alcuna alleanza senza spargimento di sangue (morte). Per questo viene citata l’alleanza del Sinai, stipulata mediante l’aspersione del sangue delle vittime animali, segno dell’unione vitale di Dio con il suo popolo.

L’antica alleanza fu figura di quella nuova; lì il mediatore fu Mosè, qui Gesù, il quale con la sua morte redentrice ha assicurato l’adempimento della promessa dell’eredità eterna per i credenti “che gli obbediscono” (5,9) e per coloro che l’attendevano fin dall’inizio della storia della salvezza (11,40). Si noti che il sacrificio redentore di Cristo ha un effetto retroattivo sui credenti dell’antica alleanza. Nella antica alleanza era Dio che prendeva unilateralmente un impegno, e tale impegno veniva sancito con un giuramento o con un rito; ora è Gesù che svolge il compito di testatore, dando effettiva validità al testamento per mezzo della sua morte e inaugurando con il proprio sangue la nuova alleanza.

Il predicatore, per attestare la necessità (v. 23) della morte sacrificale di Cristo, sottolinea l’importanza del sangue fin dai riti al Sinai. L’espressione usata da Mosè durante il rito di aspersione (“Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi”) rimarca la stretta relazione tra il sangue sacrificale e l’alleanza. Il nostro testo, però, ha una differenza che è … compimento: “Questo è il sangue dell’alleanza che Dio ha prescritto per voi”. Con l’uso del pronome dimostrativo (questo) il predicatore ha rimandato gli uditori alla formula di istituzione dell’Eucaristia (ultima cena), che dice: “Questo è il mio sangue dell’alleanza”.

Mosè con le aspersioni del sangue purificò “le figure delle realtà celesti”, cioè “il libro stesso e tutto il popolo” e “la tenda e tutti gli oggetti del culto” . Gesù, invece, mediante la sua preghiera e sofferenza ha purificato “le stesse realtà del cielo (non più soltanto le figure)”. Così ha aperto l’accesso alla Gerusalemme celeste per il popolo di Dio trasformando con il suo sacrificio la “tenda più grande e più perfetta (la sua umanità) tanto da arrivare alla destra di Dio.

Cristo ha offerto se stesso

Lug 1, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 9, 1-15

1 Certo, anche la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. 2Fu costruita infatti una tenda, la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta; essa veniva chiamata il Santo. 3Dietro il secondo velo, poi, c’era la tenda chiamata Santo dei Santi, con 4l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne, che era fiorita, e le tavole dell’alleanza. 5E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che stendevano la loro ombra sul propiziatorio. Di queste cose non è necessario ora parlare nei particolari.
6Disposte in tal modo le cose, nella prima tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrare il culto; 7nella seconda invece entra solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per quanto commesso dal popolo per ignoranza. 8Lo Spirito Santo intendeva così mostrare che non era stata ancora manifestata la via del santuario, finché restava la prima tenda. 9Essa infatti è figura del tempo presente e secondo essa vengono offerti doni e sacrifici che non possono rendere perfetto, nella sua coscienza, colui che offre: 10si tratta soltanto di cibi, di bevande e di varie abluzioni, tutte prescrizioni carnali, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate.
11Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. 12Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. 13Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, 14quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?

15Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa. 

 

L’autore ha aperto un confronto tra la “prima/antica” alleanza e la “seconda/nuova” alleanza. In un primo momento il confronto si ha a livello di “norme e prescrizioni”. Quindi l’autore sente il dovere di richiamare agli uditori (che però sapevano bene queste cose, noi invece … un po’ meno) i riti dell’antico culto nel santuario terreno (tempio).

