Il re baciò Assalonne

Ago 8, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

2Samuele  14,18-33

Il re rispose e disse alla donna: «Non tenermi nascosto nulla di quello che io ti domanderò». La donna disse: «Parli pure il re, mio signore». 19Disse il re: «La mano di Ioab non è forse con te in tutto questo?». La donna rispose: «Per la tua vita, o re, mio signore, non si può andare né a destra né a sinistra di quanto ha detto il re, mio signore! Proprio il tuo servo Ioab mi ha dato questi ordini e ha messo tutte queste parole in bocca alla tua schiava. 20Il tuo servo Ioab ha agito così per dare un altro aspetto alla vicenda; ma il mio signore ha la saggezza di un angelo di Dio e sa quanto avviene sulla terra».
21Allora il re disse a Ioab: «Ecco, faccio come mi hai detto; va’ dunque e fa’ tornare il giovane Assalonne». 22Ioab si gettò con la faccia a terra, si prostrò, benedisse il re e disse: «Oggi il tuo servo sa di aver trovato grazia ai tuoi occhi, o re, mio signore, poiché il re ha fatto quello che il suo servo gli ha detto». 23Ioab dunque si alzò, andò a Ghesur e condusse Assalonne a Gerusalemme. 24Ma il re disse: «Si ritiri in casa e non veda la mia faccia». Così Assalonne si ritirò in casa e non vide la faccia del re.
25Ora in tutto Israele non vi era uomo bello che fosse tanto lodato quanto Assalonne; dalla pianta dei piedi alla cima del capo non era in lui difetto alcuno. 26Quando si faceva tagliare i capelli – e se li faceva tagliare ogni anno, perché la capigliatura gli pesava troppo e perciò li tagliava –, egli pesava i suoi capelli e il peso era di duecento sicli al peso del re. 27Ad Assalonne nacquero tre figli e una figlia chiamata Tamar, che era donna di bell’aspetto.
28Assalonne abitò a Gerusalemme due anni, senza vedere la faccia del re. 29Poi Assalonne fece chiamare Ioab per mandarlo dal re, ma egli non volle andare da lui. Lo fece chiamare una seconda volta, ma non volle andare. 30Allora Assalonne disse ai suoi servi: «Vedete, il campo di Ioab è vicino al mio e vi è l’orzo: andate e appiccatevi il fuoco!». I servi di Assalonne appiccarono il fuoco al campo. 31Allora Ioab si alzò, andò a casa di Assalonne e gli disse: «Perché i tuoi servi hanno dato fuoco al mio campo?». 32Assalonne rispose a Ioab: «Io ti avevo mandato a dire: Vieni qui, voglio mandarti a dire al re: “Perché sono tornato da Ghesur? Era meglio per me stare ancora là”. Ora voglio vedere la faccia del re e, se vi è colpa in me, mi faccia morire!». 33Ioab allora andò dal re e gli riferì la cosa. Il re fece chiamare Assalonne, che venne e si prostrò con la faccia a terra davanti al re. E il re baciò Assalonne.

Quella donna schiava chiama Davide “angelo di Dio”: messaggero o ambasciatore di Dio. Si vuol dire che Davide fa le cose come le fa Dio. Infatti ha la sapienza/giudizio per distinguere il bene dal male, ma sa anche comprendere le contorsioni della storia umana (“sa quanto avviene sulla terra”).

Alla fine Davide, non solo perdona Assalonne, ma lo reintegra completamente facendogli “vedere la faccia”, che vuol dire “incontrarlo davvero e comunicarsi a lui”. E’ questo il senso della bella espressione: “Il re baciò Assalonne”.

Ioab è un militare potente e furbo. In realtà, è lui che guida Davide e realizza con tante trovate quello che vuole nei riguardi di Assalonne. Non solo lo fa tornare a Gerusalemme, ma gli apre la strada per il regno.

Assalonne è il personaggio  chiave di tutto il racconto. Ritornato (perdonato) a Gerusalemme, per “due anni” (tempo breve e transitorio) deve stare in quaratena e “non vedere la faccia del re” cioè non incontrarlo. E’ un giovane bellissimo e affascinante, politicamente molto scaltro. Ha tre figli e una figlia, che ha chiamata … Tamar!

Già da tutto questo si vede bene che sta tramando e organizzando … qualcosa!

