Si ritirò presso il mare

Giu 27, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 3,7-12

La decisione di uccidere Gesù crea un primo stacco nel suo ministero.

Infatti “Gesù con i suoi discepoli si ritirò presso il mare”. Ma non lascia la gente, e la gente non lascia lui! Anzi, il mare diventa luogo e punto di attrazione di tutto il mondo circostante, mondo fatto in gran parte di ebrei isolati in mezzo a culture pagane (ebrei della diaspora). Marco si compiace di sottolineare che molta folla lo seguì dalla Galilea, e … perfino da Gerusalemme, in un percorso rovesciato rispetto ai tradizionali pellegrinaggi prescritti dalla Legge che portavano a Gerusalemme.

La folla va a lui e lo schiaccia. Vuole toccarlo per essere guarita. Il Vangelo non è soltanto dottrina da accogliere, ma persona che cura e quindi … va cercata e toccata. A questa persona, al suo contatto vengono portate le nostre ferite … in silenzio e fiducia! Ed egli guarisce … senza parole!

Gli spiriti impuri invece sono loquaci, e non mostrano affatto le loro ferite a Gesù. Anzi, gridando il suo nome, vogliono allontanare Gesù. E’ il contrario di quello che fa la povera folla: bisognosa di tutto, è una folla malata che va a lui e lo tocca.

[E’ chiaro che non dobbiamo immaginare questo contatto come un fatto magico, come una ricetta miracolosa di cui si è possessori. Si tocca Gesù con umiltà e fiducia, non con pretesa]

E’ lecito fare il bene di sabato

Giu 26, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 3,1-6

E’ la seconda volta che Gesù entra nella sinagoga (vedi 1,21). Nella sinagoga c’è un uomo dalla mano paralizzata (1). Un uomo dunque non perfettamente uomo!

Secondo la consuetudine di Israele quest’uomo, non essendo in pericolo di morte, poteva/doveva essere curato … il giorno dopo il sabato. Gesù invece lo guarisce/cura proprio in giorno di sabato, intendendo però la guarigione/cura in modo del tutto diverso o nuovo.

Per Gesù, guarire/curare non è un’operazione riconducibile solo al fatto terapeutico, ma è un atto creativo. E’ … fare cosa buona (vedi Genesi 1), è salvare/dare vita (4): operazione che non è più l’uomo a compiere, ma Dio stesso! Pertanto, questa operazione che compie Gesù proprio di sabato, svela chi egli è, e che agisce con/al modo di Dio.

Non sorprende che … subito “farisei ed erodiani tennero consiglio per farlo morire” (6).

Solennità della nascita di Giovanni Battista

Giu 24, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Luca 1,57-66

Le feste dei santi sottolineano la testimonianza o santità delle persone, e così avviene anche per Giovanni Battista nella festa del suo martirio (28 agosto).

Oggi invece si fa festa per il suo ingresso nel mondo, per la sua presenza, per il suo esserci. Ed è una presenza tutta volta al Cristo.

Giovanni raccoglie tutta la profezia, tutta l’attesa del Signore quando dice: il tempo è compiuto, in mezzo a voi sta uno che non conoscete.

Oggi è la festa/solennità che ricorda come tutta la storia o tutto il disegno di Dio attraverso la storia si volga e si compia in Cristo Gesù.

La presenza di Giovanni, il suo esserci testimonia che tutta la storia e tutta la rivelazione hanno un senso. Senso che si trova in colui che è più grande di me e vi battezza nello Spirito: Gesù Cristo salvatore del mondo.

Solennità del Sacro Cuore di Gesù

Giu 23, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Matteo 11,25-30

Le popolazioni raggiunte dalle parole e dai gesti di Gesù non si sono convertite. Per loro risuona un giudizio molto duro (20-24).

In quello stesso tempo – come dice esattamente il testo – Gesù si compiace che i piccoli/semplici abbiano accolto le sue parole, abbiano cioè accolto lui, come Figlio del Padre.

I piccoli/semplici sono anche coloro che, credendo in Gesù, hanno trovato pace e riposo. Il giogo di Gesù infatti, vale a dire la sua parola, il suo insegnamento è un giogo soave e leggero.

Perché questo? Perché le sue parole non sono un puro comando che risuona dall’esterno, ma sono … lui stesso umile di cuore (obbediente a Dio) operante in noi. Imparare da lui significa lasciare che la sua obbedienza al Padre operi in noi.

Solo i piccoli, i semplici, i … peccatori poveri hanno capito e capiscono questo!

Il Figlio dell’uomo, Signore del sabato

Giu 22, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

2,23-28

Sempre a riguardo delle pratiche, osservate per amore della Legge mosaica, i farisei contestano un comportamento nuovo o diverso dei discepoli di Gesù.

Siamo in giorno di sabato, giorno di riposo assoluto per il Signore. I discepoli invece fanno due cose che non si possono fare: camminano, forse più del permesso in giorno di sabato; ma soprattutto raccolgono le spighe, cioè … fanno qualcosa, lavorano, mietono.

