Consacrerai al Signore ogni primogenito del tuo bestiame

Deuteronomio 15,12-22

Il settimo anno è l’anno del condono: si riferisce non solo alla restituzione dei beni, ma riguarda soprattutto le persone.

La liberazione del tuo fratello/sorella, che è diventato schiavo per debiti, ti deve ricordare che “sei stato schiavo nella terra d’Egitto e che il Signore, tuo Dio, ti ha riscattato; perciò io ti do oggi questo comando”.

La liberazione poi deve essere “grande”, come quella fatta da Dio a te. Pertanto: “gli darai doni … gli darai ciò di cui il Signore, tuo Dio, ti avrà benedetto”.

Se invece lo schiavo/schiava vuole restare con te “perché ti ama e ama la tua casa”, tu lo accoglierai con un rito che richiama il legame e l’appartenenza per sempre alla tua casa/porta (orecchio “inchiodato” alla porta).

Un’altra norma riguarda la consacrazione dei primogeniti del bestiame. [Il bestiame è il grande investimento per questo popolo nomade]

Per mostrare che il bestiame non è  tuo, tu non impiegherai “il primo nato del bestiame grosso e minuto” nei tuoi lavori, ma lo consacrerai al Signore. Ciò significa che farai un sacrificio al Signore con un banchetto familiare festoso.

L’offerta/sacrificio deve essere fatta con un animale “perfetto”. Se l’animale ha qualche difetto, non si farà il sacrificio al Signore, ma soltanto si mangerà la carne, preoccupandosi sempre di non mangiare il sangue.

L’offerta del “primo nato” del tuo bestiame o del “primo frutto” del tuo lavoro (con banchetto connesso) mostrano che “tutto” è di Dio, e che “tutto” va accolto con gratitudine, gioia, condivisione.