E si scandalizzavano per causa sua

Ott 23, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Matteo 13,53-58

Terminate queste parabole, Gesù partì di là. 54Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? 55Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». 57Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». 58E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

 

“Terminate queste parabole”. E’ un’espressione abituale nel Vangelo di Matteo che sta ad indicare un cambiamento o una nuova tappa nel ministero/vita di Gesù. E’ come se si volesse dire che Gesù attraverso le parabole ha compiuto un viaggio “all’estero”: tra i lontani o “fuori” dallo stretto giro dei “suoi”.

Infatti il testo prosegue: “(Terminate queste parabole) Gesù partì di là e, venendo nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga”. Siamo dunque nella sua patria, tra i suoi. Quale reazione ha questa “sua patria” nei suoi confronti? Si tratta di “stupore”, che alla fine Matteo definisce “incredulità”. Incredulità che crea poi “scandalo”, cioè, rifiuto di Gesù.

Comprensibile è la domanda dei suoi: “Da dove gli vengono questa sapienza e prodigi?”. La sua patria conosce (!) Gesù: le sue origini, la sua crescita, la sua vita. E’ (dicono) “figlio del falegname, e sua madre … e i suoi fratelli … e le sue sorelle stanno qui tra noi”. Dunque è uno di noi, è come noi! Potrebbero dire anche: lo abbiamo creato/cresciuto noi, è nostra proprietà. Cosa vuole insegnarci che noi già non sappiamo! Che cosa vuol fare che noi non l’abbiamo già visto fare!

“Da dove la sapienza e i prodigi?”. Si fanno la domanda giusta, ma non danno la risposta giusta. Lo stupore si evolve in domande e processi che giungono allo “scandalo”, cioè, al non riconoscere la presenza di Dio in Gesù, uno come loro.

Se Dio è presente in Gesù, si dovrebbe credere in lui e seguirlo. Così non avvenne! E così … sempre è avvenuto nella storia di Israele. “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. Quanto profeti e giusti sono stati disprezzati nella loro patria!

Tuttavia, nonostante la loro incredulità Gesù compie anche in mezzo ai suoi (che lo rifiutano!) dei prodigi, ma … “non molti” dice il testo. Matteo sembra suggerire questo: Gesù compì gesti di misericordia/compassione, ma non potè svelare pienamente se stesso. Essi non credono in lui, ma Gesù li benefica lo stesso, anche se non pienamente. Di fatto, la pienezza del prodigio (i molti prodigi) sarebbe la fede in lui, e questa non c’è. Mancando la fede … manca la moltitudine/pienezza dei prodigi: la fede, appunto!

Cose antiche e cose nuove

Ott 22, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Matteo 13,44-52

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

 

Le tre parabole che ci accingiamo a leggere sembrano essere rivolte unicamente ai discepoli: parlano a loro.

Tesoro nascosto nel campo. I discepoli (“un uomo”) hanno trovato Gesù o il regno di Dio (“tesoro nascosto nel campo”) e allora vanno pieni di gioia, vendono tutto e comprano quel campo (seguono Gesù).

Perle preziose. I discepoli (“mercante che va in cerca di perle preziose”) hanno trovato Gesù o il regno di Dio (“perla di grande valore”) e allora vanno, vendono tutto e comprano la perla.

Rete gettata nel mare. I discepoli (“uomo che getta la rete in mare”) sono chiamati a predicare (“gettare la rete”). La loro predicazione è rivolta a tutti (“raccoglie pesci buoni e cattivi”). Nello stesso tempo, la predicazione opera una separazione ponendo le persone buone in una comunità (“canestri”) e quelle cattive lasciandole nella dispersione/solitudine (“fuori”). Ma solo alla fine del mondo Gesù (“gli angeli”) separerà le persone in modo netto e definitivo, col suo giudizio.

“Avete compreso tutte queste cose?”. La domanda è rivolta ai discepoli e non alle folle. I discepoli rispondono che hanno capito, cioè, hanno mostrato di accogliere in umiltà la rivelazione del regno: Gesù. Ebbene, se le cose stanno così, essi sperimenteranno una sempre e rinnovata fecondità dell’aver accolto la Parola di Gesù: l’obbedienza rigenererà in continuità l’ascoltatore (“padrone di casa”).

