Quest’uomo non cerca il bene del popolo ma il male

Apr 20, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 38,1-13

Sefatia, figlio di Mattàn, Godolia, figlio di Pascur, Iucal, figlio di Selemia, e Pascur, figlio di Malchia, udirono le parole che Geremia rivolgeva a tutto il popolo: 2«Così dice il Signore: Chi rimane in questa città morirà di spada, di fame e di peste; chi si consegnerà ai Caldei vivrà e gli sarà lasciata la vita come bottino e vivrà. 3Così dice il Signore: Certo questa città sarà data in mano all’esercito del re di Babilonia, che la prenderà».
4I capi allora dissero al re: «Si metta a morte quest’uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». 5Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi». 6Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango.
7Ebed-Mèlec, l’Etiope, un eunuco che era nella reggia, sentì che Geremia era stato messo nella cisterna. Ora, mentre il re stava alla porta di Beniamino, 8Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: 9«O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». 10Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia». 11Ebed-Mèlec prese con sé gli uomini, andò nella reggia, nel guardaroba del magazzino e, presi di là pezzi di vestiti logori, li gettò a Geremia nella cisterna con delle corde. 12Ebed-Mèlec, l’Etiope, disse a Geremia: «Su, mettiti questi pezzi di vestiti logori sotto le ascelle e poi, sotto, metti le corde». Geremia fece così. 13Allora lo tirarono su con le corde, facendolo uscire dalla cisterna, e Geremia rimase nell’atrio della prigione.

 

Notiamo due cose. Tanti “nomi propri”, per dire di una storia documentata. Nomi propri accompagnati sempre da “figlio di”, per dire che ognuno di noi non è un essere che si auto genera, ma uno che è nato ed è debitore di una storia.

Vediamo Geremia, il profeta … andare sempre più in basso. E’ accusato di voler passare dai Babilonesi e quindi di essere una collaborazionista; e poi di essere uno che scoraggia i capi e il popolo.

Più precisamente è scritto: “quest’uomo non cerca il benessere (letteralmente: la pace/shalom) del popolo, ma il male”. Di qui, la sentenza: “si metta a morte quest’uomo”. E infine l’esecuzione: “Allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango.”

A questo punto compare Ebel-Melec, originario dell’Etiopia, dunque … uno straniero. Egli ha il coraggio di chiedere la liberazione di Geremia. In parte la ottiene dal re Sedecia che appare sempre più imbarazzato e combattuto nel sue ultime decisioni [Come lo sarà Erode Antipa nei confronti di Giovanni Battista e di tanti procuratori romani nei confronti del prigioniero Paolo]

Il … cambio di residenza di Geremia è raccontato in modo realistico e colorito. E’ scritto: “lo calarono (lett: lo gettarono) con corde nella cisterna”; poi “lo tirarono su con corde (lett: lo trascinarono con corde e lo fecero salire dalla cisterna). Comunque, Geremia rimane … in arresto!

Possiamo riflettere (anche nella nostra vita) su questo essere gettati nella cisterna e poi essere fatti salire. E vedervi movimenti di allontanamento e vicinanza, di abbandono e sollievo, di solitudine e comunione, di morte e risurrezione.

Tutto questo, provocato e attuato per l’opera di … uno straniero!

Fu data ogni giorno una focaccia di pane

Apr 19, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 37,1-21
Sedecìa, figlio di Giosia, divenne re al posto di Conìa, figlio di Ioiakìm; Nabucodònosor, re di Babilonia, lo nominò re nella terra di Giuda. 2Ma né lui né i suoi ministri né il popolo del paese ascoltarono le parole che il Signore aveva pronunciato per mezzo del profeta Geremia.
3Il re Sedecìa inviò allora Iucal, figlio di Selemia, e il sacerdote Sofonia, figlio di Maasia, dal profeta Geremia per dirgli: «Prega per noi il Signore, nostro Dio». 4Geremia intanto andava e veniva in mezzo al popolo e non era stato ancora messo in prigione. 5Inoltre l’esercito del faraone si era mosso dall’Egitto e i Caldei, che assediavano Gerusalemme, appena ne avevano avuto notizia, si erano allontanati da Gerusalemme.
6Allora la parola del Signore fu rivolta al profeta Geremia: 7«Così dice il Signore, Dio d’Israele: Riferite al re di Giuda, che vi ha mandati a consultarmi: Ecco, l’esercito del faraone, uscito in vostro aiuto, ritornerà nel suo paese, l’Egitto; 8i Caldei ritorneranno, combatteranno contro questa città, la prenderanno e la daranno alle fiamme. 9Così dice il Signore: Non illudetevi pensando che i Caldei se ne vadano, perché non se ne andranno. 10Anche se riusciste a battere tutto l’esercito dei Caldei che combattono contro di voi, e rimanessero solo alcuni feriti, costoro sorgerebbero ciascuno dalla propria tenda e darebbero alle fiamme questa città».
11Mentre l’esercito dei Caldei era lontano da Gerusalemme per l’avanzata dell’esercito del faraone, 12Geremia uscì da Gerusalemme per andare nella terra di Beniamino a prendervi una parte di eredità tra i suoi parenti. 13Ma alla porta di Beniamino si imbatté in un incaricato del servizio di guardia chiamato Ieria, figlio di Selemia, figlio di Anania; costui arrestò il profeta Geremia dicendo: «Tu passi ai Caldei!». 14Geremia rispose: «È falso! Io non passo ai Caldei». Ma quegli non gli diede retta. E così Ieria arrestò Geremia e lo condusse dai capi. 15I capi erano sdegnati contro Geremia, lo percossero e lo gettarono in prigione nella casa di Giònata, lo scriba, che avevano trasformato in un carcere. 16Geremia entrò in una cisterna sotterranea a volta e rimase là molti giorni.
17Il re Sedecìa mandò a prenderlo e lo interrogò in casa sua, di nascosto: «C’è qualche parola da parte del Signore?». Geremia rispose: «Sì» e precisò: «Tu sarai dato in mano al re di Babilonia». 18Geremia poi disse al re Sedecìa: «Quale colpa ho commesso contro di te, contro i tuoi ministri e contro questo popolo, perché mi abbiate messo in prigione? 19E dove sono i vostri profeti che vi predicevano: “Il re di Babilonia non verrà contro di voi e contro questo paese”? 20Ora ascolta, o re, mio signore: la mia supplica ti giunga gradita. Non rimandarmi nella casa di Giònata, lo scriba, perché io non vi muoia».
21Il re Sedecìa comandò di custodire Geremia nell’atrio della prigione e gli fu data ogni giorno una focaccia di pane, proveniente dalla via dei fornai, finché non fu esaurito tutto il pane in città. Così Geremia rimase nell’atrio della prigione.

