Diventeranno una cosa sola in mano mia

Set 4, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 37,15-28

15Mi fu rivolta questa parola del Signore: 16«Figlio dell’uomo, prendi un legno e scrivici sopra: «Giuda e i figli d’Israele uniti a lui»; poi prendi un altro legno e scrivici sopra: «Giuseppe, legno di Èfraim, e tutta la casa d’Israele unita a lui». 17Accostali l’uno all’altro in modo da fare un legno solo, che formino una cosa sola nella tua mano. 18Quando i figli del tuo popolo ti diranno: «Ci vuoi spiegare che cosa significa questo per te?», 19tu dirai loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io prendo il legno di Giuseppe, che è in mano a Èfraim, e le tribù d’Israele unite a lui, e lo metto sul legno di Giuda per farne un legno solo; diventeranno una cosa sola in mano mia.
20Tieni in mano sotto i loro occhi i legni sui quali hai scritto 21e di’ loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: 22farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né saranno più divisi in due regni. 23Non si contamineranno più con i loro idoli, con i loro abomini e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato, li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. 24Il mio servo Davide regnerà su di loro e vi sarà un unico pastore per tutti; seguiranno le mie norme, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. 25Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, per sempre; il mio servo Davide sarà loro re per sempre. 26Farò con loro un’alleanza di pace; sarà un’alleanza eterna con loro. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. 27In mezzo a loro sarà la mia dimora: io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. 28Le nazioni sapranno che io sono il Signore che santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre».

 

Al profeta è richiesto di compiere questo gesto: prendere un legno e scriverci sopra “Giuda e i figli di Israele uniti a lui (storicamente si tratta del regno di Giuda con centro Gerusalemme, noi diremmo la Giudea)”; e poi prendere un altro legno e scriverci sopra “Giuseppe, legno di Efraim, e tutta la casa di Israele unita a lui (storicamente si tratta del regno di Israele con centro Samaria, noi diremmo la Samaria)”; e poi accostarli per farne “un legno solo nella tua mano”. Al profeta è richiesto di dare la spiegazione al popolo rimasto sorpreso. Giuda/Giudea) e Israele/Samaria (due regni, due fratelli che si sono sempre odiati, disprezzati, scomunicati e combattuti) “diventeranno una cosa sola nella mano del Signore”. Non solo c’è ritorno alla terra; non solo c’è comunione/alleanza nuova col Signore; non solo c’è perdono e comunione tra fratelli … tutte cose che sembrano un miracolo, vista la storia dei due popoli. Ma … “li renderò un solo popolo nel paese, sui monti di Israele, e un solo re regnerà su di loro”. Insiste: “Non saranno più due popoli e non saranno più divisi in due regni. Non si renderanno più impuri con i loro idoli, con i loro oggetti immondi e con tutte le loro ribellioni; li salverò e li purificherò: saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Davide, mio servo, sarà principe per loro per sempre. Stipulerò con loro un’alleanza di pace, un’alleanza eterna ci sarà con loro … e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. La mia dimora sarà presso di loro: sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Le nazioni sapranno che io, il Signore, santifico Israele, quando il mio santuario (Io stesso) sarà in mezzo a loro per sempre”

Ho riscritto questa lunghissima citazione molto bella e ricchissima di insegnamenti spirituali che parla della unità dei due popoli: Giuda e Israele. In Cristo Gesù, vero e compiuto Israele, si è realizzata questa profezia. Pagina che insegna tanto anche a noi, oggi: perdono, ritorno, alleanza, comunione, pace, unità … Certo, Gesù nel suo mistero pasquale ha portato a compimento le promesse, ma la “totalità” del compimento (tra Chiesa e Israele, e tra Chiesa e religioni, tra le varie Confessioni di fede all’interno della Chiesa) è da attendere e da supplicare con forte grido. Intanto, bisogna ringraziare il Signore per gli adempimenti parziali e transitori che, per grazia, ci vengono concessi quando operiamo nella fede verso la comunione, l’unità, l’amore e la pace. Siamo uniti dal Signore, ma lo siamo davvero se tutti restiamo “uniti nella sua mano”.

Metterò il mio spirito in voi e vivrete, vi farò riposare sulla vostra terra

Set 3, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 37,1-14

1 La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; 2mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite. 3Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». 4Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: «Ossa inaridite, udite la parola del Signore. 5Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. 6Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore»». 7Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. 8Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. 9Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: «Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano»». 10Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.
11Mi disse: «Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: «Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti». 12Perciò profetizza e annuncia loro: «Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. 13Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. 14Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò»». Oracolo del Signore Dio.

Come si dispiega l’azione rinnovatrice di Dio? Insistendo sempre sul “vedere” il testo presenta: una scena di morte e una spiegazione data da Dio stesso. A cosa vuol “rispondere” il profeta? A un senso profondo di abbattimento e autodistruzione della popolazione che si trova in esilio. Lo si capisce chiaramente da questa frase: “Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è venuta meno; noi siamo finiti” (v. 11).

La visione. a) Ezechiele viene trasportato dallo spirito del Signore in una estesa valle, piena di ossa seccate. b) Solo un intervento del Signore le può riportare in vita. c) Il profeta invita le ossa (!) ad “ascoltare la parola del Signore”. d) Dice il Signore: “”Ecco, io faccio entrare in voi uno spirito e vivrete: saprete che io sono il Signore”. e) Il profeta: “Profetizzai; ecco, un fremito, e si avvicinarono le ossa, ognuno al suo corrispondente … ma non c’era lo spirito”. f) Dice il Signore al profeta: “Profetizza e dì allo spirito: Vieni, spirito, dai quattro venti, soffia su questi cadaveri e vivano”. g) “Profetizzai come mi era stato ordinato e venne in essi lo spirito, divennero vivi e si misero dritti in piedi; erano una moltitudine immensa”.

La spiegazione data da Dio stesso: “Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa di Israele”. Poi precisa e conclude: “Ecco, io apro i vostri sepolcri, e vi faccio risalire dai vostri sepolcri, popolo mio, e vi conduco alla terra di Israele … Metterò il mio spirito in voi e vivrete, vi farò riposare sulla vostra terra; saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo faccio”.

Questa stupenda pagina non è l’annuncio del giudizio universale e nemmeno, in modo esplicito, l’annuncio della risurrezione. È piuttosto una parola di consolazione e speranza per un popolo che è in esilio: questo popolo, dopo l’umiliazione, troverà “riposo” nella terra donata dal Signore, e così troverà vita, e così …” saprete (finalmente ed esperienzialmente) che io sono il Signore”: quel “Signore” che “dice e fa”.

Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi

Set 2, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 36,16-38

16Mi fu rivolta questa parola del Signore: 17«Figlio dell’uomo, la casa d’Israele, quando abitava la sua terra, la rese impura con la sua condotta e le sue azioni. Come l’impurità delle mestruazioni è stata la loro condotta davanti a me. 18Perciò ho riversato su di loro la mia ira per il sangue che avevano sparso nel paese e per gli idoli con i quali l’avevano contaminato. 19Li ho dispersi fra le nazioni e sono stati dispersi in altri territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro azioni. 20Giunsero fra le nazioni dove erano stati spinti e profanarono il mio nome santo, perché di loro si diceva: «Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese». 21Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che la casa d’Israele aveva profanato fra le nazioni presso le quali era giunta.
22Perciò annuncia alla casa d’Israele: Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, casa d’Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete profanato fra le nazioni presso le quali siete giunti. 23Santificherò il mio nome grande, profanato fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore – oracolo del Signore Dio -, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi.
24Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. 25Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, 26vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. 28Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio. 29Vi libererò da tutte le vostre impurità: chiamerò il grano e lo moltiplicherò e non vi manderò più la carestia. 30Moltiplicherò i frutti degli alberi e il prodotto dei campi, perché non soffriate più la vergogna della fame fra le nazioni. 31Vi ricorderete della vostra cattiva condotta e delle vostre azioni che non erano buone e proverete disgusto di voi stessi per le vostre iniquità e i vostri abomini. 32Non per riguardo a voi io agisco – oracolo del Signore Dio -, sappiatelo bene. Vergognatevi e arrossite della vostra condotta, o casa d’Israele.
33Così dice il Signore Dio: Quando vi avrò purificati da tutte le vostre iniquità, vi farò riabitare le vostre città e le vostre rovine saranno ricostruite. 34Quella terra desolata, che agli occhi di ogni viandante appariva un deserto, sarà di nuovo coltivata 35e si dirà: «La terra, che era desolata, è diventata ora come il giardino dell’Eden, le città rovinate, desolate e sconvolte, ora sono fortificate e abitate». 36Le nazioni che saranno rimaste attorno a voi sapranno che io, il Signore, ho ricostruito ciò che era distrutto e coltivato di nuovo la terra che era un deserto. Io, il Signore, l’ho detto e lo farò.
37Così dice il Signore Dio: Lascerò ancora che la casa d’Israele mi supplichi e le concederò questo: moltiplicherò gli uomini come greggi, 38come greggi consacrate, come un gregge di Gerusalemme nelle sue solennità. Allora le città rovinate saranno ripiene di greggi di uomini e sapranno che io sono il Signore».

 

Dall’ira (di Dio) alla compassione. È Dio che parla. Israele con la sua cattiva condotta – azioni violente verso il prossimo e idolatria rispetto a Dio – ha inquinato la terra data dal Signore, producendo morte. A causa di tale comportamento, Israele ha sperimentato l’esilio. Le altre nazioni pensano che il Signore non sia stato in grado di proteggere il suo popolo. Dunque, il nome divino già profanato da Israele, viene ulteriormente screditato. “Ma ho avuto compassione del mio nome santo”, che vuol dire, “di me stesso”. È un’espressione singolare che può essere espressa così: Ho trovato la compassione in me stesso (“mio nome”) e agisco in forza di me stesso (“mio nome”), cioè, in forza di “quello che sono” e che mi connota: la compassione, l’amore, il perdono …

L’azione rinnovatrice si dispiega. “Santificherò il mio nome, profanato tra le nazioni … esse sapranno che io sono il Signore quando sarò santificato in voi ai loro occhi”. In che modo il Signore “santifica il suo nome” o “santifica se stesso”? [Nome = se stesso] Il modo col quale Dio santifica se stesso è l’opera che egli compie nei nostri riguardi. Dunque, egli santifica “se stesso” o santifica il “suo nome” quando compie le seguenti opere (che poi sono una opera sola): la liberazione, la salvezza, la comunione frutto dell’amore, l’alleanza: “Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi e vi farò venire alla vostra terra … diventerete puri da tutte le vostre iniquità, da tutti i vostri idoli vi purificherò”. L’opera che Dio fa, e che rende capaci di accogliere fecondamente tutte le altre sue opere, è questa: “Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò il cuore di pietra dalla vostra carne e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio spirito, farò in modo che camminiate secondo i miei precetti e osserviate e attuiate i miei giudizi”. Dunque, deve compiersi una nuova creazione: a partire da dentro, da un cuore nuovo (carne e non più pietra) e uno spirito nuovo. Si tratta di qualcosa di estremamente vitale, cioè un cuore e uno spirito (una volontà) di cui si sottolinea la novità, cioè l’operazione diretta di Dio, che è questa: viene dato lo Spirito, definito senza mezzi termini “il mio spirito”. Il fatto che venga donato all’uomo lo spirito di Dio, gli permette di vivere una nuova obbedienza e, quindi, di vivere veramente. Con l’obbedienza vengono tutti gli altri doni: la terra, i frutti della terra, ma anche un … fecondo ricordo dei peccati: “avrete disgusto di voi stessi per le vostre colpe … vergognatevi e arrossite per le vostre azioni, casa di Israele”.

Effetto dell’opera di Dio nelle nazioni: “Sapranno le nazioni che rimarranno attorno a voi, che io, il Signore, costruisco ciò che era abbattuto e coltivo ciò che era desolato: io, il Signore, l’ho detto e lo faccio”. Ci è difficile misurare la fedeltà di Dio, a volte la contestiamo. Ma la Scrittura dice in continuità che Dio è fedele: dice e fa! Chiediamo il suo spirito per poter camminare nelle sue parole e così mostrare a lui la nostra fedeltà, che è tanto ondeggiante.

Sarete ancora lavorati e sarete seminati

Set 1, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 35,1-36,15

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, volgiti verso il monte Seir e profetizza contro di esso. 3Annuncerai: Così dice il Signore Dio:

Eccomi a te, monte Seir,
anche su di te stenderò il mio braccio
e farò di te una solitudine, un luogo desolato.
4Ridurrò le tue città in rovina,
e tu diventerai un deserto;
così saprai che io sono il Signore.

5Tu hai nutrito un odio secolare contro gli Israeliti e li hai consegnati alla spada al tempo della loro sventura, al colmo della loro iniquità; 6per questo, com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio -, ti abbandonerò alla violenza del sangue e il sangue ti perseguiterà; tu non hai odiato la violenza del sangue e il sangue ti perseguiterà. 7Farò del monte Seir una solitudine e un deserto, e vi eliminerò chiunque lo percorre. 8Riempirò di cadaveri i tuoi monti; sulle tue alture, per le tue pendici, in tutte le tue valli cadranno i trafitti di spada. 9In solitudine perenne ti ridurrò e le tue città non saranno più abitate: saprete che io sono il Signore. 10Poiché hai detto: «Questi due popoli, questi due territori saranno miei, noi li possederemo», anche se là è il Signore, 11per questo, com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio -, io agirò secondo quell’ira e quel furore che tu hai dimostrato nell’odio contro di loro e mi farò conoscere in mezzo a loro quando farò giustizia di te: 12saprai allora che io sono il Signore. Ho udito tutti gli insulti che tu hai proferito contro i monti d’Israele, dicendo: «Sono deserti; sono dati a noi perché li divoriamo». 13Contro di me avete fatto discorsi insolenti, contro di me avete moltiplicato le parole: ho udito tutto. 14Così dice il Signore Dio: Poiché tutto il paese ha gioito, farò di te una solitudine: 15poiché tu hai gioito per l’eredità della casa d’Israele quando era devastata, così io tratterò te: sarai ridotto a una solitudine, o monte Seir, e anche tu Edom, tutto intero. Sapranno che io sono il Signore.