Il re faccia tornare il suo figlio

Ago 7, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

2Samuele 14,1-17

Ioab, figlio di Seruià, si accorse che il cuore del re si rivolgeva ad Assalonne. 2Allora mandò a prendere a Tekòa una donna saggia, e le disse: «Fingi di essere in lutto: mettiti una veste da lutto, non ti ungere con olio e compòrtati da donna che pianga da molto tempo un morto; 3poi entra presso il re e parlagli così e così». Ioab le mise in bocca le parole. 4La donna di Tekòa andò dunque dal re, si gettò con la faccia a terra, si prostrò e disse: «Aiutami, o re!». 5Il re le disse: «Che hai?». Rispose: «Ahimè! Io sono una vedova: mio marito è morto. 6La tua schiava aveva due figli, ma i due vennero tra loro a contesa in campagna e nessuno li separava; così uno colpì l’altro e l’uccise. 7Ed ecco, tutta la famiglia è insorta contro la tua schiava dicendo: “Consegnaci il fratricida: dobbiamo farlo morire per la vita del fratello che egli ha ucciso”. Elimineranno così anche l’erede e spegneranno l’ultima brace che mi è rimasta e non si lascerà a mio marito né nome né discendenza sulla terra». 8Il re disse alla donna: «Va’ pure a casa: io darò ordini a tuo riguardo». 9La donna di Tekòa disse al re: «O re, mio signore, la colpa cada su di me e sulla casa di mio padre, ma il re e il suo trono siano innocenti». 10E il re: «Se qualcuno parla contro di te, conducilo da me e non ti molesterà più». 11Riprese: «Il re giuri nel nome del Signore, suo Dio, perché il vendicatore del sangue non accresca la rovina e non mi sopprimano il figlio». Egli rispose: «Per la vita del Signore, non cadrà a terra un capello di tuo figlio!». 12Allora la donna disse: «La tua schiava possa dire una parola al re, mio signore!». Egli rispose: «Parla». 13Riprese la donna: «Allora perché pensi così contro il popolo di Dio? Il re, pronunciando questa sentenza si è come dichiarato colpevole, per il fatto che il re non fa ritornare colui che ha bandito. 14Noi dobbiamo morire e siamo come acqua versata per terra, che non si può più raccogliere, e Dio non ridà la vita. Il re pensi qualche piano perché chi è stato bandito non sia più bandito lontano da lui. 15Ora, se io sono venuta a parlare così al re, mio signore, è perché la gente mi ha fatto paura e la tua schiava ha detto: “Voglio parlare al re; forse il re farà quanto gli dirà la sua schiava, 16poiché il re ascolterà la sua schiava e la libererà dalle mani di chi cerca di eliminare me con mio figlio dalla eredità di Dio”. 17Quindi la tua schiava dice: “La parola del re, mio signore, sia fonte di quiete”. Perché il re, mio signore, è come un angelo di Dio nell’ascoltare il bene e il male. Il Signore, tuo Dio, sia con te!».

 

Assalonne ha ucciso Amnon suo fratello e futuro re: E’ fuggito e ha vissuto “tre anni” (un tempo pieno compiuto) lontano dal padre e re Davide. Poi “quando il suo dolore per la morte di Amnon si calmò Davide smise di essere adirato con Assalonne”.

Il cammino di riconciliazione di Davide con Assalonne è favorito dall’intervento di una donna, “imboccata” da Ioab cugino e comandante dell’esercito di Davide (Ioab ha interesse che Assalonne diventi re). [Spesso nella Scrittura figure di secondo o terzo piano “entrano in scena” e provocano un cambiamento nella storia. Sono i piccoli, gli schiavi, i ragazzi, le donne, in una parola, i poveri]

A questa donna Davide giura che suo figlio (nel racconto fatto) sarà risparmiato, cioè non ci sarà la vendetta di sangue. E’ come se Davide avesse giurato che Assalonne (suo figlio nella realtà) sarebbe stato graziato/risparmiato. Anzi, la donna (sempre nella finzione del racconto) fa sì che Davide si senta colpevole/responsabile “per il fatto che non fa ritornare colui che ha bandito”.

Notiamo che tutta questa storia e questo cambiamento non è frutto della parola di Natan e quindi della parola di Dio, ma di un abile intervento architettato da Ioab, favorevole a che il regno vada ad Assalonne.

Ancora una volta … è sempre quella spada che si aggira e colpisce nella discendenza di Davide persone e progetti. Di fatto, sono all’opera e in atto trucchi e macchinazioni, decisioni e giuramenti, mezze verità e inganni, carrierismo e violenze … Nello stesso tempo però (per queste vie storte) si realizza il retto disegno di Dio!

