Il Nilo è mio, io l’ho fatto per me

Ago 25, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 29

1 Nell’anno decimo, nel decimo mese, il dodici del mese, mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, rivolgiti contro il faraone, re d’Egitto, e profetizza contro di lui e contro tutto l’Egitto. 3Parla dunque dicendo: Così dice il Signore Dio:

Eccomi contro di te, faraone, re d’Egitto;
grande coccodrillo, sdraiato in mezzo al Nilo,
hai detto: «Il Nilo è mio, è mia creatura».
4Metterò ganci alle tue mascelle
e farò sì che i pesci dei tuoi fiumi
ti si attacchino alle squame
e ti farò uscire dal tuo Nilo
insieme con tutti i pesci del tuo Nilo
attaccati alle squame;
5getterò nel deserto te
e tutti i pesci del tuo Nilo,
e andrai a cadere in mezzo alla campagna
e non sarai né raccolto né sepolto:
ti darò in pasto alle bestie selvatiche
e agli uccelli del cielo.
6Tutti gli abitanti dell’Egitto
sapranno che io sono il Signore,
poiché tu sei stato un sostegno di canna
per la casa d’Israele.
7Quando questi ti vollero afferrare ti rompesti,
lacerando tutta la loro spalla,
e quando si appoggiarono a te ti spezzasti,
facendo vacillare tutti i loro fianchi.

8Perciò così dice il Signore Dio: Ecco, io manderò contro di te una spada ed eliminerò da te uomini e bestie. 9L’Egitto diventerà un luogo desolato e deserto e sapranno che io sono il Signore. Perché egli ha detto: «Il Nilo è mio, è mia creatura». 10Ebbene, eccomi contro di te e contro il tuo Nilo. Io farò dell’Egitto, da Migdol fino a Siene, fino alla frontiera d’Etiopia, una terra deserta e desolata. 11Non vi passerà piede d’uomo o d’animale e rimarrà deserta per quarant’anni. 12Ridurrò l’Egitto a una terra desolata fra le terre devastate e le sue città saranno distrutte, rimarranno una desolazione per quarant’anni e disperderò gli Egiziani fra le genti e li disseminerò in paesi stranieri.
13Perché così dice il Signore Dio: Al termine dei quarant’anni io radunerò gli Egiziani dai popoli in mezzo ai quali li avevo dispersi. 14Muterò la loro sorte e li ricondurrò nel paese di Patros, nella loro terra d’origine, e lì formeranno un piccolo regno; 15sarà il più modesto fra gli altri regni e non si ergerà più sugli altri popoli. Li renderò piccoli e non domineranno più le altre nazioni. 16Non costituiranno più una speranza per la casa d’Israele, alla quale ricorderanno l’iniquità di quando si rivolgeva a loro: sapranno allora che io sono il Signore Dio».

17Ora, nell’anno ventisettesimo, nel primo mese, il primo del mese, mi fu rivolta questa parola del Signore: 18«Figlio dell’uomo, Nabucodònosor, re di Babilonia, ha fatto compiere al suo esercito una grande impresa contro Tiro: ogni testa è diventata calva e ogni spalla è piagata, ma il re e il suo esercito non hanno ricevuto da Tiro il compenso per l’impresa compiuta contro di essa. 19Perciò così dice il Signore Dio: Ecco, io consegno a Nabucodònosor, re di Babilonia, la terra d’Egitto; porterà via le sue ricchezze, si impadronirà delle sue spoglie, la saccheggerà. Questa sarà la paga per il suo esercito. 20Per l’impresa compiuta contro Tiro io gli consegno la terra d’Egitto, poiché l’ha compiuta per me. Oracolo del Signore.
21In quel giorno io farò germogliare una forza per la casa d’Israele e ti farò aprire la bocca in mezzo a loro: sapranno che io sono il Signore».

 

29,1-32,32 Oracoli contro il Faraone e l’Egitto. Ci accingiamo a leggere quattro capitoli tutti rivolti all’Egitto e ai suoi satelliti. Sappiamo cosa ha significato l’Egitto/Faraone per Israele: là i discendenti di Giacobbe si erano rifugiati per una carestia, là crebbero … diventando una minaccia per l’Egitto, là sperimentarono la liberazione. Al tempo in cui scrive Ezechiele, Israele si era volto verso l’Egitto sperando aiuto contro i Babilonesi (il profeta connota questo atteggiamento come “prostituzione”). Invece …

Trattandosi di un giudizio di Dio ci chiediamo (come per tanti altri popoli già considerati) quale sia la colpa imputata all’Egitto. “Hai detto (tu, Egitto): il Nilo è mio, io l’ho fatto per me”. Sappiamo che il grande fiume Nilo è la fonte di vita e di crescita per l’Egitto, in un certo senso, è il suo dio! Ebbene, Faraone dice o fa capire che è lui stesso la fonte della vita e della crescita del popolo, in un certo senso, è lui dio!

Risposta del Dio vero, il Dio del profeta. Non sei dio, ma semplicemente un “coccodrillo”: essere mostruoso e forte, ma sempre sottoposto a Dio. Tolto dal suo habitat (acqua) e gettato nel deserto morirà con tutti gli altri “pesci”, cioè col “popolo”. Oppure – continua a dire Dio – tu sei una “canna fragile”: Israele si è appoggiato e te, ed è caduto insieme a te! La caduta dell’Egitto farà ricordare a Israele la sua colpa: quella di essersi fidato e poi aver fatto alleanza con l’Egitto. Questo farà sì che “sapranno che io sono il Signore Dio”, cioè che il Dio in cui confidare non è Faraone, ma il Signore che si è rivelato a Israele.

Il brano di oggi termina con un fatto storico: Nabucodonosor ha conquistato la potenza commerciale Tiro, ma non ne ha avuto alcun vantaggio. Allora … prosegue la sua avanzata e conquista (per un momento) l’Egitto. Il profeta ragione con fede e dice che l’Egitto conquistato, e “totalmente confiscato”, è la “ricompensa” che il Dio di Israele ha dato a Nabucodonosor per l’impresa compiuta. Ma c’è una parola anche per Israele: “In quel giorno farò germogliare una potenza per la casa di Israele e ti farò aprire la bocca in mezzo a loro. Sapranno che io sono il Signore Dio”. L’impresa di Nabucodonosor coincide, meglio, fa sì che il profeta apra la bocca. Il profeta era “muto” per un certo tempo, ora di nuovo parlerà … anche se il suo parlare è per annunciare la caduta di Gerusalemme. Il parlare del profeta, proprio perché è contestazione del peccato, è sempre un dono: dimostra che Dio è sempre all’opera. E quando Dio è all’opera, le cose vanno sempre bene, anche se … vanno male!

In una sintesi possibile. L’Egitto, cui si affidava spesso Israele, sarà ridotto a un piccolo regno, e così non opprimerà più gli altri popoli. Soprattutto, Israele non chiederà più aiuto all’Egitto, confidando nella potenza di Faraone. Questo avverrà (storicamente) quando Nabucodonosor, re di Babilonia, conquisterà l’Egitto. Il profeta, in una lettura di fede della storia, legherà tutte queste operazioni all’opera di Dio. E’ Dio che ha comandato a Nabucodonosor di distruggere la potenza commerciale di Tiro. E poi … come “paga” per l’esercito babilonese ha dato di conquistare l’Egitto. Il profeta vuole salvaguardare il “concetto di fede” che è sempre Dio a guidare la storia … che appaia o non appaia (normalmente, storicamente … non appaia!).

