E’ a motivo della risurrezione dei morti che io vengo giudicato

Giu 23, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Atti 24,10-21

Paolo non cede alla retorica giudiziale, ma passa immediatamente … ai fatti! Li smonta uno a uno con vere prove. In tribunale infatti contano fatti e prove e non retorica e nemmeno, in un certo senso, la teologia! Per questo Paolo dice: “Non mi hanno mai trovato nel tempio … non possono provare nessuna delle cose delle quali mi accusano … “.

“Questo invece dichiaro”. Ecco la difesa di Paolo, e cosa gli preme dire. Presenta la sua vita dal punto di vista teologico. Rivendica di adorare il Dio dei padri (giudei), pur seguendo la via (Gesù) che i Giudei chiamano setta. Rivendica di credere in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto nei Profeti (noi diremmo credere nella Sacra Scrittura). Infine dice“Nutro in Dio la speranza, condivisa pure da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti. Per questo mi sforzo di conservare una coscienza irreprensibile davanti a Dio e agli uomini”. Sintesi: Paolo è un perfetto giudeo che ha creduto nelle promesse. Promesse che egli crede siano state compiute nel Gesù da lui annunciato.

Poi ci sono i fatti concreti che dimostrano che lui è un giudeo osservante che si comporta bene: Ero venuto a portare elemosine alla mia gente, e a offrire sacrifici per essere purificato. I Giudei dell’Asia mi hanno accusato e così hanno creato confusione. Di fatto, però, questi accusatori non sono nemmeno presenti, qui, a testimoniare.

Quale colpa allora potrebbe sussistere contro di me? Con grande abilità giudiziale ma anche spirituale Paolo dice: “E’ a motivo della risurrezione dei morti che io vengo giudicato oggi davanti a voi!”. Tradotto, il problema è … Gesù risorto!

Quest’uomo è una peste!

Giu 22, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Atti 24,1-9

Paolo è in un posto sicuro, a Cesarea, lontano da Gerusalemme. E’ qui che avrà sede il giudizio.

Per accusare Paolo, scendono a Cesarea lo stesso sommo sacerdote, alcuni anziani e un avvocato. Si prepara dunque qualcosa di grande.

Il breve tratto della lettura di oggi mette in luce la retorica dei giudizi di questo mondo. Il governatore Felice è chiamato … eccellenza, uomo ricco di benevolenza e di indulgenza, uomo di pace, una persona alla quale si deve gratitudine (eppure Roma era la potenza occupante!) … Tertullo stesso, l’avvocato, lascia da parte questi preamboli ….

Ecco la sostanza del suo giudizio/accusa su Paolo: “Questo uomo è una peste, fomenta disordini fra tutti i Giudei … è capo della setta dei Nazorei … ha tentato di profanare il tempio ….”.

E’ vero che il cristianesimo rettamente praticato ha certi effetti indotti sul piano civile e sociale, ma non sono da confondere con la sovversione. Gesù stesso aveva detto: non sono venuto a portare la pace, ma la spada … ho gettato il fuoco sulla terra … dite a quella volpe di Erode! Anche Gesù è stato giudicato un sovvertitore!

In certi tempi e momenti la religione, la fede, la testimonianza sono giudicati come sovversione, mentre sono soltanto cambiamento e vita, non una peste che uccide!

Ti ascolterò quando saranno qui i tuoi accusatori

Giu 21, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Atti 23,23-35

Siamo colpiti dallo schieramento messo in campo per evitare che Paolo sia assalito dai 40 cospiratori. C’è forse una certa, voluta visione teologica della cosa? Un prigioniero, un povero viene scortato come un … principe o un capo di governo! Non si vuole dire, forse, che Dio protegge i piccoli, e che nessuno può ostacolare i suoi disegni?

Paolo “deve” essere condotto a Cesarea sano e salvo, e poi “deve” essere condotto a Roma. Il fatto è che “deve”, cioè, Dio vuole che renda testimonianza.

Quanto al “caso Paolo” Claudio Lisia  dice che non è degno di morte. La causa sarà dibattuta nella sede opportuna di Cesarea, dove abita il governatore Felice, che tiene il luogo dell’imperatore.

Tutto si svolge come previsto, meglio … come Dio vuole. Paolo viene ospitato come prigioniero in attesa di giudizio nel pretorio di Erode: un carcere di lusso?

