Da Gerusalemme

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Il Signore aveva parlato ad Abram: “Vattene dalla tua terra verso la terra che io ti indicherò” (Genesi 12,1).

A lui e ai suoi discendenti Dio regalò quella che un tempo era chiamata Terra di Canaan. Oggi è chiamata Israele e Palestina. Noi cristiani la chiamano Terrasanta.

In questa Terra è nato Gesù. Ha predicato, ha compiuto prodigi, è morto, è risuscitato e ha donato lo Spirito Santo perché gli apostoli andassero in tutto il mondo a portare il Vangelo del regno di Dio.

Dopo la sua risurrezione Gesù aveva detto: “Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».

Terra Madre. Gerusalemme porta in grembo tutti coloro che credono in Dio e, nella speranza, tutti gli uomini. Terra che genera e indica le vie della missione. E’ da Gerusalemme che incomincia la missione. E’ per Gerusalemme che la missione prende forza. E’ a Gerusalemme che la missione tende e ritorna.

Ci scrive suor Maria Amata, clarissa del monastero Sainte Claire di Gerusalemme.

 

Io credo e sento Gerusalemme come il luogo, la città, sacramento dell'alleanza di Dio con l'uomo. C'è una storia di fede che ha qui il suo santuario

Abita qui la memoria dell'elezione di un popolo e della terra promessa la terra della Parola.

Qui dimora la memoria della visita del Dio incarnato che entrando nella storia umana ne ha sposato anche una precisa geografia, dilatando i confini abitandoli.

“Si dirà di Sion:
L'uno e l'altro in essa sono nati

...Sono in te tutte le mie sorgenti”. sal 86

 

canta il salmo, Gerusalemme, madre e sorgente, è chiamata a ricondurre in unità l'universalità che già la abita, tutte le confessioni cristiane, il popolo ebraico, e ogni uomo dato che la tradizione ebraica colloca qui anche la creazione di Adamo e noi l'universale salvezza per il sangue di Cristo.

Da questa identità e vocazione di Gerusalemme credo nasca  il dono che essa è e fa a chi impara ad affezionarvisi. Il Risveglio della consapevolezza di una appartenenza, di essere stati innestati in una storia di salvezza fatta di generazioni e volti, come anche di luoghi, colori, odori, sentieri, radici.

La vocazione all'unità però resta ancora incompiuta e anzi l'esperienza quotidiana parla di questa terra come il teatro di continue divisioni e conflitti,della storia del peccato dell'uomo che continua. Questo credo sia l'altro dono che fa la terra santa, la coscienza dell'urgenza della conversione e della preghiera, perché il disarmo inizia dal cuore.

C'è un'ultima dimensione che Gerusalemme ridesta in noi ed è quella dell'attesa. Gli ebrei in un modo, noi in un altro, siamo protesi verso l'avvento del Messia, del suo ritorno, che secondo la Sua Parola avverrà nello stesso luogo e modo con cui lo videro partire.

Uniti in questa nostalgia e attesa con lo sguardo rivolto al monte degli ulivi ad una voce ripetiamo MARANA THA, Vieni Signore Gesù, unica Speranza del mondo.

Rapporti e pellegrinaggi

La nostra parrocchia, come tutte le chiese del mondo, sente di essere stata generata dal mistero che si è compiuto nella Terrasanta. Per questo, con gratitudine e gioia, si reca spesso a farle visita.

Il nostro approccio alla Terrasanta è stato agevolato dal fatto che don Franco Govoni, allora diacono e ora parroco di Bazzano, ha potuto sostare in studio e preghiera circa un anno a Gerusalemme (era l’anno 1970).

Visitiamo i luoghi santi, ma soprattutto i fratelli che hanno fede nel Dio di Abramo: cristiani, ebrei e musulmani. Poiché siamo legati alla storia di oggi, non dimentichiamo il dramma e le sofferenze create dalla prolungata occupazione di Israele di alcuni territori. Si prega e si lotta per una pace vera.

