Non abbandoniamo le nostre stesse riunioni

Ebrei 10,19-31

19Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, 20via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, 21e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, 22accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. 23Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.
24Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone. 25Non disertiamo le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortiamoci a vicenda, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno del Signore.
26Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, 27ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco che dovrà divorare i ribelli. 28Quando qualcuno ha violato la legge di Mosè, viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. 29Di quanto peggiore castigo pensate che sarà giudicato meritevole chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell’alleanza, dal quale è stato santificato, e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? 30Conosciamo infatti colui che ha detto: A me la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo. 31È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!

 

Questo brano è il cuore di tutta l’omelia e contiene un invito rivolto ai cristiani, chiamati qui “fratelli”, ad abbracciare le verità precedentemente esposte sul sacrificio di Cristo e la sua mediazione sacerdotale, nonché ad accogliere un nuovo programma di vita.

I cristiani, in virtù del sangue che Gesù ha versato sulla croce per la loro redenzione eterna, hanno la parresia, cioè la fiducia certa, la libertà o franchezza di avere accesso al “santuario vero”, di entrare nella “intimità di Dio” in tutta confidenza. Alla intimità di Dio si ha accesso per una “via nuova e vivente che Gesù ha inaugurato (realizzato) per noi attraverso la cortina (velo del santuario), cioè la sua carne (lui stesso nella croce). Dunque, non più la carne degli animali, ma la sua stessa carne = lui nella totalità del suo essere come noi, permette di incontrare Dio.  Gesù è “via” ed è “sacerdote grande sopra la casa di Dio”, diremmo: Gesù è vittima e sacerdote.

Quali atteggiamenti si richiedono per una novità così sorprendente? a) “Accostiamoci con cuore sincero, in pienezza di fede, (poiché siamo) perdonati dai nostri peccati”. b) “Manteniamo senza tentennamenti la professione della speranza”. c) “Facciamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci all’amore e alle opere buone”. [Possiamo vederci un richiamo alle tre virtù chiamate teologali: fede, speranza, amore]. d) “Non abbandoniamo le nostre riunioni”. Si tratta di incontri che sostengono fede, speranza e amore, cioè, legano la comunità come “corpo” che vive unito a Dio, in Cristo.

“Abbandonare le riunioni”, alla fine, porta all’allontanamento che può configurarsi come apostasia pratica: vero “peccato volontario” che contiene il disprezzo del Figlio di Dio, la profanazione del sangue dell’alleanza, cioè, il sacrificio di Cristo e lo Spirito della grazia. È abbandono di quel “gran bene”, di quel “gran dono” che si è ricevuto grazie alla misericordia di Dio e che ci aveva sottratti al giudizio di Dio. Abbandonare e disprezzare il Dono, riporta l’umanità “sotto il giudizio di Dio”, consegna a una “terribile attesa”. “Non rimane più alcun sacrificio per i peccati”: rimani tu col tuo peccato di fronte al Dio vivente!