Riservino ai leviti città da abitare

Dic 11, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 35,1-8

Il Signore parlò a Mosè nelle steppe di Moab, presso il Giordano di Gerico, e disse: 2«Ordina agli Israeliti che dell’eredità che possederanno riservino ai leviti città da abitare; darete anche ai leviti il terreno che è intorno alle città. 3Essi avranno le città per abitarvi e il terreno intorno servirà per il loro bestiame, per i loro beni e per tutti i loro animali. 4Il terreno delle città che darete ai leviti si estenderà per lo spazio di mille cubiti fuori dalle mura della città tutt’intorno. 5Misurerete dunque, all’esterno della città, duemila cubiti dal lato orientale, duemila cubiti dal lato meridionale, duemila cubiti dal lato occidentale e duemila cubiti dal lato settentrionale; la città sarà in mezzo. Tali saranno i terreni di ciascuna delle loro città.
6Fra le città che darete ai leviti, sei saranno città di asilo, che voi designerete perché vi si rifugi l’omicida: a queste aggiungerete altre quarantadue città. 7Tutte le città che darete ai leviti saranno dunque quarantotto, con i relativi terreni. 8Le città che darete ai leviti verranno prese dalla proprietà degli Israeliti: da chi ha molto prenderete molto, da chi ha meno prenderete meno; ognuno ai leviti darà delle sue città in proporzione della parte che avrà ereditato».

 

I leviti non hanno proprietà nella Terra, ma saranno gli Israeliti a riservare loro città da abitare. Alle città per abitarvi verranno aggiunti territori per la custodia degli animali e dei loro beni. Le città saranno in mezzo, come centro aggregatore. Nel complesso le città saranno quarantotto.

E’ interessante notare che queste città non sono date a sorte o a caso, ma secondo un sistema di equilibri e proporzioni: “da chi ha molto prenderete molto, da chi ha meno prenderete meno; ognuno ai leviti darà delle sue città in proporzione della parte che avrà ereditato” (8).

C’è dunque una attenzione alle situazioni concrete: il dono deve essere una risposta adeguata ad una precisa necessità. Soltanto così il dono è veramente dono e avviene e si realizza una qualche comunione!

[Va precisato che tutte queste norme, come quelle date precedentemente da Mosè, rappresentano una prospettiva futura, mai compiutamente realizzata nella storia concreta di Israele. Però …, è in questa direzione che il Signore vuole si cammini.]

