Ezechiele 16,15-43
15Tu però, infatuata per la tua bellezza e approfittando della tua fama, ti sei prostituita, concedendo i tuoi favori a ogni passante. 16Prendesti i tuoi abiti per adornare a vari colori le alture su cui ti prostituivi. 17Con i tuoi splendidi gioielli d’oro e d’argento, che io ti avevo dato, facesti immagini d’uomo, con cui ti sei prostituita. 18Tu, inoltre, le adornasti con le tue vesti ricamate. A quelle immagini offristi il mio olio e i miei profumi. 19Ponesti davanti ad esse come offerta di soave odore il pane che io ti avevo dato, il fior di farina, l’olio e il miele di cui ti nutrivo. Oracolo del Signore Dio.
20Prendesti i figli e le figlie che mi avevi generato e li offristi in cibo. Erano forse poca cosa le tue prostituzioni? 21Immolasti i miei figli e li offristi a loro, facendoli passare per il fuoco. 22Fra tutti i tuoi abomini e le tue prostituzioni non ti ricordasti del tempo della tua giovinezza, quando eri nuda e ti dibattevi nel sangue! 23Dopo tutta la tua perversione – guai, guai a te! Oracolo del Signore Dio – 24ti sei fabbricata un giaciglio e costruita un’altura in ogni piazza. 25A ogni crocicchio ti sei fatta un’altura, disonorando la tua bellezza, offrendo il tuo corpo a ogni passante e moltiplicando le tue prostituzioni. 26Hai concesso i tuoi favori ai figli d’Egitto, tuoi corpulenti vicini, e hai moltiplicato le tue infedeltà per irritarmi. 27A questo punto io ho steso la mano su di te. Ho ridotto il tuo cibo e ti ho abbandonato in potere delle tue nemiche, le figlie dei Filistei, che erano disgustate della tua condotta sfrontata.
28Non ancora sazia, hai concesso i tuoi favori agli Assiri. Non ancora sazia, 29hai moltiplicato le tue infedeltà nel paese dei mercanti, in Caldea, e ancora non ti è bastato. 30Com’è stato abietto il tuo cuore – oracolo del Signore Dio – facendo tutte queste azioni degne di una spudorata sgualdrina! 31Quando ti costruivi un giaciglio a ogni crocevia e ti facevi un’altura in ogni piazza, tu non eri come una prostituta in cerca di guadagno, 32ma come un’adultera che, invece del marito, accoglie gli stranieri! 33A ogni prostituta si dà un compenso, ma tu hai dato il compenso a tutti i tuoi amanti e hai distribuito loro doni perché da ogni parte venissero a te, per le tue prostituzioni. 34Tu hai fatto il contrario delle altre donne, nelle tue prostituzioni: nessuno è corso dietro a te, mentre tu hai distribuito doni e non ne hai ricevuti, tanto eri pervertita.
35Perciò, o prostituta, ascolta la parola del Signore. 36Così dice il Signore Dio: Per le tue ricchezze sperperate, per la tua nudità scoperta nelle tue prostituzioni con i tuoi amanti e con tutti i tuoi idoli abominevoli, per il sangue dei tuoi figli che hai offerto a loro, 37ecco, io radunerò da ogni parte tutti i tuoi amanti con i quali sei stata compiacente, coloro che hai amato insieme con coloro che hai odiato; li radunerò contro di te e ti metterò completamente nuda davanti a loro perché essi ti vedano tutta.
38Ti infliggerò la condanna delle donne che commettono adulterio e spargono sangue, e riverserò su di te furore e gelosia. 39Ti abbandonerò nelle loro mani e distruggeranno i tuoi giacigli, demoliranno le tue alture. Ti spoglieranno delle tue vesti e ti toglieranno i tuoi splendidi ornamenti: ti lasceranno scoperta e nuda. 40Poi ecciteranno contro di te la folla, ti lapideranno e ti trafiggeranno con la spada. 41Incendieranno le tue case e sarà eseguita la sentenza contro di te sotto gli occhi di numerose donne. Ti farò smettere di prostituirti e non distribuirai più doni. 42Quando avrò sfogato il mio sdegno su di te, non sarò più geloso di te, mi calmerò e non mi adirerò più. 43Per il fatto che tu non ti sei ricordata del tempo della tua giovinezza e mi hai provocato all’ira con tutte queste cose, adesso io ti farò pagare per le tue azioni – oracolo del Signore Dio – e non aggiungerai altre scelleratezze a tutti gli altri tuoi abomini.
