Ebrei 9, 16-23
16Ora, dove c’è un testamento, è necessario che la morte del testatore sia dichiarata, 17perché un testamento ha valore solo dopo la morte e rimane senza effetto finché il testatore vive. 18Per questo neanche la prima alleanza fu inaugurata senza sangue. 19Infatti, dopo che tutti i comandamenti furono promulgati a tutto il popolo da Mosè, secondo la Legge, questi, preso il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issòpo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, 20dicendo: Questo è il sangue dell’alleanza che Dio ha stabilito per voi. 21Alla stessa maniera con il sangue asperse anche la tenda e tutti gli arredi del culto. 22Secondo la Legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue, e senza spargimento di sangue non esiste perdono. 23Era dunque necessario che le cose raffiguranti le realtà celesti fossero purificate con tali mezzi; ma le stesse realtà celesti, poi, dovevano esserlo con sacrifici superiori a questi.
Con la sua offerta (morte) Gesù ha compiuto la purificazione dei peccati e ha anche inaugurato la nuova alleanza. Ogni alleanza, infatti, richiede una morte espiatrice, perché nessun testamento [alleanza e testamento, in greco, hanno la stessa parola] è effettivo finché il testatore non muore. Questo principio fondamentale viene poi avvalorato dal predicatore con il dato che non si stabilisce alcuna alleanza senza spargimento di sangue (morte). Per questo viene citata l’alleanza del Sinai, stipulata mediante l’aspersione del sangue delle vittime animali, segno dell’unione vitale di Dio con il suo popolo.
L’antica alleanza fu figura di quella nuova; lì il mediatore fu Mosè, qui Gesù, il quale con la sua morte redentrice ha assicurato l’adempimento della promessa dell’eredità eterna per i credenti “che gli obbediscono” (5,9) e per coloro che l’attendevano fin dall’inizio della storia della salvezza (11,40). Si noti che il sacrificio redentore di Cristo ha un effetto retroattivo sui credenti dell’antica alleanza. Nella antica alleanza era Dio che prendeva unilateralmente un impegno, e tale impegno veniva sancito con un giuramento o con un rito; ora è Gesù che svolge il compito di testatore, dando effettiva validità al testamento per mezzo della sua morte e inaugurando con il proprio sangue la nuova alleanza.
Il predicatore, per attestare la necessità (v. 23) della morte sacrificale di Cristo, sottolinea l’importanza del sangue fin dai riti al Sinai. L’espressione usata da Mosè durante il rito di aspersione (“Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi”) rimarca la stretta relazione tra il sangue sacrificale e l’alleanza. Il nostro testo, però, ha una differenza che è … compimento: “Questo è il sangue dell’alleanza che Dio ha prescritto per voi”. Con l’uso del pronome dimostrativo (questo) il predicatore ha rimandato gli uditori alla formula di istituzione dell’Eucaristia (ultima cena), che dice: “Questo è il mio sangue dell’alleanza”.
Mosè con le aspersioni del sangue purificò “le figure delle realtà celesti”, cioè “il libro stesso e tutto il popolo” e “la tenda e tutti gli oggetti del culto” . Gesù, invece, mediante la sua preghiera e sofferenza ha purificato “le stesse realtà del cielo (non più soltanto le figure)”. Così ha aperto l’accesso alla Gerusalemme celeste per il popolo di Dio trasformando con il suo sacrificio la “tenda più grande e più perfetta (la sua umanità) tanto da arrivare alla destra di Dio.