Eri un sigillo di perfezione

Ago 24, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 28

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, parla al principe di Tiro: Così dice il Signore Dio:

Poiché il tuo cuore si è insuperbito e hai detto:
«Io sono un dio,
siedo su un trono divino in mezzo ai mari»,
mentre tu sei un uomo e non un dio,
hai reso il tuo cuore come quello di Dio,
3ecco, tu sei più saggio di Daniele,
nessun segreto ti è nascosto.
4Con la tua saggezza e la tua intelligenza
hai creato la tua potenza
e ammassato oro e argento nei tuoi scrigni;
5con la tua grande sapienza e i tuoi traffici
hai accresciuto le tue ricchezze
e per le tue ricchezze si è inorgoglito il tuo cuore.
6Perciò così dice il Signore Dio:
Poiché hai reso il tuo cuore come quello di Dio,
7ecco, io manderò contro di te
i più feroci popoli stranieri;
snuderanno le spade contro la tua bella saggezza,
profaneranno il tuo splendore.
8Ti precipiteranno nella fossa
e morirai della morte degli uccisi in mare.
9Ripeterai ancora: «Io sono un dio»,
di fronte ai tuoi uccisori?
Ma sei un uomo e non un dio,
in balìa di chi ti uccide.
10 Per mano di stranieri morirai 
della morte dei non circoncisi,
perché io ho parlato».
Oracolo del Signore Dio.

11Mi fu rivolta questa parola del Signore: 12«Figlio dell’uomo, intona un lamento sul principe di Tiro e digli: Così dice il Signore Dio:

Tu eri un modello di perfezione,
pieno di sapienza,
perfetto in bellezza;
13in Eden, giardino di Dio,
tu eri coperto d’ogni pietra preziosa:
rubini, topazi, diamanti, crisòliti, ònici
e diaspri, zaffìri, turchesi e smeraldi;
e d’oro era il lavoro dei tuoi castoni e delle tue legature,
preparato nel giorno in cui fosti creato.
14Eri come un cherubino protettore, ad ali spiegate;
io ti posi sul monte santo di Dio
e camminavi in mezzo a pietre di fuoco.
15Perfetto tu eri nella tua condotta,
da quando sei stato creato,
finché fu trovata in te l’iniquità.
16Accrescendo i tuoi commerci
ti sei riempito di violenza e di peccati;
io ti ho scacciato dal monte di Dio
e ti ho fatto perire, o cherubino protettore,
in mezzo alle pietre di fuoco.
17Il tuo cuore si era inorgoglito per la tua bellezza,
la tua saggezza si era corrotta
a causa del tuo splendore:
ti ho gettato a terra
e ti ho posto davanti ai re, perché ti vedano.
18Con la gravità dei tuoi delitti,
con la disonestà del tuo commercio
hai profanato i tuoi santuari;
perciò in mezzo a te ho fatto sprigionare un fuoco
per divorarti.
Ti ho ridotto in cenere sulla terra,
sotto gli occhi di quanti ti guardano.
19Quanti fra i popoli ti hanno conosciuto,
sono rimasti attoniti per te,
sei divenuto oggetto di terrore, finito per sempre».

20Mi fu rivolta questa parola del Signore: 21«Figlio dell’uomo, volgiti verso Sidone e profetizza contro di essa: 22Annunciale: Così dice il Signore Dio:

Eccomi contro di te, Sidone,
e mostrerò la mia gloria in mezzo a te.
Si saprà che io sono il Signore
quando di essa farò giustizia
e manifesterò in essa la mia santità.
23Manderò contro di essa la peste
e il sangue scorrerà per le sue vie:
in essa cadranno i trafitti di spada,
e questa da ogni parte la circonderà,
e sapranno che io sono il Signore Dio.

24Non ci sarà più per la casa d’Israele un aculeo pungente, una spina dolorosa tra tutti i suoi vicini che la disprezzano: sapranno che io sono il Signore.

25Così dice il Signore Dio: Quando avrò radunato la casa d’Israele dai popoli in mezzo ai quali è dispersa, io manifesterò in loro la mia santità davanti alle nazioni: abiteranno la loro terra che diedi al mio servo Giacobbe, 26vi abiteranno tranquilli, costruiranno case e pianteranno vigne; vi abiteranno tranquilli, quando avrò eseguito i miei giudizi su tutti coloro che intorno li disprezzano, e sapranno che io sono il Signore, loro Dio».

 

Non si parla più di Tiro come “città” che simboleggia la potenza commerciale ed economica, ma del “principe (arconte) di Tiro”: fonte e guida del potere. Ezechiele osserva, guarda dentro, incontra e poi giudica il “tipo” o “sistema” che sta dietro e dà forza al principe/arconte e alla città.

Dio non giudica soltanto un potere commerciale, economico, organizzativo che “ingoia” tutta l’umanità, ma Dio giudica il sistema che lo produce, potremmo dire, l’ideologia che tutto sostiene. È una ideologia del tutto idolatra che crea delirio di onnipotenza. Ascoltiamo: “Così dice il Signore: Poiché si è esaltato il tuo cuore e hai detto: Io sono un dio, abito in un luogo divino nel cuore del mare … mentre tu sei un uomo e non un dio, anche se hai reso il tuo cuore come quello di un dio; poiché hai detto: sono saggio, sono intelligente, produco potere e ammasso oro e argento; poiché di sei pensato e proclamato come un dio … Per questo faccio venire contro di te re stranieri, nazioni violente … morirai di morte violenta nel cuore del mare (tu che ti sentivi “regina dei mari”). Ripeterai ancora: Io sono un dio, di fronte a chi ti uccide?”. Ciò che si dice del “principe di Tiro” non è estraneo a Gerusalemme e, più in profondità, all’umanità tutta. Ricordiamo quello che disse il “serpente”, animale più astuto di tutti: “Sarete come Dio conoscendo il bene e il male”.

“Tu eri un sigillo di perfezione”. Dopo avere esposto il giudizio e le sue motivazioni, al profeta è chiesto di innalzare il lamento funebre (come nel capitolo precedente). È un canto che mette in luce il dono che Dio stesso ha fatto al “principe”. Solo a lui? Da tutto ormai si capisce e noi dobbiamo capire che il pensiero va … all’uomo (Adam), all’umanità posta nel “giardino dell’Eden” e al suo peccato. In fondo, dobbiamo pensare anche a noi stessi … (cito integralmente questo bellissimo testo … che parte degli interpreti riferisce all’angelo decaduto, Lucifero, ma che va riferito a ogni uomo idolatra): “Tu eri un sigillo di perfezione, pieno di sapienza, perfetto in bellezza; in Eden, giardino di Dio, tu eri coperto d’ogni pietra preziosa: rubini, topazi, diamanti, crisòliti, ònici e diaspri, zaffìri, turchesi e smeraldi; e d’oro era il lavoro dei tuoi castoni e delle tue legature, preparato nel giorno in cui fosti creato. Eri come un cherubino protettore, ad ali spiegate; io ti posi sul monte santo di Dio e camminavi in mezzo a pietre di fuoco. Perfetto tu eri nella tua condotta, da quando sei stato creato, finché fu trovata in te l’iniquità. Ti ho ridotto in cenere sulla terra”.

Contro Sidone. La colpa di Sidone? Era motivo di sofferenza per Israele: questa sofferenza cesserà con la distruzione di Sidone. All’improvviso compare un oracolo su Israele … disperso tra i popoli: “Quando radunerò la casa di Israele dai popoli dove si sono dispersi e sarò santificato in essi agli occhi delle nazioni, torneranno alla loro terra che ho dato al mio servo Giacobbe … e sapranno che io sono il Signore loro Dio”. Tutti (Israele in un modo, i popoli in un altro) sapranno, gusteranno la salvezza. Oracoli tanto duri non sono mai l’ultima parola di Dio!