Questa sarà la Terra che avrete in eredità

Dic 9, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 34,1-29

 Il Signore parlò a Mosè e disse: 2«Ordina agli Israeliti e di’ loro: “Quando entrerete nella terra di Canaan, questa sarà la terra che vi toccherà in eredità: la terra di Canaan secondo i suoi confini.
3Il vostro confine meridionale comincerà al deserto di Sin, a lato di Edom; così la vostra frontiera meridionale partirà dall’estremità del Mar Morto, a oriente; 4questa frontiera volgerà al sud della salita di Akrabbìm, passerà per Sin e si estenderà a mezzogiorno di Kades‑Barnea; poi continuerà verso Casar‑Addar e passerà per Asmon. 5Da Asmon la frontiera girerà fino al torrente d’Egitto e finirà al mare. 6La vostra frontiera a occidente sarà il Mare Grande: quella sarà la vostra frontiera occidentale. 7Questa sarà la vostra frontiera settentrionale: partendo dal Mare Grande traccerete una linea fino al monte Or; 8dal monte Or la traccerete fino all’ingresso di Camat e l’estremità della frontiera sarà a Sedad; 9la frontiera continuerà fino a Zifron e finirà a Casar‑Enàn: questa sarà la vostra frontiera settentrionale. 10Traccerete la vostra frontiera orientale da Casar‑Enan a Sefam; 11la frontiera scenderà da Sefam verso Ribla, a oriente di Ain; poi la frontiera scenderà e si estenderà lungo il mare di Chinneret, a oriente; 12poi la frontiera scenderà lungo il Giordano e finirà al Mar Morto. Questa sarà la vostra terra con le sue frontiere tutt’intorno”».
13Mosè diede quest’ordine agli Israeliti dicendo: «Questa è la terra che vi distribuirete a sorte e che il Signore ha ordinato di dare a nove tribù e mezza; 14poiché la tribù dei figli di Ruben, secondo i loro casati paterni, e la tribù dei figli di Gad, secondo i loro casati paterni, e metà della tribù di Manasse hanno ricevuto la loro porzione. 15Queste due tribù e mezza hanno ricevuto la loro porzione oltre il Giordano di Gerico, dal lato orientale».
16Il Signore parlò a Mosè e disse: 17«Questi sono i nomi degli uomini che spartiranno la terra fra voi: il sacerdote Eleàzaro e Giosuè, figlio di Nun.18Prenderete anche un principe, uno per ogni tribù, per fare la spartizione della terra. 19Ecco i nomi di questi uomini. Per la tribù di Giuda, Caleb, figlio di Iefunnè. 20Per la tribù dei figli di Simeone, Samuele, figlio di Ammiùd. 21Per la tribù di Beniamino, Elidàd, figlio di Chislon. 22Per la tribù dei figli di Dan, il principe Bukkì, figlio di Ioglì. 23Per i figli di Giuseppe, per la tribù dei figli di Manasse, il principe Cannièl, figlio di Efod; 24per la tribù dei figli di Èfraim, il principe Kemuèl, figlio di Siftan. 25Per la tribù dei figli di Zàbulon, il principe Elisafàn, figlio di Parnac. 26Per la tribù dei figli di Ìssacar, il principe Paltièl, figlio di Azzan. 27Per la tribù dei figli di Aser, il principe Achiùd, figlio di Selomì. 28Per la tribù dei figli di Nèftali, il principe Pedaèl, figlio di Ammiùd». 29Questi sono coloro ai quali il Signore ordinò di spartire il possesso della terra di Canaan tra gli Israeliti.

 

Tutto deve essere accolto nella fede, sulla base della parola di Dio data a Mosè.

Israele non è ancora entrato nella Terra, meno che meno l’ha conquistata, e già vengono definiti i confini (3-12). Questo sta ad indicare che la Terra è puro dono, è appunto una eredità! Ed è un dono grande!

Si deve notare infatti che i confini sono molto più ampi/aperti della definizione dei confini in precedenza indicati. E ‘ come se il Signore volesse dare “quella Terra” che storicamente è la terra di Canaan, ma già con la prospettiva che dovrà allargarsi: i primi confini sono superati! Quindi non si entra nella Terra per possederla e godersela soltanto, ma si entra in “quella Terra” credendo che dovrà dilatarsi. Quella Terra è un punto di partenza e non di arrivo, è un dono aperto ad altri doni …

Il sacerdote Eleazaro e Giosuè servo di Mosè presiedono alla operazione di spartizione (16), ma c’è la partecipazione del popolo attraverso un principe per ogni tribù. Questo principe assicura che ci sia una proporzione tra la porzione donata e le famiglie che la ricevono (vedi 33,34ss). Il dono di Dio, la sua eredità non è data a pioggia, secondo una sorte cieca. ma è misurata sulle famiglieè incarnata.

