15 Agosto 2026 – Assunzione della Beata Vergine Maria

Ago 15, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

ANTIFONA DI INGRESSO:

Un segno grandioso apparve nel cielo:
una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi
e sul capo una corona di dodici stelle. (Ap 12,1)

PRIMA LETTURA

Dal Libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo (Ap 11, 19; 12,1-6.10)

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.
Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo».
Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 44

Risplende la regina, Signore, alla tua destra.

Figlie di re fra le tue predilette;
alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.

Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio.

Dietro a lei le vergini, sue compagne,
condotte in gioia ed esultanza,
sono presentate nel palazzo del re.

 

SECONDA LETTURA: Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (1Cor 15,20-26)

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.
Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Maria è assunta in cielo;
esultano le schiere degli angeli.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-56)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore

Figlio dell’uomo, volgi lo sguardo verso mezzogiorno

Ago 14, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 21

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, volgi la faccia verso il mezzogiorno, parla alla regione australe, e profetizza contro la selva del mezzogiorno. 3Dirai alla selva del mezzogiorno: Ascolta la parola del Signore. Dice il Signore Dio: Ecco, io accenderò in te un fuoco che divorerà in te ogni albero verde e secco: la fiamma ardente non si spegnerà e tutto ciò che si vede sarà bruciato dal mezzogiorno al settentrione. 4Ogni vivente vedrà che io, il Signore, l’ho accesa e non si spegnerà». 5Io dissi: «Ah! Signore Dio, essi vanno dicendo di me: «Non è forse costui uno che parla per enigmi?»».
6Mi fu rivolta questa parola del Signore: 7«Figlio dell’uomo, volgi la faccia verso Gerusalemme e parla contro i suoi santuari, profetizza contro la terra d’Israele. 8Tu riferirai alla terra d’Israele: Così dice il Signore Dio: Eccomi contro di te. Sguainerò la spada e ucciderò in te il giusto e il peccatore. 9Se ucciderò in te il giusto e il peccatore, significa che la spada sguainata sarà contro ogni mortale, dal mezzogiorno al settentrione. 10Così ogni vivente saprà che io, il Signore, ho sguainato la spada ed essa non rientrerà nel fodero. 11Tu, figlio dell’uomo, piangi: piangi davanti a loro con i fianchi spezzati e pieno d’amarezza. 12Quando ti domanderanno: «Perché piangi?», risponderai: Perché è giunta la notizia che il cuore verrà meno, le mani s’indeboliranno, lo spirito sarà costernato, le ginocchia si scioglieranno in acqua. Ecco è giunta e si compie». Oracolo del Signore Dio. 13Mi fu rivolta questa parola del Signore: 14«Figlio dell’uomo, profetizza e di’ loro: Così dice il Signore Dio:

Spada, spada aguzza e affilata,
15aguzza per scannare, affilata per lampeggiare!
16L’ha fatta affilare perché la si impugni,
l’ha aguzzata e affilata
per darla in mano al massacratore!
17Grida e laméntati, o figlio dell’uomo,
perché essa pesa sul mio popolo,
su tutti i prìncipi d’Israele:
essi cadranno di spada insieme con il mio popolo.
Perciò battiti il fianco,
18perché è una prova:
che cosa accadrebbe
se nemmeno ci fosse un bastone sprezzante?
Oracolo del Signore Dio.
19Tu, o figlio dell’uomo,
profetizza e batti le mani:
la spada si raddoppi e si triplichi,
è la spada dei massacri,
la grande spada del massacro che li circonda.
20Perché i cuori si struggano 
e si moltiplichino le vittime,
ho messo a ogni porta 
la punta della spada,
fatta per lampeggiare, 
affilata per il massacro.
21Volgiti a destra, volgiti a sinistra,
ovunque si diriga la tua lama.
22Anch’io batterò le mani e sazierò la mia ira.
Io, il Signore, ho parlato».

23Mi fu rivolta questa parola del Signore: 24«Figlio dell’uomo, traccia due strade per il passaggio della spada del re di Babilonia; proverranno tutte e due dallo stesso paese. Tu metti un segnale a capo della strada che conduce nella città. 25Traccia la strada per cui la spada giunga contro Rabbà degli Ammoniti e contro Giuda a Gerusalemme, città fortificata. 26Infatti il re di Babilonia è fermo al bivio, all’inizio delle due strade, per interrogare le sorti: agita le frecce, interroga i terafìm, osserva il fegato. 27Nella sua mano destra è uscito il responso: «Gerusalemme», per porre contro di essa gli arieti, per farle udire l’ordine del massacro, echeggiare grida di guerra, disporre gli arieti contro le sue porte, innalzare terrapieni, costruire trincee. 28Ma questo non è che un vano presagio agli occhi di quelli che hanno fatto loro solenni giuramenti. Egli però ricorda loro l’iniquità per cui saranno catturati.
29Perciò così dice il Signore: Poiché voi avete fatto ricordare le vostre iniquità, rendendo manifeste le vostre trasgressioni e palesi i vostri peccati in tutto il vostro modo di agire, poiché ve ne vantate, voi resterete presi al laccio. 30A te, malfattore infame, principe d’Israele, il cui giorno è venuto, al colmo della tua iniquità, 31così dice il Signore Dio: Deponi il turbante e togliti la corona; tutto sarà cambiato: ciò che è basso sarà elevato e ciò che è alto sarà abbassato. 32In rovina, in rovina, in rovina ridurrò Gerusalemme e non si rialzerà più, finché non giunga colui al quale appartiene di diritto e al quale io la darò.
33Tu, figlio dell’uomo, profetizza e annuncia: Così dice il Signore Dio agli Ammoniti e riguardo ai loro insulti. Di’ dunque: La spada, la spada è sguainata per la strage, è affilata per sterminare, per lampeggiare 34– mentre tu hai false visioni e ti si predicono vaticini bugiardi -, per essere messa alla gola dei malfattori infami, il cui giorno è venuto, al colmo della loro iniquità.
35Rimettila nel fodero. Nel luogo stesso in cui tu fosti creato, nella terra stessa in cui sei nato, io ti giudicherò; 36rovescerò su di te il mio sdegno, contro di te soffierò nel fuoco della mia ira e ti abbandonerò in mano di uomini violenti, portatori di distruzione. 37Sarai preda del fuoco, la terra sarà intrisa del tuo sangue; non ti si ricorderà più perché io, il Signore, ho parlato».

 

Forse ci siamo stancati anche noi lettori di tutti questi “segni ed enigmi” che il Signore chiede al profeta di esibire! Ebbene, oggi è il profeta stesso che si lamenta col Signore: «Ah! Signore Dio, essi vanno dicendo di me: «Non è forse costui uno che parla per enigmi?»». Il problema è che quando uno non ascolta o, peggio, è ribelle l’unico modo di toccarlo è un segno, un racconto, un enigma, una parabola. Ezechiele parla a una “genìa di ribelli”, e Dio gli chiede di far uso dell’ultima arma che gli resta per non perdere del tutto i contatti. [Sarà questo il problema che si presenta anche nel Vangelo con le parabole. Vedi Mt 13,10s]

Il Signore non ce l’ha con le persone, ma con gli stili di vita che il popolo, a partire dai capi, sta impostando e vivendo. Ce l’ha con una vita idolatra, per cui si fa un miscuglio di credenze, non ultimo, una foresta di santuari e luoghi di culto per altre divinità. Avverrà qualcosa di orribile che toccherà “ogni vivente”: tutti, proprio tutti. Per dire questo, letterariamente si fa uso di un genere che coglie gli estremi e li congiunge: peccatori-giusti, buoni-cattivi, uomini-donne … Non pensiamo che il Signore non sappia distinguere il giusto dal peccatore! E, meno che meno, non pensiamo che sia lui stesso a fare “pulizia dell’umanità” … Ci hanno pensato, ci pensano, ci penseranno gli eventi di ogni tempo e di ogni luogo!

Al profeta non resta che “piangere” (ricordiamo che Ezechiele deve essere un simbolo). Piangere, perché? In una parola, perché è data la notizia che questi eventi sono in atto, e che … si tratta della distruzione di Gerusalemme: “E’ giunta la notizia che il cuore verrà meno, le mani s’indeboliranno, lo spirito sarà costernato, le ginocchia si scioglieranno in acqua. Ecco è giunta e si compie!”. Il testo ricorda e canta una canzone: “Spada affilata”. Canto che dice drammaticamente una sorte orrenda: “spada data in mano all’uccisore”, uccisore che provoca morte “sul mio popolo e su tutti i principi di Israele”. È una grande “prova”. E allora: “battiti il fianco” (battersi il fianco era segno di dolore grande e inconsolabile disperazione). Prova che deve essere vissuta fino in fondo. Il profeta, che agisce come segno, accompagna, quasi “incita” le operazioni della spada (“battere un palmo sull’altro” ha questo significato). Nello stesso tempo si dice che tutto … avrà un termine: “Anch’io – dice il Signore – batterò il mio palmo sull’altro e placherò la mia ira”.

