Marco 6,6b-13
6bGesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. 7Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». 12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
L’incredulità che ha stupito Gesù a Nazaret non gli impedisce di compiere cure per gli infermi, come non impedisce, anzi spinge ad andare/camminare insegnando. È scritto: “E percorreva i villaggi intorno, insegnando”. Nello stesso tempo, il rifiuto di Nazaret spinge Gesù ad “attrezzare” alcuni discepoli per la missione, che pure essa sperimenterà il rifiuto.
“Chiama a sé i Dodici, e cominciò a inviarli a due a due”. Chiamare a sé non mira, principalmente, ad abilitare per una funzione o un compito. Segna piuttosto un’appartenenza a colui che “chiama a sé”. Il numero “dodici”, poi, dice riferimento alle dodici tribù di Israele, quindi, a un disegno di Dio antecedente. I Dodici sono strettamente legati a Israele, ma nello stesso tempo aprono a tutto il mondo per una missione voluta dal Padre per Gesù, ora, nella pienezza dei tempi.
Gesù aveva già annunciato la missione (3,13). Aveva poi operato, insegnato, camminato … perché i Dodici vedessero e capissero. Ora dà ordini e compie gesti per l’invio dei Dodici. a) Si va “a due a due”, per indicare che non si tratta mai di un’impresa individuale, ma è … la comunità che va, è la chiesa che cammina. b) C’è una precondizione, già attuata da Gesù stesso: avere “il potere sugli spiriti impuri”. Si tratta di un’opera di “prima e necessaria liberazione”. c) Quanto all’equipaggiamento prevalgono i “non”, che si possono riassumere semplicemente così: “non prendere nulla per il viaggio, (solo) … un bastone”. [Non bisogna soffermarsi troppo sui particolari … Per esempio, Luca dice di non portare nemmeno il bastone! (Lc 9,3)].
Questa spogliazione più che richiamo alla povertà, sembra mirare alla fiducia e all’amore fraterno che si esprimerà nell’ospitalità. Chi è inviato nel nome di Gesù, porta Gesù stesso, che … “non ha dove posare il capo”. Ci sarà un fratello o una sorella che vi accoglieranno: fidatevi! E se nessuno vi accoglie o non vi dà ascolto? Chi non vi accoglie si rende responsabile davanti a Dio. Tu “scuoti la terra da sotto i tuoi piedi”, come dire, tu non sei più responsabile, e … tira dritto!
Marco riferisce: “E, usciti, predicarono perché si convertissero, cacciavano molti demoni, e ungevano con olio molti infermi e li guarivano”. Questa predicazione, nella prima parte, assomiglia alla predicazione di Giovanni Battista che diceva: “Convertitevi”. C’è poi una “liberazione” dagli spiriti impuri e dalle malattie. Ovviamente, non c’è già una predicazione pasquale. C’è piuttosto uno “sgombrare il campo” per l’arrivo di Gesù e del suo mistero.