Esordisce dicendo: “Ora, dunque, anche la prima alleanza aveva prescrizioni di culto e un luogo santo terreno”. E poi lo descrive minuziosamente, e … val la pena risentirlo: “Fu allestita infatti una tenda, la prima [in senso spaziale e non teologico], nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta; essa veniva chiamata Santa [noi, oggi, dobbiamo pensare all’aula o navata dell’edificio chiesa]. Dietro il secondo velo, poi, c’era la tenda chiamata Santissima [noi diremmo tabernacolo grande], con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, il bastone di Aronne, che era fiorito, e le tavole dell’alleanza. E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che stendevano la loro ombra sul propiziatorio”.

L’autore continua descrivendo non più gli oggetti sacri, ma il rito o l’esercizio del rito: “Nella prima tenda [aula o navata] entrano in continuazione i sacerdoti per compiere i servizi cultuali; nella seconda [tabernacolo grande], invece, una sola volta all’anno entra solo il sommo sacerdote, non senza del sangue, che egli offre per se stesso e per i peccati di ignoranza commessi dal popolo”.

A questo punto l’autore fa il suo commento e chiama in causa lo Spirito santo. Questi riti e queste prescrizioni, nella loro semplicità, ordine e cura “contengono” significati o messaggi profondi, che si scoprono soltanto vedendone il compimento: la loro imperfezione, rimanda e attende un compimento. È lo Spirito santo che rivela il compimento. L’autore, per indicare il legame tra le due alleanze, fa uso di una specifica parola: “figura” [In greco è “parabolè”, parabola), e dice esattamente: “Ciò è figura del tempo presente. Il “tempo presente” non è il nostro tempo, ma quello del sacerdozio ebraico:“figura” si dice del sacerdozio ebraico. Quel tempo, quindi il sacerdozio ebraico non poteva “rendere perfetto nella coscienza” colui che offriva il culto. Infatti era un culto basato su/di qualcosa di esterno, cioè, “cibi, bevande e diverse abluzioni”. L’autore, senza disprezzo e secondi sensi, definisce queste prescrizioni come “carnali”, nel senso di “terrene” … prescrizioni cioè che valgono “fino al loro cambiamento” [Fino al tempo della loro riforma]

Ecco allora il “cambiamento”, ecco la “riforma”. Per dirlo in una parola, la riforma è Cristo nel suo mistero di morte e risurrezione. Lasciamo che ci parli l’autore stesso: “Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione”. I “beni futuri” sono i beni che erano stati promessi e che poi si sono realizzati, mentre la “tenda più grande e più perfetta” è il suo corpo, la sua esistenza terrena. Continua la citazione: “Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna”.  “Santuario/Luogo santo” è il luogo della presenza di Dio (Cielo). Ebbene, Gesù è entrato nel luogo santo tramite il suo sangue, la sua morte, e così ha ottenuto una “redenzione eterna”. Eterna perché Gesù si è offerto “una volta per tutte”. Infine, l’offerta che Cristo ha fatto di se stesso, “purifica la nostra coscienza dalle opere morte, perché noi possiamo offrire un culto al Dio vivente”.

Tutto questo processo è segnato e reso efficace da una singolare mediazione, quella di Cristo. E ha come compimento o finalità una nuova alleanza. È il “mediatore di (questa) nuova alleanza” che permette “a coloro che sono stati chiamati di ricevere l’eredità eterna che era stata promessa”.

Concluderò un’alleanza nuova con la casa di Israele e con la casa di Giuda

Giu 30, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 8,1-13

1 Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della Maestà nei cieli, 2ministro del santuario e della vera tenda, che il Signore, e non un uomo, ha costruito.
3Ogni sommo sacerdote, infatti, viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessità che anche Gesù abbia qualcosa da offrire. 4Se egli fosse sulla terra, non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono quelli che offrono i doni secondo la Legge. 5Questi offrono un culto che è immagine e ombra delle realtà celesti, secondo quanto fu dichiarato da Dio a Mosè, quando stava per costruire la tenda: «Guarda – disse – di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte.
6Ora invece egli ha avuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore, perché è fondata su migliori promesse. 7Se la prima alleanza infatti fosse stata perfetta, non sarebbe stato il caso di stabilirne un’altra. 8Dio infatti, biasimando il suo popolo, dice:

Ecco: vengono giorni, dice il Signore,
quando io concluderò un’alleanza nuova
con la casa d’Israele e con la casa di Giuda.
9Non sarà come l’alleanza che feci con i loro padri,
nel giorno in cui li presi per mano
per farli uscire dalla terra d’Egitto;
poiché essi non rimasero fedeli alla mia alleanza,
anch’io non ebbi più cura di loro, dice il Signore.
10E questa è l’alleanza che io stipulerò con la casa d’Israele
dopo quei giorni, dice il Signore:
porrò le mie leggi nella loro mente
e le imprimerò nei loro cuori;
sarò il loro Dio
ed essi saranno il mio popolo.
11Né alcuno avrà più da istruire il suo concittadino,
né alcuno il proprio fratello, dicendo:
«Conosci il Signore!».
Tutti infatti mi conosceranno,
dal più piccolo al più grande di loro.
12Perché io perdonerò le loro iniquità
e non mi ricorderò più dei loro peccati.

13Dicendo alleanza nuova, Dio ha dichiarato antica la prima: ma, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a scomparire.

 

“Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della Maestà nei cieli, 2ministro del santuario e della vera tenda, che il Signore, e non un uomo, ha costruito”. L’autore è arrivato al “punto capitale” della sua predicazione. Si tratta di una affermazione fondativa (gli studiosi la chiamano “proposizione”): affermazione cioè che richiede d’essere spiegata. Da “spiegare”  nel senso di “dimostrare” ci sono questi punti: a) “abbiamo un sommo sacerdote” che è Gesù (affermazione in parte già spiegata); b) Gesù “sacerdote grande assiso alla destra di Dio”; c) Gesù “ministro del santuario e della tenda vera costruita da Dio”. Gesù risorto, Gesù sacerdote non è più, come una volta, sulla terra.

Il brano di oggi, dopo aver “impostato” il discorso nei suoi punti, si sofferma a parlare di un punto capitale: non prende più in considerazione il rito in se stesso, ma l’alleanza che nasce dal rito: alleanza come punto di arrivo del culto. Ecco la “dimostrazione” (sempre a partire dai testi della Scrittura): “Se la prima alleanza infatti fosse stata perfetta (senza difetto), non sarebbe stato il caso di stabilirne un’altra (una seconda). Che la prima alleanza avesse difetti lo mostra la Scrittura stessa per bocca del profeta Geremia, che poi apre alla “alleanza nuova”.

Lunga citazione di Geremia. Il testo dell’oracolo rivolto a Israele dopo l’esilio babilonese riguarda la restaurazione messianica del popolo di Dio, che si compirà definitivamente con l’opera di Cristo. Con la nuova alleanza, Dio donerà le sue leggi nelle loro menti e le scriverà nei loro cuori e non più su tavole di pietra. Il binomio “mente” e “cuore”, esprime l’interiorità della persona umana nella sua dimensione intellettiva, mnemonica, affettiva e volitiva. La relazione tra Dio e il suo popolo sarà di vera appartenenza reciproca e l’effetto della interiorizzazione della legge sarà l’assenza di istruzione reciproca dall’esterno; tutti infatti, dal più piccolo al più grande, avranno l’esperienza intima di Dio. Questa trasformazione dell’essere umano si attuerà grazie alla misericordia di Dio. È questa la novità profonda della nuova alleanza: Dio non solo perdonerà i peccati, vero ostacolo all’origine della rottura dell’alleanza, ma anche non si ricorderà più di essi. Il perdono sarà pieno e senza riserve.

