Colui che mangia con me mi tradirà

Ago 19, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 14,10-21

Il congegno a inganno si perfeziona con la partecipazione di un apostolo. La consegna di Gesù ai suoi avversari avviene tramite uno dei Dodici (10).

Il Maligno aveva già sviato il cuore di Giuda. Ora Giuda, pur rimanendo fisicamente vicino a Gesù, cerca  … il modo di consegnarlo (11).

Gesù aveva chiamato Giuda e gli altri perché fossero/stessero con lui (3,14). Ma questo stare con Gesù – per Giuda – diventa la via o l’opportunità per … allontanare/consegnare Gesù! [Siamo al massimo della ipocrisia]

I discepoli preparano la Pasqua, secondo le indicazioni di Gesù stesso (12ss). La stanza della cena era una grande sala, arredata e già pronta. E’ singolare vedere che i discepoli preparano, ma … tutto è già pronto! C’è un disegno/volontà di Dio che si sta realizzando: Gesù faticosamente e amorevolmente lo sta accogliendo, indicandone i vari passaggi.

Chi è colui che consegna Gesù? “Uno di voi, colui che mangia con me … uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto” (18.20). Sono parole che rivelano non tanto la persona precisa, ma la prossimità, anzi la familiarità di colui che consegnerà Gesù. Non si tratta di un avversario, ma di uno che condivide amicizia, familiarità e vita (mangia con me).

Il disegno di Dio (è questo il senso della parola sta scritto) contempla la consegna di Gesù, ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene consegnato.

Guai … allora, e anche oggi!

Nel mondo intero si dirà quello che ha fatto

Ago 18, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 14,1-9

Marco fa capire chiaramente che stiamo entrando nel cuore del Vangelo. Tutto quanto è avvenuto ed  è stato raccontato prende senso dalla Pasqua che si sta per celebrare … ancora due giorni e poi Pasqua. La Pasqua è l’evento centrale della vita di Israele, ma soprattutto della vita di Gesù.

Ma che Pasqua sarà quella di Gesù? Sarà la sua vera, autentica rivelazione!

Certamente la passione/morte di Gesù è pilotata da un congegno a inganno comandato dai capi (1), ma è illuminata soprattutto da un gesto connotato da riconoscimento e amore. E’ questo gesto che ogni discepolo del mondo intero ricorderà. Ricordandolo, poi, anche lui … capirà la morte di Gesù.

Una donna, a Betania, profuma Gesù con nardo purissimo e costosissimo. Il suo gesto è contestato come perdita o spreco. Dunque un gesto fuori luogo, dicono i discepoli!

E’ una bella/buona azione verso di me, dice invece Gesù. Quella donna, come la vedova povera (12,44), ha dato quello che aveva, ha perduto se stessa per colui che perderà se stesso, morendo per lei e per il mondo intero.

Soltanto questa donna si pone nel modo giusto davanti alla morte di Gesù. “Dovunque sarà proclamato il vangelo, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto”. Cioè si dirà che lei si è persa per colui che si è perso per lei nella morte. Non è questo il cuore del Vangelo?

Ricordare (per il lettore) significherà compiere lo stesso gesto e cioè perdersi per Gesù che si è perso per noi.

A ciascuno il suo compito, il suo lavoro …

Ago 17, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 13,28-37

Per comprendere – per quanto è possibile – il suo ultimo discorso, Gesù stesso ci propone una … parabola! Sembra quasi volerci ancor più complicare le cose! [Di sua natura infatti la parabola è un messaggio da decifrare e non un raccontino facile!]

Nonostante questo, Gesù dice: Dalla pianta del fico imparate la parabola (28). Cosa imparare? Da certi segni della pianta, voi sapete che l’estate è vicina. Quindi, dobbiamo sapere il ritorno del Signore … è vicino!

Ogni generazione (non penso si tratti solo della generazione alla quale parla Gesù, v 30) fa esperienza dei segni che dicono che l’estate è vicina. E quindi ogni generazione (quello che dico a voi lo dico a tutti) deve essere una generazione attenta e vigilante. La storia, per coloro che credono in Gesù, deve fluire ed essere segnata in ogni tempo da una grande, continua attesa del ritorno del Signore.