Queste sono le uscite

Dic 7, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 33,1-56

 Queste sono le tappe degli Israeliti che uscirono dalla terra d’Egitto, ordinati secondo le loro schiere, sotto la guida di Mosè e di Aronne. 2Mosè scrisse i loro punti di partenza, tappa per tappa, per ordine del Signore; queste sono le loro tappe nell’ordine dei loro punti di partenza.
3Partirono da Ramses il primo mese, il quindicesimo giorno del primo mese. Il giorno dopo la Pasqua, gli Israeliti uscirono a mano alzata, sotto gli occhi di tutto l’Egitto, 4mentre gli Egiziani seppellivano quelli che il Signore aveva colpito fra loro, cioè tutti i primogeniti, quando il Signore aveva pronunciato il suo giudizio anche sui loro dèi.
5Gli Israeliti partirono dunque da Ramses e si accamparono a Succot. 6Partirono da Succot e si accamparono a Etam, che è sull’estremità del deserto. […] 9Partirono da Mara e giunsero a Elìm; a Elìm c’erano dodici sorgenti di acqua e settanta palme: qui si accamparono. 10Partirono da Elìm e si accamparono presso il Mar Rosso. 11Partirono dal Mar Rosso e si accamparono nel deserto di Sin. […] 15Partirono da Refidìm e si accamparono nel deserto del Sinai.
16Partirono dal deserto del Sinai e si accamparono a Kibrot-Taavà. […] 34Partirono da Iotbata e si accamparono ad Abronà. 35Partirono da Abronà e si accamparono a Esion‑Ghèber.
36Partirono da Esion‑Ghèber e si accamparono nel deserto di Sin, cioè a Kades. 37Poi partirono da Kades e si accamparono al monte Or, all’estremità della terra di Edom. 38Il sacerdote Aronne salì sul monte Or per ordine del Signore e in quel luogo morì il quarantesimo anno dopo l’uscita degli Israeliti dalla terra d’Egitto, il quinto mese, il primo giorno del mese. 39Aronne era in età di centoventitré anni quando morì sul monte Or. 40Il cananeo re di Arad, che abitava nel Negheb, nella terra di Canaan, venne a sapere che gli Israeliti arrivavano.
41Partirono dal monte Or e si accamparono a Salmonà. […] 48Partirono dai monti Abarìm e si accamparono nelle steppe di Moab, presso il Giordano di Gerico. 49Si accamparono presso il Giordano, da Bet‑Iesimòt fino ad Abel‑Sittìm, nelle steppe di Moab.
50Il Signore parlò a Mosè nelle steppe di Moab, presso il Giordano di Gerico, e disse: 51«Parla agli Israeliti dicendo loro: “Quando avrete attraversato il Giordano verso la terra di Canaan 52e avrete cacciato dinanzi a voi tutti gli abitanti della terra, distruggerete tutte le loro immagini, distruggerete tutte le loro statue di metallo fuso e devasterete tutte le loro alture. 53Prenderete possesso della terra e in essa vi stabilirete, poiché io vi ho dato la terra perché la possediate. 54Dividerete la terra a sorte secondo le vostre famiglie. A chi è numeroso darai numerosa eredità e a chi è piccolo darai piccola eredità. Ognuno avrà quello che gli sarà toccato in sorte; farete la divisione secondo le tribù dei vostri padri. 55Ma se non caccerete dinanzi a voi gli abitanti della terra, quelli di loro che vi avrete lasciati saranno per voi come spine negli occhi e pungoli nei fianchi e vi tratteranno da nemici nella terra in cui abiterete. 56Allora io tratterò voi come mi ero proposto di trattare loro”».

Al termine del libro ormai, l’autore ricorda le tappe di avvicinamento alla Terra, a partire dall’Egitto. Più che affaticarci a identificare luoghi e situazioni, è utile considerare i termini, l’ordine e le date.

Quelli che sono tradotti “punti di partenza” (2) letteralmente sono chiamate uscite: il partire è sempre un uscire da. “Tappe”, letteralmente stazioni: luoghi di riposo momentaneo. Per dire l’importanza di questo itinerario, si dice che “è scritto da Mosè” (2) perché rimanga in memoria. In definitiva, tutta la vita di Israele è … viaggio.

Le date. Gli Israeliti partono “il primo mese, il quindicesimo giorno del primo mese” (3). E’ il giorno dopo la Pasqua: prima e vera uscita!

I luoghi. Come c’è un censimento di ogni persona, così c’è il ricordo di ogni luogo dove Israele è passato: si crea una gloriosa catena o tradizione. Tutto è legato e tutto ha un senso!

Il numero delle uscite è di poco inferiore a quaranta: la quarantesima stazione è … la Terra!

C’è poi una raccomandazione importante, fatta da Mosè. Ordina di distruggere tutto ciò che può favorire l’idolatria: immagini, statue, luoghi di culto … (52ss).

