Salmo 38

Ago 21, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Il salmo incomincia con una preghiera audace: “Signore, non punirmi più nella tua collera. Non castigarmi nel tuo furore!”. Il male c’è e si fa sentire, sia nelle nostre sofferenze personali, sia negli attacchi dei “nemici”, sia nell’abbandono degli amici.

Tutto questo male che si scarica continuo e violento, l’orante avverte che viene … dal Signore! Lo sdegno infatti è suo, le frecce sono sue, la mano pesa è sua. Per questo dice: smetti di punirmi così!

Nello stesso tempo, avverte una cosa più lacerante, e cioè che il motivo dell’ira di Dio e quindi della dura correzione è il peccato dell’uomo: “Le mie colpe hanno superato il mio capo”. E le mie colpe … lavorano: “nella mia carne non c’è più nulla di sano, il cuore batte forte, le forze mi abbandonano, anche amici e compagni si allontanano”.

I malvagi offrono soluzioni facili e ingannevoli ai miei guai, ma “io come un sordo non ascolto (li) e come un muto non apro bocca”. Perché, la vera soluzione sei tu, Signore: “Io attendo te, Signore, tu risponderai”.

Ma, quando? L’ansia, le palpitazioni, i gemiti non cessano … E allora non deve cessare nemmeno la preghiera, insistente e audace: “Vieni presto in mio aiuto, Signore, mia salvezza”.

Salmo 37

Ago 20, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Anche questo è un salmo alfabetico, il che significa che è un po’ lungo e un tantino formale composito.

I malvagi non è vero che stanno poi così male! Per di più fanno tanto male agli altri! Viene dunque istintivo irritarsi e anche invidiarli.

La risposta secca, ma vera a questo enigma è che “come l’erba appassiranno”: un giorno … finiranno nella rovina. Ma non basta sapere della loro triste fine, non è questo che consola il giusto o fa smettere di invidiare.

Bisogna percorrere una via positiva, che ha come primo passo l’esortazione: “Confida nel Signore e fa il bene”. Ecco, poi, un altro passo: “Rimani tranquillo e non agitarti”. E un altro passo ancora, molto concreto e stringente: “Smetti di arrabbiarti, perché ne verrebbe del male a te!”.

Soprattutto si indica una via pratica di obbedienza: “Sta lontano dal male e (cioè) fai il bene”. Per potere camminare sempre in questa via occorre meditare/proclamare la sapienza e avere la Legge (Torah) di Dio nel cuore/volontà. Cioè, accogliere, volere e fare la volontà di Dio.

Concretamente. Rifugiarsi nel Signore e sperare in lui, avere compassione e donare con generosità …. ecco l’antidoto sicuro all’invidia e all’irritazione di fronte al malvagio.

Salmo 36

Ago 18, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Dio parla, ma … parla anche il peccato/trasgressione che esce dal cuore, dalla decisione del malvagio: una parola detta senza timore di Dio, alcuno.

Il malvagio dice una cosa chiara “ai suoi occhi”: io non sono peccatore. E’ uno, dunque, che contempla se stesso e non vede, ha deciso (cuore) di non vedere  peccato nella sua vita.

Invece  fa tanti peccati: con le parole, coi progetti e coi suoi atti! Eppure, alla fine, egli dà un giudizio lusinghiero su di sé. Ma è un giudizio falso.

Chi giudica bene è soltanto il Signore, e noi non possiamo sostituirci a lui nel giudizio. Possiamo solo ammirare il suo giudizio, che è una abisso profondo!  Di fatto il giudizio di Dio procede dal suo amore e dalla sua fedeltà. Questo abisso profondo (per noi incomprensibile, ma bellissimo) si traduce in salvezza universale cosmica: “uomini e bestie tu salvi, Signore”. Infatti: “E’ in te la sorgente della vita”.

E’ il caso, dunque, di non nascondere il nostro peccato, ma di affidarsi al suo amore e di chiedere di non cadere più nel peccato, nel laccio dei malvagi.

I malvagi, assieme ai loro inganni, finiranno male!

Salmo 35

Ago 17, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Da che parte sta il Signore? Dalla parte del debole/oppresso.

Il male è molto forte, “i nemici” sono violenti e furbi. Per questo il debole/oppresso chiede che Dio stesso scenda in giudizio accanto a lui e lo difenda, anzi, combatta per e con lui.

Il debole/oppresso è uno che ha sempre fatto del bene. ha pregato per chi gli faceva del male … Se la risposta dei nemici è stata la voglia di farlo cadere, il Signore però … non stia a guardare! “Fino a quando, Signore, starai a guardare?”.