Amnon è ucciso, Assalonne è fuggito

Ago 6, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

2Samuele 13,23-39

Due anni dopo, Assalonne aveva i tosatori a Baal-Asor, presso Èfraim, e invitò tutti i figli del re. 24Andò dunque Assalonne dal re e disse: «Ecco, dal tuo servo ci sono i tosatori. Venga dunque anche il re con i suoi servi a casa del tuo servo!». 25Ma il re disse ad Assalonne: «No, figlio mio, non verremo tutti, perché non ti siamo di peso». Sebbene insistesse, il re non volle andare e gli diede la sua benedizione. 26Allora Assalonne disse: «Ma almeno venga con noi Amnon, mio fratello». Il re gli rispose: «Perché dovrebbe venire con te?». 27Ma Assalonne tanto insisté che Davide lasciò andare con lui Amnon e tutti i figli del re. Assalonne fece un banchetto da re 28e diede quest’ordine ai domestici: «Badate, quando Amnon avrà il cuore allegro per il vino e io vi dirò: “Colpite Amnon!”, voi allora uccidetelo e non abbiate paura. Non ve lo comando io? Siate forti e coraggiosi!». 29I domestici di Assalonne fecero ad Amnon come Assalonne aveva comandato. Allora tutti i figli del re si alzarono, montarono ciascuno sul proprio mulo e fuggirono. 30Mentre essi erano ancora per strada, giunse a Davide questa notizia: «Assalonne ha ucciso tutti i figli del re e neppure uno è scampato». 31Allora il re si alzò, si stracciò le vesti e si gettò per terra; tutti i suoi servi che stavano là si stracciarono le vesti. 32Ma Ionadàb, figlio di Simeà, fratello di Davide, disse: «Non dica il mio signore che tutti i giovani figli del re sono stati uccisi, poiché il solo Amnon è morto: da Assalonne era stato deciso fin da quando egli aveva fatto violenza a sua sorella Tamar. 33Ora non pensi il mio signore che tutti i figli del re siano morti, poiché il solo Amnon è morto 34e Assalonne è fuggito». Il giovane che stava di sentinella alzò gli occhi, guardò, ed ecco venire una gran turba di gente per la strada di Coronàim, dal lato del monte, sulla discesa. La sentinella venne ad avvertire il re e disse: «Ho visto uomini scendere per la strada di Coronàim, dal lato del monte». 35Allora Ionadàb disse al re: «Ecco i figli del re che arrivano; la cosa sta come il tuo servo ha detto». 36Come ebbe finito di parlare, ecco giungere i figli del re, i quali alzarono grida e piansero; anche il re e tutti i suoi servi fecero un gran pianto. 37Intanto Assalonne era fuggito ed era andato da Talmài, figlio di Ammiùd, re di Ghesur. Il re fece il lutto per suo figlio per lungo tempo. 38Assalonne rimase tre anni a Ghesur, dove era andato dopo aver preso la fuga. 39Poi il re Davide cessò di sfogarsi contro Assalonne, perché si era consolato per la morte di Amnon.

 

Dalla violenza su Tamar trascorrono due anni (un tempo breve!). Sono anni inquinati dal silenzio colpevole di Davide, dalla strafottenza del figlio primogenito Amnon e soprattutto dall’odio custodito dal fratello Assalonne. Tutta questa miscela non può non esplodere!

Assalonne fa una grande festa (festa dei tosatori) e invita il re. Davide non va, adducendo varie scuse, ma … “invia” (con presentimento? senso di colpa?) il figlio Amnon. Durante la festa Amnon viene ucciso. Situazione: Amnon (figlio!) è ucciso e Assalonne (figlio!) è fuggito.

E’ come la copia del fatto di Uria in guerra contro gli Ammoniti. Anche allora fu riferito a Davide che non tutto Israele era stato ucciso, ma il solo Uria; ora … non tutti i figli sono stati uccisi, ma il solo Amnon.

Altra copia/somiglianza. Davide si consolò dopo la morte del bimbo concepito da Betsabea; ora … si consola, dopo un lungo lutto, per la morte del figlio Amnon.

E’ la spada che volteggia e colpisce la famiglia di Davide! … Dio non sta punendo nessuno, ma è il peccato stesso che fa marcire tutte le cose con un potere invasivo e distruttivo incredibile.