Ma anche Davide coi suoi compagni – dice Gesù – ha fatto quello che non si poteva fare. Lo ha fatto per necessità, perché aveva fame (25).

Conclude Gesù: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (27). Il sabato, cioè, deve portare bene all’uomo: se ha fame deve mangiare …

“Il Figlio dell’uomo – aggiunge – è signore anche del sabato” (28). La pratica più importante e qualificante del popolo d’Israele è visitata e interpretata da Gesù che si pone come Figlio dell’uomo, vale a dire, come Giudice, come … Dio stesso! E’ Dio infatti il Signore del sabato!

Dunque, Gesù è Medico, Sposo, Giudice e Signore del sabato. Come si può notare, stiamo percorrendo dispute che assumono un carattere di rivelazione riguardo a Gesù.

Lo sposo è con loro

Giu 21, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 2,18-22

Siamo ormai nel campo delle dispute o diatribe di varie categorie di Israeliti nei riguardi di Gesù e dei suoi discepoli. Dispute che sono aperte letterariamente dalla parola perché. [Vedi il primo perché al v. 16 di ieri]

Perché i discepoli di Gesù non fanno le pratiche dei discepoli di Giovanni e dei farisei? Nel caso concreto si tratta del digiuno.

La pratica del digiuno suppone disgrazie ed è come un lutto. Alla fine, questa pratica diventa una preghiera forte perché il Signore intervenga.

Ebbene, dice Gesù, l’intervento del Signore c’è ed è in atto. Anzi, nell’immagine del banchetto di nozze, Gesù è lo sposo! Digiunare quando c’è Gesù significa non riconoscerlo come sposo, ma rimanere attaccati alle pratiche che sollecitano … il suo intervento, la sua venuta!

Il digiuno, però, è una pratica buona, e sarà fatto quando lo sposo sarà tolto (è l’annuncio della morte e quindi del tempo della chiesa).

Dal punto di vista delle pratiche in generale, il testo vuol dirci che è la presenza di Gesù (Vangelo) che condiziona le pratiche stesse, o meglio, che le rinnova dando loro il significato più vero.

“Il vino nuovo (Gesù, il tempo messianico, il vangelo) va messo in otri nuovi (comportamenti dettati e conseguenti alla assenza/presenza di Gesù sposo).

Mangia e beve coi peccatori

Giu 20, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 2,13-17

Siamo nuovamente sul mare: “uscì di nuovo lungo il mare” (13). La scena è ampia e universale: “tutta la folla veniva a lui”.

Gesù prosegue il suo insegnamento. Si tratta sempre di un insegnamento d’autorità: la sua chiamata infatti provoca: “vide Levi, disse, ed egli si alzò e lo seguì (14).

La parola di Gesù è potente, capace di cambiare le persone più lontane ed estranee, anzi di fare sì che nasca la comunione con lui degli agenti delle tasse (pubblicani) assimilati ai peccatori.

Gli scribi che appartengono al gruppo dei farisei protestano per il modo d’essere e di agire di Gesù (16). La risposta di Gesù è … vangelo, bella notizia! Come dire: è giunto il tempo in cui i malati sono guariti e i peccatori sono perdonati. Dunque, è giunto il regno di Dio!

Gesù è il vero medico che non solo guarisce, ma mangia e beve coi peccatori, cioè dona e fa amicizia con loro.

E’ bello notare che Gesù si muove sempre coi suoi discepoli (alcuni almeno): nella casa di Simone (1,29), e ora nella casa dei peccatori. Significa che la chiesa/comunità deve imparare e poi fare come lui!

Il Figlio dell’uomo ha il potere di rimettere i peccati sulla terra

Giu 19, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 2,1-12

Cafarnao era il luogo dove Gesù soggiornava, ospite nella casa di Simone e Andrea.

A Cafarnao, una prima volta era entrato nella sinagoga (1,21) adesso entra nella casa: “si seppe che era in casa” (1). E’ una casa non chiusa nell’intimità dei proprietari. E’ aperta, al punto che “non vi era più posto neanche davanti alla porta” (2).

Alle tante persone radunate Gesù “diceva la parola” (2), cioè parlava. Il suo parlare però non è chiacchiera o semplice indottrinamento, ma è fatto con autorità, tanto che ottiene la guarigione del paralitico (12).

Ma il problema è un altro! Con questo decisivo intervento Gesù vuole mostrare che il Figlio dell’uomo (lui!) è e agisce come Dio. Ha cioè il potere di perdonare i peccati sulla terra (10). “Non abbiamo mai visto nulla di simile” (12) dicono le persone.

Giuridicamente il peccato veniva scontato, o con la morte del peccatore o con l’offerta di un sacrificio particolare, in ogni modo il peccato era perdonato sempre e solo da Dio.

Ebbene, ora Dio agisce in Gesù. Il potere di Dio è in Gesù, e Gesù lo esercita con misericordia verso i poveri, verso la comunità che ha fede in lui (5).