Domenica 26 Luglio 2026 – XVII Tempo Ordinario – Anno A

Lug 26, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

Dio sta nella sua santa dimora:
a chi è solo fa abitare una casa;
dà forza e vigore al suo popolo. (Cf. Sal 67,6.7.36)

 

PRIMA LETTURA

Dal primo Libro dei Re (1Re 3,5.7-12)

In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?». Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 118

R. Quanto amo la tua legge, Signore!

La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento. R.

Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia. R.

Perciò amo i tuoi comandi,
più dell’oro, dell’oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero. R.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 8, 28-30)
Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-52)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Parola del Signore

Giudicherò il tuo comportamento. È giunto il tuo turno.

Lug 25, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 7

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Ora, figlio dell’uomo, riferisci: Così dice il Signore Dio alla terra d’Israele. Ecco la fine: essa giunge sino ai quattro estremi della terra. 3Ora che su di te pende la fine, io scaglio contro di te la mia ira, per giudicarti secondo le tue opere e per domandarti conto di tutti i tuoi abomini. 4Non avrà pietà di te il mio occhio e non avrò compassione, ma ti riterrò responsabile della tua condotta e diverranno palesi in mezzo a te i tuoi abomini; saprete allora che io sono il Signore.
5Così dice il Signore Dio: Ecco, arriva sventura su sventura. 6Viene la fine, viene su di te: ecco, viene! 7Viene il tuo turno, o abitante della terra: arriva il tempo, è prossimo il giorno terribile e non di tripudio sui monti. 8Ora, fra breve, rovescerò il mio furore su di te, e su di te darò sfogo alla mia ira, per giudicarti secondo le tue opere e per domandarti conto di tutti i tuoi abomini. 9Non avrà pietà di te il mio occhio e non avrò compassione, ma ti riterrò responsabile della tua condotta e diverranno palesi in mezzo a te i tuoi abomini: saprete allora che sono io, il Signore, colui che colpisce. 
10Ecco il giorno, eccolo: arriva. È giunto il tuo turno. L’ingiustizia fiorisce, germoglia l’orgoglio 11e regna la violenza, scettro della malvagità. 12È giunto il tempo, è vicino il giorno: chi ha comprato non si allieti, chi ha venduto non rimpianga, perché l’ira pende su tutti! 13Chi ha venduto non tornerà in possesso di ciò che ha venduto, anche se rimarrà in vita, perché la condanna contro il loro fasto non sarà revocata e nessuno, per la sua perversità, potrà salvare la sua esistenza.
14Si suona il corno e tutto è pronto; ma nessuno muove a battaglia, perché il mio furore è contro tutta quella moltitudine. 15La spada all’esterno, la peste e la fame di dentro: chi è in campagna perirà di spada, chi è in città sarà divorato dalla fame e dalla peste. 16Chi di loro potrà fuggire e salvarsi sui monti, gemerà come le colombe delle valli, ognuno per la sua iniquità.
17Tutte le mani si indeboliranno e tutte le ginocchia si scioglieranno come acqua. 18Vestiranno il sacco e lo spavento li avvolgerà. Su tutti i volti sarà la vergogna e tutte le teste saranno rasate. 19Getteranno l’argento per le strade e il loro oro si cambierà in immondizia, con esso non si sfameranno, non si riempiranno il ventre, perché è stato per loro causa di peccato. 20Della bellezza dei loro gioielli fecero oggetto d’orgoglio e fabbricarono con essi le abominevoli statue dei loro idoli. Per questo li tratterò come immondizia, 21li darò in preda agli stranieri e saranno bottino per i malvagi della terra che li profaneranno. 22Distoglierò da loro la mia faccia, sarà profanato il mio tesoro, vi entreranno i ladri e lo profaneranno.
23Prepàrati una catena, poiché il paese è pieno di assassini e la città è colma di violenza. 24Io manderò i popoli più feroci e s’impadroniranno delle loro case, abbatterò la superbia dei potenti, i santuari saranno profanati. 25Giungerà l’angoscia e cercheranno pace, ma pace non vi sarà. 26Sventura seguirà a sventura, allarme succederà ad allarme: ai profeti chiederanno responsi, ai sacerdoti verrà meno la legge, agli anziani il consiglio. 27Il re sarà in lutto, il principe sarà ammantato di desolazione. Tremeranno le mani della popolazione del paese. Li tratterò secondo la loro condotta, li giudicherò secondo i loro giudizi: così sapranno che io sono il Signore».

 

Il giudizio sulla terra di Israele si fa più puntuale, incisivo, in qualche modo …  compiuto (quanto all’annuncio e non alla realtà storica), quasi si scrivesse la lapide funeraria: “è la fine!”. Fine che è descritta in modi crudi: modi che hanno come soggetto Dio stesso: “Io scaglio contro di te la mia ira”. La “ira di Dio” non deve portarci a pensare che Dio sia arrabbiato, ma che Dio è giudice, e che “giudica secondo le tue opere e ti domanda conto di tutti i tuoi abomini”, un Dio che dà esecuzione piena al suo giudizio … solo alla fine. Se Dio si rivela come “giudice” è ovvio che (come qualsiasi giudice) “non avrà pietà di te”, nel senso che peserà quello che hai fatto in bene o in male (le tue opere). “Saprete allora che io sono il Signore”. Saprete, cioè farete esperienza di un Dio che giudica rettamente [La rabbia o l’ira non c’entrano niente. Mettiamoci in testa che questo modo di parlare è un “debito” da pagare al comune linguaggio umano, detto “genere letterario”]

“E’ la fine!” era stato detto e scritto. Ora si dice: “Ecco, arriva sventura su sventura. Viene la fine, viene su di te: ecco, viene! Viene il tuo turno, o abitante della terra: arriva il tempo”. Nel tuo orgoglio o nel tuo delirio di onnipotenza ti aspetteresti un giorno glorioso, “un tripudio di festa (per te)”, e invece sarà “un giorno terribile”: sarà “il giorno del giudizio”. “Ti riterrò responsabile della tua condotta e diverranno palesi in mezzo a te i tuoi abomini”.