Chiedersi il giorno e l’ora è fuori luogo. Importante è vigilare. Tradotto concretamente, non significa semplicemente aspettare, ma essere veri seguaci di Gesù nello svolgimento del servizio/opera da lui richiesto (34). Significa quindi … operare in un servizio, lavorare!

Il pericolo c’è, ed è quello di addormentarsi come tutti gli altri (36), e di non svolgere il servizio/opera nella casa del Signore, che è la chiesa/comunità(34).

Marco 13,1-27

Ago 16, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=Marco+13%2C1-27&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1Guarda che pietre e che costruzioni!

Marco 13,1-13

Mentre usciva dal tempio … ultima uscita!  l tempio è una economia finita, è … pietre e costruzione destinate a non restare (1).

Il discorso di Gesù (l’ultimo!) è fatto sul monte degli Ulivi … di fronte al tempio. In realtà è un giudizio riguardo al tempio.

Sorgono le domande dei discepoli: Quando sarà questo giudizio? Quale sarà il segno?

Il quando … nessuno lo sa (13,32). Il segno è già presente, ed è dato dalla fragilità della storia: guerre, carestie, ecc.

Per il resto, Gesù non vuole rivelare segreti, ma esortare alla vigilanza/perseveranza. Ci saranno tempi duri per i discepoli: lotte all’esterno, tradimenti in famiglia! Ma saranno tempi di testimonianza. Infatti, il Vangelo sarà annunciato a tutte le nazioni.

Gesù così conclude: “Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato”. La salvezza verrà, dunque, non dal .. sapere date e segni, ma dalla fede, intesa come sequela o attaccamento a Gesù.

In tutto questo sarà all’opera non tanto la forza umana dei discepoli, ma quella che viene dallo Spirito Santo (11).

 

Manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti

Marco 13,14-27

Io vi ho predetto tutto (23).

Non significa che il discepolo ora sa come andranno le cose punto per punto o momento per momento. Significa semplicemente che il discepolo (ogni discepolo) ora è … allertato! Sa cioè che il suo compito è vigilare, nella certezza della venuta del Signore.

Che tempi si deve attendere il discepolo? Tempi in cui apparirà l’abominio della desolazione (14) cioè prenderà piede l’apostasia che confluisce poi nella grande idolatria.

Saranno giorni di tribolazione per i discepoli. Ma saranno anche giorni di testimonianza, come è affermato velatamente nelle raccomandazioni di … fuggire sui monti e di non tornare indietro ….

Saranno giorni abbreviati dal Signore, per dare la possibilità ai discepoli di non cedere alla apostasia e alla idolatria. Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti che cercheranno di ingannare (allontanare da Cristo) gli eletti. Io ve l’ho detto: state attenti!

Dopo quella tribolazione (24) … Espressione che indica un tempo ravvicinato e ormai prossimo al ritorno del Signore. In quei giorni (sarà il tempo mondanamente ultimo) crollerà il mondo nel suo impianto, quell’impianto che gli uomini pensano eterno e divino: sole, luna, stelle e potenze nei cieli. Sarà il crollo vero e definitivo degli dèi/potenze/idoli! …

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria (26), allora il Signore manderà i suoi angeli (26). Sarà il tempo del grande raduno di tutti gli eletti: tempo della vittoria/salvezza, anche visibile, degli eletti!

Al presente, nella nostra storia quotidiana nei nostri giorni, gli angeli mandati dal Signore sono gli apostoli e la chiesa che predica per la conversione/raduno. In quei giorni, dopo quella tribolazione, gli angeli mandati dal Signore saranno gli stessi esseri celesti, e sarà la fine di questo mondo con l’ultimo grande raduno!

 

Ha gettato tutto quanto aveva per vivere

Ago 14, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 12,38-44

Gesù continua a insegnare nel tempio (35), e lo fa (38ss) mettendo in guardia le persone da alcuni atteggiamenti degli scribi.

