Sali sul monte e muori

Giu 18, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Deuteronomio 32,45-52

“Ponete nel cuore – dice Mosè – fate attenzione a tutte queste parole che oggi porto come testimonianza contro di voi”.

Le parole sono contro di noi, se non sono osservate. Di fatto, non sono parole qualsiasi, ma sono “le parole di questa legge (torah-insegnamento). Sono “la vostra vita”, cioè, vi fanno vivere! In concreto: se osservate le parole, la torah-insegnamento vi farà passare lunghi giorni nella Terra.

Viene poi “il comando di Dio” per Mosè, per lui direttamente: Sali sul monte, “vedi la terra di Canaan” e … muori! Perché il comando di morire fuori dalla Terra?

I motivi di questo comando sono spiegati in vario modo dalla Scrittura stessa. Nel nostro caso preciso, il motivo è “perché siete stati infedeli verso di me in mezzo agli Israeliti”. Assieme ad Aronne, Mosè, in un momento particolare del cammino nel deserto, non ha manifestato pienamente la presenza di Dio, la sua santità. Anche lui, dunque, si è posto tra gli infedeli, si è mostrato non accogliente nei confronti del Dio Santo. Diversamente da altri momenti Mosè non si lamenta e non contesta, ma obbedisce. Infatti … sale e muore secondo il comando. [Noi cerchiamo i “perché”, mentre la Scrittura esalta l’obbedienza]

Questo ci insegna che uno entra nella Terra quando obbedisce alla torah, alla parola di Dio. Si entra veramente nella Terra, non tanto attraversando materialmente il Giordano, ma osservando la Parola di Dio.

Purificherà la sua terra e il suo popolo

Giu 17, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Deuteronomio 32,26-44

L’autore/Mosè si pone questo problema: come sarà intesa la dispersione  di Israele (la sua sconfitta mondana o esilio) da parte dei popoli?

La risposta è chiara: con la dispersione di Israele non sono i popoli ad aver vinto, ma è il Signore che ha disperso Israele. Come è scritto: “Non è forse perché la loro Roccia li ha venduti, il Signore li ha consegnati?”.

Ma questo fatto o disegno non è accolto dai popoli. Essi credono alla vittoria dei loro dèi. Allora, il Signore “farà giustizia del suo popolo, (cioè) dei suoi servi avrà compassione”, e sconfiggerà i popoli nel loro orgoglio. Dunque, dietro alla sconfitta dei popoli, c’è la sconfitta del loro dèi, incapaci a … salvare!

Quale conclusione trarre? “Ora vedete che Io Sono (Dio) e nessun altro dio è accanto a me. Sono Io (non loro e i loro dèi) che do la morte e faccio vivere; Sono Io (non loro e i loro dèi) che percuoto e guarisco” . [morte e vita, sventura e guarigione indicano tutta la realtà, ogni tipo di esperienza e non tanto la cosa puntuale in sé]

La finale del cantico di Mosè invita le nazioni, che hanno sperimentato il nulla del loro dèi, a esultare, a riconoscere l’opera di Dio verso Israele. A capire cioè che non sono stati loro a “vincere”, ma che è stato il Signore a operare. Quest’opera poi è servita a “purificare la sua terra e il suo popolo”.

Sono figli infedeli

Giu 15, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Deuteronomio 31,30-32,25

Dio è Roccia, cioè fondamento e rifugio.

Dio è Fedeltà, cioè giusto e retto.

Il popolo invece è “generazione tortuosa e perversa, popolo stolto e privo di saggezza”.

Eppure – dice Mosè – tu (popolo) sei “porzione del Signore”. Egli infatti ti ha scelto, ti ha allevato, ti ha custodito come “la pupilla del suo occhio”.

Poi ti ha preso e portato, fatto salire (è l’esperienza dell’esodo).

Ti ha nutrito con miele, olio, latte, carne, grano (è l’esperienza della vita nella terra d’Israele).

Ma tu, dopo aver goduto di ogni bene, ti sei inorgoglito, sei diventato ribelle e “hai disprezzato (cioè rifiutato) la Roccia che ti ha generato”.