 

Domenica 23 Agosto 2026 – XXI Tempo Ordinario – Anno A

Ago 23, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

Signore, tendi l’orecchio, rispondimi.
Tu, mio Dio, salva il tuo servo, che in te confida.
Pietà di me, o Signore, a te grido tutto il giorno. (Sal 85,1-3)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del profeta Isaia (Is 22,19-23)

Così dice il Signore a Sebna, maggiordomo
del palazzo:
«Ti toglierò la carica,
ti rovescerò dal tuo posto.
In quel giorno avverrà
che io chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkìa;
lo rivestirò con la tua tunica,
lo cingerò della tua cintura
e metterò il tuo potere nelle sue mani.
Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme
e per il casato di Giuda.
Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide:
se egli apre, nessuno chiuderà;
se egli chiude, nessuno potrà aprire.
Lo conficcherò come un piolo in luogo solido
e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 137

R. Signore, il tuo amore è per sempre.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo. R.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza. R.

Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 11,33-36)
O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
Infatti,
chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
O chi gli ha dato qualcosa per primo
tanto da riceverne il contraccambio?
Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-20)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Parola del Signore

Io sono di una perfetta bellezza

Ago 22, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 27

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Orsù, figlio dell’uomo, intona un lamento su Tiro. 3Di’ a Tiro, alla città situata all’approdo del mare, che commercia con i popoli e con molte isole:

Così dice il Signore Dio:
Tiro, tu dicevi: «Io sono una nave di perfetta bellezza».
4In mezzo ai mari è il tuo dominio.
I tuoi costruttori ti hanno reso bellissima:
5con cipressi del Senir
hanno costruito tutte le tue fiancate,
hanno preso il cedro del Libano
per farti l’albero maestro;
6i tuoi remi li hanno fatti con le querce di Basan;
il ponte te lo hanno fatto d’avorio,
intarsiato nell’abete delle isole di Chittìm.
7Di lino ricamato d’Egitto
era la tua vela che ti servisse d’insegna;
di giacinto scarlatto delle isole di Elisa
era il tuo padiglione.
8Gli abitanti di Sidone e di Arvad erano i tuoi rematori,
i tuoi esperti, o Tiro, erano in te, come tuoi piloti.
9Gli anziani di Biblo e i suoi esperti erano in te,
per riparare le tue falle.
Tutte le navi del mare e i loro marinai
erano in te per scambiare merci.
10Guerrieri di Persia, di Lud e di Put
erano nelle tue schiere,
appendevano in te lo scudo e l’elmo,
ti davano splendore.
11I figli di Arvad e il loro esercito
erano intorno alle tue mura,
vigilando sui tuoi bastioni;
tutti appendevano intorno alle tue mura gli scudi,
rendendo perfetta la tua bellezza.

12Tarsis commerciava con te, per le tue ricchezze d’ogni specie, scambiando le tue merci con argento, ferro, stagno e piombo. 13Anche Iavan, Tubal e Mesec commerciavano con te e scambiavano le tue merci con schiavi e oggetti di bronzo. 14Quelli di Togarmà ti fornivano in cambio cavalli da tiro, cavalli da corsa e muli. 15Gli abitanti di Dedan trafficavano con te; il commercio delle molte isole era nelle tue mani: ti davano in pagamento zanne d’avorio ed ebano. 16Aram commerciava con te per la moltitudine dei tuoi prodotti e pagava le tue merci con turchese, porpora, ricami, bisso, coralli e rubini. 17Con te commerciavano Giuda e la terra d’Israele. Ti davano in cambio grano di Minnit, dolci, miele, olio e balsamo. 18Damasco trafficava con te per i tuoi numerosi prodotti, per i tuoi beni di ogni specie, scambiando vino di Chelbon e lana di Sacar. 19Vedan e Iavan da Uzal ti fornivano ferro lavorato, cassia e canna aromatica in cambio dei tuoi prodotti. 20Dedan trafficava con te in coperte di cavalli. 21L’Arabia e tutti i prìncipi di Kedar commerciavano con te: negoziavano con te agnelli, montoni e capri. 22I mercanti di Saba e di Raamà trafficavano con te, scambiando le tue merci con i più squisiti aromi, con ogni sorta di pietre preziose e con oro.
23Carran, Canne, Eden, i mercanti di Saba, Assur, Chilmad trafficavano con te. 24Al tuo mercato scambiavano con te vesti di lusso, mantelli di porpora e di broccato, tappeti tessuti a vari colori, funi ritorte e robuste. 25Le navi di Tarsis viaggiavano portando le tue mercanzie. 

Così divenisti ricca e gloriosa
in mezzo ai mari.
26In alto mare ti condussero i tuoi rematori,
ma il vento d’oriente ti ha travolto
in mezzo ai mari.
27Le tue ricchezze, i tuoi beni e il tuo traffico,
i tuoi marinai e i tuoi piloti,
i riparatori delle tue avarie,
i trafficanti delle tue merci,
tutti i guerrieri che sono in te
e tutta la turba che è in mezzo a te
piomberanno nel fondo dei mari,
il giorno della tua caduta.
28All’udire il grido dei tuoi nocchieri
tremeranno le spiagge.
29Scenderanno dalle loro navi
quanti maneggiano il remo:
i marinai e tutti i piloti del mare
resteranno a terra.
30Faranno sentire il lamento su di te
e grideranno amaramente,
si getteranno sulla testa la polvere,
si rotoleranno nella cenere.
31Si raderanno i capelli per te
e vestiranno di sacco;
per te piangeranno nell’amarezza dell’anima
con amaro cordoglio.
32Piangendo intoneranno su di te un lamento,
su di te comporranno elegie:
«Chi era come Tiro, ora distrutta in mezzo al mare?
33Quando dai mari giungevano le tue mercanzie,
saziavi tanti popoli;
con l’abbondanza delle tue ricchezze
e del tuo commercio
arricchivi i re della terra.
34Ora tu giaci travolta dai flutti
nelle profondità delle acque:
il tuo carico e tutto il tuo equipaggio
sono sommersi con te.
35Tutti gli abitanti delle isole
sono rimasti spaventati per te
e i loro re, colpiti dal terrore,
hanno il viso sconvolto.
36I mercanti dei popoli fischiano di orrore su di te,
sei divenuta oggetto di terrore,
finita per sempre»».

 

 Ancora riguardo a Tiro: il canto funebre

La nota classica del canto funebre, di ogni canto funebre è il ricordo: un ricordo che sospira tristemente: “com’ero bello una volta!”. Così canta questo bellissimo testo: “Tiro (in ebraico Tzor= Roccia), tu hai detto: Io sono di una perfetta bellezza”. Tutto ciò che c’era di più bello e forte – cipresso di Senir, cedro del Libano, querce di Bashan, avorio, bisso dall’Egitto la tua vela, porpora e scarlatto dalle coste di Elisha/Cartagine … (notiamo che tanti di questi materiali adornavano Gerusalemme e il tempio) e poi i migliori navigatori, i capitani, gli anziani, i saggi e i guerrieri, i sistemi di difesa della città, mura, bastioni – tutto dunque … “rendeva perfetta la tua bellezza”.

Il mondo (“Tarshis” indica forse la Spagna) viveva perché commerciava con te, alle tue dipendenze, con scambi di merci e metalli e anche esseri umani (schiavi): “Così fosti piena (di beni) e divenisti estremamente gloriosa in mezzo ai mari”… Ma “le tue ricchezze, i tuoi beni e il tuo traffico, i tuoi marinai e i tuoi piloti, i riparatori delle tue avarie, i trafficanti delle tue merci, tutti i guerrieri che sono in te e tutta la turba che è in mezzo a te piomberanno nel fondo dei mari, il giorno della tua caduta”. Continua il canto funebre in tristezza: “Innalzeranno su di te un lamento: Chi era come Tiro, come una fortezza in mezzo al mare, saziavi molti popoli; con l’abbondanza dei tuoi beni e dei tuoi prodotti, rendevi ricchi i re della terra. Ora sei travolta dai mari, i tuoi prodotti e tutta la tua gente in mezzo a te sono caduti … Oggetto di scherno dei diventata e non esisterai più, in eterno”.