Gli scribi non vivono e non agiscono davanti a Dio, vale a dire, per piacere a Dio. Vivono e agiscono davanti a se stessi e agli uomini. Infatti, esaltano se stessi, con atteggiamenti sempre da primato: vogliono essere i primi in tutti gli ambiti della vita, perfino in quello delle preghiere: “pregano a lungo per farsi vedere” (40). Purtroppo, hanno un primato anche in scelte di oppressione verso i poveri (40).

C’è poi un insegnamento particolare che Gesù dà ai suoi, attraverso un’azione molto elaborata (41-44). Gesù siede (posizione di chi insegna), osserva/scruta la gente, chiama a sé i discepoli, e infine dice/parla.

Gesù dice/insegna: Questa vedova povera ha gettato tutto quello che aveva nel tesoro del tempio. Quindi, ha dato … più di tutti gli altri! La vedova è una persona oppressa/povera (40) che getta tutto quello che ha per vivere. E lo fa non per se stessa, non per farsi vedere (vedi scribi), ma per il tesoro, cioè per il Signore.

Ha inizio l’ultimo tratto del vangelo (cc 13-15): la passione di Gesù.

[Bartimeo aveva gettato via il mantello (10,50), questa vedova getta tutto quello che ha per vivere, Gesù getterà la sua stessa vita per gli uomini].

 

Davide lo chiama mio Signore

Ago 12, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 12,35-37

Gli scribi non hanno più la capacità di interrogare Gesù: sono stati da lui zittiti (34). E allora è Gesù che continua a insegnare. Lo fa, contestando la loro concezione riduttiva del Messia.

Cosa insegnano gli scribi riguardo al Messia/Cristo? Che il Messia/Cristo è figlio di Davide, nel senso che è un uomo, un re discendente di Davide. La cosa è vera, ma non è tutto qui!

La Scrittura (e loro sono maestri nella interpretazione della Scrittura!) nel salmo 110,1 si esprime letteralmente così: “Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra”.

E Gesù commenta, insegna in questo modo. Chi è che parla nel salmo? Parla Davide. Chi è il Signore di cui egli parla? E’ il Signore Dio. Chi è il mio Signore di cui parla Davide? E’ il Messia.

Ecco l’insegnamento di Gesù.

Voi scribi dite che il Messia è figlio di Davide. Ma Davide riguardo al Messia dice che è mio Signore. Dunque: il Messia è figlio di Davide o Signore di Davide? Se Davide stesso lo chiama mio Signore, come può essere un suo (semplice) figlio?

In questo ultimo dibattito Gesù afferma solennemente sulla base delle Scritture che egli è certamente figlio di Davide secondo le promesse, ma è Signore (Kurios), senza annullare con questo che è Figlio di Davide, come tante persone lo chiamavano.

“La folla numerosa lo ascoltava volentieri” (37). Questo infatti è un insegnamento che rivela veramente chi è Gesù.

Ama il Signore e ama il prossimo

Ago 11, 2017 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

 

Marco 12,28-34

Gli scribi erano coloro che scrutavano la Legge di Mosè (Torah) e la insegnavano al popolo, applicandola alla vita concreta. Erano dunque molto attenti alle ricerche e discussioni sulla Legge (28).

Non sorprende la domanda fatta a Gesù: qual è il primo dei comandamenti?. Come dire: qual è l’anima di tutta la Legge, o da cosa dipende tutta la Legge.

La risposta è nella Legge stessa. Occorre riconoscere (quindi: ascolta!) che il Dio che ti ha liberato e ti ha parlato è l’Unico (quindi: amalo con tutto te stesso!)

C’è poi una copia o una proiezione necessaria e vitale di questo comando: ama il prossimo tuo come te stesso.

Lo scriba capisce bene. Aggiunge anzi che riconoscere l’unicità di Dio con la conseguenza dell’amore per lui e per il prossimo è il vero atto di culto (sacrificio). Questo scriba è sulla strada del regno!

Quale passo deve fare ancora per entrare pienamente nel regno? Deve riconoscere che Gesù non solo è Figlio di Davide (quindi Messia), ma è il mio Signore, come aveva detto Davide.

E’ bello vedere che Gesù non ha un rapporto astratto con le persone, anche quando lo tentano. Egli accompagna e indirizza al regno di Dio chiunque a lui si rivolga o si avvicini (28).