Guai a coloro che meditano iniquità

Apr 29, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Michea 2,1-13

Il guai, spesso ripetuto nella Scrittura, non è da intendersi come maledizione secca, ma come un mettere in guardia perché le persone so ravvedano e cambino strada.

Non è bene che ci si siano “persone che meditano iniquità” e che lo fanno perché “detengono il potere” (1). Sono persone che esercitano male la loro forza: sfruttano il popolo e i suoi beni o eredità (2). Siccome sono potenti, si appropriano della eredità che Dio ha dato a ciascuno.

E’ questo richiamo (guai) che fanno i veri profeti. Hanno parole dure, ma alla fine sono benefiche (6). C’è però chi non li ascolta e li vuol far tacere: “Non profetizzate” (6).

Questi tali, sfruttatori degli altri, amano invece quei profeti capaci di drogare le persone con parole da ubriachi (11).

Ma il Signore vigila sul suo popolo amato, come un pastore il suo gregge (12-13).

Tutto ciò per l’infedeltà di Giacobbe

Apr 28, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Michea 1,1-16

Il ministero di Michea si svolge in un tempo che va circa dal 730 al 700 a.C. Si rivolge particolarmente a Gerusalemme e a Samaria. La redazione definitiva comunque è del dopo esilio ((V secolo).

Dio compie un giudizio, mette sul tavolo un procedimento accusatorio in cui egli è testimone contro di voi. Il voi è Gerusalemme (regno di Giuda) e Samaria (regno del Nord).

Il capo d’imputazione è il peccato, detto infedeltà: un tradimento cioè del vincolo di alleanza tra il Signore e il popolo (5). Questa infedeltà è chiamata prostituzione in quanto è, da parte del partner popolo, abbandono del partner (Dio) per unirsi agli idoli. Il partner/popolo risulta dunque infedele all’alleanza.

Allora Dio dice: “Ridurrò Samaria ad un mucchio di rovine … rotolerò le sue pietre nella valle … di tutti i tuoi idoli farò scempio” (6-7). [Queste parole – e spesso tutte le parole profetiche – evocano (in generale) le richieste dell’accusa del partner tradito, più che interventi di fatto].

Pertanto, il giudizio o pronunciamento è un invito forte alla riconciliazione. E siccome non è stato il Signore il partner infedele al patto, l’invito è rivolto al popolo e suona come ultimo appello al cambiamento.

L’invito al cambiamento risuona spesso nelle profezie come lamento. Il lamento è la descrizione anticipata evocatrice dello stato triste e angosciato che potrebbe succedere se non si cambia strada. In realtà, per Samaria, un segno delle cose evocate sono di fatto avvenute nel 721 a.C. [Vedi versetti 8-16].

Non dovevi avere pietà di Ninive?

Apr 27, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Giona 4,1-11

Il fatto che gli abitanti di Ninive non siano stati distrutti dal Signore provoca una grande tristezza in Giona, al punto che chiede di morire (3).

Veniamo a sapere dal versetto due che tra Giona e il Signore c’era stato un contrasto prolungato su questo punto capitale. E cioè chi è veramente Dio, quale la sua natura, quali le sue scelte verso gli uomini non ebrei e … oppressori.

Giona aveva capito (con tristezza e ribellione manifesta) che … “Tu sei un Dio misericordioso e benevolo … e che ti ravvedi riguardo al male minacciato” (2). Per questo chiede di morire. Tradotto, chiede di non fare più il profeta, anzi fugge dal volto del Signore il più lontano possibile, appunto a Tarsis che è ai confini della terra!

Il tratto finale del libro è tutto impegnato a … convertire Giona! Là dove conversione non significa soltanto ritrovare una vita buona, ma mettere nel cuore e nei gesti un po’ di quello che Dio è e fa, cioè misericordia.

Per giungere a questo, il testo racconta di un singolare rapporto tra una pianta e Giona. La pianta fa ombra a Giona e lo libera dal male (6). Poi, però, il Signore fa seccare la pianta e Giona riprende a star male sotto il sole cocente. Giona se la prende con Dio perché ha fatto morire la pianta, pianta amata anche perché lo rinfresca!

Insegnamento: “Tu, Giona, volevi bene a una pianta, vissuta soltanto un momento, e io non dovevo aver pietà di centoventimila persone ignoranti e tanti animali?” (11).