Caccia fuori di qui costei

Ago 5, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

2Samuele 13,1-22

Dopo questo, accadde che, avendo Assalonne, figlio di Davide, una sorella molto bella, chiamata Tamar, Amnon figlio di Davide si innamorò di lei. 2Amnon ne ebbe una tale passione da cadere malato a causa di Tamar, sua sorella; poiché ella era vergine, pareva impossibile ad Amnon di poterle fare qualcosa. 3Ora Amnon aveva un amico, chiamato Ionadàb, figlio di Simeà, fratello di Davide, e Ionadàb era un uomo molto esperto. 4Egli disse: «Perché tu, figlio del re, diventi sempre più magro di giorno in giorno? Non me lo vuoi dire?». Amnon gli rispose: «Sono innamorato di Tamar, sorella di mio fratello Assalonne». 5Ionadàb gli disse: «Mettiti a letto e fa’ l’ammalato; quando tuo padre verrà a vederti, gli dirai: “Mia sorella Tamar venga a darmi il cibo da preparare sotto i miei occhi, perché io possa vedere e prendere il cibo dalle sue mani”».
6Amnon si mise a letto e fece l’ammalato; quando il re venne a vederlo, Amnon gli disse: «Mia sorella Tamar venga e faccia un paio di frittelle sotto i miei occhi e allora prenderò il cibo dalle sue mani». 7Allora Davide mandò a dire a Tamar, in casa: «Va’ a casa di Amnon tuo fratello e prepara una vivanda per lui». 8Tamar andò a casa di Amnon suo fratello, che giaceva a letto. Ella prese la farina, la impastò, ne fece frittelle sotto i suoi occhi e le fece cuocere. 9Poi prese la padella e le versò davanti a lui; ma egli rifiutò di mangiare e disse: «Escano tutti di qui». Tutti uscirono di là. 10Allora Amnon disse a Tamar: «Portami la vivanda in camera e prenderò il cibo dalle tue mani». Tamar prese le frittelle che aveva fatto e le portò in camera ad Amnon suo fratello. 11Ma mentre gli porgeva il cibo, egli l’afferrò e le disse: «Vieni, giaci con me, sorella mia». 12Ella gli rispose: «No, fratello mio, non farmi violenza. Questo non si fa in Israele: non commettere quest’infamia! 13E io, dove andrei a finire col mio disonore? Quanto a te, tu diverresti uno dei più infami in Israele. Parlane piuttosto al re: egli non mi rifiuterà a te». 14Ma egli non volle ascoltarla: fu più forte di lei e la violentò giacendo con lei. 15Poi Amnon concepì verso di lei un odio grandissimo: l’odio verso di lei fu più grande dell’amore con cui l’aveva amata prima. Le disse: 16«Àlzati, vattene!». Gli rispose: «O no! Questo male, che mi fai cacciandomi, è peggiore dell’altro che mi hai già fatto». Ma egli non volle ascoltarla. 17Anzi, chiamato il domestico che lo serviva, gli disse: «Caccia fuori di qui costei e sprangale dietro la porta». 18Ella vestiva una tunica con le maniche lunghe, perché le figlie del re ancora vergini indossavano tali vesti. Il servo di Amnon dunque la mise fuori e le sprangò dietro la porta. 19Tamar si sparse polvere sulla testa, si stracciò la tunica con le maniche lunghe che aveva indosso, si mise le mani sulla testa e se ne andava gridando. 20Assalonne suo fratello le disse: «Forse Amnon tuo fratello è stato con te? Per ora taci, sorella mia: è tuo fratello. Non fissare il tuo cuore su questo fatto». Tamar desolata rimase in casa di Assalonne, suo fratello. 21Il re Davide venne a sapere tutte queste cose e ne fu molto irritato, ma non volle urtare suo figlio Amnon, perché aveva per lui molto affetto: era infatti il suo primogenito. 22Assalonne non disse una parola ad Amnon né in bene né in male, ma odiava Amnon perché aveva fatto violenza a Tamar, sua sorella.

 

Incomincia la narrazione della “spada” che, come aveva detto il Signore, non si sarebbe allontanata dalla casa/discendenza di Davide. Si tratta delle fatiche, lotte, violenze, morti … che accompagnano Davide re e padre nell’esercizio del suo regno. La prima “spada” è la drammatica vicenda del figlio Assalonne. Essa prende avvio da Tamar.

Tamar è una ragazza molto bella, figlia di Davide e sorella di Assalonne. Di lei si innamora Amnon, figlio primogenito di Davide. L’amore di Amnon, con tutta una serie di trucchi suggeriti da un amico furbo, si trasforma però in violenza sessuale. E poi … in rifiuto! Tamar viene cacciata dal clan del figlio primogenito Amnon. La vita della ragazza è totalmente rovinata. Il testo dice: “tunica stracciata, polvere sul capo, se ne va piangendo”. [Si può pensare che anche Tamar avesse amore per Amnon].

Cacciando Tamar, Amnon che ha semplicemente soddisfatto il suo piacere, in un qualche modo si è liberato – politicamente – di Assalonne quale pretendente al trono. Come si potrebbe notare, anche Amnon commette la follia di suo padre Davide: peccato di violenza sessuale e “uccisione politica” di un rivale. E’ dunque “la spada” che entra e continua ad agitarsi nella vita del re e padre Davide.

E’ così descritto l’agitarsi di questa … spada: “Il re Davide venne a sapere tutte queste cose e ne fu molto irritato, ma non volle urtare suo figlio Amnon, perché aveva per lui molto affetto: era infatti il suo primogenito. Assalonne non disse una parola ad Amnon né in bene né in male, ma odiava Amnon perché aveva fatto violenza a Tamar, sua sorella.”

