Sebbene avesse compiuto tali segni

Mar 30, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 12,37-50

Gesù si è nascosto, non parla più in pubblico. Subentra ora il narratore a nome della sua comunità, come lo farà a nome proprio più avanti per concludere il racconto evangelico (20,30s). Prima di condurre il suo lettore nella notte della Passione, o piuttosto prima di rallegrarsi al sole di Pasqua, l’evangelista dà uno sguardo retrospettivo sul rifiuto che è stato opposto al Rivelatore, nel tempo del suo incontro con gli uomini.

“Sebbene avesse compiuto tali segni davanti a loro (segni raccontati in questo Vangelo), non credevano in lui”. E’ costatazione della incredulità, nonostante i grandi segni compiuti. Si compie allora la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra parola?”. [“Nostra parola” è la parola del Servo del Signore, praticamente “la sua predicazione”]

Le parole di Isaia sono annuncio e non condanna: Isaia ha visto la gloria di Gesù (il Servo) e ha parlato di lui. L’incredulità dei capi non è da imputare a insuccesso del Servo del Signore (nel caso, Gesù) e quindi non dimostra che egli non è Servo. Piuttosto l’incredulità nei confronti di Gesù mostra che egli è Servo. Non è che i capi non hanno creduto perché lo dice la Scrittura (in questo caso sarebbero da apprezzare perché … l’avrebbero compiuta!). La Scrittura semplicemente pre-annuncia quello che di fatto è avvenuto e cioè che non hanno creduto al Servo. La loro incredulità è la prova storica che la parola di Isaia si compie e cioè che Gesù è il Servo del Signore, l’Inviato di Dio.

L’incredulità dei capi non è da imputare nemmeno (c’è una seconda citazione di Isaia) a Dio che … indurisce i cuori. Se è lui che indurisce, si dovrebbe dire: che colpa hanno le persone? Anche qui si vuol dire (con linguaggio ardito per noi) che la Scrittura pre-annuncia la durezza dei cuori. Annuncia cioè il fatto che essi non vedono, non comprendono, non si convertano … e così io (Gesù) non li guarisco, perché essi non vogliono.

“Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui”. Ma, a causa dei Farisei, non lo dichiaravano perché non volevano essere cacciati dalla sinagoga (noi diremmo: non volevano perdere il potere, poiché erano capi).

Abbiamo poi come un sommario della vita pubblica di Gesù. La prima affermazione è la sua forte unione col Padre: Gesù non è un eroe, un semidio, un meteorite … è sempre UNO COL PADRE.

La seconda affermazione è: “Io sono venuto nel mondo come luce”. Qui, luce va intesa come parola. Credere alla sua parola è uscire dalle tenebre.

Può avvenire, come è avvenuto e come purtroppo ancora avverrà, che “uno ascolta le mie parole e non le osserva”. In questo caso è la parola stessa che lo giudica. Non ora (perché ora è il momento in cui Gesù fa appello alla fede perché il mondo sia salvato) ma nell’ultimo giorno.

Perché hanno tanta importanza le parole di Gesù? Perché “Le cose che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me”.

Conclusione, che è come una conclusione di tutto il suo insegnamento e dell’insegnamento di tutta la Scrittura: “Io so che il suo (del Padre) comandamento è vita eterna”. La Parola è Insegnamento/Luce. L’Insegnamento è Vita eterna = L’Insegnamento è e dona Vita eterna: quella vera, quella che dura, quella che … già abbiamo ereditato per il grande amore che Dio ha per noi!!

Ascoltiamo la parola antica della Scrittura: “Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto” (Deuteronomio 18,18s).

Ascoltiamo la parola della Scrittura nel Vangelo di oggi: “Io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire” (12,49).

Gesù dunque è il vero, definitivo Profeta.

Domenica 29 Marzo 2020 – V Quaresima – Anno A

Mar 29, 2020 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

“Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa
contro gente senza pietà;
salvami dall’uomo ingiusto e malvagio,
perché tu sei il mio Dio e la mia difesa. (Sal 43,1-2)”

Prima Lettura: Ez 37,12-14

Salmo Responsoriale: Sal 129

Seconda lettura: Rm 8,8-11

Vangelo: Gv 11,1-45

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Ora il principe di questo mondo sarà cacciato fuori

Mar 28, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 12,20-36

Per l’evangelista questo è l’ultimo racconto prima della passione.

