Non dire: io sono innocente!

Gen 21, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 2,26-37

Come viene svergognato un ladro sorpreso in flagrante,
così restano svergognati quelli della casa d’Israele,
con i loro re, i loro capi,
i loro sacerdoti e i loro profeti.
27Dicono a un pezzo di legno: “Sei tu mio padre”,
e a una pietra: “Tu mi hai generato”.
A me rivolgono le spalle, non la faccia;
ma al tempo della sventura invocano:
“Àlzati, salvaci!”.
28Dove sono gli dèi che ti sei costruito?
Si alzino, se sono capaci di salvarti
nel tempo della sventura;
poiché numerosi come le tue città
sono i tuoi dèi, o Giuda!
29Perché contendete con me?
Tutti vi siete ribellati contro di me.
Oracolo del Signore.
30Invano ho colpito i vostri figli:
non hanno imparato la lezione.
La vostra spada ha divorato i vostri profeti
come un leone distruttore.
31Voi di questa generazione,
fate attenzione alla parola del Signore!
Sono forse divenuto un deserto per Israele
o una terra dov’è sempre notte?
Perché il mio popolo dice: “Siamo liberi,
non verremo più da te”?
32Dimentica forse una vergine i suoi ornamenti,
una sposa la sua cintura?
Eppure il mio popolo mi ha dimenticato
da giorni innumerevoli.
33Come sai scegliere bene la tua via
in cerca di amore!
Anche alle donne peggiori
hai insegnato le tue strade.
34Sull’orlo delle tue vesti
si trova persino il sangue di poveri innocenti,
da te non sorpresi a scassinare!
Eppure per tutto questo
35tu protesti: “Io sono innocente,
perciò la sua ira si è allontanata da me”.
Ecco, io ti chiamo in giudizio,
perché hai detto: “Non ho peccato!”.
36Con quale leggerezza cambi strada?
Anche dall’Egitto sarai delusa,
come fosti delusa dall’Assiria.
37Anche di là tornerai con le mani sul capo,
perché il Signore ha respinto coloro nei quali confidi;
da loro non avrai alcun vantaggio.

 

Continua l’accusa!

Colpevoli (“restare svergognati”) sono “i loro re, i loro capi, i loro sacerdoti e i loro profeti”. Proprio la testa, proprio le guide (essi che dovrebbero insegnare e dare l’esempio!) sono responsabili della idolatria che è il più grande disastro. Di fatto: “Dicono a un pezzo di legno: sei tu mio padre, e a una pietra: tu mi hai generato!”

Alla fine, va a finire che: “Mi volgono le spalle e non la faccia”. E però, quando sono in difficoltà mi supplicano: “Vieni! Salvaci!”. Con ironia e dispetto Dio dice: “Dove sono gli dèi che ti sei costruiti? Vengano loro a salvarti, se sono capaci!”.

L’accusa … continua! “Tutti vi siete ribellati contro di me … e non avete imparato la lezione/punizione!”. Di fatto, continuate a dire: Io sono innocente! Io non ho peccato!

ll problema grosso è che il popolo non sente l’amore e l’attaccamento agli dèi falsi e alle alleanze politiche straniere come peccato di adulterio, cioè come abbandono e disprezzo del Signore. Soltanto l’esilio aprirà gli occhi di Israele infedele. Gli amanti, le potenze straniere nelle quali Israele aveva confidato, umilieranno Israele e lo faranno schiavo. Altro che libertà e vita!

Sottesa a questa lunga accusa, sta un’affermazione o considerazione valida anche per noi: Se le cose vanno male, non cercare appoggi o soluzioni nelle potenze mondane o anche nelle tue risorse, ma confida nel Signore. Tradotto. Primo passo: convertiti, cambia la tua vita, accogli la legge e la parola del Signore, ritorna a una sincera osservanza della sua volontà. E’ tutto qui il tuo bene, ed è qui la … soluzione vera e definitiva!