Più in concreto e riferito al contesto, l’espressione “il suo tesoro”, di cui si parla alla fine richiama la Scrittura di Israele, Parola di Dio, Rivelazione. Ebbene, da questa Scrittura il discepolo trae “cose antiche e nuove”. Come dire: l’accoglienza a Gesù fa sì che le cose antiche (Scritture di Israele) trovino compimento nelle cose nuove (Vangelo). Il Vangelo non distrugge la prima Rivelazione, ma la compie. Gesù stesso/Vangelo non è venuto a distruggere, ma a compiere, come ci sta dicendo in continuità l’evangelista Matteo.

 

Spiegaci la parabola della zizzania

Ott 21, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Matteo 13, 34-43

Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.
36Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!

 

Il “parlare in parabole” è un parlare che richiama i discorsi profetici, cioè le Scritture. Portandole a compimento in due direzioni che non debbono essere contrapposte.

Da un lato “il parlare in parabole” richiama l’incapacità di accogliere o la durezza del cuore degli ascoltatori (vedi Mt 13,13ss): è una direzione negativa. Dall’altro è un modo per dire “cose nascoste fin dalla fondazione del mondo”: svelare il profondo disegno di Dio (brano di oggi) che è … Gesù, il Figlio dell’uomo: e questa è la direzione positiva.

E’ Gesù stesso infatti, il Figlio dell’uomo, che racconta/spiega la parabola della zizzania; e lo fa “lontano dalla folla e in casa”. Non è che sveli ad alcuni (discepoli) dei misteri che ad altri (le folle) non saranno mai svelati. Semplicemente, Gesù “anticipa” ai suoi discepoli i misteri/processi del regno dei cieli, cioè l’essere di Gesù e l’essere e vivere come comunità di discepoli suoi.

Colui che semina è il Figlio dell’uomo: Gesù inviato di/da Dio per realizzare il regno del Padre. Il regno si realizza nel mondo, che nella parabola è il campo. Il seme buono e quindi il frutto del seme sono coloro che credono in Gesù, che è seminatore e seme allo stesso tempo. Ma c’è “un nemico” che è il diavolo, e ci sono quelli che lo seguono (figli/zizzania). Questo sistema o scenario accompagna tutta la storia: tempo di pazienza, perseveranza, fede da parte dei discepoli.

Verrà la mietitura: il giudizio ultimo di Dio alla fine del mondo. Giudizio che i discepoli non possono e non debbono anticipare con il loro … zelo! Solo gli angeli (mietitori) saranno fedeli e disporranno le persone secondo le scelte che avranno fatte.

Se sono stati zizzania: hanno dato scandalo, hanno commesso iniquità pervasiva, allora saranno bruciati (anche perduti per sempre?). Se sono stati giusti: hanno fatto la volontà di Dio, allora “splenderanno come il sole nel regno del Padre mio”.

“Chi ha orecchi, ascolti!”. Vuol dire: cercate di capire la parabola come messaggio di conversione e tiratene le conseguenze!.

 

Finché non fu tutta lievitata

Ott 20, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Matteo 13,24-33

Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. 28Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. 29“No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».
31Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
33Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

 

Questa “altra parabola” vuole indicare un evento che si crea quando la parola viene seminata. Se viene seminato del “buon seme” (se la parola di Dio viene proclamata nel modo giusto) come mai viene fuori erbaccia?

Il seminatore non se ne deve fare una colpa. C’è “un nemico che ha fatto questo”. La crescita del seme trova difficoltà, nel senso che è insidiata … all’interno. Difficoltà/insidie che non vanno tolte in modo precipitoso. Occorre attendere con pazienza: il frutto germogliato non deve temere; se mai deve guardarsi da uno zelo inopportuno dei devoti/servi stessi! Alla mietitura, io (il Signore!) dirò ai mietitori di raccogliere prima la zizzania e bruciarla; il grano invece sarà riposto nel granaio.

Il messaggio sembra questo. Il discepolo deve seminare, ma non può regolare, guidare e soprattutto … giudicare lo sviluppo della crescita. Il discepolo deve soltanto seminare: il giudizio ultimo sta al Signore, e si compirà alla fine.