La lezione è questa. Tu vuoi bene a ciò che ti porta bene e hai odio o indifferenza per tutti gli altri. Io – dice Dio – non sono fatto così, ma voglio bene/perdono tutte le persone, senza alcun mio interesse. Se vuoi essere un vero mio profeta e non un parlatore ideologizzato, devi assomiglia a me che sono … Misericordioso.

C’è anche un significato più sottile e forse più comprensibile. Giona che parla e si sdegna è un ebreo oppresso da Ninive. Se Dio è misericordioso verso l’oppressore (e questo dà un gran fastidio a Giona!) perché aspetta tanto a usare misericordia verso il suo popolo e liberarlo?

I cittadini di Ninive credettero a Dio

Apr 26, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Giona 3,1-10

Dio non si arrende!

“Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore”. Si tratta di una seconda e più forte chiamata: “Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico”.

Il Signore chiede al profeta di mettersi lui per primo in ascolto: “Annuncia loro quanto io ti dico!”

In verità Giona non aspetta che il Signore gli dica, ma annuncia quello che vorrebbe il Signore dicesse riguardo agli abitanti di Ninive, e cioè una sentenza di morte improrogabile, addirittura peggiorativa rispetto al primo annuncio (vedi 1,2). Dice infatti: “Ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta” (4). Sorprendentemente (per Giona!) “i cittadini di Ninive credettero a Dio” (5) e fecero tutti quanti penitenza!

Mentre sono dure le parole del profeta, sono piene di tenerezza e speranza quelle del re pagano di Ninive: “Chi sa che Dio non si ravveda (cioè) cambi, così che receda dall’ardore della sua ira e noi non periamo! (9).

“Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro cattiva condotta e cambiò riguardo al male che aveva minacciato di fare e non lo fece” (10).

[Il fatto che Dio si ravveda non significa che capisca di aver sbagliato e si penta. Significa semplicemente che cambi il suo modo di intervenire, vedendo che è cambiato il comportamento dell’uomo]

E’ possibile dunque la conversione dei più feroci nemici, mentre è a forte rischio quella del profeta di Dio! Non deve sorprendere l’attenzione che l’autore riserva alla sana religiosità di popoli pagani. [Vedi i marinai sulla nave e il re di Ninive.]

Chi fa brutta figura è il profeta ebreo! Ma è soltanto il profeta ebreo che conosce chi è veramente Dio: sa cioè che il suo Dio è misericordioso e allora … si ribella!

Tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita

Apr 25, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Giona 2,1-11

Dal punto di vista del racconto, il ventre del pesce è il luogo più lontano da Dio, ma anche il grembo: luogo di rinascita.

Giona si trova non solo nel mare, ma dentro al ventre di un pesce nemico dell’uomo. Eppure quel ventre diviene un luogo sicuro, come un utero materno in cui il Signore fa sbocciare vita.

E’ in questo abisso o fossa che Giona riflette, prega e rinasce [Così è di ogni uomo e … del lettore].

Giona avverte che Dio lo ha abbandonato in balìa della morte. E dall’abisso della morte grida a Dio.

Non è che riconosca il suo peccato (e lo si vedrà in seguito). Semplicemente dice: Sto male, perché sono lontano da Dio! Grido dal profondo della mia angoscia.

E Dio … ascolta, cioè fa nascere e salva. Infatti “Tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita”.

Da ultimo, un particolare ironico e stimolante. Il Signore parla al pesce ed esso (obbediente!) depone Giona sulla terra. Il Signore parla a Giona e lui va dalla parte opposta, o, se va dove vuole il Signore, ci va arrabbiato!

Giona fuggì dal volto del Signore

Apr 24, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Giona 1,1-16

Il libro di Giona è un racconto didattico: si propone di insegnare, e vedremo cosa leggendolo attentamente.

Giona è un profeta ebreo. A lui il Signore chiede di alzarsi per andare a Ninive a “proclamare che la loro malvagità è giunta fino a me” (2). Proclamare cioè il peccato dei Niniviti. Si convertiranno alla sua predicazione? Giona, chiuso nel suo modo di pensare, ha paura … proprio di sì!