Solo se Israele sta attaccato al Signore può vivere nella Terra. Se no, come è evidente dal suo esilio a Babilonia, è Israele che sarà allontanato, per giunta … da Dio stesso!

Non torneremo alle nostre case finché …

Dic 6, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 32,1-42

 I figli di Ruben e i figli di Gad avevano bestiame in numero molto grande; quando videro che la terra di Iazer e la terra di Gàlaad erano luoghi da bestiame, 2i figli di Gad e i figli di Ruben vennero a parlare a Mosè, al sacerdote Eleàzaro e ai prìncipi della comunità e dissero: 3«Le terre che il Signore ha colpito alla presenza della comunità d’Israele, sono terre da bestiame e i tuoi servi hanno appunto il bestiame». 5Aggiunsero: «Se abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi, sia concesso ai tuoi servi il possesso di questa regione: non farci passare il Giordano».
6Ma Mosè rispose ai figli di Gad e ai figli di Ruben: «Andrebbero dunque i vostri fratelli in guerra e voi ve ne stareste qui? 7Perché volete scoraggiare gli Israeliti dal passare nella terra che il Signore ha dato loro? 8Così fecero i vostri padri, quando li mandai da Kades‑Barnea per esplorare la terra. 9Salirono fino alla valle di Escol e, dopo aver esplorato la terra, scoraggiarono gli Israeliti dall’entrare nella terra che il Signore aveva loro dato. 10Così l’ira del Signore si accese in quel giorno ed egli giurò: 11“Gli uomini che sono usciti dall’Egitto, dai vent’anni in su, non vedranno mai la terra che ho promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, perché non mi hanno seguito pienamente, 12se non Caleb, figlio di Iefunnè, il Kenizzita, e Giosuè, figlio di Nun, che hanno seguito il Signore pienamente”. 13L’ira del Signore si accese dunque contro Israele; lo fece errare nel deserto per quarant’anni, finché non fosse finita tutta la generazione che aveva agito male agli occhi del Signore. 14Ed ecco, voi sorgete al posto dei vostri padri, razza di uomini peccatori, per aumentare ancora l’ardore dell’ira del Signore contro Israele. 15Perché, se voi vi ritraete dal seguirlo, il Signore continuerà a lasciarlo nel deserto e voi avrete causato la perdita di tutto questo popolo».
16Ma quelli si avvicinarono a lui e gli dissero: «Costruiremo qui recinti per il nostro bestiame e città per i nostri fanciulli; 17ma, quanto a noi, ci armeremo in fretta, per marciare davanti agli Israeliti, finché li avremo introdotti nel luogo destinato loro. Intanto, i nostri fanciulli dimoreranno nelle città fortificate per timore degli abitanti della regione. 18Non torneremo alle nostre case, finché ogni Israelita non abbia ereditato ciascuno la sua eredità; 19non prenderemo nulla in eredità con loro al di là del Giordano e più oltre, perché la nostra eredità ci è toccata da questa parte del Giordano, a oriente».
20Allora Mosè disse loro: «Se fate questo, voi sarete innocenti di fronte al Signore e di fronte a Israele, e questa terra sarà vostra proprietà alla presenza del Signore. 23Ma se non fate così, voi peccherete contro il Signore; sappiate che il vostro peccato vi raggiungerà. 24Costruitevi pure città per i vostri fanciulli e recinti per le vostre greggi, ma fate quello che la vostra bocca ha promesso».
25I figli di Gad e i figli di Ruben dissero a Mosè: «I tuoi servi faranno quello che il mio signore comanda.

 

I figli di Ruben e i figli di Gad “adocchiano” la terra oltre il Giordano: vedono che i loro abitanti sono stati spazzati via e che quella è terra buona per il bestiame. E poiché essi hanno molto bestiame chiedono di dimorarvi. “Se abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi, sia concesso ai tuoi servi il possesso questa regione”. Poi aggiungono: “Non farci passare il Giordano” (5).