Quasi all’improvviso saltano fuori questi Elleni/Greci: pagani simpatizzanti che si sono uniti a quanti sono saliti per il culto durante la festa/Pasqua. Fanno una domanda solo apparentemente banale: “Vogliamo vedere Gesù”. Invece è una domanda “pesante”. E’ portata a Gesù da due ambasciatori di primo piano (di prima chiamata, vedi 1,35ss): sono i discepoli Andrea e Filippo. A loro Gesù aveva detto: “Venite e vedrete”. Ora sono loro che portano i pagani a … vedere Gesù!

Gesù dice: “E’ venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato”. Glorificare è una parola che apre a tanti significati: qui vuol dire morire: un morire che porta frutto. Lo spiega bene l’immagine del chicco di grano che caduto in terra … muore.

L’applicazione e l’estensione di questa immagine alla vita degli uomini suona paradossale: chi ama la sua vita la perde, chi non l’ama in questo mondo la conserva per una vita che dura. Gesù parlava così di se stesso, ma la cosa è vera anche per il discepolo.

Per Gesù è il momento della … caduta in terra: momento di turbamento e di prova [Secondo il Vangelo di Giovanni, questo è il Getsemani di Gesù). E allora? “Padre, glorifica il tuo nome/te stesso”, che vuol dire: Padre, compi la tua volontà. La voce dal cielo (Dio) annuncia che Gesù uscirà dalla prova compiendo la volontà del Padre nella morte [Mi pare sia questo il significato dell’espressione l’ho glorificato e lo glorificherò di nuovo]

La folla non capisce! Gesù afferma che quella parola non è solo per lui, ma anche per i discepoli. Infatti, quando egli “sarà innalzato da terra (= morirà)” trascinerà tutti a lui (la traduzione attirerò è un po’ debole). Dove …  trascinerà Gesù? Trascinerà … a lui, nell’atto del suo obbedire alla volontà del Padre.

In questo gesto di obbedienza (croce) il principe di questo mondo (che è la disobbedienza fatta persona!) è giudicato e cacciato fuori. Il mondo invece viene trascinato con forza (Spirito) a Gesù obbediente e amante.

In modo esplicito Gesù ha parlato della sua morte, ma non ha mai usato il pronome personale io: ha sempre detto Figlio dell’uomo alla terza persona. Ti metti contro la Scrittura, dicono i Giudei. Il Cristo/Messia rimane in eterno e il Figlio dell’uomo deve regnare per sempre. Non deve morire, come invece affermi tu. Vuoi forse dire che il Figlio dell’uomo sei … tu che vai a morire? Sì, sono io il Figlio dell’uomo!

Credete nel Figlio dell’uomo, credete a me che sono la luce anche se vado alla morte/tenebra. Fate la scelta della luce e non delle tenebre. Mentre avete la luce, cioè mentre avete me credete in me. Così diventerete come me: sarete figli della luce, apparterrete alla luce. E’ questo l’ultimo grande appello alla fede, fatto da Gesù … in pubblico!

“Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose”. La rivelazione in pubblico (parresia) è terminata! Continuerà nella cerchia dei discepoli, in attesa che Gesù ritorni a loro nella gioia della Pasqua.

La folla uscì incontro a Gesù

Mar 27, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 12,12-19

“Una grande folla venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui”.

L’Evangelista ci fa udire quello che la folla dice di Gesù. Come è prescritto per la celebrazione della festa, la folla canta un salmo (118). L’espressione … “colui che viene nel nome del Signore” (nel salmo si intende il pellegrino che sale a Gerusalemme) viene applicata a Gesù. Per di più, questo Gesù viene acclamato “re di Israele” (parola che non c’è nel salmo).

Ma c’è subito la descrizione del modo col quale Gesù intende la sua regalità. Di sua iniziativa, cerca/trova un asinello e vi si siede sopra. Con questo gesto singolare egli vuol richiamarsi ad un altro testo della Scrittura (Zac 9,9) nel quale si dice che “il tuo re viene, seduto su un puledro d’asina”. Siede (atteggiamento di chi governa, giudica e insegna) su un asinello (non un cavallo, non una cattedra/trono). Con questo gesto Gesù annuncia certo che egli è re di Israele, ma lo è in modo nuovo: è un re mite, che governa nella mitezza e non nella violenza della forza.

“I suoi discepoli non compresero queste cose … “. [Ormai siamo abituati a queste puntualizzazioni dell’Evangelista] Egli vuol dire al lettore che (come i discepoli) le cose non si capiscono subito e automaticamente: bisogna ricordare. Ma, ricordare vuol dire “pensare con/nella fede”, cioè lasciarsi guidare dallo Spirito, lo Spirito che è dono del Cristo risorto.

