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La festa di Sant'Antonio abate, celebre figura del primo monachesimo orientale, si celebra il 17 gennaio. Caratteristicamente si tratta di una devozione molto diffusa nelle nostre zone per il suo carattere di patrono degli animali domestici. Com'è noto, questo titolo è probabilmente derivato da un'interpretazione erronea della figura del porcellino che accompagna il Santo nell'iconografia, e che in realtà si riferisce ad un aspetto delle tentazioni demoniache che affliggevano il santo monaco (il diavolo gli appariva in forma di porco). È curioso notare che da un analogo equivoco (la presenza nell'iconografia del fuoco, che pure costituiva un'apparizione diabolica) deriva a questo santo il titolo di protettore dalla malattia che fu appunto detta "Fuoco di Sant'Antonio". In ogni caso il culto di Sant'Antonio è tradizionalmente molto diffuso nelle campagne, forse secondo solo a quello per la Vergine Maria.
Nella settimana precedente Sant'Antonio il parroco si reca tuttora a benedire le aziende agricole. Il giorno del Santo venivano benedetti sul sagrato della chiesa gli animali, oggi sostituiti dai mezzi meccanici utilizzati in campagna (trattori ecc.), mentre si esegue una breve processione. La funzione, che avviene al pomeriggio con la celebrazione della Santa Messa, è conclusa da un piccolo rinfresco offerto dagli agricoltori. In tale occasione viene portata in chiesa la bella statua del Santo.
La festa si celebra il 19 marzo, solennità di San Giuseppe sposo della Beata Vergine Maria. Si tratta di una "festa di contrada" sicuramente di antica origine,. La Contrada San Giuseppe, che prende il nome dall'omonimo pilastrino, comprende in effetti alcune tra le parti più antiche del centro storico di Bazzano. La vecchia festa scomparve ai tempi di monsignor Romagnoli: probabilmente non fu più ripresa dopo la II guerra mondiale (che fra l'altro fece gravissimi danni in tutte le vicinanze della contrada), e rimase solo nella memoria di molti contradaioli che la ricordavano come una delle feste più importanti del paese.
La tradizione prevedeva che le vie della contrada fossero adornate di zendali, festoni e lampade di carta cinesi. L'elemento centrale della festa erano tuttavia i "bastoni di San Giuseppe". È ben nota, infatti, la tradizione apocrifa secondo cui San Giuseppe sarebbe stato prescelto come sposo della Vergine Maria poiché il suo bastone, appoggiato a terra assieme a quello di tutti gli altri pretendenti, sarebbe nella notte miracolosamente fiorito.
Ogni bambino si costruiva il proprio bastone di San Giuseppe attaccando alla sommità di una canna di fiume (canarèla) variopinte strisce di carta colorata. Tali "bastoni" venivano portati in mano dai bambini, che si sfidavano nella corsa (pare che il gioco fosse quello di toccare la punta del bastone degli avversari, eliminandoli). Ad un certo punto si dovette perdere il significato originario della tradizione del bastone fiorito, tanto che i bastoni vennero chiamati "la barba di San Giuseppe" o "le torce": quest'ultimo appellativo deriva dal fatto che tradizionalmente, al termine della festa, i bastoni venivano bruciati. Altra tradizione, comune alle feste di contrada di Bazzano, era la consuetudine di aprire le proprie case ed offrire dolci e bevande a "parenti, amici, conoscenti e capitati". Alcuni anziani conoscono ancora una preghiera tradizionale a San Giuseppe che veniva recitata al termine del rosario.
La festa, che restò descritta in alcuni saggi e poesie di eruditi bazzanesi come Corrado Zanetti e il cav. Aldo Ramenghi durante gli anni '60, rinacque grazie all'iniziativa di alcune famiglie della contrada tra i primi anni '80 e i primi anni '90. Il tentativo durò circa dieci anni e cessò dopo il 1993.
Nel 2001 la festa riprese, grazie al supporto, oltre che dei contradaioli, di varie associazioni e del Comune di Bazzano, che inoltre, dal 2002, decretò San Giuseppe Patrono Civico di Bazzano e stabilì la data del 19 marzo come giorno festivo. Oggi, pur essendo stato preservato il carattere tradizionale della festa nella contrada - compreso il falò serale dei "bastoni", che però avviene in Piazza - che vede la partecipazione di molti contradaioli "vecchi" e nuovi", la festa è allargata all'intero paese e vede il concorso di numerose associazioni e una fitta partecipazione di cittadini. La messa della solennità di San Giuseppe viene celebrata nella mattinata, alla presenza delle autorità, mentre nel pomeriggio si recita il Rosario al pilastrino.
Questa processione si svolge nel pomeriggio per adempiere ad un antico voto, di cui peraltro non sono chiari i dettagli. La statua della Vergine Incoronata, conservata nella chiesa parrocchiale presso l'altare del Rosario, viene portata per le vie del centro. Nella piazza viene impartita la solenne benedizione al paese, prima di ritornare nella chiesa parrocchiale. Dalla fine degli anni '80 all'immagine della Vergine è attribuito anche il titolo di Madonna della Pace, e la processione viene fatta anche per invocare il dono della pace nella comunità e in tutto il mondo.
