Parla, Signore, perché il tuo servo ascolta

Mag 25, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Sam 3,1-21

1Il giovane Samuele serviva il Signore alla presenza di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. 2E quel giorno avvenne che Eli stava dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. 3La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio. 4Allora il Signore chiamò: «Samuele!» ed egli rispose: «Eccomi», 5poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. 6Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuele!»; Samuele si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». 7In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. 8Il Signore tornò a chiamare: «Samuele!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. 9Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuele andò a dormire al suo posto. 10Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». 11Allora il Signore disse a Samuele: «Ecco, io sto per fare in Israele una cosa che risuonerà negli orecchi di chiunque l’udrà. 12In quel giorno compirò contro Eli quanto ho pronunciato riguardo alla sua casa, da cima a fondo. 13Gli ho annunciato che io faccio giustizia della casa di lui per sempre, perché sapeva che i suoi figli disonoravano Dio e non li ha ammoniti. 14Per questo io giuro contro la casa di Eli: non sarà mai espiata la colpa della casa di Eli, né con i sacrifici né con le offerte!». 15Samuele dormì fino al mattino, poi aprì i battenti della casa del Signore. Samuele però temeva di manifestare la visione a Eli. 16Eli chiamò Samuele e gli disse: «Samuele, figlio mio». Rispose: «Eccomi». 17Disse: «Che discorso ti ha fatto? Non tenermi nascosto nulla. Così Dio faccia a te e anche peggio, se mi nasconderai una sola parola di quanto ti ha detto». 18Allora Samuele gli svelò tutto e non tenne nascosto nulla. E disse: «è il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene».
19Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole. 20Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele era stato costituito profeta del Signore. 21Il Signore continuò ad apparire a Silo, perché il Signore si rivelava a Samuele a Silo con la sua parola.

Il giovane Samuele è al servizio della dimora di Dio in Silo sotto la guida di Eli. Quindi è un uomo di culto e non ancora uomo (anche) della parola. E’ scritto infatti: “La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti”.

Il contesto della chiamata è piuttosto “tenebroso”: notte, sonno e quasi cecità di Eli, e anche il sonno di Samule. Però … “la lampada di Dio non era ancora spenta” e nel tempio “si trovava l’arca del Signore”. C’è dunque una presenza del Signore.

Il Signore chiamò: “Samuele!”. La parola proviene dall’alto dell’arca che contiene appunto

la parola del Signore. Siccome non c’è un discorso da parte della … Parola, ma solo la pronuncia di un nome, Samuele pensa che lo chiami Eli per una necessità. “In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore (e cioè) non gli era stata ancora rivelata la parola del Signore”. La conoscenza del Signore va di pari passo col suo rivelarsi, ma … l’avvio della conoscenza avviene sempre con una mediazione.

E’ interessante notare la risposta del sacerdote Eli, per due volte: “Torna a dormire”. Come dire: non è successo e non deve succedere niente, quindi si può dormire e … andare avanti come sempre! Ma la terza volta Eli “comprese che il Signore chiamava il giovane”. E dà questa importante indicazione: “Va a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ascolta”.

“Venne il Signore, stette accanto a lui e chiamò come le altre volte”. Di diverso dalle altre due volte c’è quel … venne e stette, per dire cosa avviene quando il Signore parla. Nel suo parlare c’è un venire e stare!

Il contenuto non si riferisce alla vita di Samuele, ma a Eli stesso in quanto detentore del servizio di Dio. Ebbene questo servizio gli sarà tolto per sempre. Il motivo? “Sapeva che i suoi figli disonoravano Dio e non li ha ammoniti”. [Aveva detto soltanto: perché fate così, non va bene! Doveva invece “fare giustizia”, cioè “togliere loro l’incarico”]

La persona di Eli è ricca di drammaticità e contraddizioni: non sa “mettere a posto” i figli perché troppo legato (succube?) a loro; ma nello stesso tempo, una volta saputo che gli saranno tolti, dice: “E’ il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene”.

Il testo lascia, per il momento, questa vicenda e parla così di Samuele riconoscendo in lui il vero profeta o uomo di Dio: “Samuele crebbe e il Signore fu con lui, e non lasciò andare per terra una sola delle sue parole”. Ciò che dà titolo di “profeta” è la parola accolta. “Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele era stato costituito profeta del Signore”, oltre ad essere uomo al servizio del Signore nel culto. Con la presenza di Samuele che accoglie la parola … la parola non è più “rara” in Israele, ma attraverso di lui “c’è e si fa guida per Israele”.

Domenica 24 Maggio 2020 – Ascensione del Signore (anno A)

Mag 24, 2020 | Postato da Francesca Ospitali - Accompagnamento quotidiano

La S. Messa è visibile anche in streaming (diretta ore 10.00)

“Uomini di Galilea,
perché fissate nel cielo lo sguardo?
Come l’avete visto salire al cielo,
così il Signore ritornerà”. Alleluia. (At 1,11)”

CANTO DI INGRESSO:

QUELLO CHE ABBIAMO UDITO
Rit. Quello che abbiamo udito,
quello che abbiam veduto,
quello che abbiam toccato
dell’amore infinito
l’annunciamo a voi!