“Un’altra parabola”. Matteo ha detto che il seme va seminato abbondantemente (parabola del seminatore); che il suo sviluppo non è pregiudicato dalle difficoltà esterne (zizzania). Ora dice che il seme “è il più piccolo di tutti i semi”. Dice poi che diventerà … grande, ma che sarà … grande tra i piccoli. Cioè, la sua grandezza consisterà nel rimanere piccolo e umile. La predicazione va fatta con fiducia, umiltà e … senza contare su grandi mezzi. Se le cose si fanno così, allora “gli uccelli del cielo”, gli uomini tutti si troveranno bene nel regno dei cieli, cioè nella comunità dei discepoli, nella chiesa.

“Un’altra parabola”. Matteo dice ancora che il seme (la parola) è come lievito. La farina può essere tanta (tre misure = abbondanza, pienezza) ma sarà tutta lievitata. La parola … contrastata in mille modi non sarà annullata. Anzi, essa (in quanto è come lievito) si annullerà/morirà (pensiamo a Gesù e ai suoi testimoni) per fermentare il mondo intero, tutta la pasta.

Si vogliono far notare vere … sproporzioni: piccolo/grande, uno/tutti, semina/mietitura … Come dire: fidati e semina con umiltà!

Uno ascolta la parola e la comprende

Ott 19, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Matteo 13,18-23

Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

 

Il Vangelo dice: “Voi dunque ascoltate la parabola”. Come dire: ecco cosa voglio dire a voi che siete diventati la mia famiglia, la generazione che mi segue.

Quello che “non comprende la parola”. La parola cade e si appoggia sul suo cuore senza muovere minimamente la sua vita. Allora viene “il maligno” e porta via la parola. Si tratta di indifferenza o rifiuto.

Uno “accoglie con gioia la parola”. Se però quella parola non si radica in lui (obbedienza), appena arriva un qualcosa di male dall’esterno (tribolazione che significa persecuzione), allora si scandalizza, cioè inciampa e cade nel suo cammino di vita. Si tratta di fretta o precipitazione o incostanza.

Quello che “ascolta la parola”. Se però si lascia soffocare dalle preoccupazione ordinarie e dall’inganno della ricchezza, allora la parola non porta frutto. Si tratta di alleanze sbagliate o disorientamenti.

Uno “ascolta la parola e la comprende”. Qui l’ascolto si traduce in comprensione. Nel significato di comprendere non c’è tanto l’accezione intellettuale ,ma esistenziale: il comprendere è fare sì che la parola sia amica e compagna, sia e stia con te, ti guidi davvero. Allora la parola porterà frutto. Si tratta del compimento.

E’ chiaro che la parola (seme) sta ad indicare la predicazione di Gesù. Non bisogna meravigliarsi dell’insuccesso, piuttosto bisogna rallegrarsi del fatto che se la si accoglie davvero è lei stessa, la parola, che porta frutto dandoti un compito di servizio diversificato nella comunità (“cento, sessanta, trenta per uno”) e così facendoti crescere davvero. E’ questo il solo modo di “capire/comprendere” la parola.

Domenica 18 ottobre – XXIX tempo ordinario – Anno A

Ott 18, 2020 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

“Io t’invoco, mio Dio: dammi risposta,
rivolgi a me l’orecchio e ascolta la mia preghiera.
Custodiscimi, o Signore, come la pupilla degli occhi,
proteggimi all’ombra delle tue ali. (Sal 17,6.8)”

CANTO DI INGRESSO:

SVEGLIATI O SION

Rit. Svegliati, svegliati o Sion,
metti le vesti più belle.
Scuoti la polvere ed alzati,
Santa Gerusalemme!
Ecco ti tolgo di mano
il calice della vertigine.
La coppa della mia ira,
tu non berrai più.
Rit.
Sciogli dal collo i legami
e leva al cielo i tuoi occhi.
Schiava figlia di Sion,
io ti libererò.
Rit.
Come son belli sui monti
i piedi del messaggero.
Colui che annunzia la pace
è messaggero di bene.
Rit. (2 volte)
finale: Santa Gerusalemme! Santa Gerusalemme!
 