Impariamo poi che c’è un incontro di due folle: “la grande folla che era venuta per la festa” e “quella che era con Gesù quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro“. Sono due folle cherendono testimonianza di Gesù.

I Farisei capiscono di aver fallito nei loro attacchi a Gesù. Si dicono: “Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!”. E’ un riconoscimento importante: le folle sono percepite come … il mondo (in greco kosmos). E’ un’esagerazione o figura retorica che … fa piacere all’Evangelista notare. Nello stesso tempo deve far pensare il lettore: sono anch’io quel mondo che va dietro a lui (sono discepolo) o sono tra quelli che lo contraddicono (sono fariseo), da che parte sto?

Sei giorni prima della Pasqua

Mar 26, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 11,55-12,11

“Era vicina la Pasqua dei Giudei”. Questa espressione ci fa capire che ormai siamo alla fine, meglio, al compimento. Si conclude tutto il ciclo della preparazione alla Pasqua, praticamente tutto il Vangelo di Giovanni.

Alcuni richiami che fanno capire già che la Pasqua di Gesù sarà una “Pasqua nuova”. Molti che sono saliti a Gerusalemme per la Pasqua cercano Gesù; i capi dei sacerdoti e i Farisei invece cercano di arrestarlo, chiedendo alla gente di stanarlo e denunciarlo; Maria rende onore e unge la persona di Gesù; uno dei discepoli sta per tradire/consegnare Gesù;. il dissenso o scisma riguardo a Gesù continua …

Nella casa di Betania “fecero un pranzo per lui (Gesù)”. Betania è identificata come “il luogo dove si trovava Lazzaro, che Gesù aveva risuscitato dai morti”. Il pranzo si svolge dunque in un clima che è presagio di risurrezione.

Ma quello che fa Maria non ha niente di festoso e sorprende tutti. “Avendo preso una libra di unguento (in greco muron) di nardo genuino prezioso unse i piedi di Gesù e li asciugò coi suoi capelli”. E’ qualcosa di più che un cortese gesto di accoglienza.

Nel cuore di Maria si disegna un gesto sponsale che è dedizione totale a Gesù. E’ tutta la sua persona (mani che ungono e capelli che asciugano) che avvolge la persona concreta di Gesù (piedi). Per questo gesto, tutta la casa viene … unta e consacrata! E’ la casa del Signore, è la chiesa!

Giuda che era un ladro, portato piuttosto a prendere che a dare, disprezza questo gesto sponsale di donazione gratuita. Per lui valgono soltanto i gesti che producono risultati!

E’ Gesù stesso che interviene e svela il senso del gesto: è un gesto di accoglienza ma che annuncia sepoltura. Annuncia la morte/sepoltura di Gesù (“non sempre avete me”). La presenza di Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti” è presagio di risurrezione: indica (profeticamente) che nessuno (Gesù prima di tutti e con tutti) resterà nel sepolcro. A tutti (profeticamente) era stato detto: Vieni fuori, vieni qui! E ora sei a tavola con me!

“Una grande folla venne a sapere e accorse per vedere Lazzaro“. Lazzaro – che Gesù “aveva risuscitato dai morti” – è un segno di vittoria e di vita. La sua presenza (il solo … vederlo) porta molti Giudei a credere in Gesù come … Inviato del Padre.

“I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù”.

Il pranzo di Betania ha messo in movimento e ha cambiato tante cose. Dio voglia che anche il pranzo dell’Eucaristia faccia altrettanto per noi!

Credano che tu mi hai mandato

Mar 25, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 11,38-54

Ecco il racconto del settimo segno.

Il sepolcro (almeno quello dei benestanti) era “una grotta e contro di essa era posta una pietra”. La scena ha soltanto due personaggi: Gesù, che è da solo, e la grande moltitudine.

“Togliete la pietra!”. Le persone sono chiamate in un certo senso a collaborare, così com’era successo ai servi durante il banchetto di Cana. Ma, a loro viene chiesto un gesto assurdo: togliendo quella pietra ritorna la morte che l’uomo credeva di avere allontanato e sigillato mettendo la pietra all’ingresso. Di fatto uscirebbe … l’odore cattivo!

“Se crederai – dice Gesù – vedrai la gloria di Dio”. Non dice: vedrai Lazzaro uscire dal sepolcro, ma vedrai la gloria di Dio. Cioè, vedrai che Dio c’è e opera attraverso di me. [Non si deve chiedere il miracolo, ma che Dio agisca come vuole lui!]