1. Grandi cose ha fatto il Signore!
del suo amore vogliamo parlare:
Dio Padre il suo figlio ha donato,
sulla croce l’abbiamo veduto.   Rit.
2. In Gesù tutto il cielo si apre,
ogni figlio conosce suo Padre;
alla vita rinasce ogni cosa
e l’amore raduna la Chiesa.  Rit.
3. Nello Spirito il mondo è creato
e si apre al suo dono infinito;
il fratello al fratello dà mano
per aprire un nuovo cammino.  Rit.
4. Viene il regno di Dio nel mondo
e l‘amore rivela il suo avvento,
come un seme germoglia nell’uomo
che risponde all’invito divino.   Rit.

GLORIA

Prima Lettura: Dagli Atti degli Apostoli  At 1,1-11

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».        Parola di Dio

Salmo Responsoriale: Sal 46 

Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

Seconda lettura: Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni  Ef 1,17-23

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.     Parola di Dio

Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
Alleluia.

Vangelo: Dal Vangelo secondo Matteo Mt 28, 16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».              Parola del Signore

CANTO D’ OFFERTORIO:
ECCO QUEL CHE ABBIAMO
Ecco quel che abbiamo
nulla ci appartiene ormai,
ecco i frutti della terra
che Tu moltiplicherai.
Ecco queste mani
puoi usarle, se lo vuoi,
per dividere nel mondo
il pane che Tu hai dato a noi.
Solo una goccia
hai messo fra le mani mie,
solo una goccia
che tu ora chiedi a me…
Una goccia che, in mano a te,
una pioggia diventerà
e la terra feconderà.
Ecco quel che abbiamo
nulla ci appartiene ormai,
ecco i frutti della terra
che Tu moltiplicherai.
Ecco queste mani
puoi usarle, se lo vuoi,
per dividere nel mondo
il pane che Tu hai dato a noi.
Le nostre gocce,
pioggia tra le mani tue,
saranno linfa di una nuova civiltà.
E la terra preparerà
la festa del pane che
ogni uomo condividerà.
Ecco quel che abbiamo
nulla ci appartiene ormai,
ecco i frutti della terra
che Tu moltiplicherai.
Ecco queste mani
puoi usarle, se lo vuoi,
per dividere nel mondo
il pane che Tu hai dato a noi.
Sulle strade, il vento
da lontano porterà
il profumo del frumento,
che tutti avvolgerà.
E sarà l’amore
che il raccolto spartirà
e il miracolo del pane
in terra si ripeterà.

CANTI DI COMUNIONE:

CHI INVOCHERA’ IL MIO NOME SARA’ SALVATO
1. Ed avverrà che Io effonderò
Sopra ogni carne il Mio Spirito d’amore.
E diverran profeti i figli tuoi,
i vecchi avranno sogni e i giovani visioni.

Rit. E chi invocherà il mio nome
sarà salvo, perché in Sion
ed in Gerusalemme salvezza ci  sarà.
2. E ci saran prodigi in terra e in cielo:
manderò dei segni in sangue, fuoco e fumo,
in tenebra il sole cambierò
e la luna in sangue io trasformerò. Rit.
3. Ed in quei giorni anche sugli schiavi
E sulle tue schiave il mio spirito porrò;
ed avverranno tutte queste cose
prima che venga il mio giorno grande e spaventoso  Rit.

AVE MARIA
RIT: Ave Maria, Ave. Ave Maria, Ave.
Donna dell’attesa e madre di speranza, Ora pro nobis.
Donna del sorriso e madre del silenzio, Ora pro nobis.
Donna di frontiera e madre dell’ardore, Ora pro nobis.
Donna del riposo e madre del sentiero, Ora pro nobis.
RIT: Ave Maria, Ave. Ave Maria, Ave.
Donna del deserto e madre del respiro, Ora pro nobis.
Donna della sera e madre del ricordo, Ora pro nobis.
Donna del presente e madre del ritorno, Ora pro nobis.
Donna della terra e madre dell’amore, Ora pro nobis.
RIT: Ave Maria, Ave. Ave Maria, Ave.

CANTO FINALE:

LODATE IL SIGNORE

Rit. Lodate il Signore
ed invocate il suo Nome.
Proclamate fra i popoli le sue opere.
1. Cantate a Lui con gioia,
contemplate tutti i suoi prodigi.
Gloriatevi del suo santo Nome,
gioisca il cuore di chi cerca il Signore. Rit.
2. Cercate la sua potenza,
ricordate le sue meraviglie,
i suoi giudizi sopra tutta la terra,
esultino i giusti inneggiando al Signore. Rit. (2 volte)   … le sue opere (2 volte)

TE DEUM

Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo  Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.

Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.

