Matteo 9,9-13
Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Stile itinerante di Gesù: andare via da un luogo, camminare, vedere e chiamare. Infatti: “Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: seguimi. Ed egli si alzò e lo seguì”. È singolare notare che chi si auto-propone al seguito di Gesù, in genere non va con lui (vedi 19,22) o non ci va subito (vedi 8,19); invece, chi sta lavorando intento alle proprie cose (anche se non sempre “pulite”) e viene chiamato direttamente da Gesù, questi va con lui. E’ scritto: “Matteo si alzò e lo seguì”.
“Seduto al banco delle imposte”. [Si tratta probabilmente della sede di un dazio doganale. Matteo era una specie di doganiere, un esattore di tasse, un “lavoratore appaltato”. Nelle traduzioni e nella cultura prevale la parola “pubblicano”, spesso associata a “peccatore”. Per il fatto che questi esattori trattavano spesso con stranieri (considerati impuri ritualmente) e spesso si arricchivano alle spalle dei contribuenti, erano considerati alla stregua dei “peccatori” o degli stessi pagani Tale occupazione era ritenuta indegna e irrispettosa della Torà, la Legge di Mosè. Quanto all’identità dell’esattore, i vangeli di Marco e Luca lo chiamano Levi e non Matteo. Di qui, tanti problemi e tante ricerche …]
Troviamo Gesù e i suoi discepoli “a tavola, nella casa, con molti esattori della tasse e peccatori”. Comprensibile la reazione dei farisei (erano molto rispettosi della Torà e delle tradizioni): “Il vostro maestro, perché mangia con esattori e peccatori?”. Non solo Gesù “sta a tavola”, ma “mangia con esattori e peccatori”. Il “mangiare con”, secondo la cultura e fede del tempo, significa accoglienza, amicizia, e anche gioia di quanti partecipano.
La risposta di Gesù è veramente “sapiente”. Prima di tutto a livello pratico, esistenziale: Matteo e suoi amici non sono dei “devoti osservanti”, ma sono dei “malati”: persone senza vigore, persone che stanno male. Ebbene, hanno bisogno di un “medico”: quel medico, dice Gesù, sono Io! Invita poi i farisei a leggere e a interpretare bene (Gesù dice “imparare”) la Scrittura, precisamente Osea 6,16: “Voglio misericordia e non sacrificio”. È Gesù stesso che si fa interprete autorevole, maestro che insegna, … “medico” che cura. Gesù è l’incarnazione della misericordia: chiama alla comunione chi è lontano, chiama alla cura chi è malato. Sarà poi il lontano fatto vicino/amato, sarà poi il malato fatto curato/sano … saranno poi gli amati e i guariti a usare essi stessi misericordia e guarigione. E … alla fine, saranno tutti assieme a “offrire sacrifici”: graditi a Dio, perché saranno sacrifici/canti di ringraziamento e lode (e non di animali o cose).