La preghiera diventa implorazione: “Libera la mia vita dalla loro violenza”. E poi quasi un comando: “Déstati, svegliati per il mio giudizio”.

Ma, come se la caverà il debole/oppresso se il Signore viene a giudicarlo? Il debole/oppresso non è uno che non abbia mai fatto peccati, ha però dalla sua parte la comunità che lo ama, e chiede per lui, servo del Signore, la pace.

Allora, la preghiera di tutti si fa lode: “La mia lingua mediterà la tua giustizia, canterà la tua lode per sempre”.

Salmo 34

Ago 16, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

E’ un salmo alfabetico, raffinatamente costruito dal punto di vista letterario.

Quindi percorre tanti temi, già toccati nel Salterio: dalla lode/benedizione alla istruzione/timore di Dio; dalla ricerca alla liberazione; dal grido all’esaudimento.

Il mio invito è a leggerlo e rileggerlo con calma, lasciandosi poi illuminare da una parola o da un concetto. E’ un salmo da … ruminare, come tutti, tra l’altro!

La liturgia fa molto uso di questo salmo.

 

Salmo 33

Ago 15, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

E’ la festa dell’Assunta e me la sono dimenticata!

C’è un rimbalzo continuo tra la lode che deve fare l’uomo retto e l’oggetto della lode che è il Signore operatore di tante cose belle.

Alla parola del Signore, parola che ha fatto i cieli, deve corrispondere di rimbalzo il timore del Signore, cioè l’obbedienza dell’uomo al progetto di Dio. Al Signore che sceglie un popolo deve corrispondere di rimbalzo l’appartenenza a lui, l’essere davvero sua eredità.

Ritorna, poi, il motivo del re. Non è la forza (il cavallo) a dare vittoria, ma ancora una volta il timore del Signore, l’abbandono concreto alla sua volontà. Anzi, viene data un’altra definizione del timore, che non è paura, ma sperare nell’amore del Signore.

La preghiera si conclude così: “Su di noi, Signore, sia il tuo amore, come da te noi speriamo”.

Salmo 32

Ago 14, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Il salmo parte con una stupenda beatitudine o congratulazione: “Beato (fortunato, mi congratulo … ) l’uomo a cui è tolta la colpa … “. La felicità/salvezza è data dal perdono del Signore e non da altre vie.

La colpa è tolta, però, a condizione che nell’uomo non ci sia inganno o una pretesa e non vera giustizia. La condizione è che l’uomo confessi veramente la sua colpa. Infatti è scritto: “ti ho fatto conoscere il mio peccato … e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato”.

Come fare per non ritornare nella colpa? Dice il Signore: “Ti istruirò e ti insegnerò la via da seguire; con gli occhi su di te, ti darò consiglio”. Questa istruzione si accompagna ad un importante e pratico ammonimento, a non essere come il cavallo e il mulo che hanno bisogno di briglie costringenti, a non essere ribelli e recalcitranti. 

Il Signore, invece, ci istruisce con amore (amore che èa suo modo, esso stesso “costringente”), ma che ci libera dagli idoli e da noi stessi. E ci fa amare lui, appartenendo a lui camminando nella strada che amorevolmente ci indica.

Salmo 31

Ago 13, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Ancora un’implorazione forte: “Salvami per la tua giustizia … Vieni presto a liberarmi”. Chi altri, se non tu, Signore, mi può liberare? Infatti, “Tu sei mia rupe e mia fortezza”.

L’uomo è in grande pericolo: “Mi hanno teso un laccio”. Lo scontro non è frontale, ma di lato e nascosto da parole ingannevoli. Grande pericolo, dunque. Il vero pericolo per l’uomo si traduce in operazioni o scelte con le quali l’ingannatore vuole portare all’idolatria, fuori dal cammino segnato dal Signore.

Come si vede da tutto il salmo, il grido è veramente forte, quasi straziante: l’uomo non ce la fa più nemmeno a … gridare! Semplicemente dice: “Io confido in te, Signore” e (con tanta fiducia volta a Dio) fatti vedere con volto di misericordia (17).

Sì, “il Signore ha fatto per me meraviglie di grazia”. Pensavo che tu, Signore, nemmeno mi vedessi (23), e invece hai ascoltato la mia preghiera.

Appello finale: “Amate il Signore, voi fedeli (lett. voi che lo amate), voi che avete fiducia, voi che sperate”.