Avete calpestato i miei sacrifici e le mie offerte

Mag 23, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Sam 2,27-36

27Un giorno venne un uomo di Dio da Eli e gli disse: «Così dice il Signore: Non mi sono forse rivelato alla casa di tuo padre, mentre erano in Egitto, in casa del faraone? 28L’ho scelto da tutte le tribù d’Israele come mio sacerdote, perché salga all’altare, bruci l’incenso e porti l’efod davanti a me. Alla casa di tuo padre ho anche assegnato tutti i sacrifici consumati dal fuoco, offerti dagli Israeliti. 29Perché dunque avete calpestato i miei sacrifici e le mie offerte, che ho ordinato nella mia dimora, e tu hai avuto più riguardo per i tuoi figli che per me, e vi siete pasciuti con le primizie di ogni offerta d’Israele mio popolo? 30Perciò, ecco l’oracolo del Signore, Dio d’Israele: Sì, avevo detto alla tua casa e alla casa di tuo padre che avrebbero sempre camminato alla mia presenza. Ma ora – oracolo del Signore – non sia mai! Perché chi mi onorerà anch’io l’onorerò, chi mi disprezzerà sarà oggetto di disprezzo. 31Ecco, verranno giorni in cui io troncherò il tuo braccio e il braccio della casa di tuo padre, sì che non vi sia più un anziano nella tua casa. 32Vedrai un tuo nemico nella mia dimora e anche il bene che egli farà a Israele, mentre non ci sarà mai più un anziano nella tua casa. 33Qualcuno dei tuoi tuttavia non lo strapperò dal mio altare, perché ti si consumino gli occhi e si strazi il tuo animo, ma tutta la prole della tua casa morirà appena adulta. 34Sarà per te un segno quello che avverrà ai tuoi due figli, a Ofni e Fineès: nello stesso giorno moriranno tutti e due. 35Dopo, farò sorgere al mio servizio un sacerdote fedele, che agirà secondo il mio cuore e il mio animo. Io gli darò una casa stabile e camminerà davanti al mio consacrato, per sempre. 36Chiunque sarà superstite nella tua casa, andrà a prostrarsi davanti a lui per un po’ di denaro e per un pezzo di pane, e dirà: “Ammettimi a qualunque ufficio sacerdotale, perché possa mangiare un tozzo di pane”».

Oltre al commento del narratore (già esso parola di Dio) scende in campo la diretta parola di Dio attraverso il profeta, qui chiamato “uomo di Dio”. Ascoltiamo “dal vivo” la parola di Dio!

Tra tutte le tribù, io ho scelto la tribù di Levi per il culto, e tra i figli di Levi ho scelto una famiglia particolare (quella di cui fa parte Eli). Agli addetti al culto ho dato delle leggi precise riguardo ai sacrifici: essi devono vivere dei sacrifici, ma non devono appropriartene a piacimento. I tuoi figli invece si sono appropriati delle offerte, e così le hanno “calpestate” sottraendole al Signore e alla gente.

C’era un patto tra me e la famiglia sacerdotale: Chi mi onorerà anch’io lo onorerò, chi mi disprezzerà sarà oggetto di disprezzo. Voi avete infranto questo patto,e io vi tolgo il servizio. Servizio che sarà dato a un tuo nemico/avversario. La tua famiglia … non vedrà la vecchiaia! Il segno? Nello stesso giorno moriranno tutti e due i tuoi figli.

Dopo … al mio servizio farò sorgere un sacerdote fedele, che agirà secondo il mio cuore … e camminerà davanti al mio consacrato per sempre. La tua famiglia perderà i suoi titoli e le sue dignità, ma per un pezzo di pane e un po’ di denaro otterrà di fare i servizi da schiavi nella dimora del Signore.

Occorre dire un parola dal punto di vista storico su questo testo profetico. Quanto al sacerdozio e al suo servizio, la famiglia di Levi perderà il primato. al tempo di Davide. Il Consacrato/Messia è Saul: egli massacrerà i discendenti di Eli (lo vedremo più avanti). Il sacerdote fedele è il nemico/avversario Sadoc che subentrerà a Ebiatar della famiglia di Eli.

[Certo, tutto può e deve essere letto poi nella prospettiva del Nuovo Testamento, e così prenderà una grande, nuova apertura: il Consacrato/Messia e il Sacerdote fedele è Gesù. Egli non si appropria affatto delle offerte, piuttosto diventa lui offerta per la salvezza del mondo ….]