Il Signore avrà pietà di me

Ago 4, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

2Samuele 12,15-31

Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. 16Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. 17Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro. 18Ora, il settimo giorno il bambino morì e i servi di Davide temevano di annunciargli che il bambino era morto, perché dicevano: «Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato e non ha ascoltato le nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Farà di peggio!». 19Ma Davide si accorse che i suoi servi bisbigliavano fra loro, comprese che il bambino era morto e disse ai suoi servi: «È morto il bambino?». Quelli risposero: «È morto». 20Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le vesti; poi andò nella casa del Signore e si prostrò. Rientrato in casa, chiese che gli portassero del cibo e mangiò. 21I suoi servi gli dissero: «Che cosa fai? Per il bambino ancora vivo hai digiunato e pianto e, ora che è morto, ti alzi e mangi!». 22Egli rispose: «Quando il bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo, perché dicevo: “Chissà? Il Signore avrà forse pietà di me e il bambino resterà vivo”. 23Ma ora egli è morto: perché digiunare? Potrei forse farlo ritornare? Andrò io da lui, ma lui non tornerà da me!».
24Poi Davide consolò Betsabea sua moglie, andando da lei e giacendo con lei: così partorì un figlio, che egli chiamò Salomone. Il Signore lo amò 25e mandò il profeta Natan perché lo chiamasse Iedidià per ordine del Signore.
26Intanto Ioab assalì Rabbà degli Ammoniti, si impadronì della città regale 27e inviò messaggeri a Davide per dirgli: «Ho assalito Rabbà e mi sono già impadronito della città delle acque. 28Ora raduna il resto del popolo, accàmpati contro la città e prendila; altrimenti, se la prendessi io, porterebbe il mio nome». 29Davide radunò tutto il popolo, si mosse verso Rabbà, le diede battaglia e la occupò. 30Prese dalla testa di Milcom la corona, che pesava un talento d’oro e aveva una pietra preziosa; essa fu posta sulla testa di Davide. Egli ricavò dalla città un bottino molto grande. 31Ne fece uscire gli abitanti e li impiegò alle seghe, ai picconi di ferro e alle asce di ferro e li trasferì alle fornaci da mattoni; allo stesso modo trattò tutte le città degli Ammoniti. Poi Davide tornò a Gerusalemme con tutta la sua gente.

Davide si era sentito dire da Natan profeta: “Il Signore ha rimosso il tuo peccato”, che vuol dire: il Signore è stato indulgente e ti ha perdonato. Si era sentito dire anche: “Il figlio che ti è nato morirà (non è corretto tradurre dovrà morire)”, che vuol dire: i tuoi passi futuri saranno segnati da sofferenza/morte.

Il bambino si ammalò. Davide supplicò il Signore con preghiere e grandi digiuni. Davide che … “aveva dormito con donna”, ora “dorme con/per terra”.

Ma “il settimo giorno il bambino morì”. In un certo senso più profondo: “il sabato (settimo giorno) il bambino si riposò”. Davide, meravigliando tutti, fa festa: “Si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le vesti; poi andò nella casa del Signore e si prostrò: Rientrato in casa, chiese di portargli cibo e mangiò”.

Davide fa festa … in che senso? Imposta la sua vita in stile penitenziale o di conversione. L’espressione “andrò da lui” vuol dire semplicemente e di per sé “morirò”. Ma che può intendersi così: passerò tutta la mia vita come “morte”, cioè come vita rinnovata e donata nella sofferenza/lotta/morte.

Il Signore si compiace di questo cambiamento e dona un nuovo figlio (Salomone=pace). Ma, attraverso il profeta Natan, questo figlio sarà chiamato Iedidià=Amato/Caro al Signore.

Il Signore si compiace anche dando vittoria a Davide nella guerra contro gli Ammoniti.

Ho peccato contro il Signore

Ago 3, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

2Samuele 12,1-15

Il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. 2Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, 3mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. 4Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui».
5Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. 6Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». 7Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. 9Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l’Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. 10Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l’Ittita”. 11Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. 12Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”».
Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. 
14Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire». 15Natan tornò a casa.

 

Il racconto o parabola (strutturata appositamente perché divenga “messaggio”) che Natan profeta fa a Davide vuole portare il re a riconoscere il proprio peccato e ad accettare tutte le conseguenze: castigo, punizione, riparazione, vendetta di sangue … ?

Un ricco (che ha tante pecore) serve/offre al suo ospite la “pecorella piccina” di un povero (che ha solo quella). Una cosa che non va! Il re dà questa sentenza: “Chi ha fatto questo è degno di morte”. Non vuol dire che deve morire, ma che è colpevole o responsabile di quello che ha fatto. Ad ogni modo, dice il re, la punizione sarà “pagare quattro volte il valore della pecora”. Natan dice a Davide: “Sei tu quell’uomo”, cioè, tu sei colpevole e responsabile!

L’enormità del peccato sta nel fatto che il Signore ha dato tutto e di più a Davide, ma egli “ha disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai Suoi occhi”. Tu hai disobbedito a colui che ti ha dato tutto e di più! [Dunque: hai disprezzato il Signore!]

La giustizia richiede un bilanciamento o “ricompensa”: hai fatto il male e allora ti verrà del male dalla tua stessa discendenza; hai ucciso e allora entrerà la spada (morte) nella tua discendenza.

L’unica “risposta giusta” è dire : “Ho peccato contro il Signore”. Da parte di Dio, la morte del figlio concepito è il segno (e non il prezzo richiesto) che quanto Davide ha compiuto è male, è morte. Disobbedire a Dio è … morte!

