9 luglio

BEATO ELIA FACCHINI, MARTIRE

Memoria

Elia Facchini (Reno Centese, 2 luglio 1839 - Cina, 9 luglio 1900) entrò a 18 anni nei Frati Minori nel Convento francescano dell'Annunziata. Nel desiderio ardente di dedicare la sua vita alle missioni in terre lontane, supplicò il Ministro Generale con queste parole: "La prego con tutta confiednza a non permettere che abbia a vedere ritardata l'effettuazione di un desiderio che da Dio venirmi certamente tengo". Andò missionario in Cina, dedicandosi specialmente allo studio della cultura indigena e alla formazione del clero. Subì il martirio nella persecuzione dei Boxers e affrontò serenamente la morte invocando il nome del Signore. Pio XII lo beatificò il 24 novembre 1946 con altri compagni di martirio.

 

Dal Comune di un martire con salmodia del giorno dal salterio, eccetto quanto segue:

UFFICIO DELLE LETTURE

SECONDA LETTURA
Dalla Lettera Enciclica «Redemptoris Missio» di Giovanni Paolo II, papa (nn. 4.11)

 

La Chiesa è per natura missionaria

 

La missione universale della Chiesa nasce dalla fede in Gesù Cristo, come si dichiara nella professione di fede trinitaria: «Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli... Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo» (Credo niceno-costantinopolitano: DS 150). Nell’evento della redenzione è la salvezza di tutti, «perché ognuno è stato compreso nel mistero della redenzione e con ognuno Cristo si è unito, per sempre, attraverso questo mistero» (RH 13). Soltanto nella fede si comprende e si fonda la missione.
Nel rispetto di tutte le credenze e di tutte le sensibilità, dobbiamo anzitutto affermare con semplicità la nostra fede in Cristo, unico salvatore dell’uomo, fede che abbiamo ricevuto come dono dall’alto senza nostro merito. Noi diciamo con Paolo: «Io non mi vergogno del Vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Rm 1, 16). I martiri cristiani di tutti i tempi - anche del nostro - hanno dato e continuano a dare la vita per testimoniare agli uomini questa fede, convinti che ogni uomo ha bisogno di Gesù Cristo, il quale ha sconfitto il peccato e la morte e ha riconciliato gli uomini con Dio.
Cristo si è proclamato Figlio di Dio, intimamente unito al Padre e, come tale, è stato riconosciuto dai discepoli, confermando le sue parole con i miracoli e la risurrezione da morte. La Chiesa offre agli uomini il Vangelo, documento profetico, rispondente alle esigenze e aspirazioni del cuore umano: esso è sempre «buona novella». La Chiesa non può fare a meno di proclamare che Gesù è venuto a rivelare il volto di Dio e a meritare, con la croce e la risurrezione, la salvezza per tutti gli uomini.
All’interrogativo: perché la missione? noi rispondiamo con la fede e con l’esperienza della Chiesa che aprirsi all’amore di Cristo è la vera liberazione. In lui soltanto in lui siamo liberati da ogni alienazione e smarrimento, dalla schiavitù al potere del peccato e della morte. Cristo è veramente «la nostra pace» (Ef 2, 14), e «l’amore di Cristo ci spinge» (2 Cor 5, 14), dando senso e gioia alla nostra vita. La missione è un problema di fede, è l’indice esatto della nostra fede in Cristo e nel suo amore per noi.
Perché la missione? Perché a noi, come a san Paolo, «è stata concessa la grazia di annunciare ai pagani le imperscrutabili ricchezze di Cristo» (Ef 3, 8). La novità di vita in lui è la «buona novella» per l’uomo di tutti i tempi: a essa gli uomini sono chiamati e destina-ti. Tutti di fatto la cercano, anche se a volte in modo confuso, e hanno il diritto di conoscere il valore di tale dono e di accedervi. La Chiesa e, in essa, ogni cristiano non può nascondere nè conservare per sè questa novità e ricchezza, ricevuta dalla bontà divina per essere comunicata a tutti gli uomini. Ecco perché la missione, oltre che dal mandato formale del Signore, deriva dall’esigenza profonda della vita di Dio in noi. Coloro che sono incorporati nella Chiesa Cattolica devono sentirsi dei privilegiati, e per ciò stesso maggiormente impegnati a testimoniare la fede e la vita cristiana come servizio ai fratelli e doverosa risposta a Dio, memori che «la loro eccellente condizione non è da ascrivere ai loro meriti, ma ad una speciale grazia di Cristo; per cui, se non vi corrispondono col pensiero, con le parole e con le opere, lungi dal salvarsi, saranno più severamente giudicati» (LG 14).


RESPONSORIO (Cfr. Mc 16,15-16; Gv 3.6)

R. Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. * Chi crederà e sarà battezzzato, sarà salvo.

V. Se uno non rinasce dall'acqua e dallo Spirito non può entrare nel regno di Dio.
R. Chi crederà e sarà battezzzato, sarà salvo.


ORAZIONE

O Dio onnipotente e misericordioso, che hai dato al beato Elia la grazia di confermare con il martirio l'annunzio missionario del Vangelo al popolo Cinese, per sua intercessione donaci di attuare nelle opere la fede che professiamo. Per il nostro Signore.

 

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Sabato
19 Maggio 2012

Lettura quotidiana:


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