Il Signore combatteva per Israele

Ott 14, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Giosuè 10,28-43

Avviene tutto “in quel giorno”: giorno che precedentemente era stato detto “giorno perfetto” (10,13) o “nessun giorno come quello” (10,14). La grandezza di “quel giorno”, ma anche di ogni giorno, dunque … di “oggi” è che “il Signore ascoltò la voce di un uomo” (10,14).

E’ giorno in cui il Signore “consegna” la terra con una vittoria completa, registrata con la formula classica (sette volte riportata!): “li votò allo sterminio e non restò alcun superstite”. Segue un elenco di città che il Signore consegna e che Giosuè e tutto Israele “ereditano” prendendone effettivo possesso.

La conclusione di tutto è bene espressa da questo testo: “Giosuè conquistò tutta la terra [parte meridionale della Terra]: le montagne, col Negheb, la Sefela, le pendici, con tutti i loro re. Non restò alcun superstite e votò allo sterminio ogni vivente, come aveva comandato il Signore, Dio d’Israele”. Tutto questo poi avvenne … “in una sola volta”. E’ mai possibile? Sì, dice l’autore, “perché il Signore, Dio d’Israele, combatteva per Israele”.

Siamo di fronte non alla storia concreta, non a fatti accaduti così come narrati. Siamo di fronte ancora una volta ad una “profezia”, e quindi a un testoda intendersi come “Insegnamento”. Come dire: così avverrà o così “deve avvenire” per quel popolo (per noi) che ascolta il comando del Signore. Il testo vuole “insegnare” che bisogna ascoltare la parola del Signore e non che si deve ammazzare ogni essere vivente!

“Giosuè e tutto Israele ritornarono all’accampamento di Galgala”. Notiamo, molto sottolineata, la comunione tra Giosuè e il popolo. Non era così per Mosè nel cammino del deserto. E’ che … si sta compiendo la promessa!

Non abbiate paura di loro

Ott 12, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Giosuè 10,16-27

“Quei cinque re fuggirono e si nascosero nella grotta di Makkedà”. Pensavano di essere in un rifugio sicuro. Il loro gesto disperato era poco intelligente, infatti andarono a rifugiarsi proprio a Makkedà, nell’accampamento di Giosuè! Furono scovati e … piantonati! Intanto, la vittoria degli israeliti era stata completa. Nessuno di loro infatti era stato ucciso, e “nessuno ebbe più a dire contro gli Israeliti”.

Giosuè compie un gesto di per sé crudele, legato alle dure e ciniche leggi di una guerra che mira alla dissoluzione totale del nemico. In realtà, la Scrittura presenta questo gesto come simbolo, o meglio, “profezia”: un gesto che parla al futuro.

Giosuè chiede a tutto il popolo di “posare i piedi sul collo” dei cinque re. Il messaggio o significato è questo: “così farà il Signore a tutti i nemici contro cui dovrà combattere Israele”. In definitiva, Israele non dovrà mai avere paura di coloro che lo vogliono distruggere.

C’è poi quel benedetto … fino ad oggi. E’ scritto: “All’ingresso posero grosse pietre, che sono lì ancora oggi”. Tutto il cammino di Giosuè e del popolo è costellato da “segni indelebili” o “memorie”, per dire non che noi dobbiamo fare così (ammazzare nemici!) ma che non dobbiamo dimenticare quello che “Dio” ha fatto per Israele. Di più, dobbiamo credere che quella vittoria la compie anche per noi … “fino ad oggi = oggi”. Allora: non abbiate paura nelle vostre battagli quotidiane.

Il Signore ascoltò la voce di un uomo

Ott 11, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Giosuè 10,1-15

Si scrive ancora di un … “udire”. Il “parlare/udire” è’ un tratto fondamentale di questo libro, ma anche della nostra vita: uno dovrebbe “udire” e poi decidere cosa fare. E’ così?

Il re di Gerusalemme, preso dalla paura, convoca altri quattro re per attaccare Gabaon, e punirlo per aver fatto pace/alleanza con Giosuè e gli Israeliti.

I re diventano “cinque” e rappresentano “tutti i re degli Amorrei, che abitano la montagna”. In una parola: tutti i re della terra di Canaan vogliono spezzare il legame che uno di loro (con furbizia politica) ha creato con Giosuè.

Gabaon da solo non può resistere. Anche con Giosuè, di fronte ai “cinque re”, è nulla. Ma sarà il Signore a combattere per/con Giosuè: “Non avere paura di loro, perché li consegno in mano tua: nessuno di loro resisterà davanti a te”.

L’attacco di Giosuè è improvviso e i re vengono sconfitti. Come? “Morirono per le pietre della grandine più di quanti ne avessero uccisi gli Israeliti con la spada”. Anche la natura si fa alleata di Israele: prima con le pietre e poi col sole/luna che rallentano il loro corso e “sigillano” per sempre una vittoria totale.