Dio stesso – nella profezia riportata da Geremia – nel dire “nuova” (v. 13) la “seconda” (v. 7) alleanza, “ha fatto diventare antica” “la prima”; “ciò che diventa antico e invecchia è prossimo a sparire”. Sulla base di queste parole provenienti da Dio, il predicatore riprende la prospettiva di critica dell’alleanza sinaitica e deduce il giudizio di provvisorietà riguardo a essa: l’antica alleanza, divenuta obsoleta (sciolta), è stata superata. Divenuta “antica”, si è conclusa inesorabilmente con la sua sparizione perché è subentrata la nuova ed eterna alleanza stabilita sul sacrificio di Cristo. [Domani si spiegherà meglio cosa significa questa “sparizione” o “superamento”: non si tratta di “sostituzione”, cosa che indicherebbe la estinzione o non esistenza di Israele come popolo chiamato da Dio]

Proprio un tale sommo sacerdote ci occorreva

Giu 29, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 7,11-28


11Ora, se si fosse realizzata la perfezione per mezzo del sacerdozio levitico – sotto di esso il popolo ha ricevuto la Legge -, che bisogno c’era che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek, e non invece secondo l’ordine di Aronne? 12Infatti, mutato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un mutamento della Legge. 13Colui del quale si dice questo, appartiene a un’altra tribù, della quale nessuno mai fu addetto all’altare. 14È noto infatti che il Signore nostro è germogliato dalla tribù di Giuda, e di essa Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio.
15Ciò risulta ancora più evidente dal momento che sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, 16il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile. 17Gli è resa infatti questa testimonianza:

Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchìsedek

18Si ha così l’abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità – 19la Legge infatti non ha portato nulla alla perfezione – e si ha invece l’introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale noi ci avviciniamo a Dio.
20Inoltre ciò non avvenne senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento; 21costui al contrario con il giuramento di colui che gli dice:

Il Signore ha giurato e non si pentirà: tu sei sacerdote per sempre.

22Per questo Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore.
23Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo. 24Egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. 25Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.
26Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. 27Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso. 28La Legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre.

 

L’omileta sta approfondendo il rapporto che c’è tra il sacerdozio levitico o di Aronne e quello di Cristo o di Melchisedk, conseguentemente quello cristiano. Ma al sacerdozio levitico è legato un ordinamento o legge. Ora l’omileta vuole spiegarci che, come c’è un nuovo sacerdozio in Cristo, così deve esserci un nuovo ordinamento o legge per l’accesso e per esercitare il culto.

In modo retorico, lo scrittore si domanda: “Se la perfezione fosse stata raggiunta per mezzo del sacerdozio levitico – sotto di esso, infatti, il popolo ha ricevuto la Legge – che bisogno c’era ancora che sorgesse un altro sacerdote alla maniera di Melchisedk, e non nominato alla maniera di Aronne?”. La risposta immediata è questa: non è stata raggiunta la perfezione mediante il sacerdozio levitico. Ma, se non è stata raggiunta la perfezione mediante il sacerdozio levitico (e quindi c’è un altro sacerdozio), viene a mutare anche la Legge o ordinamento che il popolo ha ricevuto sotto quel sacerdozio. Infatti: “Mutato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un mutamento di Legge”. [Per “legge” si intende l’ordinamento o regolamento che ordina tutto il sistema sacerdotale, soprattutto il modo e il tempo di scelta dei sacerdoti “assegnati all’altare”]

Questa importante affermazione serve allo scrittore per mostrare che Gesù è sacerdote, sebbene non sia della tribù di Levi, come richiedeva e “ordinava” la legge. Infatti, Gesù è della tribù di Giuda per la via di Giuseppe “figlio di Davide” (vedi Matteo 1,20), non è della tribù di Levi. È Dio stesso che con “giuramento” (e non con una “legge carnale”, cioè terrena e incapace di portare alla perfezione) lo fa sacerdote. Lo costituisce sacerdote “per la potenza di una via indistruttibile”, vale a dire, per la potenza manifestata nella risurrezione, quando ha dato questa testimonianza: “Tu sei sacerdote per sempre alla maniera di Melchisedek”.