Non mangeremo e non berremo finché non avremo ucciso Paolo

Giu 20, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Atti 23,12-22

Veniamo a sapere di un complotto di quaranta giudei, accompagnato da un giuramento esecratorio: “non mangeremo e non berremo fino a che non avremo ucciso Paolo”. Questo ci dice quanto violenta, passionale e fideista fosse la lotta contro il “traditore Paolo”.

Il complotto è ben preparato, ma casualmente o provvidenzialmente viene scoperto da un nipote di Paolo. Veniamo a sapere che una linea di parentela di Paolo (la sorella) abita a Gerusalemme. Egli pure – come sappiamo – era stato allevato a Gerusalemme, pur essendo nato a Tarso in Cilicia.

Gesù aveva detto di essere “semplici come le colombe e furbi come i serpenti”. Vediamo in azione un anticomplotto, che ha come stratega un essere molto semplice, un … non addetto ai lavori! Si tratta di un ragazzo/giovane, che però riesce a fiutare, scoprire e poi denunciare il complotto. L’amministrazione di Roma, come si noterà, fa bella figura sventando il complotto!

La vicenda di Paolo a Gerusalemme e in Giudea è sempre di più invischiata e pilotata da odi intriganti, processi, pratiche burocratiche, diplomazie, tangenti, gelosie e simpatie … Paolo è del tutto dentro al tessuto storico, che è quello che è! Ma il disegno di Dio si svolge proprio in questo tessuto mondano!

Non troviamo nulla di male in quest’uomo   

Giu 19, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Atti 22,30-23,11

Il comandante che ha sequestrato Paolo vuole sapere perché e di cosa è accusato. Pertanto Paolo è condotto davanti ai capi dei sacerdoti e a tutto il sinedrio. [Situazione che Gesù aveva già predetto, cfr. Matteo 10,17].

Paolo guarda negli occhi il Sinedrio e solennemente afferma la propria rettitudine davanti a Dio. Per questo viene percosso dal servo del sommo sacerdote che, invece, lo ritiene un sovvertitore della Legge. Ma egli non è un sovvertitore, ma un fedele osservante in tutto quello che dice la Legge.

Davanti al Sinedrio, Paolo imposta la sua difesa mirando a … dividere gli accusatori: essi hanno pareri diversi riguardo la risurrezione dei morti. Paolo dice – sintetizzando al massimo il suo Vangelo – che è chiamato in giudizio proprio a motivo della risurrezione. Di fatto il Sinedrio si spacca! I Farisei arrivano a dire: “Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato”.

La confusione è tanto grande! Il comandante – che non si intende molto di diatribe religiose – pensa si possa arrivare ad un linciaggio del prigioniero, e allora fa rientrare Paolo nella fortezza. Tutto si mette male per Paolo!

Ma …  nella notte (è la notte di Paolo!) gli viene accanto il Signore, confermandolo nel mandato della testimonianza: “Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma”. Si tratta però di una testimonianza diversa: è fatta … davanti ai tribunali, ed è fatta … in catene.

Paradossalmente, le cose vanno bene quando … è dato di testimoniare Gesù!

Và, perché io ti manderò lontano, alle nazioni   

Giu 18, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Atti 22,17-29

Paolo comunica agli ascoltatori ebrei un’esperienza personale avuta nel Tempio di Gerusalemme (esattamente da dove sta parlando!).

“Mentre pregavo nel Tempio, fui rapito in estasi e vidi lui che mi diceva”. Paolo vede Gesù risorto che dice! E Gesù risorto dice così: “Affrettati ed esci da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me”. Poi aggiunge: “Và, perché io ti manderò lontano, alle nazioni”.

Il fatto che Gesù chieda a Paolo di … uscire da Gerusalemme e addirittura … andare lontano, cioè tra i pagani, scatena la rabbia/gelosia degli ascoltatori ebrei, che gridano: “Togli di mezzo costui”, cioè, uccidilo!

Questi ebrei non accettano due cose. Che il Dio dei padri parli e operi in Gesù Nazzareno, e che Gesù (tramite Paolo) si rivolga direttamente ai pagani (allontanandosi dagli ebrei?).

Il comandante salva Paolo dall’ira della folla. Vuole però sapere chi è Paolo, veramente. L’interrogatorio  consisteva in una specie di tortura anticipata, che era la flagellazione. Paolo, avvalendosi del fatto che è cittadino romano, fa capire che il comandante fa una cosa ingiusta, già dal punto di vista della legge, e cioè che un cittadino romano non può essere flagellato, se prima non è stato giudicato e riconosciuto colpevole.