Il profeta ritorna su questo evento massacratore (“la spada”) che è stata l’avanzata del re Nabucodonosor. Di nuovo abbiamo un “enigma”: due strade … Il re di Babilonia tira le sorti e avanza direttamente prima contro Gerusalemme e il suo “empio re” (Sedecia), e poi contro la regione degli Ammoniti (popolo nemico ai bordi di Israele). Ma c’è anche, d’improvviso, una terza strada: Babilonia (la “spada” che ha operato tutte queste cose orrende… cose che entravano misteriosamente nel disegno di Dio) Babilonia sarà abbassata, distrutta: “Nel luogo in cui sei stata creata, nel paese delle tue origini, ti giudicherò. Riverserò su di te la mia indignazione, nel fuoco della mia ira soffierò su di te e ti metterò in mano a uomini violenti, produttori di sterminio (come eri tu!) … Non sarai ricordata, perché io, il Signore, ho parlato”.

Insomma, questi eventi non dobbiamo ricercarli “compiuti” nel passato o nel presente o nel futuro prossimo, ma pienamente e definitivamente “compiuti”…  nell’eskaton, in quel giorno, nel giorno del Signore, nella consumazione di questo mondo. Il lettore, alla lettura di questi testi durissimi e drammatici, deve riflettere, convertirsi da vecchie e nuove idolatrie, e … affrettare quel giorno con una vita nuova, quella vita nuova che è stata donata da Cristo Gesù. Così, come Ezechiele, sarà anche lui un “segno”. 

Agirò con voi a motivo del mio nome, non secondo le vostre azioni malvagie

Ago 13, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 20

1 Nell’anno settimo, nel quinto mese, il dieci del mese, alcuni anziani d’Israele vennero a consultare il Signore e sedettero davanti a me. 2Mi fu rivolta questa parola del Signore: 3«Figlio dell’uomo, parla agli anziani d’Israele e di’ loro: Così dice il Signore Dio: Venite voi per consultarmi? Com’è vero che io vivo, non mi lascerò consultare da voi. Oracolo del Signore Dio. 4Vuoi giudicarli? Li vuoi giudicare, figlio dell’uomo? Mostra loro gli abomini dei loro padri. 5Di’ loro: Così dice il Signore Dio: Quando io scelsi Israele e alzando la mano giurai per la stirpe della casa di Giacobbe, apparvi loro nella terra d’Egitto e alzando la mano giurai per loro dicendo: «Io sono il Signore, vostro Dio». 6Allora alzando la mano giurai di farli uscire dalla terra d’Egitto e condurli in una terra scelta per loro, stillante latte e miele, che è la più bella fra tutte le terre. 7Dissi loro: «Ognuno getti via gli abomini che sono sotto i propri occhi e non vi contaminate con gli idoli d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio».
8Ma essi mi si ribellarono e non vollero ascoltarmi: non gettarono via gli abomini dei propri occhi e non abbandonarono gli idoli d’Egitto. Allora io decisi di riversare sopra di loro il mio furore e di sfogare contro di loro la mia ira, in mezzo al paese d’Egitto. 9Ma agii diversamente per onore del mio nome, perché non fosse profanato agli occhi delle nazioni in mezzo alle quali si trovavano, poiché avevo dichiarato che li avrei fatti uscire dalla terra d’Egitto sotto i loro occhi. 10Così li feci uscire dall’Egitto e li condussi nel deserto; 11diedi loro le mie leggi e feci loro conoscere le mie norme, perché colui che le osserva viva per esse. 12Diedi loro anche i miei sabati come un segno fra me e loro, perché sapessero che sono io, il Signore, che li santifico.
13Ma gli Israeliti si ribellarono contro di me nel deserto: essi non seguirono le mie leggi, disprezzarono le mie norme, che bisogna osservare perché l’uomo viva, e violarono sempre i miei sabati. Allora nel deserto io decisi di riversare su di loro il mio sdegno e di sterminarli.
14Ma agii diversamente per onore del mio nome, perché non fosse profanato agli occhi delle nazioni di fronte alle quali io li avevo fatti uscire. 15Nel deserto alzando la mano avevo anche giurato su di loro che non li avrei più condotti nella terra che io avevo loro assegnato, terra stillante latte e miele, la più bella fra tutte le terre, 16perché avevano disprezzato le mie norme, non avevano seguito le mie leggi e avevano profanato i miei sabati, mentre il loro cuore si era attaccato ai loro idoli. 17Tuttavia il mio occhio ebbe pietà di loro e non li distrussi, non li sterminai tutti nel deserto.
18Dissi ai loro figli nel deserto: «Non seguite le leggi dei vostri padri, non osservate le loro norme, non vi contaminate con i loro idoli: 19io sono il Signore, vostro Dio. Seguite le mie leggi, osservate le mie norme e mettetele in pratica. 20Santificate i miei sabati e siano un segno fra me e voi, perché si sappia che io sono il Signore, vostro Dio».
21Ma anche i figli mi si ribellarono, non seguirono le mie leggi, non osservarono e non misero in pratica le mie norme, che danno la vita a chi le osserva; profanarono i miei sabati. Allora nel deserto io decisi di riversare il mio sdegno su di loro e di sfogare contro di loro la mia ira.
22Ma ritirai la mano e agii diversamente per onore del mio nome, perché non fosse profanato agli occhi delle nazioni, di fronte alle quali io li avevo fatti uscire. 23Nel deserto, alzando la mano avevo anche giurato su di loro che li avrei dispersi fra le nazioni e disseminati in paesi stranieri, 24perché non avevano messo in pratica le mie norme e avevano disprezzato le mie leggi, avevano profanato i miei sabati e i loro occhi erano sempre rivolti agli idoli dei loro padri.
25Allora io diedi loro persino leggi non buone e norme per le quali non potevano vivere. 26Feci sì che si contaminassero nelle loro offerte, facendo passare per il fuoco ogni loro primogenito, per atterrirli, perché riconoscessero che io sono il Signore. 27Parla dunque alla casa d’Israele, figlio dell’uomo, e di’ loro: Così dice il Signore Dio: I vostri padri mi offesero ancora in questo: essi agirono con infedeltà verso di me, 28sebbene io li avessi introdotti nella terra che alzando la mano avevo giurato di dare loro. Essi volsero lo sguardo verso ogni colle elevato, verso ogni albero verde: là fecero i loro sacrifici e portarono le loro offerte provocatrici; là depositarono i loro profumi soavi e versarono le loro libagioni. 29Io dissi loro: «Che cos’è quest’altura verso cui voi andate?». Il nome altura è rimasto fino ai nostri giorni.
30Ebbene, di’ alla casa d’Israele: Così dice il Signore Dio: Vi contaminate secondo il costume dei vostri padri, vi prostituite secondo i loro abomini, 31vi contaminate con tutti i vostri idoli fino ad oggi, presentando le vostre offerte e facendo passare per il fuoco i vostri figli, e io mi dovrei lasciare consultare da voi, uomini d’Israele? Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio -, non mi lascerò consultare da voi. 32E ciò che v’immaginate in cuor vostro non avverrà, mentre voi andate dicendo: «Saremo come le nazioni, come le tribù degli altri paesi, che prestano culto al legno e alla pietra». 33Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio -, io regnerò su di voi con mano forte, con braccio possente e con ira scatenata. 34Poi vi farò uscire di mezzo ai popoli e vi radunerò da quei territori dove foste dispersi con mano forte, con braccio possente e con ira scatenata 35e vi condurrò nel deserto dei popoli e lì a faccia a faccia vi giudicherò. 36Come giudicai i vostri padri nel deserto del paese d’Egitto, così giudicherò voi, oracolo del Signore Dio. 37Vi farò passare sotto il mio bastone e vi condurrò sotto il vincolo dell’alleanza. 38Separerò da voi i ribelli e quelli che si sono staccati da me; li farò uscire dal paese in cui dimorano come forestieri, ma non entreranno nella terra d’Israele: così saprete che io sono il Signore. 39A voi, casa d’Israele, così dice il Signore Dio: Andate, servite pure ognuno i vostri idoli, ma alla fine mi ascolterete e non profanerete più il mio santo nome con le vostre offerte, con i vostri idoli. 40Sul mio monte santo, infatti, sull’alto monte d’Israele – oracolo del Signore Dio – mi servirà tutta la casa d’Israele, tutta riunita in quella terra. Là mi saranno graditi e là richiederò le vostre offerte e le primizie dei vostri doni, tutto quello che mi consacrerete. 41Quando vi avrò liberati dai popoli e vi avrò radunati dai paesi nei quali foste dispersi, io vi accetterò come soave profumo, mi mostrerò santo in voi agli occhi delle nazioni.
42Allora voi saprete che io sono il Signore, quando vi condurrò nella terra d’Israele, nella terra che alzando la mano giurai di dare ai vostri padri. 43Là vi ricorderete della vostra condotta, di tutti i misfatti dei quali vi siete macchiati, e proverete disgusto di voi stessi, per tutte le malvagità che avete commesso. 44Allora saprete che io sono il Signore, quando agirò con voi per l’onore del mio nome e non secondo la vostra malvagia condotta e i vostri costumi corrotti, o casa d’Israele». Oracolo del Signore Dio.