E’ spiritualmente forte questo lamento funebre. Quando la “perfetta bellezza” viene dall’orgoglio ed è gestita da un potere che provoca la morte dell’umanità oppressa, allora va proprio bene intonare con fede sincera e umile fierezza questo canto funebre … anche oggi! 

Come sei perita, travolta dai flutti, città famosa

Ago 21, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 26

1 Nell’anno undicesimo, il primo del mese, mi fu rivolta questa parola del Signore:

2«Figlio dell’uomo, poiché Tiro ha detto di Gerusalemme:
«Bene! Eccola infranta la porta delle nazioni,
verso di me essa si volge, la sua ricchezza è devastata»,
3ebbene, così dice il Signore Dio:
Eccomi contro di te, Tiro.
Manderò contro di te molti popoli,
come il mare solleva le onde,
4e distruggeranno le mura di Tiro,
demoliranno le sue torri:
spazzerò via da essa anche la polvere
e la ridurrò a un arido scoglio.
5Essa diverrà, in mezzo al mare,
un luogo dove stendere le reti,
poiché io ho parlato. Oracolo del Signore.
Essa sarà data in preda alle nazioni
6e le sue figlie in piena campagna
saranno uccise di spada;
allora sapranno che io sono il Signore.
7Perché così dice il Signore Dio:
Io mando da settentrione contro Tiro
Nabucodònosor, re di Babilonia, il re dei re,
con cavalli, carri e cavalieri
e una folla, un popolo immenso.
8Le tue figlie, in terraferma, ucciderà di spada,
contro di te costruirà bastioni, alzerà terrapieni,
disporrà un tetto di scudi.
9Con gli arieti colpirà le tue mura,
demolirà le tue torri con i suoi ordigni.
10La moltitudine dei suoi cavalli sarà tale
che ti coprirà con la sua polvere,
per lo strepito dei cavalieri, delle ruote e dei carri
tremeranno le tue mura,
quando entrerà dalle tue porte
come si entra in una città espugnata.
11Con gli zoccoli dei suoi cavalli
calpesterà tutte le tue strade,
passerà il tuo popolo a fil di spada,
abbatterà le tue colonne protettrici.
12Saccheggeranno le tue ricchezze,
faranno bottino delle tue mercanzie.
Abbatteranno le tue mura,
demoliranno i tuoi splendidi palazzi:
getteranno in mezzo al mare
le tue pietre, i tuoi legnami e la tua polvere.
13Farò cessare lo strepito delle tue canzoni
e non si udrà più il suono delle tue cetre.
14Ti renderò simile a un arido scoglio,
a un luogo dove stendere le reti;
tu non sarai più ricostruita,
poiché io, il Signore, ho parlato.
Oracolo del Signore Dio.

15Così dice a Tiro il Signore Dio: Al fragore della tua caduta, al gemito dei feriti, quando la strage infierirà in mezzo a te, le isole forse non tremeranno? 16Tutti i prìncipi del mare scenderanno dai loro troni, deporranno i loro manti, si spoglieranno delle vesti ricamate, si vestiranno a lutto e, seduti per terra, tremeranno ad ogni istante, spaventati per te.
17Su di te alzeranno un lamento e diranno:

«Come sei perita, travolta dai flutti,
città famosa, potente sui mari!
Essa e i suoi abitanti,
incutevano terrore
su tutta la terraferma.
18Ora le isole tremano,
nel giorno della tua caduta,
le isole del mare sono spaventate per la tua fine».

19Poiché così dice il Signore Dio: Quando avrò fatto di te una città deserta, come sono le città disabitate, e avrò fatto salire su di te l’abisso e le grandi acque ti avranno ricoperto, 20allora ti farò scendere nella fossa, verso un popolo di tempi lontani, e ti farò abitare nelle regioni sotterranee, in luoghi desolati da secoli, con quelli che sono scesi nella fossa, perché tu non sia più abitata: allora io darò splendore alla terra dei viventi. 21Ti renderò oggetto di spavento e più non sarai; ti si cercherà, ma né ora né mai sarai ritrovata». Oracolo del Signore Dio.

 

Oracolo contro/verso Tiro. Tiro, sulla costa del Mediterraneo (oggi Libano) era una potenza commerciale. Il commercio e l’economia dei popoli si sviluppavano sulle sue navi. Qual è la sua colpa? È, appunto, il pensarsi “potenza commerciale” e quindi “guida/motore” del mondo degli affari. Per di più questa città forte e arrogante gode (“ha goduto”) della disgrazia di Gerusalemme: è gioia sadica!

Questa gioia sadica ha delle conseguenze punitive che vengono introdotte con un tipico “perciò” (v. 3) e che si collocano sulla linea del ben noto contrappasso: accade, cioè, a Tiro la disgrazia di cui ha esulato. Di qui, il racconto particolareggiato della sua prossima distruzione.

I racconti di distruzione (nella Scrittura, ma anche nella storiografia antica e forse anche moderna) sono letterariamente sono tutti uguali, in quanto genere letterario universalmente conosciuto. Di fronte al racconto di  questi eventi drammatici (e ce ne saranno ancora tanti!) cosa dire? a) Da punto di vista letterario: sono di altissimo valore e fanno parte della più raffinata e classica epopea. b) Dal punto di vista storico: non ha senso chiedersi … se, quando, come si sono realizzati [indubbiamente c’è un nucleo storico …di fatto Tiro è stata distrutta] c) Dal punto di vista teologico, dobbiamo reagire così: è la parola o disegno di Dio che sta compiendosi [ma questa è un’affermazione che nasce dalla fede degli autori: una fede che arriva fino alla nostra fede] d) Dal punto di vista spirituale: il lettore oggi deve chiedersi “come sto di fronte al giudizio di Dio?”. Cammino nell’umiltà, nell’amore, nella pace verso tutti o cammino in una tiepida autoreferenzialità (orgoglio, presunzione)? Cosa mi dicono e come “leggere” gli eventi drammatici dei nostri giorni? e) Dal punto di vista culturale ho il coraggio o la voglia di confrontarmi con un mondo (la Scrittura e il Passato in genere) che è più grande e oltre il mio cortile, e che è così diverso da quello che ho imparato e vivo? f) Dal punto di vista politico; chi sono (per parlare di questo capitolo) “le isole che tremano” e “tutti i principi del mare che scenderanno dai loro troni”? ecc. ecc.

Oracoli contro/verso …

Ago 20, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 25

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, rivolgiti agli Ammoniti e profetizza contro di loro. 3Annuncerai agli Ammoniti: Udite la parola del Signore Dio. Così dice il Signore Dio: Poiché tu hai esclamato: «Bene!», quando il mio santuario è stato profanato, quando la terra d’Israele è stata devastata e quando la casa di Giuda è stata condotta in esilio, 4per questo, ecco, io ti do in mano ai figli d’oriente. Metteranno in te i loro accampamenti e in mezzo a te pianteranno le loro tende, mangeranno i tuoi frutti e berranno il tuo latte. 5Farò di Rabbà un pascolo per cammelli e delle città di Ammon un ovile per pecore. Allora saprete che io sono il Signore.
6Perché così dice il Signore Dio: Poiché hai battuto le mani, hai pestato i piedi e hai gioito in cuor tuo con totale disprezzo per la terra d’Israele, 7per questo, eccomi: io stendo la mano su di te e ti darò in preda alle genti; ti sterminerò dai popoli e ti cancellerò dal numero delle nazioni. Ti annienterò e allora saprai che io sono il Signore.

8Così dice il Signore Dio: Poiché Moab e Seir hanno detto: «Ecco, la casa di Giuda è come tutti gli altri popoli», 9ebbene, io tiro un fendente sulle spalle di Moab, in tutto il suo territorio anniento le sue città, decoro del paese, Bet-Iesimòt, Baal-Meon, Kiriatàim, 10e le do in possesso ai figli d’oriente, come diedi loro gli Ammoniti, perché non siano più ricordati fra i popoli. 11Così farò giustizia di Moab e sapranno che io sono il Signore.