 

“Sedecìa, figlio di Giosia, divenne re al posto di Conìa, figlio di Ioiakìm; Nabucodònosor, re di Babilonia, lo nominò re nella terra di Giuda.”

Riprende il racconto vero e proprio, con un giudizio del Signore già tante volte espresso: “Né lui (Sedecia) né i suoi ministri né il popolo del paese ascoltarono le parole che il Signore aveva pronunciato per mezzo del profeta Geremia.”

Come primo gesto, Sedecia mette in campo la “strategia della preghiera”, non sua ma di Geremia. Sedecia spera in un … miracolo!

Geremia invece risponde in termini pratici politico-militari. L’alleanza con l’Egitto che si era offerto come aiuto contro i Babilonesi andrà a finire male: l’Egitto … tornerà a casa sua, e i Babilonesi … entreranno in città.

La drammaticità e la confusione del momento si manifestano in discordie interne alla città, in delazioni di collaborazionismo … Per cui Geremia, considerato traditore della patria, viene arrestato e gettato in una prigione/cisterna: detenzione dura!

Geremia è profeta, a resta un uomo come noi. Chiede di essere liberato dalla detenzione dura. Ha paura di morire!

Geremia non resterà in quella prigione (questo decide Sedecia): viene trasferito e ottiene “una focaccia di pane ogni giorno”. Insomma, vive in una sorta di arresti domiciliari e non di condannato a morire!

 

Domenica 18 Aprile 2021 – III Tempo di Pasqua – Anno B

Apr 18, 2021 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Per accedere alla diretta streaming della messa delle 10.30 clicca qui

ANTIFONA

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode. Alleluia. (Sal 65,1-2)

CANTO DI INGRESSO

QUELLO CHE ABBIAMO UDITO
Rit. Quello che abbiamo udito,
quello che abbiam veduto,
quello che abbiam toccato
dell’amore infinito
l’annunciamo a voi!
1. Grandi cose ha fatto il Signore!
del suo amore vogliamo parlare:
Dio Padre il suo figlio ha donato,
sulla croce l’abbiamo veduto.
Rit.
2. In Gesù tutto il cielo si apre,
ogni figlio conosce suo Padre;
alla vita rinasce ogni cosa
e l’amore raduna la Chiesa.
Rit.
3. Nello Spirito il mondo è creato
e si apre al suo dono infinito;
il fratello al fratello dà mano
per aprire un nuovo cammino.
Rit.
4. Viene il regno di Dio nel mondo
e l‘amore rivela il suo avvento,
come un seme germoglia nell’uomo
che risponde all’invito divino.
Rit.

GLORIA A DIO
Gloria a Dio
nell’alto dei cieli
e pace in terra
agli uomini ch’egli ama.
(2 volte)
Noi ti lodiamo, ti benediciamo,
ti adoriamo, ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie
per la tua immensa gloria.
Signore Dio, re del cielo,
Dio Padre onnipotente,
Figlio unigenito,
Cristo Gesù.
Gloria
Signore Dio, Agnello di Dio,
Figlio del Padre onnipotente,
Tu che togli i peccati del mondo
abbi pietà di noi.
Tu che togli i peccati del mondo
accogli benigno la nostra preghiera,
Tu che siedi alla destra del Padre,
abbi pietà di noi.
Gloria
Tu solo il Santo,
Tu solo il Signore,
Tu l’altissimo Gesù Cristo
con lo Spirito Santo
nella gloria del Padre.
Gloria a Dio
nell’alto dei cieli
e pace in terra
agli uomini ch’egli ama.
(2 volte)

Prima Lettura: Dagli Atti degli Apostoli (At 3,13-15.17-19)

In quei giorni, Pietro disse al popolo: «Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».
Parola di Dio
Salmo Responsoriale: Sal 4

Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

Quando t’invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia!
Nell’angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco.

Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?».

In pace mi corico e subito mi addormento,
perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.

Seconda lettura: Dalla prima lettera di San Giovanni Apostolo (1Gv 2,1-5)
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.
Parola di Dio

Alleluja, Alleluja, Lodate il Signore! Alleluja, Alleluja, Lodate il Signore!
Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli.
Alleluja, Alleluja, Lodate il Signore! Alleluja, Alleluja, Lodate il Signore!

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48)

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
Parola del Signore

CANTO D’ OFFERTORIO: 
BENEDICI, O SIGNORE
Nebbia e freddo,
giorni lunghi e amari
mentre il seme muore.
Poi il prodigio
antico e sempre nuovo
del primo filo d’erba.
E nel vento dell’estate
ondeggiano le spighe;
avremo ancora pane.
Benedici, o Signore,
questa offerta che portiamo a Te.
Facci uno come il pane
che anche oggi hai dato a noi.
Nei filari,
dopo il lungo inverno
fremono le viti.
La rugiada avvolge nel silenzio
i primi tralci verdi.
Poi i colori dell’autunno
coi grappoli maturi;
avremo ancora vino.
Benedici, o Signore, …..

PADRE NOSTRO che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,  venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.  Dacci oggi il nostro pane quotidiano,  e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,  e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.”

CANTI DI COMUNIONE:
COME FUOCO VIVO
Rit. Come fuoco vivo si accende in noi
un’immensa felicità
che mai più nessuno ci toglierà
perché tu sei ritornato.
Chi potrà tacere da ora in poi
che sei Tu in cammino con noi,
che la morte è vinta per sempre, che
ci hai ridonato la vita?
Spezzi il pane davanti a noi
mentre il sole è al tramonto:
ora gli occhi ti vedono,
sei tu! Resta con noi.
Rit.
E per sempre ti mostrerai
in quel gesto d’amore:
mani che ancora spezzano
pane d’eternità.
Rit.

REGINA COELI
Regina coeli, laetare, alleluia
quia quem meruisti portare, alleluia
resurrexit, sicut dixit, alleluia
ora pro nobis Deum, alleluia
[Regina dei cieli, rallegrati, alleluia
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,
è risorto, come aveva promesso, alleluia
prega il Signore per noi, alleluia.]