Hai infranto il giogo, hai spezzato i legami

Gen 20, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 2,20-25

Già da tempo hai infranto il giogo,
hai spezzato i legami
e hai detto: “Non voglio essere serva!”.
Su ogni colle elevato
e sotto ogni albero verde ti sei prostituita.
21Io ti avevo piantato come vigna pregiata,
tutta di vitigni genuini;
come mai ti sei mutata
in tralci degeneri di vigna bastarda?
22Anche se tu ti lavassi con soda e molta potassa,
resterebbe davanti a me la macchia della tua iniquità.
Oracolo del Signore.
23Come osi dire: “Non mi sono contaminata,
non ho seguito i Baal”?
Guarda nella valle le tracce dei tuoi passi,
riconosci quello che hai fatto,
giovane cammella leggera e vagabonda!
24Asina selvatica, abituata al deserto:
quando ansima nell’ardore del suo desiderio,
chi può frenare la sua brama?
Quanti la cercano non fanno fatica:
la troveranno sempre disponibile.
25Férmati prima che il tuo piede resti scalzo
e la tua gola inaridisca!
Ma tu rispondi: “No, è inutile,
perché io amo gli stranieri,
voglio andare con loro”.

 

“Parola all’accusa”, cioè al Signore. Hai infranto il giogo, cioè il patto tra me e te, patto per il quale tu avevi accettato liberamente di seguirmi/servirmi. Invece, hai fatto il contrario: hai servito altri dèi. Hai fatto finta di pentirti con liturgie penitenziali … con nessun effetto!

“Parola alla difesa”, cioè al popolo. No, non è vero! E’ tutto falso quello che dici. “Io non mi sono mai contaminata (spesso il popolo è raffigurato come donna/sposa), non sono andata dietro ai Baal”.

“Parola all’accusa”, cioè al Signore. Ci sono “le prove” dei tuoi peccati. Nella valle (accanto a Gerusalemme) ci sono i luoghi delle tue prostituzioni/peccati: sono luoghi di culto per altri dèi, e non per me! Sei come una cammella – qui il profeta va sul peso con le sue immagini – sei come un’asina selvatica che ansima nel tempo del suo calore e si offre a tutti!

“Ammonizione o arringa”. Fermati fin che sei in tempo, cambia strada prima di trovare la morte (“gola che resta secca”).

“Risposta” del popolo. E’ una risposta molto sfacciata e senza alcun ritegno. E’ inutile insistere, dice, perché io ho già preso la mia decisione: Amo gli stranieri (si intende gli dèi stranieri o anche le alleanze straniere … e non gli stranieri nostri). Non solo, ma voglio andare dietro a loro.

Come si vede bene, non si tratta solo di debolezze o peccati comuni, ma di totale abbandono come avviene quando uno/una si innamora. Innamoramento che si fa sequela, cioè uno stile di vita che è l’opposto alla sequela/amore del Signore.

Hai abbandonato il Signore tuo Dio

Gen 19, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 2,9-19

Per questo intenterò ancora un processo contro di voi
– oracolo del Signore –
e farò causa ai figli dei vostri figli.
10Recatevi nelle isole dei Chittìm e osservate,
mandate gente a Kedar e considerate bene,
vedete se è mai accaduta una cosa simile.
11Un popolo ha cambiato i suoi dèi?
Eppure quelli non sono dèi!
Ma il mio popolo ha cambiato me, sua gloria,
con un idolo inutile.
12O cieli, siatene esterrefatti,
inorriditi e spaventati.
Oracolo del Signore.
13Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo:
ha abbandonato me,
sorgente di acqua viva,
e si è scavato cisterne,
cisterne piene di crepe,
che non trattengono l’acqua.
14Israele è forse uno schiavo,
o è nato servo in casa?
Perché è diventato una preda?
15Contro di lui ruggiscono leoni
con ruggiti minacciosi.
Hanno ridotto la sua terra a deserto,
le sue città sono state bruciate e nessuno vi abita.
16Persino le genti di Menfi e di Tafni
ti hanno umiliata radendoti il capo.
17Non ti accade forse tutto questo
perché hai abbandonato il Signore, tuo Dio,
al tempo in cui era tua guida nel cammino?
18E ora, perché corri verso l’Egitto
a bere l’acqua del Nilo?
Perché corri verso l’Assiria
a bere l’acqua dell’Eufrate?
19La tua stessa malvagità ti castiga
e le tue ribellioni ti puniscono.
Renditi conto e prova quanto è triste e amaro
abbandonare il Signore, tuo Dio,
e non avere più timore di me.
Oracolo del Signore degli eserciti.