NEW: Nuovo Pellegrinaggio in Terra Santa dal 23 Aprile al 1° Maggio 2018. Per il programma e ulteriori informazioni clicca qui.

Clicca qui per leggere il resoconto di Don Franco sul suo ultimo Pellegrinaggio a Gerusalemme in agosto 2016.

Aboud in Palestina

Se Mapanda è la missione “diocesana” di Bologna, Aboud è, in qualche modo, la missione “parrocchiale” di Bazzano, nel senso che ci siamo legati a questo villaggio palestinese e ai cristiani che vivono in esso con un impegno di solidarietà e condivisione stabile, fedele.

AboudUlivi

Aboud è un villaggio misto cristiano-musulmano di 2.500 abitanti, situato a nord-ovest di Ramallah, a 6 chilometri dalla Linea Verde, la linea di confine tra lo Stato d’Israele e i territori occupati della Cisgiordania. In passato la strada principale che attraversa Aboud collegava il paese a Tel Aviv. Da quando però lo Stato d’Israele ha confiscato le terre e ha costruito l’insediamento di Bet Arye, il collegamento è stato interrotto, deprimendo molto l’economia del paese.

La comunità cristiana è composta da cattolici, ortodossi e una piccola minoranza protestante. Tra la comunità cristiana e quella musulmana vige una convivenza centenaria, che non riscontra problemi, se non talvolta tra gli adolescenti, che vedono nella diversa religione un motivo di confronto, a volte conflittuale.

La parrocchia sostiene la scuola cattolica (frequentata anche da ortodossi e musulmani), le cui classi vanno dalla prima elementare alla terza superiore. La Caritas sostiene l’unico ambulatorio medico del villaggio e quello dentistico.

Molto vivace è il gruppo dei giovani scout, nel quale spesso confluiscono anche giovani musulmani e che si impegna in attività sociali e ambientali molto preziose in questa situazione di povertà e, purtroppo, di degrado.

La comunità cristiana palestinese rappresenta circa la metà dell’intera popolazione, ma è in forte calo a causa delle difficoltà di vita (mancanza di lavoro) e delle violenze dell’occupazione militare israeliana, che si protrae dal 1967.

Abuna Juseph, parroco palestinese cattolico ad Aboud, ci accoglie nella sua casa e ci parla, come tutti i palestinesi che abbiamo incontrato e incontreremo, dell'oppressione israeliana esercitata in modo violento nei confronti di chi questa terra abitava da secoli. Ormai la disoccupazione giovanile tocca il 60%, quindi è difficile anche sposarsi, mantenere una famiglia, vivere in modo autonomo; per questo aumenta la rabbia e l'insicurezza.
Aboud era ricca di acqua, che serviva per tutti, indipendentemente dal credo religioso o dalle scelte politiche. Tutti vivevano rispettandosi e aiutandosi. Con l'occupazione le cose sono cambiate, l'acqua è stata rubata dalle colonie, così ora i palestinesi devono pagare quell'acqua che è sempre appartenuta a loro.
Anche qui i coloni sono tra i più intransigenti, Abuna ci dice che queste persone sono convinte che la terra palestinese appartenga a loro (ebrei) per diritto divino, ma una cosa ci ricorda prima di salutarci: “Ora gli israeliani sono circa sei milioni, i palestinesi al momento quattro milioni, con l'incremento demografico fra qualche anno saranno in maggioranza... Quindi spero che le cose cambieranno in meglio per noi!”.

aboud_chiesaLa nostra parrocchia si è legata a questa comunità cristiana nel 2004 sotto l’ispirazione di Don Franco, che è sempre stato spiritualmente vicino alla Terrasanta e a tutti i problemi che la attraversano. Nei pellegrinaggi nella Terra di Gesù è ormai “d’obbligo” il passaggio ad Aboud, per la celebrazione della Messa con la comunità locale e per un incontro preparato dalla loro calda ospitalità.

