Ebrei 11,1-7
1 La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. 2Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
3Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile.
4Per fede, Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto, avendo Dio attestato di gradire i suoi doni; per essa, benché morto, parla ancora.
5Per fede, Enoc fu portato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Infatti, prima di essere portato altrove, egli fu dichiarato persona gradita a Dio. 6Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano.
7Per fede, Noè, avvertito di cose che ancora non si vedevano, preso da sacro timore, costruì un’arca per la salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e ricevette in eredità la giustizia secondo la fede.
La fede degli antichi. La parola “Cristo” (11,26) è posta al centro del discorso sulla fede e costituisce il fondamento del cammino di fede dei credenti, dai patriarchi ai cristiani in crisi a cui si rivolge l’autore. Il lungo excursus storico sulla fede dei padri prepara così all’incontro con Gesù, “autore e perfezionatore della fede dei credenti”. Per esortare i suoi uditori a una fede perseverante e coraggiosa in mezzo alle prime prove e tribolazioni del loro essere cristiani, il predicatore presenta degli esempi di fede eroica di tanti personaggi biblici.
Innanzitutto, dà una definizione programmatica di fede: “La fede è fondamento di ciò che si spera, e prova di ciò che non si vede”. Dunque, secondo l’autore, la fede è ciò che sta alla base dell’atto della speranza, è il fondamento del tendere del cristiano ai beni promessi da Dio, è la fiducia certa di … già possederli, anche se non in pienezza. La fede è anche una “prova”, un modo di “sperimentare”, quindi una “dimostrazione” che le realtà sperate esistono davvero. Le “cose invisibili” si rendono “visibili” in colui che crede e che ne dà testimonianza concreta.
L’autore mette davanti a noi realtà (i mondi) e personaggi (patriarchi e profeti). Da chi o da cosa “furono formati i mondi”? Li ha formati Dio “per mezzo della sua parola”. Così, “per fede”, possiamo conoscere che “dall’Invisibile (Dio e la sua parola) viene ciò che è “visibile” (i mondi). I mondi portano l’impronta di Dio e della sua parola. [L’autore non contesta altri modi o altre vie (che non siano la fede) capaci di “ragionare” sui mondi]
Quanto ai personaggi. L’espressione “per fede” intende riferirsi a fedeltà … a Dio, quindi a un fidarsi e affidarsi, più che a un sapere … che Dio”. a) Abele riceve “testimonianza di essere giusto”, poiché aveva offerto a Dio “un sacrificio migliore di quello di Caino”, cioè, aveva offerto con fiducia/fedeltà, senza interessi, ciò che gli era più prezioso: “i primogeniti del suo gregge e il loro grasso” (cf. Gen 4,3). Abele “parla ancora”, dunque, è vivo ed è prefigurazione di Cristo risorto. b) Enok “ricevette la testimonianza di essere gradito a Dio”. Per la sua fede/fedeltà non ha neppure sperimentato la morte. c) Noè. La fede di Noè si è manifestata nel fatto (costruzione dell’arca, ecc.) che ha agito a seguito dell’avviso di “cose che ancora non si vedevano”. Così “divenne erede della giustizia secondo la fede”: di fatto, nei fatti credette alla parola di Dio … anche se il diluvio era soltanto annunciato, e non si vedeva!
“Senza fede è impossibile essere graditi (a Dio); colui che si avvicina a Dio, infatti, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano”. È affermazione difficile e complessa. Le espressioni avvicinarsi a Dio e cercarlo evocano un atto di culto, una offerta. Se offri qualcosa di prezioso o te stesso a Dio “devi credere che (almeno!) egli c’è, e avere fede/certezza che egli ricompensa”, vale a dire, devi … fidarti/affidarti, essere fiducioso/certo che darà grandi ricompense, beni “che non vedi ancora”. In questo e per questo, Dio gradisce te che ti fidi/affidi col tuo dono, testimonia che sei giusto per la fede/fedeltà. Tu (come Noè): “diventi erede della giustizia secondo la fede/fedeltà”.