Cose del cielo: l’amore di Dio nella croce di Gesù

Feb 19, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 3,10-21

Di fronte a un … sappiamo che Dio è con te per i segni che compi (parole dette da Nicodemo a nome dei Giudei) sta l’affermazione forte e ripetuta di Gesù: “Se uno non nasce dall’alto non può vedere il regno di Dio”. Nascita che proviene da acqua e Spirito. Si tratta dunque di una nuova vita.

A Nicodemo che dice: “Come può accadere questo?” Gesù risponde: “Tu sei maestro in Israele e non conosci queste cose?”. Prosegue Gesù: “Noi (è il noi che richiama Mosè e i Profeti) parliamo di ciò che sappiamo, ma voi (richiama i Giudei) non accogliete la nostra testimonianza”. Nonostante tutto, Mosè e Profeti testimoniano cose terrene (e non le avete accolte), ora io vi parlo di cose del cielo (e come le potete accogliere?).

Le cose del cielo provengono da “colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo (così amava definirsi Gesù)”. Anche Mosè aveva chiesto un atto di fede al popolo nel deserto: aveva innalzato il serpente (questo fatto appartiene ancora alle cose terrene). Ora vengono le cose del cielo: è il fatto della morte di Gesù! Occorre, dunque, credere in Gesù innalzato: credendo in lui si rinasce, si ha la vita eterna.

L’autore svela meglio tutto questo processo: quasi un suo commento. Dio ha tanto amato il mondo da consegnare (alla morte) il Figlio unigenito. Quale era la finalità? Uccidere il Figlio? No, ma che … “chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.

Dio vuole salvare il mondo e per questo ha mandato la luce nel mondo (suo Figlio). Ma gli uomini “hanno amato più le tenebre della luce”. Le loro opere erano tenebra/malvagie ed essi non volevano lasciarsi contestare, cambiare. In realtà, essi non  volevano … entrare di nuovo nel seno della madre per rinascere. Così si sono fermati al loro sapere e sono rimasti … vecchi.

Mentre, credere in Gesù innalzato/crocifisso (amore del Padre per il mondo) è vera nascita, è nuova vita.

Dovete rinascere dall’alto

Feb 18, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 2,23-3,9

Ieri, per errore mio, ho saltato questo tratto: “Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo”.

Riguardo al fatto compiuto da Gesù (purificazione del tempio) stanno due reazioni. a) Quella dei discepoli. C’è il ricordo, illuminato dallo Spirito, che li porta a credere alla Scrittura e alla parola di Gesù. b) Quella della moltitudine. La gente crede, perché vede i segni che Gesù faceva. Ma Gesù (letteralmente) “non credeva … se stesso … loro”. Vuol dire che Gesù non si fidava, non affidava se stesso a loro. Nel cuore della gente c’è la domanda, i perché … e non l’abbandono pieno, come si vede ora nel brano di Nicodemo.

Nicodemo va da Gesù … di notte. Ci va come rappresentante di uomini religiosi che sono i Farisei. I segni che vede gli fanno dire che Gesù è didaskalos/maestro e che Dio è con lui.

Non basta! Gesù gli dice che bisogna nascere di nuovo/dall’alto, cioè, bisogna aprire a ciò che è nuovo/dall’alto: lasciare la propria vecchiezza (pensiero, vita, tradizione, affetti … ) e entrare di nuovo nel seno di una madre.

E’ un’operazione non fisica, ma spirituale. Cioè, fatta dello e nello Spirito, con un gesto che è l’immersione nell’acqua. Solo così si nasce di nuovo/dall’alto e si può entrare nel regno di Dio.

Questa operazione spirituale non è in tuo potere. Non sei tu a dare avvio allo Spirito (“non sai da dove viene”) e non sei tu a dare direzione e compimento (“non sai dove va”). Puoi soltanto (ed è tutto!) credere e accogliere Gesù.

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei

Feb 17, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 2,13-25

Le nozze di Cana sono il principio dei segni: ci hanno svelato chi è Gesù. Egli è lo sposo che da vita (vino/sangue) per la gioia/vita dell’umanità.

L’acqua per la purificazione dei Giudei rappresentava, all’interno del grande segno del matrimonio, l’economia di salvezza donata e vissuta dai Giudei. Economia che avrebbe ottenuto il suo mutamento/compimento nel dono di sé che lo sposo Gesù avrebbe fatto sulla croce.