Il Signore ha visto tutto! Ha deciso di “nascondere il suo volto” e di lasciare il popolo … da solo coi suoi dèi.

“Mi resero geloso” cioè mi hanno tradito con altri dèi, allora io “li renderò gelosi” cioè li tradirò (il verbo è al futuro e quindi suona come ammonizione) andando con altri popoli (è la drammatica situazione dell’esilio di Israele collegata però con la chiamata dei popoli).

Scrivete per voi questo cantico

Giu 14, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Deuteronomio 31,14-29

Prima ha parlato Mosè al popolo e a Giosuè. Ora parla il Signore a Mosè e a Giosuè.

Nel deserto c’era una tenda dell’incontro (non c’era ancora il tempio): luogo dove il Signore parlava comunicando i suoi ordini.

Il Signore dice chiaramente a Mosè che il popolo si prostituirà, cioè peccherà infrangendo l’alleanza. Per questo il Signore ordina a Mosè di scrivere un cantico che i suoni come testimonianza contro Israele.

In un certo senso “il libro” diventa testimonianza che il Signore è buono e perdona, ma che il popolo si allontana nella via dell’idolatria.

Forte è questa affermazione: “Sì, conosco i pensieri dal popolo concepiti già oggi, prima ancora che io lo abbia introdotto nella Terra”. Eppure … lo introduce lo stesso!

Io oggi ho centovent’anni

Giu 13, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Deuteronomio 31,1-13

Ci avviamo verso la fine. Mosè parla della sua morte e del suo “successore”.

I centovent’anni di Mosè sono la somma di tre generazioni e quindi una vita compiuta. Non sarà lui ad attraversare il Giordano, ma “il Signore passerà davanti a te (popolo) nella persona di Giosuè che … “passerà davanti a te!“.

Non solo, ma “il Signore, tuo Dio, camminerà con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà”. Il Signore passa avanti … camminando con te!! 

C’è poi una forte investitura di Giosuè. Di lui si dice che condurrà il popolo nella Terra, anzi, che gliela darà in possesso. Tutto questo perché “Il Signore stesso cammina davanti a te. Egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà. Non temere e non perderti d’animo! [Vanno molto ascoltate queste ripetizioni: camminerà con, sarà con, non ti lascerà, non ti abbandonerà, non temere, non perderti d’animo … Chiaro che sono parole per il lettore!]

Poi Mosè dà un comando ai sacerdoti: quando sarete nella Terra, nella festa delle Capanne (Succot) leggerete questo Insegnamento (Torah) davanti a tutti: “uomini, donne, bambini e il forestiero”. Con quale finalità? “Perché ascoltino, imparino a temere il Signore (cioè) abbiano a cuore di mettere in pratica tutte le parole di questa legge … I loro figli, che ancora non la conoscono, udranno e impareranno a temere il Signore”. Tale rito è da compiere ogni sette anni: darà forza per il cambiamento/conversione, in particolare, per la remissione dei debiti e l’accoglienza fraterna.

Come si vede, per Mosè la cosa più importante è l’Insegnamento/Torah con la pratica di esso, e la sua trasmissione. Solo nell’osservanza della Parola  e nella sua trasmissione si potrà ottenere e poi custodire la Terra. Dunque, il fondamento che tutto sostiene è la Parola di Dio, custodita nella pratica.

Scegli dunque la vita

Giu 12, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Deuteronomio 30,11-20

Il Signore va dunque amato con tutto il cuore, osservando i suoi comandi.

Ma dove si trova questo comando? O meglio, è un comando che si può praticare? Sì, si può praticare perché “questo comando non è difficile (da conoscere) per te e non è lontano (da raggiungere/praticare) per te”. E’ un comando che tu hai già udito, è un comando che ti è già venuto incontro “dal …. cielo e da … al di là del mare”, cioè da Dio stesso. La parola (dabar) – non parla più di comando – ti è già stata data da Mosè e profeti (bocca) e quindi tu la puoi attuare (cuore).

