la Società Carnevalesca e Barba Zecc d’la Cà di Zoca

L’idea di istituire a Bazzano una Società Carnevalesca nacque tra la fine del 1869 e l’inizio del 1870. Nel corso di una delle adunanze che si tennero per dar vita a questa società il bazzanese Leonida Ferrarini - che come Venanzio Cavanni e Gaetano Ramponi, era un massaro, ossia un recitatore di poesie in dialetto - propose che si scegliesse, quale maschera paesana, Barba Zecc e che tale nome venisse di conseguenza attribuito anche alla Società che si stava costituendo.

Lo spunto per questa maschera veniva da un’opera del Croce - La Filippa combattuta da due villani. Cosa ridicolosa e di spasso in lingua rustica - di cui Barba Zecc era appunto un personaggio. Nel dialogo tra Mingone e Gasparo, i due villani che si contendono Filippa, ad un certo punto Mingone, vantando la propria stirpe, dice infatti all’altro: Es t’ farò veder / con la rason in man / chi mia fun da Bazzan / e al prim del nostr zoc / fu Barba Zea di Zocc, / ch’tre volt fu massar, / ch’al n’avea un sò par, / chi vinzis in la litra, / l’entendia quel’alta e zitra, / ch’son far i nuder…

La proposta avanzata dal Ferrarini venne accolta favorevolmente e da allora la maschera di Bazzano fu Barba Zecc, nato, come piaceva immaginare, nella Cà di Zoca, la casa colonica la cui aia si estendeva un tempo al posto dell’attuale piazza Garibaldi.

Ogni anno a carnevale un bazzanese indossava il costume che il pittore Pio Passuti aveva ideato per la maschera di Barba Zecc: tricorno nero con coccarda, gabbana verde bordata in oro, panciotto a fantasia, calze bianche e scarpe con fibbie d’argento. Così agghindato interpretava il personaggio, che, tornando in paese dopo anni di assenza e ancor più ricco di quando se ne era andato, distribuiva zecchini a tutti coloro che si radunavano per ascoltarne il "discorso": la zirudella che Gaetano Bortolotti, uno dei soci, componeva per l’occasione.

La Società Carnevalesca Barbazecchiana - come si trovava scritto entro il bordo ovale che racchiudeva l’immagine della maschera nei distintivi rilasciati ai soci - aveva l’obiettivo di promuovere divertimenti pubblici e privati per allietare la cittadinanza, senza dimenticare però i bisognosi ai quali erano devoluti gli introiti delle lotterie di beneficenza che si tenevano in occasione di queste feste, solitamente organizzate nelle sale della Rocca bentivolesca.

Francesco Osti fu il primo presidente della Società; Pio Passuti, Giovanni Battista Barbieri e Arturo Belluzzi ne furono i primi consiglieri. I soci, inizialmente una trentina, contribuivano al sostentamento della Società e al finanziamento delle varie iniziative versando mensilmente una lira ciascuno.

 

Aurelia Casagrande

 

Lunedi
6 Febbraio 2012

Ss. Paolo Miki e compagni

Lettura quotidiana:

Bazzano

Rocca di Bazzano

 

PARROCCHIA DI SANTO STEFANO

Diocesi di Bologna