Alcuni anziani vengono a “consultare” il Signore. [Chi andava a “consultare” il Signore attraverso il profeta si aspettava un assenso o una benedizione di scelte già fatte (vedi versetto 32). Non è così, tante volte, anche per noi quando preghiamo o chiediamo consulenze?] Dio si rifiuta di essere consultato. Risponda il profeta … con un giudizio duro che suona così: “Fa loro conoscere gli abomini dei loro padri”.

Il profeta parla a nome di Dio, e lo fa con un racconto che riguarda le opere di Dio. Letterariamente, retoricamente, ma soprattutto teologicamente il racconto porta sempre come soggetto Dio stesso: “Io scelsi Israele. Io li liberai. Io li introdussi in una terra “bella più di tutte le altre terre”. Chiesi che abbandonassero le divinità straniere. Ma essi si ribellarono e non vollero ascoltare. Io mi infuriai (“decisi di riversare il mio furore su di loro”). Ma “agii a motivo del mio nome” (espressione ripetuta spesso che in questo caso significa “non diedi sfogo al mio furore”, cioè, perdonai). Li feci uscire dall’Egitto e li condussi nel deserto. Diedi loro i comandamenti. Ma si ribellarono. Io mi infuriai. Ma “agii a motivo del mio nome”, cioè ebbi pietà di loro e li condussi nella terra bella. Dissi ai figli che erano ancora nel deserto di osservare i miei comandi. Ma anche i figli si ribellarono. Mi infuriai (è la terza volta, e qui abbiamo una svolta paradossale). Li abbandonai a pratiche non buone (sono le pratiche dei popoli stranieri=idolatria) … E’ un vero “intrigo”, fatto di misericordia di Dio e ribellione dell’uomo!

Conclusione: Voi figli e voi padri (si rivolge agli “anziani” che volevano consultare il Signore) siete sempre stati ribelli. E io – dice il Signore – non mi lascerò consultare da voi, poiché voi venite a consultarmi per portare avanti le decisioni che già avete preso, quelle cioè di essere come le nazioni (non più come mio popolo). “No, ciò che vi sale alla mente non avverrà, poiché voi dite: Saremo come le nazioni, nel rendere culto al legno e alla pietra”. No, il Signore non vuole questo e lo mostrerà in modo forte, possiamo dire, violento: “Per la mia vita – oracolo del Signore Dio – con mano forte, con braccio teso e riversando furore regnerò su voi … Vi condurrò nel deserto dei popoli e là vi giudicherò faccia a faccia. Come giudicai i vostri padri nel deserto della terra d’Egitto, così giudicherò voi”. Il giudizio sarà una “separazione”: alcuni li abbandonerò del tutto e saranno dispersi in vario modo. Invece la casa di Israele, che ora vive in stato di ribellione, costretta ma non convinta, alla fine mi ascolterà e “non profanerà più il mio santo nome con offerte agli idoli”.

Strana e paradossale questa conversione: è una conversione che avrà un primo passo necessario emotivamente ed educativamente. “Conoscerete che io sono il Signore, quando vi avrò condotto nella terra di Israele … Là ricorderete la vostra condotta e tutte le azioni con cui vi siete resi impuri e proverete disgusto di voi stessi e di tutte le cose malvagie che avete fatto. Saprete che il sono il Signore quando avrò agito con voi a motivo del mio nome, non secondo le vostre azioni malvagie e le vostre azioni corrotte”. [“Agire a motivo del mio nome”, in generale, significa questo: Non agisco tenendo conto dei vostri meriti (che non avete) ma agisco per il “mio nome”, cioè, per quello che sono e per farlo conoscere a tutti. Sono un Dio misericordioso, un Dio che vuole la vita (che è accettazione della sua volontà) e non la morte (che è la ribellione).

Come concludere questo capitolo ingarbugliatissimo dal punto di vista letterario, paradossale dal punto di vista pastorale, provocatorio dal punto di teologico, ma educativo dal punto di vista spirituale? Io direi così. Il cammino spirituale di Israele e anche nostro conosce vari passaggi: a) Ci sono grandi doni fatti dal Signore (attenzione a quel “io scelsi … io condussi … io feci entrare …”). b) Però, non c’è riconoscimento di questi doni (“vi siete sempre ribellati”). c) Allora vengono: correzione, esilio, dispersione tra i popoli. d) Ritorno alla terra per pura misericordia di Dio (senso di “a motivo del mio nome” = del fatto che sono misericordioso e fedele). e) “Conoscerete che io sono il Signore”. Al vedere quello che il Signore ha fatto succedono (o devono succedere) due cose: ci riconosciamo veri e reali peccatori, e ci vergogniamo provando disgusto dei peccati commessi. f) Tutto questo processo non è la conversione piena, ma è il primo passo verso una pienezza. g) La vergogna, il dispiacere, il pianto sono il primo e necessario passo per la salvezza. In questo senso, la vergogna e il pianto sono da intendersi come dono di Dio. h) Dunque: Dio ci ama e ci libera … mentre ancora noi siamo peccatori. i) Questo non vuol dire che possiamo ancora e sempre peccare; vuol dire e vuol mostrare, invece, che Dio opera sempre “a motivo del suo nome”, e non per altro [Amore è il nome di Dio]. l) Quindi: Dio agisce con noi e con tutti solo perché ama: ama per primo, ama anche quando non è amato. m) Conclusione delle conclusioni: Dio vuole che tutti sappiano che egli ama. L’espressione, sempre ripetuta: “Sapranno che io sono il Signore: l’ho detto e lo faccio” … nasconde e svela il mistero del suo amore.