1 Ora, figlio dell’uomo, profetizza ai monti d’Israele e di’: Monti d’Israele, udite la parola del Signore. 2Così dice il Signore Dio: Poiché il nemico ha detto di voi: «Bene! I colli eterni sono diventati il nostro possesso», 3ebbene, profetizza e annuncia: Così dice il Signore Dio: Poiché siete stati devastati, perseguitati dai vicini, resi possesso delle altre nazioni, e poiché siete stati fatti oggetto di maldicenza e d’insulto della gente, 4ebbene, monti d’Israele, udite la parola del Signore Dio: Così dice il Signore Dio ai monti, alle colline, alle pendici e alle valli, alle rovine desolate e alle città deserte, che furono preda e scherno delle nazioni vicine: 5ebbene, così dice il Signore Dio: Sì, con gelosia ardente io parlo contro le altre nazioni e contro tutto Edom, che con il cuore colmo di gioia e l’animo pieno di disprezzo hanno fatto del mio paese il loro possesso per saccheggiarlo. 6Per questo profetizza alla terra d’Israele e annuncia ai monti, alle colline, alle pendici e alle valli: Così dice il Signore Dio: Ecco, io parlo con gelosia e con furore; poiché voi avete sopportato l’insulto delle nazioni, 7ebbene – così dice il Signore Dio -, io alzando la mano giuro: anche le nazioni che vi stanno intorno sopporteranno il loro insulto.
8E voi, monti d’Israele, mettete rami e producete frutti per il mio popolo Israele, perché sta per tornare. 9Ecco, infatti a voi, a voi io mi volgo; sarete ancora lavorati e sarete seminati. 10Moltiplicherò sopra di voi gli uomini, tutta quanta la casa d’Israele, e le città saranno ripopolate e le rovine ricostruite. 11Farò abbondare su di voi uomini e bestie e cresceranno e saranno fecondi: farò sì che siate popolati come prima e vi elargirò i miei benefici più che per il passato e saprete che io sono il Signore. 12Ricondurrò su di voi degli uomini, il mio popolo Israele: essi vi possederanno e sarete la loro eredità e non li priverete più dei loro figli.
13Così dice il Signore Dio: Poiché si va dicendo di te: «Tu divori gli uomini, tu hai privato di figli il tuo popolo», 14ebbene, tu non divorerai più gli uomini, non priverai più di figli la nazione. Oracolo del Signore Dio. 15Non ti farò più sentire gli insulti delle nazioni e non subirai più lo scherno dei popoli; non priverai più di figli la tua nazione». Oracolo del Signore.

 

Abbiamo due oracoli: il primo è “contro”, il secondo è “a favore”. Il primo oracolo è: “Volgiti verso il monte Seir e profetizza contro di esso”. Seir sta ad indicare la regione di Edom che si trova a est del Giordano (oggi, Giordania) e ospita i discendenti di Esaù o Edom (= rosso) fratello di Giacobbe/Israele [Giacobbe e Esaù sono figli gemelli di Isacco, figlio di Abramo. Quindi, la terra di Israele e la terra di Edom sono “sorelle”. Tuttavia si sono sempre odiate]. Edom ha avuto parte alla distruzione di Gerusalemme e ne ha approfittato con molto piacere e vantaggio, impossessandosi e governando parte della terra di Israele. Il testo dice: “(Israele è in esilio, e le parole seguenti sono di Edom) I territori sono deserti; quindi, dati a noi (Edom) perché li divoriamo”. La risposta del Signore è dura: capiterà a te, Edom, quello che è capitato a Giuda. [Stessa cosa dice Salmo 137,7, è bene andarlo a leggere]. Tuttavia, anche per Edom è richiamata la formula della conoscenza (ben quattro volte!): “Sapranno che io sono il Signore”. Una porta aperta alla speranza, dunque?! Ha tanto odiato il popolo di Israele, ha ha tanto approfittato della caduta di Gerusalemme, ha gioito del male capitato a Israele che pure è fratello, ha preso possesso di territori di Israele, dati dal Signore … Per questo, ti verranno addosso gli stessi mali, dice il Signore … “così saprai che io sono il Signore”.

Il secondo oracolo contro/verso i monti: “Monti di Israele, ascoltate la parola del Signore …” (36,1-15). La prima parte dell’oracolo è come una risposta alle azioni malvagie di Edom (vedi sopra). Dice infatti: “Nel fuoco della mia gelosia ho parlato contro il resto delle nazioni e contro tutto Edom, che hanno preso possesso del mio paese (la terra di Israele non è di Edom!!), con la gioia di tutto il cuore, con disprezzo dell’animo, per rendere i suoi pascoli un bottino”. Diversa, nuova è la parola volta ai monti di Israele, è parola di benedizione, di fecondità, di frutti, in una parola, di vita: “Sì, eccomi a voi: mi volgerò verso di voi e sarete lavorati e seminati … Vi farò abitare come prima e vi beneficherò più di prima … Non vi farò più sentire l’insulto delle nazioni verso di te …”. In tutta la ricchezza dei suoi significati, cogliamo la classica e ripetuta formula di conoscenza: “Saprete che io sono il Signore”. Sono “vostro”, sono “per voi”, e … ne farete un’esperienza nuova! E’ una parola di consolazione e di speranza per Israele che si trova ancora in esilio. E’ parola di consolazione e speranza anche per noi, mai usciti definitivamente dai nostri esilii.

Voi siete uomini e io sono il vostro Dio

Ago 31, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 34

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, profetizza e riferisci ai pastori: Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? 3Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. 4Non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. 5Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. 6Vanno errando le mie pecore su tutti i monti e su ogni colle elevato, le mie pecore si disperdono su tutto il territorio del paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura. 7Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: 8Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio -, poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge – hanno pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge -, 9udite quindi, pastori, la parola del Signore: 10Così dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: a loro chiederò conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto. 11Perché così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. 12Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. 13Le farò uscire dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d’Israele, nelle valli e in tutti i luoghi abitati della regione. 14Le condurrò in ottime pasture e il loro pascolo sarà sui monti alti d’Israele; là si adageranno su fertili pascoli e pasceranno in abbondanza sui monti d’Israele. 15Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. 16Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.
17A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri. 18Non vi basta pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto della vostra pastura; non vi basta bere acqua chiara, volete intorbidire con i piedi quella che resta. 19Le mie pecore devono brucare ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidito. 20Perciò così dice il Signore Dio a loro riguardo: Ecco, io giudicherò fra pecora grassa e pecora magra. 21Poiché voi avete urtato con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna contro le più deboli fino a cacciarle e disperderle, 22io salverò le mie pecore e non saranno più oggetto di preda: farò giustizia fra pecora e pecora.
23Susciterò per loro un pastore che le pascerà, il mio servo Davide. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore. 24Io, il Signore, sarò il loro Dio, e il mio servo Davide sarà principe in mezzo a loro: io, il Signore, ho parlato. 25Stringerò con loro un’alleanza di pace e farò sparire dal paese le bestie nocive. Abiteranno tranquilli anche nel deserto e riposeranno nelle selve.
26Farò di loro e delle regioni attorno al mio colle una benedizione: manderò la pioggia a tempo opportuno e sarà pioggia di benedizione. 27Gli alberi del campo daranno i loro frutti e la terra i suoi prodotti; abiteranno in piena sicurezza nella loro terra. Sapranno che io sono il Signore, quando avrò spezzato le spranghe del loro giogo e li avrò liberati dalle mani di coloro che li tiranneggiano. 28Non saranno più preda delle nazioni, né li divoreranno le bestie selvatiche, ma saranno al sicuro e nessuno li spaventerà.
29Farò germogliare per loro una florida vegetazione; non saranno più consumati dalla fame nel paese e non soffriranno più il disprezzo delle nazioni. 30Sapranno che io sono il Signore, loro Dio, ed essi, la casa d’Israele, sono il mio popolo. Oracolo del Signore Dio.
31Voi, mie pecore, siete il gregge del mio pascolo e io sono il vostro Dio». Oracolo del Signore Dio.

