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Associazione Solidarietà -Impegno |
Siamo nel terzo millennio e ancora oggi ogni anno, nel Sud del mondo, 18 milioni di persone muoiono per fame.
Attribuire la colpa di tutto ciò alle avverse condizioni climatiche o alle carestie è molto facile. Ma la povertà non dipende da una serie di sfortunate fatalità, la povertà di milioni di persone è organizzata giorno per giorno da una macchina efficiente che mira a mantenere il Sud del mondo in uno stato di dipendenza rispetto al Nord. Che mira a fare dei paesi più poveri una riserva di materie prime e di mano d'opera a basso costo per lo sviluppo delle economie del Nord. Retribuendo salari da fame, pagando prezzi da strozzinaggio, espropriando le terre, le foreste, i pascoli, i corsi d'acqua, i mari… il commercio internazionale, oltre a perpetuare meccanismi di impoverimento di intere popolazioni, contribuisce in maniera determinante alla distruzione di insostituibili patrimoni culturali e allo sfruttamento indiscriminato delle risorse ecologiche non rinnovabili.
Nel 1993 nelle sale della nostra parrocchia si riunì un gruppetto di persone, con l’idea che, nonostante la macchina dell'ingiustizia e dell'impoverimento sia così potente, cambiare questo stato di cose è possibile. Costituirono un’associazione non confessionale, non partitica, non a scopo di lucro, e la denominarono “Associazione Solidarietà-Impegno”.
Gli obiettivi che l’associazione si prefiggeva erano sostanzialmente di informare e sensibilizzare i cittadini e le istituzioni sulla possibilità di un diverso rapporto economico con i Paesi poveri del mondo, un rapporto che abbia come presupposti la cooperazione, la solidarietà e il rispetto dei tempi e modi di sviluppo di questi. Promuovere inoltre azioni sociali ed economiche che tendessero a salvaguardare i patrimoni sociali, culturali, ambientali, naturali ed umani di queste popolazioni, nonché ad eliminare tutte le forme di sfruttamento attualmente esistenti nel rapporto fra Paesi ricchi e Paesi poveri.
Motore dell’associazione è la convinzione che sia possibile per ciascuno di noi, a partire da una maggiore consapevolezza e da una assunzione di responsabilità, cambiare le cose. Che partendo da piccoli gesti concreti e quotidiani ciascuno di noi può contribuire, responsabilmente, a restituire dignità a milioni di persone nel mondo.
Sono passati 10 anni dalla fondazione dell’Associazione, e cosa abbiamo fatto? Abbiamo cercato di instaurare e mantenere i rapporti con diverse missioni e missionari, abbiamo promosso iniziative di raccolta fondi per sostenere vari progetti come adozioni a distanza, ma soprattutto siamo conosciuti come “quelli del Commercio Equo e Solidale”. Effettivamente negli ultimi anni la nostra attività si è concentrata soprattutto in questo settore.
Principio cardine del Cees è l’acquisto diretto dai produttori locali dei generi alimentari o degli articoli di artigianato sulla base di un prezzo “equo”, cioè adeguato al loro tenore di vita e alle loro esigenze. I lavoratori che aderiscono al commercio equo, organizzati in cooperative autogestite, producono tè, caffè, miele e altri prodotti alimentari e artigianali vendendoli direttamente alle organizzazioni del Cees a un prezzo concordato, ben superiore a quello garantito dalle multinazionali presenti nel proprio territorio.
Il Cees saltando i normali canali di intermediazione, crea un collegamento diretto tra produttori del sud e consumatori del nord, fornendo ai primi i canali per commercializzare i loro prodotti, le botteghe del Mondo, con il duplice obiettivo di contribuire ai processi di liberazione nei paesi in via di sviluppo e di far crescere un atteggiamento più responsabile nei consumatori dei paesi più ricchi.
Per questo ci impegnamo ad allestire almeno una volta al mese a Bazzano “il banchetto del Commercio Equo”. Per ricordare a tutti noi che quando andiamo a fare la spesa, non basta porci le solite domande: quanto costa? E' un prodotto di buona qualità? Dovremmo porci rispetto ai singoli prodotti anche domande diverse: Quanti e quali veleni sono stati prodotti durante la sua fabbricazione? Quanti ne produrrà durante il suo utilizzo e il suo smaltimento? E' stato ottenuto utilizzando risorse non rinnovabili o da materie prime riciclate? Se poi si tratta di prodotti provenienti dal Sud del mondo (ma non solo) è d'obbligo chiedersi: in quali condizioni di lavoro sono stati ottenuti? Che prezzo è stato pagato ai lavoratori? Per colpa di queste produzioni sono state tolte terre alle colitvazioni di cibo per la sussistenza alimentare?
Consumare in maniera critica permette a ciascuno di noi di ridare un senso ai nostri acquisti, di scegliere tra solidarietà o sfruttamento nei confronti dei paesi del Sud del mondo.
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Lettura quotidiana: |
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| PARROCCHIA DI SANTO STEFANO |
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