Radunami settanta anziani tra gli uomini

Ott 21, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 11,16-30

16Il Signore disse a Mosè: «Radunami settanta uomini tra gli anziani d’Israele, conosciuti da te come anziani del popolo e come loro scribi, conducili alla tenda del convegno; vi si presentino con te. 17Io scenderò e lì parlerò con te; toglierò dello spirito che è su di te e lo porrò su di loro, e porteranno insieme a te il carico del popolo e tu non lo porterai più da solo.
18Dirai al popolo: “Santificatevi per domani e mangerete carne, perché avete pianto agli orecchi del Signore, dicendo: Chi ci darà da mangiare carne? Stavamo così bene in Egitto! Ebbene, il Signore vi darà carne e voi ne mangerete. 19Ne mangerete non per un giorno, non per due giorni, non per cinque giorni, non per dieci giorni, non per venti giorni, 20ma per un mese intero, finché vi esca dalle narici e vi venga a nausea, perché avete respinto il Signore che è in mezzo a voi e avete pianto davanti a lui, dicendo: Perché siamo usciti dall’Egitto?”».
21Mosè disse: «Questo popolo, in mezzo al quale mi trovo, conta seicentomila adulti e tu dici: “Io darò loro la carne e ne mangeranno per un mese intero!”. 22Si sgozzeranno per loro greggi e armenti in modo che ne abbiano abbastanza? O si raduneranno per loro tutti i pesci del mare, in modo che ne abbiano abbastanza?». 23Il Signore rispose a Mosè: «Il braccio del Signore è forse raccorciato? Ora vedrai se ti accadrà o no quello che ti ho detto».
24Mosè dunque uscì e riferì al popolo le parole del Signore; radunò settanta uomini tra gli anziani del popolo e li fece stare intorno alla tenda.25Allora il Signore scese nella nube e gli parlò: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito. 26Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento. 27Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». 28Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». 29Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!». 30E Mosè si ritirò nell’accampamento, insieme con gli anziani d’Israele.

 

Mosè si era lamentato che era solo a portare il peso del popolo.

Il Signore dice: “Radunami settanta uomini tra gli anziani e conducili alla tenda del convegno”. La tenda è il luogo dal quale il Signore parla e fa doni a Mosè e al popolo. Di fatto (là, nella tenda) prende un po’ dello Spirito che è in Mosè e lo dona ai settanta uomini, i quali porteranno il peso con Mosè.

Due degli uomini chiamati non si erano presentati davanti al Signore, ma anche su di loro venne lo Spirito. A dire di una dilatazione grande dei doni di Dio, al di là di quello che noi pensiamo o chiediamo.

Quanto al cibo/carne il Signore fa una promessa di abbondanza 19-20). Di fronte alla promessa di abbondanza, Mosè reagisce contestando che Dio non gli ha detto il modo col quale sazierà il popolo. Dovrà essere Mosè a dare da mangiare a seicentomila uomini, più donne e bambini? (21-22). [Sentiamo la eco delle parole dei discepoli di Gesù, in Giovanni 6,5ss]