Agirò con voi a motivo del mio nome, non secondo le vostre azioni malvagie

Ago 12, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 20

1 Nell’anno settimo, nel quinto mese, il dieci del mese, alcuni anziani d’Israele vennero a consultare il Signore e sedettero davanti a me. 2Mi fu rivolta questa parola del Signore: 3«Figlio dell’uomo, parla agli anziani d’Israele e di’ loro: Così dice il Signore Dio: Venite voi per consultarmi? Com’è vero che io vivo, non mi lascerò consultare da voi. Oracolo del Signore Dio. 4Vuoi giudicarli? Li vuoi giudicare, figlio dell’uomo? Mostra loro gli abomini dei loro padri. 5Di’ loro: Così dice il Signore Dio: Quando io scelsi Israele e alzando la mano giurai per la stirpe della casa di Giacobbe, apparvi loro nella terra d’Egitto e alzando la mano giurai per loro dicendo: «Io sono il Signore, vostro Dio». 6Allora alzando la mano giurai di farli uscire dalla terra d’Egitto e condurli in una terra scelta per loro, stillante latte e miele, che è la più bella fra tutte le terre. 7Dissi loro: «Ognuno getti via gli abomini che sono sotto i propri occhi e non vi contaminate con gli idoli d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio».
8Ma essi mi si ribellarono e non vollero ascoltarmi: non gettarono via gli abomini dei propri occhi e non abbandonarono gli idoli d’Egitto. Allora io decisi di riversare sopra di loro il mio furore e di sfogare contro di loro la mia ira, in mezzo al paese d’Egitto. 9Ma agii diversamente per onore del mio nome, perché non fosse profanato agli occhi delle nazioni in mezzo alle quali si trovavano, poiché avevo dichiarato che li avrei fatti uscire dalla terra d’Egitto sotto i loro occhi. 10Così li feci uscire dall’Egitto e li condussi nel deserto; 11diedi loro le mie leggi e feci loro conoscere le mie norme, perché colui che le osserva viva per esse. 12Diedi loro anche i miei sabati come un segno fra me e loro, perché sapessero che sono io, il Signore, che li santifico.
13Ma gli Israeliti si ribellarono contro di me nel deserto: essi non seguirono le mie leggi, disprezzarono le mie norme, che bisogna osservare perché l’uomo viva, e violarono sempre i miei sabati. Allora nel deserto io decisi di riversare su di loro il mio sdegno e di sterminarli.
14Ma agii diversamente per onore del mio nome, perché non fosse profanato agli occhi delle nazioni di fronte alle quali io li avevo fatti uscire. 15Nel deserto alzando la mano avevo anche giurato su di loro che non li avrei più condotti nella terra che io avevo loro assegnato, terra stillante latte e miele, la più bella fra tutte le terre, 16perché avevano disprezzato le mie norme, non avevano seguito le mie leggi e avevano profanato i miei sabati, mentre il loro cuore si era attaccato ai loro idoli. 17Tuttavia il mio occhio ebbe pietà di loro e non li distrussi, non li sterminai tutti nel deserto.
18Dissi ai loro figli nel deserto: «Non seguite le leggi dei vostri padri, non osservate le loro norme, non vi contaminate con i loro idoli: 19io sono il Signore, vostro Dio. Seguite le mie leggi, osservate le mie norme e mettetele in pratica. 20Santificate i miei sabati e siano un segno fra me e voi, perché si sappia che io sono il Signore, vostro Dio».
21Ma anche i figli mi si ribellarono, non seguirono le mie leggi, non osservarono e non misero in pratica le mie norme, che danno la vita a chi le osserva; profanarono i miei sabati. Allora nel deserto io decisi di riversare il mio sdegno su di loro e di sfogare contro di loro la mia ira.
22Ma ritirai la mano e agii diversamente per onore del mio nome, perché non fosse profanato agli occhi delle nazioni, di fronte alle quali io li avevo fatti uscire. 23Nel deserto, alzando la mano avevo anche giurato su di loro che li avrei dispersi fra le nazioni e disseminati in paesi stranieri, 24perché non avevano messo in pratica le mie norme e avevano disprezzato le mie leggi, avevano profanato i miei sabati e i loro occhi erano sempre rivolti agli idoli dei loro padri.
25Allora io diedi loro persino leggi non buone e norme per le quali non potevano vivere. 26Feci sì che si contaminassero nelle loro offerte, facendo passare per il fuoco ogni loro primogenito, per atterrirli, perché riconoscessero che io sono il Signore. 27Parla dunque alla casa d’Israele, figlio dell’uomo, e di’ loro: Così dice il Signore Dio: I vostri padri mi offesero ancora in questo: essi agirono con infedeltà verso di me, 28sebbene io li avessi introdotti nella terra che alzando la mano avevo giurato di dare loro. Essi volsero lo sguardo verso ogni colle elevato, verso ogni albero verde: là fecero i loro sacrifici e portarono le loro offerte provocatrici; là depositarono i loro profumi soavi e versarono le loro libagioni. 29Io dissi loro: «Che cos’è quest’altura verso cui voi andate?». Il nome altura è rimasto fino ai nostri giorni.
30Ebbene, di’ alla casa d’Israele: Così dice il Signore Dio: Vi contaminate secondo il costume dei vostri padri, vi prostituite secondo i loro abomini, 31vi contaminate con tutti i vostri idoli fino ad oggi, presentando le vostre offerte e facendo passare per il fuoco i vostri figli, e io mi dovrei lasciare consultare da voi, uomini d’Israele? Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio -, non mi lascerò consultare da voi. 32E ciò che v’immaginate in cuor vostro non avverrà, mentre voi andate dicendo: «Saremo come le nazioni, come le tribù degli altri paesi, che prestano culto al legno e alla pietra». 33Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio -, io regnerò su di voi con mano forte, con braccio possente e con ira scatenata. 34Poi vi farò uscire di mezzo ai popoli e vi radunerò da quei territori dove foste dispersi con mano forte, con braccio possente e con ira scatenata 35e vi condurrò nel deserto dei popoli e lì a faccia a faccia vi giudicherò. 36Come giudicai i vostri padri nel deserto del paese d’Egitto, così giudicherò voi, oracolo del Signore Dio. 37Vi farò passare sotto il mio bastone e vi condurrò sotto il vincolo dell’alleanza. 38Separerò da voi i ribelli e quelli che si sono staccati da me; li farò uscire dal paese in cui dimorano come forestieri, ma non entreranno nella terra d’Israele: così saprete che io sono il Signore. 39A voi, casa d’Israele, così dice il Signore Dio: Andate, servite pure ognuno i vostri idoli, ma alla fine mi ascolterete e non profanerete più il mio santo nome con le vostre offerte, con i vostri idoli. 40Sul mio monte santo, infatti, sull’alto monte d’Israele – oracolo del Signore Dio – mi servirà tutta la casa d’Israele, tutta riunita in quella terra. Là mi saranno graditi e là richiederò le vostre offerte e le primizie dei vostri doni, tutto quello che mi consacrerete. 41Quando vi avrò liberati dai popoli e vi avrò radunati dai paesi nei quali foste dispersi, io vi accetterò come soave profumo, mi mostrerò santo in voi agli occhi delle nazioni.
42Allora voi saprete che io sono il Signore, quando vi condurrò nella terra d’Israele, nella terra che alzando la mano giurai di dare ai vostri padri. 43Là vi ricorderete della vostra condotta, di tutti i misfatti dei quali vi siete macchiati, e proverete disgusto di voi stessi, per tutte le malvagità che avete commesso. 44Allora saprete che io sono il Signore, quando agirò con voi per l’onore del mio nome e non secondo la vostra malvagia condotta e i vostri costumi corrotti, o casa d’Israele». Oracolo del Signore Dio.

 

[Un’altra piccola svista. Nel calendario Ez 20 è (giustamente) diviso in due parti. La cosa mi è sfuggita e ho messo tutto in un giorno: è troppo! Vedete come cavarvela!]

Alcuni “anziani” vengono a consultare il Signore (siamo in esilio a Babilonia). Dio si rifiuta di essere consultato, ma fa parlare il profeta: “Fa loro conoscere gli abomini dei loro padri. Dunque, il profeta parla a nome di Dio, e lo fa con un racconto che riguarda le opere di Dio. Letterariamente, retoricamente, ma anche teologicamente il racconto porta sempre come soggetto Dio stesso: “Io scelsi Israele … Io li liberai … Io  li introdussi in una terra “bella più di tutte le altre terre”. Chiesi che abbandonassero le divinità straniere. Ma essi si ribellarono e non vollero ascoltare. Io mi infuriai (“decisi di riversare il mio furore su di loro”). Ma “agii a motivo del mio nome”, cioè non diedi sfogo al mio furore. Li feci uscire dall’Egitto e li condussi nel deserto. Diedi loro i comandamenti. Ma si ribellarono. Io mi infuriai. Ma “agii a motivo del mio nome”, cioè ebbi pietà di loro e li condussi nella terra bella. Dissi ai figli che erano ancora nel deserto di osservare i miei comandi. Ma anche i figli si ribellarono. Mi infuriai (è la terza volta e qui abbiamo una svolta paradossale). Li abbandonai a pratiche non buone (sono le pratiche dei popoli stranieri=idolatria) …

Conclusione di questo lungo racconto, volutamente lungo e ripetitivo per comprendere sulla propria pelle quello che fa Dio e quello che fa l’uomo.Dunque: Voi figli e voi padri (è Dio che si rivolge a chi lo voleva consultare) siete sempre stati ribelli, e io non mi lascerò consultare, poiché voi venite a consultarmi per portare avanti le decisioni che già avete preso, quelle cioè di essere come le nazioni. “No, ciò che vi sale alla mente non avverrà, poiché voi dite: Saremo come le nazioni, nel rendere culto al legno e alla pietra”. Il Signore non vuole questo e lo mostrerà in modo forte: “Per la mia vita – oracolo del Signore Dio – con mano forte, con braccio teso e riversando furore regnerò su voi … Vi condurrò nel deserto dei popoli e là vi giudicherò faccia a faccia. Come giudicai i vostri padri nel deserto della terra d’Egitto, così giudicherò voi”. Il giudizio sarà una “separazione”: alcuni li abbandonerò del tutto e saranno dispersi in vario modo. Invece la casa di Israele, che ora vive in stato di ribellione, alla fine mi ascolterà e “non profanerà più il mio santo nome con offerte agli idoli”.

“Conoscerete che io sono il Signore, quando vi avrò condotto nella terra di Israele … Là ricorderete la vostra condotta e tutte le azioni con cui vi siete resi impuri e proverete disgusto di voi stessi e di tutte le cose malvagie che avete fatto. Saprete che il sono il Signore quando avrò agito con voi a motivo del mio nome, non secondo le vostre azioni malvagie e le vostre azioni corrotte”.