 

Potremmo titolare il seguito del libro di Ezechiele così: “Dalla caduta di Gerusalemme al ristabilimento del popolo e del paese” (34,1-48,35). Dopo aver annunciato la presa di Gerusalemme e aver constatato la durezza di un popolo che non si converte (né in terra di Giuda, né in terra d’esilio), il profeta passa a descrivere un’inaudita opera di salvezza che il Signore porta avanti. Una prima sezione (34,1-39,29) raccoglie gli oracoli vari dal tenore positivo, mentre la seconda (40,1-48,35) è tutta occupata dalla ricostruzione del tempio e dalla riedificazione del popolo stesso, collocate dentro una grandiosa visione. Si nota, nella disposizione del materiale, un’affermazione sempre più esplicita dell’azione di grazia che il Signore ha deciso di intraprendere verso il suo popolo.

Una volta che il castigo/correzione si è compiuto nella sua interezza e che la generale durezza d’Israele è stata ribadita, il profeta deve cambiare registro e aiutare i suoi connazionali a prendere coscienza della gratuità amorosa con cui il Signore continua ad agire nei loro confronti. La metafora utilizzata è quella della relazione tra un pastore e il suo gregge. Si incomincia, dunque, dai “pastori”. [I re, come altri capi, erano chiamati pastori] In avvio il tono è molto duro: “Guai ai pastori di Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero pascere il gregge?”. Tre sono le colpe contestate: trarre beneficio dal gregge senza però occuparsene; non avere avuto cura e, al contrario, aver maltrattato le pecore usando violenza; aver permesso che il gregge venisse disperso e quindi diventasse preda di ogni bestia selvatica. In sostanza si condanna la mancanza di “cura” di chi è presente e anche la “non-ricerca” di chi si è disperso.

“Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: esigerò il mio gregge da loro, li farò smettere di pascere il gregge e i pastori non pasceranno più se stessi”. La parola del Signore, poi, annuncia questa novità assoluta: “Eccomi, io in persona (il Signore!), cercherò il mio gregge e lo esaminerò con attenzione. Li libererò … Li farò uscire dai popoli, li radunerò dai paesi, li farò venire nel loro paese, e li farò pascolare sui monti di Israele, nelle valli e in tutti i luoghi abitati … Cercherò quella persa, farò ritornare la dispersa, fascerò la ferita, irrobustirò la malata, la grassa e la forte custodirò”. Quante attenzioni, quanti gesti, quanti interventi, quante cure … a dire il grande amore del pastore buono, per il suo gregge, cioè, per noi! [Impossibile non pensare al “pastore buono” i cui parla Giovanni 10,7ss]

Che si dice del gregge (di noi)? Nessun romanticismo! Pure il gregge sarà giudicato: “Eccomi, giudicherò tra pecora e pecora, fra montoni e capri”. All’interno del gregge (oggi: la chiesa/comunità) ci sono le stesse colpe imputate ai pastori: uso della forza per accaparrarsi il meglio per sé a discapito dei deboli, violenza che scaccia le persone, rendere invivibile la vita degli altri. Ma il pastore, il Signore, prenderà le difese dei deboli.

“Farò sorgere su di loro un solo pastore e le pascerà: il mio servo Davide”. È l’annuncio dell’adempimento della promessa di un discendente di Davide come guida sicura e forte del popolo. Notiamo questa espressione: “Io, il Signore, sarò Dio per loro e il mio servo Davide (sarà) principe in mezzo a loro”. È finita ormai la regalità, ma non l’alleanza tra Dio e il suo popolo; e il discendente di Davide non avrà il titolo di re, ma di “principe”. Alleanza di pace che porta con sé l’adempimento delle promesse: riposo, benedizione, fecondità. Finalmente … “sapranno che io sono il Signore, loro Dio (che è) con loro ed essi (sono) il mio popolo”. È conoscenza di Dio che dona vera e non illusoria salvezza.

“Voi, mie pecore, siete il gregge del mio pascolo”, cioè, il gregge che guiderò io!”  Aggiunge, poi, allargando all’umanità … “Voi siete uomini (Adam) e io sono il vostro Dio”

Domenica 30 Agosto 2026 – XXII Tempo Ordinario – Anno A

Ago 30, 2026 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

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ANTIFONA DI INGRESSO:

Pietà di me, o Signore, a te grido tutto il giorno:
tu sei buono, o Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi ti invoca. (Sal 85,3.5)

 

PRIMA LETTURA

Dal Libro del profeta Geremia (Ger 20,7-9)

Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso.
Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; Ognuno si fa beffa di me.
Quando parlo, devo gridare,
devo urlare: «Violenza! Oppressione!».
Così la parola del Signore è diventata per me
causa di vergogna e di scherno tutto il giorno.
Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
non parlerò più nel suo nome!».
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo.

Parola di Dio

Salmo responsoriale: Sal 62

R. Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua. R.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. R.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene. R.

SECONDA LETTURA: Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 12,1-2)
Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
Parola di Dio

 

Alleluja, Alleluja

Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.

Alleluja

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Parola del Signore

Il profeta come una sentinella

Ago 29, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 33

 

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, parla ai figli del tuo popolo e di’ loro: Se mando la spada contro un paese e il popolo di quel paese prende uno di loro e lo pone quale sentinella e 3questi, vedendo sopraggiungere la spada sul paese, suona il corno e dà l’allarme al popolo, 4se colui che sente chiaramente il suono del corno non ci bada e la spada giunge e lo sorprende, egli dovrà a se stesso la propria rovina. 5Aveva udito il suono del corno, ma non vi ha prestato attenzione: sarà responsabile della sua rovina; se vi avesse prestato attenzione, si sarebbe salvato. 6Se invece la sentinella vede giungere la spada e non suona il corno e il popolo non è avvertito e la spada giunge e porta via qualcuno, questi sarà portato via per la sua iniquità, ma della sua morte domanderò conto alla sentinella. 7O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. 8Se io dico al malvagio: «Malvagio, tu morirai», e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. 9Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato.
10Tu, figlio dell’uomo, annuncia alla casa d’Israele: Voi dite: «I nostri delitti e i nostri peccati sono sopra di noi e in essi noi ci consumiamo! In che modo potremo vivere?». 11Di’ loro: Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio -, io non godo della morte del malvagio, ma che il malvagio si converta dalla sua malvagità e viva. Convertitevi dalla vostra condotta perversa! Perché volete perire, o casa d’Israele?
12Figlio dell’uomo, di’ ai figli del tuo popolo: La giustizia del giusto non lo salva se pecca, e il malvagio non cade per la sua malvagità se si converte dalla sua malvagità, come il giusto non potrà vivere per la sua giustizia se pecca. 13Se io dico al giusto: «Vivrai», ed egli, confidando sulla sua giustizia commette il male, nessuna delle sue azioni buone sarà più ricordata e morirà nel male che egli ha commesso. 14Se dico al malvagio: «Morirai», ed egli si converte dal suo peccato e compie ciò che è retto e giusto, 15rende il pegno, restituisce ciò che ha rubato, osserva le leggi della vita, senza commettere il male, egli vivrà e non morirà; 16nessuno dei peccati commessi sarà più ricordato: egli ha praticato ciò che è retto e giusto e certamente vivrà.
17Eppure, i figli del tuo popolo vanno dicendo: «Non è retta la via del Signore». È la loro via invece che non è retta! 18Se il giusto si allontana dalla giustizia e fa il male, per questo certo morirà. 19Se il malvagio si converte dalla sua malvagità e compie ciò che è retto e giusto, per questo vivrà. 20Voi andate dicendo: «Non è retta la via del Signore». Giudicherò ciascuno di voi secondo la sua condotta, o casa d’Israele».

