Siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli

1Gv 3,11-18

Era stato scritto: “Questo è il messaggio … Dio è luce”. Ora si dice: “Questo è il messaggio che avete udito da principio: che ci amiamo gli uni gli altri”. Per contro, che non trionfino in noi “le tenebre” = l’odio o il non amore.

Non dobbiamo fare come Caino che era una persona cattiva/malvagia: la sua malvagità arrivò ad uccidere il fratello. Lo stile di Caino ha conquistato e inquinato il mondo. Non dobbiamo meravigliarci di questo stile segnato dalla morte. Noi invece siamo usciti dalla morte, letteralmente “passati dalla morte alla vita”. Da dove si vede questo “passaggio” … alla vita? Dal fatto che “amiamo i fratelli”.

L’autore dice una cosa radicale: chi odia il fratello “resta nella morte”, è un morto che cammina. Di più: è un morto che dà morte, è omicida!. “La vita eterna non dimore in lui”: non vive!

“In questo abbiamo conosciuto l’amore”. In questo abbiamo conosciuto che Dio (ci) ama: dal fatto che egli (Gesù) ha dato la vita per noi”. Conoscere l’amore di Dio per noi porta ad un impegno: “anche noi dobbiamo dare la vita peri fratelli”. Questo impegno è possibile e può avere frutto perché “Gesù ha dato la vita per noi (ha dato la vita/suo Spirito per noi)”. E’ dal dono che nasce il frutto.

L’autore sa bene che l’amore è cantato e celebrato in mille modi. Per questo specifica: uno può dire di amare Dio solo se divide le sue ricchezze/beni che ha. Detto in altre parole: “Non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nelle verità”.

“Chiudere il cuore” vuol dire “bloccare la volontà”, cioè non lasciare entrare/agire l’amore che Dio ha dato a noi (Spirito). In un certo senso “non lasciarci amare da Dio” e quindi … non dilatare questo amore agli altri.