Quarantotto siamo partiti. Quarantotto siamo ritornati. Rendiamo grazie a Dio!
Giovedì 16 agosto 2007
Provenienti da luoghi diversi (Bazzano, Savigno, Calcara, Reggio, Corporeno, Castiglione dei Pepoli, Zola Predosa, Bologna, Calderino, Monte San Giovanni, Crespellano …. forse dimentico qualche luogo) ci troviamo puntualmente alle 5,30 all’ingresso dell’aeroporto di Bologna. I saluti sono cordiali. C’è voglia di conoscerci, ma le pratiche d’imbarco ci impegnano nei disbrighi di rito. “Fuori il passaporto” dice Cristina della Agenzia Petroniana. Tutti ce l’hanno, ma don Tino ha preso quello scaduto e la compagnia Alitalia non vuol sentire ragioni. Non può partire! “Si vede che due preti sono troppi” ho pensato io. Quando ho saputo che il passaporto non scaduto era in viaggio da Savigno a Bologna ho pregato soltanto che non avvenisse un incidente. Il passaporto è arrivato e don Tino è partito con noi. Viviana, con un tagliaunghie nello zainetto, ha messo in subbuglio la sicurezza. Non sarà l’unica volta!
A Milano, un capannello di persone attorno a Davide ha attirato la mia attenzione. “Scherzate, davvero?” Sì, Davide aveva lasciato il passaporto in aereo! Mi sono detto: “Che bella compagnia ho questa volta! E siamo soltanto a Milano!”. Poi, nascosto dietro ad un pilastro e con lo sguardo verso l’aereo, ho recitato il Padre nostro. Romana è andata dalla polizia, io mi sono messo a cercare… Alla fine, tutti cercavano … me! Il passaporto infatti era alla porta dell’imbarco. Un angelo dell’Alitalia l’aveva trovato e recapitato al posto giusto. Sull’aereo per Tel Aviv c’eravamo tutti quarantotto!
Nel moderno e bellissimo aeroporto di Tel Aviv ci accoglie l’Agenzia Terra Santa. La guida si chiama Salim. E’ un cristiano: galileo di nazionalità israeliana, ma di etnia palestinese. Sa tante cose più di me e quindi, giorno dopo giorno, diventa la vera guida storico/pratica. A me spetterà la parte spirituale, particolarmente la celebrazione della Messa e i contatti con le comunità del luogo. Ma ho dovuto fare anche la parte del “perasò”: la figura un po’ bucolica che in ogni gruppo abbaia ai pellegrini: Presto, prendete il passaporto, non fermatevi a comperare, non scordate la borsa, puntuali, ci siamo tutti? …. L’autista è un giovane papà palestinese abitante a Betlemme. Dalla notte al giorno (causa la costruzione del devastante muro di sicurezza) la sua casa è passata sotto il controllo israeliano.
Le strade che percorriamo sono ampie e belle. Costeggiano il mare. Praticamente stiamo seguendo la famosa “via maris” degli antichi, via che univa l’Egitto alla Mesopotamia. Il pullman è confortevole, dotato di aria condizionata (per me … troppo condizionata!) Le bottigliette d’acqua vanno a ruba. Squillano i cellulari. Solite risposte: Siamo arrivati, stiamo bene, siamo in pullman (scoperta!)… e cose di questo tipo! Una breve preghiera (quella del pellegrino) vuole convincerci che questo viaggio non è un viaggio come gli altri. Invochiamo Abramo, i santi, la Madonna, Gesù, san Rocco … e cantiamo “Esci dalla tua terra e va!”.
A Haifa (grande e vivace città) ricordiamo la figura di Elia, il profeta che ha incarnato e manifestato l’unicità di Dio. Ha combattuto la devastante idolatria del popolo, particolarmente del re Acab e di Gezabele sua sposa. Nella grotta di Elia cantiamo il Magnificat.
Uno sguardo incantato allo splendido Museo dei Baha’i: giardini bellissimi invitano a salire con gli occhi fino alla grande cupola d’oro. Poi, via diritti a Nazaret.
Arriviamo che è sera. L’albergo è in posizione alta, con magnifica vista sulla città. Struttura poderosa, ospitale, silenziosa. Cucina ottima e curata. Ogni mattina è servito strudel buonissimo! A me danno la camera col balconcino in ferro battuto. Ci tengono a dire che lì mettono il capo gruppo e in genere le personalità di spicco. L’ultima è stata il cardinale Tettamanzi, arcivescovo di Milano. Emozionato? Più che altro divertito, specie quando andavo in bagno!