Cuore dell’economia cultuale dei Giudei era la Pasqua. Gesù non vuole cancellare questa economia/festa, ma portarla a compimento. Per questo … “salì a Gerusalemme”.

L’economia di salvezza, rappresentata dal tempio, va purificata in modo radicale. Anzi, così com’è, Gesù la dichiara chiusa/finita. Di fatto, come segno profetico, fece uscire dal tempio tutti: cose, animali, uomini … In un certo senso, così facendo, egli “distrugge questo tempio”.

Quale autorità ha per farlo? E’ un’autorità che gli viene dall’aver compiuto lui stesso, in croce, tutto quello che il tempio era e significava: l’offerta di sé, del suo corpo … e non di cose o animali.

Infatti, il suo corpo sarà distrutto, ma Dio lo farà risorgere. Allora ci sarà un culto nuovo, vero, compiuto: è il culto realizzato nell’offerta di sé.

Tutto questo non è capito subito. Lo sarà nella luce della fede, cioè da quella luce che viene dall’accogliere la risurrezione di Gesù. “Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola di Gesù”.

Credere alla Scrittura significa accogliere che l’economia antica (Scrittura) ha il suo compimento in Gesù (la parola detta da Gesù). Gesù non distrugge nulla di quello che Dio ha detto e fatto, ma lo compie perfettamente vivendolo in se stesso e donandolo.

Ci fu un matrimonio a Cana di Galilea

Feb 15, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 2,1-12

Abbiamo l’espressione “il terzo giorno”. E’ un’annotazione non tanto in senso di tempo, ma nel senso di novità/compimento. Ci aspettiamo, dunque, che avvenga qualcosa che attiene alla novità e al compimento, o meglio, ci aspettiamo una novità che dà compimento.

Cosa avvenne? “Ci fu un matrimonio”. La novità/compimento è un … matrimonio.

Chi c’è a questo matrimonio? La madre di Gesù, figura di Israele/sposa. E lo sposo? “Fu invitato Gesù coi suoi discepoli”. Lo sposo è Gesù stesso … coi suoi.

Seguiamo questo singolare dialogo. La madre di Gesù, Israele sposa, avverte che … non hanno vino. Come se Israele dicesse il suo grande bisogno di gioia, amore, alleanza/matrimonio. Come se la madre dicesse: non abbiamo vino!

Gesù, figura dello sposo coi suoi, dice che bisogna aspettare l’ora, cioè un momento/tempo stabilito da Dio.

La madre di Gesù, Israele sposa si mette in obbedienza dello sposo: “Tutto quello che dirà, fatelo”. Come se dicesse: facciamo quello che il Signore dice.

E allora i servi, Israele, “riempiono le sei anfore di pietra che servono per la purificazione dei Giudei (la loro purificazione)”. Israele è chiamato al riempimento, cioè a compiere la volontà di Dio.

In realtà è/sarà Gesù, lo sposo, a compiere interamente la volontà di Dio. E lo farà nella ora stabilita da Dio: la croce. Per questa obbedienza l’acqua è diventata … vino buono. Lo sarà (vino buono) non più nel segno di Cana, ma nella realtà della croce.

L’autore commenta: “Questo, a Cana, fu l’inizio dei segni”. Non dice che fu un semplice miracolo, ma … un segno. Cioè un evento che indica e dona una realtà nuova: il matrimonio,appunto, di Gesù con l’umanità, matrimonio d’amore avvenuto nell’obbedienza d’amore in croce.

Gesù volle partire per la Galilea

Feb 14, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 1,40-51

“Uno dei due che avevano ascoltato le parole di Giovanni (la sua testimonianza è capitale) e lo (Gesù) avevano seguito … “

Nasce una nuova catena di eventi, annunci, sequele. Compare anche un termine prezioso: “trovare”. Esso indica la casualità, ma ancor più la concatenazione e, potremmo dire, la provvidenza o silenzioso agire di Dio.

Andrea annuncia al fratello Simone: “Abbiamo trovato il Messia – che si traduce Cristo – e lo conduce da Gesù”. [Notiamo come tutto si concatena e avvenga in fretta]

“Gesù fissa il suo sguardo = guarda dentro ( … non tenendo conto della nostra realtà povera e complicata), ama e sceglie.

“Il giorno dopo … (altro richiamo temporale che vuole legare gli eventi) Gesù volle partire per la Galilea”. Cambia lo scenario: Gesù esce dalla Giudea, luogo dove Giovanni battezza, e vuole andare in Galilea.

