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Corrado Zanetti (trad. di Luca Grasselli)
l) Un pais: misura di peso che equivaleva a kg 9. (n.d.A.)
2) Quartirol: misura di capacità. (n.d.A.)
3) Che la componente amorosa della festa fosse piuttosto pronunciata risulta anche dal detto, riportato da Roberto Cerè,
secondo cui "La notte della festa di San Giuseppe chi ha la morosa la perde e chi, invece, non ce l'ha la trova."
4) Cavarol: sentiero stretto e lungo fiancheggiato da annose querce
in prossimità del pilastrino di San Giuseppe. Terminava in fondo ad una
valletta dove tuttora scorre un rigagnolo affluente del Rio Muzza. (n.d.A.)
Cavarol: forse passaggio per capre, tratturo. (n. di Aldo Ramenghi)
5) Duratieina: strega [o fata] che, si diceva, avesse ivi la sua dimora.
(n.d.A.)
6) zindalein: i caratteristici festoni affissi lungo le vie della contrada.
7) Fundaza: il viottolo, ancora esistente, che si diparte scendendo
da V. Giovanni da Bazzano sulla sinistra.
È destino delle umane cose scomparire e talvolta in fretta, altre sorgono, avranno i loro giorni contati, e così sempre sarà. Ma se poi qualcuno riesce a fermare sulla carta dei ricordi e lo fa con la vena e la grazia di C. Z. bisogna essergliene grati. Della festa di San Giuseppe, 19 marzo di ogni anno, che ne è più a Bazzano? ... Appena appena si recita la sera il Rosario al Pilastrino, che non ha più per sfondo l'aperta campagna. Si sta inurbando, né più la contrada si illumina di lampioncini alla veneziana negli archi e nelle finestre, e neppure la gente accorre in folla, festosa, come mai; ... l'inverno, coi venti di marzo, è stato fugato, le prode dei fossi son colme di fiori e le viole stanno per fiorire che già dai primi di febbraio vennero ad annunciare la primavera. Questo c1ima era propizio per la cattura dell’usignolo cui accenna il poeta (sic) e - nota, se vogliamo, più rude e realistica - anche le deviazioni dal retto sentiero per la Fondazza, altro non erano che la conseguenza di libagioni un po’ esagerate. La fanfara dopo il Rosario. Par di vedere ancora la grave figura del Maestro Guidicini che infervorava i suoi ragazzi, li spingeva ad amare l’arte dei suoni e con ineguagliabile giovamento per la formazione dei caratteri, per la bontà dei costumi. Caro Guidicini, la sua bella figura rimane scolpita nel cuore dei bazzanesi che ebbero la ventura di conoscerlo... Dopo le melodie i bussi... era lo stesso Guidicini che si improvvisava artificiere; utilizzando una parte dei fuochi regalatigli la sera della festa di San Luigi dai maestri dei ricami stellari. E la fata Duratiéina chi la conosce oggigiorno? Eppure i nostri bambini, al tempo della festa di San Giuseppe, con Mons. Della Casa, la sognavano, nascosta in qualche anfratto, giù nella valletta della Muzza. Era il tempo in cui essi credevano alle Fate e tempo buono.
cav. Aldo Ramenghi
(da "La voce del Samoggia",
agosto 1962 - Arch.Com.Bazzano)
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