I tuoi peccati sono perdonati

Ott 17, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Luca 7,36-50

 

Gesù mangia coi pubblicani e peccatori (5,30), ma anche coi farisei … quando lo invitano!

Una peccatrice del luogo (quindi ben conosciuta!) entra nella casa del fariseo: sta dietro a Gesù, lava i suoi piedi con le lacrime, li asciuga coi capelli, li bacia e poi li cosparge di profumo (miron).

E’ una scena straordinaria e toccante per dire che la donna accoglie davvero Gesù e lo ama … con amore di chi avverte di essere amato/perdonato.

Un profeta – pensa il fariseo – dovrebbe sapere che questa donna è una peccatrice!

Il racconto di Gesù vuol far capire al fariseo che la donna è sì peccatrice, ma è stata amata/perdonata da Gesù. Ora manifesta il suo amore col gesto di una “ricca generosa amante e penitente accoglienza”. Cosa  che non ha fatto il fariseo!

Chi si sente amato/perdonato dà risposte d’amore. Chi non si sente amato/perdonato (perché si sente giusto, come il fariseo) giudica gli altri, giudica Gesù, e alla fine non ha riconoscenza d’amore, ma rimane nella sua fredda giustizia. Forse è proprio questo il peccato che il fariseo non riconosce in sé!

La conclusione del brano è singolare. Certo, Gesù perdona, ma non lo fa in modo magico o arbitrario. Lo fa quando incontra la fede o fiducia o abbandono in lui. “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace”.

La Sapienza è stata riconosciuta da chi le appartiene

Ott 16, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Luca 7,24-35

 

Gesù ha parlato di se stesso a Giovanni, ora parla alle folle di Giovanni.

Giovanni è certamente un profeta, ma – dice Gesù – “è più che un profeta”. Come dire: non è uno dei tanti profeti che parlano di Dio, ma è colui che annuncia: Dio è presente ora, Dio visita il suo popolo ora.

La grandezza di Giovanni, vista nel grande arco della creazione umana, consiste nel preparare un popolo a Gesù. Gesù, poi, è chiamato “il più piccolo nel regno di Dio, eppure è più grande di lui (Giovanni)”. Giovanni è soltanto (ma è tantissimo!) il precursore!

Tutto il popolo e anche i peccatori hanno accolto Giovanni, e così hanno riconosciuto che Dio è giusto. Cioè, hanno riconosciuto in Giovanni la volontà/disegno di Dio di salvare gli uomini. Ma i farisei e i dottori della legge non hanno riconosciuto Giovanni come precursore, e così si sono tagliati fuori dalla volontà/disegno di Dio.

Quello, poi, che i capi hanno fatto con Giovanni  (il fatto di non riconoscerlo) si riproporrà esattamente con Gesù, figlio dell’uomo. Giovanni non andava bene per un motivo, Gesù non va bene per un altro.

Ma “la Sapienza è stata riconosciuta da tutti i suoi figli”. Vuol dire: i veri sapienti (figli della Sapienza) hanno riconosciuto Dio, la sua volontà/disegno riconoscendo Giovanni come precursore e Gesù come Salvatore. Come mai … voi non mi riconoscete?

Beato colui che non trova in me un motivo di scandalo

Ott 15, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Luca 7,18-23

 

Ritorna in campo Giovanni Battista, che … resta in carcere. Giovanni non aveva più parlato con Gesù, era soltanto informato da altri.

Giovanni fa chiedere a Gesù (lo fa anche per noi lettori) dai suoi discepoli: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Quello che poteva creare problema a Giovanni era il modo o l’impostazione del ministero di Gesù. Il ministero di Gesù è una grande opera di guarigione, di misericordia. E’ una buona notizia/vangelo per tutti i poveri (peccatori). Ma … non era un’altra la direzione che Giovanni si aspettava da Gesù? Che Messia è questo Gesù?