Gesù vuole mostrare che è Figlio vero, cioè che non fa nulla … senza chiedere al Padre. Vuole portare le persone a credere che è mandato dal Padre e che è UNO COL PADRE (è questo il senso di tutto il racconto)

Il racconto del segno è brevissimo. Tutto parte da un grido forte contro la morte: “Lazzaro, vieni fuori”. Si può parafrasare in modo libero così: Lazzaro non stare lì dentro nella morte, ma vieni qui da me che sono la vita. “Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario”. Come fa a uscire coi piedi e mani legati? C’è bisogno che qualcuno lo liberi e lo lasci andare ... Questi non sono particolari irrilevanti. Lazzaro è ritornato in vita, ma non è veramente risorto. Infatti ha bisogno di qualcuno che lo sleghi e lo lasci andare. Ma poi … tornerà a morire! Non avvenne così per Gesù con la sua risurrezione!

In genere la lettura del testo nella liturgia si ferma qui. Ma il picco del racconto non è la risurrezione di Lazzaro, ma la recezione del segno da parte della gente: cosa il segno … ha significato!

a) Molti dei Giudei credettero in lui.

b) Alcuni vanno dai Farisei a riferire la cosa.

c) I capi dei sacerdoti riuniscono il Sinedrio e deliberano di uccidere Gesù.

Ascoltiamo le motivazioni della sentenza: “Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione”. E’ una prima profezia, fatta dal sommo sacerdote … senza saperlo (profezia che si avvererà!). Poi, c’è una seconda profezia, anche questa senza saperlo (e anche questa si avvererà!): “E’ meglio che un uomo solo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione”. L’Evangelista commenta così la profezia: “Caifa profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Penso che l’evangelista volesse profetare/annunciare il raduno di Israele con tutti i popoli e cioè la salvezza del mondo.

Abbiamo un secondo ritiro … prima della morte. Non però al di là del Giordano (quasi una fuga, vedi 10,40) ma all’interno di Israele: “una città chiamata Efraim, dove rimase con i discepoli”.

E’ un … ritiro molto importante, perché Gesù “rimase là (solo) coi suoi discepoli”: li deve preparare alla Pasqua, alla … sua Pasqua!

Gesù versò lacrime

Mar 24, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 11,17-37

[E’ da circa 15 giorni che questo mio accompagnamento si svolge nel … tempo quaresimale del Coronavirus. Mi rendo conto che il mio contributo è diventato un po’ più “scolastico esegetico” e anche più lungo rispetto al passato (perché ho più tempo per guardare il testo). Ha i suoi rischi (più ostico e difficile?) e i suoi vantaggi ( più profondo?). Siccome avete più tempo anche voi, cercate di meditare di più il testo e di farlo … vostro nutrimento spirituale con umiltà e fantasia. L’importante è cogliere la sovrabbondante grazia di questo sempre possibile abbraccio spirituale quotidiano]

Quando Gesù arrivò a Betania, “trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolto”. I quattro giorni, nel caso di morte, indicano una situazione di non ritorno. Più avanti Marta dirà “manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”.

L’Evangelista informa della presenza di molti Giudei, venuti per consolare Marta e Maria. [Questi molti Giudei li ritroveremo alla fine del racconto]

Il racconto nota prima di tutto i gesti e le parole di Marta. In lei c’è un cammino (di fatto “andò incontro a Gesù”): cammino che parte dall’ascolto (“come udì che veniva Gesù”). Il risultato del cammino di Marta è questo: lei vede in Gesù un profeta che può chiedere a Dio qualunque cosa, e che questa cosa … “Dio te la concederà”. D’accordo con la tradizione di una certa parte di Israele (per es. i Farisei) Gesù afferma : “Tuo fratello risorgerà”. E Marta risponde, sempre secondo questa tradizione: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”.

A questo punto, il dialogo con Marta si fa … rivelazione di un compimento. Dice Gesù: “IO SONO (già adesso!) la risurrezione e la vita”. E aggiunge una parola che è la più impegnativa da accogliere: “Chi crede in me, anche se muore vivrà”; e ancora: “chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. Non morirà in eterno vuol dire: credendo in me, aderendo a me che sono la Risurrezione e la vita il credente ha già ora la Vita eterna. La morte biologica lo raggiungerà certamente, ma non lo separerà da me, poiché egli appartiene già al mondo dei risorti attraverso la sua fede in me.