Ci siamo impegnati in alcuni progetti di aiuto alle famiglie più povere e, soprattutto, a rendere possibile lo studio a giovani che il parroco di Aboud ci ha ogni volta indicato.aboud_int_chiesa

Abbiamo anche accolto a Bazzano, nel 2006, quattro giovani di Aboud venuti per farci conoscere la loro terra, la loro situazione e la loro fede; mentre alcuni giovani di Bazzano sono andati là per uno scambio e una dimostrazione di amicizia e di solidarietà.

I cristiani di Aboud sono per noi testimoni di una tradizione di fede nata ai tempi di Gesù e che continua fino ad oggi, nonostante le fatiche e le persecuzioni che in diversi modi hanno subito nel corso dei secoli e che continuano anche oggi.

Le comunità monastiche di Ain Arik (in Palestina) e di MaÌn (in Giordania)

main_chiesaCi siamo legati a queste due comunità della Piccola Famiglia dell’Annunciata (“dossettiani”) tramite la famiglia Zaccherini e siamo andati a visitarle, a volte, nei nostri pellegrinaggi in Terra Santa.

Alcune famiglie bazzanesi, in ricordo di Gianni Zaccherini, partecipano al Fondo “Gianni Zaccherini” per gli alunni delle famiglie povere (prevalentemente cristiane, ma anche musulmane) del villaggio di MaÌn.ainarik_interno

La presenza di queste comunità oranti nella Terra che fu di Gesù (il superiore della comunità di Ain Arik è anche parroco del paese) e che ora è attraversata dalla violenza e dalla divisione fra due popoli può dirci molto sul nostro impegno, mite e indifeso, per la pace, che nasce dal cuore e si nutre di preghiera e di giustizia.

Sarebbe bello che mediante il sito e/o il giornalino parrocchiale mantenessimo un contatto costante con queste comunità, perché molto possiamo ricevere da loro per la nostra vita spirituale/cattolica!

Vicariato San Giacomo: cattolici di lingua ebraica in Israele

L’Associazione cattolica San Giacomo è stata fondata nel 1955 per costituire delle comunitá cattoliche di lingua ebraica nello Stato di Israele. San Giacomo era a capo della comunitá dei credenti in Gesú di Gerusalemme al tempo degli apostoli. Giacomo, un pio ebreo, si era impegnato a creare una comunitá di ebrei e non ebrei, accomunati dalla stessa fede in Gesú, il Messia (cf. Atti 15).

L’Associazione San Giacomo costituisce un Vicariato autonomo all’interno del Patriarcato Latino di Gerusalemme. Oggi, le comunitá di lingua ebraica sono attive nelle sei principali cittá israeliane: Gerusalemme, Tel Aviv-Giaffa, Haifa, BeerSheva, Tiberiade e Nazaret. Il Vicariato include anche le comunitá di fedeli di lingua russa. I sacerdoti e i membri del Vicariato lavorano a stretto contatto con il Comitato della Pastorale per i Migranti in Israele, garantendo il servizio pastorale e catechetico alle grandi comunitá di immigrati cattolici sparsi in tutto il paese.

Nei nostri pellegrinaggi non manchiamo di visitare questi nuovi fratelli nella sede di Gerusalemme.

La comunità cristiana di Antiochia (di Siria) in Turchia

Antiochia_Cattolici&OrtodossiAnche questo è un contatto che passa attraverso una persona concreta: il padre Domenico Bertogli, cappuccino, originario della nostra montagna emiliana! Con lui Don Franco ha una corrispondenza frequente. È il parroco della chiesa cattolica di Antiochia, l'antica Antiochia di Siria, chiesa fondata da Paolo e Barnaba (cfr. Atti degli Apostoli 11,19-26; poi anche 15,30-35), dove “per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani”.