I figli di Eli non ascoltarono la voce del padre

Mag 22, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Sam 2,12-26

 12Ora i figli di Eli erano uomini perversi; non riconoscevano il Signore 13né le usanze dei sacerdoti nei confronti del popolo. Quando uno offriva il sacrificio, veniva il servo del sacerdote, mentre la carne cuoceva, con in mano una forcella a tre denti, 14e la infilava nella pentola o nella marmitta o nel tegame o nella caldaia, e tutto ciò che la forcella tirava su il sacerdote lo teneva per sé. Così facevano con tutti gli Israeliti che venivano là a Silo. 15Inoltre, prima che fosse bruciato il grasso, veniva ancora il servo del sacerdote e diceva a chi offriva il sacrificio: «Dammi la carne da arrostire per il sacerdote, perché non vuole avere da te carne cotta, ma cruda». 16Se quegli rispondeva: «Si bruci prima il grasso, poi prenderai quanto vorrai!», replicava: «No, me la devi dare ora, altrimenti la prenderò con la forza». 17Il peccato di quei servitori era molto grande davanti al Signore, perché disonoravano l’offerta del Signore.
18Samuele prestava servizio davanti al Signore come servitore, cinto di efod di lino. 19Sua madre gli preparava una piccola veste e gliela portava ogni anno, quando andava con il marito a offrire il sacrificio annuale. 20Eli allora benediceva Elkanà e sua moglie e diceva: «Ti conceda il Signore altra prole da questa donna in cambio della richiesta fatta per il Signore». Essi tornarono a casa 21e il Signore visitò Anna, che concepì e partorì ancora tre figli e due figlie. Frattanto il fanciullo Samuele cresceva presso il Signore.
22Eli era molto vecchio e sentiva quanto i suoi figli facevano a tutto Israele e come essi giacevano con donne che prestavano servizio all’ingresso della tenda del convegno. 23Perciò disse loro: «Perché fate tali cose? Io infatti sento che tutto il popolo parla delle vostre azioni cattive! 24No, figli, non è bene ciò che io odo di voi, che cioè sviate il popolo del Signore. 25Se un uomo pecca contro un altro uomo, Dio potrà intervenire in suo favore, ma se l’uomo pecca contro il Signore, chi potrà intercedere per lui?». Ma non ascoltarono la voce del padre, perché il Signore aveva deciso di farli morire. 26Invece il giovane Samuele andava crescendo ed era gradito al Signore e agli uomini.

 

Si dice una cosa molto pesante nei riguardi dei figli di Eli, sacerdoti nel santuario di Silo. “Erano uomini perversi, non riconoscevano il Signore e non agivano secondo le regole stabilite nei riti e sacrifici. Vale la pena leggere i versetti 13-16 per rendersi conto dei “sacrilegi” che commettevano proprio nell’esercizio del loro servizio sacerdotale.

Ma c’è anche il commento: “Il peccato di quei servitori era molto grande davanti al Signore, perché disonoravano l’offerta del Signore”. Quello di cui si appropriavano (le offerte) non apparteneva a loro, ma o al Signore (il grasso) o al popolo (parte della carne). Non era soltanto illegalità o ingiustizia la loro, ma offesa al Signore. Il rito del sacrificio infatti non vale tanto per se stesso (Dio non mangia e non beve) ma per l’obbedienza a Dio, in concreto alle regole che egli dà: osservandole uno ha la vita.

A fronte di questa vita “degradante”, sta “la crescita” del piccolo Samuele: “Samuele prestava servizio davanti al Signore come servitore”. Mano a mano che cresceva, sua mamma Anna gli portava una veste: era questo il modo col quale lei partecipava, assieme al marito, al cammino di distacco/offerta del figlio. Il Signore, attraverso la preghiera del vecchio Eli, la benedisse ancora, tanto che ebbe “tre figli e due figlie”. Parola ancora più profonda è questa: “Il giovane Samuele cresceva unito al Signore”.

E il sacerdote Eli? “Era vecchio e sentiva quanto i suoi figli facevano a tutto Israele e come si univano alle donne del servizio all’ingresso della tenda del convegno”. Il sacerdote Eli li esorta a lasciare la via cattiva. Essi commettono peccati contro il Signore, in quanto sono peccati compiuti nel culto al Signore e allontanano il popolo dal Signore. Ma, ormai, Eli ha perso ogni autorità. Può soltanto dire: “Perché fate tali cose?”. Ma non prende provvedimenti adatti: è schiavo dei suoi figli! Dei quali è scritto: “Non ascoltarono la voce del padre”.

Il narratore aggiunge un suo commento: “Perché il Signore aveva deciso di farli morire”. Tradotto vuol dire: la loro disobbedienza era giunta al punto di non ritorno. Cioè … non volevano proprio ascoltare!

Ultimo confronto: “Invece il giovane Samuele andava crescendo ed era buono (godeva il favore) del Signore e del popolo”. Sono espressioni classiche, e le troveremo spesso nella Scrittura, dette anche di Giovanni Battista e Gesù …