Prima Lettura: Dal libro del profeta Isaia Is 45,1.4-6

Dice il Signore del suo eletto, di Ciro:
«Io l’ho preso per la destra,
per abbattere davanti a lui le nazioni,
per sciogliere le cinture ai fianchi dei re,
per aprire davanti a lui i battenti delle porte
e nessun portone rimarrà chiuso.
Per amore di Giacobbe, mio servo,
e d’Israele, mio eletto,
io ti ho chiamato per nome,
ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.
Io sono il Signore e non c’è alcun altro,
fuori di me non c’è dio;
ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci,
perché sappiano dall’oriente e dall’occidente
che non c’è nulla fuori di me.
Io sono il Signore, non ce n’è altri».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale: Sal 95

Grande è il Signore e degno di ogni lode.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine.

Seconda lettura: Dalla 1  lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 1Ts 1,1-5
Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.
Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro.
Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.

Parola di Dio

Alleluia, alleluia.
Risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita.
Alleluia.

Vangelo: Dal Vangelo secondo Matteo Mt 22,15-21

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Parola del Signore

CANTO D’ OFFERTORIO: CUSTODISCIMI

Ho detto a Dio senza di Te
alcun bene non ho, custodiscimi.
Magnifica è la mia eredità,
benedetto sei Tu,
sempre sei con me.
Rit.
Custodiscimi, mia forza sei Tu,

custodiscimi, mia gioia Gesù. (2 volte)
Ti pongo sempre innanzi a me,
al sicuro sarò mai vacillerò.
Via, verità e vita sei
mio Dio credo che Tu mi guiderai.
Rit.

“Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,  venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.  Dacci oggi il nostro pane quotidiano,  e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,  e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.”

CANTI DI COMUNIONE:
SU ALI D’AQUILA

Tu che abiti al riparo del Signore
e che dimori alla sua ombra
dì al Signore: “Mio rifugio,
mia roccia in cui confido”.
Rit. E ti rialzerà, ti solleverà,
su ali d’aquila ti reggerà
sulla brezza dell’alba
ti farà brillar come il sole,
così nelle sue mani vivrai.
Dal laccio del cacciatore ti libererà
e dalla carestia che distrugge.
Poi ti coprirà con le sue ali
e rifugio troverai.
Rit.
Non devi temere i terrori della notte
né freccia che vola di giorno,
mille cadranno al tuo fianco,
ma nulla ti colpirà.
Rit.
Perché ai suoi angeli ha dato un comando
di preservarti in tutte le tue vie.
Ti porteranno sulle loro mani,
contro la pietra non inciamperai.
Rit.
Rit. 2 E ti rialzerò, ti solleverò,
su ali d’aquila ti reggerò
sulla brezza dell’alba
ti farò brillar come il sole,
così nelle mie mani vivrai.

CANTO FINALE:
MUSICA DI FESTA

Cantate al Signore
un cantico nuovo.
Splende la sua gloria!
Grande è la sua forza,
grande è la sua pace,
grande la sua santità!
Rit. In tutta la terra,
popoli del mondo,
gridate la sua fedeltà!
Musica di festa,
musica di lode,
musica di libertà.
Agli occhi del mondo
ha manifestato la sua salvezza,
per questo si canti,
per questo si danzi,
per questo si celebri!
Rit.
Con l’arpa ed il corno,
con timpani e flauti,
con tutta la voce!
Canti di dolcezza,
canti di salvezza,
canti di immortalità!
Rit.
I fiumi ed i monti
battono le mani
davanti al Signore.
La sua giustizia
giudica la terra,
giudica le genti.
Rit.
Al Dio che ci salva,
gloria in eterno!
Amen! Alleluia!
Gloria a Dio Padre,
gloria a Dio Figlio,
gloria a Dio Spirito!
Rit.

A voi è dato conoscere i misteri del regno

Ott 17, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Matteo 13,1-17

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti».
10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:
Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!
16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

 

L’insegnamento di Gesù si fa ampio, aperto a tutti. Questo è significato dal fatto che egli predica non più in una sinagoga, ma … “stando a sedere su una barca”. La barca è luogo di lavoro e di vita: Gesù allora insegna attraverso immagini di lavoro/vita (parabole), insegnamento che è rivolto ad ogni persona che lavora/vive (tutti).

La prima parabola o immagine è quella di un seminatore che semina. Egli compie una seminagione abbondante, ma ottiene un risultato parziale non proporzionato all’abbondanza della seminagione.

Cosa vuole dire questo? Gesù conclude il racconto dicendo: “Chi ha orecchi ascolti”. Cioè: non fermarti all’immagine, ma cerca di ascoltare: accogliere quello che c’è dentro l’immagine.

