Non dimenticare che hai provocato l’ira del Signore

Deuteronomio 9,7-29

Occorre ricordare quello che Dio ha fatto, a anche quello che il popolo ha fatto.

Ebbene, al Sinai, il popolo ha provocato l’ira del Signore: “Guardai ed ecco, avevate peccato contro il Signore, vostro Dio. Avevate fatto per voi un vitello di metallo fuso: avevate ben presto lasciato la via che il Signore vi aveva prescritto”.

Questo avvenne quando Mosè era sul monte, e Dio gli “dava le due tavole di pietra, scritte dal dito di Dio, sulle quai stavano tutte le parole che il Signore vi aveva detto sul monte”.

Sceso dal monte Mosè, vedendo il popolo di dura cervice allontanarsi da Dio, “spezzò le tavole”. Poi digiunò, pregò per il popolo: il Signore ascoltò!

Anche in una altra occasione il popolo ha provocato l’ira di Dio non obbedendo ai comandi. Giunto ai bordi della Terra, si ribellò e non volle entrare nella Terra. In modo duro, ma rispettoso dei fatti il Signore dice: “Siete stati ribelli al Signore da quando vi ho conosciuti”.

La nuova supplica di Mosè si fa forza non della rettitudine del popolo, ma della promessa che Dio ha fatto ai padri: “Non guardare alla durezza di questo popolo e alla sua malvagità e al suo peccato”. “Essi sono il tuo popolo, la tua eredità, che tu hai fatto uscire dall’Egitto”.

In tono audace e un po’ ricattatorio, Israele sembra dire: Se non mi fai entrare nella Terra promessa, ti fai proprio ridere dietro dagli Egiziani! [La preghiera ha spazi e generi sorprendenti, quando … è vera!]