Anche se un sapiente dicesse di sapere

Ago 24, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Qoelet 8,16-17

E’ un brevissimo tratto che suona come un “bilancio consuntivo”, sempre … provvisorio (tutto è provvisorio in Qoelet).

“Ho visto tutta l’opera di Dio” (= ho considerato Dio e soprattutto il suo modo di agire nel mondo). Cosa concludo? Che non ho ancora capito niente!

C’è invece il sapiente che dice di capire tutto! Si illude: si affaticherà tanto (come sto facendo io!) ma non arriverà mai a “conoscere/capire”.

C’è dunque una incapacità. Non è soltanto fattuale/storica, ma radicale/costitutiva. Si faccia attenzione che per tre volte è scritto “ho visto”, e per tre volte è scritto “non ho trovato/capito”. [Il numero tre … insegna!]

Al versetto 1 del capitolo 8 si diceva: “Chi è saggio? Chi conosce la spiegazione delle cose (l’opera di Dio)?”. Al versetto 17 si dice: “Anche se un sapiente dicesse di sapere/capire, non scoprirebbe nulla”. Tutto il capitolo, dunque, verte sul problema difficile della conoscenza umana o sapienza. Qoelet fa capire (con provocazioni, ironie, proverbi, esperienze sue … ) che la sapienza umana non è in grado di “capire/possedere” in pienezza l’opera di Dio, il suo agire. E’ un dato di costituzione e non accidentale.

Conclusione … provvisoria! L’uomo non si voglia fare “conoscitore/possessore della vita/mondo”, ma semplicemente … “viva questa vita” che Dio gli dà, e la viva con gioia e gratitudine; momento per momento, giorno per giorno … come viene! (= come è dato da Dio!).

Sia la gioia la sua compagnia

Ago 23, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Qoelet 8,10-15

Continua l’elenco di quanto Qoelet “ha visto”, cioè, di quanto “avviene sotto il sole” (= in questo mondo).

I malvagi ricevono grandi onori [questo significa “l’essere condotti alla sepoltura”] e sono osannati da tutti. Fanno il male e non vengono colpiti dalla giustizia. Eppure, la verità è che “avranno del bene coloro che temono Dio”, e non invece gli empi. Così almeno dice la teologia tradizionale … [Qoelet l’accoglie senza riserve?]. Nei fatti le cose non vanno proprio così.

C’è poi un’altra assurdità, quasi uno scambio scorretto: “ci sono giusti ai quali tocca la sorte meritata dai malvagi con le loro opere, e vi sono malvagi ai quali tocca la sorte meritata dai giusti con le loro opere”. E’ una vera e propria accusa di cattiva giustizia … umana!

Per l’ennesima volta viene la conclusione di Qoelet: conviene essere lieti, avere una sapienza pratica positiva. Cioè, sapere che il bene dell’uomo è vivere e vivere con gioia in rendimento di grazie. Per l’uomo, sia questa la sua compagnia; e non invece i pensieri, i progetti, le complicazioni, le avidità ….

Già la vita quotidiana è fatica. Che la si possa vivere nella gioia, momento per momento, giorno per giorno. Il resto … è in mano a Dio e non all’uomo, nemmeno a quello che si crede sapiente e si affanna …

Comunque andrà male

Ago 22, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Qoelet 8,1-9

C’è in partenza (v. 1) un elogio della sapienza: essa è capace di trasformare la persona (“volto e cuore” = tutta la persona)

Ma la sapienza come si configura e come agisce nell’ambito del “cerchio magico” del re e della sua corte? Opportunità e ipocrisia fanno del suddito/cortigiano un “calcolatore”: un adulatore portato a dire sempre di sì.

Con questo atteggiamento ipocrita crede di “non andare incontro ad alcun male”, ma non è vero: la sua vita concreta è un’altra cosa. Il sapiente opportunista “calcola tutto”, ma non sa come andranno a finire le sue cose. Un dato è certo: tutto finisce nella morte.

Conclusione esistenziale: l’uomo non è padrone di niente. Calcola, programma, adula … ma alla fine non ottiene il risultato che si era proposto con la sua sapienza opportunista.

La vita è lotta/affanno. L’uomo deve mettersi su un’altra strada: non quella che cerca solo i propri interessi. Se questo è vero per il cortigiano adulatore, lo è ancora di più per il re che “domina sull’altro per rovinarlo”.

La donna? Non l’ho capita!