 

I primi a dimenticare il Signore e a gettarsi in una vita pasticciata con stili stranieri (idoli) sono “la testa” di Gerusalemme: sacerdoti, profeti, esperti della legge, capi …

Contro di loro Dio apre un procedimento giudiziale: “fa causa!”. Il mio popolo – dice il Signore – ha commesso una grande colpa, che lo rende peggiore di tutti gli altri popoli: “ha cambiato me, sua gloria, con esseri che non possono nulla (idoli)”.

Geremia precisa, con linguaggio simbolico, le colpe del popolo: “hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si sono scavati cisterne piene di crepe”.

Il peccato, dunque, è fare uscire il Signore (“acqua viva”) dalla nostra vita, e metterci noi (“cisterne screpolate”) al suo posto; oppure mettere altri che non sono Dio, vale a dire le potenze di questo mondo. Quelle di allora erano (secondo il nostro testo) Egitto e Assiria, poi sarà Babilonia, poi Roma …

Le potenze mondane oggi possono annidarsi più pericolosamente dentro di noi, come abbiamo imparato da Giovanni. Cioè, sono l’egoismo/individualismo, l’arroganza del potere e del possesso (1Giovanni 2,16).

Geremia ci dice anche: “renditi conto e prova quanto è triste e amaro abbandonare il Signore, tuo Dio,e non avere più timore di me (rispetto di me).”

E’ vero. Sul momento ogni divisione, ogni separazione (dal Signore, dagli altri, da se stessi … ), ogni peccato viene celebrato come una vittoria. In realtà, è “malvagità e amarezza”. Cioè, è un male che rende amara la vita e te la rovina!

Va’ e grida a Gerusalemme

Gen 18, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 2,1-8

Mi fu rivolta questa parola del Signore:
2«Va’ e grida agli orecchi di Gerusalemme:
Così dice il Signore:
Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza,
dell’amore al tempo del tuo fidanzamento,
quando mi seguivi nel deserto,
in terra non seminata.
3Israele era sacro al Signore,
la primizia del suo raccolto;
quanti osavano mangiarne, si rendevano colpevoli,
la sventura si abbatteva su di loro.
Oracolo del Signore.
4Udite la parola del Signore, casa di Giacobbe,
voi, famiglie tutte d’Israele!
5Così dice il Signore:
Quale ingiustizia trovarono in me i vostri padri
per allontanarsi da me
e correre dietro al nulla,
diventando loro stessi nullità?
6E non si domandarono: “Dov’è il Signore
che ci fece uscire dall’Egitto,
e ci guidò nel deserto,
terra di steppe e di frane,
terra arida e tenebrosa,
terra che nessuno attraversa
e dove nessuno dimora?”.
7Io vi ho condotti in una terra che è un giardino,
perché ne mangiaste i frutti e i prodotti,
ma voi, appena entrati, avete contaminato la mia terra
e avete reso una vergogna la mia eredità.
8Neppure i sacerdoti si domandarono:
“Dov’è il Signore?”.
Gli esperti nella legge non mi hanno conosciuto,
i pastori si sono ribellati contro di me,
i profeti hanno profetato in nome di Baal
e hanno seguito idoli che non aiutano.

 

Incomincia di fatto il ministero di Geremia. Il fine del suo ministero è “edificare e piantare”, ma è necessario cominciare da “sradicare e demolire, distruggere e abbattere”. (vedi 1,10).

La parola demolitrice di Geremia è rivolta prima di tutto a Gerusalemme. Geremia parla con “le parole di Dio” e non con le sue.

Mi ricordo di te- in realtà è il Signore che ci parla! – mi ricordo dell’amore che ti ho dato quando eri giovane (non ancora sposata con me). Amore che ti dava forza e slancio per seguirmi: mi appartenevi, eri “mia”.

E poi, … cosa è successo? Mi hai dimenticato! Ho forse agito male con te, tanto da costringerti a darti agli idoli. Nonn mi hai più cercato. Ti sei dimenticata di quanto ho fatto per te in Egitto, nel cammino del deserto, nella terra che ti ho dato (era un … giardino!), dei frutti che hai mangiato … e tanto altro! Come sono belle, dolci e struggenti queste parole/fatti d’amore!