CANTO FINALE:
RISURREZIONE
Che gioia ci hai dato
Signore del cielo,
Signore del grande universo.
Che gioia ci hai dato
vestito di luce,
vestito di gloria infinita,
vestito di gloria infinita.
Vederti risorto,
vederti Signore,
il cuore sta per impazzire,
tu sei ritornato,
tu sei qui fra noi:
adesso ti avremo per sempre,
adesso ti avremo per sempre.Chi cercate donne quaggiù.
Chi cercate donne quaggiù?
Quello che era morto non è qui.
E’ risorto, sì,
come aveva detto anche a voi.
Voi gridate a tutti che
è risorto Lui,
a tutti che
è risorto Lui.
Tu hai vinto il mondo Gesù,
tu hai vinto il mondo Gesù,
liberiamo la felicità.
E la morte, no, non esiste più,
l’hai vinta Tu,
e hai salvato tutti noi,
uomini con Te,
tutti noi
uomini con Te.

Uomini con Te,
uomini con Te.
Che gioia ci hai dato
ti avremo per sempre.

Scarica il libretto dei canti. Ti sarà molto utile in questo periodo in cui non si possono usare i libretti cartacei!

Prendi un altro rotolo

Apr 17, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 36,1-32
Nel quarto anno di Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda, fu rivolta a Geremia da parte del Signore questa parola: 2«Prendi un rotolo e scrivici tutte le parole che ti ho detto riguardo a Gerusalemme, a Giuda e a tutte le nazioni, dal tempo di Giosia fino ad oggi. 3Forse quelli della casa di Giuda, sentendo tutto il male che mi propongo di fare loro, abbandoneranno la propria condotta perversa e allora io perdonerò le loro iniquità e i loro peccati».
4Geremia chiamò Baruc, figlio di Neria, e Baruc scrisse su un rotolo, sotto dettatura di Geremia, tutte le cose che il Signore aveva detto a quest’ultimo. 5Quindi Geremia ordinò a Baruc: «Io sono impedito e non posso andare nel tempio del Signore. 6Andrai dunque tu nel tempio del Signore in un giorno di digiuno a leggere nel rotolo, che hai scritto sotto la mia dettatura, le parole del Signore; le leggerai al popolo e a tutti quelli di Giuda che sono venuti dalle loro città. 7Forse si umilieranno con suppliche dinanzi al Signore e ciascuno abbandonerà la sua condotta perversa, perché grande è l’ira e il furore che il Signore ha manifestato verso questo popolo».
8Baruc, figlio di Neria, fece quanto gli aveva comandato il profeta Geremia, e lesse dal rotolo le parole del Signore nel tempio del Signore.
9Nel quinto anno di Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda, nel nono mese, fu indetto un digiuno davanti al Signore per tutto il popolo di Gerusalemme e per tutto il popolo che era venuto dalle città di Giuda a Gerusalemme. 10Baruc dunque lesse nel rotolo facendo udire a tutto il popolo le parole di Geremia, nel tempio del Signore, nella stanza di Ghemaria, figlio di Safan, lo scriba, nel cortile superiore, presso l’ingresso della porta Nuova del tempio del Signore.
11Michea, figlio di Ghemaria, figlio di Safan, udite tutte le parole del Signore lette dal libro, 12scese alla reggia nella stanza dello scriba; ed ecco, là si trovavano in seduta tutti i capi: Elisamà, lo scriba, e Delaià, figlio di Semaià, Elnatàn, figlio di Acbor, Ghemaria, figlio di Safan, e Sedecìa, figlio di Anania, insieme con tutti i capi. 13Michea riferì loro tutte le parole che aveva udito quando Baruc leggeva nel rotolo al popolo in ascolto. 14Allora tutti i capi inviarono Iudì, figlio di Netania, figlio di Selemia, figlio di Cusì, da Baruc per dirgli: «Prendi in mano il rotolo che leggevi al popolo e vieni». Baruc, figlio di Neria, prese il rotolo in mano e si recò da loro. 15Ed essi gli dissero: «Siedi e leggi davanti a noi». Baruc lesse davanti a loro. 16Quando udirono tutte quelle parole, si guardarono l’un l’altro pieni di paura e dissero a Baruc: «Dobbiamo riferire al re tutte queste parole». 17Poi chiesero a Baruc: «Raccontaci come hai fatto a scrivere tutte queste parole». 18Baruc rispose: «Geremia mi dettava personalmente tutte queste parole e io le scrivevo nel rotolo con l’inchiostro». 19I capi dissero a Baruc: «Va’ e nasconditi insieme con Geremia; nessuno sappia dove siete». 20Essi poi si recarono dal re nell’appartamento interno, dopo aver riposto il rotolo nella stanza di Elisamà, lo scriba, e riferirono al re tutte queste parole.
21Allora il re mandò Iudì a prendere il rotolo. Iudì lo prese dalla stanza di Elisamà, lo scriba, e lo lesse davanti al re e a tutti i capi che stavano presso il re. 22Il re sedeva nel palazzo d’inverno – si era al nono mese –, con un braciere acceso davanti. 23Ora, quando Iudì aveva letto tre o quattro colonne, il re le lacerava con il temperino da scriba e le gettava nel fuoco sul braciere, finché l’intero rotolo non fu distrutto nel fuoco del braciere. 24Il re e tutti i suoi ministri non tremarono né si strapparono le vesti all’udire tutte quelle parole. 25Eppure Elnatàn, Delaià e Ghemaria avevano supplicato il re di non bruciare il rotolo, ma egli non diede loro ascolto. 26Anzi, ordinò a Ieracmeèl, un figlio del re, a Seraià, figlio di Azrièl, e a Selemia, figlio di Abdeèl, di arrestare lo scriba Baruc e il profeta Geremia, ma il Signore li aveva nascosti.
27Dopo che il re ebbe bruciato il rotolo con le parole che Baruc aveva scritto sotto dettatura di Geremia, la parola del Signore fu rivolta a Geremia: 28«Prendi un altro rotolo e scrivici tutte le parole che erano nel primo rotolo bruciato da Ioiakìm, re di Giuda. 29Contro Ioiakìm, re di Giuda, dirai: Dice il Signore: Tu hai bruciato quel rotolo, dicendo: “Perché hai scritto: verrà il re di Babilonia, devasterà questo paese e farà scomparire uomini e bestie?”. 30Per questo dice il Signore contro Ioiakìm, re di Giuda: Non avrà un erede sul trono di Davide; il suo cadavere sarà esposto al caldo del giorno e al freddo della notte. 31Io punirò lui, la sua discendenza e i suoi ministri per le loro iniquità e manderò su di loro, sugli abitanti di Gerusalemme e sugli uomini di Giuda, tutto il male che ho minacciato, senza che mi abbiano dato ascolto».
32Geremia prese un altro rotolo e lo consegnò a Baruc, figlio di Neria, lo scriba, il quale vi scrisse, sotto dettatura di Geremia, tutte le parole del rotolo che Ioiakìm, re di Giuda, aveva bruciato nel fuoco; inoltre vi furono aggiunte molte parole simili a quelle.