La sterile ha partorito sette volte

Mag 21, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Sam 2,1-11

 1Allora Anna pregò così:
«Il mio cuore esulta nel Signore,
la mia forza s’innalza grazie al mio Dio.
Si apre la mia bocca contro i miei nemici,
perché io gioisco per la tua salvezza.
2Non c’è santo come il Signore,
perché non c’è altri all’infuori di te
e non c’è roccia come il nostro Dio.
3Non moltiplicate i discorsi superbi,
dalla vostra bocca non esca arroganza,
perché il Signore è un Dio che sa tutto
e da lui sono ponderate le azioni.
4L’arco dei forti s’è spezzato,
ma i deboli si sono rivestiti di vigore.
5I sazi si sono venduti per un pane,
hanno smesso di farlo gli affamati.
La sterile ha partorito sette volte
e la ricca di figli è sfiorita.
6Il Signore fa morire e fa vivere,
scendere agli inferi e risalire.
7Il Signore rende povero e arricchisce,
abbassa ed esalta.
8Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farli sedere con i nobili
e assegnare loro un trono di gloria.
Perché al Signore appartengono i cardini della terra
e su di essi egli poggia il mondo.
9Sui passi dei suoi fedeli egli veglia,
ma i malvagi tacciono nelle tenebre.
Poiché con la sua forza l’uomo non prevale.
10Il Signore distruggerà i suoi avversari!
Contro di essi tuonerà dal cielo.
Il Signore giudicherà le estremità della terra;
darà forza al suo re,
innalzerà la potenza del suo consacrato».
11Poi Elkanà tornò a Rama, a casa sua, e il fanciullo rimase a servire il Signore alla presenza del sacerdote Eli.

 

“Allora Anna pregò e disse”.

La preghiera di un singolo è sempre preghiera di tutti. E la preghiera di ringraziamento per un dono è sempre preghiera per doni più grandi. Quello che è dato al singolo non è un premio, ma un segno che diventa “messaggio” per tutti, specie per il lettore. In questo caso la preghiera diviene quella del popolo, più precisamente quella del “suo re” e del “suo consacrato/messia”.

La Scrittura ama spesso qualificare il soggetto con una parte del suo corpo, in questo caso il cuore, che vuol dire mente, pensiero, decisione. “Il mio cuore esulta nel Signore” = “Io con tutta la mia volontà esulto nel Signore” = “Io voglio davvero esultare, gioire per quanto il Signore ha fatto”.

Tutto è “nel Signore” e tutto gira attorno a lui: è lui … la mia gioia; è lui … la mia forza. Qual è il motivo della gioia? E’ “la tua salvezza”: il fatto cioè che tu sei vittorioso e salvi gli uomini. Tra gli uomini solo i superbi sono da te sconfitti, poiché solo tu sei “santo”, solo tu sei “unico”, solo tu sei “roccia”, solo tu “sai” = giudichi le azioni dell’uomo.

Ci sono come due campi contrapposti: quelli che si fanno come Dio, e sono “i nemici, i superbi, i forti, i potenti, i malvagi, i sicuri di sé, gli avversari” … Contro di essi “tuonerà il cielo = Dio”. Il Signore li giudicherà, nel senso che questi finiranno nelle tenebre: cesserà la loro arroganza o delirio di onnipotenza.

L’altro campo, di cui fa parte le piccola Anna, sono: “i deboli, gli affamati, gli incapaci a generare (come Anna sterile), i poveri, i fedeli”.

Ebbene, il Signore rovescia le cose e le situazioni, poiché egli ha in mano tutto e sa guidare tutto. Per dire questa verità, il narratore afferma (senza paura di … offendere o parlar male di Dio) che “il Signore fa morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire”. Si noti che l’operazione va sempre nel senso del … vivere e del salire dagli inferi (dalla morte).

Il canto si conclude in modo profetico. Il Signore è giudice del mondo (“estremi confini della terra”). Il Signore “darà forza al suo re, innalzerà la potenza del suo consacrato”. Il re del Signore è … il suo Messia. E’ parola che richiama la regalità di Davide; e poi, nella pienezza dei tempi, Gesù Messia.

[Sono molti i canti messi in bocca alle donne: Maria sorella di Mosè, Debora, Giuditta e … Maria (che … ha copiato Anna!!) madre del Messia Gesù. E per questo sono i “canti della Chiesa”, sono i “nostri canti”: quanto maggiormente dovremmo pregare con questi canti!]

Egli è richiesto per il Signore

Mag 20, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

1Sam 1,1-28

 1C’era un uomo di Ramatàim, un Sufita delle montagne di Èfraim, chiamato Elkanà, figlio di Ierocàm, figlio di Eliu, figlio di Tocu, figlio di Suf, l’Efraimita. 2Aveva due mogli, l’una chiamata Anna, l’altra Peninnà. Peninnà aveva figli, mentre Anna non ne aveva.
3Quest’uomo saliva ogni anno dalla sua città per prostrarsi e sacrificare al Signore degli eserciti a Silo, dove erano i due figli di Eli, Ofni e Fineès, sacerdoti del Signore.
4Venne il giorno in cui Elkanà offrì il sacrificio. Ora egli soleva dare alla moglie Peninnà e a tutti i figli e le figlie di lei le loro parti. 5Ad Anna invece dava una parte speciale, poiché egli amava Anna, sebbene il Signore ne avesse reso sterile il grembo. 6La sua rivale per giunta l’affliggeva con durezza a causa della sua umiliazione, perché il Signore aveva reso sterile il suo grembo. 7Così avveniva ogni anno: mentre saliva alla casa del Signore, quella la mortificava; allora Anna si metteva a piangere e non voleva mangiare. 8Elkanà, suo marito, le diceva: «Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?».
9Anna si alzò, dopo aver mangiato e bevuto a Silo; in quel momento il sacerdote Eli stava seduto sul suo seggio davanti a uno stipite del tempio del Signore. 10Ella aveva l’animo amareggiato e si mise a pregare il Signore, piangendo dirottamente. 11Poi fece questo voto: «Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo».