Come concludere questo capitolo ingarbugliatissimo dal punto di vista letterario, paradossale dal punto di vista pastorale, provocatorio dal punto di teologico, ma educativo dal punto di vista spirituale? Io direi così.

Il cammino spirituale di Israele e anche nostro conosce vari passaggi: a) grandi doni del Signore (attenzione a quel “io scelsi … io condussi … io feci entrare …”). b) Non riconoscimento di questi doni (“vi siete sempre ribellati”). c) Correzione, esilio, dispersione tra i popoli. d) Ritorno alla terra/vita per pura misericordia di Dio (è il senso di “a motivo del mio nome” cioè del fatto che sono misericordioso e fedele). e) “Conoscerete che io sono il Signore”. Al vedere quello che il Signore ha fatto devono succedere due cose: riconoscersi peccatori veri, reali e vergognarsi provando disgusto dei peccati commessi. f) Tutto questo processo non è la conversione piena, ma è il primo passo. g) La vergogna, il dispiacere, il pianto sono il primo e necessario passo per la salvezza. In questo senso la vergogna e il pianto (là dove avevano trovato accoglienza, assuefazione, sfrontatezza) sono da intendersi invece come dono di Dio.

Una vecchia storia o un nuovo inizio?

Intona un lamento sui capi di Israele

Ago 11, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 19

1 Intona ora un lamento sui prìncipi d’Israele 2dicendo:

Che cos’era tua madre?
Una leonessa fra leoni.
Accovacciata in mezzo ai leoni
nutriva i suoi cuccioli.
3Essa allevò uno dei cuccioli
che divenne un leoncello,
imparò a sbranare la preda,
a divorare gli uomini.
4Ma contro di lui le genti fecero lega,
restò preso nella loro fossa
e in catene fu condotto in Egitto.
5Quando essa vide che era lunga l’attesa
e delusa la sua speranza,
prese un altro cucciolo
e ne fece un leoncello.
6Divenuto leoncello,
se ne andava e veniva fra i leoni,
e imparò a sbranare la preda,
a divorare gli uomini.
7Penetrò nei loro palazzi,
devastò le loro città.
Il paese e i suoi abitanti
sbigottivano al rumore del suo ruggito.
8Lo assalirono le genti,
le contrade all’intorno;
tesero un laccio contro di lui
e restò preso nella loro fossa.
9Lo chiusero in una gabbia,
lo condussero in catene al re di Babilonia
e lo misero in una prigione,
perché non se ne sentisse la voce sui monti d’Israele.
10Tua madre era come una vite
piantata vicino alle acque.
Era rigogliosa e frondosa
per l’abbondanza dell’acqua.
11Ebbe rami robusti,
buoni per scettri regali;
il suo fusto si elevò
in mezzo agli arbusti,
mirabile per la sua altezza
e per l’abbondanza dei suoi rami.
12Ma essa fu sradicata con furore
e gettata a terra;
il vento d’oriente seccò i suoi frutti
e li fece cadere;
il suo ramo robusto inaridì
e il fuoco lo divorò.
13Ora è trapiantata nel deserto,
in una terra secca e riarsa;
14un fuoco uscì da un suo ramo,
divorò tralci e frutti
ed essa non ha più alcun ramo robusto,
uno scettro per regnare».

Questo è un lamento e come lamento viene usato.

 

Dopo l’appello alla conversione che il cap. 18 ha fatto risuonare (soprattutto nella sua parte conclusiva); dopo l’invito a mettersi nella strada del bene per avere vita e non sperimentare morte; dopo averci messo di fronte il desiderio di Dio, ciò che lui davvero gradisce, cioè la vita per tutti i membri del suo popolo, il cap. 19 gela ogni possibile entusiasmo passeggero e fa risuonare … un lamento funebre!

Il versetto 14 ci fa capire che il testo di oggi era “usato” in celebrazioni varie. Quindi non è un esercizio letterario su una qualsiasi storia o un semplice classico atto rituale, ma è “rivelazione” che vuole “insegnare” alle generazioni future come “stare davanti a Dio”.

“Intona un lamento sui capi di Israele”. “Leonessa”, la madre, richiama la tribù di Giuda e in particolare la città di Gerusalemme. “Leoni”, due figli, richiama due re figli del grande e sfortunato re Giosia: uno deportato in Egitto e l’altro a Babilonia. Il lamento evoca con immagini forti lo “stile regale/guerriero” di quel tempo: “sbranare la preda e divorare uomini”. Non è certo lo “stile regale” che voleva il Signore per i re di Giuda [Si veda un testo importante in Deuteronomio 17,16-20]. La storia che sta dentro all’immagine ci porta decisamente in esilio a Babilonia.

Altra immagine: la vigna, tanto bella e alta da stare “sopra le nubi”. “I frutti” sono il popolo coi suoi capi. “Ramo robusto e bastone per governare” è il re, chiamato anche pastore.

[Per saggiare solo un po’ la complessità (molti la chiamano “sinfonia”) della Scrittura, diciamo che il testo di Ezechiele dialoga bene con Geremia 22,11-23: da un lato ne riprende la critica, dall’altro ribalta però la richiesta. Nel brano di Geremia, infatti, il lamento funebre era giudicato non opportuno e, quindi, da non farsi (v. 18); in questo di Ezechiele esso è invece indicato come la modalità adeguata per interpretare lo snodarsi della storia della monarchia in questo frangente. [Uno stesso evento può essere visto, gustato, raccontato, usato in tanti modi … purché abbia (nella interpretazione che dò) un minimo di verità e quindi di utilità. Questa generale considerazione vale, se attuata e vissuta con sapienza spirituale, per la lettura di tutta la Scrittura]

Non godo della morte di chi muore. Convertitevi e vivrete

Ago 10, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 18

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Perché andate ripetendo questo proverbio sulla terra d’Israele:

«I padri hanno mangiato uva acerba
e i denti dei figli si sono allegati»?

3Com’è vero che io vivo, oracolo del Signore Dio, voi non ripeterete più questo proverbio in Israele. 4Ecco, tutte le vite sono mie: la vita del padre e quella del figlio è mia; chi pecca morirà.
5Se uno è giusto e osserva il diritto e la giustizia, 6se non mangia sui monti e non alza gli occhi agli idoli della casa d’Israele, se non disonora la moglie del suo prossimo e non si accosta a una donna durante il suo stato d’impurità, 7se non opprime alcuno, restituisce il pegno al debitore, non commette rapina, divide il pane con l’affamato e copre di vesti chi è nudo, 8se non presta a usura e non esige interesse, desiste dall’iniquità e pronuncia retto giudizio fra un uomo e un altro, 9se segue le mie leggi e osserva le mie norme agendo con fedeltà, egli è giusto ed egli vivrà, oracolo del Signore Dio. 10Ma se uno ha generato un figlio violento e sanguinario che commette azioni inique, 11mentre egli non le commette, e questo figlio mangia sui monti, disonora la donna del prossimo, 12opprime il povero e l’indigente, commette rapine, non restituisce il pegno, volge gli occhi agli idoli, compie azioni abominevoli, 13presta a usura ed esige gli interessi, questo figlio non vivrà; poiché ha commesso azioni abominevoli, costui morirà e dovrà a se stesso la propria morte. 14Ma se uno ha generato un figlio che, vedendo tutti i peccati commessi dal padre, sebbene li veda, non li commette, 15non mangia sui monti, non volge gli occhi agli idoli d’Israele, non disonora la donna del prossimo, 16non opprime alcuno, non trattiene il pegno, non commette rapina, dà il pane all’affamato e copre di vesti chi è nudo, 17desiste dall’iniquità, non presta a usura né a interesse, osserva le mie norme, cammina secondo le mie leggi, costui non morirà per l’iniquità di suo padre, ma certo vivrà. 18Suo padre invece, che ha oppresso e derubato il suo prossimo, che non ha agito bene in mezzo al popolo, morirà per la sua iniquità.
19Voi dite: «Perché il figlio non sconta l’iniquità del padre?». Perché il figlio ha agito secondo giustizia e rettitudine, ha osservato tutte le mie leggi e le ha messe in pratica: perciò egli vivrà. 20Chi pecca morirà; il figlio non sconterà l’iniquità del padre, né il padre l’iniquità del figlio. Sul giusto rimarrà la sua giustizia e sul malvagio la sua malvagità.
21Ma se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha commesso e osserva tutte le mie leggi e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà. 22Nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata, ma vivrà per la giustizia che ha praticato. 23Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva? 24Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte le azioni abominevoli che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà.
25Voi dite: «Non è retto il modo di agire del Signore». Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? 26Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. 27E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. 28Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà. 29Eppure la casa d’Israele va dicendo: «Non è retta la via del Signore». O casa d’Israele, non sono rette le mie vie o piuttosto non sono rette le vostre? 30Perciò io giudicherò ognuno di voi secondo la sua condotta, o casa d’Israele. Oracolo del Signore Dio.
Convertitevi e desistete da tutte le vostre iniquità, e l’iniquità non sarà più causa della vostra rovina. 
31Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Perché volete morire, o casa d’Israele? 32Io non godo della morte di chi muore. Oracolo del Signore. Convertitevi e vivrete.

