Sono Figlio di Dio

Gv 10,22-42

Ancora un’altra festa: festa della Dedicazione del Tempio.

“Era inverno”: punto massimo di poca luce, e allora … la festa si animava di tante luci. “Gesù camminava nel tempio”: insegna nel tempio, “nel portico di Salomone”; e allora … la vera luce è la sua parola.

Fino ad ora Gesù ha detto tante cose di sé, ha accolto e ha applicato a sé tanti titoli, ma sempre in modo velato. Per questo i Giudei lo provocano: “Se tu sei il Cristo/Messia dillo a noi apertamente (parresia)”. A noi … che siamo l’autorità!

Il solo “dire” non è riconosciuto testimonianza valida. Ciò che conta sono le opere. Ebbene “le opere che io compio nel nome del Padre, queste mi danno testimonianza”. Ma voi non siete mie pecore e quindi … non credete a quello che “io” faccio e “in nome di chi” lo faccio.

Credere è ascoltare, fidarsi/affidarsi: “porsi nelle mani di Gesù”. Egli ha acquistato le pecore dalle mani del Padre. Dà loro la vita eterna con l’insegnamento delle sue parole, per cui: ascoltando … credono e credendo … hanno la vita eterna, la vita vera, la vita che dura a partire già da ora! Infatti la vita vera consiste nell’essere(già) nelle sue mani. Vita eterna = essere nelle mani di Gesù. E’ vita eterna non tanto in riferimento alla durata, quanto al fatto che nessuno può strappare le pecore/persone che hanno creduto.

“Io e il Padre siamo UNO”. Uno (quanto ad analisi logica) è un neutro e non un maschile: per dire l’unità nell’agire e non nella identità delle persone. C’è un continuo riferimento di Gesù a Dio, che egli chiama Padre. Sempre più Gesù si mostra … Figlio, sempre più è UNO COL PADRE. [Il vers. 29 è oscuro e diversamente inteso. C’è chi preferisce tradurre così: “Ciò che il Padre mi ha dato (le pecore) è più grande di tutti (ha più valore di tutti”]

Di nuovo vogliono lapidare Gesù. Il motivo? La bestemmia: “Tu che sei uomo, ti fai Dio”. Gesù, invece di rispondere: Sì, io sono Dio (nel senso: io sono … divino, non tanto la persona di Dio) si rifà alla Scrittura dove il termine figlio di Dio è applicato alle persone stesse.

Di nuovo chiede di riconoscere che egli è Figlio di Dio (UNO … CON DIO) dalle opere che compie. Provocatoriamente dice: “Se non credete a me, credete alle opere”. Cercarono di catturarlo, ma “egli sfuggì dalle loro mani”. [Sfuggì di fatto allontanandosi, ma soprattutto con le risposte che aveva dato … sfuggì, non si fece intrappolare]

Ritornò di nuovo “al di là del Giordano dove Giovanni battezzava”. La prima volta Giovanni aveva testimoniato (1,34): “Questi è il Figlio di Dio”. Ora i Giudei dicono: “Si è fatto Dio”. E’ proprio vero! Il Figlio (Gesù) ha fatto … se stesso Dio, ma non a parole soltanto, piuttosto ma con le opere che ha compiute, e che l’Evangelista ha narrate.

Al di là del Giordano “molti credettero in lui”: prima, i Samaritani poi quelli al di là del Giordano …. tutti di fuori o ai margini! C’è una crescita di fede nelle persone, crescita che avrà la sua esplosione dopo la Pasqua.

[Ricordiamo sempre che sono i Giudei/Capi a volere la morte di Gesù e non il popolo: popolo che invece crede, anche se in modo ancora impacciato. E noi forse … siamo dalla parte di questo popolo! Di fatto facciamo un po’ fatica a seguire la logica di questa grande disputa di Gesù coi Giudei! Ma ci fa bene seguirla, perché piano il mistero di Gesù si apre ai nostri occhi e così cresciamo nella fede in lui]