Gesù versò lacrime

Gv 11,17-37

[E’ da circa 15 giorni che questo mio accompagnamento si svolge nel … tempo quaresimale del Coronavirus. Mi rendo conto che il mio contributo è diventato un po’ più “scolastico esegetico” e anche più lungo rispetto al passato (perché ho più tempo per guardare il testo). Ha i suoi rischi (più ostico e difficile?) e i suoi vantaggi ( più profondo?). Siccome avete più tempo anche voi, cercate di meditare di più il testo e di farlo … vostro nutrimento spirituale con umiltà e fantasia. L’importante è cogliere la sovrabbondante grazia di questo sempre possibile abbraccio spirituale quotidiano]

Quando Gesù arrivò a Betania, “trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolto”. I quattro giorni, nel caso di morte, indicano una situazione di non ritorno. Più avanti Marta dirà “manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”.

L’Evangelista informa della presenza di molti Giudei, venuti per consolare Marta e Maria. [Questi molti Giudei li ritroveremo alla fine del racconto]

Il racconto nota prima di tutto i gesti e le parole di Marta. In lei c’è un cammino (di fatto “andò incontro a Gesù”): cammino che parte dall’ascolto (“come udì che veniva Gesù”). Il risultato del cammino di Marta è questo: lei vede in Gesù un profeta che può chiedere a Dio qualunque cosa, e che questa cosa … “Dio te la concederà”. D’accordo con la tradizione di una certa parte di Israele (per es. i Farisei) Gesù afferma : “Tuo fratello risorgerà”. E Marta risponde, sempre secondo questa tradizione: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”.

A questo punto, il dialogo con Marta si fa … rivelazione di un compimento. Dice Gesù: “IO SONO (già adesso!) la risurrezione e la vita”. E aggiunge una parola che è la più impegnativa da accogliere: “Chi crede in me, anche se muore vivrà”; e ancora: “chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. Non morirà in eterno vuol dire: credendo in me, aderendo a me che sono la Risurrezione e la vita il credente ha già ora la Vita eterna. La morte biologica lo raggiungerà certamente, ma non lo separerà da me, poiché egli appartiene già al mondo dei risorti attraverso la sua fede in me.

La risposta di Marta è piena e corretta, come di una donna che crede: “Credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”. [Marta però non crede che tutta questa potenza di Dio che è in Gesù … sia messa a disposizione … ora del fratello morto. Diciamo che la sua fede è intellettuale e non fiduciosa ed esistenziale]

E’ singolare il rapporto di Gesù con Maria: “Il Maestro è qui e chiama te”, dice a lei la sorella Marta. Anche Maria fa un cammino: si alza subito avendo ascoltato, e poi va … Giunta da Gesù dice le stesse parole della sorella, ma … si ferma prima! Non fa, cioè, la solenne affermazione della sorella in ordine alla risurrezione nell’ultimo giorno.

Piange, e piangono con lei anche i Giudei. Piangono in modo rituale, ma vero. La morte vera crea pianto vero. E’ proprio di fronte a questo pianto vero, a questa impotenza umana e a questa superba vittoria della morte che Gesù si commuove ed è scosso. [In questo suo scuotimento c’è una specie di rabbia/irritazione contro la morte che umilia il creato]

“Gesù pianse”. Letteralmente è scritto “versò lacrime” o “lacrimò” che è qualcosa di più profondo, meno rituale e spettacolare del pianto/grido. Queste lacrime provengono da una vera esperienza. Gli dicono: “Signore, vieni e vedi”. Cosa vede il Signore? Non la tomba dell’amico, ma il pianto dell’umanità debole di fronte alla morte, incapace a vincerla. Le lacrime di Gesù sono prima di tutto … sim-patia e con-doglianza, non a parole, con l’umanità. Sono anche segno di quanto Gesù ama l’umanità: “Guarda come gli voleva bene!” dicono. Noi potremmo dire: guarda che amico è Gesù! Altri sottolineano (con ironia?) che Gesù, ritenuto profeta, poteva “far sì che non morisse”.