Il popolo cominciò a lamentarsi in modo cattivo

Ott 20, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 11,1-15

1Ora il popolo cominciò a lamentarsi aspramente agli orecchi del Signore. Li udì il Signore e la sua ira si accese: il fuoco del Signore divampò in mezzo a loro e divorò un’estremità dell’accampamento. 2Il popolo gridò a Mosè; Mosè pregò il Signore e il fuoco si spense. 3Quel luogo fu chiamato Taberà, perché il fuoco del Signore era divampato fra loro.
4La gente raccogliticcia, in mezzo a loro, fu presa da grande bramosia, e anche gli Israeliti ripresero a piangere e dissero: «Chi ci darà carne da mangiare? 5Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. 6Ora la nostra gola inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna».
7La manna era come il seme di coriandolo e aveva l’aspetto della resina odorosa. 8Il popolo andava attorno a raccoglierla, poi la riduceva in farina con la macina o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere nelle pentole o ne faceva focacce; aveva il sapore di pasta con l’olio. 9Quando di notte cadeva la rugiada sull’accampamento, cadeva anche la manna.
10Mosè udì il popolo che piangeva in tutte le famiglie, ognuno all’ingresso della propria tenda; l’ira del Signore si accese e la cosa dispiacque agli occhi di Mosè. 11Mosè disse al Signore: «Perché hai fatto del male al tuo servo? Perché non ho trovato grazia ai tuoi occhi, al punto di impormi il peso di tutto questo popolo? 12L’ho forse concepito io tutto questo popolo? O l’ho forse messo al mondo io perché tu mi dica: “Portalo in grembo”, come la nutrice porta il lattante, fino al suolo che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri? 13Da dove prenderò la carne da dare a tutto questo popolo? Essi infatti si lamentano dietro a me, dicendo: “Dacci da mangiare carne!”. 14Non posso io da solo portare il peso di tutto questo popolo; è troppo pesante per me. 15Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire, se ho trovato grazia ai tuoi occhi; che io non veda più la mia sventura!»

 

Non ci sorprende che il primo passo o gesto d’Israele – dopo tanti bei comandi e disposizioni – sia il lamento cattivo! L’equilibrio ideale dei primi 10 capitoli è messo in discussione dal cammino concreto di Israele, fatto di continue mormorazioni (capitoli 11-14).

La prima mormorazione non è motivata da alcunché. Per dire che il popolo (noi!) tante volte ci lamentiamo … a prescindere!

Ecco lo schema abituale. Mormorazione … il Signore ode … l’ira del Signore si accende … punizione (in questo caso il fuoco) … grido a Mosè … Mosè prega il Signore … il fuoco si spegne, non senza aver bruciato una parte del popolo. Il luogo dove avviene il fatto prende nome dalla mormorazione o punizione avvenuta. Quindi, i luoghi portano il nome delle nostre infedeltà, ma anche della misericordia di Dio.

La seconda mormorazione è dovuta alla mancanza di cibo. Evoca una patetica, falsa visione della “bella vita” in Egitto: si rimpiangono sostanzialmente … i lavori forzati!

Mosè stesso entra in crisi e si lamenta con Dio: “Perché hai fatto del male al tuo servo? … Da dove prenderò la carne da dare a questo popolo? … Non posso io portare il peso di tutto questo popolo; è troppo pesante per me. Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire!” (11-15).

E’ la tentazione, che hanno tutti i profeti o servi di Dio, di piantare lì tutto, misurando soltanto le proprie forze e non la potenza di Dio.

Sorgi, Signore! Torna, Signore!

Ott 19, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 10,29-36
29Mosè disse a Obab, figlio di Reuèl il Madianita, suocero di Mosè: «Noi stiamo per partire verso il luogo del quale il Signore ha detto: “Lo darò a voi in possesso”. Vieni con noi e ti faremo del bene, perché il Signore ha promesso del bene a Israele». 30Ma egli replicò: «Io non verrò; anzi tornerò alla mia terra e alla mia parentela». Mosè rispose: 31«Non ci abbandonare, ti prego, poiché tu conosci i luoghi dove accamparci nel deserto e sarai per noi come gli occhi. 32Se vieni con noi, tutto il bene che il Signore farà a noi, noi lo faremo a te».
33Così partirono dal monte del Signore e fecero tre giornate di cammino; l’arca dell’alleanza del Signore si muoveva davanti a loro durante le tre giornate di cammino, per cercare loro un luogo di sosta. 34La nube del Signore era sopra di loro durante il giorno, quando partivano dall’accampamento.
35Quando l’arca partiva, Mosè diceva:
«Sorgi, Signore, e siano dispersi i tuoi nemici
e fuggano davanti a te coloro che ti odiano».
36Quando sostava, diceva:
«Torna, Signore, alle miriadi di migliaia d’Israele».