Mentre ella prolungava la preghiera davanti al Signore, Eli stava osservando la sua bocca. 13Anna pregava in cuor suo e si muovevano soltanto le labbra, ma la voce non si udiva; perciò Eli la ritenne ubriaca. 14Le disse Eli: «Fino a quando rimarrai ubriaca? Smaltisci il tuo vino!». 15Anna rispose: «No, mio signore; io sono una donna affranta e non ho bevuto né vino né altra bevanda inebriante, ma sto solo sfogando il mio cuore davanti al Signore. 16Non considerare la tua schiava una donna perversa, poiché finora mi ha fatto parlare l’eccesso del mio dolore e della mia angoscia». 17Allora Eli le rispose: «Va’ in pace e il Dio d’Israele ti conceda quello che gli hai chiesto». 18Ella replicò: «Possa la tua serva trovare grazia ai tuoi occhi». Poi la donna se ne andò per la sua via, mangiò e il suo volto non fu più come prima.
19Il mattino dopo si alzarono e dopo essersi prostrati davanti al Signore, tornarono a casa a Rama. Elkanà si unì a sua moglie e il Signore si ricordò di lei. 20Così al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto». 21Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto, 22Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre». 23Le rispose Elkanà, suo marito: «Fa’ pure quanto ti sembra meglio: rimani finché tu l’abbia svezzato. Adempia il Signore la sua parola!». La donna rimase e allattò il figlio, finché l’ebbe svezzato. 24Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. 25Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli 26e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. 27Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. 28Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là davanti al Signore.

[Il mio accompagnamento, trattandosi di racconti di persone e di eventi, in un certo senso è facilitato (per es. se lo mettiamo a confronto con l’accompagnamento al Vangelo di Giovanni). Cercherò soltanto di esporre il testo nel suo scorrere: sarò lineare e discorsivo, senza particolari approfondimenti o esortazioni. Voglio dire che devi essere tu a riflettere; sei tu che devi applicare il testo alla tua vita e trarne così un insegnamento. Mi auguro che sia un esercizio utile e fecondo, e anche piacevole. Certo, la Scrittura va ascoltata seriamente, ma va anche un po’ … goduta! Come dice il Concilio Vaticano II: “nel suo immenso amore Dio parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi”. E’ veramente bello … intrattenersi con Dio”]

 

Veniamo al primo libro di Samuele (1Sam) nel suo contesto. Volessimo stabilire un tempo e un luogo, dovremmo riferirci agli anni attorno al 1050 prima di Cristo, e collocarci nelle regioni della Palestina: Giudea e Samaria.

Le tribù (alcune di esse) non hanno ancora una vita giuridicamente strutturata e solidale. Come abbiamo visto nel libro dei Giudici, ora l’una ora l’altra tribù o clan producevano governatori animati da spirito ( i famosi “giudici”). Nel libro di Samuele, il punto di riferimento religioso è il santuario di Silo (circa 30 Km a Nord di Gerusalemme, quindi in Samaria) dove officiavano i sacerdoti, custodi dell’arca dell’alleanza. Sociologicamente, militarmente e culturalmente gli Ebrei sono … sotto padrone; e i padroni del momento sono i Filistei.

Il libro si presenta subito come racconto: “C’era un uomo di Ramataim … chiamato Elkana”. Il contesto è una famiglia: marito (Elkana), due mogli Anna (che significa “graziosa”) e Peninnà (che significa “perla” o “feconda”). Anna non poteva avere figli: era sterile. E’ una famiglia religiosa, nel senso che rispetta le leggi del Signore.

Come famiglia religiosa, ogni anno va al luogo dove si incontra il Signore offrendo sacrifici.

Elkana “amava Anna”, dice il testo. E come segno di predilezione le dava ogni cosa. Ma lei era “triste”, continuamente “umiliata” dalla gente e dalla rivale per la mancanza di figli.

La festa viene celebrata con un banchetto (tanto triste per lei). Dopo il pasto, Anna si ritira e prega il Signore nell’amarezza del suo cuore e piange. Non si lamenta col Signore, anzi gli fa questa promessa/voto: “Signore, se vorrai considerare la tua serva e ricordardi di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passarà sul suo capo”. Tenere i capelli incolti diventava segno di consacrazione al Signore e di sottomissione a lui.

Anna è una donna particolarmente “povera”: non ha figli, è umiliata dalla donna rivale ed è giudicata male dal sacerdote Eli.

Consideriamo come si definisce questa donna dalle sue stesse parole e dai suoi atti. Non reagisce più o non le basta più l’amore che pure le viene dato dal marito; è una donna che non mangia perché è soffocata dal pianto; prega il Signore con animo triste, ripetendo (ben tre volte!) che è una schiava. Però, pur dentro a questa angoscia e a questa sua singolare povertà, fa voto di offrire il figlio al Signore: non lo trattiene, ma lo dà.