21Nell’anno dodicesimo della nostra deportazione, nel decimo mese, il cinque del mese, arrivò da me un fuggiasco da Gerusalemme per dirmi: «La città è presa». 22La sera prima dell’arrivo del fuggiasco, la mano del Signore fu su di me e al mattino, quando il fuggiasco giunse, il Signore mi aprì la bocca. La mia bocca dunque si aprì e io non fui più muto.

23Mi fu rivolta questa parola del Signore: 24«Figlio dell’uomo, gli abitanti di quelle rovine, nella terra d’Israele, vanno dicendo: «Abramo era uno solo ed ebbe in possesso la terra e noi siamo molti: a noi dunque è stata data in possesso la terra!».
25Perciò dirai loro: Così dice il Signore Dio: Voi mangiate la carne con il sangue, sollevate gli occhi ai vostri idoli, versate il sangue, e vorreste avere in possesso la terra? 26Voi vi appoggiate sulle vostre spade, compite cose nefande, ognuno di voi disonora la donna del suo prossimo e vorreste avere in possesso la terra? 27Annuncerai loro: Così dice il Signore Dio: Com’è vero ch’io vivo, quelli che stanno fra le rovine periranno di spada; darò in pasto alle belve quelli che sono per la campagna, e quelli che sono nelle fortezze e dentro le caverne moriranno di peste. 28Ridurrò la terra a una solitudine e a un deserto e cesserà l’orgoglio della sua forza. I monti d’Israele saranno devastati, non vi passerà più nessuno. 29Sapranno che io sono il Signore quando farò della loro terra una solitudine e un deserto, a causa di tutti gli abomini che hanno commesso.
30Figlio dell’uomo, i figli del tuo popolo parlano di te lungo le mura e sulle porte delle case e si dicono l’un l’altro: «Andiamo a sentire qual è la parola che viene dal Signore». 31In folla vengono da te, si mettono a sedere davanti a te e ascoltano le tue parole, ma poi non le mettono in pratica, perché si compiacciono di parole, mentre il loro cuore va dietro al guadagno. 32Ecco, tu sei per loro come una canzone d’amore: bella è la voce e piacevole l’accompagnamento musicale. Essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica. 33Ma quando ciò avverrà, ed ecco avviene, sapranno che c’è un profeta in mezzo a loro».

 

Il Signore aveva comandato di parlare ai popoli (oracoli dei capitoli 25-32), ora comanda di parlare al popolo di Israele. Il capitolo 33 è un testo “cerniera”: dichiara avvenuta la presa di Gerusalemme (vv. 21-22) e inaugura nuove prospettive che vedremo piano piano (cc. 34-48).

Nel drammatico avvenire delle cose (presa di Gerusalemme) il profeta sente l’urgenza di “tirare fuori da ogni responsabilità” sia il Signore sia lui stesso. Lo fa richiamando l’immagine della “sentinella”. Un paese in pericolo pone a sua prima difesa una sentinella. Se questa avvisa del pericolo la gente ma la gente non ci fa caso, la colpa è della gente. Se la sentinella non avvisa … la colpa è della sentinella. Dice il Signore a Ezechiele: “io ti ho costituito sentinella nella casa di Israele: ascolterai dalla mia bocca una parola e li metterai in allarme da parte mia”. [Dare l’allarme – fuori dall’immagine – significa denunciare il peccato al peccatore] Dunque. Se tu, profeta, denunci i peccati ai peccatori ed essi non si convertono, tu non avrai colpa. Ma se tu non denunci, la distruzione di Gerusalemme sarà imputata a te. Sembrerebbe tutto chiaro, anche solo dal punto di vista giuridico, eppure Israele contesta tutto questo procedimento.

La prima contestazione, o forse un lamento, viene dal popolo in esilio. Ci logoriamo nei nostri peccati, dicono i deportati, e come potremo vivere? “Convertitevi – dice il Signore – perché volete morire?” Morite, se non volete convertirvi, e non … perché voglia io la vostra morte. “Io non godo della morte del malvagio, ma che si converta dalla condotta cattiva … La malvagità del malvagio non lo farà cadere nel giorno in cui si converte dalla sua malvagità. Come la giustizia del giusto non lo salverà nel giorno del suo crimine”. E conclude: “Vi giudicherò ciascuno secondo le sue opere, casa di Israele”. È questo il modo corretto di agire di Dio!

Arriva la notizia della presa di Gerusalemme: “La città è presa!”, è l’anno 586 a.C. “La mano del Signore fu sopra di me … la mia bocca si aprì e io non fui più muto”. C’è subito una parolaper i “sopravvissuti abitanti delle rovine di Gerusalemme”. Questi accampano diritti sul territorio (terra di Israele) rifacendosi al patriarca Abramo, per il semplice fatto di essere suoi discendenti. Questo loro atteggiamento mostra che non comprendono gli eventi: c’è la mano di Dio nella distruzione di Gerusalemme, dove essi abitano. Cioè, è per il peccato dei suoi, di tutti i suoi abitanti che è stata distrutta: quelli rimasti a Gerusalemme sono peccatori quanto quelli portati in esilio. Di qui il rimprovero: “Sollevate i vostri occhi verso gli idoli, versate sangue, commettete abomini … e poi vorreste ereditare la terra!” Deve terminare la loro presunzione!

C’è una parola anche per i deportati, parola che vuol suonare come incoraggiamento al profeta perché non pensi a successi mondani immediati del suo ministero. Gli ascoltatori di Ezechiele sono mossi da curiosità, vanno ad ascoltare il profeta e, per giunta, riconoscono che le sue parole sono Parola del Signore; ma questa parola non è per loro significativa al punto da attivare un’adesione fattiva. Con un po’ di umorismo ironico il Signore dice al profeta: “In fondo, tu sei per loro soltanto come uno che canta canzoni d’amore e con un buon accompagnamento musicale: Sentono le tue parole, ma non le mettono in pratica”. [Come ci fa pensare questa “battuta” del Signore: sia per chi parla, sia per chi ascolta …] E allora non bisogna più parlare? Certamente, no. “Ma quando accadrà quel che ha annunziato, e questo sta per realizzarsi, allora riconosceranno che c’era un profeta in mezzo a loro”. [Quest’ultime parole hanno una grande risonanza nel Vangelo]

Lo canteranno lamentandosi le nazioni

Ago 28, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 32

1 Nell’anno dodicesimo, nel dodicesimo mese, il primo del mese, mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, intona un lamento sul faraone, re d’Egitto, dicendo:

Leone fra le nazioni eri considerato;
ma eri come un coccodrillo nelle acque,
erompevi nei tuoi fiumi
e agitavi le acque con le tue zampe,
intorbidendone i corsi.
3Così dice il Signore Dio:
Tenderò contro di te la mia rete
con una grande assemblea di popoli
e ti tireranno su con la mia rete.
4Ti getterò sulla terraferma
e ti scaglierò al suolo.
Farò posare su di te tutti gli uccelli del cielo
e sazierò di te tutte le bestie della terra.
5Spargerò per i monti la tua carne
e riempirò le valli della tua carogna.
6Farò bere alla terra il tuo scolo,
il tuo sangue, fino ai monti,
e i burroni saranno pieni di te.
7Quando cadrai estinto,
coprirò il cielo e oscurerò le sue stelle,
velerò il sole di nubi e la luna non brillerà.
8Oscurerò tutti gli astri del cielo su di te
e stenderò sulla tua terra le tenebre.
Oracolo del Signore Dio.