In tutto questo che si va meticolosamente e legalmente descrivendo, avvengono due cose: a) “l’abrogazione di un precedente comandamento (legato al sacerdozio) a causa della sua debolezza e inutilità”. Come è stato detto, questa Legge o comandamento “non ha reso niente perfetto” [occorre pensare – e lo vedremo più avanti – alla Legge riguardo al valore dei sacrifici e non alla Legge di Dio in asoluto]; b) “l’introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale ci avviciniamo a Dio”. Il punto o domanda che nasce è questa: il sacerdozio levitino nel suo esercizio avvicina o manca di avvicinare a Dio? Crea alleanza o manca di creare alleanza con Dio?

“Per questo Gesù è divenuto garante di un’alleanza migliore”. Gesù crea vicinanza e quindi alleanza con Dio, per questo è “alleanza migliore”, vale a dire, definitiva e sicura. Gli ultimi versetti del brano di oggi ci dicono che la differenza del sacerdozio di Gesù rispetto a quello dei leviti non è solo quantitativa (Gesù è unico mentre i leviti sono molti), ma anche qualitativa: Gesù ha un sacerdozio eterno, mentre i leviti uno temporaneo. In altre parole, il sacerdozio di Gesù non finisce mai e non viene interrotto dalla morte. Proprio per questo: “può salvare completamente coloro che si avvicinano a Dio per mezzo di lui, essendo egli sempre vivo, per intercedere a loro favore”. È solo “per mezzo di Cristo (tema della fede in lui) che ci si avvicina a Dio”.

Il “pesantissimo” (in tanti sensi, anche teologico!) brano di oggi termina con un sospiro grato e confortante, che io semplicemente trascrivo: ”Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso”. Questa “offerta” permane, è eterna: di essa noi facciamo gioiosa ed efficace memoria nella liturgia e nella vita.

Domenica 28 Giugno 2026 – XIII Tempo Ordinario – Anno A

Giu 28, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia. (Sal 46,2

 

PRIMA LETTURA

Dal Secondo Libro dei Re  (2Re 4,8-11.14-16a))
Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era una donna facoltosa, che l’invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Essa disse al marito: “Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare”.
Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e si coricò. Eliseo chiese a Giezi il suo servo: “Che cosa si può fare per questa donna?”. Il servo disse: “Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio”. Eliseo disse: “Chiamala!”. La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: “L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio”.

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 88

R. Canterò per sempre l’amore del Signore.

Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». R.

Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. R.

Perché tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 6,3-4.8-11)
Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui.
Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio.
Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa;
proclamate le grandezze di Dio, che vi ha chiamato
dalle tenebre all’ammirabile sua luce. (Cf. 1Pt 2,9)

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,37-42)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

Parola del Signore

Melchisedek fatto simile al Figlio di Dio

Giu 27, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 7,1-10

1 Questo Melchìsedek infatti, re di Salem, sacerdote del Dio altissimo, andò incontro ad Abramo mentre ritornava dall’avere sconfitto i re e lo benedisse; 2a lui Abramo diede la decima di ogni cosa. Anzitutto il suo nome significa «re di giustizia»; poi è anche re di Salem, cioè «re di pace». 3Egli, senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote per sempre.
4Considerate dunque quanto sia grande costui, al quale Abramo, il patriarca, diede la decima del suo bottino. 5In verità anche quelli tra i figli di Levi che assumono il sacerdozio hanno il mandato di riscuotere, secondo la Legge, la decima dal popolo, cioè dai loro fratelli, essi pure discendenti da Abramo. 6Egli invece, che non era della loro stirpe, prese la decima da Abramo e benedisse colui che era depositario delle promesse. 7Ora, senza alcun dubbio, è l’inferiore che è benedetto dal superiore. 8Inoltre, qui riscuotono le decime uomini mortali; là invece, uno di cui si attesta che vive. 9Anzi, si può dire che lo stesso Levi, il quale riceve le decime, in Abramo abbia versato la sua decima: 10egli infatti, quando gli venne incontro Melchìsedek, si trovava ancora nei lombi del suo antenato.