E allora “si alzò per fuggire lontano dal volto del Signore” (3). Lontano dal volto del Signore significa che il profeta non rispecchia il volto del Signore, che è … misericordia. Dunque il profeta non vuole conoscere l’amore che Dio ha per i peccatori. E va sempre più in basso! Infatti scende e si imbarca per andare a Tarsis. Viene una tempesta, ma egli scende e dorme nel luogo più basso della nave (5). Vale a dire che non vuole cogliere nessun messaggio che il Signore gli può mandare, meglio … morire!

I marinai sono uomini religiosi e pregano il loro Dio. Giona non prega, ma rivela … il suo peccato, causa della tempesta: fugge lontano dal volto del Signore. Non obbedisce al Signore, perché non ha amore. Il volto del Signore infatti è amore, perdono, misericordia … l’esatto contrario di quello che è e che fa Giona. Davvero egli è lontano dal volto del Signore!

I marinai mostrano la loro religiosità gettando Giona in mare. Se il profeta è contro Dio è giusto che si assuma la sua responsabilità, sia punito e così (priva del peccatore) la nave si possa salvare.

Sabato di Pasqua

Apr 22, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 16,9-15

9Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. 10Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. 11Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
12Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. 13Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
14Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. 15E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.

 

Serie di annunci di risurrezione, da parte di Maria Maddalena e dei due discepoli. Ma gli apostoli “non credettero”.

La fatica che i credenti sperimentano di fronte all’annuncio della risurrezione è prefigurata nella “durezza di cuore” degli apostoli stessi.

“Udito che era vivo non credettero”. E’ una parola che vale per tutti noi. Crediamo a coloro che lo hanno visto e che lo annunciano risorto (vale a dire, crediamo alle Scritture sante) oppure pretendiamo di vedere e toccare per credere? Deve bastare “credere a quelli che lo hanno visto (credere alle Scritture)”.

Con la proclamazione del Vangelo (“andate in tutto il mondo”) nasce e si sviluppa la chiesa, generata nel battesimo. Essa non è sola, e non è da sola, poiché “il Signore agisce con lei e conferma la Parola coi segni che l’accompagnano”.

Venerdì di Pasqua

Apr 21, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Giovanni 21,1-14

1Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. 3Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
4Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». 6Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. 7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. 8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

 

Il Vangelo di Giovanni è stato scritto (alcuni segni) perché crediate che Gesù è il Cristo (20,31).

Il capitolo 21 vuole presentarci il modo col quale il Risorto si fa presente nella storia. Quel si manifestò di nuovo così (1) indica il modo col quale il Risorto si manifesta oggi e sempre.

Col comando di gettare le reti per la pesca, il Vangelo vuole dirci che il Risorto è presente quando i discepoli annunciano la Parola del Signore, in obbedienza e umiltà.

Col comando di trarre a terra le reti, il Vangelo vuole dirci che le persone vanno portate in salvo. E la salvezza si ha nell’incontro con Gesù sulla nostra terra.

Egli è colui che offre il pasto, ma anche colui che si fa pasto/cibo perché diventiamo suoi amici: una cosa sola con lui e tra di noi.

È così che Gesù risorto si manifesta e opera nel mondo: ieri, oggi e sempre.

Giovedì di Pasqua

Apr 20, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Luca 24,35-48

35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

 

Gesù risorto non è un miraggio e non è un’apparenza o fantasma.

Mostrando “mani e piedi” e poi “mangiando davanti a loro”, Gesù vuol dire ai discepoli di essere vivo (non tanto nella loro mente) ma nel suo corpo, anche se Gesù è vivo in modo nuovo.

La difficoltà (allora e sempre) sta nel vedere la morte di Gesù come adempimento del disegno di Dio, e non come un inaspettato fallimento. Ebbene il disegno di Dio, già consegnato nelle Scritture (sta scritto), è questo: il Cristo morirà e risorgerà. Non si tratta di una precisa profezia, ma del senso o cuore di tutta la Scrittura. Questo dato ci invita ad accogliere tutta la Scrittura in modo nuovo, cioè come racconto di morte e risurrezione, come racconto volto alla risurrezione.

Sta scritto anche che questo disegno (Vangelo) va predicato a tutte le genti. Se è accolto (conversione) il mondo viene perdonato e riconciliato con Dio.