L’autore pone davanti al popolo e a noi lettori di oggi una scelta da fare: vita/bene e morte/male. Il testo dice che abbiamo la possibilità/facilità di fare il bene, che vuol dire: “amare il Signore, camminare nelle sue vie, osservare i suoi comandi; e così … vivere e ottenere la benedizione di rimanere nella Terra.

Il Signore ha posto davanti a noi la maledizione perché … non avvenga; e la benedizione perché … avvenga. Infatti dice: “Scegli la vita”. Dio, tutto fa perché noi scegliamo la vita: Dio non è per niente neutrale o giudice disinteressato!

Ci è detto, ancora una volta, in che consiste la scelta della vita: “amare il Signore, tuo Dio; obbedire alla sua voce e tenersi uniti a lui (non cedere all’idolatria)”. Ma poi arriva a dire: “E’ il Signore la tua vita e la tua longevità”. Scegli dunque … lui, perché lui ha scelto te; ama lui, perché lui ha amato te!

Ti convertirai al Signore per amarlo con tutto il cuore

Giu 11, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Deuteronomio 30,1-10

Il testo di oggi dice, ancor più chiaramente, “l’orizzonte” o “ambito” in cui si pone la redazione definitiva del Deuteronomio. Israele si trova “in mezzo a tutte le nazioni dove il Signore, tuo Dio, ti avrà disperso”.

Di qui, viene l’ammonizione di fondo che percorre tutto il libro: “Se ti convertirai al Signore, tuo Dio, e obbedirai alla sua voce … allora il Signore cambierà la tua sorte (meglio: farà ritornare la tua prigionia/prigionieri), avrà pietà (meglio: avrà misericordia) e ti raccoglierà di nuovo da tutti i popoli”.

Insiste: “Quand’anche tu fossi disperso fino all’estremità del cielo, di là il Signore, tuo Dio, ti raccoglierà e di là ti riprenderà. Il Signore, tuo Dio, ti ricondurrà nella terra che i tuoi padri avevano posseduto”.

Proseguendo a dire tutte le benedizioni del Signore, il testo prende un andamento del tutto singolare, dicendo che è il Signore a convertirsi/ritornare! “Il Signore si convertirà/ritornerà per farti del bene”. Lega però la “conversione” del Signore a quella del popolo. Infatti: Quando obbedirai alla voce del Signore … “. I ritorni, come avviene anche per noi, si legano.

Di più: la stessa conversione del popolo è opera del Signore: “Egli circonciderà il tuo cuore, perché tu possa amare il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore”. La conversione, dunque, finisce sempre … nell’amore al Signore, con tutto il cuore!

Le cose rivelate sono per noi e i nostri figli

Giu 10, 2019 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Deuteronomio 29,9-28

L’alleanza che il Signore stabilisce non è solo per una generazione storica passata, ma “con chi oggi sta qui con noi davanti al Signore, nostro Dio, e con chi non è qui oggi con noi”.

L’alleanza impegna tutti coloro che ascolteranno le parole di Mosè: si accoglie benedizione se si osservano le parole; si accoglie maledizione se non si osservano (di qui il “giuramento imprecatorio”: ti succederà questo e quello se non farai …).

E’ chiaro l’orizzonte dell’autore: è l’esilio. L’esilio pone una domanda: perché siamo qui in esilio? Ecco la risposta: “Perché avete abbandonato l’alleanza del Signore”.

L’esilio fa nascere anche una prima forte ammonizione: Non allontanatevi dal Signore per servire altri dèi. Poi viene una seconda ammonizione. Tu dici: “Avrò benessere, anche se mi regolerò secondo l’ostinazione del mio cuore”. Attento!  “Il Signore non consentirà di perdonarlo”. Anzi: “ricadrà sopra di lui ogni giuramento imprecatorio scritto in questo libro”.

Infine, viene detto che il disegno di Dio rimane nascosto, ma Dio ama … rivelare. Perché? “Perché pratichiamo tutte le parole di questa legge”. La sapienza consiste non nel cercare di sapere il disegno di Dio, ma nel fare quello che egli ci ha rivelato”.