 

Dunque, Gesù è sacerdote, ma … secondo l’ordine di Melchisedek. Cosa vuol dire questo? Cosa c’entra Melchisedek? Il capitolo 7 cerca di farcelo capire.

Innanzitutto, bisogna “rileggere” le parole di Genesi 14,17: “Melchìsedek, re di Salem, sacerdote del Dio altissimo, andò incontro ad Abramo mentre ritornava dall’avere sconfitto i re e lo benedisse; 2a lui Abramo diede la decima di ogni cosa”. L’autore rilegge il testo e fa questa esegesi: a) “Il nome Melchisedek significa anzitutto re di giustizia, poi re di Salem, cioè re di pace”; b) di lui non c’è una genealogia: non ha ascendenti né discendenti, “senza principio di giorni né fine di vita”; c) l’autore conclude così la sua “rilettura” di Genesi: “(Melchisedek) reso simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote per sempre”. Dunque, c’è un sacerdozio che non è legato a una catena di persone né allo scorrere del tempo (come quello ebraico e anche pagano): è un sacerdozio “che dura”.

Altre considerazioni dell’autore. Melchisedek è grande (“considerate quanto grande sia costui”), grande al punto che Abramo (“proprio lui, il patriarca”) gli dona la decima del bottino. I discendenti di Levi (che hanno il sacerdozio) prendono le decime dal popolo, mentre Melchisedek, che non discende da Levi e quindi non ha il sacerdozio ebraico, “prese la decima da Abramo”. Di più: “Melchisedek benedisse Abramo che aveva ricevuto le promesse (da Dio)”. “Ora, non c’è alcun dubbio, che l’inferiore riceve la benedizione dal superiore”. Quindi, Mechisedek è superiore ad Abramo, in quanto ha ricevuto le decime da Abramo. La “rilettura” di Genesi prosegue con questo ultimo tocco che parla dei discendenti di Abramo: “Anche Levi [sacerdozio ebraico], che riceveva le decime, ha pagato la decima attraverso Abramo. Egli [Levi, capostipite del sacerdozio ebraico], infatti, si trovava ancora nei lombi del padre Abramo quando gli venne incontro Melchisedek”.

Melchisedek è quindi la prefigurazione della condizione di Gesù risorto, sacerdote eterno, così come viene proclamato dal salmo 110: “Tu sei sacerdote per l’eternità, secondo l’ordine di Melchisedek”. Tra Melchisedek e Cristo ci sono, comunque, delle differenze: Melchisedek è “fatto simile” al Figlio di Dio, mentre Gesù “lo è”; il sacerdozio del primo “resta … per sempre”, cioè è senza interruzione, mentre quello di Cristo è “per l’eternità”; Gesù, alla destra nell’alto dei cieli, possiede un sacerdozio la cui mediazione ha un’estensione eterna, mentre Melchisedek ha un sacerdozio perpetuo, ma pur sempre temporale … Il discorso lungo e difficile proseguirà ancora domani! Coraggio, perseverate!