E’ una richiesta forte, che non manca di ambiguità. Mosè infatti la legge come un tradimento della chiamata di Dio a … passare il Giordano! Diventa anche un brutto esempio per le altre tribù e crea scoraggiamento (7). Mosè vi vede un pericolo, quello di allontanarsi dal Signore e non seguirlo più, come fecero i loro padri (6-15).

Ma poi la richiesta viene accolta, perché i figli di Ruben e di Gad assicurano che non vogliono separarsi dal Signore e dalla vita delle altre tribù: combatteranno coi loro fratelli fino a che tutta la Terra non sia posseduta; solo allora ritorneranno alle loro dimore oltre il Giordano (16-19).

La loro scelta dunque non è segno di ribellione al piano del Signore e di divisione dai fratelli. Solo quando il piano di Dio si sarà compiuto perfettamente, essi ritorneranno alla terra che Dio ha donato.

“Se fate questo – dice Mosè – voi sarete innocenti davanti al Signore e a Israele. Ma se non fate così, voi peccherete contro il Signore” (20ss).

Questo brano evidenzia una realtà singolare. Due tribù … “passano il Giordano”, ma poi trovano la loro eredità … “di qua dal Giordano” (chi parla, cioè chi scrive, si trova a est del Giordano!).

Spiritualmente parlando si può concludere che queste due tribù sono la figura dei popoli: essi hanno “passato il Giordano” (cioè hanno creduto in Cristo al Dio di Israele), ma la loro eredità (cioè la loro vita nuova) si trova “al di qua del Giordano”, sempre però in comunione piena con Israele. Anzi, la loro eredità non sarà pienamente vissuta e goduta fino a che  … “ogni Israelita non abbia ereditato ciascuno la sua eredità”. [Tema della comunione Israele/Popoli ?]

Dividi il bottino

Dic 5, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 31,25-54

Il Signore disse a Mosè: 26«Tu, con il sacerdote Eleàzaro e con i capi dei casati della comunità, fa’ il computo di tutta la preda che è stata fatta: della gente e del bestiame; 27dividi la preda a metà fra coloro che, usciti in guerra, hanno sostenuto la battaglia e tutta la comunità. 28Dalla parte spettante ai soldati che sono usciti in guerra preleverai un contributo per il Signore: cioè un individuo su cinquecento, tanto delle persone quanto del bestiame grosso, degli asini e del bestiame minuto. 29Lo prenderete sulla metà di loro spettanza e lo darai al sacerdote Eleàzaro, come offerta da presentare quale contributo in onore del Signore. 30Della metà che spetta agli Israeliti prenderai una quota di uno su cinquanta tanto delle persone quanto del bestiame grosso, degli asini e del bestiame minuto; la darai ai leviti, che hanno la custodia della Dimora del Signore».
31Mosè e il sacerdote Eleàzaro fecero come il Signore aveva ordinato a Mosè.

 48I comandanti delle migliaia dell’esercito, capi di migliaia e capi di centinaia, si avvicinarono a Mosè e gli dissero: 49«I tuoi servi hanno fatto il computo dei soldati che erano sotto i nostri ordini e non ne manca neppure uno. 50Per questo portiamo, in offerta al Signore, ognuno quello che ha trovato di oggetti d’oro: bracciali, braccialetti, anelli, pendenti, collane, per compiere il rito espiatorio per le nostre persone davanti al Signore». 51Mosè e il sacerdote Eleàzaro presero da loro quell’oro, tutti gli oggetti lavorati. 52Tutto l’oro del contributo che prelevarono per il Signore, da parte dei capi di migliaia e dei capi di centinaia, pesava sedicimilasettecentocinquanta sicli. 53Gli uomini dell’esercito si tennero il bottino che ognuno aveva fatto per conto suo. 54Mosè e il sacerdote Eleàzaro presero l’oro dei capi di migliaia e di centinaia e lo portarono nella tenda del convegno come memoriale per gli Israeliti davanti al Signore.

Riguardo al bottino di persone, l’autore s’era premunito di dire che non dovevano favorire l’idolatria (brano di ieri).