Continua. Tutti mi hanno dimenticato e si sono ribellati: i sacerdoti, gli esperti della legge, i pastori (sono i re), i profeti che hanno ascoltato false divinità …

Geremia (Dio) sta demolendo, a partire … “dall’alto”! E’ sempre dalla “testa” che bisogna incominciare! Non pensiamo però solo alla testa come “capi o guide”, ma alla “nostra testa/mente”, alla nostra mentalità, pensieri, progetti, scelte, decisioni … che spesso dimenticano Dio. E’ proprio da lì che deve partire la doverosa demolizione.

Domenica 17 Gennaio 2021 – II Tempo Ordinario – Anno B

Gen 17, 2021 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

“A te si prostri tutta la terra, o Dio.
A te canti inni, canti al tuo nome, o Altissimo. (Cf. Sal 65,4)”

CANTO DI INGRESSO: ECCOMI
Rit. Eccomi, eccomi,
Signore io vengo.
Eccomi, eccomi,
si compia in me
la Tua volontà.
Nel mio Signore ho sperato
e su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido,
mi ha liberato dalla morte.
Rit.
I miei piedi ha reso saldi,
sicuri ha reso i miei passi,
ha messo sulla mia bocca
un nuovo canto di lode.
Rit.
Il sacrificio non gradisci,
ma mi hai aperto l’orecchio,
non hai voluto olocausti,
allora ho detto: «Io vengo»
Rit.
Sul Tuo libro di me è scritto:
«Si compia il Tuo volere».
Questo, mio Dio, desidero,
la Tua legge è nel mio cuore.
Rit.
La Tua giustizia ho proclamato,
non tengo chiuse le labbra,
non rifiutarmi, Signore,
la Tua misericordia.

CONFESSO a Dio onnipotente e a voi, fratelli E SORELLE, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli E SORELLE, di pregare per me il Signore Dio nostro.

GLORIA a Dio nell’alto dei cieli e pace agli uomini, amati dal Signore. Noi ti lodiamo…

Prima Lettura: Dal primo libro di Samuele (1Sam 3,3-10.19)
In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.
Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuèle andò a dormire al suo posto.
Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuéle, Samuéle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.
Parola di Dio
Salmo Responsoriale: Sal 39Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.

Seconda lettura: Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 6,13-15.17-20)
Fratelli, il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo.
Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

Parola di Dio

Alleluia, alleluia.
«Abbiamo trovato il Messia»:
la grazia e la verità vennero per mezzo di lui.
Alleluia.

Vangelo: Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,35-42)

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore

CANTO D’ OFFERTORIO: CUSTODISCIMI
Ho detto a Dio senza di Te
alcun bene non ho, custodiscimi.
Magnifica è la mia eredità,
benedetto sei Tu,
sempre sei con me.
Rit.
Custodiscimi, mia forza sei Tu,
custodiscimi, mia gioia Gesù. (2 volte)
Ti pongo sempre innanzi a me,
al sicuro sarò mai vacillerò.
Via, verità e vita sei
mio Dio credo che Tu mi guiderai.
Rit.

PADRE NOSTRO che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,  venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.  Dacci oggi il nostro pane quotidiano,  e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,  e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.”

CANTI DI COMUNIONE:

AMARE QUESTA VITA
Erano uomini senza paura
di solcare il mare pensando alla riva
barche sotto il cielo,
tra montagne e silenzio,
davano le reti al mare,
vita dalle mani di Dio.
Venne nell’ora più lenta del giorno,
quando le reti si sdraiano a riva;
l’aria senza vento
si riempì di una voce
mani cariche di sale
sale nelle mani di Dio.
RIT:
Lo seguimmo fidandoci degli occhi,
gli credemmo amando le parole:
fu il sole caldo a riva
o fu il vento sulla vela
o il gusto e la fatica di rischiare
e accettare quella sfida?
Prima che un sole più alto vi insidi,
prima che il giorno vi lasci delusi,
riprendete il largo
e gettate le reti:
barche cariche di pesci,
vita dalle mani di Dio.
RIT:
Lo seguimmo fidandoci degli occhi,
gli credemmo amando le parole:
lui voce, lui notizia, lui strada
e lui la meta,
lui gioia imprevedibile e sincera
di amare questa vita!
Erano uomini senza paura
di solcare il mare pensando alla riva.
Anche quella sera,
senza dire parole,
misero le barche in mare:
vita dalle mani di Dio.
Misero le barche in mare:
vita dalle mani di Dio.