12Così dice il Signore Dio: Poiché Edom ha sfogato crudelmente la sua vendetta contro la casa di Giuda e s’è reso colpevole vendicandosi su di essa, 13per questo, così dice il Signore Dio: Anch’io stenderò la mano su Edom, vi sterminerò uomini e bestie, ne farò un deserto. Da Teman fino a Dedan cadranno di spada. 14La mia vendetta su Edom la compirò per mezzo del mio popolo, Israele, che tratterà Edom secondo la mia ira e il mio sdegno. Si conoscerà così la mia vendetta. Oracolo del Signore Dio.

15Così dice il Signore Dio: Poiché i Filistei si sono vendicati con animo pieno di odio e si sono abbandonati allo sterminio, mossi da antico rancore, 16per questo, così dice il Signore Dio: Ecco, io stendo la mano sui Filistei; sterminerò i Cretei e annienterò il resto della costa del mare. 17Farò su di loro terribili vendette con castighi furiosi, e sapranno che io sono il Signore, quando eseguirò su di loro la vendetta».

 

Con il capitolo 25 si apre una serie di capitoli (25-32) che presentano gli oracoli contro le nazioni (i non-ebrei). a) Dal punto di vista storico/temporale, essi riferiscono delle reazioni dei paesi vicini (Ammoniti, Edomiti, Filistei … ) “dopo” la caduta di Gerusalemme, anticipando un dato che, per adesso, è stato solo annunciato e di cui il profeta, nella trama del libro, avrà conferma successivamente. b) Dal punto di vista della struttura narrativa del libro, essi dilatano grandemente lo spazio e il tempo tra annuncio della distruzione e dichiarazione del suo compimento. Il lettore deve quindi vivere in qualche modo l’ansia degli assediati e quella degli esiliati, sperimentare l’attesa pur sapendo che tutto è già avvenuto come era stato annunciato. c) Dal punto di vista del senso, essi costituiscono una grande sfida teologica. Da un lato mostrano, ancora una volta, quanto il Signore continui ad amare di un amore preferenziale il popolo che ha scelto per sé fra tutti gli altri popoli ; verranno infatti puniti quelli che si sono rallegrati per la sconfitta di Giuda o che hanno approfittato della sua condizione di debolezza; inoltre, si annuncia che Israele verrà salvato nonostante tutto. Dall’altro appare che la distinzione tra Israele e le nazioni non è per nulla assoluta, sia perché il giudizio accomuna tutti, sia perché, sotto vari aspetti, il popolo di Dio e le nazioni si assomigliano davvero molto.

“Figlio dell’uomo, volgiti verso gli Ammoniti e profetizza contro di loro”. a) Gli Ammoniti sono fratelli di Israele in quanto discendenti di Lot, nipote di Abramo. Abitano l’attuale Giordania (capitale Amman). La loro colpa? “Hai battuto le mani, hai pestato i piedi e hai gioito con totale disprezzo d’animo verso la casa di Israele”. Sentenza: “Ti consegnerò come preda alla genti e ti farò sparire dai popoli, ti sterminerò: saprai che io sono il Signore”. Proprio come per il popolo del Signore, tutto questo ha come finalità il “conoscere il Signore”. b) Contro/verso Moab. I Moabiti, come gli Ammoniti, sono discendenti di Lot e quindi fratelli di Israele. La loro colpa? Altezzosi verso Israele quando affermano che Israele è “come tutti i popoli”. Perché pretendono un primato? È scritto comunque: “Su Moab farò giustizia: sapranno che io sono il Signore”. c) Contro/verso Edom. Gli Edomiti, essi pure sono fratelli con Israele in quanto discendenti di Giacobbe/Israele per la via di Esaù. La loro colpa? “Edom ha sfogato crudelmente la sua vendetta contro la casa di Giuda e s’è reso colpevole vendicandosi su di essa”. [La “vendetta con violenza” non era ammessa, perché andava oltre il diritto giudiziale secondo il quale la vendetta doveva corrispondere al “risarcimento giusto”] Pertanto, la vendetta colpirà Edom attraverso lo stesso Israele che l’aveva subita. Il giudizio su Edom rimane vago e sospeso, eppure dà speranza: “Conosceranno la mia vendetta”, cioè non possono rimanere impuniti … cosa che farò io! E la vendetta di Dio non è mai la morte. d) Contro/verso i Filistei. I Filistei appartengono alle nazioni (non sono ebrei) e abitano la costa del Mediterraneo con le grandi potenze del mercato commerciale navale. La loro colpa? Genocidio e deportazioni di massa, “mossi da inimicizia eterna”. Qui, la vendetta di Dio apre a un … “sapranno che io sono il Signore”. Tutti questi “oracoli contro” portano e si riferiscono in definitiva a una … vendetta salutare!  Dio non ama la morte, è Dio di .. .vita nuova.

Una pentola che bolle, una pentola arrugginita

Ago 19, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 24

1 Nell’anno nono, nel decimo mese, il dieci del mese, mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, metti per iscritto la data di oggi, di questo giorno, perché proprio oggi il re di Babilonia punta contro Gerusalemme. 3Proponi una parabola a questa genìa di ribelli dicendo loro: Così dice il Signore Dio:

Metti su la pentola,
mettila e versaci acqua.
4Mettici dentro i pezzi di carne,
tutti i pezzi buoni, la coscia e la spalla,
e riempila di ossi scelti;
5prendi il meglio del gregge.
Mettici sotto la legna e falla bollire molto,
sì che si cuociano dentro anche gli ossi.
6Poiché così dice il Signore Dio:
Guai alla città sanguinaria,
alla pentola arrugginita,
da cui non si stacca la ruggine!
Vuotala pezzo per pezzo,
senza tirare su di essa la sorte,
7poiché il suo sangue è dentro,
lo ha versato sulla nuda roccia,
non l’ha sparso in terra per ricoprirlo di polvere.
8Per provocare la mia collera,
per farne vendetta,
ha posto il suo sangue sulla nuda roccia,
senza ricoprirlo.
9Perciò così dice il Signore Dio:
Guai alla città sanguinaria!
Anch’io farò grande il rogo.
10Ammassa la legna,
fa’ divampare il fuoco,
fa’ consumare la carne,
versa il brodo
e le ossa siano riarse.
11Vuota la pentola sulla brace,
perché si riscaldi
e il rame si arroventi;
si distrugga l’impurità che c’è dentro
e si consumi la sua ruggine.
12Quanta fatica!
Ma l’abbondante sua ruggine non si stacca,
non scompare da essa neppure con il fuoco.

13La tua impurità è esecrabile: ho cercato di purificarti, ma tu non ti sei lasciata purificare. Perciò dalla tua impurità non sarai purificata, finché non avrò sfogato su di te la mia collera. 14Io, il Signore, ho parlato! Questo avverrà, lo compirò senza revoca; non avrò né pietà né compassione. Ti giudicherò secondo la tua condotta e i tuoi misfatti». Oracolo del Signore Dio.