Domenica 2 Agosto 2020 – XVIII Tempo Ordinario – Anno A

Ago 2, 2020 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

“O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Sei tu il mio soccorso, la mia salvezza:
Signore, non tardare. (Sal 70,2.6)”

CANTO DI INGRESSO: OGNI MIA PAROLA
Come la pioggia e la neve
scendono giù dal cielo
e non vi ritornano senza irrigare
e far germogliare la terra,
così ogni mia parola non ritornerà a me
senza operare quanto desidero,
senza aver compiuto ciò per cui
l’avevo mandata.
Ogni mia parola,
ogni mia parola.
Ogni mia parola (2 volte)

Prima Lettura: Dal libro del profeta Isaìa Is 55,1-3

Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide». Parola di Dio

Salmo Responsoriale: Sal 144

RIT: Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

Seconda lettura: Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani  Rm 8,35.37-39

Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Parola di Dio

Alleluia, alleluia.
Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio
Alleluia.

Vangelo: Dal Vangelo secondo Matteo Mt 14,13-21
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. Parola del Signore

CANTO D’ OFFERTORIO: BENEDICI IL SIGNORE ANIMA MIA

Rit.
Benedici il Signore, anima mia,
quant’è in me benedica il suo nome;
non dimenticherò tutti i suoi benefici:
benedici il Signore, anima mia.
Lui perdona tutte le tue colpe
e ti salva dalla morte;
ti corona di grazia e ti sazia di beni
nella tua giovinezza. Rit.
Il Signore agisce con giustizia,
con amore verso i poveri.
Rivelò a Mosè le sue vie, ad Israele
le sue grandi opere. Rit.
Il Signore è buono e pietoso,
lento all’ira e grande nell’amor.
Non conserva in eterno il suo sdegno
e la sua ira verso i nostri peccati. Rit.

CANTI DI COMUNIONE:
CHI CI SEPARERA’
1. Chi ci separerà dal suo amore,
la tribolazione, forse la spada?
Né morte o vita ci separerà
dall’amore in Cristo Signore.
2. Chi ci separerà dalla sua pace,
la persecuzione, forse il dolore?
Nessun potere ci separerà
da Colui che è morto per noi.
3. Chi ci separerà dalla sua gioia,
chi potrà strapparci il suo perdono?
Nessuno al mondo ci allontanerà
dalla vita in Cristo Signore.
DALL’AURORA AL TRAMONTO
Rit. Dall’aurora io cerco te,
fino al tramonto ti chiamo,
ha sete solo di te l’anima mia
come terra deserta. (2v)
Non mi fermerò un solo istante,
sempre canterò la Tua lode
perché sei il mio Dio, il mio riparo:
mi proteggerai all’ombra delle tue
ali.
Rit. Dall’aurora…
Non mi fermerò un solo istante,
io racconterò le Tue opere
perché sei il mio Dio, unico bene:
nulla mai potrà la notte contro di me.
Rit. Dall’aurora io cerco te,
fino al tramonto ti chiamo,
ha sete solo di te l’anima mia
come terra deserta.
Ha sete solo di te l’anima mia
come terra deserta.

CANTO FINALE: RESTA QUI CON NOI

Le ombre si distendono,
scende ormai la sera,
e s’allontanano dietro i monti
i riflessi di un giorno che non finirà,
di un giorno che ora correrà sempre,
perché sappiamo che una nuova vita
da qui è partita e mai più si fermerà.
Rit. Resta qui con noi
il sole scende già,
resta qui con noi
Signore è sera ormai.
Resta qui con noi
il sole scende già,
se Tu sei tra noi,
la notte non verrà.
S’allarga verso il mare
il tuo cerchio d’onda
che il vento spingerà fino a quando
giungerà ai confini di ogni cuore,
alle porte dell’amore vero.
Come una fiamma
che dove passa brucia,
così il tuo amore
tutto il mondo invaderà.
Rit.
Davanti a noi l’umanità
lotta, soffre e spera
come una terra che nell’arsura
chiede l’acqua ad un cielo senza nuvole,
ma che sempre le può dare vita.
Con te saremo sorgente d’acqua pura
con te fra noi il deserto fiorirà.
Rit. 2V

Ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore

Ago 1, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

2Samuele 11,14-27

La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria. 15Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Uria sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». 16Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. 17Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Uria l’Ittita.
18Ioab mandò ad annunciare a Davide tutte le cose che erano avvenute nella battaglia 19e diede al messaggero quest’ordine: «Quando avrai finito di raccontare al re quanto è successo nella battaglia, 20se il re andasse in collera e ti dicesse: “Perché vi siete avvicinati così alla città per dar battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall’alto delle mura? 21Chi ha ucciso Abimèlec figlio di Ierub-Baal? Non fu forse una donna che gli gettò addosso il pezzo superiore di una macina dalle mura, così che egli morì a Tebes? Perché vi siete avvicinati così alle mura?”, tu digli allora: “Anche il tuo servo Uria l’Ittita è morto”». 22Il messaggero dunque partì e, quando fu arrivato, annunciò a Davide quanto Ioab lo aveva incaricato di dire. 23E il messaggero disse a Davide: «Poiché i nemici avevano avuto vantaggio su di noi e avevano fatto una sortita contro di noi nella campagna, noi fummo loro addosso fino alla porta della città; 24allora gli arcieri tirarono sui tuoi servi dall’alto delle mura e parecchi dei servi del re perirono. Anche il tuo servo Uria l’Ittita è morto». 25Allora Davide disse al messaggero: «Riferirai a Ioab: “Non sia male ai tuoi occhi questo fatto, perché la spada divora ora in un modo ora in un altro; rinforza la tua battaglia contro la città e distruggila”. E tu stesso fagli coraggio».
26La moglie di Uria, saputo che Uria, suo marito, era morto, fece il lamento per il suo signore. 27Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l’aggregò alla sua casa. Ella diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore.