Là, trova Filippo e lo chiama. Filippo trova Natanaele e gli dice di avere trovato … il Messia! Non dice precisamente così, ma “colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, figlio di Giuseppe, di Nazaret”.

Cose troppo belle e alte per essere incarnate in … Gesù di Nazaret! Tuttavia Natanaele, da vero israelita, va incontro a Gesù. Natanaele è uno che “sta sotto l’albero di fichi”, cioè uno che legge e medita le feconde e dolci Scritture (fichi).

Comprende che essere visto vuol dire essere amato e scelto. Esclama (che velocità di cambiamento!): “Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re di Israele”.

Le “cose più grandi di queste” che i discepoli vedranno sono …  le cose di Dio, il suo agire fecondo che si realizza nella persona di Gesù, il Figlio dell’uomo. [Gli angeli/messaggeri salgono e scendono su Gesù = annunciano, rendono presente/operante le cose di Dio in Gesù.]

Ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio

Feb 13, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 1,29-39

“Il giorno dopo … “. L’autore dunque vuole legare strettamente le cose.

E’ il giorno dello svelamento o manifestazione di Gesù (vedi la lettura di ieri). I termini usati, per dire dello svelamento, sono ancora … velati (in quanto si fa uso di simboli, soprattutto di animali).

Ecco la seconda testimonianza di Giovanni. Egli “vide e disse”, cioè testimonia: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. L’autore non spiega subito queste parole, ma dà una successiva testimonianza: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui”. E poi: “Ho visto e (per questo) ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.

Dunque, il ministero di Giovanni è finalizzato a rivelare a Israele Gesù e … chi è Gesù.

Ebbene. Gesù è l’agnello/servo del Signore che toglie il peccato del mondo (il peccato del mondo= il suo voler essere autonomo e quindi lontano o contro Dio). Gesù è colui sul quale scende e rimane lo Spirito. Gesù è colui che dona lo Spirito Santo. Gesù è il Figlio di Dio.

“Il giorno dopo … “. L’autore lega assieme e in sequenza le cose che avvengono.

Giovanni fissa/penetra la realtà vera di Gesù: egli è “l’agnello di Dio”, cioè il servo sofferente del Signore (di cui parla Isaia), servo che dona la vita come un agnello senza macchia (di cui parla il rito della Pasqua).

Giovanni aveva e guidava una comunità di discepoli. Due di loro ascoltano la testimonianza di Giovanni e seguono Gesù. A loro Gesù fa capire subito cosa significa seguirlo: bisogna “venire e vedere dove abita”, cioè frequentarlo e stare con lui, vivere con/come lui.

[Notiamo, e lo noteremo ancora in seguito, che nel Vangelo di Giovanni tutto sembra avvenire in modo veloce, spesso immediato e automatico. Ma, attenzione: bisogna dare valore a quel … “giorno dopo”! Giovanni cioè vuole semplicemente concatenare gli eventi e dirci l’esito che essi producono, e non tanto farci la pura cronaca di essi]

Uno che voi non conoscete

Feb 12, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 1,19-28

Il Vangelo di Giovanni si distingue ed è tutto un seguito di testimonianze (vedi l’ultima in 21,24).

Di fatto, il testo di oggi dà inizio alle testimonianze, dicendo proprio così: “Questa è la testimonianza (in greco: martirìa) di Giovanni (Battista)”.

Giovanni è un evento che attira molta gente. Con lui dunque è obbligo che si confronti una delegazione ufficiale di Gerusalemme. E’ il mondo sacerdotale (Sadducei) con l’aristocrazia religiosa (Farisei). In un qualche modo, è il potere o autorità religiosa, sono i Giudei. [Andrebbe considerato che nel Vangelo di Giovanni si fa una distinzione tra Giudei (autorità, capi, oppositori … ) e  Israele (popolo tutto)]

L’autorità interroga Giovanni sulla sua identità. “Tu, chi sei?”. “Non sono io, il Cristo (Messia)”. Nemmeno sono quei personaggi che voi attendete: Elia o il Profeta. Attraverso di me – continua Giovanni – semplicemente e fedelmente si realizza la Scrittura (profeta Isaia). Io sono, quindi, la sua voce, il suo messaggio che invita continuamente alla conversione (“rendete diritta la via del Signore”).

Perché – dicono – invece di predicare soltanto, tu battezzi? [I profeti non battezzavano] Ti senti forse un rinnovatore o restauratore?