Torna a casa nella pace … fidandosi di una parola detta dal sacerdote, quel sacerdote  che in precedenza l’aveva umiliata: “Va in pace – dice il sacerdote – e il Dio d’Israele ti conceda quello che gli hai chiesto”. Il narratore, per dire che Anna rimase incinta, usa questa bellissima e signifcativa espressione: “Il Signore si ricordò di lei”.

Il marito continua ad andare alla festa in Silo. La donna va alla festa soltanto quando può portare e donare il suo figlio, quando – dice – “il figlio potrà vedere (lui!) il volto del Signore” e … di conseguenza potrà “restare là per sempre”. Cioè, potrà servire il Signore.

Ascoltiamo le parole che dice Anna al Signore nel soddisfare il voto fatto. Il narratore si compiace di giocare sulle parole per evidenziare il senso della vita di Samuele. Si può rendere così la frase, tenendo conto del gioco di parole in ebraico: “Io ho chiesto e Dio ha risposto; ora Dio chiede e io rispondo”. Quindi Samule è il chiesto o domandato(che in ebraico si dice Saul e non … Samuele). Filologicamente, Samuele significa il suo nome è Dio = egli appartiene a Dio, è di Dio. E il seguito lo mostrerà: Samule sarà veramente … di Dio!

Il cuore di tutta questa vicenda, di questa lotta/prova è una donna che soffre, che prega, che dona … e allora è cambiata: “il suo volto non fu più come prima”. Il cuore è anche una famiglia provata che sta unita … e allora anch’essa è cambiata: “adempia il Signore la sua parola”.

Introduzione di Luca Mazzinghi

Mag 19, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

[Attenzione! Questa mattina non troverete il mio “accompagnamento” solito, ma un testo del biblista Luca Mazzinghi. E’ un testo che ci invita a pensare/riflettere (quasi a studiare!) il “genere” di questo e tanti altri libri della Scrittura, e cioè il genere “narrazione” o “racconto”. L’articolo di Mazzinghi è un pò lungo. Per questo, il testo previsto per la lettura di oggi verrà “accompagnato” da me domani]

 

I due libri di Samuele, prima che essere libri storici in senso stretto, sono libri che “riflettono sulla storia” e che cercano di “comprenderla” alla luce della parola di Dio.

La forma letteraria scelta dagli autori di questi libri è quella della “narrazione”. Attraverso il racconto, ogni ascoltatore è invitato a entrare all’interno dell’evento narrato. [Ci chiediamo spesso: “E’ vero quello che è scritto e come è scritto?”] La verità del racconto sta nel vivere il racconto stesso in prima persona. Le storie di Samuele, Saul e Davide, spesso non verificabili dallo storico, divengono vere nel momento in cui gli ascoltatori le vivono. Dunque …

* Il racconto biblico non si presenta tanto come una comunicazione di informazioni, ma come una comunicazione interpersonale. – Il racconto biblico ci è dato per fare entrare chi lo ascolta all’interno dell’evento narrato. Occorre dunque acquisire la capacità di uscire dalla voglia di dare “messaggi”, fossero anche le più grandi verità, per riuscire piuttosto a coinvolgere gli ascoltatori della Scrittura nel dramma che viene narrato.

* Il racconto ha un valore quasi “sacramentale”; è in grado di mettere in gioco la vita di chi ascolta. – In questa chiave, acquista rilevanza particolare il ruolo del narratore, che ha il compito di riproporre i fatti in modo tale che essi provochino il lettore. Il racconto diviene in tal modo evocativo e cambia il lettore dall’interno.

* Il racconto è “memoria”, è un ricordo del passato che fa superare la lontananza temporale, permettendo di rivivere il passato stesso all’interno del presente e rendendo presente ciò che è assente. – Il racconto biblico rende vivo il passato. L’esperienza unica e irrepetibile di chi ha vissuto i fatti si incontra e si fonde con l’esperienza del lettore. Il testo biblico diviene allora uno “specchio” nel quale il lettore può ritrovare se stesso, incontrandosi con la parola di Dio e convertirsi.

 

* Lo studio delle parole, delle azioni, del dialogo, della struttura narrativa del racconto biblico, ci rivela alla fine un mondo complesso popolato di figure umane vive e libere: “era […] un punto che stava molto a cuore agli autori biblici; gli uomini ebrei, chiaramente, si divertivano a dipingere con arte questi personaggi vivi e a descriverne le azioni, e quindi crearono una fonte inesauribile di diletto per centinai di generazioni di lettori. Ma tale piacevole gioco immaginativo è profondamente mescolato con un senso di grande urgenza spirituale. Gli scrittori biblici foggiano i loro personaggi con una individualità complessa, talvolta affascinante, spesso fiera e tenace, perché è nell’ostinatezza dell’individualità umana che ogni uomo e donna incontra Dio o lo ignora, risponde a lui o gli si oppone. La successiva tradizione religiosa, nel complesso ci ha sospinto a prendere la Bibbia seriamente piuttosto che a goderla, ma la verità paradossale su questo punto è che imparando a gustare le storie bibliche più in pienezza, leggendole proprio in quanto tali, arriveremo anche a vedere in modo più chiaro ciò che esse intendono dirci su Dio, sull’uomo e sul regno pericoloso e cruciale della storia”

Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte

Mag 18, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 21,20-25

Il brano di oggi – conclusivo di tutto il Vangelo – è strettamente legato a quanto lo precede. Si tratta della vera chiamata di Simon Pietro a seguire Gesù.