 

È un testo di impronta “giudiziale”, ma con grande valore teologico, morale e spirituale. Esprime lo stato d’animo e i pensieri dei deportati, i quali si agganciano a un proverbio o detto (in greco è parabola) che suona così: “I padri mangiano uva acerba e i denti dei figli sentono dolore”. Alla fine, essi pensano e dicono questo: Noi siamo in esilio per colpa dei nostri padri, noi non abbiamo fatto niente di male!

La risposta del Signore è articolata in perfetto stile giudiziale. Proviamo a seguire la lunga e meticolosa “casistica”. Ma prima bisogna cogliere la verità e la forza della seguente affermazione che sta alla base di ogni sviluppo del caso: “Ecco tutte le vite sono mie, la vita del padre come quella del figlio”. In concreto: nella nostra storia ci sono (anzi, ci debbono essere) tanti mediatori tra noi e Dio, ma nella verità e nel profondo l’unico mediatore è Cristo: attraverso Cristo ognuno di noi è “di Dio”. Dio dice al figlio “mia è la tua vita”, nello stesso tempo dice al padre “mia è la tua vita”. In parole povere: Io me la vedo con te, e basta! Non cercare fughe quanto alle responsabilità ultime e vere! “La persona che ha peccato (non la coppia, la famiglia, il gruppo, la comunità, la società ecc.), quella morirà”.

Veniamo alla casistica, in modo sintetico. a) “Un uomo (un papà) cammina secondo i miei precetti. Egli è giusto: certamente vivrà. b) Un uomo (papà) genera un figlio violento e sanguinario: questo figlio certamente morirà. c) Un uomo (papà) genera un figlio che ha visto le iniquità commesse dal padre e non le fa: “egli non morirà per la colpa di suo padre, ma certamente vivrà”. d) “Suo padre che ha fatto il male …, “ecco morirà nella sua colpa”. Notiamo che il bene o il male si riferiscono a quanto viene fatto o non fatto, sempre e solo al prossimo.

“Voi dite: Perché il figlio non porta la colpa del padre?” E Dio risponde: “Il giusto riceverà in base alla sua giustizia e il malvagio in base alla sua malvagità”. Quello che Ezechiele afferma (in esilio, in una situazione apparentemente senza speranza) è che esiste, per ognuno, la possibilità di fare scelte differenti dai propri padri e ricevere, di conseguenza, una promessa di vita che non è minacciata dai mali compiuti dai suoi avi. Non è dunque permesso a nessuno compiangersi dicendo che il male che subisce non dipende da lui, ma a tutti è chiesto di decidersi per il bene.

Riprende la casistica. e) Se il malvagio si converte da ogni peccato che ha commesso, certamente vivrà e non morirà: “vivrà per la giustizia che ha messo in atto”. È bello e consolante il commento che fa Dio … di se stesso: “Forse che io provo piacere per la morte del malvagio o non piuttosto per il fatto che egli si converta dalla sua condotta e viva?” f) “Ma se il giusto abbandona la sua giustizia e commette il male: “per questo morirà”. A questo punto di tante complicazioni, Dio sente il dovere … quasi di giustificarsi: “Ascoltate bene, casa di Israele: Non è corretto il mio modo di agire o non sono corretti i vostri modi di agire? Quando il giusto abbandona la giustizia e commette il male … muore per il male che ha commesso. Quando il malvagio abbandona la malvagità e compie il bene: “certamente vivrà e non morirà … egli fa vivere se stesso”.

Conclusione: “Perciò giudicherò ciascuno di voi secondo le sue azioni”. Dunque … ed ecco l’esortazione, ecco quello che Dio vuole: “Convertitevi e allontanatevi da tutte le vostre colpe e il peccato non sarò più per voi motivo di inciampo … Formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo! Perché volete morire, casa d’Israele? Poiché non godo della morte di chi muore. Convertitevi e vivrete!” [Perché qualcuno o tanti fanno di Dio un essere che ama farci soffrire e morire, e non invece farci vivere? Perché il nostro Dio deve difendersi quando ama e perdona, o sentirsi in colpa se non punisce abbastanza forte e non fa strage di cattivi?!?]

Domenica 9 Agosto 2026 – XIX Tempo Ordinario – Anno A

Ago 9, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Per accedere alla diretta streaming della Messa delle 10.00 clicca qui

ANTIFONA DI INGRESSO:

Volgi lo sguardo, Signore, alla tua alleanza,
non dimenticare per sempre la vita dei tuoi poveri.
Alzati, o Dio, difendi la mia causa,
non dimenticare la supplica di chi ti invoca.

 

PRIMA LETTURA

Dal primo Libro dei Re (1Re 19,9a.11-13a)

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 84

R. Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra. R.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo. R.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 9,1-5)
Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-33)

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Parola del Signore

Un’aquila grande e una vigna, un’altra aquila grande …

Ago 8, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 17

 Mi fu rivolta ancora questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, proponi un enigma e racconta una parabola alla casa d’Israele. 3Tu dirai: Così dice il Signore Dio:

Un’aquila grande,
dalle grandi ali
e dalle lunghe penne,
folta di piume
dal colore variopinto,
venne sul Libano
e strappò la cima del cedro;
4stroncò il ramo più alto
e lo portò in un paese di mercanti,
lo depose in una città di negozianti.
5Scelse un germoglio del paese
e lo depose in un campo da seme;
lungo il corso di grandi acque,
lo piantò come un salice,
6perché germogliasse
e diventasse una vite estesa,
poco elevata,
che verso l’aquila volgesse i rami
e le radici crescessero sotto di essa.
Divenne una vite,
che fece crescere i tralci
e mise i rami.
7Ma c’era un’altra aquila grande,
larga di ali,
ricca di piume.
E allora quella vite,
dall’aiuola dove era piantata,
rivolse verso di essa le radici
e tese verso di essa i suoi tralci,
perché la irrigasse.
8In un campo fertile,
lungo il corso di grandi acque,
essa era piantata,
per mettere rami e dare frutto
e diventare una vite magnifica.
9Di’: Così dice il Signore Dio:
Riuscirà a prosperare?
O forse l’aquila non sradicherà le sue radici
e vendemmierà il suo frutto
e seccheranno tutti i tralci che ha messo?
Non ci vorrà un grande sforzo
né ci vorrà molta gente
per sradicare dalle radici.
10Ecco, essa è piantata:
riuscirà a prosperare?
O non seccherà del tutto,
non appena l’avrà sfiorata il vento d’oriente?
Proprio nell’aiuola dove è germogliata, seccherà!».

11Mi fu rivolta ancora questa parola del Signore: 12«Parla dunque a quella genìa di ribelli: Non sapete che cosa significa questo? Di’: Ecco, il re di Babilonia è giunto a Gerusalemme, ne ha preso il re e i prìncipi e li ha portati con sé a Babilonia. 13Si è scelto uno di stirpe regale e ha fatto un patto con lui, obbligandolo con giuramento. Ha deportato i potenti del paese, 14perché il regno fosse debole e non potesse innalzarsi e osservasse e mantenesse l’alleanza con lui. 15Ma questi gli si è ribellato e ha mandato messaggeri in Egitto, perché gli fossero dati cavalli e molti soldati. Potrà prosperare, potrà scampare chi ha agito così? Chi ha infranto un patto potrà uscirne senza danno? 16Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio -, proprio nel paese del re che gli aveva dato il trono, di cui ha disprezzato il giuramento e infranto l’alleanza, presso di lui, in piena Babilonia, morirà. 17Il faraone, con le sue grandi forze e il suo ingente esercito non gli sarà di valido aiuto in guerra, quando si eleveranno terrapieni e si costruiranno baluardi per distruggere tante vite umane. 18Ha disprezzato un giuramento, ha infranto un’alleanza: ecco, aveva dato la mano e poi ha agito in tal modo. Non potrà trovare scampo.
19Perciò così dice il Signore Dio: Com’è vero che io vivo, farò ricadere sopra il suo capo il mio giuramento che egli ha disprezzato, la mia alleanza che ha infranta. 20Stenderò su di lui la mia rete e rimarrà preso nel mio laccio: lo condurrò a Babilonia e là lo giudicherò per l’infedeltà commessa contro di me. 21Tutti i migliori delle sue schiere cadranno di spada e i superstiti saranno dispersi ai quattro venti: così saprete che io, il Signore, ho parlato.