Non sono un rinnovatore, ma uno che dice di volgersi a Dio, a partire da un reale gesto di conversione che è il battezzare in acqua. Ma il mio compito specifico e definitivo è quello di manifestare “uno” che è in mezzo a voi. Uno che viene dopo di me, quindi … più importante di me. Voi non lo conoscete. Il mio compito è quello di … svelarlo o manifestarlo a Israele.

L’Unigenito Dio lo ha rivelato

Feb 11, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 1,9-18

Giovanni narra il cammino della luce vera (Gesù Cristo).

La luce vera, colui (Gesù Cristo) che illumina ogni uomo, veniva ed era nel mondo, mondo che era/è suo. Eppure il mondo, che era/è suo, non lo ha accolto.

C’è chi lo ha accolto. A questi, Dio ha fatto un dono: diventare figli di Dio. Non sono diventati figli di Dio per nascita o per volontà d’uomo: è Dio stesso che ha dato loro la vita.

Giovanni dice poi come o per quale via viene data la vita. “Colui che è la Parola/Verbo è diventato carne/uomo, e ha vissuto in mezzo agli uomini (= è come noi)”. Il dono della vita viene dato dal Dio/Carne, dalla Incarnazione.

Ecco la testimonianza della comunità apostolica, e non più soltanto di Giovanni Battista: “Noi abbiamo contemplato il suo splendore o essere divino (sua gloria)”. Egli è il Figlio unico (Unigenito) di Dio Padre: è pieno, è portatore di grazia e verità. Cioè, Egli (Gesù) possiede l’amore fedele di Dio Padre (grazia e verità) e lo dona. Di fatto “la ricchezza della sua grazia si è riversata su di noi, e noi l’abbiamo ricevuta”.

Nel disegno di Dio, in un primo momento “Dio ha dato la sua legge per mano di Mosè”. Ma “la sua grazia e la verità (= amore fedele, veramente vissuto e donato) sono venute a noi per mezzo di Gesù, il Cristo”.

Siamo dunque nel centro e cuore del mistero. “Dio, nessuno l’ha mai visto, ma il Figlio unico (Unigenito) lui stesso …. Dio, lo ha rivelato”. Meglio tradurre: “lo ha raccontato/interpretato”. Di fatto, il seguito del Vangelo che ci apprestiamo a leggere è il racconto o interpretazione o rivelazione di Gesù, l’Unigenito Dio.

Al principio c’era colui che è la Parola/Verbo

Feb 10, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 1,1-8

Vangelo di Giovanni.

Si usa il nome dell’apostolo, senza con questo volere affermare che Giovanni apostolo sia l’autore materiale del Vangelo.

“Al principio c’era colui che è la Parola/Verbo”. Già alla prima riga, Giovanni affronta il punto capitale: chi è Gesù? La risposta viene da uno che già crede e che vuole comunicare la sua esperienza al lettore.

Tutto il Vangelo è frutto non di una pura e autonoma scienza umana o di una ricerca storica soltanto, ma di una luce che è lo Spirito Santo. O meglio, è frutto di una esperienza spirituale (fatta nello Spirito) avuta con l’incontro di Gesù terreno, morto e risorto. L’evangelista scrive il Vangelo illuminato dalla fede.

Dunque, chi è Gesù? La risposta la si trova subito, alla prima riga! [Non c’è un cammino affaticato di progressiva e incompiuta conoscenza come abbiamo trovato, per esempio, nel Vangelo di Marco]

Gesù, in cui già tu credi, era/è … Verbo: parola, disegno, ragione (logos), progetto, pensiero, sapienza.

Gesù, in cui già tu credi, era/è … “il” Verbo: quella Parola, cioè, che era “al principio”, vale a dire “a fondamento/origine” di tutto.

Gesù, in cui già tu credi, era/è … il Verbo con/presso Dio

Gesù, in cui già tu credi, era/è … Dio.

L’intimità/comunione del Verbo con/in Dio è vita; è sorgente di vita (creato e uomini); è luce/rivelazione che non si lascia vincere dalle tenebre/cecità.

Giovanni Battista non è un uomo qualunque, ma è un uomo mandato da Dio. Egli è soltanto testimone della luce/rivelazione. Non è lui la rivelazione, ma è testimone della rivelazione. Anzi, Giovanni è via obbligata per giungere a Gesù e credere in lui.