 

Mosè ricorda a Obab, personaggio non ebreo, che Dio sta per dare a Israele il possesso della terra di Canaan: sa che Dio sarà fedele alla sua promessa. Ma non sa come.

Mosè si sente piccolo e inesperto quanto al viaggio. Crede in Dio, ma non pensa ad una guida magica. Chiede pertanto a Obab, uomo esperto del luogo, di fare la guida nel deserto. “Se vieni con noi, tutto il bene che il Signore farà a noi, noi lo faremo a te” (32).

L’autore descrive tre giornate di cammino, cioè il camminare consueto di Israele. E’ vero che Obab farà da guida, però … sarà l’arca dell’alleanza del Signore a muoversi davanti a loro per cercare un luogo di sosta (33).

Tutto il cammino è guidato e sorretto, certo dall’esperienza di Obab, ma in definitiva dal Signore. Lo mostra bene la preghiera che Mosè faceva al partire e al sostare: “Sorgi, Signore … Torna, Signore”.

La nube si alzò

Ott 18, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 10,11-28
11Il secondo anno, il secondo mese, il venti del mese, la nube si alzò da sopra la Dimora della Testimonianza. 12Gli Israeliti si mossero, secondo il loro ordine di spostamento, dal deserto del Sinai. La nube si fermò nel deserto di Paran. 13Così si misero in cammino la prima volta, secondo l’ordine del Signore, dato per mezzo di Mosè.
14Per prima si mosse l’insegna dell’accampamento dei figli di Giuda, suddivisi secondo le loro schiere. Nacson, figlio di Amminadàb, comandava la schiera di Giuda. 15Netanèl, figlio di Suar, comandava la schiera della tribù dei figli di Ìssacar. 16Eliàb, figlio di Chelon, comandava la schiera della tribù dei figli di Zàbulon. 17La Dimora fu smontata e si mossero i figli di Gherson e i figli di Merarì, portatori della Dimora.
18Poi si mosse l’insegna dell’accampamento di Ruben, secondo le sue schiere. Elisùr, figlio di Sedeùr, comandava la schiera di Ruben. 19Selumièl, figlio di Surisaddài, comandava la schiera della tribù dei figli di Simeone. 20Eliasàf, figlio di Deuèl, comandava la schiera della tribù dei figli di Gad.21Poi si mossero i Keatiti, portatori del santuario; la Dimora veniva eretta al loro arrivo.
22Poi si mosse l’insegna dell’accampamento dei figli di Èfraim, suddivisi secondo le sue schiere. Elisamà, figlio di Ammiùd, comandava la schiera di Èfraim. 23Gamlièl, figlio di Pedasùr, comandava la schiera della tribù dei figli di Manasse. 24Abidàn, figlio di Ghideonì, comandava la schiera della tribù dei figli di Beniamino.
25Poi si mosse l’insegna dell’accampamento dei figli di Dan, retroguardia di tutti gli accampamenti, suddivisi secondo le loro schiere. Achièzer, figlio di Ammisaddài, comandava la schiera di Dan. 26Paghièl, figlio di Ocran, comandava la schiera della tribù dei figli di Aser, 27e Achirà, figlio di Enan, comandava la schiera della tribù dei figli di Nèftali.
28Questo era l’ordine degli spostamenti degli Israeliti, secondo le loro schiere, quando levarono le tende.

 

Col dato riproposto dal testo si può affermare che il soggiorno di Israele al Sinai è stato di 12 mesi.

La nube si alzò da sopra la Dimora della Testimonianza. 12Gli Israeliti si mossero, secondo il loro ordine di spostamento, dal deserto del Sinai. La nube si fermò nel deserto di Paran. 13Così si misero in cammino la prima volta, secondo l’ordine del Signore, dato per mezzo di Mosè (11). 