Le Rogazioni sono una tipica manifestazione della devozione popolare tramandata a noi da tempi antichi. Il nome (dal latino rogare “chiedere”) evidenzia che il loro scopo originario era invocare la benedizione delle campagne, che venivano attraversate in processione. Erano quindi legate ai segni della devozione disseminati nella campagna, come i pilastrini e i piccoli oratori rurali. Con essi le Rogazioni condividono il carattere tipicamente mariano: a Bazzano ad essere portata in processione è l’immagine della Madonna della Sabbionara; inoltre le processioni si svolgono tuttora nella settimana precedente l’Ascensione, quindi normalmente in maggio, mese tipicamente dedicato alla Vergine Maria; va notata inoltre la coincidenza con la festa della Madonna di San Luca, che si celebra nella diocesi di Bologna proprio il giovedì prima dell’Ascensione.
La sera del sabato precedente la sesta domenica di Pasqua l’immagine della Madonna, contenuta nella tipica, solenne fioriera, viene portata a spalla dal Santuario della Sabbionara alla Chiesa parrocchiale. Ognuna delle sere dal lunedì al venerdì la processione segue un percorso differente, mentre la domenica dell’Ascensione avviene il ritorno alla Sabbionara. Durante la processione i fedeli portano fiaccole accese, cantano e recitano preghiere ed invocazioni, mentre talora, secondo un uso antico, sul percorso dell’immagine della Madonna vengono sparsi petali di rosa. Lungo il percorso le case sono adornate da drappi e da luminarie.
Oggi, dopo i grandi cambiamenti della vita e nel lavoro, le processioni avvengono perlopiù nei quartieri del paese, come segno di benedizione per gli abitanti e le loro attività. Tramite queste processioni, che oggi hanno il loro culmine nella celebrazione della S. Messa in vari luoghi, la comunità parrocchiale – come scrive Aurelia Casagrande – si fa “missionaria” nei vari quartieri del paese. Così le Rogazioni divengono occasioni importanti per pregare insieme, per chiedere la pace per il nostro paese e il mondo intero, per conoscere e vivere il Vangelo.
Proprio per far risaltare questa azione evangelizzatrice, da quest’anno (2004) la processione parte ogni sera da una delle abitazioni del paese che ospita periodicamente uno dei “Gruppi del Vangelo”
Durante la giornata l’immagine della Madonna viene deposta nell’Oratorio per la devozione dei fedeli.
Questa solennità, che cade il 24 giugno, e nelle campagne rappresentava tradizionalmente il giorno in cui si iniziava la mietitura del grano. Era anche il giorno in cui si raccoglieva l'aglio (informazione di Maria Lena). A Bazzano in questa ricorrenza viene tuttora adempiuto un antico voto, forse come ringraziamento per un evento i cui contorni, purtroppo, ci sfuggono. La messa serale viene così preceduta dal canto dei Vespri (ore 18.30) e seguita da un momento di adorazione eucaristica.
E' ancor viva, inoltre, la tradizione di regalare ad amici e conoscenti un mazzetto con le "sette erbe" di San Giovanni.
L’8 agosto veniva celebrata nell'oratorio presso Villa del Gandolfo la ricorrenza della Madonna della Neve, a cui è dedicato l’oratorio della villa. La festa, che comprendeva giochi tradizionali come il cruento “salto dell’oca”, che veniva praticato nel prato della villa, è testimoniata già nel 1841.
Non sappiamo quando s'iniziò a celebrare a Bazzano la festa di San Luigi Gonzaga. Sicuramente, fin dalla prima attestazione di cui siamo a conoscenza, nel 1822, essa rappresentava un appuntamento importante per i bazzanesi. I festeggiamenti, infatti, comprendevano tutti i divertimenti in voga nella Bazzano del tempo, come spettacoli teatrali, concerti della banda, fuochi artificiali. Abbiamo una descrizione piuttosto completa dello svolgimento della festra nell'anno 1844:
"Li 14 luglio a Bazzano si fece la festa di S. Luigi; vi fu alla mattina messa cantata in musica da diversi Bazzanesi, dopo pranzo Vespro in musica, dopo la Benedizione vi fu il divertimento della cucagna con suono della Banda di Bazzano, terminata la quale ebbe luogo il volo di un grosso Pallone fatto da Zama Passuti, dopo questo si andò nella ghiaja a vedere molti fuochi di gioia, terminati questi si andò al Teatro, che si recitò il Birichino di Parigi da una Compagnia di Diletanti Bolognesi, con farsa. […] In tal giorno vi fu il Sipario nuovo."