CANTO FINALE:

VIENI E SEGUIMI
Lascia che
il mondo vada per la sua strada.
Lascia che
l’uomo ritorni alla sua casa.
Lascia che
la gente accumuli la sua fortuna.
Ma tu, tu vieni e seguimi.
Tu, vieni e seguimi.
Lascia che
la barca in mare spieghi la vela.
Lascia che
trovi affetto chi segue il cuore.
Lascia che
dall’albero cadano i frutti maturi.
Ma tu, tu vieni e seguimi.
Tu, vieni e seguimi.
E sarai luce per gli uomini,
e sarai sale della terra,
e nel mondo deserto aprirai
una strada nuova. (2 volte)
E per questa strada, va’, va’ ,
e non voltarti indietro va’,
e non voltarti indietro.

Scarica il libretto dei canti. Ti sarà molto utile in questo periodo in cui non si possono usare i libretti cartacei!

Io sono con te, per salvarti

Gen 16, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 1,11-19

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». 12Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla».
13Mi fu rivolta di nuovo questa parola del Signore: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo una pentola bollente, la cui bocca è inclinata da settentrione». 14Il Signore mi disse:
«Dal settentrione dilagherà la sventura
su tutti gli abitanti della terra.
15Poiché, ecco, io sto per chiamare
tutti i regni del settentrione.
Oracolo del Signore.
Essi verranno
e ognuno porrà il proprio trono
alle porte di Gerusalemme,
contro le sue mura, tutt’intorno,
e contro tutte le città di Giuda.
16Allora pronuncerò i miei giudizi contro di loro,
per tutta la loro malvagità,
poiché hanno abbandonato me
e hanno sacrificato ad altri dèi
e adorato idoli fatti con le proprie mani.
17Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi,
àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti di fronte a loro,
altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.
18Ed ecco, oggi io faccio di te
come una città fortificata,
una colonna di ferro
e un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
19Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».
Oracolo del Signore.

 

La prima parola che Dio ha detto a Geremia è una parola d’amore: ti voglio bene da sempre, per questo ti ho scelto, perché tu dica al mondo chi sono io e come mi comporto (“le mie parole”). Coraggio, io sono con te: assieme dobbiamo demolire, ma … “per edificare e piantare” (era la lettura di ieri)

Oggi, la parola del Signore è rivolta a Geremia partendo da una “visione” (esperienza visiva) del profeta. “Cosa vedi, Geremia?”. Egli vede un ramo di “mandorlo”. [Qui – e tante altre volte – dobbiamo lasciare che l’autore giochi con le parole per dare un insegnamento. La parola “mandorlo” in ebraico ha il suono della parola “vigilare”]

Dunque, il Signore vuole dire questo a Geremia: Io sto vigilando sulla storia degli uomini e realizzerò quello che penso/dico.

“Cosa vedi, Geremia?”. Egli vede una “pentola che bolle”, inclinata da Nord a Sud. Il Signore vuole dire questo a Geremia: Io chiamerò delle “potenze straniere” (le potenze straniere stavano a Nord) che verranno da Nord e attaccheranno Gerusalemme. Lo farò, come costretto, perché Gerusalemme ha molti peccati: “ha abbandonato me per offrire incenso a divinità straniere e per andare a buttarsi in ginocchio davanti a idoli che loro stessi si sono fabbricati”.

Questa è la situazione, caro Geremia! Ti chiedo un impegno duro e lungo: non spaventarti. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché “io sono con te” per salvarti. Te lo promettono io, il Signore.

Questo brano iniziale vuole dirci a chi Geremia dovrà rivolgersi: ai suoi, a quelli di casa sua, al suo popolo e ai suoi capi. Rileggiamo, allora: “Ed ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese”.