Andava riscritto questo testo perché offre gli elementi più significativi del viaggio. La nube si alza (lett: sale), gli Israeliti si muovono secondo l’ordine di spostamento, la nube si ferma nel deserto di Paran.

Al centro dell’assetto processionale, si muovono i Keatiti (leviti) portatori del santuario (21). Esattamente come aveva comandato il Signore (vedi capitolo 2).

Fatevi due trombe d’argento

Ott 17, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 10,1-10

1Il Signore parlò a Mosè e disse: 2«Fatti due trombe d’argento; le farai d’argento lavorato a martello e ti serviranno per convocare la comunità e per far muovere gli accampamenti.
3Quando si suonerà con esse, tutta la comunità si radunerà presso di te all’ingresso della tenda del convegno. 4Al suono di una tromba sola, si raduneranno presso di te i prìncipi, capi delle migliaia d’Israele.
5Quando le suonerete a squillo disteso, gli accampamenti che sono a levante si metteranno in cammino. 6Quando le suonerete a squillo disteso una seconda volta, si metteranno in cammino gli accampamenti posti a mezzogiorno. A squillo disteso si suonerà per i loro spostamenti.
7Per radunare l’assemblea, suonerete, ma non con squillo disteso. 8I sacerdoti figli di Aronne suoneranno le trombe; sarà per voi un rito perenne di generazione in generazione.
9Quando nella vostra terra entrerete in guerra contro l’avversario che vi attaccherà, suonerete le trombe a squillo disteso e sarete ricordati davanti al Signore, vostro Dio, e sarete salvati dai vostri nemici.
10Nel vostro giorno di gioia, nelle vostre solennità e al principio dei vostri mesi, suonerete le trombe durante i vostri olocausti e i vostri sacrifici di comunione. Esse saranno per voi un richiamo davanti al vostro Dio. Io sono il Signore, vostro Dio».

 

Il popolo si mette in cammino, finalmente!

Importante è il suono delle trombe! Sono i sacerdoti che le suonano: come a dire che il cammino è più una processione ordinata che una marcia da guerra.

Le trombe servono innanzitutto per convocare la comunità, quindi per radunare e creare comunione. Servono poi per mettere in cammino gli accampamenti, secondo disposizioni precise.

E quando il cammino impatta la guerra? Intanto è detto che Israele non deve mai attaccare, ma se è attaccato … suoni le trombe! Tutto lì? Sì, perché il suono delle trombe non è un gesto che apre all’attacco del nemico per distruggerlo con le armi di Dio, ma è un grido o preghiera che sale a Dio.

Allora, voi sarete ricordati davanti al Signore, cioè, Dio vi ricorderà. E sarete salvati dai vostri nemici, cioè, Dio vi salverà. Come? Non è scritto! [Ma puoi leggere 10,35-36]

Le trombe hanno una funzione importante anche nella liturgia. “Esse saranno per voi un richiamo (ricordo) davanti al vostro Dio. Io sono il Signore, vostro Dio». Il senso è che … Dio si ricorderà di voi!

All’ordine del Signore

Ott 16, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 9,15-23

15Nel giorno in cui la Dimora fu eretta, la nube coprì la Dimora, dalla parte della tenda della Testimonianza; alla sera ci fu sulla Dimora come un’apparizione di fuoco fino alla mattina. 16Così avveniva sempre: la nube la copriva e di notte aveva l’aspetto del fuoco. 17Tutte le volte che la nube si alzava sopra la tenda, subito gli Israeliti si mettevano in cammino, e nel luogo dove la nube si posava, là gli Israeliti si accampavano.18Sull’ordine del Signore gli Israeliti si mettevano in cammino e sull’ordine del Signore si accampavano. Tutti i giorni in cui la nube restava sulla Dimora essi rimanevano accampati. 19Quando la nube rimaneva per molti giorni sulla Dimora, gli Israeliti osservavano la prescrizione del Signore e non partivano. 20Avveniva che la nube rimanesse pochi giorni sulla Dimora: essi all’ordine del Signore rimanevano accampati e all’ordine del Signore levavano le tende. 21E avveniva che, se la nube si fermava dalla sera alla mattina e si alzava la mattina, subito riprendevano il cammino; o se dopo un giorno e una notte la nube si alzava, allora levavano le tende. 22O se la nube rimaneva ferma sulla Dimora due giorni o un mese o un anno, gli Israeliti rimanevano accampati e non partivano; ma quando si alzava, levavano le tende. 23All’ordine del Signore si accampavano e all’ordine del Signore levavano le tende, e osservavano le prescrizioni del Signore, secondo l’ordine dato dal Signore per mezzo di Mosè.