Matteo intercetta, dopo questa prima parabola, una domanda che si fanno i discepoli (e anche noi): “Perché a loro parli in parabole?”. Loro sta ad indicare quelli che non sono ancora discepoli o non lo vogliono essere, in generale le folle.

Va detto che le parabole o immagini non sono il primo annuncio del regno. Questo primo annuncio è fatto a tutti. Poi ci sono quelli che accolgono l’annuncio e seguono Gesù. E poi ci sono quelli che guardano (Gesù), ma non (lo) vedono/riconoscono; odono (Gesù) ma non (lo) capiscono/accolgono. Questa situazione di accoglienza/non accoglienza non è una cosa nuova: è sempre stato così, come è scritto nel profeta Isaia. Quindi … l’insuccesso di Gesù ha le sue radici nella storia di Israele.

Eppure si assiste anche ad un iniziale successo. Ci sono occhi che vedono (discepoli che riconoscono Gesù) e orecchi che ascoltano (discepoli che accolgono/seguono Gesù). Per costoro è il tempo della “beatitudine”. Tanti profeti e giusti hanno soltanto annunciato/desiderato (anche misteriosamente accolto?) il regno che si realizza in Gesù … seminatore della parola, quindi del regno.

Dice Gesù:“A voi è dato conoscere i misteri del regno”. Vale a dire: Dio, attraverso di me, da a voi di conoscere i misteri, cioè i processi (successi e insuccessi) del regno. Dietro a questa parola (misteri) potrebbe esserci già una prima velata evocazione della croce/morte di Gesù e delle prove della comunità? Non sono la croce di Gesù e le prove della sua comunità i veri … misteri del regno?

La generazione che fa la volontà del Padre

Ott 16, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Matteo 12,46-50

Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. 47Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». 48Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 49Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 50Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

 

Si sta parlando del rapporto che le persone (qui chiamate generazione) hanno con Gesù.

Abbiamo visto ieri che c’è una generazione malvagia che cerca un segno, vale adire che contrasta Gesù, anzi lo vuole già uccidere!

Oggi vediamo la generazione parentale (di carne): sua madre e i suoi fratelli”. Questa generazione – è scritto – è una generazione che “sta fuori”, cioè non è ancora entrata nella vera comunione o sequela di Gesù. E’ scritto anche che questa generazione “cerca di parlare a Gesù”. Vuol dire forse che lo vuole togliere dal rapporto con le folle o da una vita un po’ strana, incomprensibile? Comunque è una generazione che non cerca di … ascoltare Gesù, ma vuole parlare lei … a Gesù!

Questa generazione ha bisogno di cambiare: non deve più stare fuori e non deve pretendere diritti su Gesù. Cosa deve fare, allora?

C’è una sola cosa da fare se si vuole entrare. Bisogna “fare la volontà del Padre mio che è nei cieli”. Chi fa la volontà del Padre diventa la nuova generazione, la vera famiglia di Gesù.

Ogni persona (allora, oggi, sempre) può essere … “madre e fratelli”, può avere cioè la più intima comunione con Gesù. Solo che smetta di contestarlo, di stare fuori, di pretendere diritti su di lui con richieste di interesse … Piuttosto, ogni persona cerchi di ascoltarlo, di mettere in pratica le sue parole e fare la volontà del Padre.

Il “segno” della morte

Ott 15, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Matteo 12,33-45

Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero. 34Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. 35L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. 36Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; 37infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».
38Allora alcuni scribi e farisei gli dissero: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». 39Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. 40Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 41Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! 42Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!
43Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo, ma non ne trova. 44Allora dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. E, venuto, la trova vuota, spazzata e adorna. 45Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora; e l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione malvagia».

 

I severi monti che ascoltiamo oggi prendono avvio dal fatto che i farisei “parlano/pensano” con e contro Gesù. [Non dimentichiamo che i farisei hanno già progettato la morte di Gesù!] Il loro “parlare/pensare” è un frutto cattivo che procede da un albero cattivo. Dirà Gesù in modo più concreto: (procede) da voi che siete cattivi!

L’ammonimento di Gesù si apre a tutti gli uditori … “ma io dico a voi”. Gesù chiede di stare attenti alle parole che diciamo. Dal momento che le parole vengono dal cuore/testa non sono innocue o altro da noi, ma sono già … noi, sono già … opere! Pertanto: le parole o costruiscono o demoliscono. Tradotto: noi o costruiamo o demoliamo.