Riguardo ai beni ottenuti in guerra si apre tutta una serie di prescrizioni che vogliono dire questo: la vittoria e i beni conseguentemente ottenuti non devono arricchire soltanto i vincitori, ma tutto il popolo. Di più: una attenzione particolare va riservata ai sacerdoti del tempio e ai leviti. Dunque, è in atto e si può vedere una qualche condivisione: un bottino immenso (i numeri sono fuori dal reale, e vanno rapportati al numero degli Israeliti censiti, cfr 26,51!).

Il bottino di bestiame va diviso in due tra coloro che hanno combattuto e la gente (27). E poi, metà della parte spettante ai soldati va dato al tempio (sacerdoti); metà che spetta al popolo va data ai leviti, che sono la parte povera del clero (30).

Infine, i capi notano che nessuno è andato perduto di quelli che sono andati in guerra (49). E allora i soldati devolvono in sacrificio tutti i beni di lusso (braccialetti ecc.). E’ un sacrificio espiatorio per i peccati (inadempienze rituali) che i soldati avrebbero potuto commettere in guerra, ma è anche gratitudine e ringraziamento al Signore.

In sintesi si può dire che le guerre e la divisione del bottino fanno parte di un cammino comunitario che consegna tutto (persone, animali e cose) a Dio. Questo si realizza con l’ingresso delle persone (fanciulle non sposate) nel popolo del Signore, e col dono di gran parte dei beni al Signore in atti di culto. Tutto dunque è consegnato a Dio!

Storicamente guerre e bottini segnano la storia dei popoli e anche quella di Israele. Ma i testi che stiamo leggendo ci guidano ad uno sguardo sapienziale della storia, cioè a leggere le cose dal punto di vista di Dio, in concreto, dal punto di vista della fede.

Compi la vendetta contro i Madianiti

Dic 4, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 31,1-24

 Il Signore parlò a Mosè e disse: 2«Compi la vendetta degli Israeliti contro i Madianiti, quindi sarai riunito ai tuoi padri». 3Mosè disse al popolo: «Si armino fra voi uomini per l’esercito e marcino contro Madian, per eseguire la vendetta del Signore su Madian. 4Manderete in guerra mille uomini per tribù, per tutte le tribù d’Israele». 5Così furono reclutati, tra le migliaia d’Israele, mille uomini per tribù, cioè dodicimila armati per la guerra. 6Mosè mandò in guerra quei mille uomini per tribù e con loro Fineès, figlio del sacerdote Eleàzaro, il quale portava gli oggetti sacri e aveva in mano le trombe dell’acclamazione.
7Marciarono dunque contro Madian, come il Signore aveva ordinato a Mosè, e uccisero tutti i maschi. 8Tra i caduti uccisero anche i re di Madian Evì, Rekem, Sur, Cur e Reba, cioè cinque re di Madian; uccisero di spada anche Balaam figlio di Beor. 9Gli Israeliti fecero prigioniere le donne di Madian e i loro fanciulli e catturarono come bottino tutto il loro bestiame, tutte le loro greggi e ogni loro bene; 10appiccarono il fuoco a tutte le città che quelli abitavano e a tutti i loro recinti, 11e presero tutto il bottino e tutta la preda, gente e bestiame. 12Poi condussero i prigionieri, la preda e il bottino a Mosè, al sacerdote Eleàzaro e alla comunità degli Israeliti, accampati nelle steppe di Moab, presso il Giordano di Gerico.
13Mosè, il sacerdote Eleàzaro e tutti i prìncipi della comunità uscirono loro incontro fuori dell’accampamento. 14Mosè si adirò contro i comandanti dell’esercito, capi di migliaia e capi di centinaia, che tornavano da quella spedizione di guerra. 15Mosè disse loro: «Avete lasciato in vita tutte le femmine? 16Proprio loro, per suggerimento di Balaam, hanno insegnato agli Israeliti l’infedeltà verso il Signore, nella vicenda di Peor, per cui venne il flagello nella comunità del Signore. 17Ora uccidete ogni maschio tra i fanciulli e uccidete ogni donna che si è unita con un uomo; 18ma tutte le fanciulle che non si sono unite con uomini, conservatele in vita per voi. 19Voi poi accampatevi per sette giorni fuori del campo; chiunque ha ucciso qualcuno e chiunque ha toccato un caduto, si purifichi il terzo e il settimo giorno: questo tanto per voi quanto per i vostri prigionieri.20Purificherete anche ogni veste, ogni oggetto di pelle, ogni lavoro di pelo di capra e ogni oggetto di legno».
21Il sacerdote Eleàzaro disse agli uomini dell’esercito che erano andati alla battaglia: «Questa è la norma della legge che il Signore ha prescritto a Mosè: 22“L’oro, l’argento, il bronzo, il ferro, lo stagno e il piombo, 23quanto può sopportare il fuoco, lo farete passare per il fuoco e sarà reso puro, purché venga purificato anche con l’acqua della purificazione; quanto non può sopportare il fuoco, lo farete passare per l’acqua. 24Laverete anche le vostre vesti il settimo giorno e sarete puri; poi potrete entrare nell’accampamento”»