Il rischio per Giovanni (anche per noi) è di scandalizzarci del modo d’essere e operare di Gesù. Rischio di non accettare un Messia che è ricco di misericordia, che perdona, risana, chiama a sé …

La risposta di Gesù vuole essere un vangelo/buona notizia per Giovanni. Con la citazione del profeta Isaia (i ciechi vedono, gli storpi camminano … ) Gesù viene a dire: E’ arrivato il tempo di Dio, è arrivato il suo regno, e così è annunciato il vangelo. E’ il tempo della misericordia e della guarigione dell’umanità intera.

Verrà anche il tempo del giudizio (come aveva annunciato Giovanni) ma prima Gesù fa dono dell’amore gratuito di Dio: amore che sana, solleva e offre la grazia di una vita nuova. Beato chi non si scandalizza, ma piuttosto accetta “questo Gesù”.

Gesù fu preso da grande compassione

Ott 13, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Luca 7,11-17

 

La parola di Gesù ha guarito “da lontano” il servo del centurione. Ora, la stessa parola dà vita ad un morto … “da vicino”, anzi, “toccando”.

“Un morto, unico figlio di una madre vedova, veniva portato alla tomba”. Luca sottolinea uno stato di povertà estrema: una donna, una donna privata del marito, una madre privata del suo unico figlio.

Notiamo i passaggi significativi, sottolineando i verbi. Gesù vede, prova amore/compassione, parla alla donna, tocca la bara, parla al ragazzo morto: “Dico a te, alzati”. “Il morto si mise a sedere e cominciò a parlare”. Gesù dona il ragazzo alla madre.

Le folle esclamano: “Un grande profeta è apparso in mezzo a noi” e “Dio ha visitato il suo popolo”.

La vedova, assieme alla folla, rappresenta la madre Israele, ma anche tutta l’umanità povera, senza futuro, in pianto. L’umanità è come un grande corteo che porta incessantemente alla tomba, alla morte. Ma Gesù (Dio con noi) si avvicina all’umanità e tocca … la bara/morte (… muore lui!) e dona la vita.

E’ così che egli è il profeta. E’ così che egli visita davvero, cioè, salva e dà gioia grande al suo popolo!

Dì una parola

Ott 12, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Luca 7,1-10

 

Luca ha terminato “il discorso della pianura”.

Ma Luca si esprime così: “Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo …”. Dobbiamo pensare a una ripresa o nuovo stadio del ministero di Gesù. Infatti, egli viene a contatto con un pagano, un centurione (in un qualche modo col mondo romano/nostro!).

Il centurione che aveva stanza a Cafarnao era amato dai giudei, anche perché aveva costruito la sinagoga. Forse aderiva in un qualche modo al Dio d’Israele.

Questo centurione mostra una fede grande in Gesù: “Non sono degno che tu entri sotto il mio tetto (io sono pagano e tu sei giudeo) ma … dì una parola e il mio servo sarà guarito”.

Il pagano riconosce che Gesù ha una parola potente, come quella di Dio, e quindi ha l’autorità di Dio. Questa è la fede! Questa è la fede grande che Gesù non ha trovato in Israele, almeno nei suoi capi.

Per un pagano (e per tutti) la guarigione/salvezza si ottiene per la via della fede in Gesù. Egli è luogo/presenza della potenza salvifica di Dio.

Il nostro rapporto con Gesù si fa attuale e fecondo quando accogliamo le sue parole … dì una parola! Gesù l’ha detta, la dice oggi, domani, sempre … Ci lasciamo incontrare/guarire dalla parola che dice?

Metti in pratica la parola

Ott 11, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Luca 6,43-49

 

Tu, discepolo di Gesù, che albero sei? Lo si vede dai frutti. E tu, che frutti produci?

Alla luce di tutto il discorso della pianura, i frutti sono condensati nell’ultima esortazione: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”. Altri frutti che non siano espressione vera dell’amore sono frutti da poco o addirittura cattivi/velenosi.

Legato al discorso dei frutti, sta quello del cuore (pensiero/volontà). Il tuo è un cuore cattivo e quindi che produce male, o un cuore buono che produce bene?

L’ultimo ammonimento è in linea con tutta la predicazione profetica ed è questo: occorre fare, mettere in pratica, dare frutti buoni … , e non accontentarsi di parole, fossero anche le più corrette, come … Signore, Signore!