Per la terza volta (!) il profeta così incalza: “Ecco il giorno, eccolo: arriva. È giunto il tuo turno”. Cosa apparirà “in quel giorno”? “L’ingiustizia fiorisce, germoglia l’orgoglio e regnerà la violenza, scettro della malvagità”. Fiorirà e si vedrà bene tutto quello che hai fatto e tutto quello che sei! Di fronte al giudizio di Dio sarà inutile ogni strategia umana per cavarsela, per salvarsi … Ci sarà soltanto un singolare gemito, silenzio, paura, morte … Ma alla fine … “riconosceranno che io sono il Signore”. [Vi invito a leggere con attenzione e passione i versetti 10-27. Racconto di una grande sconfitta del popolo assieme ai suoi re, sacerdoti, profeti e anziani. Eppure “alcuni potranno fuggire e salvarsi sui monti e … gemeranno per i peccati”, così “sapranno che io sono il Signore”. Tanta responsabilità, tanta paura, ma … tanta speranza laddove uno riconosce e geme per i propri peccati]

Sapranno che io sono il Signore

Lug 24, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 6

1 Mi fu quindi rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, volgiti verso i monti d’Israele e profetizza contro di essi: 3Monti d’Israele, udite la parola del Signore Dio. Così dice il Signore Dio ai monti e alle colline, alle gole e alle valli: Ecco, manderò sopra di voi la spada e distruggerò le vostre alture. 4I vostri altari saranno demoliti e quelli per l’incenso infranti, getterò i vostri cadaveri davanti ai vostri idoli 5e disseminerò le vostre ossa intorno ai vostri altari. 6Su tutto il vostro suolo dove abitate, le città saranno devastate, le alture verranno rese deserte, in modo che i vostri altari siano devastati e resi deserti, e siano frantumati e scompaiano i vostri idoli, siano spezzati i vostri altari per l’incenso e siano eliminate le vostre opere. 7Trafitti a morte cadranno in mezzo a voi e saprete che io sono il Signore.
8Tuttavia farò sopravvivere in mezzo alle nazioni alcuni di voi scampati alla spada, quando vi disperderò nei vari paesi. 9I vostri scampati si ricorderanno di me fra le nazioni in mezzo alle quali saranno deportati: io, infatti, spezzerò il loro cuore infedele, che si è allontanato da me, e i loro occhi, che si sono prostituiti ai loro idoli; avranno orrore di se stessi per le iniquità commesse e per tutti i loro abomini. 10Sapranno allora che io sono il Signore e che non ho minacciato invano di infliggere loro questi mali.
11Così dice il Signore Dio: Batti le mani, pesta i piedi e di’: «Ohimè, per tutti i loro orribili abomini il popolo d’Israele perirà di spada, di fame e di peste! 12Chi è lontano morirà di peste, chi è vicino cadrà di spada, chi è assediato morirà di fame: sfogherò su di loro il mio sdegno». 13Saprete allora che io sono il Signore, quando i loro cadaveri giaceranno fra i loro idoli, intorno ai loro altari, su ogni colle elevato, su ogni cima di monte, sotto ogni albero verde e ogni quercia frondosa, dovunque hanno bruciato profumi soavi ai loro idoli. 14Stenderò la mano su di loro e renderò la terra desolata e brulla, dal deserto fino a Ribla, dovunque dimorino; sapranno allora che io sono il Signore».

C’è un giudizio duro contro: “Monti di Israele, colline, gole, valli …”. Si tratta di quell’Israele che vive nella idolatria: in una vita cioè che mescola tutto e tira dentro tutto, in una vita in cui c’è un culto per il Dio unico, ma anche per tanti altri dèi. Ma … “quel giorno (del giudizio)” cadranno gli idoli, gli altari, le persone stesse con le loro opere (cattive): “Trafitti a morte cadranno in mezzo a voi e voi saprete che io sono il Signore”. L’espressione “voi saprete che io sono in mezzo a voi” è volutamente ambigua, resta aperta a varie interpretazioni secondo i contesti. In generale è da intendersi come formula classica di riconoscimento, per dire che è Dio che opera, è il Signore che guida le cose: tutti lo dovranno riconoscere, volenti o nolenti. [I giudizi di Dio hanno una verifica storica/mondana, cioè si realizzano dentro la nostra storia? Come “segno” e “parzialmente” sì, ma “in pienezza” e “totalmente” solo alla fine della nostra storia, nell’escaton, escatologia, tempi oltre il nostro tempo. E’ vero, però, che il credente in Cristo, nella luce dello Spirito e quindi nella fede sa “leggere e vedere” che Dio è all’opera già al presente sia nella storia mondana che nella sua storia personale]  “Tuttavia farò sopravvivere alcuni di voi, ma li disperderò nelle altra nazioni … Là si ricorderanno che io, il Signore, li ho puniti perché mi hanno volutamente tradito e abbandonato (è questo il senso, mi pare, dell’espressione forte “spezzerò il loro cuore infedele”). Effetto: “Avranno ribrezzo di se stessi per le azioni disgustose che hanno commesso. Riconosceranno che io sono il Signore e non ho parlato inutilmente quando ho minacciato di colpirli con questi mali”. In questo contesto il riconoscimento è un inizio di conversione.

Il brano di oggi termina con un oracolo/giudizio sulla terra di Israele in tutta la sua estensione. Nei primi versetti si parlava delle zone intorno a Gerusalemme, ora invece è scritto: “Renderò la terra desolata e brulla, dal deserto (del sud) fino a Ribla (confine settentrionale, attuale Siria), dovunque dimorino”. E poi abbiamo l’espressione classica “sapranno allora che io sono il Signore”. È la strada di un inizio di conversione.