 

E’ un lungo tratto che dice cose molto importanti. Forse andava diviso meglio, in alcuni tratti. Lo leggiamo integralmente in una volta sola, ma facciamo attenzione! Se mai, riprendiamolo anche domani che è domenica.

In sintesi, si vuol dire che tutta la predicazione di Geremia (raccolta da Baruc in un libro/rotolo e letta/proclamata nel tempio = ufficialmente e ai livelli più alti: popolo e capi) tutta la sua predicazione storicamente non è servita a niente. Ma resta, è viva, parla ancora … in un libro!

Vediamo i drammatici sviluppi. “Forse quelli della casa di Giuda, sentendo tutto il male che mi propongo di fare loro, abbandoneranno la propria condotta perversa e allora io perdonerò le loro iniquità e i loro peccati”. Il Signore spera che l’ascolto della parola provochi il pentimento, cioè l’abbandono delle opere malvagie, e così egli … possa perdonare. L’abbandono delle opere cattive è la premessa/condizione necessaria per il perdono, che resta una atto gratuito … addirittura “ricostituente” l’uomo, rendendolo capaci di accogliere il perdono, l’amore, l’abbraccio del Signore. Le cose però non andarono così, come pensava il Signore!

Ci fu una grande liturgia comunitaria (“digiuno davanti al Signore”). Viene letta la parola/libro di Geremia, nel tempio. Vediamo le varie reazioni.

  1. a) il popolo ascolta le parole del libro
  2. b) i capi sono intimoriti dalle parole e fanno sapere la cosa al re, dopo aver nascosto Baruc e Geremia
  3. c) Il re (non Sedecia, l’ultimo re, ma Ioiakim suo predecessore) ascolta. Poi … taglia a pezzetti le parole proclamate e le getta nel fuoco … “finché l’intero rotolo non fu distrutto”.

Primo commento dell’autore: “Il re e tutti i suoi ministri non tremarono né si strapparono le vesti all’udire tutte quelle parole.” Per di più, il re ordina l’arresto di Baruc e Geremia.

  1. d) “Dopo che il re ebbe bruciato il rotolo con le parole che Baruc aveva scritto sotto dettatura di Geremia, la parola del Signore fu rivolta a Geremia: Prendi un altro rotolo e scrivici tutte le parole che erano nel primo rotolo bruciato da Ioiakìm, re di Giuda.”
  2. e) Conclusione. “Geremia prese un altro rotolo e lo consegnò a Baruc, figlio di Neria, lo scriba, il quale vi scrisse, sotto dettatura di Geremia, tutte le parole del rotolo che Ioiakìm, re di Giuda, aveva bruciato nel fuoco; inoltre vi furono aggiunte molte parole simili a quelle.”

Il significato per tutti noi è che, se anche distruggiamo/bruciamo “il primo rotolo”, le parole proclamate dal profeta … queste parole ci sono: sono scritte in un libro. Quindi restano e continuano a parlarci, ammonirci.

La Scrittura, il Vangelo è testimonianza dell’amore paziente, ma anche “giudicante”, del Signore verso di noi. E’ il suo grande perseverante appello alla conversione, al ritorno, all’amore, all’abbraccio.

Ho parlato loro e non mi hanno ascoltato

Apr 16, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 35,1-19

Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore durante il regno di Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda: 2«Va’ dai Recabiti e parla loro, conducili in una delle stanze nel tempio del Signore e offri loro vino da bere». 3Allora presi tutta la famiglia dei Recabiti, cioè Iaazania, figlio di Geremia, figlio di Cabassinia, i suoi fratelli e tutti i suoi figli. 4Li condussi nel tempio del Signore, nella stanza dei figli di Canan, figlio di Igdalia, uomo di Dio, la quale si trova vicino alla stanza dei capi, sopra la stanza di Maasia, figlio di Sallum, custode della soglia. 5Posi davanti ai membri della famiglia dei Recabiti boccali pieni di vino e delle coppe e dissi loro: «Bevete il vino!».
6Essi risposero: «Noi non beviamo vino, perché Ionadàb, figlio di Recab, nostro antenato, ci diede quest’ordine: “Non berrete vino, né voi né i vostri figli, mai; 7non costruirete case, non seminerete sementi, non pianterete vigne e non ne possederete, ma abiterete nelle tende tutti i vostri giorni, perché possiate vivere a lungo sulla terra dove vivete come forestieri”. 8Noi abbiamo obbedito agli ordini di Ionadàb, figlio di Recab, nostro padre, in tutto ciò che ci ha comandato, e perciò noi, le nostre mogli, i nostri figli e le nostre figlie, non beviamo vino per tutta la nostra vita; 9non costruiamo case da abitare né possediamo vigne o campi o sementi. 10Noi abitiamo nelle tende, obbediamo e facciamo quanto ci ha comandato Ionadàb, nostro padre. 11Quando Nabucodònosor, re di Babilonia, è venuto contro il paese, ci siamo detti: “Venite, entriamo in Gerusalemme per sfuggire all’esercito dei Caldei e all’esercito degli Aramei”. Così siamo venuti ad abitare a Gerusalemme».
12Allora fu rivolta a Geremia questa parola del Signore: 13«Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Va’ e riferisci agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme: Non accetterete la lezione, ascoltando le mie parole? Oracolo del Signore. 14Sono state messe in pratica le parole di Ionadàb, figlio di Recab, il quale aveva comandato ai suoi figli di non bere vino, ed essi non lo hanno bevuto fino ad oggi, obbedendo al comando del loro padre. Io invece vi ho parlato con premura e insistenza, ma voi non mi avete ascoltato! 15Vi ho inviato con assidua premura tutti i miei servi, i profeti, per dirvi: Abbandoni ciascuno la sua condotta perversa, migliorate le vostre azioni e non seguite e non servite altri dèi, per poter abitare nella terra che ho concesso a voi e ai vostri padri, ma voi non avete prestato orecchio e non mi avete dato retta. 16E mentre i figli di Ionadàb, figlio di Recab, hanno eseguito il comando del loro padre, questo popolo non mi ha ascoltato. 17Perciò dice il Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele: Ecco, io farò venire su Giuda e su tutti gli abitanti di Gerusalemme tutto il male che ho annunciato contro di loro, perché ho parlato loro e non mi hanno ascoltato, li ho chiamati e non hanno risposto».
18Geremia disse poi alla famiglia dei Recabiti: «Dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Poiché avete ascoltato il comando di Ionadàb, vostro padre, e avete osservato tutti i suoi decreti e avete fatto quanto vi aveva ordinato, 19per questo dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Non verrà mai a mancare a Ionadàb, figlio di Recab, qualcuno che stia sempre alla mia presenza».

