Ci fu un matrimonio a Cana di Galilea

Gv 2,1-12

Abbiamo l’espressione “il terzo giorno”. E’ un’annotazione non tanto in senso di tempo, ma nel senso di novità/compimento. Ci aspettiamo, dunque, che avvenga qualcosa che attiene alla novità e al compimento, o meglio, ci aspettiamo una novità che dà compimento.

Cosa avvenne? “Ci fu un matrimonio”. La novità/compimento è un … matrimonio.

Chi c’è a questo matrimonio? La madre di Gesù, figura di Israele/sposa. E lo sposo? “Fu invitato Gesù coi suoi discepoli”. Lo sposo è Gesù stesso … coi suoi.

Seguiamo questo singolare dialogo. La madre di Gesù, Israele sposa, avverte che … non hanno vino. Come se Israele dicesse il suo grande bisogno di gioia, amore, alleanza/matrimonio. Come se la madre dicesse: non abbiamo vino!

Gesù, figura dello sposo coi suoi, dice che bisogna aspettare l’ora, cioè un momento/tempo stabilito da Dio.

La madre di Gesù, Israele sposa si mette in obbedienza dello sposo: “Tutto quello che dirà, fatelo”. Come se dicesse: facciamo quello che il Signore dice.

E allora i servi, Israele, “riempiono le sei anfore di pietra che servono per la purificazione dei Giudei (la loro purificazione)”. Israele è chiamato al riempimento, cioè a compiere la volontà di Dio.

In realtà è/sarà Gesù, lo sposo, a compiere interamente la volontà di Dio. E lo farà nella ora stabilita da Dio: la croce. Per questa obbedienza l’acqua è diventata … vino buono. Lo sarà (vino buono) non più nel segno di Cana, ma nella realtà della croce.

L’autore commenta: “Questo, a Cana, fu l’inizio dei segni”. Non dice che fu un semplice miracolo, ma … un segno. Cioè un evento che indica e dona una realtà nuova: il matrimonio,appunto, di Gesù con l’umanità, matrimonio d’amore avvenuto nell’obbedienza d’amore in croce.