Questa è Gerusalemme

Lug 23, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 5

1 Figlio dell’uomo, prendi una spada affilata, usala come un rasoio da barbiere e raditi i capelli e la barba. Poi prendi una bilancia e dividi i peli tagliati.
2Un terzo lo brucerai sul fuoco in mezzo alla città al termine dei giorni dell’assedio. Prenderai un altro terzo e lo taglierai con la spada intorno alla città. Disperderai al vento l’ultimo terzo, mentre io sguainerò la spada dietro a loro.
3Conservane solo alcuni e li legherai al lembo del tuo mantello; 4ne prenderai ancora una piccola parte e li getterai sulla brace e da essi si sprigionerà il fuoco e li brucerai. A tutta la casa d’Israele riferirai: 5Così dice il Signore Dio: Questa è Gerusalemme! Io l’avevo collocata in mezzo alle nazioni e circondata di paesi stranieri. 6Essa si è ribellata con empietà alle mie norme più delle nazioni e alle mie leggi più dei paesi che la circondano: hanno disprezzato le mie norme e non hanno camminato secondo le mie leggi. 7Perciò, dice il Signore Dio: Poiché voi siete più ribelli delle nazioni che vi circondano, non avete camminato secondo le mie leggi, non avete osservato le mie norme e neppure avete agito secondo le norme delle nazioni che vi stanno intorno, 8ebbene, così dice il Signore Dio: Ecco, anch’io sono contro di te! Farò giustizia di te di fronte alle nazioni. 9Farò a te quanto non ho mai fatto e non farò mai più, a causa delle tue colpe abominevoli. 10Perciò in mezzo a te i padri divoreranno i figli e i figli divoreranno i padri. Porterò a compimento i miei giudizi contro di te e disperderò ai quattro venti quello che resterà di te. 11Com’è vero che io vivo, oracolo del Signore Dio: poiché tu hai profanato il mio santuario con tutte le tue nefandezze e con tutte le tue abominazioni, anche io raderò tutto, il mio occhio non si impietosirà, non avrò compassione. 12Un terzo dei tuoi morirà di peste e perirà di fame in mezzo a te; un terzo cadrà di spada attorno a te e l’altro terzo lo disperderò a tutti i venti e li inseguirò con la spada sguainata. 13Allora darò sfogo alla mia ira, scaricherò su di loro il mio furore e mi vendicherò; allora sapranno che io, il Signore, avevo parlato con sdegno, quando sfogherò su di loro il mio furore. 14Ti ridurrò a un deserto, a un obbrobrio in mezzo alle nazioni circostanti, sotto gli sguardi di tutti i passanti. 15Sarai un obbrobrio e un vituperio, un esempio e un orrore per le genti che ti circondano – io, il Signore, ho parlato – quando in mezzo a te farò giustizia, con sdegno e furore, con terribile vendetta, 16quando scoccherò contro di voi le terribili frecce della fame, che portano distruzione e che lancerò per distruggervi, e quando aumenterò la fame contro di voi, togliendovi la riserva del pane. 17Allora manderò contro di voi la fame e le belve, che ti distruggeranno i figli; in mezzo a te passeranno la peste e la strage, mentre farò piombare sopra di te la spada. Io, il Signore, ho parlato».

 

Dio parla per mezzo di “segni”, ed ecco il secondo segno: “Figlio dell’uomo, prendi una spada affilata, usala come un rasoio da barbiere e raditi i capelli e la barba. Poi prenderai … “. Dunque, Ezechiele si rade i capelli e la barba con una spada. Poi divide i peli tagliati: un terzo lo brucerà sul fuoco al termine dell’assedio di Gerusalemme; un terzo lo tagliuzzerà intorno alla città; l’ultima parte la disperderà al vento, mentre – dice il testo – “Io la inseguirò con la spada. Tuttavia conservane un po’ e legali all’orlo del tuo vestito. Gettane altri nel fuoco: sprigioneranno fiamme che colpiranno tutto il popolo di Israele”.

È un segno complesso, ma ha una sua chiarezza affermata nel versetto 5: “Tale sarà la sorte di Gerusalemme”. C’è un giudizio durissimo del Signore: “Dunque, io, Dio, il Signore affermo che siete stati più ribelli dei popoli vicini. Non avete agito secondo i miei ordini, non avete applicato le mie leggi e nemmeno osservato le leggi dei popoli vicini (per dire: siete peggio di loro!). Perciò mi metterò anch’io contro di voi, abitanti di Gerusalemme – lo dico io, Dio, il Signore”. Il modo con cui il Signore “si mette contro” è narrato con tratti bellici e furiosi: “Sfogherò su di loro il mio furore”.

Attenzione! La storiografia dei popoli dice che il furore scatenato contro Gerusalemme (carestia, fame, peste, distruzione) viene dall’impero neobabilonese allora guidato dal giovane e potente sovrano Nabucodonosor; mentre la fede del narratore parla del furore del Signore. Hanno ragione tutti! Storicamente è Nabucodonosor che ha dato fuoco a Gerusalemme, e lo ha fatto perché Babilonia era una potenza in espansione in quei secoli; teologicamente, secondo una visione di fede, si vede nella distruzione di Gerusalemme il giudizio di Dio, che solo alla fine …farà giustizia. E perché lo fa? Ascoltiamo il testo: “Farò giustizia di te di fronte alle nazioni … a causa delle tue colpe abominevoli: hai profanato il mio santuario con tutte le tue nefandezze”. Tutto finito? No, “un resto” sarà conservato, come è scritto nell’azione o visione del segno: “Conservane solo alcuni e li legherai al lembo del tuo mantello”.