La frase che guida tutto il brano di oggi (ma anche tutto il cammino del popolo) è questa: “All’ordine del Signore si accampavano e all’ordine del Signore levavano le tende”. L’ordine del Signore però non veniva direttamente al popolo, ma tramite Mosè.

La nube (15) indica Dio stesso. Ebbene, Dio copre la Dimora, non nel senso che la nasconde, ma che le sta sopra, la protegge e la rende feconda, così diventa luogo della sua presenza.

La nube, presenza del Signore, non è qualcosa di fisso e statico, ma di dinamico: si alza e si posa (17).

Gli Israeliti, poi, sono chiamati ad osservare e seguire la nube, secondo i tempi e ritmi. Così, il ritmo della vita di Israele (come la nostra) deve essere scandito dal Signore e dalla sua parola.

Tempi lunghi, tempi brevi, fermate improvvise, ripartenze … si coniugano bene coi vari tempi della nostra vita. Magari ci muovessimo sempre come singoli, ma soprattutto come famiglia di Dio … all’ordine del Signore!

Essi celebrarono la Pasqua

Ott 14, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 9,1-14

1Il Signore parlò a Mosè nel deserto del Sinai, il secondo anno dalla loro uscita dalla terra d’Egitto, nel primo mese, e disse: 2«Gli Israeliti celebreranno la Pasqua nel tempo stabilito. 3La celebrerete nel tempo stabilito, il giorno quattordici di questo mese tra le due sere; la celebrerete secondo tutte le leggi e secondo tutte le prescrizioni». 4Mosè parlò agli Israeliti perché celebrassero la Pasqua. 5Essi celebrarono la Pasqua il giorno quattordici del primo mese tra le due sere, nel deserto del Sinai. Secondo quanto il Signore aveva ordinato a Mosè, così fecero gli Israeliti.
6Ma vi erano degli uomini che erano impuri a causa del cadavere di un uomo e non potevano celebrare la Pasqua in quel giorno. Si presentarono in quello stesso giorno davanti a Mosè e davanti ad Aronne; 7quegli uomini gli dissero: «Noi siamo impuri per il cadavere di un uomo: perché ci dev’essere impedito di presentare l’offerta del Signore, al tempo stabilito, in mezzo agli Israeliti?». 8Mosè rispose loro: «Aspettate e sentirò quello che il Signore ordinerà a vostro riguardo».
9Il Signore parlò a Mosè e disse: 10«Parla agli Israeliti dicendo loro: “Chiunque di voi o dei vostri discendenti sia impuro per il contatto con un cadavere o sia lontano in viaggio, potrà celebrare la Pasqua in onore del Signore. 11La celebreranno nel secondo mese, il giorno quattordici tra le due sere; la mangeranno con pane azzimo e con erbe amare. 12Non ne serberanno alcun resto fino al mattino e non ne spezzeranno alcun osso. La celebreranno seguendo fedelmente la legge della Pasqua.
13Però l’uomo che sia puro e non sia in viaggio, ma ometta di fare la Pasqua, quella persona sarà eliminata dal suo popolo, perché non ha presentato l’offerta al Signore nel tempo stabilito: quell’uomo porterà il suo peccato.
14Se uno straniero che dimora tra voi celebrerà la Pasqua per il Signore, lo farà secondo la legge della Pasqua e secondo quanto è stabilito per essa. Vi sarà un’unica legge per voi, per lo straniero e per il nativo della terra”».