“Ma hai confidato nella tua bellezza e ti sei prostituita a causa del tuo nome (fama)”. Due verbi narrano il peccato di Gerusalemme: “confidare nella propria bellezza (bellezza che non è tua, ma che di è stata regalata)” è il principio del peccato; e poi “prostituirsi a causa del tuo nome (di quello che sei diventata)” è il processo in cui si finisce. La metafora insiste sulla nota del matrimonio, inteso come alleanza, per cui il peccato è quell’infedeltà all’alleanza che si esprime nell’adulterio e, nel caso qui narrato, in una prostituzione senza limiti.
Il peccato, fuori metafora, è l’idolatria. Ma la metafora (matrimonio/alleanza) aiuta a “conoscere il peccato” nelle sue pieghe più profonde e intime. Di fatto, il peccato è un passare da un abbraccio a un altro: lasciare volutamente l’abbraccio di Dio e aprire le braccia a tutti e a tutto, chiudersi al suo amore per amare chi o cosa si fa nostro dominatore, pagare le prestazioni (peccati) coi doni che Dio gratuitamente ha dato; infine, il peccato è il non volere “ricordare che eri nuda e scoperta e ti dibattevi nel tuo sangue (eri niente e disprezzata e abbandonata)”.
I versetti 16 e seguenti identificano queste “prostituzioni” con la creazione di luoghi di culto eretti a divinità straniere. Avere luoghi di culto per divinità straniere non si risolveva soltanto in riti diversi (tra l’altro si arrivò a offrire in sacrificio i propri figli!) ma si risolveva in una vita diversa, contraria alla legge di Dio. Per cui si viveva al modo degli Egiziani, degli Assiri, dei Caldei (Babilonesi), dei Cananei e si faceva alleanza (anche politica) con loro. Ascoltiamo questa provocatoria e risentita espressione: “Non sei stata come una prostituta poiché irridevi la paga. Oh donna adultera che al posto di suo marito prende gli stranieri”. E anche questo puntiglioso commento: “A ogni prostituta si dà un compenso, ma tu hai dato il compenso a tutti i tuoi amanti e hai distribuito loro doni perché da ogni parte venissero a te, per le tue prostituzioni. Tu hai fatto il contrario delle altre donne, nelle tue prostituzioni: nessuno è corso dietro a te, mentre tu hai distribuito doni e non ne hai ricevuti, tanto eri pervertita”.
“Perciò, o prostituta, ascolta la parola del Signore”. La sposa è stata adultera (ha introdotto altri culti) e ha sparso sangue (offerta dei figli nell’atto di culto), per questo riceverà un “giudizio adeguato”. Il giudizio si risolverà in sconfitte militari e soprattutto nell’esilio. L’esilio è visto come un fatto “violento” da parte di Dio, ma positivo e educativo: “là (in esilio) ti farò smettere di prostituirti e non distribuirai più doni”. E così: “porrò fine al mio furore verso di te; si allontanerà la mia gelosia da te, mi calmerò e non mi adirerò più”. Dunque: il Signore, quale … povero marito tradito, “sogna” che le cose si metteranno a posto! [Più avanti vedremo se e come le cose andranno così] Il versetto 43 induce a sospettare. Non basta la punizione. Il problema è che “tu, Gerusalemme non hai ricordato i giorni della tua giovinezza (quello che eri e i doni che ti ho fatto) e mi hai provocato con tutte queste cose”. Com’è difficile ricordare quello che eravamo (peccatori e anche nemici) e anche quello che Dio ha fatto per noi (Gesù è morto per noi peccatori).