Espierai le sue iniquità

Lug 22, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 4

1 «Figlio dell’uomo, prendi una tavoletta d’argilla, mettila dinanzi a te, disegnaci sopra una città, Gerusalemme, 2e disponi intorno ad essa l’assedio: rizza torri, costruisci terrapieni, schiera gli accampamenti e colloca intorno gli arieti. 3Poi prendi una teglia di ferro e mettila come muro di ferro fra te e la città, e tieni fisso lo sguardo su di essa, che sarà assediata, anzi tu la assedierai! Questo sarà un segno per la casa d’Israele.
4Mettiti poi a giacere sul fianco sinistro e io ti carico delle iniquità d’Israele. Per il numero di giorni in cui giacerai su di esso, espierai le sue iniquità: 5io ho computato per te gli anni della sua espiazione come un numero di giorni. Espierai le iniquità della casa d’Israele per trecentonovanta giorni.
6Terminati questi, giacerai sul fianco destro ed espierai le iniquità di Giuda per quaranta giorni, computando un giorno per ogni anno. 7Terrai fisso lo sguardo contro il muro di Gerusalemme, terrai il braccio disteso e profeterai contro di essa. 8Ecco, ti ho cinto di funi, in modo che tu non potrai voltarti né da una parte né dall’altra, finché tu non abbia ultimato i giorni della tua reclusione.
9Prendi intanto grano, orzo, fave, lenticchie, miglio e spelta, mettili in un recipiente e fattene del pane: ne mangerai durante tutti i giorni in cui tu rimarrai disteso sul fianco, cioè per trecentonovanta giorni. 10La razione che assumerai sarà del peso di venti sicli al giorno: la consumerai a ore stabilite. 11Anche l’acqua che berrai sarà razionata: un sesto di hin, a ore stabilite. 12Mangerai questo cibo fatto in forma di schiacciata d’orzo: la cuocerai sopra escrementi umani davanti ai loro occhi». 13Il Signore mi disse: «In tale maniera mangeranno i figli d’Israele il loro pane impuro in mezzo alle nazioni fra le quali li disperderò».
14Io esclamai: «Signore Dio, mai mi sono contaminato! Dall’infanzia fino ad ora mai ho mangiato carne di bestia morta o sbranata, né mai è entrato nella mia bocca cibo impuro». 15Egli mi rispose: «Ebbene, invece di escrementi umani ti concedo sterco di bue; lì sopra cuocerai il tuo pane».
16Poi soggiunse: «Figlio dell’uomo, ecco io tolgo a Gerusalemme la riserva del pane; mangeranno con angoscia il pane razionato e berranno in preda all’affanno l’acqua misurata. 17Mancando pane e acqua, languiranno tutti insieme e si consumeranno nelle loro iniquità.

 

Dio parla a Ezechiele nella fase in cui il profeta è “legato in casa e non può più uscire in mezzo a loro”. È la fase, pensata da Dio, in cui il profeta è “muto” rispetto al popolo. Dio, comunque, parla al profeta per mezzo di “segni” che diventano “messaggi” per lui e per il popolo.

Il primo segno è come un disegno o presentazione simbolica. Ezechiele (sempre in visione) deve disegnare una città (Gerusalemme) “su una tavoletta d’argilla” (per dire che Gerusalemme è fragile), e poi simulare un assedio contro di essa. Deve porre tra lui e la città una “teglia di ferro” (per dire che l’assedio sarà duro e forte). Deve, infine, “tenere fisso lo sguardo sulla teglia” (per dire che il profeta deve essere deciso, forte come una lastra di ferro, e così non venir meno nel suo compito). Il fatto, poi, che il profeta debba “giacere sul fianco sinistro” per un certo numero di giorni, e “sul fianco destro” per altri giorni, significa che Ezechiele deve portare su di sé e quindi “espiare” tutti i peccati commessi: quelli di Israele, regno di Samaria (390 giorni) e quelli di Giuda (40 giorni). Ezechiele non è uno spettatore, ma uno che soffre col suo popolo. Assieme alla prigionia sta il nutrimento. Sarà scarso e confezionato con i rimasugli di tutti i farinacei, per giunta, anche razionato. Così sarà dell’acqua …

Il Signore stesso dà l’interpretazione di questo segno, dicendo: “Così mangeranno i figli di Israele il loro pane impuro in mezzo alle nazioni, fra le quali li disperderò” [Qui si fa riferimento all’esilio, più che all’assedio di Gerusalemme] Ma, poi, precisa: “Figlio dell’uomo, ecco io tolgo a Gerusalemme la riserva del pane; mangeranno con angoscia il pane razionato e berranno in preda all’affanno l’acqua misurata. Mancando pane e acqua, languiranno tutti insieme e si consumeranno nelle loro iniquità”. Languiranno, si consumeranno, ma non … fino a morirci dentro! L’espiazione che vive in se stesso il profeta, è anticipo dell’espiazione che ha vissuto Gesù nella sua passione e morte, lui “sacerdote fedele e misericordioso”. E’ angoscia che acquista un senso.