Con fede e perseveranza si diventa eredi delle promesse

Giu 26, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 6,4-20


4Quelli, infatti, che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo 5e hanno gustato la buona parola di Dio e i prodigi del mondo futuro. 6Tuttavia, se sono caduti, è impossibile rinnovarli un’altra volta portandoli alla conversione, dal momento che, per quanto sta in loro, essi crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all’infamia. 7Infatti, una terra imbevuta della pioggia che spesso cade su di essa, se produce erbe utili a quanti la coltivano, riceve benedizione da Dio; 8ma se produce spine e rovi, non vale nulla ed è vicina alla maledizione: finirà bruciata!
9Anche se a vostro riguardo, carissimi, parliamo così, abbiamo fiducia che vi siano in voi cose migliori, che portano alla salvezza. 10Dio infatti non è ingiusto tanto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che avete dimostrato verso il suo nome, con i servizi che avete reso e che tuttora rendete ai santi. 11Desideriamo soltanto che ciascuno di voi dimostri il medesimo zelo perché la sua speranza abbia compimento sino alla fine, 12perché non diventiate pigri, ma piuttosto imitatori di coloro che, con la fede e la costanza, divengono eredi delle promesse.
13Quando infatti Dio fece la promessa ad Abramo, non potendo giurare per uno superiore a sé, giurò per se stesso 14dicendo: Ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza. 15Così Abramo, con la sua costanza, ottenne ciò che gli era stato promesso. 16Gli uomini infatti giurano per qualcuno maggiore di loro, e per loro il giuramento è una garanzia che pone fine a ogni controversia. 17Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l’irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento, 18affinché, grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. 19In essa infatti abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita: essa entra fino al di là del velo del santuario, 20dove Gesù è entrato come precursore per noi, divenuto sommo sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchìsedek.

 

“Il discorso lungo e difficile” non parte da qualcosa di scolastico o filosofico o metafisico, ma ancora una volta da una considerazione di fatto che si trasforma in ricordo di ciò che è avvenuto, ammonimento, esortazione forte: molto utile se si vuol crescere e non rimanere “bambini da latte”.

Il predicatore parla a dei cristiani in generale ai quali ricorda il “dono”. Hanno ricevuto: a) la “illuminazione”: la luce è la parola proclamata che porta alla fede, fede che apre al battesimo; b) il “dono celeste”: partecipazione, anzi, il “gustare” la vita divina nella santa cena; c) l’essere “divenuti partecipi del dono dello Spirito santo”: Spirito che abilita a tanti doni/carismi nella chiesa, per il servizio comune; d) l’aver “gustato la bella parola di Dio e le potenze del tempo che sta per venire”: gustare/vivere la bella parola di Dio ti dà di sperimentare la forza e la potenza del mondo futuro … che irrompe in te, nella tua vita nuova.

Il predicatore fa una triste ipotesi: questi cristiani sono “caduti”. Caduti nel senso che non sono cresciuti, ma sono rimasti bloccati e fermi, come morti. Non volendo crescere e quindi non volendo vivere da cristiani veri, maturi (l’autore direbbe “perfetti”) … hanno annullato in se stessi la forza della risurrezione ricevuta in dono dalla morte di Cristo, l’hanno “disprezzata” [mi pare sia questo il senso di una frase molto dura: “crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all’ignominia”] Bene: “è impossibile rinnovarli di nuovo per la conversione”. [Non significa che automaticamente sono perduti] Il cristiano è come una terra imbevuta d’acqua: se genera la vegetazione, bene; ma se non genera “è vicina alla maledizione”.

Non è questo il caso degli ascoltatori. Il messaggio del predicatore voleva essere soltanto un ammonimento per dire di “perseverare”. Infatti, nella comunità c’è amore, amore concreto reso ai fratelli, qui chiamati, “santi”. Tuttavia, la strada è lunga, e allora è il caso di impegnarsi … “per non diventare pigri, ma essere imitatori di coloro che ereditano le promesse, grazie alla fede e alla perseveranza”.

L’accenno alle “promesse” chiama in causa Abramo, il quale “avendo perseverato ottenne la promessa”. La promessa, poi, chiama in causa la speranza: ad essa bisogna afferrarsi “come un’ancora della vita, sicura e ferma, e che entra al di là della cortina [cortina o velo del tempio, che chiudeva l’entrata del Santo dei Santi], dove è entrato Gesù come precursore per noi, divenuto, alla maniera di Melchisedek, sommo sacerdote per sempre”. [Il richiamo a Melchisedek e al tempio è sviluppato domani al capitolo 7]