9Renderò sgomento il cuore di molti popoli, quando farò giungere la notizia della tua rovina alle genti, in regioni a te sconosciute. 10Per te farò stupire molti popoli e tremeranno i loro re a causa tua, quando brandirò la spada davanti a loro. Nel giorno della tua rovina ognuno tremerà ad ogni istante per la sua vita. 11Poiché così dice il Signore Dio: La spada del re di Babilonia ti raggiungerà.

12Abbatterò la tua gente con la spada dei prodi,
i più feroci tra le nazioni;
distruggeranno l’orgoglio dell’Egitto
e tutta la sua gente sarà sterminata.
13Farò perire tutto il suo bestiame
sulle rive delle grandi acque,
che non saranno più intorbidite da piede d’uomo,
né unghia d’animale le intorbiderà.
14Allora farò ritornare tranquille le loro acque
e farò scorrere i loro fiumi come olio.
Oracolo del Signore.
15Quando avrò fatto dell’Egitto una terra desolata,
priva di quanto contiene,
quando avrò percosso tutti i suoi abitanti,
allora sapranno che io sono il Signore.

16Questo è un lamento e lo si canterà. Lo canteranno le figlie delle nazioni, lo canteranno sull’Egitto e su tutta la sua gente». Oracolo del Signore Dio.

17Nell’anno dodicesimo, il quindici del mese, mi fu rivolta questa parola del Signore: 18«Figlio dell’uomo, intona un canto funebre sugli abitanti dell’Egitto. Falli scendere, insieme con le figlie di nazioni potenti, nella regione sotterranea, con quelli che scendono nella fossa.

19Di chi tu saresti più bello?
Scendi e giaci con i non circoncisi.

20Cadranno fra gli uccisi di spada; la spada è già consegnata. Colpite a morte l’Egitto e tutta la sua gente. 21Gli eroi più potenti si rivolgeranno a lui e ai suoi aiutanti e dagli inferi diranno: «Vieni, giaci con i non circoncisi, con i trafitti di spada». 22Là è Assur e tutta la sua gente, intorno al suo sepolcro, tutti uccisi, trafitti di spada; 23poiché le loro sepolture sono poste nel fondo della fossa e la sua gente è intorno al suo sepolcro: tutti uccisi, trafitti di spada, essi che seminavano il terrore nella terra dei viventi.
24Là, intorno al suo sepolcro, è Elam e tutta la sua gente. Tutti uccisi, trafitti di spada, scesi non circoncisi nella regione sotterranea, essi che seminavano il terrore nella terra dei viventi. Ora portano la loro ignominia con quelli che scendono nella fossa. 25In mezzo ai trafitti posero il suo giaciglio e intorno al suo sepolcro tutta la sua gente, tutti non circoncisi, trafitti di spada; perché avevano seminato il terrore nella terra dei viventi, portano la loro ignominia con quelli che scendono nella fossa. Sono stati collocati in mezzo ai trafitti di spada.
26Là, intorno al suo sepolcro, è Mesec, Tubal e tutta la sua gente: tutti non circoncisi, trafitti di spada, perché avevano seminato il terrore nella terra dei viventi. 27Non giaceranno al fianco degli eroi caduti da secoli, che scesero negli inferi con le armi da guerra, con le spade disposte sotto il loro capo e con gli scudi sulle loro ossa, perché tali eroi erano un terrore nella terra dei viventi. 28Così tu giacerai fra i non circoncisi e con i trafitti di spada.
29Là è Edom, i suoi re e tutti i suoi prìncipi che, nonostante il loro valore, sono posti con i trafitti di spada: giacciono con i non circoncisi e con quelli che scendono nella fossa. 30Là sono tutti i prìncipi del settentrione, tutti quelli di Sidone, che scesero con i trafitti, coperti di vergogna nonostante il terrore sparso dalla loro potenza; giacciono non circoncisi con i trafitti di spada e portano la loro ignominia con quelli che scendono nella fossa.
31Il faraone li vedrà e si consolerà per tutta la sua gente; il faraone e tutto il suo esercito saranno trafitti di spada. Oracolo del Signore Dio. 32Poiché aveva seminato il terrore nella terra dei viventi, il faraone con tutta la sua gente giace in mezzo ai non circoncisi, con i trafitti di spada». Oracolo del Signore Dio.

L’immagine dell’“albero altissimo” (testo di ieri) era riferito alla potenza vincitrice in quel momento (Assiria), ma era stato scritto perché fosse l’Egitto a capire come vanno le cose nel piano di Dio. Oggi abbiamo un “lamento” (chissà se è l’ultimo!) che fa riferimento diretto a Faraone e al suo popolo. Ci è ricordata anche la data (585 a.C.).

Incomincia solennemente: “Figlio dell’uomo, innalza un lamento funebre su Faraone, re d’Egitto”. “Gli dirai: Leone delle nazioni, tu sei distrutto! Eppure eri un coccodrillo nelle acque (quindi potente nei confronti di tutti gli altri animali) e balzavi fuori nei tuoi fiumi (contro gli uomini); rendevi torbida l’acqua con i tuoi piedi, agitavi i loro canali (il tuo impero era esteso ovunque). L’onnipotenza non dura: “Stenderò contro di te la mia rete, mediante un’adunata di molti popoli, e ti tireranno su con la mia trappola. Ti getterò sulla terra … farò posare su di te tutti gli uccelli del cielo e farò in modo che si nutrano di te tutte le bestie della terra … Farò bere alla terra il tuo scolo”.

Sarà un evento cosmico, è come se il mondo si fermasse e la vita non splendesse più: re tremeranno di spavento a causa tua … tremeranno continuamente ciascuno per la sua vita, nel giorno della tua caduta [Non meravigliamo delle parole e degli eventi (si tratta di un genere letterario), troviamo espressioni simili in Luca 21,25ss a proposito della venuta del … Figlio dell’uomo!!]. Ma, cosa è successo? “La spada del re di Babilonia ti raggiungerà … Distruggerò l’orgoglio dell’Egitto”. Il lamento non è contro le persone, ma contro la loro condotta orgogliosa (di allora e adesso).