[Il Signore aveva detto al profeta: “Il tuo cibo avrà la forma di una focaccia d’orzo; la cuocerai davanti a tutti su un fuoco alimentato da escrementi umani secchi”. Ezechiele risponde: “Signore Dio, mai mi sono contaminato”. Per capire la risposta bisogna ricordare che Ezechiele è un sacerdote del tempio, e che si attiene strettamente a ciò che è puro o impuro. Mangiare carne di bestia non completamente dissanguata era proibito dalla Legge. Gli escrementi umani erano considerati impuri (vedi Deuteronomio 23,13-15) e, usati come combustibile, rendevano impuro il cibo. Ezechiele è molto attento alle regole]

Ascoltino o non ascoltino, dirai: “Così dice il Signore”

Lug 21, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 3

 Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele». 2Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, 3dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele. 4Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’, rècati alla casa d’Israele e riferisci loro le mie parole, 5poiché io non ti mando a un popolo dal linguaggio astruso e di lingua oscura, ma alla casa d’Israele: 6non a grandi popoli dal linguaggio astruso e di lingua oscura, dei quali tu non comprendi le parole; se ti avessi inviato a popoli simili, ti avrebbero ascoltato, 7ma la casa d’Israele non vuole ascoltare te, perché non vuole ascoltare me: tutta la casa d’Israele è di fronte dura e di cuore ostinato. 8Ecco, io ti do una faccia indurita quanto la loro faccia e una fronte dura quanto la loro fronte. 9Ho reso la tua fronte come diamante, più dura della selce. Non li temere, non impressionarti davanti a loro; sono una genìa di ribelli».
10Mi disse ancora: «Figlio dell’uomo, tutte le parole che ti dico ascoltale con gli orecchi e accoglile nel cuore: 11poi va’, rècati dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro. Ascoltino o non ascoltino, dirai: «Così dice il Signore»».
12Allora uno spirito mi sollevò e dietro a me udii un grande fragore: «Benedetta la gloria del Signore là dove ha la sua dimora!». 13Era il rumore delle ali degli esseri viventi, i quali le battevano l’una contro l’altra, e contemporaneamente era il rumore delle ruote e il rumore di un grande frastuono. 14Uno spirito mi sollevò e mi portò via; io me ne andai triste e con l’animo sconvolto, mentre la mano del Signore pesava su di me. 15Giunsi dai deportati di Tel-Abìb, che abitano lungo il fiume Chebar, dove hanno preso dimora, e rimasi in mezzo a loro sette giorni come stordito.

16Al termine di quei sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore: 17«Figlio dell’uomo, ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. 18Se io dico al malvagio: «Tu morirai!», e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. 19Ma se tu avverti il malvagio ed egli non si converte dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato.
20Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette il male, io porrò un inciampo davanti a lui ed egli morirà. Se tu non l’avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate, ma della morte di lui domanderò conto a te. 21Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato».

22Anche là venne sopra di me la mano del Signore ed egli mi disse: «Àlzati e va’ nella valle; là ti voglio parlare». 23Mi alzai e andai nella valle; ed ecco, la gloria del Signore era là, simile alla gloria che avevo visto al fiume Chebar, e caddi con la faccia a terra. 24Allora uno spirito entrò in me e mi fece alzare in piedi. Egli mi disse: «Va’ e chiuditi in casa. 25E subito ti saranno messe addosso delle funi, figlio dell’uomo, sarai legato e non potrai più uscire in mezzo a loro. 26Farò aderire la tua lingua al palato e resterai muto; così non sarai più per loro uno che li rimprovera, perché sono una genìa di ribelli. 27Ma quando poi ti parlerò, ti aprirò la bocca e tu riferirai loro: «Dice il Signore Dio». Chi vuole ascoltare ascolti e chi non vuole non ascolti; perché sono una genìa di ribelli».

[Nella fretta di elaborare un calendario di lettura, semplificando troppo, ho disposto quasi sempre un capitolo per giorno. Ma … il capitolo terzo meritava una lettura molto più calma. Non me n’ero accorto, e chiedo scusa. Cercate voi un rimedio, portando più attenzione al testo che si potrebbe dividere in quattro sezioni]

3,1-11. “Mi disse il Signore: mangia questo rotolo, poi va e parla alla casa di Israele”. Si tratta di “immagine” e non di realtà. Immagine per dire che prima di proclamare la parola bisogna nutrirsene e viverla. “Fu per la mia bocca dolce come il miele”. Se uno si abbandona totalmente alla parola (questo è il significato di “mangiarla”) prova grande dolcezza interiore, non necessariamente visibile ed esportabile. Ma poi la parola va proclamata al popolo Israele: gente che “non vuole ascoltare”. Non ti devi abbattere – dice il Signore – io ho reso la tua fronte come diamante, più dura della selce. [Questi particolari indicano, forse, un tempo di predicazione di Ezechiele a Gerusalemme: fatto reale storico? immaginato solo in visione?] “Va, recati dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro”.

3,12-15. “Sollevato da uno spirito (in visione?) dietro a me udii un grande fragore”. [È l’esperienza del capitolo primo]. Ezechiele avverte la presenza (gloria) del Signore, ma senza udire una parola. “Giunsi dai deportati di Tel-Abib (significa: collina della spiga). Qui, il Signore muove il profeta, ma non ci sono ancora parole. “Uno spirito mi sollevò e mi portò via (da casa sua tra i deportati?); io me ne andai triste e con l’animo sconvolto, mentre la mano del Signore pesava su di me (= facevo tutto sostenuto dalla forza del Signore)”. “Rimasi in mezzo a loro sette giorni come stordito (= paralizzato psichicamente)”.

3,16-21. “Al termine di quei sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore”. Finalmente il Signore parla e dice: “Ti ho posto come sentinella per la casa di Israele”. Sarai una buona sentinella se parlerai con le mie parole; tu sarai un “portavoce”, qualunque cosa io dica. Tu sarai sollevato da colpa o responsabilità, solo se riferirai correttamente le mie parole: dolci o dure che siano.