Ago 21, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Qoelet 7,25-29

Qoelet continua ad approfondire ciò che è “sotto il sole” per giungere a una qualche conclusione. Giunge però (è stato ed è sempre così) a … non comprendere: non giunge ad una “retta conclusione”.

Ha indagato riguardo all’uomo (adam) e dopo tanta fatica qualcosa ha trovato/capito. Per questo dice: “un uomo su mille ho trovato/capito”. Ma riguardo alla donna, pur avendo perlustrato tutte le strade (v. 27) non ha ancora trovato/capito niente.

“Amara più della morte è la donna”. Vuol dire così: la donna è forte come la morte, e … alla fine vince (come anche la morte vince). Infatti, la donna ha una capacità immensa di “irretire”. [Volete che Qoelet ce l’abbia con la donna della nostra povera vita quotidiana, o non pensi piuttosto a Eva, a tante regine in Israele, alle donne di Salomone, alle donne che hanno condotto Israele all’idolatria e … hanno vinto?]

“Questa donna” (figura della idolatria) è più forte dell’uomo. Chi sfugge a “questa donna”? Solo “chi è gradito a Dio”, cioè chi si affida a Dio e non a se stesso. Di fatto, al principio, non è questa la donna che Dio ha condotto all’uomo. Egli aveva creato “un’umanità buona e retta”, ma poi l’umanità si è complicata la vita allontanandosi da Dio. E anche nel rapporto uomo donna le complicazioni continuano e non finiscono.

C’è un certo tipo di maschio (autoreferenziale nel suo sapere/potere) che vuole trovare/capire/possedere la donna. E c’è un certo tipo di donna (autoreferenziale nella sua capacità di irretire/conquistare) che diventa trappola per l’uomo. Occorre che tutte due … “non vadano in cerca di infinite complicazioni” o trovate. Cerchino piuttosto di “essere graditi a Dio”.

Chi teme Dio

Ago 20, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Qoelet 7,15-24

“Nella mia vita inutile ho visto tutto – dice Qoelet – un giusto che va in rovina, un malvagio che vive a lungo”.

Quindi: “non essere troppo giusto … non essere troppo malvagio”. Cioè (a mio parere) non farti tu guida della tua vita e non innamorarti, mai e per sempre, degli estremi. E’ detto, in modo dialettico: “E’ bene che tu prenda una cosa senza lasciare l’altra”. Non si tratta di … stare sempre nel mezzo senza decidere mai. Si tratta invece di scegliere una “terza via”, che non è quella “di mezzo”, ma quella del “timore di Dio”: fare cioè di Dio e della parola accolta “l’estremo” cui aderire. Infatti, solo chi teme Dio riesce in tutto: sarà sapiente e forte; sa riprendersi quando pecca, non si vanta quando fa il bene.

Ironica e sapiente ammonizione: è normale che il tuo servo/suddito parli male di te; non faresti lo stesso anche tu, se fossi servo?

“Ho esaminato tutto”. Pensavo di diventare sapiente, ma non ci sono riuscito. Chi può scoprire il vero senso delle cose? Ciò che è lontano … rimane lontano, e ciò che è profondo … rimane profondo. Chi lo potrà raggiungere?

Cosa è meglio?

Ago 19, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Qoelet 7,1-14

L’autore vuol dirci questo, e lo dice a modo suo con contrapposizioni forti e nette.

E’ preferibile ciò che ti fa riflettere, ciò che ti fa “capire” le cose e il senso della tua vita, è preferibile ciò che ti “insegna” rispetto a ciò che ti illude e poi ti svia.

Cosa ti può “insegnare” il solo nascere, il solo profumarsi, il solo banchettare, il solo arricchire, il solo essere lodati …. ? Tutte queste esperienze che l’uomo vive “non durano”. E allora, l’autore dice: il venir meno di tutte queste cose ti devi far riflettere, ti deve rendere saggio. Anzi, è proprio il loro venir meno che ti fa dire “paradossalmente”: è preferibile il giorno della morte al giorno della vita, oppure, la mestizia al riso …

Dunque: “insegna” di più la sofferenza che l’allegria, il mancare che l’accumulare, il rimprovero che la lode.

Infine, c’è l’invito a “osservare l’opera di Dio”, e non invece a volerla mutare o a vederne soltanto le contraddizioni. “Nel giorno buono gioisci (non voler … essere triste, pensando al poi!); “nel giorno cattivo rifletti /impara (non voler … gioire, pensando al poi!). E’ il presente che devi vivere, sempre come dono di Dio. Non fuggire … dall’opera di Dio, cioè da quello che Dio dispone oggi per te.