22Così dice il Signore Dio:
Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro,
dalle punte dei suoi rami lo coglierò 
e lo pianterò sopra un monte alto, imponente;
23lo pianterò sul monte alto d’Israele.
Metterà rami e farà frutti
e diventerà un cedro magnifico.
Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,
ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.
24Sapranno tutti gli alberi della foresta
che io sono il Signore,
che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso,
faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.
Io, il Signore, ho parlato e lo farò».

 

«Figlio dell’uomo, proponi un enigma e racconta una parabola alla casa d’Israele”. Uso letterario dell’enigma o parabola per veicolare un messaggio. Non si ha una nuda narrazione di fatti, ma un rivestimento parabolico dei medesimi, che intende coinvolgere il lettore del testo, chiamato in causa per decifrare i vari elementi simbolici e, contemporaneamente, per esprimere un giudizio su quanto esposto.

Leggiamo tranquillamente le immagini che si trovano nei versetti dal 3 al 10. A partire dal v. 11 è Dio stesso che spiega la parabola (stile letterario che i Vangeli usano spesso). “L’aquila grande” è il re di Babilonia che sta invadendo tutta la Terra. La “cima del cedro” è il re di Gerusalemme: preso e portato a Babilonia, città di mercanti. Un “germoglio del paese” che il re di Babilonia prende e semina in una terra bella, perché nasca una vigna è il nuovo re di Gerusalemme (Sedecia) e la vigna richiama il popolo di Giuda. L’altra “aquila grande” è il faraone che governa in Egitto. Finale: violando l’alleanza fatta con Babilonia, Sedecia e il popolo di Giuda si volgono all’Egitto per avere aiuto.

Riuscirà ad andare bene una cosa del genere? È lo stesso Signore che si pone e pone la domanda … al lettore. Ovviamente, no! Che cos’è che non ha funzionato? Qualcuno (Gerusalemme) ha violato l’alleanza: “ha disprezzato un giuramento per rompere un’alleanza”. Così non si fa! La mano data, la parola detta non si devono ritirare, perché testimone di un giuramento è sempre Dio. E allora, Dio stesso dice: “Lo (Sedecia) condurrò a Babilonia e là lo giudicherò per l’infedeltà commessa contro di me”.

Ma la cosa non finisce qui! Lo sguardo del profeta va oltre, … lontano!. Babilonia sarà umiliata, … un giorno! Il brano di oggi termina con una terza parabola che diventa un oracolo di speranza (parabola che sarà ripresa dal Vangelo): “Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente; lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà. Sapranno tutti gli alberi della foresta
che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso,
faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. Io, il Signore, ho parlato e lo farò”. [Nella prospettiva di questo testo, la casa di Davide non è destinata a sparire, ma un futuro è reso possibile da Dio stesso. Giuseppe, sposo di Maria, era della casa di Davide]

 

Devi portare anche tu la tua umiliazione

Ago 7, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 16,44-63


44Ecco, tutti quelli che usano proverbi diranno di te: «Quale la madre, tale la figlia». 45Tu sei degna figlia di tua madre, che ha abbandonato il marito e i suoi figli: tu sei sorella delle tue sorelle, che hanno abbandonato il marito e i loro figli. Vostra madre era un’Ittita e vostro padre un Amorreo. 46Tua sorella maggiore è Samaria, che con le sue figlie abita alla tua sinistra. Tua sorella più piccola è Sòdoma, che con le sue figlie abita alla tua destra. 47Tu non soltanto hai seguito la loro condotta e agito secondo i loro costumi abominevoli, ma come se ciò fosse stato troppo poco, ti sei comportata peggio di loro in tutta la tua condotta. 48Per la mia vita – oracolo del Signore Dio -, tua sorella Sòdoma e le sue figlie non fecero quanto hai fatto tu insieme alle tue figlie! 49Ecco, questa fu l’iniquità di tua sorella Sòdoma: essa e le sue figlie erano piene di superbia, ingordigia, ozio indolente. Non stesero però la mano contro il povero e l’indigente. 50Insuperbirono e commisero ciò che è abominevole dinanzi a me. Io le eliminai appena me ne accorsi. 51Samaria non ha peccato la metà di quanto hai peccato tu. Tu hai moltiplicato i tuoi abomini più di queste tue sorelle, tanto da farle apparire giuste, in confronto con tutti gli abomini che hai commesso.
52Devi portare anche tu la tua umiliazione, perché hai fatto sembrare giuste le tue sorelle. Esse appaiono più giuste di te, perché i tuoi peccati superano i loro. Anche tu dunque, devi essere svergognata e portare la tua umiliazione, perché hai fatto sembrare giuste le tue sorelle. 53Ma io cambierò le loro sorti: cambierò le sorti di Sòdoma e delle sue figlie, cambierò le sorti di Samaria e delle sue figlie; anche le tue sorti muterò di fronte a loro, 54perché tu possa portare la tua umiliazione e tu senta vergogna di quanto hai fatto: questo le consolerà. 55Tua sorella Sòdoma e le sue figlie torneranno al loro stato di prima. Samaria e le sue figlie torneranno al loro stato di prima. Anche tu e le tue figlie tornerete allo stato di prima. 56Eppure tua sorella Sòdoma non era forse sulla tua bocca al tempo del tuo orgoglio, 57prima che fosse scoperta la tua malvagità, così come ora tu sei disprezzata dalle figlie di Aram e da tutte le figlie dei Filistei che sono intorno a te, le quali ti deridono da ogni parte? 58Tu stai scontando la tua scelleratezza e i tuoi abomini. Oracolo del Signore Dio. 59Poiché così dice il Signore Dio: Io ho ricambiato a te quello che hai fatto tu, perché hai disprezzato il giuramento infrangendo l’alleanza. 60Ma io mi ricorderò dell’alleanza conclusa con te al tempo della tua giovinezza e stabilirò con te un’alleanza eterna. 61Allora ricorderai la tua condotta e ne sarai confusa, quando riceverai le tue sorelle maggiori insieme a quelle più piccole, che io darò a te per figlie, ma non in forza della tua alleanza. 62Io stabilirò la mia alleanza con te e tu saprai che io sono il Signore, 63perché te ne ricordi e ti vergogni e, nella tua confusione, tu non apra più bocca, quando ti avrò perdonato quello che hai fatto». Oracolo del Signore Dio.

 

Una grande, singolare, ma anche provvidenziale “parentela” … nel campo di quella umanità che è “genìa di ribelli”: Gerusalemme (e tutto il mondo con lei) non sfugge a questa parentela inquinata e inquinante. Anzi, riceve un giudizio più duro, dal momento che ha avuto doni più grandi dal Signore.

Si ribadisce che Gerusalemme proviene da popoli stranieri (madre Hittita, padre Amorreo), e da essi ha ereditato comportamenti sbagliati. Ha due sorelle: Samaria (regno del Nord) e Sodoma (dove abitò Lot, nipote di Abramo). Samaria e Sodoma (quest’ultima unita a Gomorra nel Vangelo) hanno commesso tanto male, ma non tanto quanto … Gerusalemme! Sodoma (e discendenti) è rimproverata per “orgoglio, benessere sfacciato e sicuro” e per non aver “sostenuto la mano del povero e del misero”. Ma di Gerusalemme vien detto: “Per i tuoi peccati, con cui ti sei resa più abominevole di loro, (Samaria e Sodoma) sono più giuste di te!” [Si potrebbe leggere Matteo 11,24: “Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodoma sarà trattata meno duramente di te”]

Tuttavia, c’è un annuncio: “Ma io cambierò le loro sorti: cambierò le sorti di Sòdoma e delle sue figlie, cambierò le sorti di Samaria e delle sue figlie; anche le tue sorti muterò di fronte a loro.” Qual è la finalità? “Perché tu possa portare la tua umiliazione e tu senta vergogna di quanto hai fatto: questo le consolerà.” Ma poi l’annuncio si fa strano: Gerusalemme, devi portare l’umiliazione! Essa consisterà nel fatto che “ricorderai le tue vie (sbagliate) e ti sentirai umiliata”. Questo – prosegue il Signore – lo capirai bene quando “riceverai le tue sorelle, le più grandi e le più piccole (tutte, dunque), e le darò a te come figlie, ma non in forza della tua alleanza … Sarò io che farò sussistere la mia alleanza con te, così che tu conosca che io sono il Signore. Per parte tua ti ricorderai, ti vergognerai e non aprirai più bocca a motivo della tua umiliazione, quando ti avrò purificata per tutto ciò che hai fatto.” In sostanza, viene detta una cosa stupenda: in virtù dell’umiliazione, del fatto cioè che Gerusalemme non solo riconosce il suo peccato, ma riconosce che il suo peccato è più grande di quello dei popoli … i popoli (anch’essi perdonati) le vengono consegnati da Dio come dono. Gerusalemme non ha conquistato i popoli con le sue virtù (e nemmeno con le sue armi), ma per un gesto di misericordia di Dio che ama perdonare e riaccogliere … la sposa adultera e arricchirla di gioielli, che sono … i popoli. [Così deve pensarsi anche la chiesa] 