 

La celebrazione della Pasqua con le sue modalità nasce da un ordine del Signore, quindi dalla sua volontà … già ne deserto! “Secondo quanto il Signore aveva ordinato a Mosè, così fecero gli Israeliti” (5).

E il popolo deve celebrare la Pasqua …  prima di mettersi in cammino. Non si parte senza Pasqua!

E se per caso uno fosse non-puro per motivi validi (esempio, aver toccato un cadavere o essere in viaggio), fosse cioè non pronto per la celebrazione e non potesse celebrare la festa nella data stabilita, dovrebbe saltare la Pasqua? [Il caso si proponeva soprattutto per gli ebrei al ritorno dall’esilio in Babilonia, più che nel deserto del Sinai].

No, quel tale celebrerà la Pasqua nel mese successivo, ma allo stesso giorno e con le stesse modalità: “La celebreranno seguendo fedelmente la legge della Pasqua” (12). La sua non sarà una Pasqua di ripiego!

Ma l’uomo che trova una qualsiasi scusa per non fare la Pasqua o semplicemente non la vuole fare … “quella persona sarà eliminata dal suo popolo, … quell’uomo porterà il suo peccato” (13).

E se uno è straniero ma vive in mezzo a voi (14)? Anche lui potrà celebrare la Pasqua! E non sarà una Pasqua di ripiego o ridotta. “La farà secondo la legge della Pasqua. Vi sarà un’unica legge per voi, per lo straniero e per il nativo della terra” (14).

La Pasqua è una festa che raccoglie e unisce tutti. Per questo, Dio tiene le porte aperte il più possibile perché nessuno resti fuori. Chi resta fuori è … per sua volontà, e quindi … ne è responsabile, porterà il suo peccato (13).

I leviti sono date a me per il servizio

Ott 13, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 8,5-26

5Il Signore parlò a Mosè e disse: 6«Prendi i leviti tra gli Israeliti e purificali. 7Per purificarli farai così: li aspergerai con l’acqua lustrale; faranno passare il rasoio su tutto il loro corpo, laveranno le loro vesti e si purificheranno. 8Poi prenderanno un giovenco e la sua oblazione di fior di farina impastata con olio, e tu prenderai un secondo giovenco per il sacrificio per il peccato.
9Farai avvicinare i leviti dinanzi alla tenda del convegno e convocherai tutta la comunità degli Israeliti. 10Farai avvicinare i leviti davanti al Signore e gli Israeliti porranno le mani sui leviti; 11Aronne presenterà i leviti con il rito di elevazione davanti al Signore da parte degli Israeliti, ed essi svolgeranno il servizio del Signore. 12Poi i leviti porranno le mani sulla testa dei giovenchi, e tu ne offrirai uno in sacrificio per il peccato e l’altro in olocausto al Signore, per compiere il rito espiatorio per i leviti. 13Farai stare i leviti davanti ad Aronne e davanti ai suoi figli e li presenterai con il rito di elevazione in onore del Signore. 14Così separerai i leviti dagli Israeliti e i leviti saranno miei.
15Dopo di che, quando li avrai purificati e presentati con il rito di elevazione, i leviti entreranno in servizio nella tenda del convegno. 16Essi infatti sono doni dati a me tra gli Israeliti, io li ho presi per me al posto di quanti nascono per primi dalla madre, al posto di ogni primogenito di tutti gli Israeliti. 17Poiché mio è ogni primogenito fra gli Israeliti, sia degli uomini sia del bestiame: io me li sono consacrati il giorno in cui percossi tutti i primogeniti in terra d’Egitto. 18Ho scelto i leviti al posto di ogni primogenito fra gli Israeliti. 19Ho dato i leviti in dono ad Aronne e ai suoi figli tra gli Israeliti, perché svolgano il servizio degli Israeliti nella tenda del convegno e perché compiano il rito espiatorio per gli Israeliti, e non vi sia flagello per gli Israeliti, quando gli Israeliti si accosteranno al santuario».
20Così fecero Mosè, Aronne e tutta la comunità degli Israeliti per i leviti; gli Israeliti fecero per i leviti quanto il Signore aveva ordinato a Mosè a loro riguardo.21I leviti si purificarono e lavarono le loro vesti. Aronne li presentò con il rito di elevazione davanti al Signore e compì il rito espiatorio per loro, per purificarli. 22Dopo questo, i leviti entrarono in servizio nella tenda del convegno, alla presenza di Aronne e dei suoi figli. Come il Signore aveva ordinato a Mosè riguardo ai leviti, così fecero per loro.
23Il Signore parlò a Mosè e disse: 24«Questo riguarda i leviti: da venticinque anni in su il levita entrerà a far parte della schiera al servizio della tenda del convegno, 25e a cinquant’anni si ritirerà dalla schiera del suo servizio: non presterà più servizio. 26Assisterà i suoi fratelli nella tenda del convegno, sorvegliando ciò che è affidato alla loro custodia, ma non presterà servizio. Così farai per i leviti, per quel che riguarda il loro incarico». 

