Un amico fedele è medicina che dà vita

Siracide 6,5-17

5Una bocca amabile moltiplica gli amici,
una lingua affabile le buone relazioni.
6Siano molti quelli che vivono in pace con te,
ma tuo consigliere uno su mille.
7Se vuoi farti un amico, mettilo alla prova
e non fidarti subito di lui.
8C’è infatti chi è amico quando gli fa comodo,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
9C’è anche l’amico che si cambia in nemico
e scoprirà i vostri litigi a tuo disonore.
10C’è l’amico compagno di tavola,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
11Nella tua fortuna sarà un altro te stesso
e parlerà liberamente con i tuoi servi.
12Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te
e si nasconderà dalla tua presenza.
13Tieniti lontano dai tuoi nemici
e guàrdati anche dai tuoi amici.
14Un amico fedele è rifugio sicuro:
chi lo trova, trova un tesoro.
15Per un amico fedele non c’è prezzo,
non c’è misura per il suo valore.
16Un amico fedele è medicina che dà vita:
lo troveranno quelli che temono il Signore.
17Chi teme il Signore sa scegliere gli amici:
come è lui, tali saranno i suoi amici.

 

Il brano è un invito al dialogo non all’isolamento o, ancor meno, allo scontro. Dice: “un parola dolce moltiplica gli amici, una lingua affabile le buone relazioni”.

Ma poi ci mette in guardia da amicizie mondane interessate, quindi non vere e non affidabili. Sta attento – dice – ad accettare consigli da chiunque.[Questo “uno su mille” evoca la sapienza stessa, evoca Cristo. Come anche “l’amico fedele” non può che portarci alla sapienza e a Cristo] Non dare fiducia alle persone troppo presto, senza il tempo di una prova seria. Se “l’amico” sta con te nel tempo della tua fatica/prova, allora è un vero amico! Insomma … dall’amico si chiede fedeltà. Se le cose vanno in questa direzione, se trovi un amico fedele tu hai trovato un tesoro.

Dai nemici bisogna “separarsi” o stare lontani; dagli amici bisogna “guardarsi”, perché la fedeltà non è una cosa scontata. Quando uno teme il Signore (fa la volontà del Signore) non si mette in compagnia del primo che trova, ma cerca uno “come lui” col quale, cioè, poter creare amicizia e cammini che vanno nella stessa direzione, quella dell’osservare la volontà di Dio.

[Lo stile di vita richiamato da Siracide qui e in tanti atri testi, non è contraddetto dalle parole e dai gesti di Gesù (vedi specialmente il “discorso della montagna”). Certi comportamenti umani indicati da Siracide sono buoni e vanno attuati, ma sono da “superare”. In che senso? “Superare” non vuol dire togliere o tralasciare o cacciare via, ma (anche solo filologicamente)… “andare sopra, oltre e più in fondo”, quindi “portare a compimento”: proprio quello che ha detto Gesù!]

Intanto però questo stile di vita di Siracide è da mettere in pratica. Se non “facciamo/pratichiamo” quello che ci dice il libro non faremo mai quello che ci dice Gesù. Siracide ci offre quel esercizio (in greco paideia=sforzo educativo) che giorno dopo giorno ci prepara e ci rende abili (con lo Spirito) ad osservare le cose che dice Gesù.