15Mi fu rivolta questa parola del Signore: 16«Figlio dell’uomo, ecco, io ti tolgo all’improvviso colei che è la delizia dei tuoi occhi: ma tu non fare il lamento, non piangere, non versare una lacrima. 17Sospira in silenzio e non fare il lutto dei morti: avvolgiti il capo con il turbante, mettiti i sandali ai piedi, non ti velare fino alla bocca, non mangiare il pane del lutto».
18La mattina avevo parlato al popolo e la sera mia moglie morì. La mattina dopo feci come mi era stato comandato 19e la gente mi domandava: «Non vuoi spiegarci che cosa significa quello che tu fai?». 20Io risposi: «La parola del Signore mi è stata rivolta in questi termini: 21Annuncia agli Israeliti: Così dice il Signore Dio: Ecco, io faccio profanare il mio santuario, orgoglio della vostra forza, delizia dei vostri occhi e anelito delle vostre anime. I figli e le figlie che avete lasciato cadranno di spada. 22Voi farete come ho fatto io: non vi velerete fino alla bocca, non mangerete il pane del lutto. 23Avrete i vostri turbanti in capo e i sandali ai piedi: non farete il lamento e non piangerete, ma vi consumerete per le vostre iniquità e gemerete l’uno con l’altro. 24Ezechiele sarà per voi un segno: quando ciò avverrà, voi farete proprio come ha fatto lui e saprete che io sono il Signore. 25Tu, figlio dell’uomo, il giorno in cui toglierò loro la loro fortezza, la gioia della loro gloria, l’amore dei loro occhi, la brama delle loro anime, i loro figli e le loro figlie, 26allora verrà a te un profugo per dartene notizia. 27In quel giorno la tua bocca si aprirà per parlare con il profugo, parlerai e non sarai più muto e sarai per loro un segno: essi sapranno che io sono il Signore».

 

” Nell’anno nono, nel decimo mese, il dieci del mese … Metti per iscritto la data di oggi … Perché oggi il re di Babilonia assale Gerusalemme”. Gli studiosi indicano questa data: 19 gennaio 588 a.C. L’assedio di Gerusalemme è ben riassunto e presentato nel racconto di una parabola: “Metti su una pentola, dentro acqua e pezzi di carne … coscia e spalla. Riempila di ossa scelte …, falla bollire molto, sì che si cuociano dentro anche le ossa”. Insomma … gli abitanti di Gerusalemme (“pezzi di carne e ossa”) stanno bollendo!!!

Ma l’immagine della pentola apre a un significato diverso e più profondo. Gerusalemme (“città sanguinaria”) è “piena di lerciume che non va via”, tanto che … nessuno la vuole più (“non è caduta su di essa la sorte”). “Il suo sangue è dentro di lei; lo ha sparso sulla nuda roccia, non lo ha versato a terra per coprirlo con la povere”. Il sangue (peccato) non coperto dalla polvere (non riconosciuto e quindi non espiato da conversione) grida a Dio. E allora Dio interviene … col fuoco che è il suo giudizio: assedio e distruzione della città! Assedio/distruzione è il tentativo di Dio di togliere la “ruggine di dentro, che non va via”. Sarà una “fatica inutile”. La fatica è … di Dio! Egli ha purificato la città sanguinaria, ma Gerusalemme “non si è lasciata purificare”. Quindi … il suo giudizio va avanti: “secondo la tua condotta e le tue azioni ti giudicherò”.

Abbiamo ascoltato, nei brani precedenti, che Ezechiele è un “segno” per il popolo. Ebbene, veniamo a un segno drammatico. È il Signore stesso che lo indica: “Figlio dell’uomo, ecco sto per strappare da te la delizia dei tuoi occhi, di colpo. Non fare lutto, non piangere, sospira in silenzio”. “Parlai al popolo al mattino e mia moglie morì alla sera. Al mattino seguente, feci come mi era stato comandato”. Ezechiele non fa lutto e non piange pubblicamente. La gente non capisce questo suo singolare gesto, che viene poi spiegato così da Dio. La moglie che è “delizia degli occhi” rappresenta il “santuario/tempio” che è “orgoglio della vostra forza, delizia dei vostri occhi e brama delle vostre anime”. Rappresenta, in realtà, tutta Gerusalemme che andrà distrutta. Insegnamento che Ezechiele dà al popolo deportato a Babilonia: “Farete come ho fatto io … non piangerete, vi consumerete nelle vostre colpe e gemerete l’uno con l’altro … Ezechiele sarà per voi un segno. Quando questo avverrà, saprete che io sono il Signore Dio”.  La distruzione di Gerusalemme non deve portarsi a scene pubbliche di lamento e dolore, ma a un “consumarvi nelle vostre colpe e gemere l’uno con l’altro”. Cioè, portarvi non a un lutto esteriore e vano, ma alla conversione vera, che ha come primo passo il riconoscimento dei vostri peccati.

Dobbiamo ricordare che anche il mutismo di Ezechiele è stato un segno. Ebbene, nel giorno stesso in cui avrà la notizia della presa della città, finirà la sua condizione di mutismo inaugurata nel capitolo terzo. Se il silenzio forzato del profeta era segno dell’incomunicabilità tra Dio e il suo popolo, la sua fine dice che si inaugurerà presto un tempo nuovo. Ciò non accade evitando la sventura (distruzione di Gerusalemme, rappresentata dalla morte della moglie “delizia degli occhi”), ma avendo il coraggio di viverla fino in fondo, giungendo fino alle sue conseguenze estreme. Di tutto quello che sta avvenendo, il corpo e la vicenda del profeta (mutismo e perdita della moglie) continuano a essere un segno eminente. Ma la “rilettura” di un testo così drammatico deve andare oltre. Ezechiele è “segno” … di Dio stesso! Dunque … è Dio che perde la sua sposa, “delizia dei suoi occhi” (che è Israele e poi tutta l’umanità). E’ Dio che si consuma, che geme, che soffre in silenzio. Il segno forte, vero, definitivo è la croce del Signore!

 

 

Vi erano due donne, figlie della stessa madre, che si erano prostituite

Ago 18, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 23

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, vi erano due donne, figlie della stessa madre, 3che si erano prostituite in Egitto fin dalla loro giovinezza, dove venne premuto il loro petto e oppresso il loro seno verginale. 4Esse si chiamano Oolà la maggiore e Oolibà la più piccola, sua sorella. L’una e l’altra divennero mie e partorirono figli e figlie. Oolà è Samaria e Oolibà è Gerusalemme. 5Oolà, mentre era mia, si dimostrò infedele: arse d’amore per i suoi spasimanti, gli Assiri suoi vicini, 6vestiti di porpora, prìncipi e governatori, tutti giovani attraenti, cavalieri montati su cavalli. 7Concesse i suoi favori a loro, al fiore degli Assiri, e si contaminò con gli idoli di coloro dei quali si era innamorata. 8Non rinunciò alle sue relazioni amorose con gli Egiziani, i quali avevano abusato di lei nella sua giovinezza, avevano oppresso il suo seno verginale, sfogando su di lei la loro libidine. 9Per questo l’ho data in mano ai suoi amanti, in mano agli Assiri, dei quali si era innamorata. 10Essi scoprirono la sua nudità, presero i suoi figli e le sue figlie e la uccisero di spada. Divenne così come un monito fra le donne, per la condanna esemplare che essi avevano eseguito su di lei.
11Sua sorella Oolibà la vide e si corruppe più di lei nei suoi amoreggiamenti; con le sue infedeltà superò la sorella. 12Spasimò per gli Assiri suoi vicini, prìncipi e governatori, vestiti di porpora, cavalieri montati su cavalli, tutti giovani attraenti. 13Io vidi che si era contaminata e che tutt’e due seguivano la stessa via. 14Ma ella moltiplicò le prostituzioni. Vide uomini effigiati su una parete, figure di Caldei, disegnati con il minio, 15con cinture ai fianchi, ampi turbanti in capo, dall’aspetto di grandi capi, rappresentanti i figli di Babilonia, originari di Caldea: 16ella se ne innamorò non appena li vide e inviò loro messaggeri in Caldea. 17I figli di Babilonia andarono da lei al letto degli amori e la contaminarono con le loro fornicazioni ed ella si contaminò con loro finché ne fu nauseata. 18Poiché aveva messo in pubblico le sue tresche e scoperto la sua nudità, anch’io mi allontanai da lei come mi ero allontanato dalla sorella. 19Ma ella continuò a moltiplicare prostituzioni, ricordando il tempo della sua gioventù, quando si prostituiva in Egitto. 20Arse di libidine per quegli amanti lussuriosi come asini, libidinosi come stalloni, 21e così rinnovasti l’infamia della tua giovinezza, quando in Egitto veniva oppresso il tuo seno, premuto il tuo petto giovanile. 22Per questo, Oolibà, così dice il Signore Dio: Ecco, io suscito contro di te gli amanti di cui mi sono disgustato e condurrò contro di te da ogni parte 23i figli di Babilonia e di tutti i Caldei, quelli di Pekod, di Soa e di Koa e con loro tutti gli Assiri, tutti giovani attraenti, prìncipi e governatori, tutti capitani e cavalieri famosi; 24verranno contro di te dal settentrione con cocchi e carri e con una moltitudine di popolo e si schiereranno contro di te da ogni parte con scudi grandi e piccoli e con elmi. A loro ho rimesso il giudizio e ti giudicheranno secondo le loro leggi. 25Scatenerò la mia gelosia contro di te e ti tratteranno con furore: ti taglieranno il naso e gli orecchi e i superstiti cadranno di spada; deporteranno i tuoi figli e le tue figlie e ciò che rimarrà di te sarà preda del fuoco. 26Ti spoglieranno delle tue vesti e s’impadroniranno dei tuoi gioielli. 27Metterò fine alle tue scelleratezze e alle tue prostituzioni commesse in Egitto: non alzerai più gli occhi verso di loro, non ricorderai più l’Egitto.
28Perché così dice il Signore Dio: Ecco, io ti consegno in mano a coloro che tu odii, in mano a coloro di cui sei nauseata. 29Ti tratteranno con odio e si impadroniranno di tutti i tuoi beni, lasciandoti nuda e scoperta; saranno svelate la turpitudine delle tue scelleratezze, la tua libidine e le tue prostituzioni. 30Così sarai trattata perché tu mi hai tradito con le nazioni, perché ti sei contaminata con i loro idoli. 31Hai seguito la via di tua sorella, la sua coppa porrò nelle tue mani. 32Così dice il Signore Dio:

Berrai la coppa di tua sorella,
profonda e larga,
sarai oggetto di derisione e di scherno;
la coppa sarà di grande misura.
33Tu sarai colma d’ubriachezza e d’affanno.
Coppa di desolazione e di sterminio
era la coppa di tua sorella Samaria.
34Anche tu la berrai, la vuoterai, ne succhierai i cocci,
ti lacererai il seno,
poiché io ho parlato». 
Oracolo del Signore Dio.

35Perciò così dice il Signore Dio: «Tu mi hai dimenticato e mi hai voltato le spalle: sconterai la tua disonestà e le tue prostituzioni!».
36Il Signore mi disse: «Figlio dell’uomo, non giudicherai tu Oolà e Oolibà? Non mostrerai loro i loro abomini? 37Sono state adultere e le loro mani sono lorde di sangue, hanno commesso adulterio con i loro idoli; persino i figli che mi avevano partorito, li hanno fatti passare per il fuoco in loro pasto. 38Ancora questo mi hanno fatto: in quello stesso giorno hanno contaminato il mio santuario e profanato i miei sabati; 39dopo avere immolato i loro figli ai loro idoli, sono venute in quel medesimo giorno al mio santuario per profanarlo: ecco quello che hanno fatto dentro la mia casa!
40Si rivolsero anche a uomini di paesi lontani, invitandoli per mezzo di messaggeri, ed essi giunsero. Per loro ti sei lavata, ti sei dipinta gli occhi, ti sei adornata dei tuoi vestiti preziosi, 41ti sei stesa su un magnifico divano davanti a una tavola imbandita, su cui hai posto il mio olio, i miei profumi. 42Si udiva lo strepito di una moltitudine festante di uomini venuti dal deserto, i quali avevano messo braccialetti ai polsi e una splendida corona sul capo. 
43Io pensavo di costei, abituata agli adultèri: «Ora costoro si faranno complici delle sue prostituzioni». 44Infatti entrarono da lei, come si entra da una prostituta: così entrarono da Oolà e da Oolibà, donne di malaffare. 45Ma uomini retti le giudicheranno come si giudicano le adultere e le assassine. Le loro mani sono lorde di sangue».
46Così dice infatti il Signore Dio: «Si farà venire contro di loro una folla ed esse saranno abbandonate alle malversazioni e al saccheggio. 47La folla le lapiderà e le farà a pezzi con le spade; ne ucciderà i figli e le figlie e darà alle fiamme le case. 48Eliminerò così un’infamia dalla terra e tutte le donne impareranno a non commettere infamie simili. 49Faranno ricadere la vostra infamia su di voi e sconterete i vostri peccati di idolatria: saprete così che io sono il Signore Dio».

 

Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Figlio dell’uomo, vi erano due donne, figlie della stessa madre, che si erano prostituite in Egitto fin dalla loro giovinezza … Si chiamano Oolà la maggiore e Oolibà la più piccola … Divennero mie e partorirono figli e figlie. Oolà è Samaria e Oolibà è Gerusalemme”. Il profeta racconta la storia di prostituzione e adulterio di queste due donne. Prostituzione e adulterio qualificano una condotta peccaminosa che risulta tradimento di un rapporto coniugale. Prostituirsi è mettere assieme nella fede, nel culto e poi anche nella vita, il Dio unico (tuo sposo) e gli idoli (tuoi amanti).

Il capitolo 23 mostra fortissimi elementi di contatto con il capitolo 16. Può essere una duplicazione o un testo integrativo, in realtà ha un valore catechetico/educativo. Non basta dire le cose una volta sola, perché la durezza di Israele (e anche nostra!) impone un’attività di convincimento che abbia il coraggio dell’affondo duplice, nella speranza che si comprenda il senso di quanto sta accadendo. Ciò risulta oltremodo importante considerando la collocazione del capitolo, immediatamente prima dell’annuncio dell’assedio di Gerusalemme (lo vedremo domani), a ribadire la certezza che Dio ricondurrà la sua amata fuori dalla condizione di peccato, ma che questo significa vivere, fino in fondo, un doloroso passaggio di “correzione” (che noi chiamiamo castigo o penitenza), un passaggio che comporta “bere la coppa della desolazione” (versetti 31-34). Infatti, qui (rispetto al capitolo 16), non si parla di ricupero dell’alleanza infranta dalla sposa, né di nessun tipo di ripresa di relazione. Il capitolo 23 rimane concentrato sul motivo del giudizio e quindi sull’inizio dell’assedio (c. 24).

Chiudo qui il mio accompagnamento. Preferisco non addentrarmi in un testo così … “passionalmente bello e vero”. Pensiamo alle nostre “idolatrie” (personali e comunitarie), ai nostri “peccati abituali” tranquillamente accolti, divenuti spesso assuefazione. Smontiamo il loro “ingannevole fascino” e mettiamoci in “terapia guidata”. Il testo è ricco di suggerimenti, oltre che di rimproveri …