3,22-27. Ezechiele, nella valle, sta di fronte alla gloria del Signore, cioè, sta alla sua presenza. Il Signore vuole mandare un messaggio attraverso un segno: il profeta sarà ridotto in prigionia (“legato da funi”), non solo, ma sarà anche “muto”. Muto quanto alla parola di Dio, cioè, non farà più il profeta e loro non avranno più “uno che li rimprovera: sono una genia di ribelli”. Ma il mutismo terminerà un giorno, quando “ti aprirò la bocca e dirai: “Dice il Signore Dio”. Nel profeta “muto” è muto anche il Signore; quando il profeta apre bocca anche il Signore parla. Cosa dice? “Chi vuole ascoltare ascolti e chi non vuole ascoltare non ascolti; perché sono una genia di ribelli”. Vale a dire: è sempre meglio che il Signore parli, anche se il suo parlare è rimprovero, perché … “sono una genìa di ribelli” e hanno bisogno della parola. Cioè, cosa dovrebbe dire il Signore a chi è ribelle, se non rimproverarlo? Questo gli farà bene! [Altri traducono queste ultime parole così: “Si ascolti finalmente, e si smetta di essere ribelli”. Poiché siete ribelli … ascoltate finalmente! La denuncia apre a una esortazione forte e calda alla conversione]

Uno spirito venne su di me e io ascoltai colui che mi parlava

Lug 20, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 2

1 Mi disse: «Figlio dell’uomo, àlzati, ti voglio parlare». 2A queste parole, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.
3Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. 4Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: «Dice il Signore Dio». 5Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli -, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro.
6Ma tu, figlio dell’uomo, non li temere, non avere paura delle loro parole. Essi saranno per te come cardi e spine e tra loro ti troverai in mezzo a scorpioni; ma tu non temere le loro parole, non t’impressionino le loro facce: sono una genìa di ribelli. 7Ascoltino o no – dal momento che sono una genìa di ribelli -, tu riferirai loro le mie parole.
8Figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non essere ribelle come questa genìa di ribelli: apri la bocca e mangia ciò che io ti do». 9Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. 10Lo spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall’altra e conteneva lamenti, pianti e guai.

 

L’espressione “figlio dell’uomo” significa semplicemente “uomo”. In Ezechiele, oltre a indicare uomo, spesso sostituisce il “tu”, persona, e quindi indica Ezechiele come uomo appartenente alla umanità.

La chiamata di Ezechiele, che è un sacerdote, ha un tono solenne: “Figlio dell’uomo alzati in piedi che ti voglio parlare”. È un parlare del Signore “faccia a faccia”, vero dialogo o confronto, dopo che Ezechiele era caduto “faccia a terra”. È un parlare animato da un dono: una energia/spirito che “mi fece alzare in piedi”. È una energia forte che “mi rese capace di ascoltare colui che mi parlava”.

Sì, perché “colui che mi parlava” aveva cose dure da dire! “Ti mando alla casa d’Israele, a una gente ribelle che si è riballata a me … con faccia insolente e cuore duro …  L’unica cosa che capiranno è che ci fu un profeta in mezzo a loro”. Questo fatto … testimonierà contro di loro! “Ma tu, figlio dell’uomo, non li temere, non aver paura delle loro parole … non abbatterti (per il loro rifiuto), di fatto, sono una casa ribelle … Tu, uomo, ascolta ciò che ti dirò; non essere ribelle come quella casa ribelle: apri la bocca e mangia ciò che ti do”. Ezechiele non vede Dio ma la sua manifestazione, in questo caso, “la mano di Dio” che significa la sua forza: “una mano tesa verso di me e in essa un rotolo scritto … scritto davanti e di dietro e vi erano scritti lamentazioni, gemiti e guai”. Il profeta e’ colui che ascolta, “mangia”, annuncia le parole di Dio: e’ il primo ascoltatore/testimone.

[I libri dell’antichità erano fatti con fogli di papiro o di pelle incollati gli uni a fianco degli altri fino a formare una lunga striscia. Si arrotolava questa striscia intorno a uno o due cilindri. Su tutta la lunghezza di questo rotolo, il testo era diviso in colonne che apparivano successivamente con la semplice rotazione dei cilindri. Il fatto che, nel nostro caso, sia scritto davanti e di dietro vuole richiamare l’abbondanza degli oracoli di sventura che devono essere proclamati, ma anche che … non se ne può aggiungere di più, e un giorno … finiranno!

Domenica 19 Luglio 2026 – XVI Tempo Ordinario – Anno A

Lug 19, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Per accedere alla diretta streaming della Messa delle 10.00 clicca qui

ANTIFONA DI INGRESSO:

Ecco, Dio é il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
A te con gioia offrirò sacrifici
e loderò il tuo nome, o Signore, perché tu sei buono. (Cf. Sal 53,6.8)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro della Sapienza (Sap 12,13.16-19)

Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia,
e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti.
Mostri la tua forza
quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono.

Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.

Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 85

R. Tu sei buono, Signore, e perdoni.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche. R.

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio. R.

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pietà. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 8, 26-27)
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,24-43)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, per- ché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e di- venta un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore

Così appariva la forma della gloria del Signore

Lug 18, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Introduzione al libro di Ezechiele

Autore e ambiente storico     Nel 597 a.C. Nabucodonosor, re di Babilonia, conquistò Gerusalemme, capitale del regno di Giuda, che aveva tentato di ribellarsi al suo dominio. Non distrusse la città, ma la saccheggiò e condusse in esilio a Babilonia il re Ioiachin insieme alla parte più qualificata della popolazione. Fu deportato anche Ezechiele, che apparteneva alla classe dei sacerdoti. Durante il suo esilio a Babilonia, nel 593 a.C. Ezechiele iniziò la sua attività di profeta rivolta agli Israeliti deportati sia a quelli rimasti nel regno di Giuda. Nel 587 a.C., in seguito al tentativo di rivolta di Sedecia, re di Giuda, Gerusalemme fu di nuovo assediata e questa volta distrutta dal re Nabucodonosor. Ezechiele continuò la sua missione di profeta almeno fino al 571 a.C.

