Il pilastrino "di San Pancrazio"

 

Il pilastrino cosiddetto “di San Pancrazio” è oggi addossato alla casa d’angolo, d’aspetto piuttosto antico, tra Via Venturi e Via Paradiso, di fronte al pozzo del Castellaccio, a pochi metri dalla piazza di Bazzano dietro il municipio.
È alto circa tre metri, piuttosto sottile, in mattoni (intonacati come il muro della casa di cui, sostanzialmente, costituisce una sporgenza) con una sommità triangolare sormontata da una piccola croce. A circa 2,30 m d’altezza sorge la nicchia, rettangolare, con sommità ad arco e le pareti interne tinteggiate d’azzurro. Conserva ancora, nel fondo, una targa di notevole antichità, in discrete condizioni.

Come mai il pilastrino è definito “di San Pancrazio”? Quale corrispondenza abbiamo con gli elementi iconografici della targa?

Osserviamola da vicino. La scena è nettamente divisa in due parti.
Nella parte alta vi è una figura femminile, evidentemente una Madonna col Bambino, in posizione frontale, velata, con un braccio a reggere il Bambino e l’altro allargato. Ai lati vi sono due testine d’angelo (sembrano scorgersi le ali). Il Bambino sembra sporgersi sul bordo della nube con la manina, che sembra stringere una sorta di corona o ghirlanda.
In basso vi sono due figure laterali, apparentemente maschili, in piedi, vestite di una sorta di saio (è evidente una cintola, per cui non si può trattare di tunica o veste di tipo antico). Quella di destra è velata, quella a sinistra ha la barba e il capo scoperto. Ancora più in basso, ai piedi delle due figure, in centro, vi sono tre testine (quella di mezzo mostra la nuca): potrebbe trattarsi di anime purganti tra le fiamme (si riconoscono sottili striature ondulate). Una delle due figure laterali rivolge un braccio verso le testine, mentre l’altra sembra alzarlo alla Vergine: entrambe, apparentemente, a invocare intercessione.

Nulla, nell’iconografia, sembra ricordare elementi legati alla vicenda di San Pancrazio, che nell’iconografia presenta spiccati tratti giovanili, anzi efebici, indossa sempre una tunica o, spesso, la veste da soldato (probabilmente legata non a particolari biografici ma alla sua figura di miles Christi, e fors’anche al nome Pancratius, etimologicamente connesso alla lotta e al combattimento) e reca nella mano la palma, simbolo della gloria del martirio.
L’unico riferimento al martirio potrebbe essere la piccola ghirlanda nella mano di Gesù Bambino. È improbabile che le figure nel fuoco si riferiscano a una scena di martirio: sono poste troppo in basso, in posizione assolutamente periferica. E in ogni caso, la Vita del Santo riferisce che Pancrazio venne decapitato. La presunta ghirlanda resta comunque un elemento da spiegare.
Da notare che San Pancrazio, nel nostro territorio, fu oggetto di una diffusa devozione (possiamo ricordare per esempio l’esistenza dell’oratorio dei Ss. Prospero e Pancrazio a Manzolino), favorita dal fatto che la palma, interpretata come spiga di grano, dette origine a un suo culto popolare come patrono degli agricoltori (in maniera simile a quanto avvenne per S. Antonio legato iconograficamente al porcello).
Difficile a maggior ragione, quindi, pensare a un San Pancrazio senza palma. In una delle vele del presbiterio della chiesa di S. Stefano i recentissimi restauri hanno messo in luce un ovale con la rappresentazione di un santo che è stato agevolmente identificato in San Pancrazio: qui infatti i tratti sono quelli caratteristici: un giovanetto coi capelli lunghi (dall’aspetto quasi femminile) e le palme/spighe nella mano.

L’altro elemento importante del pilastrino è l’iscrizione “ITER PARA TUTUM”, su piccola lastra di marmo inserita tra i mattoni, un mezzo metro al di sotto della nicchia con la targa. Si tratta di un’invocazione spiccatamente mariana, tratta dall’Ave maris stella. La preghiera (“prepara(ci) un cammino sicuro”) si riferisce originariamente al cammino della vita, ma è probabile che qui vada intesa nel senso più concreto della sicurezza del viandante. Il pilastrino infatti sorge – sporgente dalla facciata di una casa – all’incrocio tra V. Venturi, V. Contessa Matilde e V. Paradiso: un quadrivio che un tempo doveva essere molto più importante di oggi, essendo immediatamente esterno all’ingresso della più antica cinta di mura di Bazzano, probabilmente in corrispondenza di una postierla (va in questo senso la toponomastica: Pozzo del Castellaccio, poco più in basso Porta Castello). Si tratta in assoluto della parte più antica del borgo che si sviluppò all’esterno delle mura, per poi aggrupparsi attorno all’attuale piazza. Tutti elementi che potrebbero far risalire nel tempo l’origine del pilastrino.

La denominazione di San Pancrazio – che Roberto Cerè e Tiziana Ravasio affermano di raccogliere dalla viva testimonianza popolare – potrebbe risalire a un pilastrino (o altro piccolo edificio) originario, oggi scomparso, magari in occasione della costruzione della casa su cui oggi sorge l’attuale? O il pilastrino, pur non essendo dedicato a San Pancrazio, era comunque oggetto di devozione particolare in corrispondenza della festa del santo? I dati attualmente in nostro possesso non ci permettono di andare oltre queste pure illazioni.

 

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Sabato
19 Maggio 2012

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