La sequela di Pietro prende avvio in modo contraddittorio. E’ scritto: “Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava”. Dunque, il suo corpo e il suo sguardo non sono su Gesù e con Gesù, ma vanno … all’indietro.

“Signore, che cosa sarà di lui?”. Non è una domanda frutto di attenzione amorosa, ma quasi di competizione. Come dire: che ruolo riservi a lui? La risposta di Gesù è chiara ma anche velata: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi”.

Cosa vuol dire Gesù? Quel … “che egli rimanga” a chi si riferisce? Non certo a una persona fisica, come dimostra la ripresa/commento o retta interpretazione che fa la comunità giovannea, redattrice del quarto Vangelo.

Quel … “egli rimanga finché io venga” si riferisce non alla persona ma al Vangelo stesso, alla Testimonianza del Discepolo. Ciò che rimane per sempre è la Parola o Vangelo che noi abbiamo letto.

Prima finale: “Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte”. “Queste cose” sta ad indicare il Vangelo: Vangelo scritto che sgorga dalla testimonianza del Discepolo. Poi, riaffiora un … “noi”: “Noi sappiamo che la sua testimonianza è vera”. E’ il “noi” della comunità giovannea che ha accolto la testimonianza.

Seconda, o meglio, terza finale. “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù … “.Quello che ha fatto Gesù (soprattutto il senso e il compimento di quello che ha fatto) il mondo non lo potrebbe afferrare. Si può fare una cosa sola, già detta in 20,31: “credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”.

Il Vangelo, e questo Vangelo in particolare, è scritto e dato per “avere la vita in Cristo”, e non per altro. Potremmo dire: per dare il senso, il gusto, la realizzazione vera della nostra vita. E … così sia!

[Domani … continueremo a seguire Gesù meditando il primo libro di Samuele. Non si tratta tanto di imparare, ma di seguire la Parola che ci dice e … che è il nostro Amico e Signore Gesù.

Pietro si addolorò …

Mag 16, 2020 | Postato da don Franco Govoni - Accompagnamento quotidiano

Gv 21,15-19

Il pasto/alleanza che è stato celebrato sulla riva del mare di Tiberiade dà forza per la missione di Simon Pietro.

Prima della missione, però, viene la chiamata. La domanda di Gesù è provocatoria: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”. [Gesù risorto non pretende dichiarazioni d’amore!] Io “accomoderei” la domanda con una frase un po’ più lunga: Questi discepoli se ne sono andati e non hanno dato la vita per me; e tu, Simone, cosa hai fatto? Hai dato la vita per me? (credo sia questo il significato della parola “mi ami”, in greco agape). La risposta di Pietro è evasiva e ancora un tantino in difensiva: Tu sai che ti voglio bene (in greco, filìa), che ti sono amico, che mi piace stare con te!

La terza volta, Gesù riprende la stessa parola di Simon Pietro e la demolisce: No, tu non sei stato nemmeno un amico. Non solo non hai dato la vita per me (come avevi spergiurato!), ma ti sei distaccato da me, dicendo che … nemmeno mi conoscevi! Questa parola di Gesù entra nel cuore di Simon Pietro, lo addolora, lo fa rientrare in se stesso, quello che veramente è! Allora risponde: “Tu sai tutto; tu conosci che ti voglio bene”. Anche qui cerco una parafrasi più dilatata: Signore, perdonami (mi pare questo il senso di “tu sai tutto”). Io non ce la faccio, io arrivo fin lì: non ce la faccio a dare la vita per te!

E’ esattamente questo che Gesù si aspettava da Simon Pietro. Gesù non voleva una proclamazione di fedeltà fino alla morte (retorica che sempre dobbiamo evitare!), ma l’ammissione o umile accettazione della propria fragilità e della incapacità a seguirlo … nel dare la vita. A questo punto, Simon Pietro  è “pronto” e può guidare il gregge/persone, sapendo benissimo che lui è … la prima pecora perduta! Il chiamato deve sapere che è uno incapace da se stesso a dare la vita. La darà, ma nell’umiltà di chi sa di dover ricevere: solo così saprà guidare gli altri.

A Simon Pietro, Gesù annuncia la morte. Quello che non aveva fatto durante la passione di Gesù, Simone lo farà in seguito: seguirà Gesù, cioè darà la vita per Gesù … servendo i fratelli fino alla morte (in croce? … stenderai le mani = lasciarsi condurre da altri).