La morte di Uria è decretata! Infatti “è scritta”. La cosa triste e patetica è che la vittima (il marito e soldato Uria) è ambasciatore della sua morte!

Il diabolico “gioco dell’inganno omicida” funziona alla perfezione: delitto perfetto!

[Leggiamo con calma il testo e vediamo come l’inganno, la corruzione, l’ipocrisia hanno il volto pulito di “colui che è ingannatore e omicida dal principio”, cioè il diavolo]

Alla morte di Uria (marito!) Betsabea fa il rito stabilito dalla legge e cioè si mette in “lutto”. Terminato il quale (come niente fosse!) “Davide la mandò a prendere e l’aggregò alla sua casa. Ella diventò sua moglie (era questo che Davide e Betsabea volevano) e gli partorì un figlio”.

Che bello, la nascita di un figlio!! “Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore”.

 

Dalla terrazza vide una donna

Lug 31, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

2Samuele 11,1-13

All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. 2Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. 3Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Ittita». 4Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Ella andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla sua impurità. Poi ella tornò a casa.
5La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». 6Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Uria l’Ittita». Ioab mandò Uria da Davide. 7Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. 8Poi Davide disse a Uria: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. 9Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. 10La cosa fu riferita a Davide: «Uria non è sceso a casa sua». Allora Davide disse a Uria: «Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?». 11Uria rispose a Davide: «L’arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e i servi del mio signore sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per giacere con mia moglie? Per la tua vita, per la vita della tua persona, non farò mai cosa simile!». 12Davide disse a Uria: «Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire». Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente. 13Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.

 

Vari sono i modi per indicare le stagioni. La primavera era “il tempo dell’uscita dei re”, s’intende, per la guerra! In questo momento Davide pensa a una spedizione distruttiva contro gli Ammoniti già sottomessi (secondo una narrazione teologica), ma sempre all’attacco (secondo la realtà). Ioab, capo dell’esercito di Davide, assediava Rabba, “mentre Davide rimaneva a Gerusalemme”.

Il racconto del peccato di Davide è molto dettagliato. Siamo “verso sera” (meglio tradurre così che “tardo pomeriggio”). A sera di fatto si va a letto, mentre Davide si alza da letto e cammina sulla terrazza della reggia. La terrazza della reggia è un luogo alto che permette di vedere tutto ciò che è più in basso, e quindi è luogo di desideri, di imprese e sopraffazioni da parte dei potenti.

Una donna bellissima, Betsabea moglie di un ufficiale straniero di Davide, sta facendo il bagno su un’altra terrazza. Non si tratta di un bagno qualsiasi, è un “bagno rituale”, cioè chiesto dalla legge: questa donna infatti doveva purificarsi da flusso di sangue.

Davide la manda a chiamare: ha rapporto sessuale con lei. Non nasce una convivenza vera e propria, perché Betsabea è sposata con Uria, straniero, un ufficiale di Davide. Di fatto, il testo dice laconicamente: “ella tornò a casa”.

Betsabea poi fa saper a Davide di essere incinta. Questo particolare è “giocato” da Betsabea con furbizia interessata. Davide ha tante mogli e tante concubine, ma lei vuole un “posto” un “riconoscimento” per il bimbo (e per lei). Insomma … la storia non è finita o non deve finire in un’avventura. Betsabea è furba quanto Davide e con lui imbastisce l’inganno.

Al narratore non interessa la storia intima dei due, ma il modo col quale Davide (attore principale e primo responsabile) vuole uscire dalla faccenda. Al narratore interessa raccontare la profondità del peccato di Davide, che si riassume nell’adulterio nascosto, nell’inganno del prossimo, nell’omicidio di un suo uomo … in definitiva nel delirio di onnipotenza e impunibilità tipica dei potenti (in fondo è una sorta di idolatria). E’ questo il vero peccato.

Uria straniero è richiamato dalla guerra per stare con la moglie Betsabea. Non va a dormire con la moglie adducendo motivi religiosi (astinenza sessuale in tempo di guerra), ma in realtà forse avendo capito l’inganno! Anche se ubriacato da Davide, Uria “la sera uscì per andare a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo Signore e non scese a casa sua”.