Quando il Signore ci chiama e ci parla, è il primo a non nasconderci i problemi e le difficoltà che avremo. Vinceremo, ma non ci dice “il modo” col quale vinceremo Dice semplicemente … “ io sono con te, per salvarti”.

Ho sempre pensato a te!

Gen 15, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Geremia 1,1-10

Parole di Geremia, figlio di Chelkia, uno dei sacerdoti che risiedevano ad Anatòt, nel territorio di Beniamino. 2A lui fu rivolta la parola del Signore al tempo di Giosia, figlio di Amon, re di Giuda, l’anno tredicesimo del suo regno, 3e successivamente anche al tempo di Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla fine dell’anno undicesimo di Sedecìa, figlio di Giosia, re di Giuda, cioè fino alla deportazione di Gerusalemme, avvenuta nel quinto mese di quell’anno.
4Mi fu rivolta questa parola del Signore:
5«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto,
prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato;
ti ho stabilito profeta delle nazioni».
6Risposi: «Ahimè, Signore Dio!
Ecco, io non so parlare, perché sono giovane».
7Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono giovane”.
Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò
e dirai tutto quello che io ti ordinerò.
8Non aver paura di fronte a loro,
perché io sono con te per proteggerti».
Oracolo del Signore.
9Il Signore stese la mano
e mi toccò la bocca,
e il Signore mi disse:
«Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca.
10Vedi, oggi ti do autorità
sopra le nazioni e sopra i regni
per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere,
per edificare e piantare».

 

Geremia è un sacerdote che non esercita il suo ministero a Gerusalemme, ma che è chiamato dal Signore a parlare al regno di Giudea in Gerusalemme. La sua attività si svolge dal 626 al 586 avanti Cristo: tempo drammatico, perché Gerusalemme sta per essere conquistata dal re di Babilonia, Nabucodonosor.

 

Ascoltiamo le parole del Signore che chiama il profeta. Ognuno però le ascolti come rivolte a se stesso e rifletta.

“Io ti ho conosciuto … “. Io pensavo a te da sempre – dice il Signore – ti avevo già scelto, ti avevo consacrato profeta per annunziare il mio messaggio a tutti gli uomini. Chiedo che tu sia uno che parli di me, che mi rappresenti in mezzo alla gente.

Signore, mio Dio, come farò? Sono troppo giovane e non ho i titoli per farlo. Che figura faccio davanti agli altri!

Non preoccuparti – dice il Signore – tu và! Non devi dire niente di te stesso. Devi … devi ascoltare quello che ti dico io. Non aver paura: io sono con te e ti difendo! Ti metto le mie parole sulle tue labbra. Le parole che io ti dico saranno la tua autorità, la tua forza, il tuo coraggio.

Dunque, ascolta bene! Il tuo compito sarà duro e faticoso: investirai te stesso e il popolo in un cammino che sarà demolizione e costruzione, distruzione e piantagione, punizione e grazia … morte e vita!

State attenti a non farvi idoli

Gen 14, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1 Giovanni 5,14-21
E questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. 15E se sappiamo che ci ascolta in tutto quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già da lui quanto abbiamo chiesto.
16Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita: a coloro, cioè, il cui peccato non conduce alla morte. C’è infatti un peccato che conduce alla morte; non dico di pregare riguardo a questo peccato. 17Ogni iniquità è peccato, ma c’è il peccato che non conduce alla morte.
18Sappiamo che chiunque è stato generato da Dio non pecca: chi è stato generato da Dio preserva se stesso e il Maligno non lo tocca. 19Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo sta in potere del Maligno. 20Sappiamo anche che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l’intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel vero Dio, nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna.
21Figlioli, guardatevi dai falsi dèi!

“Questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta”. Cosa gli abbiamo chiesto e che cosa “sappiamo di averlo già”? Abbiamo già la condizione di figli nel Figlio Gesù Cristo. L’essere figli ci dà fiducia, ed è una fiducia che si esprime nel chiedere ogni cosa (come fa un figlio). Ogni cosa, però, tipica di un figlio che ha fiducia del padre. Quindi … “ogni cosa secondo la sua volontà”.