Luca non perde occasione per parlare bene dei romani e delle loro leggi, quindi scagionarli da accuse … che invece ricadono su Israele!

Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà

Giu 16, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Atti 21,40-22,16

Il discorso di Paolo è presentato come difesa (in greco: apologia). Ed è fatto in ebraico (aramaico?), per essere meglio inteso dagli ascoltatori giudei arrabbiati.

E’ la seconda volta che viene narrata la “conversione di Saulo” (vedi 9,1ss). Questa volta però è Paolo stesso che ripercorre la sua storia.

La sua “biografia” segue uno schema classico. “Sono un Giudeo, … nato a Tarso in Cilicia, ma … allevato in questa città (Gerusalemme), … educato ai piedi di Gamaliele (formato alla sua scuola) nell’osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi … Ho mostrato il mio zelo perseguitando questa Via (i cristiani)”. Tradotto in sintesi: sono un vero Giudeo, come voi!

Viene poi l’incontro con Dio sulla via di Damasco. La novità è che il Dio d’Israele (il Signore) si è fatto presente e operante in Gesù il Nazareno, costituito Signore con la risurrezione e che Saulo sta perseguitando nei discepoli (giudei e pagani che hanno creduto in Gesù).

Tramite di questo straordinario passaggio è un Giudeo, un certo Anania, devoto osservante della Legge e stimato da tutti. Ed è proprio Anania (Giudeo!) che gli presenta la volontà di Dio: “gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito”, cioè testimonierai che Gesù è Signore: suo corpo è la chiesa/discepoli suoi.

La novità che investe il Saulo giudeo è bene espressa da queste parole: “Alzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome”. Occorre dunque alzarsi=risorgere cambiando vita; farsi battezzare=immergersi in Gesù Cristo nel quale si è creduto; essere lavato dai peccati=perdonato gratuitamente; invocare il suo nome=credere che Gesù è stato costituito e ha il titolo di Signore (come … il Dio dei padri!).

Tutta la città fu in subbuglio

Giu 15, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Atti 21,27-39

L’osservanza della Legge, richiesta a Paolo, si trasforma in motivo d’accusa da parte dei Giudei.

I Giudei della provincia d’Asia, cioè gli abituali avversari di Paolo nei suoi viaggi di missione, gli contestano di aver violato le leggi giudaiche, poiché aveva introdotto dei Greci nel Tempio. L’accusa è falsa, ma sufficiente per aizzare la folla contro Paolo e tentare di ucciderlo.

Il comandante romano interviene e lo strappa al linciaggio. Si accinge a portarlo in carcere, mentre la folla urla: “A morte!”.

Apprendiamo da questo testo che Paolo (come tanti Giudei della diaspora) conosceva bene il greco. E’ proprio facendo uso di questa lingua che può difendersi, guadagnando la simpatia del comandante romano.

Apprendiamo anche che Paolo è di Tarso, una città molto importante della Cilicia. Il comandante gli permette di parlare. Si fa un grande silenzio, perché Paolo parla in ebraico, la lingua degli ascoltatori.

Hanno sentito che tu insegni di abbandonare Mosè

Giu 14, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Atti 21,17-26

I fratelli accolgono festosamente Paolo e i suoi compagni. Paolo coi suoi compagni sente il dovere/piacere di visitare Giacomo e tutti gli anziani della chiesa.

L’incontro ha (come sempre) questo “tema”: saluto di comunione e racconto di quello che Dio ha fatto tra i pagani (cfr 14,27; 15,3).

Paolo è contentissimo che i pagani siano giunti alla fede. Ma i fratelli di Gerusalemme, che rimangono osservanti della legge di Mosè, hanno sentito dire che Paolo “insegna a tutti i Giudei sparsi tra i pagani di abbandonare (la legge di) Mosè, dicendo di non circoncidere più i loro figli e di non seguire più le usanze tradizionali” [In realtà Paolo non diceva e non faceva proprio così! Vedi il caso di Timoteo , 16,3]

Chiedono allora a Paolo di mostrare pubblicamente che questo non è vero, e di farlo attraverso un atto di osservanza della Legge.

Paolo accettò la proposta. Ma il compimento del rito d’osservanza richiesto verrà interpretato come … provocazione!

[Notiamo come è sempre difficile la comunione, e ancora più difficile praticarla, senza creare una qualche contestazione!]