E’ importante capire dove sta la forza di Israele. Israele è forte nella richiesta/preghiera. E’ forte per il fatto che “Dio ascoltò la voce (preghiera) di un uomo”.

Dio combatte per noi, non in modo magico o arbitrario ma, se e quando noi preghiamo. Il miracolo non è tanto nel fatto che il sole si ferma, ma che il Signore (lui che è Dio) ascolta la voce di un uomo. “Né prima né poi vi fu un giorno come quello, in cui il Signore ascoltò la voce di un uomo”. Quel giorno continua “oggi”: il Signore non finisce mai di ascoltare l’uomo.

Giosuè li salvò dalle mani degli Israeliti

Ott 10, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Giosuè 9,16-27

“Tre giorni dopo … “.

C’è sempre un atto o un evento che riapre la partita, che crea “cambiamento/conversione”. Quando? … “tre giorni dopo” appunto!

Tutto ha inizio da un ascolto: “gli Israeliti udirono”. Cosa? Udirono che “(i Gabaoniti) erano loro  vicini e abitavano in mezzo a loro”. Allora, al terzo giorno … appunto, “ gli Israeliti partirono ed entrarono nella loro città” per attaccarli.

Gli Israeliti vorrebbero uccidere i Gabaoniti, ma … era stato fatto un “giuramento di alleanza”, avventato certamente, ma sempre un giuramento. Per di più fatto dagli anziani riguardo ad una alleanza che Dio aveva vietato per le popolazioni vicine.

Giosuè (per uscire dai guai) strappa dalle labbra  dei Gabaoniti una specie di professione di fede (frutto di paura) e una resa. Dicono i Gabaoniti: “Ci comportammo così, perché avevamo molta paura di voi. Ora, eccoci nelle tue mani: fa di noi come sembra buono e giusto ai tuoi occhi”.

Giosuè (il cui nome è lo stesso di Gesù e che significa “Dio salva”) li salvò dalla mano degli israeliti, che non li uccisero”. Ma, da quel giorno “fino ad oggi”, li rese tagliatori di legna e portatori d’acqua per la comunità e per l’altare del Signore”. Sono salvi, ma sono servi!

[E’ così che l’autore spiega la situazione dei Gaboniti … “fino ad oggi”. Storicamente infatti essi sono servi]

Veniamo da una terra lontana

Ott 9, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Giosuè 9,1-15

“Quando udirono … “. C’è una fama, c’è un “racconto” di quello che il Signore ha fatto per Israele. Gli uomini “odono”. Quale reazione hanno?

Sappiamo già di Raab (salvata) e di Gerico (distrutta). Nel testo odierno c’è la risposta data da “tutti i re” della parte occidentale del Giordano, e da “tutto il litorale” del Mare Grande (Mediterraneo). Questi popoli, che sono … sette,  si coalizzano e “insieme” muovono guerra a Israele.

C’è un’altra risposta data dagli abitanti di Gabaon (pochi km da Gerusalemme). E’ una risposta furba e interessata che alla fine, però, risulta benefica.

I Gabaoniti si fingono persone venute “da una terra lontana”. Pur di allearsi e salvarsi, accettano di essere considerati “servi”. La storia che raccontano, e come la raccontano, è “perfetto teatro”. Gli Israeliti … ci cascano!

Conclusione. “La gente prese in consegna le loro provviste senza consultare l’oracolo del Signore”. Di più: “Giosuè fece pace con loro, stringendo con loro il patto di lasciarli in vita”. Infine: “Giurarono a loro favore anche i capi della comunità”.

L’episodio è come un “fioretto”. Non insegna a ingannare! Insegna invece a non prendere decisioni senza prima avere consultato il Signore. Ma c’è un insegnamento più profondo e più vero: ci sono mille modi (strani, contorti, furbi e interessati .. ) dei quali il Signore può servirsi per dare la salvezza agli uomini.

Giosuè lesse tutte le parole

Ott 8, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Giosuè 8,18-35

Il segno che mostra come sia Dio a “consegnare” la città agli Israeliti è “il giavellotto”. Non tanto il giavellotto in se stesso, ma “le mani che lo tengono” indicano la potente presenza di Dio che guida le cose.

Infatti “non appena stese la mano, quelli che erano in agguato … si alzarono, corsero, entrarono, occuparono, appiccarono il fuoco”. Operazione compiuta … senza alcun sforzo dell’uomo!

E’ scritto: “Gli Israeliti li colpirono, finché non rimase nessun superstite o fuggiasco”. Il testo insiste sulla “pienezza” di vittoria facendo risuonare ossessivamente quel … “tutti fino all’ultimo”. E’ messo in atto, in modo rigido, la legge dello “sterminio”, quanto alle persone.

Anche per Ai, il suo re, c’è una memoria da conservare. “Il grande mucchio di pietre” sarà un segno per dire che nessuno resiste al Signore, e che Israele deve credere nella potenza di Dio e non nella propria.

“Allora Giosuè costruì un altare al Signore … In quel luogo scrisse sulle pietre una copia della legge di Mosè”. Due gesti molto importanti.