Dunque, ti è stato chiesto che albero sei e quale cuore ti trovi dentro. Ora, a conclusione, ti si chiede che costruttore sei.

Se ascolti le parole e metti a fondamento la pratica di esse, sei un costruttore sapiente. La tua casa, la tua vita sarà salda nonostante i tanti problemi che insorgeranno.

Ammonimento: scava a fondo! cioè, lascia che la parola … ti scavi a fondo, nel cuore (pensiero/volontà)!

Perdonate e sarete perdonati

Ott 10, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Luca 6,37-42

 

Il fatto di “essere misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso” porta a una ineludibile conseguenza: non giudicate (non fatevi giudici) e non condannate (non date la sentenza). Il non giudicare e il non condannare si traducono poi concretamente nel perdonare.

E il perdono dovrà essere … abbondante! Il rapporto infatti che noi stabiliamo con gli altri (perdoneremo o non perdoneremo) diventa la misura o il criterio col quale Dio si rapporta a noi (ci perdonerà o non ci perdonerà?).

Il perdono, poi, nasce da questo dato o interrogazione: Io sono discepolo di Gesù (lui è il maestro), ma mi comporto come Gesù? Per questo Gesù dice: Guarda prima di tutto a te stesso e … vedi che non sei come me! Non essere … cieco nei riguardi di te stesso, e invece … scrutatore minuzioso nei confronti del fratello.

Impegnati invece come vero discepolo a seguire Gesù, e allora soltanto ci vedrai bene (sarai suo discepolo) e così potrai correggere le persone col tuo stesso esempio. Se non segui questa via, sei un maestro cieco, sei un ipocrita.

A voi che ascoltate dico

Ott 9, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Luca 6,27-36

 

I discepoli di Gesù sono chiamati anche … voi che ascoltate.

Dunque, dobbiamo ascoltare quello che Gesù ci dice. E’ l’ascolto/pratica delle parole di Gesù che contraddistingue l’essere suoi discepoli.

Al mondo ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre dei nemici: persone che vi odiano, che vi maledicono, che vi fanno del male … Di fronte a queste persone, Gesù chiede una serie di gesti. All’origine c’è l’amore, amore inteso come un fare del bene. Fare del bene che ha come punto di partenza il benedire, cioè il pregare per i nemici.

Come si vede, Gesù non parla tanto di sentimenti, ma di atti. Atti che si traducono nel “fare a loro quello che vorremmo fosse fatto a noi“.

Certo, si tratta di gesti nuovi e controcorrente: sono gesti dell’altro mondo, gesti del mondo … di Dio: un Dio che è “benevolo verso gli ingrati e i malvagi”.

Questi gesti sono consegnati/donati (con la forza dello Spirito) a … voi che ascoltate, a voi che siete figli, figli dell’Altissimo. A voi che avete un papà misericordioso. Mostrate con gesti nuovi che siete figli di un tale papà!

Disceso con loro …

Ott 8, 2018 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Luca 6,17-26

Dopo la chiamata dei Dodici, germe del regno di Dio o della comunità/corpo di Cristo, Gesù scende dal monte e si lascia incontrare dalla gente. Sono “una gran folla dei suoi discepoli e una grande moltitudine di gente”.

E’ gente che viene da ogni parte … per ascoltare Gesù, per essere guarita dalle malattie e dai demoni. Dunque, è una folla di bisognosi: bisogno di parola, bisogno di guarigione. Il testo suggerisce che la guarigione vera non può che procedere dall’ascolto della parola di Gesù.

C’è una prima parola rivolta ai discepoli. Essi sono poveri, hanno fame, soffrono e sono rifiutati. Ebbene, il regno di Dio è per loro: sono beati, sono fortunati!

Ma se i discepoli sono ricchi, sazi, se la godono e sfruttano il consenso … allora su di loro pesa una grande sventura: sono … inguaiati!

I discepoli, … noi non siamo risparmiati da queste parole di Gesù: in un senso o nell’altro!