Hai confidato nella tua bellezza e ti sei prostituita

Ago 6, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 16,15-43


15Tu però, infatuata per la tua bellezza e approfittando della tua fama, ti sei prostituita, concedendo i tuoi favori a ogni passante. 16Prendesti i tuoi abiti per adornare a vari colori le alture su cui ti prostituivi. 17Con i tuoi splendidi gioielli d’oro e d’argento, che io ti avevo dato, facesti immagini d’uomo, con cui ti sei prostituita. 18Tu, inoltre, le adornasti con le tue vesti ricamate. A quelle immagini offristi il mio olio e i miei profumi. 19Ponesti davanti ad esse come offerta di soave odore il pane che io ti avevo dato, il fior di farina, l’olio e il miele di cui ti nutrivo. Oracolo del Signore Dio. 
20Prendesti i figli e le figlie che mi avevi generato e li offristi in cibo. Erano forse poca cosa le tue prostituzioni? 21Immolasti i miei figli e li offristi a loro, facendoli passare per il fuoco. 22Fra tutti i tuoi abomini e le tue prostituzioni non ti ricordasti del tempo della tua giovinezza, quando eri nuda e ti dibattevi nel sangue! 23Dopo tutta la tua perversione – guai, guai a te! Oracolo del Signore Dio – 24ti sei fabbricata un giaciglio e costruita un’altura in ogni piazza. 25A ogni crocicchio ti sei fatta un’altura, disonorando la tua bellezza, offrendo il tuo corpo a ogni passante e moltiplicando le tue prostituzioni. 26Hai concesso i tuoi favori ai figli d’Egitto, tuoi corpulenti vicini, e hai moltiplicato le tue infedeltà per irritarmi. 27A questo punto io ho steso la mano su di te. Ho ridotto il tuo cibo e ti ho abbandonato in potere delle tue nemiche, le figlie dei Filistei, che erano disgustate della tua condotta sfrontata.
28Non ancora sazia, hai concesso i tuoi favori agli Assiri. Non ancora sazia, 29hai moltiplicato le tue infedeltà nel paese dei mercanti, in Caldea, e ancora non ti è bastato. 30Com’è stato abietto il tuo cuore – oracolo del Signore Dio – facendo tutte queste azioni degne di una spudorata sgualdrina! 31Quando ti costruivi un giaciglio a ogni crocevia e ti facevi un’altura in ogni piazza, tu non eri come una prostituta in cerca di guadagno, 32ma come un’adultera che, invece del marito, accoglie gli stranieri! 33A ogni prostituta si dà un compenso, ma tu hai dato il compenso a tutti i tuoi amanti e hai distribuito loro doni perché da ogni parte venissero a te, per le tue prostituzioni. 34Tu hai fatto il contrario delle altre donne, nelle tue prostituzioni: nessuno è corso dietro a te, mentre tu hai distribuito doni e non ne hai ricevuti, tanto eri pervertita.
35Perciò, o prostituta, ascolta la parola del Signore. 36Così dice il Signore Dio: Per le tue ricchezze sperperate, per la tua nudità scoperta nelle tue prostituzioni con i tuoi amanti e con tutti i tuoi idoli abominevoli, per il sangue dei tuoi figli che hai offerto a loro, 37ecco, io radunerò da ogni parte tutti i tuoi amanti con i quali sei stata compiacente, coloro che hai amato insieme con coloro che hai odiato; li radunerò contro di te e ti metterò completamente nuda davanti a loro perché essi ti vedano tutta.
38Ti infliggerò la condanna delle donne che commettono adulterio e spargono sangue, e riverserò su di te furore e gelosia. 39Ti abbandonerò nelle loro mani e distruggeranno i tuoi giacigli, demoliranno le tue alture. Ti spoglieranno delle tue vesti e ti toglieranno i tuoi splendidi ornamenti: ti lasceranno scoperta e nuda. 40Poi ecciteranno contro di te la folla, ti lapideranno e ti trafiggeranno con la spada. 41Incendieranno le tue case e sarà eseguita la sentenza contro di te sotto gli occhi di numerose donne. Ti farò smettere di prostituirti e non distribuirai più doni. 42Quando avrò sfogato il mio sdegno su di te, non sarò più geloso di te, mi calmerò e non mi adirerò più. 43Per il fatto che tu non ti sei ricordata del tempo della tua giovinezza e mi hai provocato all’ira con tutte queste cose, adesso io ti farò pagare per le tue azioni – oracolo del Signore Dio – e non aggiungerai altre scelleratezze a tutti gli altri tuoi abomini.

 

“Ma hai confidato nella tua bellezza e ti sei prostituita a causa del tuo nome (fama)”. Due verbi narrano il peccato di Gerusalemme: “confidare nella propria bellezza (bellezza che non è tua, ma che di è stata regalata)” è il principio del peccato; e poi “prostituirsi a causa del tuo nome (di quello che sei diventata)” è il processo in cui si finisce. La metafora insiste sulla nota del matrimonio, inteso come alleanza, per cui il peccato è quell’infedeltà all’alleanza che si esprime nell’adulterio e, nel caso qui narrato, in una prostituzione senza limiti.

Il peccato, fuori metafora, è l’idolatria. Ma la metafora (matrimonio/alleanza) aiuta a “conoscere il peccato” nelle sue pieghe più profonde e intime. Di fatto, il peccato è un passare da un abbraccio a un altro: lasciare volutamente l’abbraccio di Dio e aprire le braccia a tutti e a tutto, chiudersi al suo amore per amare chi o cosa si fa nostro dominatore, pagare le prestazioni (peccati) coi doni che Dio gratuitamente ha dato; infine, il peccato è il non volere “ricordare che eri nuda e scoperta e ti dibattevi nel tuo sangue (eri niente e disprezzata e abbandonata)”.

I versetti 16 e seguenti identificano queste “prostituzioni” con la creazione di luoghi di culto eretti a divinità straniere. Avere luoghi di culto per divinità straniere non si risolveva soltanto in riti diversi (tra l’altro si arrivò a offrire in sacrificio i propri figli!) ma si risolveva in una vita diversa, contraria alla legge di Dio. Per cui si viveva al modo degli Egiziani, degli Assiri, dei Caldei (Babilonesi), dei Cananei e si faceva alleanza (anche politica) con loro. Ascoltiamo questa provocatoria e risentita espressione: “Non sei stata come una prostituta poiché irridevi la paga. Oh donna adultera che al posto di suo marito prende gli stranieri”. E anche questo puntiglioso commento: “A ogni prostituta si dà un compenso, ma tu hai dato il compenso a tutti i tuoi amanti e hai distribuito loro doni perché da ogni parte venissero a te, per le tue prostituzioni. Tu hai fatto il contrario delle altre donne, nelle tue prostituzioni: nessuno è corso dietro a te, mentre tu hai distribuito doni e non ne hai ricevuti, tanto eri pervertita”.

“Perciò, o prostituta, ascolta la parola del Signore”. La sposa è stata adultera (ha introdotto altri culti) e ha sparso sangue (offerta dei figli nell’atto di culto), per questo riceverà un “giudizio adeguato”. Il giudizio si risolverà in sconfitte militari e soprattutto nell’esilio. L’esilio è visto come un fatto “violento” da parte di Dio, ma positivo e educativo: “là (in esilio) ti farò smettere di prostituirti e non distribuirai più doni”. E così: “porrò fine al mio furore verso di te; si allontanerà la mia gelosia da te, mi calmerò e non mi adirerò più”. Dunque: il Signore, quale … povero marito tradito, “sogna” che le cose si metteranno a posto! [Più avanti vedremo se e come le cose andranno così] Il versetto 43 induce a sospettare. Non basta la punizione. Il problema è che “tu, Gerusalemme non hai ricordato i giorni della tua giovinezza (quello che eri e i doni che ti ho fatto) e mi hai provocato con tutte queste cose”. Com’è difficile ricordare quello che eravamo (peccatori e anche nemici) e anche quello che Dio ha fatto per noi (Gesù è morto per noi peccatori).