C’è poi il problema reale del fratello che commette peccato. C’è peccato e peccato! Il peccato “che non conduce alla morte” è il peccato intra-comunitario, fatto di fragilità e amore non pieno. Per questo fratello bisogna pregare. E c’è il peccato “che conduce alla morte”. Si tratta della idolatria, della adorazione del mondo e dei suoi idoli e della apostasia da Gesù Cristo.

Chi idolatra se stesso, chi si è distaccato dallo stato di figliolanza … esce volontariamente dalla comunione, e si dà la morte con la propria scelta. Gesù Cristo è morto per lui, ma egli non riconosce questa morte, anzi la disprezza. Pertanto, questo tale ritorna ad essere “mondo”.

Per questo mondo non bisogna pregare (lo dice anche Gesù in Gv 17,9), ma bisogna fare una cosa ancora più forte: dare testimonianza di Gesù Cristo attraverso l’amore fraterno e la nostra unità. Questo gesto umile e vero apre alla speranza che “il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21).

”Figlioli, guardatevi dai falsi dèi!”. State attenti a non farvi idoli, soprattutto a non custodire idoli nel vostro cuore. Sarebbe il modo più subdolo e più insipiente per “rinnegare Cristo” e ritornare in quel mondo che “sta in potere del Maligno”.

Dunque, vigilanza e tanta fiduciosa umiltà.

Sappiate che possedete la vita eterna

Gen 13, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Giovanni 5,1-13

Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. 2In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. 3In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. 4Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
5E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? 6Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. 7Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: 8lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. 9Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio. 10Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha dato riguardo al proprio Figlio. 11E la testimonianza è questa: Dio ci ha donato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. 12Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita.
13Questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio.

 

“Questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio”.

Cosa ha scritto e cosa sta scrivendo Giovanni?

  1. che dobbiamo amarci in quanto “siamo stati generati da Dio”, cioè in quanto figli di Dio (1)
  2. che l’amore è l’osservanza dei suoi comandamenti (2-3)
  3. che la fede è questo: credere che Gesù è il Figlio di Dio. Questa fede “ha vinto il mondo”(4). Mondo da intendersi come è scritto in 2,16 (egoismo, desiderio sfrenato, superbia)
  4. che Gesù Cristo “vero” è “colui che è venuto con acqua e sangue” (6). Vuol dire: credere ed accogliere che Gesù Cristo è Figlio di Dio (acqua/Giordano) e che ha dato la vita per noi in croce (sangue)
  5. che lo Spirito ci dà di testimoniare questa nostra fede con una vita di amore e con l’evento della Eucarestia, cioè col Sacramento che ci unisce a Lui
  6. che Dio ci ha dato la vita eterna, vera e duratura (la conoscenza di Lui) e che questa via è “nel Figlio”. Cioè che questa vita si vive uniti al Figlio.

L’amore perfetto caccia il timore

Gen 12, 2021 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Giovanni 4,17-21

In questo l’amore ha raggiunto tra noi la sua perfezione: che abbiamo fiducia nel giorno del giudizio, perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. 18Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.
19Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. 20Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. 21E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello.

 

L’amore di Dio raggiunge la sua perfezione o ha il suo compimento nel … risultato o effetto finale che ottiene. Ebbene, il risultato è la fiducia/certezza di amare Dio, davvero e per sempre!

Se noi amiamo Dio in questo mondo (nella nostra vita terrena) siamo come lui che è amore. Allora non avremo paura che ci castighi nell’ultimo giorno. “L’amore perfetto caccia il timore (di essere condannati nell’ultimo giorno)”.

“Dio ci ha amati per primo”. E ci ha amati così com’eravamo: ha amato gli uomini che … “vedeva”. Per questo chiede a noi di amare il fratello così com’è, l’uomo che … “vediamo”. “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”.

L’amore ha un fondamento nel … comportamento di Dio (Dio è amore e Dio ha fatto e fa così con noi), ma si esprime anche in un comandamento puntuale e preciso: “Chi ama Dio, ami anche suo fratello”. “Questo è il comandamento che abbiamo da lui (Cristo): questo è “il suo comandamento”. E’ suo, perché solo lui l’ha compiuto perfettamente … fino alla morte per noi!