Antiochia è oggi una città della Turchia, sulle rive del fiume Oronte, poco lontana dalla sua foce, nella parte nord-orientale del Mare Mediterraneo e poco distante dalla frontiera con l’odierna Siria. È il capoluogo della provincia di Hatay. Fu una delle più grandi metropoli del mondo antico, a partire almeno dall'epoca ellenistica, e lo fu per molti secoli ancora, quando, con Roma, Alessandria d'Egitto, Efeso e Capua rappresentava uno dei più grandi centri commerciali e culturali del mondo antico. Distrutta da un terremoto nel 525 e conquistata dai persiani nel 540 subì da allora un lento declino, che ridimensionò notevolmente la sua importanza. Oggi conta circa 200 000 abitanti.

Di questi, i cristiani sono solo un migliaio e la quasi totalità greco-ortodossi di lingua araba. Il loro patriarca si trova a Damasco. I cattolici sono una settantina, ma hanno sempre cercato di vivere in armonia con i fratelli ortodossi: dal 1988 la Pasqua viene celebrata nella stessa data della Chiesa ortodossa; si è aperto un piccolo ufficio della Caritas e le opere caritative si fanno in stretta collaborazione; la festa del 29 giugno è celebrata con un incontro ecumenico davanti alla “grotta di S. Pietro” con i vescovi, i sacerdoti e i fedeli cristiani ai quali si uniscono musulmani sunniti e aleviti (sono la metà della popolazione). Sono presenti anche le autorità civili della città e quindi tale celebrazione è un'occasione privilegiata per offrire un segno forte di unità.

Nella chiesa cattolica vengono molti ortodossi, specialmente giovani, perché la nostra liturgia è in turco e quindi compresa e partecipata.
Antiochia_P.BertogliNel 1988 abbiamo iniziato a fare catechesi secondo il cammino neocatecumenale e oggi abbiamo 4 piccole comunità, per lo più composte da fedeli ortodossi. Il nostro scopo è quello di aiutarli a scoprire la Parola di Dio, il valore della Messa e della riconciliazione e l'importanza della comunità nella vita cristiana.In queste comunità alcune persone non battezzate hanno avuto la possibilità di incontrare con chiarezza la proposta cristiana e, dopo un percorso di preparazione, di ricevere il battesimo. Si incoraggiano sempre comunque gli ortodossi a partecipare alle proprie celebrazioni, ma c'è un cordiale aiuto reciproco e scambio. Io stesso, come prete cattolico, partecipo tutte le domeniche alla loro celebrazione e in eventi particolari, come matrimoni e funerali, mi unisco agli abuna (sacerdoti ortodossi). A volte per alcune celebrazioni cattoliche particolarmente partecipate, per mancanza di spazio sufficiente nella nostra chiesa, abbiamo chiesto ospitalità nella chiesa ortodossa.

La chiesa cattolica, dislocata dietro a una moschea e vicino a una sinagoga, si trova nel vecchio quartiere ebraico, dove per la prima volta siamo stati chiamati cristiani […].
Il vangelo ad Antiochia è stato annunziato da semplici laici e oggi nella nostra Chiesa si sta molto ragionando sull'importanza del laicato.
(dal sito di P. Bertogli)

Si auspica che anche con questa comunità cristiana, “povera e dispersa”, che vive in condizioni difficili, aumentino i nostri contatti. Possiamo e dobbiamo imparare molto da essi, che vivono la fede non con la potenza delle opere e delle strutture, ma con la fedeltà a Gesù Cristo, nell’amore fraterno, nella pazienza quotidiana, nel più vivo spirito ecumenico, nella testimonianza resa con mitezza fino al martirio.

Fra i martiri cristiani in Turchia, ricordiamo Don Andrea Santoro (Trebisonda, 2006). Don Andrea ci fu guida in uno stupendo viaggio in Turchia con visita e celebrazione eucaristica a Harran, sotto la tenda di un amico musulmano. Ricordiamo anche Mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia e presidente della Conferenza episcopale cattolica in Turchia (Iskenderun, 2010).