Amore fedele non accolto

Lug 30, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

2Samuele 10,1-19

Dopo questo, morì il re degli Ammoniti e Canun, suo figlio, divenne re al suo posto. 2Davide disse: «Manterrò fedeltà a Canun, figlio di Nacas, come suo padre la mantenne a me». Davide mandò alcuni suoi ministri a consolarlo per suo padre. I ministri di Davide andarono nel territorio degli Ammoniti. 3Ma i capi degli Ammoniti dissero a Canun, loro signore: «Forse Davide intende onorare tuo padre ai tuoi occhi, mandandoti dei consolatori? Non ha piuttosto mandato da te i suoi ministri per esplorare la città, per ispezionarla e perlustrarla?». 4Canun allora prese i ministri di Davide, fece loro radere la metà della barba e tagliare le vesti a metà fino alle natiche, poi li rimandò. 5Quando l’annunciarono a Davide, egli mandò qualcuno a incontrarli, perché quegli uomini si vergognavano moltissimo. Il re fece dire loro: «Rimanete a Gerico finché vi sia cresciuta di nuovo la barba, poi tornerete».
6Gli Ammoniti, vedendo che si erano attirati l’inimicizia di Davide, mandarono ad assoldare ventimila fanti di Aram Bet-Recob e di Aram Soba, mille uomini del re di Maacà e dodicimila uomini della gente di Tob. 7Quando Davide sentì questo, mandò Ioab con tutto l’esercito dei prodi. 8Gli Ammoniti uscirono e si disposero a battaglia all’ingresso della porta della città, mentre gli Aramei di Soba e di Recob e la gente di Tob e di Maacà stavano da parte, nella campagna.
9Ioab vide che il fronte della battaglia gli era davanti e alle spalle. Scelse allora un corpo tra i migliori d’Israele, lo schierò contro gli Aramei 10e affidò il resto dell’esercito a suo fratello Abisài, per schierarlo contro gli Ammoniti. 11Disse: «Se gli Aramei saranno più forti di me, tu mi verrai a salvare; se invece gli Ammoniti saranno più forti di te, verrò io a salvarti. 12Sii forte e dimostriamoci forti per il nostro popolo e per le città del nostro Dio. Il Signore faccia quello che a lui piacerà».
13Poi Ioab con la gente che aveva con sé attaccò battaglia con gli Aramei, i quali fuggirono davanti a lui. 14Quando gli Ammoniti videro che gli Aramei erano fuggiti, fuggirono davanti ad Abisài e rientrarono nella città. Allora Ioab tornò dalla spedizione contro gli Ammoniti e venne a Gerusalemme.
15Gli Aramei, vedendo che erano stati sconfitti da Israele, si riunirono insieme. 16Adadèzer mandò a chiamare gli Aramei che erano al di là del Fiume e quelli giunsero a Chelam; Sobac, comandante dell’esercito di Adadèzer, era alla loro testa. 17La cosa fu riferita a Davide, che radunò tutto Israele, attraversò il Giordano e giunse a Chelam. Gli Aramei si schierarono di fronte a Davide e si scontrarono con lui. 18Ma gli Aramei fuggirono davanti a Israele: Davide uccise degli Aramei settecento cavalieri e quarantamila fanti; colpì anche Sobac, comandante del loro esercito, che morì in quel luogo. 19Tutti i re vassalli di Adadèzer, quando si videro sconfitti da Israele, fecero la pace con Israele e gli rimasero sottoposti. Gli Aramei non osarono più venire a salvare gli Ammoniti.

 

C’è il racconto di una fedeltà/amore violato: amore (hesed) esercitato da Davide, ma non accolto.

Davide fa un gesto di cortesia e amicizia col figlio di un re Ammonita (popolo tradizionalmente nemico, accogliente però verso la famiglia di Davide in fuga). Ma i ministri del re fiutano una furbata di Davide: forse vuole innescare una scintilla per scatenare l’aggressione? Di fatto gli ambasciatori di Davide furono umiliati: cacciati via mezzi nudi!

Si scatena allora la guerra. Davide fa uso (come faceva spesso Saul) di un “esercito di professione”: era “l’esercito dei prodi” comandati da Ioab, cugino di Davide. Ioab segue una ritualità militare collaudata, compresa la preghiera e la fiducia: “Il Signore faccia quello che è bene ai suoi occhi (= compia la sua volontà)”.

Il narratore vuole dare gloria a Davide e accreditare a lui la disfatta completa, oltre che degli Ammoniti, anche quella degli Aramei [Ammoniti e Aramei … in realtà non furono mai sottomessi; anzi, spesso furono loro a sottomettere gli Israeliti]

La storia può essere così teologicamente ri-scritta dal narratore: “Gli Aramei fuggirono davanti a Israele: Davide uccise degli Aramei settecento cavalieri e quarantamila fanti; colpì anche Sobac, comandante del loro esercito, che morì in quel luogo. Tutti i re vassalli di Adadèzer, quando si videro sconfitti da Israele, fecero la pace con Israele e gli rimasero sottoposti. Gli Aramei non osarono più venire a salvare gli Ammoniti.”