 

In questa attesa della devastazione, e come ammonimento o azione simbolica per la città di Gerusalemme, Geremia ricorda un fatto successo al tempo di “Ioiakim, figlio di Giosia, re di Giuda”.

E’ il fatto dei Recabiti. Un clan ebraico che soggiorna a Gerusalemme, dopo aver lasciato momentaneamente la vita nomade: sono come dei “rifugiati”!

Geremia offre loro “boccali di vino nel tempio”, ma essi non ne bevono. Infatti, il loro padre Ionadab ha dato loro questo ordine: “Non bevete vino né voi, né i vostri figli … non costruirete case, ma abiterete nelle tende”.

Ed ecco l’insegnamento che viene dato alla città di Gerusalemme. I Recabiti hanno obbedito ai loro padri, ma voi non avete obbedito al Signore.

Dice il Signore: “Io vi ho parlato con premura e insistenza, ma voi non mi avete ascoltato! Vi ho inviato con assidua premura tutti i miei servi, i profeti, per dirvi: Abbandoni ciascuno la sua condotta perversa, migliorate le vostre azioni e non seguite e non servite altri dèi, per poter abitare nella terra che ho concesso a voi e ai vostri padri, ma voi non avete prestato orecchio e non mi avete dato retta”.  E ancora: “Ho parlato loro e non mi hanno ascoltato, li ho chiamati e non hanno risposto”.

Infine, va sottolineata la profezia di Geremia riguardo ai Recabiti: “Non verrà mai a mancare a Ionadàb, figlio di Recab, qualcuno che stia sempre alla mia presenza”. E’ soltanto l’ascolto obbediente che assicura un futuro (discendenza).

Per noi, c’è tanto da imparare, e … proprio da chi non te l’aspetti: anche da un rifugiato!

Nn avete proclamato la libertà del fratello

Apr 15, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 34,1-22
Parola che fu rivolta dal Signore a Geremia, quando Nabucodònosor, re di Babilonia, e tutto il suo esercito e tutti i regni della terra sotto il suo dominio e tutti i popoli combattevano contro Gerusalemme e tutte le sue città: 2«Così dice il Signore, Dio d’Israele: Va’ a parlare a Sedecìa, re di Giuda e digli: Così parla il Signore: Ecco, io consegno questa città in mano al re di Babilonia, che la darà alle fiamme. 3Non scamperai dalla sua mano, ma sarai preso e consegnato in suo potere. I tuoi occhi fisseranno gli occhi del re di Babilonia, ti parlerà faccia a faccia e poi andrai a Babilonia. 4Tuttavia ascolta, o Sedecìa, re di Giuda, la parola del Signore! Così dice il Signore a tuo riguardo: Non morirai di spada! 5Morirai in pace e come si bruciarono aromi per i tuoi padri, gli antichi re di Giuda che furono prima di te, così si bruceranno anche per te e si farà il lamento dicendo: “Ahimè, Signore!”. Io l’ho detto». Oracolo del Signore.
6Il profeta Geremia riferì a Sedecìa, re di Giuda, tutte queste parole a Gerusalemme. 7Frattanto l’esercito del re di Babilonia muoveva guerra a Gerusalemme e a tutte le città di Giuda che ancora rimanevano, Lachis e Azekà, poiché fra le città di Giuda erano rimaste solo queste fortezze.
8Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore, dopo che il re Sedecìa aveva concluso un patto con tutto il popolo che si trovava a Gerusalemme, per proclamare la libertà degli schiavi 9e per rimandare liberi ognuno il suo schiavo ebreo e la sua schiava ebrea, così da non tenere più in schiavitù un fratello giudeo. 10Tutti i capi e tutto il popolo, che avevano aderito al patto, acconsentirono a rimandare liberi ognuno il proprio schiavo e la propria schiava, così da non costringerli più alla schiavitù: acconsentirono dunque e li rimandarono effettivamente; 11ma dopo mutarono parere e ripresero gli schiavi e le schiave che avevano rimandato liberi e li ridussero di nuovo in schiavitù. 12Allora questa parola del Signore fu rivolta a Geremia: 13«Così dice il Signore, Dio d’Israele: Io ho concluso un patto con i vostri padri quando li ho fatti uscire dalla terra d’Egitto, liberandoli da quella condizione servile. Ho detto loro: 14“Alla fine di ogni sette anni ognuno lascerà andare il proprio fratello ebreo che si sarà venduto a te; ti servirà sei anni, poi lo lascerai andare via da te libero”. Ma i vostri padri non mi ascoltarono e non prestarono orecchio. 15Voi oggi vi eravate ravveduti e avevate fatto ciò che è retto ai miei occhi, proclamando ciascuno la libertà del suo fratello; avevate concluso un patto davanti a me, nel tempio in cui è invocato il mio nome. 16Ma poi avete mutato di nuovo parere, avete profanato il mio nome e avete ripreso gli schiavi e le schiave, che avevate rimandati liberi secondo il loro desiderio, e li avete costretti a essere ancora vostri schiavi e vostre schiave.
17Perciò dice il Signore: Voi non mi avete ascoltato e non avete proclamato ognuno la libertà del suo fratello e del suo prossimo: ora, ecco, io affiderò la vostra liberazione – oracolo del Signore – alla spada, alla peste e alla fame e vi renderò un esempio terrificante per tutti i regni della terra. 18Gli uomini che hanno trasgredito il mio patto, non attuando le clausole del patto stabilite in mia presenza, io li renderò come il vitello che tagliarono in due passando fra le sue metà. 19I capi di Giuda, i capi di Gerusalemme, i cortigiani, i sacerdoti e tutto il popolo del paese, che passarono attraverso le due metà del vitello, 20li darò in mano ai loro nemici e a quanti vogliono la loro vita; i loro cadaveri saranno pasto per gli uccelli del cielo e per le bestie della terra. 21Darò Sedecìa, re di Giuda, e i suoi capi in mano ai loro nemici, a quanti vogliono la loro vita, e in mano all’esercito del re di Babilonia, che ora si è allontanato da voi. 22Ecco, io darò un ordine – oracolo del Signore – e li farò tornare verso questa città, la assaliranno, la prenderanno e la daranno alle fiamme, e renderò le città di Giuda desolate, senza abitanti».