Cosa rimarrà? “Quando avrò reso il paese d’Egitto una desolazione … allora sapranno che io sono il Signore”. Quel “sapranno” ha come soggetto (forse) non gli Egiziani, ma il popolo di Israele che si era fidato dell’Egitto come fosse il suo salvatore. Infine, il comando di cantare questo lamento: “Questo è un lamento funebre e lo canteranno, lo canteranno lamentandosi le nazioni”. [Viene in mente il lamento delle donne quando Gesù va alla morte: “Non fate lamento su di me …”]

Il lamento sugli Egiziani: la discesa agli inferi. Non è più il lamento su Faraone, ma sulla moltitudine dell’Egitto e di “ogni Egitto” … oggi e sempre!. “Di chi (ti credi) più grazioso?”. L’Egitto pensa di essere differente da tutto e da tutti, di essere migliore, più bello e persino più favorito. Non è così: l’Egitto andrà dove vanno tutti “i trafitti di spada” [sono quelli colpiti dalla spada di Nabucodonosor, stando alla storia] Chi troverà negli inferi la moltitudine dell’Egitto? “Dimorano là i non circoncisi, i trafitti di spada (significa i morti in guerra)”, gente proveniente da regni e paesi potenti: “Là c’è Elam, Meshek, Tubal … i prodi o eroi che hanno gettato terrore sulla terra … Tu, moltitudine, sarai gettata in mezzo a loro. Là c’è Edom, là sono i principi del Nord, Sidone … Li vedrà il Faraone e si consolerà (ironia) per la sua moltitudine. È trafitto di spada il Faraone e tutto il suo esercito e tutta la sua gente” [eco del passaggio del Mar Rosso]

Il testo è chiaramente orientato a far comprendere la vanità della potenza umana (fosse anche la nostra personale o quella della chiesa!) che, per quanto grande nel mondo, viene ridotta a nulla una volta che tutti si ritrovano nel sepolcro, nel passaggio da una posizione di grande onore a una di completo disonore …

Tale sarà il faraone e tutta la sua moltitudine

Ago 27, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 31

1 Nell’anno undicesimo, nel terzo mese, il primo del mese, mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, di’ al faraone, re d’Egitto, e alla sua gente:

A chi credi di essere simile nella tua grandezza?
3Ecco, l’Assiria era un cedro del Libano,
bello di rami e folto di fronde, alto di tronco;
fra le nubi era la sua cima.
4Le acque lo avevano nutrito,
l’abisso lo aveva fatto innalzare,
inviando i suoi fiumi
attorno al suolo dov’era piantato
e mandando i suoi ruscelli
anche a tutti gli alberi dei campi.
5Per questo aveva superato in altezza
tutti gli alberi dei campi:
durante la sua crescita
i suoi rami si erano moltiplicati,
le sue fronde si erano distese
per l’abbondanza delle acque.
6Fra i suoi rami fecero il nido
tutti gli uccelli del cielo,
sotto le sue fronde partorirono
tutte le bestie selvatiche,
alla sua ombra sedettero
tutte le grandi nazioni.
7Era bello nella sua altezza
e nell’ampiezza dei suoi rami,
poiché la sua radice era presso grandi acque.
8I cedri non l’uguagliavano
nel giardino di Dio,
i cipressi non gli assomigliavano
con le loro fronde,
i platani non erano neppure
come uno dei suoi rami:
nessun albero nel giardino di Dio
lo pareggiava in magnificenza.
9Bello lo aveva fatto
nella moltitudine dei suoi rami,
perciò lo invidiavano tutti gli alberi dell’Eden
nel giardino di Dio.

10Perciò dice il Signore Dio: Poiché si era elevato in altezza e aveva messo la cima fra le nubi e il suo cuore si era inorgoglito per la sua grandezza, 11io lo diedi in balìa di un principe di nazioni; lo rigettai a causa della sua empietà. 12Nazioni straniere, fra le più barbare, lo tagliarono e lo gettarono sui monti. Per ogni valle caddero i suoi rami e su ogni pendice della terra furono spezzate le sue fronde. Tutti i popoli del paese si allontanarono dalla sua ombra e lo abbandonarono.

13Sui suoi resti si posano
tutti gli uccelli del cielo
e fra i suoi rami
ogni bestia selvatica,

14perché ogni albero irrigato dalle acque non si esalti nella sua altezza fino a elevare la cima fra le nubi; ogni albero che beve le acque non confidi in sé per la propria grandezza,

poiché tutti sono destinati alla morte,
alla regione sotterranea,
in mezzo ai figli dell’uomo,
fra coloro che scendono nella fossa.

15Così dice il Signore Dio: Quando scese negli inferi, io proclamai il lutto: coprii per lui l’abisso, arrestai i suoi fiumi e le grandi acque si fermarono; per lui feci vestire il Libano a lutto e tutti gli alberi del campo languirono per lui. 16Al rumore della sua caduta feci tremare le nazioni, quando lo feci scendere negli inferi con quelli che scendono nella fossa. Si consolarono nella regione sotterranea tutti gli alberi dell’Eden, la parte più scelta e più bella del Libano, tutti quelli abbeverati dalle acque. 17Anch’essi con lui erano scesi negli inferi fra i trafitti di spada, quelli che in mezzo alle nazioni erano il suo braccio e dimoravano alla sua ombra.
18A chi credi di essere simile per gloria e per grandezza fra gli alberi dell’Eden? Anche tu sarai precipitato insieme con gli alberi dell’Eden nella regione sotterranea; giacerai fra i non circoncisi insieme con i trafitti di spada. Tale sarà il faraone e tutta la sua moltitudine». Oracolo del Signore Dio.

 

Il testo si apre con una nuova datazione (giugno 587 a.C.) a cui segue il comando rivolto al profeta di parlare a Faraone e alla sua gente. Tuttavia il testo risulta estremamente spiazzante perché, in realtà, ci si dilunga in una descrizione metaforica dell’Assiria.

Rivolto al Faraone (simbolo di ogni potenza mondana, ieri e oggi e sempre) il profeta chiede provocatoriamente: “A chi sei simile per la tua grandezza?”. In quel tempo la grandezza che emergeva era l’Assiria, per questo diventa essa il termine di paragone e di essa si parla. [Con sapienza, con furbizia, con diplomazia il profeta dice che il termine di paragone (Assiria) non è un termine assoluto, eterno … esso stesso è destinato a cadere. Il lettore deve cogliere questo insegnamento che nasce dalla fede, dal riconoscimento che l’unica “grandezza” di confronto è Dio. Tutto cadrà! La storia, anche quella odierna, conosce tante grandezze, ma sono tutte nullità davanti a Dio]

Dunque. L’Assiria (dentro all’immagine dell’Assiria ci sta, nell’intenzione immediata del profeta, il Faraone) “era un cedro del Libano, con bei rami, dalle fronde ombrose e di altezza elevata; tra le nubi era la sua cima [pensiamo anche alla torre di Babele] per la sua altezza divenne più grande di quella di tutti gli alberi della campagna … Tra i suoi rami fecero il nido tutti gli uccelli del cielo [Come non pensare alle parabole di Gesù, come non pensare quanto conoscesse Gesù lo stile letterario delle Scritture!] sotto le sue fronde partorivano tutte le bestie selvatiche, alla sua ombra dimorava tutta la moltitudine delle nazioni”. Potenza grande: “regina” e “madre”!

“Perciò, così dice il Signore Dio, poiché sei cresciuto nella tua altezza – ha fatto giungere la sua cima tra le nubi e il suo cuore si è esaltato per la sua grandezza – l’ho dato in mano a un potente delle nazioni [Nabucodonosor], che facesse di lui secondo la sua malvagità: io l’ho rigettato”. “Su di lui (cedro bellissimo, ma caduto) si posano tutti gli uccelli del cielo (i popoli alleati con l’Egitto)”. C’è, poi, un insegnamento per tutti i malvagi, gli orgogliosi, chiamati alberi alti: “tutti loro sono destinati alla morte, verso la terra sotterranea, in mezzo agli umani (loro che si credevano “esseri divini”).