(Zama Passuti, Le mie straordinarie memorie. Cronache bazzanesi dal 1796 al 1866, a c. di Vittorio Lenzi, Lions Club Bazzano - Il Melograno, 2000, p. 52s).
Come anche da questo brano si desume, nel XIX secolo la festa cadeva il 13 o il 14 di luglio. In tempi più recenti, invece (quantomeno all'epoca di mons. Angelo Romagnoli), la festa si svolgeva l'ultima domenica di agosto. Non vi è quindi nessuna corrispondenza con il giorno della festa liturgica del Santo, che si celebra il 21 giugno. Una spiegazione del fatto va probabilmente cercata nel carattere "giovanile" della festa: si può ritenere che l'introduzione della festa - in qualunque momento essa sia avvenuta - avesse la specifica intenzione di creare un momento di aggregazione per i più giovani, dedicandolo al tradizionale patrono della gioventù. Tale prassi non era rara: anche una rapida ricerca mostra che tuttora, in alcune località - talvolta relativamente vicine a Bazzano come S. Giorgio di Piano (BO) e Rolo (RE) - la festa di San Luigi viene celebrata lontano dalla ricorrenza liturgica, e segnatamente in luglio o settembre. La supposizione sembra confermata dall'informazione che in quest'occasione, all'epoca di mons. Romagnoli, "si passava la S. Cresima" (R. Cerè). Anche lo spostamento da luglio a fine agosto può essere stato determinato dalla ricerca della data più opportuna per l'amministrazione della Cresima nonché per il successo della festa stessa (tuttora oggi a Bazzano manifestazioni come Portopellicano e l'Autunno Bazzanese, che avvengono alla fine di agosto e nella prima parte di settembre, sono tra le più frequentate dai bazzanesi).
A tutt'oggi la statua del Santo che veniva portata in processione è conservata nella chiesa di Santo Stefano, nella prima cappella della navata destra.
Le modalità con cui veniva celebrata la festa ai tempi di mons. Romagnoli danno l'idea di una certa standardizzazione - con la processione che attraversava il centro del paese e il rinfresco - che può essere indice di un progressivo declino della ricorrenza. La presenza dei fuochi artificiali alla sera mostra comunque che, almeno fino ad un certo punto, la festa rivestiva ancora notevole importanza.
Quando si è cessato di celebrare la Festa di San Luigi a Bazzano? Chiunque avesse informazioni su questo punto - e in generale sulla Festa di San Luigi - può inviare una mail cliccando .
Il culto della Madonna del Carmine ha origine nel culto tributato alla Vergine dagli eremiti che, per antichissima tradizione, risiedevano sul Monte Carmelo in Palestina, ad imitazione del profeta Elia, e fondarono in epoca medievale l'Ordine religioso carmelitano, che successivamente ebbe grande diffusione in Europa assieme al culto della propria patrona.
A Bazzano la venerazione per la Madonna del Carmine fu introdotta dall’attiva predicazione di un frate carmelitano attorno al 1632: in tale data, infatti, la chiesa della Sabbionara, precedentemente dedicata alla Beata Vergine delle Grazie, mutò intitolazione e venne dedicata alla Madonna del Carmine. Si può pensare che allo stesso periodo risalga sia la fondazione dell’omonima confraternita, sia la celebrazione della festa.
Attualmente, nonostante la ricorrenza della Madonna del Carmine avvenga il 16 luglio, la festa viene celebrata la domenica successiva, dopo una novena preparatoria, che è l'unica occasione dell'anno in cui il santuario della Sabbionara viene officiato quotidianamente. Durante la festa avviene (o almeno avveniva fino ad alcuni anni or sono) l’investitura dei confratelli, a cui viene fatto indossare lo scapolare. Nella giornata vi sono inoltre un piccolo rinfresco e la funzione della Via Crucis.
La festa di San Martino da Tours (11 novembre) è a tutt'oggi una ricorrenza piuttosto sentita, non tanto a livello liturgico quanto per l'uso popolare di consumare, per l'occasione, due tipici prodotti autunnali: le castagne e il vino novello (che un tempo veniva messo in vendita, per legge, proprio nel giorno di San Martino). Roberto Cerè (v. Bibliografia) ricorda che un tempo in tale occasione si festeggiava la conclusione del lavoro dei campi e la conferma del contratto di mezzadria stipulato nel giorno di Tutti i Santi. Il trasloco, che in altre regioni pure avveniva per San Martino, nel bolognese era invece fissato al giorno di San Michele.
Di un culto di San Martino a Bazzano abbiamo anche una traccia nella toponomastica popolare, grazie al ricordo, raccolto da Roberto Cerè, che un viottolo laterale di Via Paradiso (il primo a destra imboccando Via Paradiso da Via Venturi), aveva un tempo proprio il nome di San Martino. Non sappiamo se lo stradello prendesse nome da una cappella, o da un pilastrino o altro, intitolato al Santo, del quale comunque non vi è traccia.
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Lettura quotidiana: |
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| PARROCCHIA DI SANTO STEFANO |
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