 

I leviti sono dono dati a me tra gli Israeliti (16).

Per entrare in servizio, i leviti debbono essere purificati attraverso aspersioni e sacrifici offerti a Dio.

Ma occorre anche una partecipazione (investitura?) del popolo. Essa avviene con l’imposizione delle mani (10), che sta ad indicare come una trasmissione di sé, un trasferimento di sé nei leviti: un farsi offerta per mezzo dei leviti. Solo i leviti serviranno nella Tenda, ma lo fanno in luogo e in comunione col popolo.

Con questo rito, i leviti risultano separati per essere proprietà del Signore: “I leviti saranno miei” (14), nel senso che saranno totalmente adibiti al servizio cultuale. Si può dire – come di fatto è scritto – che “sono doni dati a me tra gli Israeliti” e che “Io li ho presi per me al posto di quanti nascono per primi dalla madre” (16).

Vengono poi date norme precise sull’età e sul servizio. Il servizio dei leviti durerà dai 25 ai 50 anni. Terminato il servizio, avranno un compito soltanto di assistenza ai fratelli nella custodia delle cose sante.  [E’ un congedo dal servizio diretto, fatto con dignità e delicatezza]

Sette lampade: il candelabro

Ott 12, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Numeri 8,1-4

1Il Signore parlò a Mosè e disse: 2«Parla ad Aronne dicendogli: “Quando collocherai le lampade, le sette lampade dovranno far luce verso la parte anteriore del candelabro”». 3Aronne fece così: collocò le lampade in modo che facessero luce verso la parte anteriore del candelabro, come il Signore aveva ordinato a Mosè. 4E questa era la struttura del candelabro: era d’oro lavorato a martello, dal suo fusto alle sue corolle era un solo lavoro a martello. Mosè aveva fatto il candelabro secondo la visione che il Signore gli aveva mostrato.

 

Il Signore aveva comandato al principio: Sia la luce. E la luce fu (Gen 1,3). Fu … per essere e dare vita a tutto il cosmo.

Lo stesso Signore comanda ora a Mosè di … comandare ad Aronne di collocare sette lampade (pienezza di luce) …  per tenere in vita il rapporto popolo/Dio. Le sette lampade sono il Candelabro (ebraico: menorah) che sta davanti al Santo dei Santi, al Santissimo (arca e suo coperchio, chiamato propiziatorio).

Il fatto che le lampade non facciano luce verso l’alto, ma verso la parte anteriore del candelabro, dice che la presenza del Signore non è qualcosa di indistinto da ricercarsi … verso l’alto, ma la sua presenza feconda è nella Dimora, in mezzo a Israele.