Questo deuteronomio sarà con lui

Deuteronomio 17,14-20

L’autore o redattore che scrive questo testo ha già sperimentato ed esperimenta (siamo nel tempo dell’esilio a Babilonia e forse anche dopo) la tragica fine della regalità in Israele.

Di fatto Israele, una volta entrato nella Terra, ha chiesto di avere un re e di essere “come tutte le altre nazioni”. E’ esattamente il contrario dei comandi che il Signore sta dando in questo libro!

Il re – dice Mosè e la fede di Israele – non è una divinità, ma “uno dei tuoi fratelli”. Egli dovrà fare il contrario di tutto quello che fanno i re dei popoli vicini.

Quindi, non dovrà contare sulle sue forze (“procurarsi un gran numero di cavalli”), soprattutto non dovrà fare alleanze con popoli idolatri (“far tornare il popolo in Egitto”). Veicolo di idolatria saranno le molte mogli (“il suo cuore non si smarrisca”) e la ricchezza/benessere (“grande quantità di argento e oro”).

Dovrà invece attuare una pratica tutta particolare: “scrivere per sé una copia di questo Insegnamento/Torah (il greco dice: scriverà per sé questo deuteronomio in un libro). “La Torah/Insegnamento sarà con lui ed egli la leggerà tutti i giorni della sua vita, per imparare a temere il Signore, suo Dio (cioè) a osservare tutte le parole di questo Insegnamento/Torah”. [E’ del tutto chiaro che questo è un ammonimento che deve valere per il lettore, per chi legge oggi]

Solo così sarà evitata la superbia (ebraico: mettersi in alto, sopra gli altri) che provoca l’allontanamento da Dio. Più ci si innalza sopra gli altri, più … ci si allontana da Dio!