Entrato nel cielo stesso Cristo intercede a nostro favore

Ebrei 9,24-28


24Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. 25E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: 26in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. 27E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, 28così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.

 

Ritorna ancora la parola “figura”. Il “santuario fatto da mani d’uomo (tempio di Gerusalemme)” è figura o anticipazione/immagine del santuario “vero”, che è … “il cielo stesso”. Nella sua vita terrena Gesù è andato tante volte al tempio, ma non è mai “entrato” nel luogo santo: vi poteva entrare solo il sommo sacerdote, come abbiamo visto. Cristo, invece, è entrato nel “cielo stesso”.

Con la sua morte e risurrezione, Cristo è entrato “nel cielo per presentarsi al cospetto di Dio in nostro favore”. In questo modo Cristo ha realizzato una mediazione salvifica unica e definitiva, a differenza del sommo sacerdote che nella liturgia del Kippur entrava ogni anno nel Santissimo e non con il proprio sangue, ma con quello delle vittime animali che non aveva alcuna efficacia salvifica.

Ora, Cristo è il Risorto dai morti che non muore più; alla fine dei secoli, apparirà una seconda volta nel mondo senza alcuna relazione con il peccato, cioè con una umanità glorificata e non più rivestita della debolezza di chi si era fatto carico delle conseguenze disastrose dei peccati degli uomini. Cristo non deve più vivere e morire per espiare (questo è avvenuto la prima volta nella sua incarnazione), ma vivere e rendere partecipi della sua gloria coloro che nella speranza lo attendono per la salvezza piena (v. 28).