Essere in lutto quando lo sposo è con loro?

Matteo 9,14-17

 Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Gesù è “interrogato” due volte! Una prima volta [ieri] la domanda/provocazione passava attraverso i suoi discepoli: “Come mai il vostro maestro mangia assieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Nel brano di oggi la domanda è fatta dai discepoli di Giovanni Battista: “Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?”. Gli ebrei avevano (e hanno tuttora) dei tempi obbligati di digiuno. In più, certi movimenti, come quello creato da Giovanni Battista, avevano altre loro scadenze. Dal testo di oggi, risulta che Gesù non aveva aggiunto nulla, quanto al digiuno, ai tempi obbligati dalla Legge. [Per parte sua aveva fatto un digiuno prolungato, prima del ministero. Quanto ai discepoli, aveva solo esortato a non mettersi in mostra quando si digiuna (6,16)].

La domanda è rivolta ai discepoli, ma chiama in causa Gesù, che risponde in due tempi e con due motivazioni: “Possono forse gli invitati alla festa di nozze fare lutto mentre hanno lo sposo con loro?”. Dietro e dentro all’immagine della festa di nozze, c’è l’annuncio che, se i discepoli non digiunano, è perché c’è già lo sposo, e … lo sposo è Gesù! Aggiunge poi: “Verranno i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno!”. Un secondo, nuovo e importantissimo annuncio è: “lo sposo sarà loro tolto”. Dietro e dentro l’immagine, c’è l’annuncio della sua morte (“essere tolto” dice violenza, lett. “strappato”). Allora, ci sarà digiuno e lutto.

“Nessuno mette una toppa di stoffa grezza mai lavata su un vestito vecchio, perché … “. L’immagine è chiara: il “nuovo” non si adatta automaticamente e pacificamente col “vecchio”. Per “vecchio” non si deve intendere l’Antico Testamento con le sue parole e i suoi gesti, ma i comportamenti prodotti dal tempo. [Altrove sono chiamati “le vostre tradizioni” o “tradizioni umane”]. Ebbene, queste tradizioni (vecchie e recenti) rispondono a una attesa del Signore e reclamano una sua venuta (nella figura di un Messia?). Stanno in piedi e hanno senso … fino a quando verrà il Signore. Con l’arrivo del Signore (e Gesù afferma di essere lo Sposo) quelle tradizioni non hanno più senso: rimangono buone, ma diventano “vecchie” se non si lasciano illuminare dalla “novità” che è Gesù pasquale col suo Spirito. La “novità” sta nell’esperimentare la presenza dello Sposo nella sua … assenza. È una “esperienza di fede” e non di “visione”. Dunque il digiuno ci sarà, pure le tradizioni, ma che tutto sia fatto con “la testa profumata e la faccia lavata”: non sarà lutto ipocrita, ma sarà attesa, pazienza, speranza, amore che invoca il ritorno glorioso dello Sposo, Gesù nostro Signore.