 

Da oggi avremo brani più lunghi, brani che ripercorrono le ultime vicende del popolo di Giuda e del suo re Sedecia. Sono racconti storici, ma narrati con la “penna della fede”: il profeta vede nel loro svolgimento sempre … la mano di Dio. Per cui, è il Signore che parla, è il Signore che comanda le operazioni, è il Signore che devasta …

In realtà, quella storia si è attuata e sviluppata come disegno e opera dell’impero babilonese che conquista tutto. In un certo senso, dal punto di vista strettamente storico e mondano, il Signore non c’entra niente e non ha fatto proprio niente! Ma, dal punto di vista spirituale o della fede, è il Signore che ha fatto tutto … allo scopo di convertire a sé il suo popolo. E’ questo che Giuda doveva capire, ma non l’ha voluto capire. E, allora, … il Signore manda le potenze straniere a distruggere, manda in esilio. Siccome questa operazione (la conversione) non è riuscita al Signore, gli riuscirà (così ragiona il profeta) l’operazione mondana della devastazione e poi della deportazione.

“Parola che fu rivolta dal Signore a Geremia, quando Nabucodònosor, re di Babilonia, e tutto il suo esercito e tutti i regni della terra sotto il suo dominio e tutti i popoli combattevano contro Gerusalemme e tutte le sue città”. Contro Sedecia, come si vede, c’è una cospirazione di … tutto il mondo!

“Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore, dopo che il re Sedecìa aveva concluso un patto con tutto il popolo che si trovava a Gerusalemme, per proclamare la libertà degli schiavi e per rimandare liberi ognuno il suo schiavo ebreo e la sua schiava ebrea, così da non tenere più in schiavitù un fratello giudeo”.  Questo patto, proclamato solennemente in una liturgia, non è stato poi mantenuto! E’ interessante notare come, in definitiva, il peccato di Israele non sia da risolvere in una apostasia legata solamente al culto pagano. Ma sia legata ad uno stile di vita pagano che è l’oppressione dell’uomo fino a renderlo schiavo. Dice il Signore:” Voi non mi avete ascoltato e non avete proclamato ognuno la libertà del suo fratello e del suo prossimo”.

Con ironia conclude: “Siccome voi non avete liberato il prossimo, allora io affiderò la vostra liberazione … alla spada, alla peste e alla fame”. Sarete “tagliati in due” … come veniva tagliato in due “il vitello del sacrificio”.

Possibile applicazione: può essere che anche per noi tanti impegni presi, tanti patti, tanti atti solenni liturgici si risolvano poi … in nulla: solo parole, solo formalità!

Un germoglio giusto, il Messia

Apr 14, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 33,14-26

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda. 15In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. 16In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia. 17Infatti così dice il Signore: Non mancherà a Davide un discendente che sieda sul trono della casa d’Israele; 18ai sacerdoti leviti non mancherà mai chi stia davanti a me per offrire olocausti, per bruciare l’incenso in offerta e compiere sacrifici tutti i giorni».
19Fu rivolta poi a Geremia questa parola del Signore: 20«Dice il Signore: Se voi potete infrangere la mia alleanza con il giorno e la mia alleanza con la notte, in modo che non vi siano più giorno e notte, 21allora potrà essere infranta anche la mia alleanza con il mio servo Davide, in modo che non abbia più un figlio che regni sul suo trono, e quella con i leviti sacerdoti che mi servono. 22Come non si può contare l’esercito del cielo né misurare la sabbia del mare, così io moltiplicherò la discendenza di Davide, mio servo, e i leviti che mi servono».
23Fu rivolta a Geremia questa parola del Signore: 24«Non hai osservato ciò che questo popolo va dicendo? Essi dicono: “Il Signore ha rigettato le due famiglie che si era scelte!”. Così disprezzano il mio popolo, quasi che non sia più una nazione ai loro occhi. 25Dice il Signore: Se non sussistesse più la mia alleanza con il giorno e con la notte, se non avessi stabilito io le leggi del cielo e della terra, 26in tal caso potrei rigettare la discendenza di Giacobbe e del mio servo Davide, così da non prendere più dai loro discendenti coloro che governeranno sulla discendenza di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Invece io cambierò la loro sorte e avrò pietà di loro».

 

“Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene (letteralmente: la parola buona) che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda.”

La parola buona o promesse di bene è questa e si volge in due direzioni. a) “Non mancherà a Davide un discendente che sieda sul trono della casa d’Israele”. b) “Non mancherà ai sacerdoti leviti chi stia davanti a me per offrire olocausti, per bruciare l’incenso in offerta e compiere sacrifici tutti i giorni.”

Dio è fedele, così come è fedele al patto che ha stabilito col “cielo e terra”. Ci sarà un germoglio giusto che regnerà in modo giusto su Gerusalemme … tanto che “Gerusalemme sarà salvata e si chiamerà: Signore nostra giustizia”. Come ci sarà anche un servo che … servirà davvero il Signore, che celebrerà le sue lodi (e non quelle dei culti pagani).

E’ l’annuncio del Messia! Noi cristiani intendiamo che il Messia è Gesù e che è lui a realizzare in sé la duplice promessa. E’ “figlio di Davide” e quindi re: un re che compie finalmente la giustizia o volontà di Dio. E’ “servo” e quindi sacerdote: sacerdote che offre, non più sacrifici materiali, ma se stesso nel sacrificio vero, ultimo definitivo con la sua morte in croce.

“Ecco verranno giorni … “. La chiesa cristiana riconosce che questi giorni sono già venuti nella vita/morte/risurrezione di Cristo. Ma che nella sua vita, nel suo pellegrinaggio terreno si realizzano solo nella misura in cui la chiesa crede e vive in Cristo e al modo di Cristo. Insomma, non ci sono magie o automatismi … indipendentemente dalla fede in Cristo.