Caratteristiche principali del libro       Dopo la sconfitta del 597 a.C., mentre i deportati vivono nella speranza di un prossimo ritorno, quelli rimasti in patria si considerano favoriti da Dio ed eredi delle antiche promesse sul possesso della terra. Ezechiele si oppone a queste convinzioni: la tragedia del 597 è un segno del giudizio di Dio, per di più non ancora portato a termine (capitoli 1-24). La distruzione completa di Gerusalemme del 587 segna la fine di ogni illusione: è il compimento del giudizio di Dio. Ezechiele, allora, annunzia che l’esilio è la conseguenza del peccato del popolo. D’ora innanzi ognuno dovrà riconoscere la propria responsabilità personale (capitolo 18) e Dio, Signore della storia, ricostruirà il suo popolo sulla base di un totale rinnovamento d’animo e di vita (capitoli 33-39). Il Signore castigherà le nazioni che hanno umiliato Israele e anch’esse riconosceranno la sua sovranità sulla storia (capitoli 25-32). Il popolo rinovato potrà vivere con sicurezza nella sua terra e celebrerà il culto del Signore nel tempio ricostruito. Ezechiele dà anche un’ampia descrizione del tempio ideale, annunziando che il Signore ritornerà a prenderne possesso e dal tempio sgorgherà, come un fiume, la salvezza (capitoli 40-48). Egli tuttavia, pur mostrandosi legato al culto e alle norme sulla purità rituale, dà una nuova interpretazione spirituale a queste istituzioni tradizionali. Il tempio diventerà il centro ideale di un popolo rinnovato nel suo cuore (18,31), trasformato da Dio con un’alleanza eterna (16,60) e riconosciuto come tale dalle altre nazioni (37,26-28). È questa l’eredità che Ezechiele trasmetterà alla religione ebraica che si svilupperà dopo l’esilio.

Stile letterario                 Lo stile di Ezechiele affascina da sempre per la ricchezza e la complessità delle sue descrizioni. Sono caratteristiche di questo libro le narrazioni di visioni e i resoconti di azioni e gesti simbolici. La prosa è ampia e ridondante, affine a quella del Pentateuco che la critica moderna attribuisce alla tradizione sacerdotale. La lingua presenta una serie di espressioni e formule tipiche: “figlio dell’uomo” (che equivale semplicemente a “uomo” o a “tu”) come vocativo con cui Dio si rivolge al profeta; “mi metto contro di voi” e anche “lo dichiaro io, Dio, il Signore”, per esprimere il giudizio sul popolo; “conoscerai/conoscerete che il sono il Signore”. Le ripetizioni frequenti e i cambiamenti di stile fanno pensare, secondo alcuni studiosi, che il messaggio di Ezechiele sia stato raccolto e poi riunito insieme da fedeli discepoli.

(da LA BIBBIA in lingua corrente. Abu Elledici)

 

Ezechiele 1

1 Nell’anno trentesimo, nel quarto mese, il cinque del mese, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del fiume Chebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine.
2Era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn, il cinque del mese: 3la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzì, nel paese dei Caldei, lungo il fiume Chebar. Qui fu sopra di lui la mano del Signore.

4Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. 5Al centro, una figura composta di quattro esseri animati, di sembianza umana 6con quattro volti e quattro ali ciascuno. 7Le loro gambe erano diritte e i loro piedi come gli zoccoli d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. 8Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’uomo; tutti e quattro avevano le proprie sembianze e le proprie ali, 9e queste ali erano unite l’una all’altra. Quando avanzavano, ciascuno andava diritto davanti a sé, senza voltarsi indietro.
10Quanto alle loro fattezze, avevano facce d’uomo; poi tutti e quattro facce di leone a destra, tutti e quattro facce di toro a sinistra e tutti e quattro facce d’aquila. 11Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. 12Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano là dove lo spirito li sospingeva e, avanzando, non si voltavano indietro.
13Tra quegli esseri si vedevano come dei carboni ardenti simili a torce, che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. 14Gli esseri andavano e venivano come una saetta.
15Io guardavo quegli esseri, ed ecco sul terreno una ruota al fianco di tutti e quattro. 16Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutte e quattro la medesima forma; il loro aspetto e la loro struttura erano come di ruota in mezzo a un’altra ruota. 17Potevano muoversi in quattro direzioni; procedendo non si voltavano. 18Avevano dei cerchioni molto grandi e i cerchioni di tutt’e quattro erano pieni di occhi. 19Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. 20Dovunque lo spirito le avesse sospinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. 21Quando essi si muovevano, anch’esse si muovevano; quando essi si fermavano, si fermavano anch’esse e, quando essi si alzavano da terra, anch’esse ugualmente si alzavano, perché nelle ruote vi era lo spirito degli esseri viventi.
22Al di sopra delle teste degli esseri viventi era disteso una specie di firmamento, simile a un cristallo splendente, 23e sotto il firmamento erano le loro ali distese, l’una verso l’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. 24Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali.
25Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. 26Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve qualcosa come una pietra di zaffìro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. 27Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore 28simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia. Così percepii in visione la gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava.

 

 

” Era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn”. Corrisponde all’anno 593-592 a.C. “Mi trovavo tra i deportati a Babilonia”. Il soggetto narrante è il sacerdote Ezechiele, deportato quattro anni prima con il giovane re di Giuda, Ioiachin, altri sacerdoti e capi. “Qui fu sopra di lui la mano del Signore”, che significa: “Il Signore mi afferrò con la sua potenza (“mano”) e mi parlò”. “Io guardavo ed ecco …” Con linguaggio devoto possiamo tradurre: “caddi in estasi”

 

Cosa vede Ezechiele? Vede un fenomeno così descritto: “Un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinio di fuoco … in mezzo ad esse risplendeva qualcosa simile a un metallo incandescente”. Vento, nube, fuoco appartengono a un genere letterario biblico che indica la Gloria di Dio, cioè, il suo Presentarsi. In linguaggio appropriato si dice teo-fania = manifestazione di Dio. Dio, nessuno lo può vedere: quelli che appaiono sono soltanto “segni”.