 

Il testo insegna che la cosa più importante per Israele è la fedeltà al Signore.

Per dire questa verità, che sola può mantenere in vita il popolo, l’autore fa memoria di un tremendo (ma purtroppo comune) atto di guerra: l’eliminazione dei maschi e la cattura delle donne, degli animali e dei beni. In questo modo i popoli in generale (e in parte e qualche volta Israele si è adattato allo stile!) assicuravano ricchezza e futuro a sé stessi, dando la morte agli altri (una sorta di genocidio a sfondo religioso!).

Nel caso, si tratta della “vendetta degli Israeliti contro i Madianiti” (1). Perché questa vendetta, meglio dire, questa retribuzione? Perché i Madianiti “sono stati nemici per voi … portandovi alla idolatria” (25,17).

Come avviene la retribuzione? Eliminando chi ti ha indotto al male e ponendo le basi perché non possa più farlo in futuro. Conservare in vita i giovani e le mogli degli uccisi voleva dire mettere a rischio la fedeltà futura d’Israele. Erano le donne che, per suggerimento di Balaam, avevano introdotto l’infedeltà in Israele (16).

Resteranno in vita soltanto le fanciulle, che diverranno schiave/spose di Israeliti. In questo modo non creeranno problema di fede (così si pensava, ma il problema non erano le donne straniere, ma Israele stesso!).

Tutta questa operazione è chiamata vendetta del Signore (1). La vendetta, nella Scrittura, è da intendersi non come uno dei tanti atti crudeli perpetrati dall’uomo (di fatto però lo era!), ma come una retribuzione operata da Dio a favore del suo popolo: un atto cioè col quale Dio mantiene il suo popolo nella fedeltà. Ma per farlo, chiede l’annullamento totale del nemico!

Tutta questa … vendetta, per noi, è da intendersi come lotta senza quartiere contro tutto quello che ci porta al peccato, a partire … dal nostro cuore e non da fantomatici nemici! Pensiamo alle parole di Gesù: “Se la tua mano destra ti è di scandalo, tagliala e gettala via da te”; oppure “Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato”. Come dire: meglio la morte  che tradire…!

