1° luglio

BEATO ferdinando maria baccilieri, sacerdote

Memoria facoltativa

Ferdinando Maria Baccilieri, nato a Campodoso di Reno Finalese (Modena) il 14 maggio 1821, fin dagli anni dell'adolescenza sentì fortemente il desiderio di andare ad annunciare il Vangelo in terra di missione. La cagionevole salute e le necessità contingenti, gradualmente, fecero comprendere che nei piani di Dio la terra di missione per don Baccilieri sarebbe stata Galezza Pepoli. Nominato Parroco nel 1852, per 41 anni guidò con abnegazione e generosità pastorale questa Comunità, rinunciando anche a più elevati incarichi ecclesiastici. Per rispondere alle urgenze del suo popolo si trovò, quasi inaspettatamente, a fondare la Congregazione delle Suore Serve di Maria di Galeazza. Ripieno dello Spirito del Signore, fu apprezzata e illuminata guida spirituale di anime e coscienze per ogni categoria di persone. Logorato nel fisico, Ferdinando Maria morì il 13 luglio 1893 circondato da stima e fama di santità. Il Santo Padre Giovanni Paolo II l'ha annoverato fra i Beati il 3 ottobre 1999. Il suo corpo è conservato nella chiesa parrocchiale di Galezza Pepoli.

 

Dal Comune dei pastori con salmodia del giorno dal salterio, eccetto quanto segue:

UFFICIO DELLE LETTURE

SECONDA LETTURA
Dalla «Vita di Maria » del beato Ferdinando Maria Baccilieri, sacerdote (Archivio Casa Generalizia Serve di Maria di Galezza, Bologna, P. Fondatore L 4, v. 3, pp. 124-133)

 

Maria nel tempo della passione e morte di Gesù

 

Allo spettacolo della crocifissione erano presenti, la divina madre con Giovanni, Maria di Cleofa e Maria Maddalena. Qui singolarmente fu ammirabile la costanza dell'afflittissima madre.
Stava intrepida nel soffrire e pronta a più soffrire. Con tutta l'atrocità del suo interno dolore, non si abbandonò a smanie, non svenne. Non si lamenta dei giudei che avevano calunniato il suo Gesù; non si lamenta del giudice che lo aveva ingiustamente condannato, non dei soldati che l'avevano crocifisso con tanta crudeltà. Non leggiamo neppure che si abbandonasse in disperato pianto, ma la Chiesa ci insegna solo che lacrimosi aveva gli occhi. Non pregò, non scongiurò i ministri ad esser meno crudeli, perché sapeva esser questa la divina disposizione. Sarebbe, anzi, stata pronta a rinnovare lo spettacolo dell'obbedienza di Abramo nel sacrificio del suo figlio, eseguendo ella stessa la sanguinosa sentenza, se Dio avesse voluto l'esecuzione della sua mano.
Stava vicina, ed in modo che tutto vedeva, tutto udiva. Vedeva ogni moto del Figlio, ogni piaga. Tutto osservava e, l'afflitta Madre, non poteva soccorrerlo in nulla.
Stava vicino a quella croce; ed era per lei un'acerbissima pena, il trovarsi in mezzo ai soldati, a manigoldi, a gente bestemmiatrice, invereconda e spietata. Stava vicino alla croce e benché quanto più riflettesse e meditasse il suo Gesù, più crescesse il suo interno martirio, pure non cercava al medesimo, con qualche piccola distrazione, il più leggero alleviamento. Se era vicina alla croce col corpo, vicina col pensiero, era ancora più vicina col cuore. Quel cuore materno era tutto per il suo Gesù. Avrebbe ella volentieri mutata sorte con Lui ed avrebbe sofferti, in di Lui vece, quei medesimi chiodi, quelle medesime spine, quella medesima croce. Si sarebbe volentieri lasciata crocifiggere col suo Figliuol crocifisso. Ma era ben crocifissa anch'essa, e tutte le pene che tormentavano il Figlio nel corpo, tormentavano lei nel cuore.
Era madre, e tanto basta. Maria era madre di un Figlio unico, di un Figlio Dio, ed essa lo sapeva. Era madre di un tal Figlio che, fra tutte le donne, lei aveva eletta per madre sua; madre d'un Figlio che l'aveva esentata da ogni macchia nel concepimento, da ogni dolore nel parto; madre di un Figlio da cui aveva ricevuto ogni suo dono, ogni suo bene. Lo amava con amor di natura, quanto madre possa amare un figlio, da cui mai ha ricevuto nessuna disubbidienza, né alcun dispiacere, ma bensì ogni consolazione. Lo amava con amor di gratitudine, quanto una persona, infinitamente beneficata in qualche cosa, può amare il suo liberalissimo, cordialissimo benefattore. Lo amava con amor di carità, quanto una creatura può amare il suo Creatore, il suo Dio. Epperò Maria amando così svisceratamente il suo divin Figlio, chi potrà spiegare quanto fosse allora il suo dolore?
Gesù la mirò e, non volendo accrescere in lei il martirio chiamando la col tenero nome di madre, la chiamò col titolo di donna, ed a lei raccomandò Giovanni, il discepolo diletto. Le raccomandò che lo amasse, lo proteggesse; e con questa raccomandazione si mostrò grato, pubblicamente, a quell'unico discepolo che non l'aveva abbandonato in quell'estremo. Voltati poi, Gesù, gli occhi a Giovanni, in avanti, «guarda, custodisci e presta servizio alla madre mia come se fosse madre tua». Queste parole di un Figlio moribondo, ed in un tempo che era straziato da tanti dolori e da ogni parte del corpo gli scorreva caldo e fumante il sangue, pubblicamente schernito ed insultato, bestemmiato, imprecato, mostrano quanto fosse grande il suo amore per la divina madre e per il diletto discepolo. In Maria, per quanto ne fosse degno Giovanni, era dolorosissima la mutazione; ma per Giovanni fu grande ed immenso l'acquisto. Egli infatti, Giovanni, prese cura di Maria, come del più gran tesoro, dopo Dio.

RESPONSORIO

R. Insieme all'apostolo Giovanni, a Maria di Cleofa e a Maria Maddalena * stava Maria presso la croce di suo Figlio, Gesù.

V. Tutto osservava e, l'afflitta Madre, non poteva soccorrerlo in nulla;
R. stava Maria presso la croce di suo Figlio, Gesù.

ORAZIONE

O Dio, che nel Beato Ferdinando Maria ci hai donato una sublime testimonianza di vita evangelica, concedici, per il suo esempio, di seguire le orme di Cristo e di servire con amore i fratelli. Per il nostro Signore.

 

Torna al calendario del Proprio della Chiesa di Bologna

 

Sabato
19 Maggio 2012

Lettura quotidiana:


Bazzano

Rocca di Bazzano

 

PARROCCHIA DI SANTO STEFANO

Diocesi di Bologna