[Vale la pena leggere ancora il bellissimo testo 3,1-15. “C’è un tempo per nascere e un tempo per morire … Egli ha fatto ogni cosa bella a suo tempo”. Ne viene che … anche il piangere “è bello”, perché ti “insegna”]

Se uno avesse anche ….

Ago 17, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Qoelet 6,3-12

Le ricchezze più grandi sono i figli e la salute. Ebbene, se uno non se li gode, che senso ha la sua vita? Meglio non essere venuto al mondo (aborto).

“Tutta la fatica dell’uomo è per la bocca”. Cioè, l’uomo vuole sempre e solo mangiare/possedere. Ma non riesce del tutto a saziare i suoi appetiti, sia che viva da saggio che da stolto. Anche questo è assurdità.

Mentre vivi hai un “nome”, sai cioè “chi sei”. Sei “uomo/adam” e niente più. Ma c’è qualcosa/qualcuno che è più forte di te e con lui non puoi contendere in giudizio. Più parli, più ti difendi e più scivoli in basso. Non serve parlare: tu sei “uomo/adam” e … basta!

L’uomo sa che è … “uomo/adam” (questo è già tanto!), ma non sa “quel che è bene per lui”. Sa soltanto il presente, sa cioè che la sua vita è breve, senza peso o spessore: la sua vita è “ombra”.

Ci si chiede: c’è qualcuno che … “sa davvero”? Non certamente tu che sei “uomo/adam” e che vivi “sotto il sole” = in questo mondo. “Chi” allora?

Qoelet sembra suggerirci una risposta amara: non c’è nessuno!. Ma non è così! Qoelet non è un disfattista o un qualunquista o un agnostico. Togliere le sicurezze mondane (“sotto il sole”), come fa lui a partire dalle sue esperienze, è piuttosto il passo iniziale e fondamentale per non affaticarsi vanamente nel cercare risposte che vengano da … “sotto il sole”, cioè solamente dall’uomo/adam.

C’è … “chi sa”, c’è “chi” è più forte di adam”, c’è “chi” indica qualcosa che va oltre adam. Qoelet ti provoca e tace! E allora chi è questo “chi”?

In ogni caso, non sei tu e non è la tua personale poliedrica esperienza. Come hai visto, essa ti porta all’esaurimento! Al meglio, ti convince a cercare ancora, oltre … Per ora, hai scoperto qualcosa di semplice e bello: “il bene” o ciò che dà senso alla tua vita è gioire sempre di quello che ti è dato.

Vedi il povero oppresso

Ago 16, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Qoelet 5,7-6,2

La struttura amministrativa è corrotta: tutti danno la colpa al sistema, a “chi che sta sopra di lui”. Eppure la terra (campagna?) è “a profitto di tutti”, e il re dovrebbe essere colui che serve/regola la terra. [contrasto tra burocrazia statale e agricoltura?]

Chi ama il denaro vuole sempre di più. Io proprio non lo capisco, dice Qoelet. Più aumenta la ricchezza e più crescono gli scrocconi. Cosa fare? Non ti resta che “guardare i tuoi soldi”. Tradotto (forse): i tuoi soldi se li godono gli scrocconi, a te resta solo il guadarli. Ti sembra intelligente questo?

Qoelet richiama l’attenzione sul fatto che le ricchezze vanno in fumo … con niente. Vale la pena allora affannarsi tanto? Risuona ancora la provocazione o domanda: cos’è “bello e buono” per l’uomo? E’ “cosa buona” … (va a vedere Genesii 1,3) è cosa buona, è secondo il volere di Dio che l’uomo viva (“mangiare e bere” significa questo) e poi veda/sperimenti il bene che c’è in ogni fatica/lavoro. Dono di Dio sono “i pochi giorni” che abbiamo: bisogna viverli bene, trovando tutto ciò che è “bello e buono” nel “poco” che ci è dato.

Se poi questo “vivere” è arricchito di altri beni che Dio dà …. meglio ancora. Insomma, è bene gioire di quanto (tanto o poco) Dio dà. Stolto sarebbe, invece, volere di più, affannarsi, e credere che sia questo che dà gioia al vivere.

Succede spesso questa “cosa brutta”: “a chi non manca niente di quanto desidera” e non si accontenta del dono di Dio, succede che non si gode le ricchezze, perché sarà un estraneo a divorarle. Anche questo fa pensare!