Quando uno avrà fatto un voto al Signore

Dic 2, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 30,1-17

 Mosè riferì agli Israeliti quanto il Signore gli aveva ordinato.
2Mosè disse ai capi delle tribù degli Israeliti: «Questo il Signore ha ordinato: 3“Quando uno avrà fatto un voto al Signore o si sarà impegnato con giuramento a un obbligo, non violi la sua parola, ma dia esecuzione a quanto ha promesso con la bocca. 4Quando una donna avrà fatto un voto al Signore e si sarà impegnata a un obbligo, mentre è ancora in casa del padre, durante la sua giovinezza, 5se il padre, venuto a conoscenza del voto di lei e dell’obbligo al quale si è impegnata, non dice nulla, tutti i voti di lei saranno validi e saranno validi tutti gli obblighi ai quali si sarà impegnata. 6Ma se il padre, quando ne viene a conoscenza, le fa opposizione, tutti i voti di lei e tutti gli obblighi ai quali si sarà impegnata non saranno validi; il Signore la perdonerà, perché il padre le ha fatto opposizione. 7Se si sposa quando è legata da voti o da un obbligo assunto alla leggera con le labbra, 8se il marito ne ha conoscenza e quando viene a conoscenza non dice nulla, i voti di lei saranno validi e saranno validi gli obblighi da lei assunti. 9Ma se il marito, quando ne viene a conoscenza, le fa opposizione, egli annullerà il voto che ella ha fatto e l’obbligo che si è assunta alla leggera; il Signore la perdonerà. 10Ma il voto di una vedova o di una donna ripudiata, qualunque sia l’obbligo che si è assunta, rimarrà valido. 11Se una donna nella casa del marito farà voti o si impegnerà con giuramento a un obbligo 12e il marito ne avrà conoscenza, se il marito non dice nulla e non le fa opposizione, tutti i voti di lei saranno validi e saranno validi tutti gli obblighi da lei assunti. 13Ma se il marito, quando ne viene a conoscenza, li annulla, quanto le sarà uscito dalle labbra, voti od obblighi, non sarà valido: il marito lo ha annullato; il Signore la perdonerà. 14Il marito può ratificare e il marito può annullare qualunque voto e qualunque giuramento, per il quale ella sia impegnata a mortificarsi. 15Ma se il marito, con il passare dei giorni, non dice nulla in proposito, egli ratifica così tutti i voti di lei e tutti gli obblighi da lei assunti; li ratifica perché non ha detto nulla a questo proposito quando ne ha avuto conoscenza. 16Ma se li annulla qualche tempo dopo averne avuto conoscenza, porterà il peso della colpa della moglie”».
17Queste sono le leggi che il Signore prescrisse a Mosè riguardo al marito e alla moglie, al padre e alla figlia, quando questa è ancora fanciulla, in casa del padre.

Il rapporto con Dio è segnato dagli atti di culto obbligatori (vedi capitoli precedenti), ma anche da atti personali e spontanei. Si tratta dei voti, qui presi in esame i voti della donna. Il testo di oggi ha un carattere spiccatamente giuridico.

C’è un’affermazione generale, valida per tutti e tutte: “Quando uno avrà fatto un voto al Signore o si sarà impegnato con giuramento a un obbligo, non violi la sua parola, ma dia esecuzione a quanto ha promesso con la bocca” (3). I voti sono impegni che uno si prende liberamente, e allora bisogna non violarli, ma dare esecuzione a quanto promesso.

I voti vanno fatti e sono validi solo se sono stati promessi in stato di libertà giuridica (oltre che psicologica). Ci sono due situazioni legali che limitano la libertà della donna: il fatto che sia alle dipendenze del padre (in pratica non sposata) o alle dipendenze del marito (in pratica promessa sposa o sposata convivente). In queste due situazioni la donna può emettere voti, ma sono validi solo se il padre o lo sposo li ratificano. La vedova e la donna ripudiata invece ritornano in stato di … libertà! (10).

Si veda poi tutta la complessità giuridica legale: qualora il padre/marito sappia o non sappia, intervenga o non intervenga, aspetti o non aspetti (4-16). Norme legate a quel tempo e quindi addebitabili alla cultura di quel tempo, ma che prosperano ancora in tante culture attuali.

Ancora una volta, occorre dire che un conto è la legge, e un conto è la pratica. Non troviamo in tutta la Scrittura un padre o uno sposo che abbiano “invalidato” i voti della figlia o della moglie. Ma non c’è nemmeno narrazione di voti compiuti dalle donne. L’unico caso, mi sembra, è Anna la mamma di Samuele. Certamente il marito era d’accordo. Ambiguo e ricco di interrogativi invece è il voto di Iefte (vedi Gdc 11,30ss).

La Scrittura non sconsiglia di fare dei voti, tuttavia dà questa semplice, importante indicazione: “Prima di fare un voto prepara te stesso, non fare come un uomo che tenta il Signore” (Sir 18,23)