L’altare “fatto di pietre intere” (come il nostro di Bazzano!) è per i sacrifici al Signore. Già Abramo e Giacobbe avevano costruito un altare in questo luogo. C’è dunque l’idea della continuità e quindi della comunione delle generazioni. Ma c’è soprattutto l’adempimento di quanto il Signore aveva detto a Mosè (vedi Dt 11,26ss).

Poi c’è la scrittura della legge su pietre (come il nostro ambone!) e la sua lettura alla presenza di tutti. Si tratta della celebrazione di una alleanza e di un impegno. La terra è già donata (Gerico e Ai sono solo una a anticipazione) e il popolo ringrazia (altare) e si impegna (legge).

Tenderete agguati contro la città

Ott 7, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Giosuè 8,1-17

Dopo la purificazione o “santificazione” operata nel popolo con lo “sterminio” di Acan e della sua gente, Il Signore dice a Giosuè: “Ecco, io consegno (possiamo intendere: adesso posso consegnare!) nella tua mano il re di Ai, il suo popolo, la sua città e la sua terra”. Viene mitigata la dura legge dello sterminio (forse a seguito della disavventura precedente?). Infatti: “Prenderete per voi il suo bottino e il suo bestiame”.

La strategia militare pensata e comandata è un vero “agguato” e non più una “processione” estenuante come a Gerico. Scende in campo, dunque, l’inventiva e la responsabilità di Giosuè. Che la città di Ai sia stata presa con una nuova e ben pensata strategia, mostra che l’agire di Dio non dispensa dal “pensare umano”: nel caso, un tranello o agguato.

Gli ebrei fingono di essere sconfitti, come la volta precedente. In realtà hanno preparato un contrattacco alle spalle degli abitanti di Ai che, intanto, sono usciti dalla città e inseguono Israele in fuga.

Tutta questa operazione, riletta e raccontata nella fede, non è più percepita come opera dell’uomo, ma di Dio. Lo si vede bene dalle parole di Giosuè: “Agite secondo il comando del Signore”. Ma lo si capisce anche dalla condotta scriteriata del re di Ai, il quale … “non sapeva” di avere alle spalle 30.000 soldati! E poi anche dal fatto che gli abitanti di Ai si sentono vincitori ed “escono tutti” dalla città. E’ scritto: “Nessuno rimase che non inseguisse Israele. E così, per inseguire Israele, lasciarono la città aperta”.

Possiamo vedere, dunque, come l’opera di Dio si manifesti in modi diversi. Non più come a Gerico (“processione”) ma con un vera strategia umana, ben pensata … solo però dopo che Israele si è purificato e si è posto in umile obbedienza davanti al Signore. A questo punto, “dentro alla pensata” è Dio che pensa e opera!

Domenica 6 Ottobre 20119 – XXVII Tempo Ordinario – Anno C

Ott 6, 2019 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

Tutte le cose sono in tuo potere, Signore,
e nessuno può resistere al tuo volere.
Tu hai fatto tutte le cose, il cielo e la terra
e tutte le meraviglie che vi sono racchiuse;
tu sei il Signore di tutto l’universo. (Est 4,17b
)”

Prima Lettura: Ab 1,2-3;2,2-4

Salmo Responsoriale: Sal 94

Seconda Lettura: 2 Tm 1,6-8.13-14

Vangelo: Lc 17,5-10

Per visualizzare la liturgia del giorno, clicca qui.

Israele ha peccato

Ott 5, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Giosuè 7,10-27

Ecco la risposta del Signore al “lamento/lutto” di Giosuè: “Israele ha peccato. Essi hanno trasgredito il patto che avevo loro imposto e hanno preso cose votate allo sterminio”. Prosegue: “Hanno rubato, hanno ingannato, le hanno messe nei sacchi (= nascosto)”. Così facendo sono incorsi loro (e non i nemici) nello sterminio: di fatto sono stati sconfitti e per di più uccisi.

Come scovare quelli che hanno violato il comando? C’è tutto un processo per successive eliminazioni, processo che viene ad essere una “santificazione” = una progressiva separazione (questo è il senso della “santificazione”). Le separazioni (santificazioni) avvengono per “sorteggio”, in cui si riconosce la volontà di Dio. Dalla tribù di Giuda si scende ai casati, e poi alle famiglie (clan), e poi alla famiglia, e poi … alla persona all’interno della famiglia.

Acan riconosce di “avere peccato contro il Signore”. Era stato affascinato da tante ricchezze, le “ha bramate e prese per sé”. Sarà ucciso con tutta la sua gente, e le ricchezze saranno bruciate. Come si vede, è … “sterminato”!

Quello che è avvenuto deve essere un ammonimento per le generazioni future. “Un grande mucchio di pietre” ti deve far ricordare … di non fare mai una cosa del genere. Di non violare cioè il patto di Dio, agendo per tuo solo interesse. La morte data deve essere intesa non come una legge da attuare, ma come segno o monito per non peccare.