Perdonerò tutte le iniquità

Apr 13, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 33,1-13
La parola del Signore fu rivolta una seconda volta a Geremia, mentre egli era ancora chiuso nell’atrio della prigione: 2«Così dice il Signore, che ha fatto la terra e l’ha formata per renderla stabile, e il cui nome è Signore: 3Invocami, e io ti risponderò e ti annuncerò cose grandi e impenetrabili, che non conosci. 4Poiché dice il Signore, Dio d’Israele: Le case di questa città e i palazzi dei re di Giuda saranno demoliti dalle macchine di assedio e dalle armi 5dei Caldei venuti a fare guerra, e saranno riempite dei cadaveri di quanti ho colpito nella mia ira e nel mio furore, poiché ho nascosto il volto a questa città per tutta la sua malvagità. 6Ma ecco, io farò rimarginare la loro piaga, li curerò e li risanerò; procurerò loro abbondanza di pace e di sicurezza. 7Cambierò la sorte di Giuda e la sorte d’Israele e li ristabilirò come al principio. 8Li purificherò da tutti i crimini di cui si sono resi colpevoli contro di me e perdonerò tutte le iniquità commesse ribellandosi contro di me. 9E questo sarà per me titolo di gioia, di lode e di gloria tra tutti i popoli della terra, quando udranno tutto il bene che io faccio loro, e si stupiranno e fremeranno per tutto il bene e per tutta la pace che concederò loro.
10Così dice il Signore: Di questo luogo voi dite: “È desolato, senza uomini e senza bestiame”; ma si udranno ancora nelle città di Giuda e nelle strade di Gerusalemme, ora desolate, senza uomini, senza abitanti e senza bestiame, 11il canto della gioia e dell’allegria, il canto dello sposo e il canto della sposa, e la voce di coloro che cantano: “Rendete grazie al Signore degli eserciti, perché il suo amore è per sempre”, e porteranno sacrifici di ringraziamento nel tempio del Signore. Sì, io ristabilirò la sorte di questo paese come era al principio, dice il Signore.
12Così dice il Signore degli eserciti: In questo luogo desolato, senza uomini e senza bestiame, e in tutte le sue città, vi saranno ancora dei pascoli dove i pastori faranno riposare le greggi, 13e nelle città della montagna e della Sefela, nelle città del Negheb e di Beniamino, nei dintorni di Gerusalemme e nelle città di Giuda passeranno ancora le pecore sotto la mano di chi le conta, dice il Signore.

 

“La parola del Signore fu rivolta una seconda volta a Geremia”.

“Seconda volta” vuol dire “parola ribadita, sicura, che si realizzerà”. Parola sicura che è stata detta da Geremia mentre è “ancora in prigione”. Parola sicura che è frutto della sua preghiera: “Invocami e io ti risponderò e ti annuncerò cose grandi e impenetrabili, che non conosci”.

La risposta del Signore è ancora una volta il richiamo dei guai che succederanno a Gerusalemme. Ma poi il Signore annuncia: “Farò rimarginare la piaga … procurerò loro abbondanza di pace vera e duratura … (soprattutto!) perdonerò tutte le loro iniquità commesse ribellandosi contro di me”.

Aggiunge … con un certo vanto: “Gerusalemme diventerà per me motivo di gioia e di lode … di fronte a tutte le nazioni del mondo. Esse rimarranno meravigliate quando sentiranno parlare di tutto il bene e la pace che concederò loro”. E’ così che Gerusalemme (e noi!?) diventa un segno della bontà, dell’amore, delle meraviglie compiute da Dio.

Riascoltiamo le parole del canto dello sposo e della sposa che ripetono: “rendete grazie al Signore, perché il suo amore è per sempre”.

Riascoltiamo il canto dei pastori che si prendono cura del gregge: “passeranno ancora le pecore (noi) sotto le mani di chi le conta”. Vuol dire che … le pecore (noi) saranno sue, gli apparterranno e lo … seguiranno, finalmente!

Stenderanno contratti e li sigilleranno

Apr 12, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 32,26-44

Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: 27“Ecco, io sono il Signore, Dio di ogni essere vivente; c’è forse qualcosa di impossibile per me? 28Pertanto dice il Signore: Ecco, io darò questa città in mano ai Caldei e a Nabucodònosor, re di Babilonia, il quale la prenderà. 29Vi entreranno i Caldei che combattono contro di essa, bruceranno questa città con il fuoco e la daranno alle fiamme, con le case sulle cui terrazze si offriva incenso a Baal e si facevano libagioni agli altri dèi per provocarmi. 30I figli d’Israele e i figli di Giuda hanno fatto soltanto quello che è male ai miei occhi fin dalla loro giovinezza; i figli d’Israele hanno soltanto saputo offendermi con il lavoro delle loro mani. Oracolo del Signore. 31Poiché causa della mia ira e del mio sdegno è stata questa città, da quando la edificarono fino ad oggi; io la farò scomparire dalla mia presenza, 32a causa di tutto il male che i figli d’Israele e i figli di Giuda commisero per provocarmi, essi, i loro re, i loro capi, i loro sacerdoti e i loro profeti, gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme. 33A me rivolsero le spalle, non la faccia; io li istruivo con continua premura, ma essi non mi ascoltarono né appresero la correzione. 34Essi collocarono i loro idoli abominevoli nel tempio sul quale è invocato il mio nome, per contaminarlo; 35costruirono le alture di Baal nella valle di Ben-Innòm, per far passare attraverso il fuoco i loro figli e le loro figlie in onore di Moloc, cosa che io non avevo mai comandato loro – anzi non avevo mai pensato di far praticare questo abominio –, e tutto questo per indurre Giuda a peccare”.
36Perciò così dice il Signore, Dio d’Israele, riguardo a questa città che voi dite sarà data in mano al re di Babilonia per mezzo della spada, della fame e della peste: 37“Ecco, li radunerò da tutti i paesi nei quali li ho dispersi nella mia ira, nel mio furore e nel mio grande sdegno; li farò tornare in questo luogo e li farò abitare tranquilli. 38Essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. 39Darò loro un solo cuore e un solo modo di comportarsi, perché mi temano tutti i giorni, per il loro bene e per quello dei loro figli dopo di loro. 40Concluderò con loro un’alleanza eterna e non cesserò più dal beneficarli; metterò nei loro cuori il mio timore, perché non si allontanino da me. 41Proverò gioia nel beneficarli; li farò risiedere stabilmente in questo paese, e lo farò con tutto il cuore e con tutta l’anima. 42Poiché così dice il Signore: Come ho mandato su questo popolo tutto questo grande male, così io manderò su di loro tutto il bene che ho loro promesso. 43E compreranno campi in questa terra, di cui voi dite: È una desolazione, senza uomini e senza bestiame, abbandonata com’è in mano ai Caldei. 44Essi si compreranno campi con denaro, stenderanno contratti e li sigilleranno e si chiameranno testimoni nella terra di Beniamino e nei dintorni di Gerusalemme, nelle città di Giuda e nelle città della montagna e nelle città della Sefela e nelle città del Negheb, perché cambierò la loro sorte”. Oracolo del Signore».