Ho cercato tra loro un uomo, ma non l’ho trovato

Ago 17, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 22

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Tu, figlio dell’uomo, forse non giudicherai, non giudicherai tu la città sanguinaria? Mostrale tutti i suoi abomini. 3Tu riferirai: Così dice il Signore Dio: O città che sparge il sangue in mezzo a se stessa, perché giunga il suo tempo, e fabbrica a suo danno idoli con cui contaminarsi! 4Per il sangue che hai sparso, ti sei resa colpevole e ti sei contaminata con gli idoli che hai fabbricato: hai affrettato il tuo giorno, sei giunta al termine dei tuoi anni. Ti renderò perciò l’obbrobrio dei popoli e lo scherno di tutta la terra. 5I vicini e i lontani si faranno beffe di te, o città disonorata e piena di disordini. 6Ecco in te i prìncipi d’Israele, ognuno secondo il suo potere, intenti a spargere sangue. 7In te si disprezzano il padre e la madre, in te si maltratta il forestiero, in te si opprimono l’orfano e la vedova. 8Hai disprezzato le mie cose sante, hai profanato i miei sabati. 9Vi sono in te calunniatori che versano il sangue. C’è in te chi banchetta sui monti e chi commette scelleratezze. 10In te si scopre la nudità del proprio padre, in te si vìola la donna in stato di mestruazione. 11Uno reca oltraggio alla donna del prossimo, l’altro contamina con incesto la nuora, altri vìola la sorella, figlia del padre. 12In te si ricevono doni per spargere il sangue, tu presti a interesse e a usura, spogli con la violenza il tuo prossimo e di me ti dimentichi. Oracolo del Signore Dio.
13Ecco, io batto le mani per le frodi che hai commesso e per il sangue che è versato in mezzo a te. 14Reggerà il tuo cuore e saranno forti le mani per i giorni che io ti preparo? Io, il Signore, l’ho detto e lo farò: 15ti disperderò fra le nazioni e ti disseminerò in paesi stranieri, ti purificherò della tua immondezza; 16in te sarò profanato di fronte alle nazioni e tu saprai che io sono il Signore».
17Mi fu rivolta questa parola del Signore: 18«Figlio dell’uomo, la casa d’Israele si è cambiata in scoria per me; sono tutti bronzo, stagno, ferro e piombo dentro un crogiuolo: sono scoria di argento. 19Perciò così dice il Signore: Poiché vi siete tutti cambiati in scoria, io vi radunerò dentro Gerusalemme. 20Come si mettono insieme argento, bronzo, ferro, piombo, stagno dentro un crogiuolo e si soffia nel fuoco per fonderli, così io, con ira e con sdegno, vi metterò tutti insieme e vi farò fondere; 21vi radunerò, contro di voi soffierò nel fuoco del mio sdegno e vi fonderò in mezzo alla città. 22Come si fonde l’argento nel crogiuolo, così sarete fusi in mezzo ad essa: saprete che io, il Signore, ho riversato il mio sdegno contro di voi».
23Mi fu rivolta questa parola del Signore: 24«Figlio dell’uomo, di’ a Gerusalemme: Tu sei una terra non purificata, non lavata da pioggia in un giorno di tempesta. 25Dentro di essa infatti i suoi prìncipi, come un leone ruggente che sbrana la preda, divorano la gente, s’impadroniscono di tesori e ricchezze, moltiplicano le vedove in mezzo ad essa. 26I suoi sacerdoti violano la mia legge, profanano le mie cose sante. Non fanno distinzione fra il sacro e il profano, non insegnano a distinguere fra puro e impuro, non osservano i miei sabati e io sono profanato in mezzo a loro. 27I suoi capi in mezzo ad essa sono come lupi che dilaniano la preda, versano il sangue, fanno perire la gente per turpi guadagni. 28I suoi profeti hanno come intonacato con fango tutti questi delitti con false visioni e vaticini bugiardi e vanno dicendo: Così parla il Signore Dio, mentre invece il Signore non ha parlato. 29Gli abitanti della campagna commettono violenze e si danno alla rapina, calpestano il povero e il bisognoso, maltrattano il forestiero, contro ogni diritto. 30Io ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro e si ergesse sulla breccia di fronte a me, per difendere il paese perché io non lo devastassi, ma non l’ho trovato. 31Io rovescerò su di loro il mio sdegno. Li consumerò con il fuoco della mia collera. La loro condotta farò ricadere sulle loro teste». Oracolo del Signore.

 

Il giudizio (l’atto di giudicare) di Ezechiele rispecchia perfettamente il giudizio di Dio, in quanto il profeta dice le parole di Dio.

L’espressione “città sanguinaria” si riferisce a Gerusalemme, altrove si riferisce a Ninive (Naum 3,1). Questo gioco di intertestualità (rapporto e confronto tra i testi dentro la Scrittura) lancia un messaggio preciso: Gerusalemme è violenta e peccatrice, esattamente come la capitale degli Assiri, i nemici feroci che l’anno minacciata e oppressa per lungo tempo. Quali sono i comportamenti peccaminosi di questa città, Gerusalemme . Sostanzialmente due: “versare sangue” cioè violenza omicida, e “farsi degli idoli” cioè l’idolatria penetrata e vissuta anche nel culto. Così facendo, dice il Signore: “hai fatto avvicinare il tuo giorno (giorno del giudizio di Dio)”. Noteremo l’espressione “in te”, quasi una percussione di martello! Ascoltiamo: i peccati si compiono “in te”, s’intende nella comunità; sono commessi dai principi che sono “in te”; padri e madri sono disprezzati “in te”; verso il forestiero che è ”in te”; l’orfano e la vedova che sono oppressi “in te”; calunniatori per spargere sangue “in te”; mangiano sui monti “in te”; fanno cose infami “in te”; “ciascuno commette abominio con la donna del suo prossimo … rende impura sua nuora con azioni infami … abusa di sua sorella, figlia di suo padre (allora c’era la poligamia) … estorsioni e bustarelle”. Tutto questo dimostra, nei fatti, che tu (ecco l’altro pronome personale) dimentichi … “me”.

Quali conseguenze da questo tremendo giudizio? Con non celata ironia il testo suona: “Batto le mani per il guadagno che hai fatto, e per il sangue che è in te”. Voglio vedere – continua il Signore – come te la caverai “in quel giorno”.  (Storicamente) è un annuncio preciso dell’esilio. Esilio che è raffigurato come una fusione di metalli diversi, di nessun particolare valore: Gerusalemme è come “scorie” in relazione all’argento. L’ira del Signore è come fuoco che … fonde i metalli!

Si tornano a elencare i crimini. I principi, invece di avere cura della gente, la “divorano e la derubano”; i sacerdoti, invece di aver rispetto per ciò che è santo “lo profanano”; i capi si comportano come “lupi” e i profeti “profetizzano falsamente”; gli abitanti del paese maltrattano le categorie più deboli, senza che nessuno si preoccupi di rispettare il diritto …

Come si chiude questa pagina, una delle più spietate di tutta la Scrittura? Abbiamo questa parola, che è come un … lamento divino:” Io (il Signore) ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro e si ergesse sulla breccia di fronte a me, per difendere il paese perché io non lo devastassi, ma non l’ho trovato”. È mancato chi intercedesse … non tanto o non solo con la preghiera, ma dicendo la verità (è questo lo “stare sulla breccia”), proclamando la mia parola (è questo “costruire un muro forte” e non solo … “intonacare” come fanno i falsi profeti). È Dio stesso che “ha cercato”, ma “non ha trovato”. Può esserci una situazione più drammatica e letale di questa? Se Dio “non trova”, vuol dire una cosa semplice: la realtà cercata (l’uomo che dovrebbe intercedere) …”non c’è!”. [ … Un giorno, nella pienezza dei tempi manderà …  sé stesso, suo Figlio!]

Domenica 16 Agosto 2026 – XX Tempo Ordinario – Anno A

Ago 16, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

O Dio, nostra difesa,
guarda il volto del tuo consacrato.
Per me un giorno nel tuo tempio
è più che mille altrove.

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del profeta Isaia (Is 56,1.6-7)

Così dice il Signore:
«Osservate il diritto e praticate la giustizia,
perché la mia salvezza sta per venire,
la mia giustizia sta per rivelarsi.
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saranno graditi sul mio altare,
perché la mia casa si chiamerà
casa di preghiera per tutti i popoli».

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 66

R. Popoli tutti, lodate il Signore.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. R.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. R.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 1,13-15.19-22)
Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!
Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia.
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Gesù annunciava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di malattie e infermità nel popolo

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Parola del Signore