La loro discesa nella terra sotterranea, dice il Signore il Signore, fu un evento solenne: “In quel giorno proclamai il lutto … feci vestire di nero il Libano per lui e tutti gli alberi della campagna per lui vennero meno … feci tremare le nazioni quando lo feci scendere negli inferi … (tanto che) si consolarono nella terra sotterranea tutti gli alberi di Eden” [Pensiamo a Luca 16,19 dove è scritto a riguardo della morte di uno ricchissimo e spensieratissimo: “Morì anche il ricco e fu sepolto”, vuol dire: gli fecero un funerale bellissimo …]

Il lamento si conclude con una parola di ammonimento, che vuole essere un mettere in guardia il lettore di fronte a idolatria e orgoglio. È una domanda retorica e sarcastica: “E così ridotto, a chi assomigli per gloria e grandezza tra gli alberi dell’Eden?”.

Farò giustizia dell’Egitto e dei suoi idoli

Ago 26, 2026 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ezechiele 30

1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, profetizza e di’: Così dice il Signore Dio:

Gemete: «Ah, che giorno!».
3Perché il giorno è vicino,
vicino è il giorno del Signore,
giorno di nubi sarà il giorno delle nazioni.
4La spada verrà sull’Egitto
e ci sarà l’angoscia in Etiopia,
quando cadranno in Egitto i trafitti,
le sue ricchezze saranno asportate
e le sue fondamenta disfatte.
5Etiopia, Put e Lud e stranieri d’ogni specie
e Cub e i figli del paese dell’alleanza
cadranno con loro di spada.
6Così dice il Signore:
Cadranno gli alleati dell’Egitto
e sarà abbattuto l’orgoglio della sua forza:
da Migdol fino a Siene cadranno di spada.
Oracolo del Signore Dio.

7Sarà un deserto fra terre devastate e le sue città fra città desolate. 8Sapranno che io sono il Signore quando darò fuoco all’Egitto e tutti i suoi sostenitori saranno schiacciati. 9In quel giorno da parte mia partiranno su navi messaggeri a spargere il terrore in Etiopia, che si crede sicura. E in essa, come nel giorno dell’Egitto, vi sarà spavento: ecco, già viene quel giorno.
10Così dice il Signore Dio: Farò cessare l’opulenza dell’Egitto per mezzo di Nabucodònosor, re di Babilonia. 11Egli e il suo popolo, il più violento dei popoli, saranno inviati a devastare il paese e sguaineranno la loro spada contro l’Egitto e riempiranno il terreno di cadaveri. 12Farò seccare il Nilo e darò il paese in mano a nazioni barbare, devasterò il territorio e ciò che contiene, per mezzo di stranieri. Io, il Signore, ho parlato.

13Così dice il Signore Dio:
Distruggerò gli idoli
e farò sparire gli dèi da Menfi.
Non ci sarà più principe nella terra d’Egitto,
spanderò il terrore nella terra d’Egitto,
14devasterò Patros,
darò fuoco a Tanis,
farò giustizia su Tebe.

15Scatenerò l’ira su Sin, la roccaforte d’Egitto, sterminerò la moltitudine di Tebe. 16Metterò a fuoco l’Egitto: Sin si torcerà dal dolore, Tebe sarà squassata, Menfi sarà smantellata dai nemici in pieno giorno. 17I giovani di Eliòpoli e di Bubasti cadranno di spada e queste città andranno in schiavitù. 18A Tafni si oscurerà il giorno, quando vi spezzerò i gioghi imposti dall’Egitto e verrà meno in lei l’orgoglio della sua potenza; una nube la coprirà e le sue figlie saranno condotte schiave. 19Farò giustizia dell’Egitto e sapranno che io sono il Signore».

20Nell’anno undicesimo, nel primo mese, il sette del mese, mi fu rivolta questa parola del Signore: 21«Figlio dell’uomo, ho spezzato il braccio del faraone, re d’Egitto; egli non è stato curato con medicamenti né fasciato con bende per fargli riprendere forza e maneggiare la spada. 22Perciò così dice il Signore Dio: Eccomi contro il faraone, re d’Egitto: gli spezzerò il braccio ancora valido e gli farò cadere la spada di mano. 23Disperderò gli Egiziani fra le genti e li disseminerò in paesi stranieri. 24Invece rafforzerò le braccia del re di Babilonia e nella sua mano porrò la mia spada: spezzerò le braccia del faraone, che gemerà davanti a lui come geme uno ferito a morte. 25Fortificherò le braccia del re di Babilonia, mentre le braccia del faraone cadranno. Sapranno che io sono il Signore, quando porrò la mia spada nella mano del re di Babilonia ed egli la stenderà sulla terra d’Egitto. 26Disperderò gli Egiziani fra le genti e li disseminerò in paesi stranieri: sapranno che io sono il Signore».

 

Oracolo contro l’Egitto in forma di “lamento”. “Così dice il Signore Dio: Gemete: Ah, il giorno! Poiché si avvicina il giorno, si avvicina il giorno del Signore”.

La caduta del Faraone e dell’Egitto fu un dato storico, ma la lettura che ne fa il profeta è tutta radicata nella fede in Dio, e in questa luce noi la leggiamo oggi. Il giorno della caduta è chiamato semplicemente “il giorno”, “il giorno del Signore”, quindi, “il giorno del giudizio”. Nabucodonosor diventa lo strumento di Dio (qui chiamato “suo braccio”) per l’opera che Dio compie. Il Faraone che si è fatto dio sarà ridotto a nulla. È scritto: “Renderò il Nilo una terra secca … Distruggerò gli idoli e farò sparire gli dèi da Nof; non ci sarà più un principe in terra d’Egitto … Avrà fine l‘orgoglio della sua forza … Farò giustizia dell’Egitto e sapranno che io sono il Signore”. Nell’Egitto, dunque, dobbiamo vedere tutte le potenze idolatriche che hanno inquinato il mondo, tutti i sistemi di male, tutti i deliri di onnipotenza e ogni profanazione del nome di Dio per propri interessi … “In quel giorno (giorno del giudizio ultimo)” tutto questo finirà.

In conclusione. Stiamo leggendo testi che ci richiamano a una storia vera e accaduta, che anche la storiografia attuale può controllare [Nel caso, si tratta della caduta (almeno per qualche momento) dell’Egitto per mano dei Babilonesi] I particolari, le scene, le guerre, le distruzioni … sono narrate secondo i generi letterari storici di quei tempi [comunque non tanto diversi dai nostri telegiornali]. Ma ciò che interessa al profeta e deve interessare a noi lettori sono due cose. a) Queste parole si sono realizzate, almeno in qualche modo, come sono narrate. b) Il giudizio non è tanto contro quei popoli, ma contro gli idoli che sostenevano (o si credeva che sostenessero) la forza di quei popoli. E’ scritto: “Distruggerò gli idoli e farò sparire gli dei di Menfi (Egitto)”. Quest’ultima operazione è il vero messaggio che dobbiamo cogliere: quali idoli il Signore deve distruggere, oggi, nei cuore dei potenti, ma anche nel nostro cuore?

Il “lamento” termina con un ritornello carissimo a Ezechiele: “Sapranno che io sono il Signore”. Non è una maledizione, ma nemmeno una benedizione … È un forte, ripetuto invito a considerare la storia come luogo e tempo di conversione o, come si esprime il testo, luogo e tempo di conoscenza del Signore. Non una conoscenza intellettuale, ma nuziale. Di chi siamo, a chi apparteniamo: agli idoli o al Signore?