State attenti a non farvi idoli

1 Giovanni 5,14-21
E questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. 15E se sappiamo che ci ascolta in tutto quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già da lui quanto abbiamo chiesto.
16Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita: a coloro, cioè, il cui peccato non conduce alla morte. C’è infatti un peccato che conduce alla morte; non dico di pregare riguardo a questo peccato. 17Ogni iniquità è peccato, ma c’è il peccato che non conduce alla morte.
18Sappiamo che chiunque è stato generato da Dio non pecca: chi è stato generato da Dio preserva se stesso e il Maligno non lo tocca. 19Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo sta in potere del Maligno. 20Sappiamo anche che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l’intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel vero Dio, nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna.
21Figlioli, guardatevi dai falsi dèi!

“Questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta”. Cosa gli abbiamo chiesto e che cosa “sappiamo di averlo già”? Abbiamo già la condizione di figli nel Figlio Gesù Cristo. L’essere figli ci dà fiducia, ed è una fiducia che si esprime nel chiedere ogni cosa (come fa un figlio). Ogni cosa, però, tipica di un figlio che ha fiducia del padre. Quindi … “ogni cosa secondo la sua volontà”.

C’è poi il problema reale del fratello che commette peccato. C’è peccato e peccato! Il peccato “che non conduce alla morte” è il peccato intra-comunitario, fatto di fragilità e amore non pieno. Per questo fratello bisogna pregare. E c’è il peccato “che conduce alla morte”. Si tratta della idolatria, della adorazione del mondo e dei suoi idoli e della apostasia da Gesù Cristo.

Chi idolatra se stesso, chi si è distaccato dallo stato di figliolanza … esce volontariamente dalla comunione, e si dà la morte con la propria scelta. Gesù Cristo è morto per lui, ma egli non riconosce questa morte, anzi la disprezza. Pertanto, questo tale ritorna ad essere “mondo”.

Per questo mondo non bisogna pregare (lo dice anche Gesù in Gv 17,9), ma bisogna fare una cosa ancora più forte: dare testimonianza di Gesù Cristo attraverso l’amore fraterno e la nostra unità. Questo gesto umile e vero apre alla speranza che “il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21).

”Figlioli, guardatevi dai falsi dèi!”. State attenti a non farvi idoli, soprattutto a non custodire idoli nel vostro cuore. Sarebbe il modo più subdolo e più insipiente per “rinnegare Cristo” e ritornare in quel mondo che “sta in potere del Maligno”.

Dunque, vigilanza e tanta fiduciosa umiltà.