 

Ci eravamo lasciati prima di Pasqua con questo gesto che Geremia compie … proprio mentre Gerusalemme sta per essere conquistata da Nabucodonosor. Si tratta del riscatto o acquisto di un terreno. Geremia era sorpreso del commento che il Signore stesso fa: “Ancora si compreranno case, campi e vigne in questo paese”.

Nel testo di oggi il Signore richiama il peccato di Giuda con dettagli sempre più precisi e ripetuti che già conosciamo (versetti 28-35). Nello stesso tempo offre un parola di speranza: “Ecco, li radunerò da tutti i paesi nei quali li ho dispersi nella mia ira, nel mio furore e nel mio grande sdegno; li farò tornare in questo luogo e li farò abitare tranquilli. Essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio”.

E’ una cosa impossibile? Impossibile per Giuda, dopo tutto quello che ha fatto, ma non per il Signore. Egli infatti dice: “Darò loro un solo cuore e un solo modo di comportarsi, perché mi temano tutti i giorni, per il loro bene e per quello dei loro figli dopo di loro”. Tradotto più liberamente potrebbe essere così: “Li renderò capaci di pensare (cuore) e di agire (strada) tutti d’accordo per essere sempre fedeli a me”. Sarà questa “una alleanza eterna.”

Conclude così il Signore, con una bellissima parola: “Proverò gioia nel beneficarli; li farò risiedere stabilmente in questo paese”. E aggiunge, quasi dovesse scusarsi per tutto quello che non ha potuto fare … per colpa nostra: “Farò (questo bene) con tutto il cuore e con tutta l’anima”.

Nell’opera di nuova creazione dell’uomo, il Signore … butta tutto il cuore e tutta l’anima, butta tutto se stesso. E questo … lo rende veramente felice!. E’ meraviglioso: si fa fatica a crederlo!

Domenica 11 Aprile 2021 – II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia – Anno B

Apr 11, 2021 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Per accedere alla diretta streaming della messa delle 10.30 clicca qui

ANTIFONA

Come bambini appena nati
desiderate il genuino latte spirituale:
vi farà crescere verso la salvezza. Alleluia.

CANTO DI INGRESSO

CRISTO E’ RISORTO
Era quasi l’alba, quando
le due donne giunsero al sepolcro,
e apparve un Angelo.
«Perché mai cercate
il Nazareno qui tra i morti:
non sapete che è risorto?».
Rit. Cristo è risorto
è vivo, è con noi:
non ha potere ormai
la morte su di lui. (2 volte)
Stava in pianto Maddalena
sulla soglia del sepolcro.
«Donna, perché piangi?».
E’ il Signore che le parla
e Maria lo riconosce,
e corre a dirlo a tutti.
Rit.
Poi Gesù per strada si affiancò
agli amici scoraggiati,
ma non lo conobbero.
Quando poi lo videro
nell’atto di spezzare il pane,
allora in lui credettero.
Rit.
Stavano i discepoli
riuniti nel cenacolo
e Gesù fu in mezzo a loro.
«Pace a voi! Guardate:
sono proprio io: credete!
Resterò con voi per sempre».
Rit.

 

Prima Lettura: Dagli Atti degli Apostoli (At 4,32-35)
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.
Parola di Dio
Salmo Responsoriale: Sal 117

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
Il Signore mi ha castigato duramente,
ma non mi ha consegnato alla morte.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

Seconda lettura: Dalla prima lettera di San Giovanni Apostolo (1Gv 5,1-6)
Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.
In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.
Parola di Dio

Alleluja, Alleluja, Lodate il Signore! Alleluja, Alleluja, Lodate il Signore!
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!
Alleluja, Alleluja, Lodate il Signore! Alleluja, Alleluja, Lodate il Signore!

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore

CANTO D’ OFFERTORIO: 
CRISTO NOSTRA PACE
Cristo nostra pace, guida nel cammino,
tu conduci il mondo alla vera libertà,
nulla temeremo se tu sarai con noi. (2v)
Cristo nostra pace, dono di salvezza,
riconciliazione, strumento di unità,
con il tuo perdono vivremo sempre in te.
Cristo Salvatore, nostro Redentore,
la tua dimora hai posto in mezzo a noi,
tu Pastore e guida sei dell’umanità.

PADRE NOSTRO che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,  venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.  Dacci oggi il nostro pane quotidiano,  e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,  e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.”

CANTI DI COMUNIONE:
CHI CI SEPARERÀ
Chi ci separerà dal suo amore,
la tribolazione, forse la spada?
Né morte o vita ci separerà
dall’amore in Cristo Signore.
Chi ci separerà dalla sua pace,
la persecuzione, forse il dolore?
Nessun potere ci separerà
da Colui che è morto per noi.
Chi ci separerà dalla sua gioia,
chi potrà strapparci il suo perdono?
Nessuno al mondo ci allontanerà
dalla vita in Cristo Signore.
SURREXIT CHRISTUS
Rit. Oh, oh, oh, oh,
surrexit Christus, alleluja!
Oh, oh, oh, oh,
cantate Domino, alleluja!
Opere tutte, benedite il Signore.
Angeli del Signore, benedite il Signore.
Rit.
Sole e luna, benedite il Signore.
Stelle del cielo, benedite il Signore.
Rit.
Voi tutte creature, benedite il Signore.
Potenze del Signore, benedite il Signore.
Rit.
Santi e giusti, benedite il Signore.
Umili di cuore, benedite il Signore.
Rit.
Creature del Signore, benedite il Signore.
Lodatelo nei secoli, benedite il Signore. Rit.
CANTO FINALE:
CRISTO E’ RISORTO VERAMENTE
Rit: Cristo è risorto veramente, alleluia!
Gesù il vivente qui con noi resterà.
Cristo Gesù, Cristo Gesù
è il Signore della vita!
Morte, dov’è la tua vittoria?
Paura non mi puoi far più.
Se sulla croce io morirò insieme a Lui,
poi insieme a Lui risorgerò. Rit.
Tu, Signore amante della vita,
mi hai creato per l’eternità.
La vita mia Tu dal sepolcro strapperai,
con questo mio corpo ti vedrò. Rit.
Tu mi hai donato la tua vita,
io voglio donar la mia a Te.
Fa che possa dire
“Cristo vive anche in me”
e quel giorno io risorgerò. Rit.

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