La risposta di Marta è piena e corretta, come di una donna che crede: “Credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”. [Marta però non crede che tutta questa potenza di Dio che è in Gesù … sia messa a disposizione … ora del fratello morto. Diciamo che la sua fede è intellettuale e non fiduciosa ed esistenziale]

E’ singolare il rapporto di Gesù con Maria: “Il Maestro è qui e chiama te”, dice a lei la sorella Marta. Anche Maria fa un cammino: si alza subito avendo ascoltato, e poi va … Giunta da Gesù dice le stesse parole della sorella, ma … si ferma prima! Non fa, cioè, la solenne affermazione della sorella in ordine alla risurrezione nell’ultimo giorno.

Piange, e piangono con lei anche i Giudei. Piangono in modo rituale, ma vero. La morte vera crea pianto vero. E’ proprio di fronte a questo pianto vero, a questa impotenza umana e a questa superba vittoria della morte che Gesù si commuove ed è scosso. [In questo suo scuotimento c’è una specie di rabbia/irritazione contro la morte che umilia il creato]

“Gesù pianse”. Letteralmente è scritto “versò lacrime” o “lacrimò” che è qualcosa di più profondo, meno rituale e spettacolare del pianto/grido. Queste lacrime provengono da una vera esperienza. Gli dicono: “Signore, vieni e vedi”. Cosa vede il Signore? Non la tomba dell’amico, ma il pianto dell’umanità debole di fronte alla morte, incapace a vincerla. Le lacrime di Gesù sono prima di tutto … sim-patia e con-doglianza, non a parole, con l’umanità. Sono anche segno di quanto Gesù ama l’umanità: “Guarda come gli voleva bene!” dicono. Noi potremmo dire: guarda che amico è Gesù! Altri sottolineano (con ironia?) che Gesù, ritenuto profeta, poteva “far sì che non morisse”.

Un certo Lazzaro era malato

Mar 23, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 11,1-16

Secondo un certo calcolo la risurrezione di Lazzaro rappresenta il settimo segno.

“Un certo Lazzaro di Betania era malato”. I segni che Gesù compie partono sempre da una sua iniziativa che coglie una situazione: c’era un banchetto di nozze, c’era un uomo cieco ecc. I segni poi hanno la finalità di mostrare quello che Gesù è, sono rivelatori. [Quindi invitano sempre alla fede in lui]

La sorella Marta non viene identificata, mentre a Maria è riservata una lunga digressione: “era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli” … a indicare un rapporto profondo con Gesù. Lazzaro è identificato così: “suo fratello Lazzaro era malato”. Rispetto a Gesù, Lazzaro malato è … colui che tu ami. In un certo modo è l’amato/amico. (il greco c’è il termine filìa che significa amicizia). Tutto questa lunga descrizione per sollecitare il lettore ad una particolare attenzione: a leggere bene il segno.

All’udire della malattia dell’amato/amico, Gesù non si precipita al villaggio di Betania, ma dice: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio” e poi spiega: “affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”. Di fatto Gesù “rimase per due giorni nel luogo dove si trovava”. Eppure “Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro”. [Il greco ha il termine agape che significa amore]. Dunque, Gesù amava … e lo dimostrerà presto con la sua glorificazione/morte: amava … fino alla morte.

Il terzo giorno Gesù decide di andare di nuovo in Giudea. Lo dice esprimendosi al plurale: “Andiamo!”. Di fronte alle comprensibili resistenze dei discepoli Gesù fa uso di un detto: “Non sono forse dodici le ore del giorno”. Come dire: finché c’è luce si può camminare; e io sono la luce. Con me potete camminare: non inciamperete.

Altro modo di dire: “Il nostro amico si è addormentato”, ma io vado a svegliarlo”. Come dire: io lo sveglierò/risusciterò”. I discepoli non capiscono (anche noi non avremmo capito!). Gesù parlava della morte, e aggiunge: “Io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui”.

“Affinché voi crediate”, detto da Gesù, dà il senso del segno che sta per compiere; e quel “andiamo da lui” sposta la direzione del cammino: non più in Giudea (alla morte), ma da lui (dall’amico morto che … avrà la vita). Dunque: andiamo a morire … perché l’uomo viva! Tommaso cos’ha capito? Che c’è da combattere e semplicemente … morire!