Ezechiele, con ardore e fantasia descrive poi quello che sta “al centro (lett. in mezzo) alla nube”. I termini si fanno vaghi e sfuggenti. Non vogliono indicare un oggetto o un essere preciso, ma “qualcosa come” o “simile a”. Ezechiele non si è affaticato tanto a cogliere questo “fenomeno”, anche perché tutta la cultura pagana e popolare di quel tempo li possedeva tranquillamente [ricordiamo che il profeta si trovava nella città più splendente e potente di quel mondo: c’era tanto da … osservare e imparare!] Ezechiele non si è affaticato nel descrivere, ma … noi, sì, nel leggere! Quindi (mio consiglio) non tentiamo di comporre una figura con una identità precisa e reale. Lasciamoci trasportare dentro a splendore e grandezza, a profondità e mistero: realtà che svelano e nascondono il Dio che non si può cogliere con le nostre parole, coi nostri concetti e vedere coi nostri occhi. Il Dio “indescrivibile” che l’uomo può soltanto evocare con simboli e figure.

Nel prosieguo della “visione” troviamo tante “figure”. Quattro esseri viventi, in parte uomini e in parte animali, sono quadriformi; camminano dritto senza voltarsi; sembrano delle torce in movimento; al loro fianco una specie di ruota, incastrata nelle altre; anche loro camminano senza voltarsi; le ruote erano luminose e si muovevano sempre assieme ai quattro esseri, c’è dunque un movimento armonico; gli esseri sembrano sostenere una “volta splendente come cristallo”; c’è un rombo che risuona come un “fragore di un’enorme massa d’acqua, simile alla voce di Dio” …. “Lassù vidi qualcosa di simile a un trono e su quello sedeva una figura dall’aspetto umano; era come fuoco; era splendore “come arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia” … [La tradizione ebraica chiama questo fenomeno col nome di “Carro” della gloria del Signore]

Dopo tutto questo “vedere”, mettiamo in atto l’ascolto. Il profeta racconta, quasi ansimando: “E vidi … e caddi sulla faccia … e udii una voce che parlava … e disse”. La religione ebraica pone l’accento più sull’ascoltare che sul vedere. Quindi prepariamoci ad ascoltare colui del quale si può vedere solo una … imperfetta e lontana somiglianza.

Vi esorto fratelli: prestate paziente attenzione a questo discorso di esortazione

Lug 16, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ebrei 13,16-25


16Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace.
17Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi.
18Pregate per noi; crediamo infatti di avere una buona coscienza, desiderando di comportarci bene in tutto. 19Con maggiore insistenza poi vi esorto a farlo, perché io vi sia restituito al più presto.

20Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, 21vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
22Vi esorto, fratelli, accogliete questa parola di esortazione; proprio per questo vi ho scritto brevemente. 23Sappiate che il nostro fratello Timòteo è stato rilasciato; se arriva abbastanza presto, vi vedrò insieme a lui. 24Salutate tutti i vostri capi e tutti i santi. Vi salutano quelli dell’Italia. 25La grazia sia con tutti voi.

 

In modo più articolato l’autore esprime cosa comporta esistenzialmente il sacrificio di lode: “Non dimenticatevi della beneficenza e della condivisione: di tali sacrifici, infatti, Dio si compiace”. Altra importante esortazione ecclesiale: “Obbedite alle vostre guide e siate sottomessi, perché esse vegliano sulle vostre vite, in quanto devono renderne conto, perché lo facciano con gioia e non lamentandosi: questo non sarebbe vantaggioso per voi”. Chi guida deve rendere conto: che possa fare questo con gioia, frutto di comunione. Domanda di preghiera: “Pregate per noi; siamo convinti, infatti, di avere una buona coscienza, volendo comportarci bene in tutto”. [C’era un … altro che diceva sempre: “E non dimenticate di pregare per me”!!!]

Saluti finali. Viene invocato il “Dio della pace”. Si afferma anche come e da dove viene la pace. Viene da Dio: “Colui che ha fatto risalire dai morti il grande pastore delle pecore, con sangue di alleanza eterna, il Signore nostro Gesù”. Dunque, Dio ha donato pace quando ha tirato fuori dai morti Gesù. E così, per mezzo del sangue del Figlio, ha stabilito una alleanza eterna: questa è la pace vera e definitiva! Il “grande pastore delle pecore” guida le pecore (noi), e le … conduce. È bello, è nuovo questo cammino prospettato: “Vi renda perfetti in ogni bene per fare la sua volontà”. La perfezione non è fare miracoli o essere eroi … ma semplicemente “fare la sua volontà”, cioè, “operare in noi ciò che a lui è gradito”. Operare da soli? No, ma “per mezzo di Gesù Cristo”, il pastore grande che è sempre con noi. [Rileggiamo con calma il salmo 23: Il Signore è il mio pastore]

Raccomandazioni o biglietto di accompagnamento. L’autore stesso definisce il suo scritto, non una lettera, ma un “discorso di esortazione”, e chiede di “prestare paziente attenzione”. In fondo – si scusa così l’autore – ho dovuto dire tante cose, anche difficili, in poche parole. Pensateci su, con calma, sembra dirci. Un richiamo a Timoteo che è stato “rilasciato” e che l’autore si augura di vedere presto. Infine: “Salutate tutte le vostre guide e tutti i santi” … la comunità tutta. “Vi salutano quelli dall’Italia”. Sono i cristiani che insieme all’autore si trovano in Italia, da dove viene spedita la lettera, oppure che provengono dall’Italia, e che, vivendo all’estero, salutano una comunità dell’Italia o di italiani anch’essi residenti all’estero. [Non siamo andati al campionato mondiale calcio, ma almeno l’Italia è presente nella Scrittura!!!]