Ai farisei si uniscono gli scribi. Essi chiedono un segno a Gesù. La risposta allarga l’orizzonte a “questa generazione malvagia e adultera”. Ebbene, “questa generazione”, che ha visto tanti segni (miracoli, guarigioni, parole … ), avrà un ultimo segno scandaloso: la morte di Gesù. Morte che, in questo caso, significa il suo scomparire terreno dal loro orizzonte.

Che altro segno dare oltre alla predicazione di Gesù che è ben più di Giona! Che altro segno dare oltre la sapienza di Gesù che è ben più di Salomone!. E’ la parola/predicazione di Gesù, unita alla sapienza/opera il grande segno. E’ questo e solo questo che deve convertire le persone.

Il lungo brano di oggi (in verità troppo lungo!) chiude il discorso col richiamo al demonio, così come lo aveva iniziato. E’ un monito perché “questa generazione malvagia” provi ad ascoltare Gesù. La presenza terrena di Gesù ha segnato una vittoria sul demonio, ma se questa generazione malvagia non ascolta Gesù e non lo fa abitare davvero nella casa/vita, anzi lo rifiuta e lo uccide … allora la casa vuota … di Gesù sarà occupata dal suo avversario, Satana.

E’ un forte invito ad accogliere Gesù e a perseverare nella fede in lui, fede che deve trasformarsi in parole/opere buone, in “frutto buono”.

La bestemmia

Ott 14, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Matteo 12,22-32

Allora fu portato a Gesù un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva. 23Tutta la folla era sbalordita e diceva: «Che non sia costui il figlio di Davide?». 24Ma i farisei, udendo questo, dissero: «Costui non scaccia i demòni se non per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni».
25Egli però, conosciuti i loro pensieri, disse loro: «Ogni regno diviso in se stesso cade in rovina e nessuna città o famiglia divisa in se stessa potrà restare in piedi. 26Ora, se Satana scaccia Satana, è diviso in se stesso; come dunque il suo regno potrà restare in piedi? 27E se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. 28Ma, se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. 29Come può uno entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega? Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. 30Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.
31Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata. 32A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro.

 

Un’altra guarigione, non vista in se stessa ma come motivo di giudizio/discernimento su Gesù. La folla dice: “Che non sia costui il Figlio di Davide?”. Mentre i farisei dicono: “Costui non scaccia i demoni se non per mezzo di Beelzebul, capo dei demoni”.

Riguardo al cacciare i demoni, Gesù riconosce in pieno l’attività degli esorcisti giudei. Anche loro caccerebbero i demoni in quanto alleati o servi dei demoni? E’ mai possibile che un regno sia diviso? Che una città o famiglia siano divise? La divisione porta alla rovina. Forse che Satana vorrà … rovinare se stesso!

No, Gesù caccia i demoni “per mezzo dello Spirito di Dio” e in questo modo realizza il regno di Dio. Lo realizza non magicamente, non con ricette o trucchi, non con alleanze (come pensano i farisei) ma con un gesto di forza. Questo gesto di forza consiste nella sua obbedienza a Dio. E’ obbedendo a Dio che Gesù caccia Satana. Ed è credendo in Gesù, obbedendo a lui che noi, pur essendo deboli, possiamo vincere Satana.

“Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde”. Essere con Gesù significa riconoscere che Dio opera in Gesù. E’ un riconoscimento non facile, che passa attraverso le “crisi di fede” (forse è questo il significato del “parlare contro il Figlio dell’uomo”). Queste fatiche del credere (nell’incarnazione e particolarmente nella croce di Gesù) saranno perdonate!

La “bestemmia contro lo Spirito Santo” è tutt’altra cosa. Prefigura uno “status” (e non una parola) e denuncia una situazione: quella di “non essere con Gesù, non raccogliere con lui”. Cosa significa questo testo difficile? Alla luce di quanto scrive Marco (3,30) “la bestemmia contro lo Spirito Santo” significa dire che Gesù è un indemoniato, è un servo di Satana. Significa dire che il Forte, il Potente di questo mondo non è Dio, ma Satana.

Questa “bestemmia” (che non è una parola, ma una presa di posizione dura e distruttrice) non sarà e non potrà essere perdonata mai!