Domenica 22 Marzo 2020 – IV Quaresima – Anno A

Mar 22, 2020 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

“Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi.
Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza:
saziatevi dell’abbondanza
della vostra consolazione. (cf. Is 66,10-11)”

Prima Lettura: 1Sam 16,1.4.6-7.10-13

Salmo Responsoriale: Sal 22

Seconda lettura: Ef 5,8-14

Vangelo: Gv 9,1-41

Per visualizzare la liturgia del giorno, clicca qui

La messa del Cardinal Zuppi viene trasmessa alle ore 10.00 su RAI3 EMILIA-ROMAGNA e su E’-TV (canale 10).

La Diocesi ha preparato anche un Sussidio per la preghiera in famiglia.

Sono Figlio di Dio

Mar 21, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 10,22-42

Ancora un’altra festa: festa della Dedicazione del Tempio.

“Era inverno”: punto massimo di poca luce, e allora … la festa si animava di tante luci. “Gesù camminava nel tempio”: insegna nel tempio, “nel portico di Salomone”; e allora … la vera luce è la sua parola.

Fino ad ora Gesù ha detto tante cose di sé, ha accolto e ha applicato a sé tanti titoli, ma sempre in modo velato. Per questo i Giudei lo provocano: “Se tu sei il Cristo/Messia dillo a noi apertamente (parresia)”. A noi … che siamo l’autorità!

Il solo “dire” non è riconosciuto testimonianza valida. Ciò che conta sono le opere. Ebbene “le opere che io compio nel nome del Padre, queste mi danno testimonianza”. Ma voi non siete mie pecore e quindi … non credete a quello che “io” faccio e “in nome di chi” lo faccio.

Credere è ascoltare, fidarsi/affidarsi: “porsi nelle mani di Gesù”. Egli ha acquistato le pecore dalle mani del Padre. Dà loro la vita eterna con l’insegnamento delle sue parole, per cui: ascoltando … credono e credendo … hanno la vita eterna, la vita vera, la vita che dura a partire già da ora! Infatti la vita vera consiste nell’essere(già) nelle sue mani. Vita eterna = essere nelle mani di Gesù. E’ vita eterna non tanto in riferimento alla durata, quanto al fatto che nessuno può strappare le pecore/persone che hanno creduto.

“Io e il Padre siamo UNO”. Uno (quanto ad analisi logica) è un neutro e non un maschile: per dire l’unità nell’agire e non nella identità delle persone. C’è un continuo riferimento di Gesù a Dio, che egli chiama Padre. Sempre più Gesù si mostra … Figlio, sempre più è UNO COL PADRE. [Il vers. 29 è oscuro e diversamente inteso. C’è chi preferisce tradurre così: “Ciò che il Padre mi ha dato (le pecore) è più grande di tutti (ha più valore di tutti”]

Di nuovo vogliono lapidare Gesù. Il motivo? La bestemmia: “Tu che sei uomo, ti fai Dio”. Gesù, invece di rispondere: Sì, io sono Dio (nel senso: io sono … divino, non tanto la persona di Dio) si rifà alla Scrittura dove il termine figlio di Dio è applicato alle persone stesse.

Di nuovo chiede di riconoscere che egli è Figlio di Dio (UNO … CON DIO) dalle opere che compie. Provocatoriamente dice: “Se non credete a me, credete alle opere”. Cercarono di catturarlo, ma “egli sfuggì dalle loro mani”. [Sfuggì di fatto allontanandosi, ma soprattutto con le risposte che aveva dato … sfuggì, non si fece intrappolare]

Ritornò di nuovo “al di là del Giordano dove Giovanni battezzava”. La prima volta Giovanni aveva testimoniato (1,34): “Questi è il Figlio di Dio”. Ora i Giudei dicono: “Si è fatto Dio”. E’ proprio vero! Il Figlio (Gesù) ha fatto … se stesso Dio, ma non a parole soltanto, piuttosto ma con le opere che ha compiute, e che l’Evangelista ha narrate.

Al di là del Giordano “molti credettero in lui”: prima, i Samaritani poi quelli al di là del Giordano …. tutti di fuori o ai margini! C’è una crescita di fede nelle persone, crescita che avrà la sua esplosione dopo la Pasqua.

[Ricordiamo sempre che sono i Giudei/Capi a volere la morte di Gesù e non il popolo: popolo che invece crede, anche se in modo ancora impacciato. E noi forse … siamo dalla parte di questo popolo! Di fatto facciamo un po’ fatica a seguire la logica di questa grande disputa di Gesù coi Giudei! Ma ci fa bene seguirla, perché piano il mistero di Gesù si apre ai nostri occhi e così cresciamo nella fede in lui]